L’ultimo incontro

Le piastrine identificative erano usate durante la guerra, per riconoscere i soldati in caso di morte. Si trovava scritto anche il gruppo sanguigno della persona, utile per le medicazioni in caso di ferita. Durante i preparativi per la Prima Guerra Mondiale, l’Austria, come tutti gli altri paesi, si è mobilizzata per chiamare in aiuto tutti gli uomini idonei al combattimento, comprendendo anche chi, per vari motivi, si ritrovava a vivere all’estero. Questo è il caso del protagonista di questa storia, trasferitosi in Italia una decina di anni prima della Grande Guerra per motivi lavorativi e costretto a far rientro in madre patria. Il suo nome era Franz, il cognome la parola austriaca di significato “fabbro”. Lavorava nell’ambito automobilistico e aveva fatto strada nella sua azienda dell’epoca, tanto da essere trasferito nel bel paese con il ruolo di direttore di stabilimento della fabbrica localizzata in Trentino. Franz è quindi tornato in Austria per essere arruolato, e dopo un primo periodo in cui non ha fatto granché sul campo da battaglia, un po’ perché è stato fortunato e un po’ perché erano stati mandati avanti altri soldati, era arrivato suo malgrado il momento di scendere in campo. È stato mandato come rinforzo per la famosa dodicesima battaglia di Caporetto, quella che ancora oggi viene ricordata come la peggiore sconfitta della storia italiana. Era quindi andata bene per Franz e l’esercito austriaco, che dopo aver raccolto migliaia di prigionieri italiani, si avviò verso il Piave, dove l’esercito avversario aveva fermato la sua ritirata. Passarono tra i corpi degli italiani. Tanti erano abituati a ciò, dopo anni di guerra non gli faceva quasi più effetto stare in mezzo ai cadaveri. Ma Franz no. E quindi si fermava a osservare i volti dei corpi sdraiati senza vita, uno ad uno, come se li conoscesse tutti. Si accorse, però, di conoscerne veramente uno. Si avvicinò per accertarsi di avere ragione e aveva ragione. Era quello che negli anni in Italia era diventato il suo migliore amico, il suo collega Francesco. È stato il primo a dargli aiuto nei suoi primi anni dal trasferimento, e da lì avevano instaurato una grandissima amicizia. Sembrava quasi si conoscessero da tutta la vita. Scoppiò in un bagno di lacrime che sembrava non finire mai, e prima di ripartire estrasse la targhetta dell’amico, in modo da conservarne per sempre un ultimo ricordo. Si erano fatti la promessa di rincontrarsi appena sarebbe stato possibile, ma quella promessa non avrebbe potuto mai essere mantenuta. Per tutta la vita Franz conservò la sua targhetta e quella
dell’amico. 
Autore: Del Pino Filippo


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