Un atto di profondo rispetto per la vita
Prendersi
cura di sé, avere rispetto del proprio corpo, amarlo. Non è sempre
facile e scontato, non sempre poniamo abbastanza attenzione
alla nostra fisicità, alla nostra salute, a noi stessi. Per alcune
persone è una sfida immane, al pari di qualsiasi altra, un motivo di
sofferenza, una lotta faticosa e incessante contro odiose tendenze
che spingono in maniera subdola e sottile a farsi del male. Con il
cibo, gli eccessi, il bere, la trascuratezza, il fumo, le droghe. E a
volte, in certi periodi particolari, può accadere di recare danno a
se stessi con una inconsapevolezza e una superficialità molto
lontane dalla nostra pratica di Nam-myoho-renge-kyo, che è
fondamentalmente una pratica di rispetto profondo e incommensurabile
verso ogni forma e ogni aspetto della vita. Compreso il nostro corpo.
Che è una stuperfacente manifestazione della Legge. Un sistema,
incredibilmente complesso, di parti e componenti di diversa forma e
natura che si muovono e svolgono una loro precisa funzione in armonia
con il resto. Ossa, muscoli, sangue, cuore, intestino, cervello,
pelle e gli occhi, enzimi, neuroni, membrane e nervi, danno vita a un
piccolo universo che si autoregola in costante relazione con
l’esterno, da cui dipende e trae nutrimento: aria, cibo,
liquidi. È un equilibrio meraviglioso che permette la vita,
saldo, strutturato e nello stesso tempo molto delicato. Si altera con
poco, con azioni ripetute che possono minare dall’interno la sua
struttura e generare malattie, disturbi, dolore. E sembra agire
qualcosa di molto intimo tra sé e sé, tra un pensiero, un’azione,
una decisione disattesa, quando si cade in quelle spirali che portano
a eccessi dannosi, a non curarsi, a non avere rispetto del proprio
corpo. Spesso ci si tradisce con poco, con gesti piccolissimi che al
momento sembra non avere peso, ma che alla lunga possono arrivare a
danneggiare l’interezza della nostra vita e della sua
sacralità.
Daisaku
Ikeda

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