Ali sopra l’Ortigara

I tre Caproni Ca.3 ci misero poco ad arrivare, alle ore 5 erano sopra l’Ortigara. “Quota 2105 a ore undici! Prepararsi!” I mitraglieri prepararono le Fiat mod.14. Le mani avvolte nei guanti, le nocche bianche.
“Via le bombe!”
Uno, due, tre...gli otto ordigni si staccarono con colpi sordi, oscillando verso il vuoto come lacrime d’acciaio. Per un istante tutto rimase sospeso, poi l’Ortigara si accese. La prima bomba centrò una sezione di trincea: terra, sassi, uomini, elmetti e brandelli si alzarono in un turbine feroce. Una vampata sfiorò il ventre del Caproni. La seconda esplose più a nord: un boato cupo, quasi il colpo di un cannone gigante. Un magazzino mimetizzato saltò in aria e una nube nera, densa, come pece, si innalzò verso l’aereo, come se volesse artigliare le sue ali. La terza aprì una breccia nei reticolati: pali spezzati, grovigli di filo spinato e sacchi di sabbia volarono per metri, come se una mano gigantesca avesse strappato tutto via.
Dal basso, si levò un urlo. Gli alpini gridavano, agitavano i fucili verso il cielo non per sparare, ma per esultare. Per qualche secondo, solo il rombo dei motori riempì l’aria. Poi arrivò la risposta. Dalle pendici settentrionali le batterie austriache si svegliarono come bestie ferite. Prima un lampo, poi un tuono secco. Un proietto passò sotto l’ala sinistra, tagliando l’aria con un fischio metallico.
“Ci hanno visto!”. Un’altra bocca da fuoco li prese di mira. Il colpo esplose più in alto, scuotendo l’aereo con una nuvola di schegge e ghiaccio. A ogni sparo, un lampo arancione illuminava la montagna, seguiteo dal ritardo cupo della detonazione. Un proietto sfiorò la fusoliera posteriore, e un getto di schegge la graffiò come artigli. “ “Ancora un colpo e ci strappano la coda”.
Due Albatros D.III austriaci si materializzarono dalle creste, le ali color legno, la croce nera sopra le superfici. Uno virò stretto, si posizionò sopra al Caproni di coda. Le Schwarzlose anteriori cominciarono a sputare fuoco. Il secondo mitraglieri italiano aprì il fuoco. “TA-TA-TA-TA-TA!” L’Albatros colpito fece una virata larga. Il pilota austriaco tentò di riprendere quota, ma l’areo prese a scendere lentamente. L’altro Albatros sul Caproni n.2. Le raffiche scheggiarono l’ala sinistra, tranciarono cavi, stracciarono la tela come carta velina. I rivetti saltarono via. Alla fine l’Albatros superstite rimase in attesa di un punto debole, prima di attaccare. Il caproni n.2 oscillava, ma teneva.
“Prendiamo la rotta di casa. Se la troviamo ancora”.
Due caccia italiani S.V.A. e si lanciarono in picchiata contro l’Albatros austriaco che ancora tentava di divorare i Caproni.
“TA-TA-TA-TA-TA-” Una raffica precisa. Pochi secondi. Il motore dell’Albatros esplose in una fiammata improvvisa. L’aereo nemico si impennò, poi iniziò a cadere in una spirale lenta, come una foglia secca trascinata dal vento. Si schiantò oltre le linee italiane, tra le conifere, con un sordo boato...[…]
Liberamente tratto dal libro La guerra di Giovanni di Giovanni Berto

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