Gli otto venti
Una
metafora per indicare il potere che hanno la sofferenza e i desideri
di creare disperazione o attaccamento, facendoci dimenticare di
essere Budda, mentre la felicità più grande è sentire pulsare in
ogni momento la nostra natura più profonda e saperla esprimere in
qualsiasi circostanza.
L'uomo
saggio non si lascia sviare dagli otto venti: prosperità, declino,
onore, disonore, lode, biasimo, sofferenza e piacere. Non si esalterà
nella prosperità né si lamenterà nel declino.
Il
cielo sicuramente proteggerà chi non si piega davanti agli otto
venti.
(Gli
otto venti, Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pp. 165-170).
In
questa lettera indirizzata al samurai Shijo Kingo, uno dei suoi
discepoli più vicini, Nichiren parla degli otto venti e li descrive
come un ostacolo alla realizzazione dei desideri. «L'uomo saggio non
si lascia sviare dagli otto venti: prosperità, declino, onore,
disonore, lode, biasimo, sofferenza e piacere.
Non
si esalterà nella prosperità né si lamenterà nel declino. Il
cielo sicuramente proteggerà chi non si piega davanti agli otto
venti». Secondo la nostra ottica corrente, quattro sono positivi:
prosperità, onore, lode e piacere; e quattro negativi: declino,
disonore, biasimo e sofferenza.
Dal
punto di vista del Buddismo sono neutri e tutto dipende da come li si
affronta; ciò che cambia è il modo di riceverli, a seconda del
nostro stato vitale che entra in risonanza con essi, per cui se ci
limitiamo a restare passivi ci troviamo a oscillare dall'Inferno
della disperazione alla felicità dell'Estasi.
In
effetti, gli otto venti hanno spesso a che fare con i sei mondi
bassi, non a caso chiamati anche i sei cattivi sentieri: Inferno,
Avidità, Animalità, Collera, Tranquillità, Felicità temporanea,
in cui stazioniamo quando i venti soffiano indisturbati; ma quando li
controlliamo recitando Daimoku, allora emergono in noi i quattro
sentieri nobili di Studio, parziale Illuminazione, Bodhisattva e
Buddità e gli otto venti diventano un'occasione di crescita.
Nella
vita ogni giorno sperimentiamo gli otto venti: la sofferenza per un
licenziamento o un problema anche minore sul lavoro può farci
arrendere e crollare o, se sviluppiamo qualità e capacità
insospettate, può essere una spinta per migliorare. Allo stesso modo
ricchezza e fama possono farci perdere la testa e bloccarci
nell'illusione della Tranquillità e dell'Estasi, o possono essere
delle ottime occasioni da utilizzare per uno scopo che riguardi anche
gli altri.
La
perdita di una persona può far sprofondare nell'Inferno e nella
disperazione, o portare a riflettere sull'inevitabile ciclo di
nascita e morte e dare un senso più profondo alla vita. La lode può
avere un effetto positivo o negativo, possiamo sviluppare arroganza o
essere spronati a migliorare.
Nichiren
ci mette in guardia perché sa che di solito prosperità, onore, lode
e piacere conducono all'Estasi mentre declino, disonore, biasimo e
sofferenza ci fanno cadere nell'angoscia dell'Inferno. Ci consiglia
anche di avere la sua stessa mente, di non temere nulla e di vivere
con un grande scopo guardando oltre quello che ci capita in questo
momento.
Quando
mi criticano, quando mi lodano, quando va bene o va male, il punto è
sempre: qual è il mio obiettivo, qual è la mia direzione? In balia
degli otto venti la mia determinazione è distorta, perché baso la
vita sul presente o sul passato, il mio cuore viene trascinato a
considerare l'apparenza delle cose, i fenomeni superficiali, il
guadagno immediato, il piacere momentaneo, il giudizio degli altri.
Gli otto venti spazzano via la concentrazione e la percezione
profonda di un istante vitale che, come tutto ciò che è senza
appiglio, viene scosso dalle emozioni e crea illusione e delusione.
Essi
sono una metafora per indicare il potere che hanno la sofferenza e i
desideri di creare disperazione o attaccamento e di portarci fuori
strada. Nichiren ritorna spesso in diversi Gosho sull'immagine del
mare (della sofferenza), del vento (dell'impermanenza), delle
correnti (delle difficoltà) e di una nave, quella di
Nam-myoho-renge-kyo. Se questa "nave per attraversare il mare
della sofferenza" tiene o meno la rotta dipende dalla nostra
capacità di guidarla affrontando correnti, mare e venti.
Nichiren,
riferendosi al devoto del Sutra del Loto, dice che «quanto più
grandi saranno le difficoltà che incontrerà, tanto più grande la
gioia che proverà grazie alla sua forte fede» e che «le correnti
delle difficoltà si riversano nel mare del Sutra del Loto e si
scagliano contro i suoi devoti» mentre «colui che ascolta anche una
sola frase o affermazione del Sutra del Loto e la custodisce
profondamente nel cuore può essere paragonato a una nave che solca
il mare della sofferenza ...».
E
ancora: «Solamente la nave di Myoho-renge-kyo ci permette di
attraversare il mare della sofferenza. In un brano del Sutra del Loto
[cap. 23] si legge: "...come se uno avesse trovato una nave per
compiere la traversata"». E, citando il gran maestro Miao-lo,
dichiara che «riflettere su una frase e metterla in pratica equivale
a navigare» (dal Gosho Una nave per attraversare il mare della
sofferenza, Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pp. 261-262).
«Il vascello, guidato dal vento favorevole di "tutti i fenomeni
rivelano la vera entità" [Sutra del Loto, cap. 2] avanza
sollevandosi sulle onde e trasporta tutti i credenti che, grazie alla
loro fede pura, possono accedere alla Buddità» (Ibidem, p. 263).
Perché
allora, pur praticando, è così difficile resistere agli otto venti?
Daisaku Ikeda scrive: «Il Buddismo sorge dal desiderio di trovare
una spiegazione alle quattro sofferenze fondamentali (nascita,
vecchiaia, malattia e morte), [...] l'intero universo è governato
dal ritmo inesorabile di nascita, durata, cambiamento ed estinzione;
[...] una delle ragioni per cui alle persone non piace guardare in
faccia questa inevitabile realtà dell'esistenza è che le costringe
ad affrontare direttamente l'impermanenza della vita» (Il Mondo del
Gosho, Esperia 2004, vol. 2, pp. 321-2).
Il
vento dell'impermanenza alimenta la paura, il senso di precarietà,
la sfiducia, la collera, la preoccupazione o l'illusione.
Nichiren,
nel Gosho Gli otto venti, dice a Shijo Kingo in un suo momento di
grande tensione: «Realizzerai i tuoi desideri. Rimani calmo, non ti
far trasportare dai tuoi desideri, dalla preoccupazione per il tuo
rango e dal tuo temperamento» (Gli scritti di Nichiren Daishonin,
vol. 4, pag. 169). Ma noi non siamo stati educati a resistere agli
otto venti, anzi normalmente i quattro "positivi" ci
vengono proposti come condizioni da perseguire a tutti i costi e i
quattro "negativi" come calamità da evitare.
Il
punto è di cambiare maestro e di assumere il punto di vista del
Buddismo, basandosi su Nichiren, il Gohonzon, gli incoraggiamenti di
Ikeda. Nichiren è l'uomo saggio che non si è lasciato sviare. Egli
disse: «Io feci voto di risvegliare in me un potente desiderio
dell'Illuminazione e di non distogliermi mai dalla meta» (Gli
scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1, pp. 108-9). Dovette affrontare
quasi unicamente declino, disonore, biasimo e sofferenza, eppure si
sentiva l'uomo più ricco e felice del Giappone perché la sua meta
era chiara e seppe utilizzare i venti contrari per realizzare la sua
missione.
Ikeda,
descrivendo l'atteggiamento di Nichiren a Tatsunokuchi, si domanda:
«Come è possibile sviluppare una condizione vitale così vasta,
come può riuscirci un essere umano? Non c'è mistero più grande.
Sono convinto che questo sia il potere di avere formulato un voto.
Quando dedichiamo la vita ad adempiere alla promessa solenne di
realizzare un giusto ideale, la nostra crescita interiore non ha più
limiti» (Il Mondo del Gosho, Esperia, vol. 1, p. 248). Un saggio non
si fa sviare dagli otto venti, perché sa che esistono, è pronto a
tutto, ha strumenti per resistere, una determinazione profonda e un
forte carattere.
«Non
agitatevi mai, qualsiasi cosa accada o si dica.
Non
lasciate mai che qualcosa vi turbi; non perdete mai la fiducia.
Riuscire a fare questo è segno di solido carattere» esorta Ikeda
(Giorno per giorno, Esperia, guida del 3 ottobre).
Tutti
abbiamo potenzialmente questa saggezza e la possiamo far emergere
recitando Daimoku. Non farsi sviare vuol dire imparare a sfidarsi, a
immaginare la nostra vita nel futuro mentre viviamo il presente
istante per istante, vuol dire non basarsi sul giudizio degli altri,
non farsi trascinare dalle emozioni: in fondo l'unica vera sofferenza
è dimenticare che noi e gli altri siamo Budda, mentre la vera
felicità è poterlo manifestare.
Per
resistere agli otto venti occorrono pensieri, parole e azioni
coraggiose, basate su Nam-myoho-renge-kyo.
Di
Cristina Satta (Buddismo e Società n° 107 novembre dicembre 2000)

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