31 agosto 2011

Lacrime

Avrei voluto mettermi a piangere forte, ma non potevo. Non avevo più l'età per versare lacrime, avevo fatto troppe esperienze. Esiste anche questo al mondo, la tristezza di non poter piangere a calde lacrime. È una di quelle cose che non si può spiegare a nessuno, e anche se si potesse, nessuno la capirebbe. Una volta, avevo provato a esprimerla a parole. Ma non ne avevo trovata una che potesse esprimere il mio sentimento ad altri, anzi nemmeno a me stesso, così avevo rinunciato. E avevo chiuso sia le mie parole sia il mio cuore. La tristezza troppo profonda non può prendere la forma delle lacrime.
Haruki Murakami

30 agosto 2011

Verità, pietà

Quando la morte mi chiamerà nessuno al mondo si accorgerà
che un uomo è morto senza parlare
senza sapere la verità
che un uomo è morto senza pregare fuggendo il peso della pietà.
Fabrizio De Andrè

22 agosto 2011

Una scatola di "vecchi pasticcini"

La sveglia come al solito suonò alle sette del mattino. La bloccai subito per non disturbare il sonno di Carla. Scivolai fuori dal letto e uscii dalla camera senza far rumore. Il contatto dei piedi scalzi con il marmo del pavimento mi fece rabbrividire mentre andavo nel corridoio notte per disattivare l’allarme. Poi, entrai in bagno. L’acqua tiepida della doccia mi diede un po’ di tono, senza riuscire a dissipare la tensione accumulata nei giorni precedenti.
Anche questa notte avevo dormito solo poche ore, con l’aiuto di un tranquillante. Indossai l’accappatoio e, con l’asciugamano di spugna, frizionai i capelli lunghi, bianchi. Misi le ciabatte e raggiunsi la cucina. Apri gli scuri e spalancai le finestre. Nala, il nostro cane meticcio, fece un balzo dalla sua cuccia, atterrò ai miei piedi e, iniziò a cercare le mie carezze. L’aria carica di umidità di quel caldo mattino di agosto invase la stanza annullando il fresco del condizionatore.
Offrii un biscotto a Nala mentre preparavo il solito caffe, nero abbondante che andai a bere difronte alla finestra. I passeri volteggiavano cinguettando tra la palma e l’ulivo del nostro giardino, al di là del quale si profilava via Canarini dove, attorno al camion della nettezza urbana, gli spazzini si scambiavano battute a voce piena. Il cielo opaco annunciava un’altra giornata torrida. Non era l’afa dell’estate veneziana a opprimermi, ma il pensiero di quella scatola di vecchi pasticcini offerti alcuni giorni orsono a nostro figlio dopo due anni di assenza. Non ero presente ma al racconto impallidii.
Finii di sorseggiare il caffè, rientrai in cucina e chiusi la finestra. L’aria fresca del condizionatore si fece subito sentire. Incominciai a vestirmi e accanto alla televisione c’era una foto di Federico, nostro figlio, di quando aveva 16 anni, seduto sul divano di casa nostra assieme al cugino più grande. La osservai pensoso, poi mi alzai presi il cellulare per fare quella telefonata ma, non la feci. Ritornai in camera e guardai Carla stava dormendo. E' una donna non molto alta, magra, con uno sguardo dolce e riflessivo.
Ha cinquantatrè anni, due meno di me, ed l’unica persona dalla quale accetto osservazioni e critiche, sempre pacate, senza reagire.
Mi spalmai la crema da barba sul viso ed inizia a radermi quando lei mi posò le mani sulle spalle e mi salutò :
“Ciao, come è andata stanotte?”
“Solito” replicai sorridendogli.
Squillò il cellulare che interruppe il discorso. Risposi concludendo in breve tempo. Mi liberai dell’accappatoio e indossai camicia e pantaloni. Uno sguardo allo specchio, una ravviata ai capelli ed ero pronto per affrontare la giornata. Arrivai nel mio ufficio e raccolsi i documenti sui quali avevo lavorato il giorno prima, per formulare una serie di proposte commerciali da discutere con il mio capo.
Mentre riponevo le carte nella borsa di pelle, squillò il cellulare.
“SI” risposi.
“Come stai?”. Era Carla.
“Mai stato meglio”, mentii.
“E tu?” domandai
“Lascia perdere: sono passati due anni e non ne vale più la pena. Non roderti il fegato per quella scatola di pasticcini. Non ne vale la pena credimi. Non lo meritano”
“E’ difficile Carla. Cosa ha fatto di male Federico per essere trattato così?”
Carla emise un lungo sospiro.
“Carla mi hai sentito?”
“Ti voglio bene” disse lei e aggiunse:
“Non pensarci più non ne vale la pena”
Poco dopo ero in macchina ripensando allo schema che mi ero proposto di seguire nella campagna pubblicitaria. Solo allora notai sul lato opposto della strada uno spazzino che aveva finito il suo lavoro e che stava infilando la ramazza nel bidone aperto dell’immondizia. Accesi l’autoradio e infilai l’autostrada destinazione Verona.
Nonostante la musica quella scatola di pasticcini era sempre davanti ai miei occhi come l’avessi sempre vista. Per allentare la tensione cominciai a parlare da solo e dopo un po’ mi ritrovai a fischiettare, senza accorgermene un vecchio motivetto. “Una granita di limone - darsi un bacio sul portone – e restare vicino anche se pioverà…una scatola di pasticcini – per non saper cosa portare…”
Ridicole persone che hanno scelto il fare studiato, i sorrisi di circostanza, le parole misurate, belle fuori ma vuote dentro.
Bussai alla porta dell’ufficio dell’avvocato Asetti e, non avendo ricevuto risposta, suonai il campanello. La porta si apri ed entrai in un’ ampia sala d’attesa. La signorina mi disse di aver già avvisato l’avvocato del mio arrivo, di sedermi e di attendere cinque minuti. L’avvocato sedeva alla scrivania ed era concentrato nella lettura di un periodico. Diedi un piccolo colpo di tosse e l’avvocato alzò lo sguardo su di me.
“Oh mi scusi, non l’avevo sentita entrare”
“Prego si accomodi, l’avevo fatta venire perché abbiamo dei problemi con il nostro vecchio centralino”.
Mi fece sedere su di una poltrona davanti alla scrivania e non potei non vedere sopra alla stessa delle riviste pornografiche. L’avvocato non si affrettò a chiudere le riviste ed io non diedi l’impressione di essermi accorto della mercanzia esposta. Il colloquio durò venti minuti , avrei dovuto presentargli una proposta di sostituzione del vecchio centralino per il lunedi successivo.
Uscii sulla via lo studio dell’avvocato è in via San Marco proprio accanto ad una vecchia farmacia. Come non bastasse incominciava a piovere mi infilai dentro l’automobile. Non la misi in moto ma rimasi li seduto con davanti agli occhi quella scatola di “vecchi pasticcini”.
- Perseguire la felicità è lo scopo della vita: è evidente. Che crediamo o no in una religione, che crediamo o no in questa o quella religione, tutti noi, nella vita, cerchiamo qualcosa di meglio. Perciò penso che la direzione stessa dell’esistenza sia la felicità.-
Mi ritrovai all’improvviso avvolto in questi pensieri senza, per altro essermene accorto.
- Abbiamo i giorni contati e devo perdermi per una scatola di vecchi pasticcini? – Una scatola…quella scatola la farò diventare una metafora della vita, un contenitore di idee e sogni, di amore e speranze, sentimenti e passioni. Cercherò nella scatola e, chissà, non vi trovi qualcosa, immergerò la mano nello specchio del tempo per vedere cosa potrò trarre del mio riflesso. Conoscendo bene ciò che è stato potrò affrontare tutto quello che è e che probabilmente sarà.
La storia lascia sulle persone che ci circondano dei segni indelebili. Belli o brutti, gioie o dolori, fortune e grandissimi sacrifici, sorrisi e lacrime, percorsi in salita e altri in volata. Ogni circostanza, con il tempo, non fa che lasciare tracce indelebili nella nostra anima e nei nostri corpi, plasmandoli nei casi più fortuiti e forgiandoli nei casi più difficili, come accade con il ferro, che battuto sull’incudine del fabbro si piega e prende forma sotto i colpi di una mano esperta.
Di colpi nella vita ne riceviamo tutti, ed anche se in misura diversa siamo tutti chiamati su noi stessi da questa nostra grande fragilità, forse per cercare di rendere ogni momento della nostra esistenza un’opportunità di crescita e di miglioramento.
Sarà così allora un altro segno sul mio viso, un'altra ruga che rappresenterà quella “vecchia scatola di pasticcini”. Una ruga che mi aiuterà a manifestare la mia forza per contrastare le vicissitudini negative della vita con determinazione e carattere, senza mai permettere alla sfiducia di prendere il sopravvento. Chissà forse guardandomi in faccia quella persona che ha regalato quella scatola prenderà coscienza da cosa ha avuto origine e di cosa rappresenta quella nuova ruga.
Chissà forse finalmente si chiederà quanta vita vera c’è dietro ad ogni ruga…“sono come le parole di un libro aperto, sfogliato dal tempo, davanti agli occhi del mondo. Alda Merini”
Errebi

21 agosto 2011

Da Un capello pieno di ciliegie

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione. Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d'una ingiustizia che non t'aspettavi, d'un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po' di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s'accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.
Oriana Fallaci

20 agosto 2011

Come è nata la Democrazia Cristiana

"...Bisogna proprio portare al governo i socialisti" che adesso, primi del '900, erano cresciuti peggio di un tsunami.
"I socialisti?"gli ha detto il re.
"Ma tu sei matto, quelli vogliono la repubblica, mi vogliono cacciare a me. E io li chiamo al governo?"
"Re lascia stare le chiacchiere, fai fare a me, a ognuno il suo mestiere, tu fai il Re che la politica la faccio io; me li sistemo bene bene, li faccio entrare, gli do una riforma alla volta e col tempo e con la paglia si maturano le nespole e pure quelli, se li fai campare, diventano cristiani come gli altri" che poi - e lei che ha studiato la storia ne converrà - è esattamente quello che volevano i riformisti."
Il re gli ha detto: "Va bene Giolitti, fai come dici tu, sto nelle tue mani"
E lui ha preso, è partito, è andato dai socialisti riformisti - dai più importanti: da Bonomi, da Treves, Modigliani - e gli ha detto: "Venie al governo?"
"No grazie; manco se ci paghi" gli hanno risposto quelli.
"Ma siete matti?" gli ha ridetto Giolitti. "Ma allora che state a fare? Ma uno può stare in parlamento, partecipare alle elezioni e poi quando ti dicono vieni al governo, dice no, non vengo?"
"A Giolì, ni non ci possiamo venire, è inutile che insisti"
"Ma che discorsi sono, chi ve lo ha vietato, il dottore?"
"No, ma se noi veniamo al governo chi li sente i sindacalisti rivoluzionari? Quelli ci fanno neri."
"Ho capito, ma quelli sono matti per davvero, non ci si può ragionare, vogliono la rivoluzione. Ma che per caso mo' volete pure voi la rivoluzione?"
"Ma manco ai cani, non lo dire nemmeno per scherzo" gli hanno ridetto Treves, Turati e compagnia: "Noi siamo riformisti, mica vogliamo la rivoluzione tutta e subito, noi vogliamo una riforma alla volta, passin passino"
"Embè?" gli ha ridetto Giolitti: "E io che v'ho detto? Venite al governo e facciamo una riforma alla volta, passin passino"
"Giolì non insistere! Non possiamo proprio venire. No. Le riforme nostre, se vuoi, fattele tu da solo"
Giolitti da allora in poi non li ha voluti più vedere. Quando gli serviva un voto in parlamento, se lo pigliava comprandolo dal primo che passava;tale e quale a adesso in fin dei conti, tanto che tutti dicono che è stato lui a inventare il trasformismo. Voi pensate è stato pure lui a inventare il pentitismo quando battè la camorra arruolando i camorristi, ha inventato tutto lui e fosse stato per lui, avrebbe anche inventato il centrosinistra. Più di cent'anni fa. Sono stati i riformisti che non hanno voluto e così lui si è inventato la Democrazia cristiana.
Fino a pochi anni prima i cattolici nemmeno votavano, restavano proprio fuori dalla vita politica, perchè il Papa glielo aveva tassativamente proibito, subito dopo che i bersaglieri erano entrati a cannonate a Porta Pia nel 1870 e Roma era diventata capitale d'Italia.
"E come vi siete permessi? Roma è mia, o meglio è di san Pietro, e voi avete fatto peccato mortale a entrarci e levarmela, e quindi scomunico i Savoia e tutto lo Stato italiano; i cristiani di buoni sentimenti non ci debbono avere niente a che spartire"
Nel 1905, comunque, il Papa ha cominciato a chiudere un occhio.
"Vabbe' va', non è più un peccato proprio mortale"
Solo perchè oramai era pieno dappertutto di socialisti che predicavano il sole dell'avvenire. E allora lui ha detto:
"Aho', fammi dare una mossa pure a me, prima che si faccia troppo tardi"
E fu lì difatti, dopo quell'attenuazione di Pio X e dopo il rifiuto dei socialisti a entrare nel governo, che Giolitti si mise a brigare coi cattolici e li convinse a fare un cartello elettorale in cui loro - nei collegi dove non erano sicuri di eleggere un candidato - dicevano alla gente di votare per il candidato suo. E lì che è nata la Democrazia cristiana e se l'è inventato pure lei il Giolitti...
FONTE: liberamente tratto dal libro - Canale Mussolini - di Antonio Pennacchi

15 agosto 2011

Pausa caffe

Una settimana di pausa. Ovviamente gli articoli presenti nel blog si potranno continuare a leggere, solamente non pubblicherò nuovi post ma se volete continuare a leggermi lo potrete fare. Ho deciso di staccare un po’ la spina e di non collegarmi alla rete. Una vera pausa di relax anche se non smetterò di leggere, cercare e pensare a quanto farò alla riapertura. Intanto accompagnerò mio figlio Federico ad un campo scuola a Roverè, sui monti Lessini, in provincia di Verona. Il tempo per una pausa è molto importante, una settimana da vivere con la persona a me più cara, mia moglie. Il blog mi occupa spesso, molte ore della giornata e forse mi stò un po’ deteriorando annacquando la qualità dei contenuti. Forse sono entrato in quello stato che chiamo “blocco delle idee” o forse è solamente “stanchezza del blogger”. Mi da l’idea che in questo ultimo periodo il blog abbia avuto poco senso e sicuramente ve ne eravate accorti. Penserò per cosa fare meglio dopo. Non sarà sicuramente un bendarsi gli occhi e tapparsi le orecchie, non è nella mia indole, solo che in questo periodo mi sento proprio stanco ed anche solo scrivere poche righe di un post, come in questo momento, mi costa una fatica incredibile. Una radio spenta a cui basta un clic per bloccare ogni pensiero anche se so che i pensieri come arrivano poi, se ne vanno. A tutti capita di avere dei giri a vuoto. Più di tre anni fa ho iniziato a scrivere e a postare, un aiuto a pensare positivo dopo l’incidente di mio figlio ma, ora, mi sembra un impegno, un lavoro…non va bene. Il cuore, in questo momento mi dice così, la vita è fatta di tanti momenti, mai uno uguale all’altro e la via che ho scelto adesso mi sembra la più giusta. Sono sicuro di ritornare e sono sicuro che sarà solamente una pausa, di riflessione, di riposo. Ritornerò perché il blog è dentro me stesso, per la mia voglia di aprire gli occhi e per la speranza di farli aprire a chi li vuol tenere chiusi. Alla fine il blog, come il vino, deve essere una passione.

14 agosto 2011

Chi paga tutto...chi paga niente

Berlusconi : “Il mio cuore gronda sangue, ma ho dovuto farlo per il bene del paese”
Tremonti : “La mia coscienza è tranquilla perché ho operato per il bene del paese”

Una manovra che è solamente il frutto di un combinato disposto di un asprissimo conflitto tra il nostro (ahimè) presidente del consiglio e il ministro dell’economia. Una collaborazione perversa che non è mai avvenuta in nessun paese del mondo dove, quando si manifestano dissidi e versioni così contrapposte uno dei due contendenti (di solito il ministro) rassegna le dimissioni. Da noi no, dimettersi non si usa, c’è sempre un Scilipoti a tenerli a galla.
FONTE: Repubblica

E’ UNA TARDIVA E INUTILE SCHIFEZZA. A Voi ogni ulteriore commento…

Ritratto

Vi muovete con fare studiato, sorrisi di circostanza, parole misurate...
belle fuori, vuote come bamboline dentro...
se è questa la vita che avete scelto, di voi rimarrà solo un fugace ricordo.
Triste è il destino di chi fa dell'effimero la strada da seguire.
Mirco Cherubini

13 agosto 2011

Dal libro - Indignatevi -

Indignatevi!
93 anni. È un po' l'ultima tappa. La fine non è più lontana. Quale fortuna potere approfittare per ricordare ciò che ha servito di zoccolo al mio impegno politico: gli anni della resistenza ed il programma elaborato sessantasei anni fa per il Consiglio Nazionale della Resistenza! Dobbiamo a Jean Moulin, nella cornice di quel Consiglio, la riunione di tutti i componenti della Francia occupata, i movimenti, i partiti, i sindacati, per proclamare la loro adesione alla Francia combattente ed al solo capo che si riconosceva: il Generale de Gaulle. Da Londra, dove lo avevo raggiunto nel marzo 1941, apprendevo che questo Consiglio aveva messo a punto un programma, l'aveva adottato il 15 marzo 1944 e proposto per la Francia liberata un insieme di principi e di valori sui quali sarebbe stata riposta la democrazia moderna del nostro paese.
Di questi principi e di questi valori, abbiamo oggi più che mai bisogno. Dobbiamo badare tutti insieme che la nostra società resti una società di cui possiamo essere fieri: non questa società dei clandestini, delle espulsioni, dei sospetti al riguardo degli immigrati, non questa società dove si rimettono in discussione le pensioni, le conquiste della Sicurezza sociale, non questa società dove i media sono nelle mani dei benestanti, tutte cose che avremmo negato di garantire se fossimo stati i veri eredi del Consiglio Nazionale della Resistenza. A partire dal 1945, dopo un dramma atroce, le forze presenti in seno al Consiglio della Resistenza si dedicano ad una ambiziosa risurrezione. Ricordiamolo, allora fu creata la Sicurezza sociale come la Resistenza la prefigurava, come il suo programma la definiva: “Un piano completo di Sicurezza sociale, mirante ad assicurare a tutti i cittadini i mezzi di sussistenza, in tutti i casi in cui sono incapaci di procurarseli con il lavoro”; “Una pensione che permetta ai vecchi lavoratori di finire dignitosamente i loro giorni”. Le fonti energetiche, l'elettricità e il gas, le miniere di carbone, le grandi banche sono nazionalizzate. È ciò che questo programma raccomandava ancora,.. “il ritorno alla nazione dei grande mezzi di produzione monopolizzata, frutto del lavoro comune, delle sorgenti di energia, delle ricchezze del sottosuolo, delle compagnie di assicurazione e delle grandi banche”; “L'instaurazione di una vera democrazia economica e sociale, implica l'esclusione dei grandi feudi economici e finanziari dalla direzione dell'economia". L’interesse generale deve prevalere sull'interesse particolare, l’equa distribuzione delle ricchezze create dal mondo del lavoro prevalere sul potere del denaro. La Resistenza propose “un'organizzazione razionale dell'economia che assicuri la subordinazione degli interessi particolari all’interesse generale, affrancata dalla dittatura professionale instaurata sull’esempio degli Stati fascisti”; ed il Governo provvisorio della Repubblica se ne fece portavoce.
Una vera democrazia ha bisogno di una stampa indipendente; la Resistenza lo sa, lo esige, difendendo “la libertà della stampa, il suo onore e la sua indipendenza rispetto allo Stato, al potere del denaro e alle influenze straniere”. Questo è ciò che riferiscono ancora le ordinanze sulla stampa, fin da 1944. Ora è proprio questo che oggi è in pericolo. La Resistenza ci chiamava alla “possibilità effettiva per tutti i bambini francesi di beneficiare dell'istruzione più avanzata”, senza discriminazione; ora, le riforme proposte nel 2008 vanno contro questo progetto. Dei giovani insegnanti di cui sostengo l'azione, si sono rifiutati di applicarle ed hanno visto i loro stipendi mutilati per punizione. Si sono indignati, hanno “disubbidito", hanno giudicato queste riforme troppo lontane dall'ideale della scuola repubblicana, troppo al servizio di una società del denaro e non più in grado di sviluppare lo spirito creativo e critico. È tutto lo zoccolo delle conquiste sociali della Resistenza che è rimesso oggi in discussione.
Movente della resistenza è l'indignazione C’è chi ha il coraggio di sostenere che lo Stato non può assicurare più i costi di queste misure civili e sociali. Ma come può mancare oggi il denaro per mantenere e prolungare queste conquiste dal momento che la produzione di ricchezze è aumentata considerevolmente dalla Liberazione, periodo in cui l'Europa era in rovina? Se non perché il potere del denaro, così combattuto dalla Resistenza, non è stato mai tanto grande, insolente, egoista, coi suoi propri servitori fino alle più alte sfere dello Stato. Le banche oramai privatizzate si mostrano in primo luogo preoccupate dei loro dividendi, e dei cospicui stipendi dei loro dirigenti, non dell'interesse generale. La distanza tra i più poveri e i più ricchi non è stata mai tanto rilevante; e la corsa al denaro, la competizione, tanto incoraggiata. Il motivo di base della Resistenza era l'indignazione. Noi, veterani dei movimenti di resistenza e delle forze combattenti della Francia libera, chiamiamo le giovani generazioni a far rivivere, trasmettere, l'eredità della Resistenza ed i suoi ideali. Diciamo loro: prendete il testimone, indignatevi! I responsabili politici, economici, intellettuali e l'insieme della società non devono disorientarsi, né lasciarsi impressionare all'attuale dittatura internazionale dei mercati finanziari che minaccia la pace e la democrazia. Auguro a tutti voi, a ciascuno di voi, di avere il vostro motivo di indignazione. È una cosa preziosa. Quando qualche cosa vi indigna come mi sono indignato io per il nazismo, allora si diventa militante, forte ed impegnato. Si raggiunge la corrente della storia e la grande corrente della storia deve proseguire grazie a ciascuno. E questa corrente va nel senso di una maggiore giustizia, di più libertà ma non questa libertà incontrollata della volpe nel pollaio. Questi diritti di cui la Dichiarazione universale ha redatto il programma nel 1948, sono universali. Se incontrate qualcuno che non ne beneficia, compiangetelo, aiutatelo a conquistarli.
Due visioni della storia Quando provo a comprendere ciò che ha causato il fascismo che ha fatto sì che fossimo invasi dallo stesso e da Vichy, mi dico che i possidenti, col loro egoismo, hanno avuto terribilmente paura della rivoluzione bolscevica. Essi si sono lasciati guidare dalle loro paure. Ma se, oggi come allora, una minoranza attiva si drizza, ciò basterà, avremo il lievito affinché la pasta gonfi. Certo, l'esperienza di uno molto anziano come me, nato nel 1917, si differenzia dall’esperienza dei giovani di oggi. Io chiedo spesso ai professori dei licei di poter dialogare con i loro alunni, e dico loro: voi non avete le stesse ragioni evidenti di impegnarvi. Per noi, resistere, era non accettare l'occupazione tedesca, la disfatta. Era relativamente semplice. Semplice come ciò che ne è seguito, la decolonizzazione. Poi la guerra dell'Algeria. Occorreva che 1'Algeria diventasse indipendente, era evidente. In quanto a Stalin, abbiamo applaudito tutti alla vittoria dell'armata rossa contro i nazisti, nel 1943. Ma già da quando si ebbe consapevolezza dei grande processi stalinisti del 1935, anche se bisognava mostrare attenzione verso il comunismo per controbilanciare il capitalismo americano, la necessità di opporsi a questa forma insopportabile di totalitarismo si impose come un'evidenza. La mia lunga vita mi ha dato una sequela di ragioni per indignarmi. Queste ragioni sono state prodotte più da una volontà di impegno che da un'emozione. Il giovane normale che ero, era stato molto segnato da Sartre, un compagno maggiore. La Nausea, Il Muro, non L’Essere e il nulla, sono stati molto importanti nella formazione del mio pensiero. Sartre ci ha insegnato a ricordare: Voi siete responsabili in quanto individui. Era un messaggio libertario. La responsabilità dell’uomo che non può affidarsi né ad un potere né ad un dio. Al contrario, bisogna impegnarsi in nome della propria responsabilità di persona umana. Quando sono entrato alla scuola normale di via d’Ulm, a Parigi, nel 1939, io ci entravo come fervente discepolo del filosofo Hegel, e seguivo il seminario di Maurice Merleau-Ponty. Il suo insegnamento esplorava l’esperienza concreta, quella del corpo e delle sue relazioni col senso, grande singolare espressione al plurale dei sensi. Ma il mio ottimismo naturale, che vuole che tutto ciò che è augurabile sia possibile, mi portava piuttosto verso Hegel. La filosofia hegeliana interpreta la lunga storia dell’umanità come avente un senso: è la libertà dell’uomo che progredisce tappa dopo tappa. La storia è fatta di shock successivi, è la messa in conto di sfide. La storia delle società progredisce, e finalmente, quando l’uomo raggiunge la sua piena espressione, abbiamo lo stato democratico nella sua forma ideale. Esiste certamente un’altra concezione della storia I progressi fatti nella libertà, la competizione, la corsa al "sempre di più", tutto questo può essere vissuto come un uragano distruttivo. Così lo rappresenta un amico di mio padre, l’uomo che ha diviso con lui il compito di tradurre in tedesco À la Recherche du temps perdu di Marcel Proust. È il filosofo tedesco Walter Benjamin. Egli aveva tratto un messaggio pessimista da un quadro del pittore svizzero, Paul Klee, l'Angelus Novus, dove la figura dell’angelo apre le braccia come per contenere e respingere una tempesta che identifica col progresso. Per Benjamin che si suiciderà nel settembre 1940 per sfuggire al nazismo, il senso della storia è l'avanzamento irresistibile di catastrofe in catastrofe. L’indifferenza: il peggiore degli atteggiamenti È vero, le ragioni di indignarsi possono sembrare oggi meno nette o il mondo troppo complesso. Chi comanda, chi decide? Non è sempre facile distinguere tra tutte le correnti che ci governano.
Non si tratta più di una piccola elite di cui comprendiamo chiaramente l’operato. È un vasto mondo che sappiamo bene essere interdipendente. Viviamo in una interconnettività come non era mai esistita. Ma in questo mondo, ci sono delle cose insopportabili. Per vederle, bisogna bene guardare, cercare. Dico ai giovani: cercate un poco, andate a trovare. Il peggiore degli atteggiamenti è l’indifferenza, dire “io non posso niente, me ne infischio". Comportandovi così, perdete una delle componenti essenziali che ci fa essere uomini. Una delle componenti indispensabili: la facoltà di indignazione e l’impegno che ne è la diretta conseguenza.
Si possono identificare già due grandi nuove sfide: L’immensa distanza che esiste tra i molto poveri e i troppo ricchi, che non cessa di aumentare. È una mutamento del XX e del XXI secolo. I molto poveri nel mondo d’oggi guadagnano appena due dollari al giorno. Non si può lasciare che questa forbice si allarghi ancora. Questa sola constatazione deve suscitare un impegno. I diritti dell’uomo e lo stato del pianeta. Ho avuto la fortuna dopo la Liberazione di essere associato alla redazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’Organizzazione delle Nazioni unite, il 10 dicembre 1948, a Parigi, al palazzo di Chaillot. Nella funzione di capo di gabinetto di Henri Laugier, segretario generale aggiunto dell’ONU, e di segretario della Commissione dei Diritti dell’uomo, assieme ad altri, sono stato ammesso a partecipare alla redazione di questa dichiarazione. Non potrei dimenticare, nella sua elaborazione, il ruolo di René Cassin, commissario nazionale alla Giustizia e all'educazione del governo della Francia libera, a Londra, nel 1941, premio Nobel della pace nel 1968; né quello di Pierre Mendès France in seno al Consiglio economico e sociale cui i testi che elaboravamo erano sottoposti, prima di essere esaminati dalla Terza commissione dell'assemblea generale, responsabile delle questioni sociali, umanitarie e culturali.
Essa contava i cinquantaquattro Stati membri, all'epoca, delle Nazioni unite, ed io ne assicuravo la segreteria. Per l'appunto a René Cassin dobbiamo il termine di diritti “universali” e non “internazionali” come proponevano i nostri amici anglosassoni. Perché è proprio lì la scommessa a uscire dalla seconda guerra mondiale: emanciparsi dalle minacce che il totalitarismo ha fatto pesare sull’umanità. Per emanciparsi, bisogna ottenere che gli Stati membri dell’ONU si impegnino a rispettare questi diritti universali. È un modo di sventare l'argomento della piena sovranità che uno Stato può fare valere mentre si dedica ai crimini contro l'umanità sul suo suolo. Questo fu il caso di Hitler che si stimava padrone di se stesso ed autorizzato a provocare un genocidio. Questa dichiarazione universale deve molto alla repulsione universale contro il nazismo, il fascismo, il totalitarismo, e inoltre, per la nostra presenza, allo spirito della Resistenza. Sentivo che bisognava fare rapidamente, non lasciarsi ingannare dall’ipocrisia che c'era nell'adesione proclamata dai vincitori a questi valori che non tutti avevano l'intenzione di promuovere in modo leale, ma che noi tentavamo di imporre loro. Non resisto alla voglia di citare l’articolo 15 della Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo: ogni individuo ha diritto ad una nazionalità"; l’articolo 22: “Ciascuno, in quanto membro della società, ha diritto alla Sicurezza sociale; essa è intesa a garantire ad ogni uomo la soddisfazione dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità, grazie allo sforzo nazionale ed alla cooperazione internazionale, tenuto conto dell’organizzazione e delle risorse di ciascun paese”. E se questa dichiarazione ha una portata dichiarativa, e non giuridica, non ha giocato un ruolo meno rilevante dopo 1948; si sono visto popoli colonizzati impadronirsene nella loro lotta di indipendenza; ha inseminato gli spiriti nella lotta per la libertà. Constato con piacere che nel corso degli ultimi decenni si sono moltiplicate le organizzazioni non governative, i movimenti sociali come Attac (Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie), il FIDH (Federazione internazionale dei Diritti dell’uomo), Amnesty... che sono attive e ad alto rendimento. È evidente che per essere efficaci oggi, bisogna agire in rete, approfittare di tutti i mezzi moderni di comunicazione. Ai giovani, dico: guardate intorno a voi, voi ci troverete i temi che giustificano la vostra indignazione – il trattamento riservato agli immigrati, agli illegali, ai Roms. Troverete delle situazioni concrete che vi portano a dare corso ad un'azione civica forte. Cercate e troverete!
La mia indignazione a proposito della Palestina Oggi, la mia principale indignazione riguarda la Palestina, la striscia di Gaza, la Cisgiordania. Questo conflitto è causa per me di grande indignazione. Occorre assolutamente leggere il rapporto Goldstone del settembrc 2009 su Gaza, nel quale questo giudice sud-africano, ebreo che si dice anche sionista, accusa l'esercito israeliano di avere commesso, durante l’operazione "Piombo fuso" durata tre settimane, “atti assimilabili a crimini di guerra e forse, in certe circostanze, a crimini contro l’umanità”. Io stesso sono tornato a Gaza, nel 2009, dove sono potuto entrare con la mia donna grazie ai nostri passaporti diplomatici, per valutare de visu ciò che questo rapporto sosteneva. Le persone che ci accompagnavano non sono state autorizzate ad addentrarsi nella striscia di Gaza e in Cisgiordania. Abbiamo visitato anche i campi di profughi palestinesi assegnati fin da 1948 dall’Agenzia delle Nazioni unite, l’UNRWA, dove più di tre milioni di Palestinesi, cacciati dalle loro terre da parte d'Israele, aspettano un rientro sempre più problematico. In quanto a Gaza, è una prigione a cielo aperto per un milione e mezzo di Palestinesi. Una prigione dove si organizzano per sopravvivere. Più delle distruzioni materiali come quella dell'ospedale della Mezzaluna rossa da parte di "Piombo fuso", è il comportamento degli abitanti di Gaza, il loro patriottismo, il loro amore del mare e delle spiagge, la loro costante preoccupazione del benessere dei loro bambini, innumerevoli e ridenti, che persiste nella nostra memoria. Siamo stati impressionati dal loro ingegnoso modo di fare fronte a tutte le penurie che devono sopportare. Li abbiamo visti preparare dei mattoni senza cemento per ricostruire le migliaia di case distrutte dai carri. Ci è stato confermato che durante l’operazione "Piombo fuso" condotta dall’esercito israeliano, ci sono stati millequattrocento morti - donne, bambini, vecchi confinati nel campo palestinese - contro solamente cinquanta feriti israeliani. Condivido le conclusioni del giudice sud-africano. Che gli Ebrei possano perpetrare, proprio loro, dei crimini di guerra, è insopportabile. Ahimè, la storia offre pochi esempi di popoli che traggano insegnamento dalla propria storia.
Lo so, Hamas che ha vinto le ultime elezioni legislative non ha saputo evitare che fossero lanciati razzi sulle città israeliane in risposta alla situazione di isolamento e di blocco nella quale si trovano gli abitanti di Gaza. Penso evidentemente che il terrorismo sia inaccettabile, ma bisogna riconoscere che quando si è occupati con mezzi militari infinitamente superiori a quelli di cui si dispone, la reazione popolare non può che essere violenta. Torna utile ad Hamas lanciare razzi sulla città di Sdérot? La risposta è no. Ciò non favorisce la sua causa, ma questo gesto si può spiegare con l’esasperazione degli abitanti di Gaza. Nella nozione di esasperazione, bisogna comprendere la violenza come uno spiacevole esito rispetto alle inaccettabili condizioni subite. Allora, si può dire che il terrorismo è una forma di esasperazione. E che questa esasperazione è un termine negativo. Non si dovrebbe esasperare, occorrerebbe sperare. L’esasperazione nasce da una negazione di speranza. Comprensibile, direi quasi naturale, ma ugualmente inaccettabile. Perché non permette di ottenere i risultati che può eventualmente produrre la speranza.
La non-violenza, la strada che dobbiamo imparare a seguire Sono convinto che il futuro appartiene alla non-violenza, alla conciliazione tra culture differenti. È per questa via che l'umanità dovrà affrontare con successo la sua prossima tappa. In ciò sono d’accordo con Sartre, non possiamo giustificare i terroristi che gettano bombe, li possiamo comprendere. Sartre nel 194l scrive: “Riconosco che la violenza sotto qualunque forma si manifesti è un insuccesso. Ma è un insuccesso inevitabile perché viviamo in un universo di violenza. E se è vero che dal ricorso alla violenza resta la violenza che rischia di perpetuarsi, è anche vero che è l'unico modo per farla cessare”. Al che aggiungerei che la non-violenza è un mezzo più sicuro per farla cessare. Non si possono sostenere i terroristi in nome di questo principio, come ha fatto Sartre durante la guerra d'Algeria o all'epoca dell'attentato contro gli atleti israeliani in occasione dei giochi di Monaco del 1972. Non è efficace e Sartre finirà per interrogarsi alla fine della sua vita sul senso del terrorismo e a dubitare della sua ragion d'essere. Dire “la violenza non è efficace", è più importante che sapere se dobbiamo condannare o no coloro che si dedicano ad essa. Il terrorismo non è efficace. Nella nozione di efficacia, occorre una speranza non violenta. Una speranza violenta si trova nella poesia di Guillaume Apollinaire: “Le Pont Mirabeau”; non in politica. Sartre, nel marzo 1980, a tre settimane della sua morte, dichiarava: Occorre provare a spiegare che il mondo d’oggi, che è orribile, è solamente un momento nel lungo sviluppo storico, che la speranza è sempre stata una delle forze dominanti delle rivoluzioni e delle insurrezioni, che considero ancora la speranza come la mia concezione riguardo al futuro." Bisogna comprendere che la violenza volge la schiena alla speranza. Bisogna preferirle la speranza, la speranza della non-violenza. È la strada che dobbiamo imparare a seguire. Sia da parte degli oppressori che degli oppressi, bisogna arrivare ad un negoziato per sconfiggere l’oppressione; questo permetterà di vincere la violenza terroristica. Perché non si deve lasciare accumulare troppo odio. Il messaggio di un Mandela, di un Martin Luther King, trova tutta la sua pertinenza in un mondo che ha superato lo scontro ideologico ed il totalitarismo di conquista. È un messaggio di speranza nella capacità delle società moderne di superare i conflitti tramite la comprensione reciproca ed una pazienza vigile. Per giungere a ciò, bisogna basarsi sui diritti la cui violazione, chiunque ne sia responsabile, deve provocare la nostra indignazione. Non si deve transigere su questi diritti.
Per un’insurrezione pacifica Ho notato - e non sono il solo - la reazione del governo israeliano di fronte al fatto che ogni venerdì i cittadini di Bil'id vanno, senza gettare pietre, senza utilizzare la forza, fino al muro contro il quale protestano. Le autorità israeliane hanno qualificato questa marcia come “terrorismo non violento”. Mica male... Occorre essere israeliano per definire terrorismo la non-violenza. Bisogna essere soprattutto imbarazzati dall'efficacia della non-violenza che suscita l’appoggio, la comprensione, il sostegno di tutti quelli che nel mondo sono contro l'oppressione.
Il pensiero produttivista, diffuso in occidente, ha trascinato il mondo in una crisi da cui occorre uscire abbandonando velocemente la concezione del "sempre di più", nel campo finanziario ma anche nel campo delle scienze e delle tecniche. È ormai tempo che i valori etici, di giustizia, di equilibrio duraturo diventino prevalenti. Perché rischi gravissimi ci minacciano e possono mettere un termine all'avventura umana su un pianeta che diventa inospitale.
Ma è indiscutibile che importanti progressi sono stati fatti dal 1948 in poi: la decolonizzazione, la fine dell'apartheid, la distruzione dell’impero sovietico, la caduta del Muro di Berlino. Invece, i primi dieci anni del XXI secolo sono stati una fase di arretramento. Questa involuzione io la spiego in parte con la presidenza americana di George Bush, l’11 settembre, e le conseguenze disastrose che ne hanno tratto gli Stati Uniti, come l’intervento militare in Iraq. Abbiamo avuto questa grave crisi economica, ma non abbiamo di contro avviato una nuova politica di sviluppo. Parimenti, l’incontro al vertice di Copenaghen contro il riscaldamento climatico non ha permesso di iniziare una vera politica per la preservazione del pianeta. Siamo sul limitare, tra gli orrori del primo decennio e le possibilità dei prossimi. Ma bisogna sperare, occorre sempre sperare. Il decennio precedente, quello degli anni ‘90, era stato motore di grande progresso. Le Nazioni unite hanno saputo convocare delle conferenze come quella di Rio sull’ambiente, nel 1992; quella di Pechino sulle donne, nel 1995; nel settembre 2000, su iniziativa del segretario generale delle Nazioni unite, Kofi Annan, i 191 paesi membri hanno adottato la dichiarazione sugli “Otto obiettivi del millennio per lo sviluppo”, con cui si impegnano a dimezzare la povertà nel mondo entro il 2015. È mio grande dispiacere che né Obama né I'Unione europea si siano ancora espressi riguardo al loro apporto per una fase costruttiva, appoggiandosi sui valori fondamentali.
Come concludere questo appello ad indignarsi? Ricordando ancora ciò che l’8 marzo 2004, in occasione del sessantesimo anniversario del Programma del Consiglio nazionale della Resistenza, noi veterani dei movimenti di Resistenza e delle forze combattenti della Francia libera (1940-1944) dicevamo, che certo “il nazismo è stato sconfitto, grazie al sacrificio dei nostri fratelli e sorelle della Resistenza e delle Nazioni unite contro la barbarie fascista. Ma questa minaccia non è sparita totalmente e la nostra irritazione contro l'ingiustizia è ancora intatta”.
No, questa minaccia non è sparita totalmente. Perciò, chiamiamoci sempre ad “una vera insurrezione pacifica contro i mezzi di comunicazione di massa che non propongono come orizzonte per la nostra gioventù altro che il consumo di massa, il disprezzo dei più deboli e della cultura, l’amnesia generalizzata e la competizione a oltranza di tutti contro tutti”.
A coloro che vivranno il 21° secolo, diciamo con il nostro affetto:
CREARE È RESISTERE. RESISTERE È CREARE.
Sthèpane Hessel
FONTE: http://mie-idee.blogspot.com

12 agosto 2011

Fbc Unione Venezia : News # 3

Ne Aprea, ne Novembre per il ruolo di portiere al Venezia. Il DG Oreste Cinquini ha ingaggiato Luca Babbini, classe 1988, proveniente dal Crociati Noceto dove, l’anno scorso, ha collezionato 27 presenze da titolare. In sua compagnia è arrivato anche l’esterno Eugenio Mattia Rolando classe 1992 che ha militato l’anno scorso nelle file dell’Acquanera Comollo Novi con 32 presenze e 4 reti. Intanto ieri sera allo stadio Mecchia di Portogruaro si è dispostata l’attesa amichevole contro la locale squadra appena retrocessa dalla serie B. Gli ANV si sono imposti nettamente con il risultato di 1-4. Il malcapitato Portosummaga si è trovato di fronte una squadra dal gioco spumeggiante che gli ha messi nettamente in difficoltà e in balia della compagine lagunare. Il Venezia, oltre ad aver segnato i quattro gol, ha colpito un palo su calcio di rigore sbagliato da Zubin. Decisamente una prova molto positiva per i ragazzi di Sassarini. La società, intanto, ha comunicato di aver raggiunto un’intesa triennale con la Gsport per la gestione della pubblicità e del marketing presso lo stadio Pierluigi Penzo.

Portosummaga-Venezia 1-4
GOL: 10pt. Collauto (UV),31pt. Corazza (PS) , 36pt Collauto (UV), 45pt Escussi (UV), 22st Marcolini (UV)

Comunicati la composizione dei gironi per la serie D 2011-12
Questo il girone dell'Unione Venezia
Girone C
BELLUNO
CITTA’ DI CONCORDIA
DELTA PORTO TOLLE
GIORGIONE
I.S.M. GRADISCA
LEGNAGO SALUS
MEZZOCORONA
M.M SAREGO
MONTEBELLUNA
MONTECCHIO MAGGIORE
PORDENONE
SACILESE
SANDONA’
SANVITESE
ST. GEORGEN
TAMAI
UNION QUINTO
UNIONE VENEZIA

Per quanto riguarda la Coppa Italia di serie D l'Unione Venezia, ammesso di diritto al 1^turno, incontrerà allo stadio Zanutto di San Donà di Piave, il giorno 28 Agosto alle ore 16 i locali biancocelesti.

11 agosto 2011

Salvezza

Mi è sempre mancato tanto così dal poterci riuscire, ma mi sono sempre ritrovato in una fase di stallo, ed ogni volta ho faticato ad uscirne. Quanto è brutto sapere che ciò che ognuno considera la propria "salvezza", quella cosa che sai che ti cambierà solo in meglio, che ti renderà sicuramente più felice, ma che per circostanze avverse, si trova sempre ad un passo avanti al tuo, da non permetterti di afferrarlo, e ciò che ti rimane è solo l'illusione di poterci riuscire, di poterla raggiungere, scoprendone tristemente l'impossibilità, solo dopo che hai trascorso una vita intera a tentare. Fa male... Soprattutto sapere che per trovarne una nuova, ti occorre una vita intera, ed il tempo è qualcosa che manca ogni qualvolta che ci occorre.
Francisco Junior Bautista

10 agosto 2011

Macchiette IMPOTENTI

Si pensava che, prima o poi, sarebbe finito in commissariato. Invece è finito commissariato. Il “miglior presidente del Consiglio italiano degli ultimi 150 anni” (ma solo perché 151 anni fa l’Italia non esisteva)
quello che…
A Pratica di Mare metteva “fine alla guerra fredda” con la sola forza del pensiero; quello che…
Convinceva Obama a incontrare Putin (o viceversa, non si è mai capito);
quello che…
Sventava la terza guerra mondiale interponendo il capino bitumato fra Russia e Georgia…
Insomma lui, il nostro cazzaro di sempre, è da tre giorni un soldatino di piombo telecomandato dalla triade Trichet-Merkel-Sarkozy. Capezzone traduce il tutto con un soave “sembra essersi attivata una positiva sinergia tra istituzioni europee e governo italiano”. Continuiamo a tenerci quelli che abbiamo eletto (si fa per dire, naturalmente) fino a fine legislatura, solo con l’aggiunta di un kapò tedesco e un flic francese armati di frustino che li obbligano a fare ciò che non hanno mai fatto in 17 anni: governare. L’incombenza sarà solo quella di ritirare ogni mattina il fax in arrivo dalla Germania con la lista della spesa e il menù del giorno. Ed eseguire, senza fiatare…
Capezzone nell’ambito della “positiva sinergia” andrà in tabaccheria a prendere i sigari per Sarkò;
Bonaiuti scenderà dal pizzicagnolo a comprare wurstel alla Merkel;
Bossi provvederà ai crauti e al Trota nel ruolo di se stesso;
Gasparri porterà quel che gli pare, tanto non capisce l’italiano figurarsi il franco-tedesco;
Calderoli, il grappino;
Alfano, in mancanza di Cuffaro i cannoli;
Frattini porterà i liquori;
Tremonti starà chiuso in camera al giocare al “Piccolo economista” col muso lungo;
Brunetta interverrà tra una portata e l’altra col berretto a sonagli;
Maroni alla pianola accompagnerà Brunetta.
Mentre Papi, data l’esperienza, allieterà i dopocena con la consueta mercanzia. Tanto, d’ora in poi, avrà parecchio tempo libero
FONTE. Il Fatto Quotidiano –Accadde al commissariato- a firma di Marco Travaglio
Elaborazione: ERREBI

Eppure, nonostante tutto e contro tutti, continuiamo a stare fermi. Come è possibile assistere a questa discesa agli inferi senza reagire ? Dobbiamo tornare in piazza accanto ai movimenti, con i giovani, lavoriamo perché l’indignazione diventi energia politica e culturale!!!

09 agosto 2011

Fbc Unione Venezia: News # 2

Diego Lochness Santos Oliveria 24 anni, ex Padova, Cittadella e Vicenza ha detto si al Venezia. Potrebbe essere davvero un colpo da novanta per un Venezia che punterà moltissimo sulla tecnica e sulla rapidità di questo esterno offensivo potenzialmente letale in serie D. E il dg Oreste Cinquini lo sa bene, Oliveira è un giocatore in grado di innalzare di un buon 30 per cento la qualità della squadra. Ieri il giocatore si è aggregato a Collauto e compagni in ritiro a Vittorio Veneto. Si resta in attesa tra oggi e domani di un ulteriore aggiustamento dell’organico con l’ingresso di due elementi di spessore. Per quanto riguarda il ruolo del portiere Peppe Aprea, già ex arancioneroverde, ha parlato con la società per ritornare a Venezia: le carte sono sul tavolo e resta da trovare l’intesa economica con il trentaquattrenne napoletano. Buono intanto l’impatto con le amichevoli pre-campionato. La più importante era quella con la Sacilese, a Sacile, club friulano di pari categoria appena retrocesso dalla Lega Pro. Era temuto questo impatto dal Venezia, invece gli arancioneroverdi hanno disputato una pregevole partita, apprezzata dai numerosi sostenitori al seguito. Prossima amichevole Giovedì 11 Agosto alle ore 18e30 allo stadio Mecchi di Portogruaro contro il Portosummaga. Ritornando alla questione ripescaggi si sapeva che non c’erano i margini per sperare di ritornare, a tavolino, in Lega Pro. L’unica società che poteva aspirare al ripescaggio era il Rimini, vincitore dei playoff di Serie D, e così è stato.

08 agosto 2011

Vacanze

Quest’anno le vacanze della mia famiglia e naturalmente mie vogliamo siano uno stato mentale. Vogliamo “sentirci in vacanza” anche tra le strade della nostra città. Proprio così quest’anno restiamo a casa. Continueremo a stare in città. Vogliamo viverla la nostra città e i suoi immediati dintorni con il giusto “spirito vacanziero”. Pensiamo già agli aspetti positivi: niente code in autostrada, niente spiagge affollate ma, interminabili serate estive. Interminabili serate estive ? Direte voi ! Si proprio così . Concerti, rassegne, cene a lume di candela in locali dove di solito trovare un tavolo è un impresa. Organizzarci le giornate a tema, visite a luoghi vicini e poco conosciuti, gite fuori porta e tanto spazio per leggerci qualche buon libro. Pensare a tutto quello che durante l’anno non si ha avuto il tempo di fare. Dedicare un po’ di tempo, agli amici rimasti in città, con cui si desidera bere un aperitivo o scambiare due chiacchiere in giardino mentre arriva la sera, a quel concerto che da tempo si sogna di vedere, senza dimenticare di lasciare il giusto spazio all’imprevisto. Prendere il tandem con nostro figlio Federico e finalmente correre senza problemi di traffico, andare nella vicina Abano Terme e farci cullare dalle acque termali. E se poi il caldo diventa insopportabile fuggire in montagna in qualche malga a mangiare pane e formaggio e perché no partecipare ad una escursione. Accendere il barbecue in giardino e mentre prepari la grigliata ascoltare la musica che ci piace senza disturbare i vicini in ferie. Rock, jazz, blues, reggae, commerciale senza alcuna preferenza e poi con le cover e tribute band andare ad ascoltare musica dal vivo, all’aria aperta, con una buona compagnia e spesso volentieri anche la buona cucina. Insomma sentirci in ferie anche se restiamo a casa nostra.

06 agosto 2011

Agognate Ferie

Dopo il nuovo trionfale tonfo della borsa non ci resta che il bicchiere mezzo pieno che ci offre la partenza, senza amanti, per le agognate ferie. Almeno non faranno danni per 32 giorni di seguito visto e considerato che la data del loro rientro è fissata per il 6 settembre. In questo periodo le nostre maltrattate e stanche orecchie non sentiranno più parlare:
delle irritanti bugie su processi lunghi o brevi…
dei finti tagli ai propri rimborsi spese, automobili, autisti, palestre, vitalizi… di manovre finanziarie a orologeria da piazzare sotto il cruscotto del 2014…
ne di alti moniti, ne di bassi dispetti da commentare…
di nuove canagliate contro gli immigrati che a differenza degli “onorevoli” Verdini e Milanese, potranno essere imprigionati dietro il filo spinato dei centri di identificazione.
Gli ultimi della catena alimentare.
Pensate per 32 giorni andremo in malora da soli
FONTE: Il Fatto Quotidiano/Pino Corrias
Elaborazione: Errebi

05 agosto 2011

???

Intimissimi ha capito tutto...oppure no???

04 agosto 2011

Dal film "Il Divo" di Paolo Sorentino

Livia, sono gli occhi tuoi pieni che mi hanno folgorato un pomeriggio andato al cimitero del Verano. Si passeggiava, io scelsi quel luogo singolare per chiederti in sposa - ti ricordi?
Sì, lo so, ti ricordi. Gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sapevano, non sanno e non sapranno, non hanno idea. Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te, gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sanno la responsabilità. La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984, e che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico: sì, confesso. Confesso: è stata anche per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. Questo dico anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il Paese, provocare terrore, per isolare le parti politiche estreme e rafforzare i partiti di Centro come la Democrazia Cristiana l'hanno definita "Strategia della Tensione" - sarebbe più corretto dire "Strategia della Sopravvivenza". Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Giovanni, Mino, il caro Aldo, per vocazione o per necessità ma tutti irriducibili amanti della verità. Tutte bombe pronte ad esplodere che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa, e lo so anch'io.
Giulio Andreotti "Toni Servillo"

03 agosto 2011

Tutto

"Tutto è follia in questo mondo, fuorché il folleggiare. Tutto è degno di riso, fuorché il ridersi di tutto. Tutto è vanità fuorché le belle illusioni e le dilettevoli frivolezze.""Sono convinto che anche nell'ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino."I fanciulli trovano tutto nel nulla, gli uomini trovano il nulla nel tutto."
Giacomo Leopardi

02 agosto 2011

Da "Riti di morte"

Ma imparare qualcosa di nuovo non fa mai male, malgrado sia difficile dire se abbia mai fatto bene a qualcuno.
Allora secondo lei soffrono solo quelli che non hanno niente da mangiare?
No, perche' alla fine chiunque si rende conto che, anche quando i problemi materiali sono risolti, la vita e' abbastanza disastrosa lo stesso.
Non c'e' niente di peggio che continuare a vivere accanto a un eroe dopo che questi ha gia' speso il suo eroismo.
Guardai dalla finestra, si stava ben, li'.
All'imbrunire mi sarei preparata una tazza di te'. Potevo essere contenta che la vita non mi sbattesse in faccia ogni mattina le durezze del mondo.
Alicia Gimenez Bartlett

01 agosto 2011

Si potrebbe quasi














Si potrebbe quasi...
"Si potrebbe quasi mangiare fuori"
Quello che conta è il "quasi", è il condizionale.
A tutta prima sembra una pazzia.
Siamo all'inizio di marzo, abbiamo avuto una settimana di pioggia.
E poi, da stamani, è spuntato il sole, con una intensità smorzata, una forza tranquilla.
Il pranzo è pronto, la tavola apparecchiata.
Ma anche dentro tutto è cambiato.
La finestra socchiusa, i rumori di fuori, una leggerezza nell'aria.
"Si potrebbe quasi mangiare fuori"
La frase arriva sempre nello stesso istante.
Proprio prima di mettersi a tavola, quando sembra troppo tardi per sovvertire il corso del tempo, quando l'antipasto sta già sulla tovaglia.
Troppo tardi? Il futuro lo decidi tu.
Forse sarai così pazzo da precipitarti fuori, a passare lo straccio sul tavolo del giardino, a suggerire maglioni, a canalizzare l'aiuto che ciascuno offre con brio maldestro.
Oppure ti rassegnerai a mangiare al caldo: le sedie sono troppo bagnate, l'erba così alta...
Poco importa. Quello che conta è il momento della frase. Si potrebbe quasi...
È bella la vita al condizionale, come nell'infanzia:
"Potremmo fare così: tu sei..."
Una vita inventata che prende in contropiede le certezze.
Una vita quasi: l'aria fresca a portata di mano.
Una fantasia modesta, una ventata di saggia follia che cambia tutto senza cambiare niente...
Talvolta diciamo: "Si sarebbe quasi potuto..."
Questa è la frase triste degli adulti che hanno mantenuto in equilibrio sul vaso di Pandora solo la nostalgia. Ma ci sono delle volte in cui cogliamo il giorno nel momento fluttuante delle possibilità, nel momento delicato di un'esitazione onesta, senza orientare in anticipo il giogo della bilancia.
Ci sono giorni in cui si potrebbe quasi... ".

Philippe Delerm