31 luglio 2011

Ancora per una volta…

Dove comincia veramente una storia? Nella vita è difficile che ci siano inizi o conclusioni netti, momenti precisi nei quali, a posteriori, possiamo dire che tutto sia cominciato o finito. Tuttavia, esistono attimi in cui il destino incrocia la nostra esistenza quotidiana, mettendo in moto una serie di eventi assolutamente inaspettati e dall’esito imprevedibile.
Sono quasi le cinque del mattino e sono sveglio. E' da un paio d’ore che non riesco a dormire. Dopo essermi infilato a letto, ieri sera, mi sono rigirato per quasi un’ora prima di gettare la spugna. Quell’attimo non mi mollava e adesso seduto alla scrivania, sto battendo nella tastiera, il racconto del nostro personale incontro con il destino.
Una data, 31.01.2008 che ha cambiato le nostre certezze. Un’ora, le 19.00 che ci ha catapultati dall’altra parte della strada.
La casa è immersa nel silenzio, a parte il regolare ticchettio della sveglia appoggiata sopra al mio comodino. Carla e Federico dormono e mentre fisso le lettere della tastiera mi rendo conto che non so da dove cominciare.
Non perché non sia sicuro della nostra storia, ma perché non riesco a capire la ragione che mi spinge a raccontarla. Che cosa si può ottenere dissotterrando il passato? Dopo tutto, i fatti che sto per raccontare accaddero tre anni fa ma, oggi, seduto qui, so con certezza che devo ancora una volta raccontarli, se non altro per gettarmi finalmente tutto alle spalle.
I ricordi di quel periodo, soprattutto quelli più recenti, sono sostenuti da una manciata di cose: le immagini nitide e ben chiare ancora impressi nella mia mente, le parole taglienti che hanno ferito come una lama ben affilata e, ovviamente, i rapporti diretti. C’è anche il fatto che ho rivissuto gli avvenimenti di questa storia centinaia di volte nella mia mente; ormai sono incisi nella memoria. Mi rendo conto che è impossibile ricreare le emozioni o i pensieri di quel preciso momento, ma è quello che cercherò di fare, nel bene e nel male.
Questa è prima di tutto, una storia vera e di dolore, come tante altre, quella di mio figlio Federico, di mia moglie Carla e di me stesso .E’ una storia che ha radici nella tragedia. Nel contempo è una storia di perdono e quando avrete finito di leggerla spero capirete le sfide che mia moglie, mio figlio ed io abbiamo dovuto affrontare.
Spero che capirete le nostre decisioni, buone e cattive, come mi auguro che alla fine comprenderete il perché. Voglio essere chiaro, però: questa non è semplicemente la nostra storia. E’ una storia per certi versi identica a quella di tante altre persone che hanno vissuto la nostra stessa esperienza e, per certi versi, diversa nella sua conclusione. La nostra l’orgoglio, alla fine, l’ha fatto da padrone.
La sera del 31 gennaio 2008 ero ancora intento al lavoro nella scrivania del mio ufficio. Il fumo della sigaretta si alzava in spirali e mi stavo alzando per aprire la finestra quando ad un certo punto squilla il cellulare. Distrattamente guardo il display per vedere chi sta chiamando e mi appare alla vista il nome di mia moglie.
“ Ciao mi ha appena chiamato Laura, Federico ha avuto un incidente con la moto, sembra non sia nulla di grave”
“Si” dissi io.
A pensarci una cosa del genere era proprio assurda, eppure è stato proprio così. Mi lasciai cadere sulla sedia e appoggiai la schiena, avevo il viso madido di sudore. Mi accesi una sigaretta, chiusi il pc, presi la mia roba e me ne andai. Come al solito la strada a quell’ora serale era sempre trafficata, mi innervosii non poco e appena entrato in autostrada spinsi l’acceleratore, volevo arrivare a casa il più presto possibile. Arrivai che mia moglie stava chiudendo il portone di casa. Salì e si prese la direzione dell’ospedale. Durante il tragitto a mia moglie venne la malaugurata idea di chiamare nostro figlio al cellulare ma, non rispose lui, rispose un medico che senza giochi di parole ci invitò ad arrivare il più presto possibile. La strada diventò improvvisamente buia. Il silenzio, l’assenza di vita, tutto stranamente irreale. Eravamo arrivati in quella sala di pronto soccorso senza nemmeno accorgersene e tutto stava precipitando. Soli anche se circondati da persone in camice bianco e verde, da luci bianche e da corridoi che sembravano sentieri che precipitavano lungo il fianco di una collina in un profondo dirupo al fondo del quale scorreva un rigagnolo d’acqua melmosa.
Pareva proibitiva, quella cupa gola, ma era un sentiero che, nostro malgrado, dovevamo percorrere, per cui, ancora sotto l’effetto dello chock, ci lasciammo scivolare lungo quel pendio.
Non appena raggiunto il fondo capimmo che ancora non era che l’inizio. In un attimo un uomo si presento davanti a noi. La figura, che pareva uscita da un incubo o da un libro di favole per bambini, era di statura normale, la figura asciutta, i capelli neri e ben rasato. Ci fece cenno di seguirla e solo in quel momento mi accorsi che indossava un camice bianco. Entrammo in una piccola stanza bianca con una grande lavagna luminosa appesa al muro. L’uomo l’accese e vi appoggio sopra dei referti radiografici cominciando a descriverci quello che lui vedeva. Non capii assolutamente nulla e, molto probabilmente fu un bene così. “Ma mio figlio dov’è ?” chiese mia moglie.
“Lo stanno preparando signora”
“Lo posso vedere ?” domandò mia moglie
“Certo signora mi segua”.
Dopo che tutti gli altri si furono allontanati attraverso una rampa di scale mi trattenni un momento nella penombra della stanza ad ascoltare il silenzio della notte. Non c’era il ben minimo rumore. Un silenzio irreale in quell’angolo di ospedale che sapeva di disinfettante e dolore. Era un odore che all’inizio non avevo sentito ma che piano, piano stava diventando un “fetore” al quale non ero abituato.
“Ma che cazzo ci faccio in sto posto di merda ?” dissi, lanciando su di un cestino un pezzo di carta arrotolata.
“Perché proprio nostro figlio e non quello di qualsiasi altro ?”
Devo ammettere che in quel momento speravo che qualcuno mi desse un pizzicotto e mi risvegliasse da un brutto sogno ma…
”C’è puzza qui dentro”
Sgranai gli occhi, poi risi.
“Oh, sicuro. Devo proprio andarmene” ma non sapevo dove.
“Renato, tengo qui i documenti, quelli che mi hanno dato al pronto soccorso” “Grazie per essere venuto, Michele.“
“Come sta Federico”
“Non lo so tanto chiaramente ma penso che la situazione sia grave anzi, gravissima”
Michele mi prese sottobraccio e prendemmo a salire quella scala che poco tempo prima aveva condotto Carla da Federico. Ci erano voluti cinque minuti per arrivare davanti alla porta della rianimazione ma mi fermai di colpo e attesi che arrivasse Carla.
Erano venuti a prenderlo con l’ambulanza e poi, incredibile, mentre correvano a tutta velocità verso l’ospedale dalla parte opposta arrivava Carla e come in un attimo un presentimento ma poi nulla di più. Il solito incidente meglio prendere una strada alternativa e Carla si risparmia la vista della tragedia a cui si troverà davanti da li a poco. Disteso per terra, il casco da una parte e la moto venti metri più in là. Con la sua giovane vita appesa ad un filo, stava morendo e non so come adesso è ancora qui con noi.
Da li a qualche mese uscimmo dall’ospedale per entrare nel primo centro di riabilitazione lottando fino all’ultimo respiro contro i medici che non avevano alcuna intenzione di mandarcelo. Il suo destino, per loro, era ormai già segnato. In un letto d’ospedale in lunga degenza.
“Dottore, dottore”
I suoi movimenti, le sue reazioni, la fiammella dinanzi agli occhi. Ci rendevamo conto che nostro figlio c’era e che quella fiammella non doveva spegnersi. “Dottore, Federico va in riabilitazione”
“No. No, nient’altro. Non ci sono speranze”
“Certo, per lei non ci sono speranze, per noi la speranza è l’ultima a morire” “Federico va in riabilitazione”
E fu in quella stanza di ospedale che iniziò la seconda vita di nostro figlio. Il giorno prima di lasciare l’ospedale avevo dormito poco o nulla, assopendomi finalmente verso le due del mattino, ma anche quel riposo era stato turbato. Mi svegliai più stanco di quando ero andato a letto, e nel momento stesso in cui aprii gli occhi mi ritrovai di nuovo all’erta, i nervi tesi. Respingendo le coperte, scivolai dal letto, mi portai in punta di piedi vicino alla finestra e scostai le tende.
Erano le cinque e mezzo, e il sole si era già alzato. Le montagne lontane erano inondate d’oro e rigate d’ombra, mentre in cielo non c’era nube alcuna. Uno splendido mattino, ma non ne ricavai alcun piacere mentre mi accendevo una sigaretta, benchè mi bruciasse già la gola per le troppe fumate prima di riuscire ad assopirmi. Tossii, voltai le spalle alla finestra e solo in quel momento mi accorsi che Carla non era più a letto e la sentii giù in cucina che stava preparando il caffè.
In un angolo della cucina, accanto alla finestra, era seduta bevendo il caffè. Senza dirle una parola presi una tazza e la riempii anch’io di caffè, mi sedetti vicino a lei, ci guardammo un momento e…
“Oh accidenti è ora di partire ci aspetta nostro figlio e una lunga, lunga avventura che chissà mai quando finirà, se finira” disse Carla.
Non risposi cominciai a prendere le valigie preparate la sera prima, le chiavi dell’automobile, le chiavi di casa, un ultimo sguardo. Quella casa che aveva visto nascere Federico che non l’avrebbe mai più rivisto. Chiusi la porta, due giri di chiave, presi le ultime valigie mi voltai un ultima volta e fu come un lampo… “Papà, Papà andiamo a fare un giro in bici ‘”
“Non ora Federico non ne ho voglia “
“Mamma, papà non ha voglia”
“Non importa Francesco noi ci andiamo lo stesso”
Chissà potrò mai più fare un domani un giro in bicicletta con Federico. Perché non aver avuto voglia in quei momenti. Ora non restavano che i ricordi che sembrava portassi dentro a quelle valigie. Mi massaggiai il viso, tornando alla realtà. Carla mi stava aspettando e tutto intorno un silenzio in quel condominio che era stato la nostra vita.
“ Cristo, ancora un po’ e perdiamo il ferry boat”
“ Scusa Carla ma mi sono come distratto”
“ Dai apri la macchina, carichiamo le valigie e partiamo”
“ Due ore Carla e inizia il cammino”
“ Due ore Renato e non so quanto, quanto tempo ancora per la sua vita”

Eravamo arrivati al punto assai critico del non-ritorno, sbalorditi dalla caduta inattesa e violenta, ci trovavamo nel buio di un fondo senza fine, ma per fortuna, stranamente asciutto. Queste le prime sensazioni dopo l’arrivo di Federico e nostro al centro di riabilitazione. Scoprimmo lentamente che la parete del pozzo che teneva Federico prigioniero era costituita da semplice terra, per cui incominciammo a scavare, procedendo dalla base in senso orizzontale ed obliquo, tracciando un piccolo sentiero a chiocciola, che lentamente – ma decisamente – iniziò a portare Federico, da anello ad anello, gradatamente a conquistare luminosità e luce e, d’un balzo la libertà, che ancora oggi cerca di raggiungere. Carla si caricò sulle sue spalle tutto il periodo della permanenza in riabilitazione di Federico circa una anno e mezzo, a parte qualche breve periodo dove riuscivo a liberarmi dagli impegni di lavoro.
“Pronto Francesco sono papà, come va”
Al telefono, iniziai a chiamare mio figlio ma non sentivo nulla, ascoltavo solo dei suoni meccanici delle macchine che lo aiutavano a tenerlo in vita, mi accorsi che fra questi suoni c’era anche il suo respiro, ma il respiro di una persona provata, stanca, affannata. Quella sua voce baritonale venata da quel accento veneziano, mentre ora, non pronunciava neanche una sillaba, ma era vivo, e questo era importante. Sentivo al telefono Paola durante la settimana e un giorno mi passò Federico.
“Ciao papà”
A quel punto piansi di gioia, per Federico si stava aprendo una strada, una strada lunga e tortuosa ma sempre una strada. Iniziavo a stare meglio, al lavoro ero più presente e attivo anche se soffrivo tanto a stare così lontano da Federico e Carla; avvertivo la necessità di vederli e di dividere con loro la lotta intrapresa. Continuavo ad aspettare le telefonate di Carla ed essere informato la dei piccoli miglioramenti di Federico, mentre poi arrivava il venerdi sera per partire e stare con loro. Il momento peggiore era quando rientravo a casa la sera dal lavoro, mi abbandonavo ai miei pensieri e alle mie considerazioni, pochi attimi erano bastati per cambiare la nostra vita, quello che prima mi sembrava importante, ora non lo era più.
Come sono rilevanti in questi momenti i valori della vita, e cioè l’AMORE, l’AFFETTO, la FAMIGLIA, il calore delle poche persone che ti restano vicine; ti rendi conto di aver conosciuto prima, tutte persone inutili, ma forse quando sei nel pieno delle tue energie, frequenti proprio le persone cosiddette inutili perché – nella frenetica quotidianità – dai preferenza più alle persone superficiali che, in quanto tali, ti offrono più spensieratezza.
Questi momenti che ci hanno fatto capire veramente su chi potevamo contare e su chi invece era inutile insistere. Quando ritornavo a casa per presentarmi al lavoro, mi sentivo quasi in colpa e mi chiedevo:
“Ma come, io sono qui a mangiare, a guardare la televisione, a leggere comodamente il giornale, mentre loro…”
Ma la vita è anche questa. E’ diversità. Iniziai a portarlo fuori, nel parco del centro di riabilitazione, in carrozzella, ma la cosa non lo interessava molto, si stancava con estrema facilità, una voltagli comprai un gelato e lo imboccai, ricordo che mangiò quel gelato con grande avidità e cupidigia.
“Mhhh! che buono. Non mi ricordavo quasi più il sapore” disse.
Passarono così nove mesi. Uno dei venerdì sera in cui arrivavo per stare il fine settimana Carla mi informò che Federico veniva dimesso per essere trasferito presso un altro centro. Non si sentivano più competenti al suo caso. Aveva bisogno di andare in un posto dove trattassero anche la sua disabilità visiva.
Fù una piccola avventura la partenza, al mattino molto presto, la macchina stracarica con il problema di farci stare l’ingombrante carrozzina. Il viaggio prima in ferry boat, poi in autostrada ed infine l’arrivo. Altri quattro mesi.
Quante conquiste e quanta fatica. Poi il ritorno a casa, le prime domande, i primi pensieri.
“Non ricordo l’incidente. E’ come se si fosse spento tutto intorno a me, senza alcun dolore. Ed ho incominciato a sognare. Forse il passato, forse il presente, non lo so. E’ l’inizio di una nuova vita, circondato dalle persone che veramente mi vogliono bene” incominciò Federico una mattina mentre si alzava dal suo letto. Camminare per lui non è facile, muoversi neanche. Da bambino non te ne rendi conto, invece da adulto nelle sue condizioni devi recuperare, cominciando da zero. Un elemento va citato per tutti. I ricordi: i più recenti, vengono cancellati; restano i ricordi più profondi, quelli di un lontano passato. I sentimenti profondi e il suo carattere non sono cambiati, anche dopo prove come questa: il carattere di Federico ha vinto anche il coma, chissà perché. Il suo movimento e ogni elemento del suo aspetto fisico vanno per conto suo; è come se il suo cervello avesse perso la regia unitaria di tutto: gambe, braccia. E, anche se lui ordina direttamente o indirettamente ciò che devono fare secondo i suoi voleri, che sono ben precisi, queste parti non lo rispettano. Perché vanno per conto loro, indipendentemente dalla sua volontà. Lo stacco tra la volontà ed il proprio fisico, cioè quello che esso fa concretamente. E’ come se il suo fisico rispondesse a sue proprie regole, indipendentemente da quelle che lui da o vorrebbe dargli. Comunque ciò che vale è che lui continua a vivere.
Penso che questa considerazione gli consenta di tirare avanti, nonostante tutto. Principalmente per quelli che lo anno aiutato disinteressatamente. Se gli infermieri, i fisioterapisti e tutti gli altri operatori hanno uno stipendio corrisposto dall’ospedale o dai centri di riabilitazione per fare un certo lavoro, che è comunque una missione, che compenso hanno le persone che ti stanno vicino, disinteressatamente ?
Il suo valore è , in qualche modo, la risposta al tuo passato. Tutto li. E’ questo è la conferma vera del tuo valore di ieri ed un dato non secondario da tenere in considerazione anche oggi perché, per loro può avere un valore anche un semplice sorriso, purchè sia quello di Federico.
A maggior ragione senza un compenso e se fatto da una persona nello stato in cui era Federico. Ho chiesto a mia moglie Carla di fare uno sforzo ulteriore. Per il bene nostro e di Federico di tagliare i ponti con chi utilizzava l’aiuto che ci dava per il proprio tornaconto d’immagine, per chi anteponeva il successo della propria professione alle iniziativa che potessero migliorare la vita di Federico, a chi presi dal proprio orgoglio di appartenenza hanno cancellato la loro presenza.
Non si sono proprio chieste queste persone quanto lunga è la strada da percorrere per la guarigione e, perché è così lunga. Non so ancora se abbiamo fatto bene o male ma, di una cosa sono certo. Ora siamo sicuramente tutti più sereni.
Lui guidava quella moto, non si poneva tante domande e faceva male, veramente male. Se, per caso, se le avesse poste tutte, forse non sarebbe mai salito in sella ad una moto, la prudenza non sarebbe mai troppa. Federico, purtroppo ci è salito male. Purtroppo è andata così. Federico ha comunque salvato la sua vita. Qualcuno ha deciso così dice mia moglie Carla io, finalmente posso dire: Federico è di nuovo tra noi. Certo con tutti i suoi migliaia di problemi ma è con noi.
Nello stormo, proprio come fa un gabbiano che, momentaneamente, si è disperso.
Errebì

30 luglio 2011

Fbc Unione Venezia: News #1

Vista progetto interno nuovo stadio

Ieri i dirigenti della società erano a Firenze per presentare la domanda di ripescaggio in Lega Pro. Come da regolamento oltre alla domanda sono stati consegnati due assegni da 300.000 euro più una fidejussione di 100.000 euro sia per l’iscrizione al campionato che per l’obbligo di tassazione nel caso di ripescaggio. Le speranze sono ridotte al lumicino, ma il sodalizio arancioneroverde non vuole precludersi nessuna possibilità anche perché credo saranno ben poche, o nessuna, le società che faranno analoga richiesta di ripescaggio per lo più con i versamenti delle ingenti somme sopra riportate. Sul fronte squadra si registrano altri nuovi ingaggi di giocatori. Il difensore Videtta (classe 1982) proveniente dalla formazione primavera dell’Empoli, l’esterno sinistro Salustri (classe 1993) proveniente dalla primavera dell’Udinese e il difensore esterno sinistro Luca Giacomelli (classe 1993) proveniente anche egli dalla primavera dell’Udinese. Prosegue intanto la preparazione a Piancavallo dove la prima palla al centro verrà posta oggi alle 17 per una partitella a ranghi contrapposti di tutta la rosa della squadra. E’ probabile che non saranno della gara né il portiere Riommi e né Mirri che, sebbene rientrati da Mestre dopo i controlli sanitari, hanno bisogno di qualche giorno ancora per rientrare nei ranghi. Seguirà il 3 Agosto l’incontro contro il Pro Aviano mentre, sabato 6 agosto, un’altra amichevole contro la Sacilese ( appena retrocessa dalla Seconda Divisione ). Il 13 agosto è stata definita la data di un triangolare, che si terrà a Mogliano Veneto, con tre sfide da 45 minuti, che vedranno impegnati i padroni di casa della Pro Mogliano, l’Edo Mestre e l’Unione Venezia. Per quanto concerne l’ingaggio del fantomatico giocatore brasiliano, il mister X dell’Unione Venezia, si tratta di Diego Oliveria, che ha giocato a Padova, Cittadella e Vicenza. Il giocatore ha fatto sapere che ha deciso di aspettare fino a fine di questa settimana per dare una risposta al club veneziano in attesa di una eventuale chiamata dai professionisti. Oliveira ha fatto comunque sapere che una piazza prestigiosa come quella lagunare lo affascina e lo attrae anche se deve partire dalla serie D. Se ci fosse l’eventuale ripescaggio il giocatore ha fatto già sapere di voler accettare le proposte che il direttore generale, Cinquini suo mentore, gli ha offerto.

29 luglio 2011

Quercia sfrondata

Ti abbiamo tagliato,
albero!
Come sei spoglio e bizzarro.
Cento volte hai patito,
finché tutto in te fu solo tenacia
e volontà!
Io sono come te. Non ho
rotto con la vita
incisa, tormentata
e ogni giorno mi sollevo dalle
sofferenze e alzo la fronte alla luce.
Ciò che in me era tenero e delicato,
il mondo lo ha deriso a morte,
ma indistruttibile è il mio essere,
sono pago, conciliato.
Paziente genero nuove foglie
Da rami cento volte sfrondati
e a dispetto di ogni pena
rimango innamorato
del mondo folle
Herman Hesse

28 luglio 2011

Amore

Mi sento come preda di un sistema nel quale la caccia di ideali non ha fatto altro che perdere l'obiettivo principale, una vita d'amore. Eppure in ogni attimo c'è amore nella nostra vita. Un uccello che si posa stanco su un ramo, una nuvola che passa velocemente nel cielo, una stella che non avevamo mai notato prima, una goccia di pioggia, la risata di un bambino, un vecchio che cammina incerto per strada, una dolce canzone, un sogno. Tutto questo è amore. Avete mai sentito il suo odore? È come il pane appena sfornato, come l'odore del caffè che ci sveglia la mattina, come un campo di fiori. Amore... Amore è tutto ciò che ci rende felici, anche in un attimo.
Lidia De Liso

27 luglio 2011

14 Dicembre 2010…La casta

Sento un coro, un po’ sgangherato, da osteria brianzola: è il “Va’ pensiero” cantato da un gruppo di deputati leghisti che escono dall’aula ed entrano nel “corridoio dei passi perduti”. Qui si è perduto il gusto, il senso delle istituzioni. Dentro, in mezzo ad uno sventolare di bandiere tricolori e di “Viva l’Italia!”, scorgo la Santanché, Brunetta davanti a lei e altri che, con la mano destra sul cuore, gridano, più che cantare, “Fratelli d’Italia”. Due posizioni opposte, antitetiche, politicamente e storicamente. Unitari e secessionisti (alla Lega nulla importa, se non in modo contingente, del federalismo). Ma compatti al governo, più che mai. Senza un’ombra di dubbio.
Mi vedo con altri cronisti parlamentari di lungo corso. Qualcuno, come me, è stato anche deputato, ha frequentato quest’aula, questi corridoi, per anni e anni, annotando cronaca e storia. Ricordo di aver raccolto qui un’ultima sconsolata amarissima frase di Ferruccio Parri, la cui onestà oggi sarebbe considerata pura dabbenaggine da questi qui che cantano e berciano. Era in corso un teso, drammatico confronto sullo scandalo Lockheed. «Non avrei mai creduto di assistere ad una cosa del genere», ripeteva “Maurizio” ormai piegato in due scuotendo la folta capigliatura candida. «Non avrei mai creduto...». Pareva di aver toccato il fondo. Adesso il fondo non si tocca mai. Come mi dice il sette volte ministro socialista Giovanni Pieraccini, classe 1918, sempre lucido e attivo: «Mi fa impressione codesta compera dei deputati, ma ancor più la debole durata dell’indignazione».
È una strana aria quella in cui ci muoviamo. Fuori hanno creato una “zona rossa” munita come un fortilizio bellico. Per arrivare sin qui, abbiamo dovuto mostrare tessere e tesserini. Poi però non si sono accorti, i servizi, che arrivavano i Black Block (o gli infiltrati, non si capisce, come nel vecchio film del ’77, poi del G8 di Genova). Dentro al Transatlantico c’è tanta gente. Molti cronisti, certo. I deputati, ovviamente. Gli ex deputati, sicuro. Però altra gente ancora. Come quella che occupa quasi per intero le stesse tribune degli ex parlamentari. Solo posti in piedi. Mai visto. Un commesso si scusa e finisce lì.
Dall’alto sembra davvero che sulla testa il capo del governo si sia incollato un pezzo di moquette. La votazione è ancora in corso. C’è un clima da arena di provincia, con grida sguaiate. Prima parlava Fabrizio Cicchitto, ex sinistra della sinistra lombardiana, mai simpatico e però un tempo culturalmente avvertito, ad un certo punto definisce Di Pietro “laureato semianalfabeta”, e giù a ridere, il capo del governo per primo che applaude come fosse al Bagaglino, mentre rimangono immobili e senza sorriso Letta e Tremonti. Cicchitto che, quando si seppe che aveva chiesto l’iscrizione alla Loggia P2 e che Gelli gli aveva destinato quale “padrino” il fascista Giulio Caradonna, oltre a prendersi un ceffone da Riccardo Lombardi, mise in stato di choc mezzo Psi. Adesso si è adeguato, anche nel linguaggio, al Cavaliere. Lui come Paolo Bonaiuti. Quasi fossero cresciuti e andati a mignotte insieme. Com’è potuto accadere?
Sta votando, fra i battimani, Giuseppe Vegas. Ma non è stato nominato presidente della commissione Antitrust? Sì, il 18 novembre. L’ha imposto un presidente del Consiglio dal formidabile conflitto di interessi. Ma vota ancora. Anni fa dirigeva la Fondazione intitolata a Luigi Einaudi nemico giurato dei conflitti di interesse, dei monopoli privati. Scandisce tranquillo il suo “No” alla sfiducia. Vota anche Berlusconi, del resto. Mentre non vota Fini.
Ridiscendo in Transatlantico. Arriva Silvano Moffa ex rautiano, poi finiano, ora quasi “ex” per il duro discorso di Italo Bocchino. Lo davano per barricato nel suo studio. «Non scende, non vota». Invece è qui fra noi e dichiara che voterà la sfiducia chiedendo però le dimissioni di Bocchino. Lo chiamano a votare. È scomparso. Ha già cambiato idea, pentito di tanto coraggio. Se Berlusconi dura, gli darà un posto di governo, come a Calearo, l’industriale veneto che per il Pd veltroniano doveva “sbancare il Nord Est”, o a Domenico Scilipoti, ginecologo-agopuntore, messinese, ex dipietrista che pronuncia la sua frase storica: «Sono così intelligente a (sic) rendermi conto di quello che ho fatto, e l’ho fatto anche nell’interesse dei miei figli», povere creature innocenti. Quando fa la sua passerella riceve un’ovazione da stadio.
Tutti prevedono: «Adesso il Berlusca aprirà a Casini, è già al Quirinale». Macché, il giorno appresso (cioè ieri) lui dichiara che andrà avanti nella compravendita di deputati sciolti e a pacchetti, e la metà e più degli italiani dirà: Silvio è proprio forte, un fenomeno. Il fondo? Chissà dov’è, la slavina continua. Ma non si può mollare. Anzi.
Vittorio Emiliani

26 luglio 2011

Dal libro : La lingua salvata. Storia di una giovinezza

Si crede di aprirsi al mondo e si paga questa persuasione con la cecità per le cose più vicine. È incredibile l'arroganza con cui decidiamo che cosa ci riguarda o non ci riguarda. Tutte le direttrici dell'esperienza sono prestabilite, anche se non lo sappiamo, ciò che ancora non comprendiamo a chiare lettere non lo guardiamo neppure, e quella fame lupina che si definisce brama di sapere non si avvede di quel che le sfugge.
Elias Canetti

25 luglio 2011

Quel che ho fatto o quel che ho avuto

Non lo crederesti ma ho quasi chiuso tutti gli usci all'avventura, non perchè metterò la testa a posto ma per noia o per paura.. Non passo notti disperate, su quel che ho fatto o quel che ho avuto, le cose andate sono andate ed ho per unico rimorso le occasioni che ho perduto..
Francesco Guccini

24 luglio 2011

In direzione ostinata e contraria

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore di umanità di verità.
Ivano Fossati

23 luglio 2011

Dal libro Tristano muore.Una vita

Ma lui a quel tempo il futuro lo vedeva diviso in due, perché pensava che la storia fosse divisa in due, idiota, non sapeva che la storia la facciamo noi, ce la costruiamo con le nostre mani, è una nostra invenzione, e ne potremmo fare un'altra, se solo volessimo, se solo non ci lasciassimo convincere dalla storia che lei è o così o cosà, se solo avessimo la forza di dirle, signora storia, lei non è niente, non faccia tanto l'arrogante, lei è solo una mia ipotesi, e se non le spiace ora la invento come preferisco. Ma per dire questo bisogna essere vecchi, e inutili, quasi cadaveri come sono io, quando hai capito che lei era un'illusione, un fantasma, ormai non puoi più farla, è già stata fatta. La storia è come l'amore, è una musica, e tu sei il musicista, e mentre la suoni sei di un'abilità enorme, un interprete che soffia a pieni polmoni nella sua trombetta o sfrega con rapimento il suo archetto sulle corde... magnifico, un'esecuzione perfetta, applausi. Ma non conosci lo spartito. Questo lo capisci dopo, molto più tardi, ma ormai la musica è svanita...
Antonio Tabucchi

22 luglio 2011

Fbc Unione Venezia: Ricapitoliamo

Fino ad inizio Agosto c’è ancora un piccolo spiraglio da tenere in considerazione per quanto riguarda i ripescaggi. Ci sono sentenze sul calcio-scommesse e ci sono problematiche che riguardano le regole sui vincitori dei playoff. In teoria potrebbero esserci ancora 2-3 posti liberi soprattutto e considerando l’obbligo di versare (anche per le società ripescabili) cifre elevatissime e difficilmente disponibili ( 300mila + 300mila di fideiussioni e tassa una tantum di 100mila per ripescaggio ). Per questo motivo è stato deliberato l’aumento di capitale sociale a un milione di euro. Presentato il nuovo allenatore ( David Sassarini ) diventa ora di importanza vitale stravincere il campionato. Chi viene a Venezia deve sapere che ci sono grandi ambizioni e sposare una filosofia vincente e di grande disponibilità. La squadra è pressoché fatta. Quattro i nomi fino ad ora comunicati dalla società arancioneroverde, Battista Maina difensore primavera del Milan, Fabio Biagini centrocampista dalla Pianese già agli ordini di mister Sassarini, Adnane Essoussi attaccante dal Sansepolcro 23 reti nello scorso campionato di serie D, Lorenzo Riommi portiere di proprietà del Foligno e che lo scorso campionato a militato nel Perugia vincitore del campionato di serie D e della Coppa Italia di categoria. A questi giocatori si aggiunge il centrocampista Marcolini compagno di squadra di Biagini e funzionale al tipo di gioco dello stesso. I senior e arancioneroverdi Collauto, Zubin, Nichele, Cardin e Pippo Vinello e gli junior Malgò, Casagrande e Fedato. Si sta definendo l’ingaggio di due centrocampisti junior e quello di un notevole personaggio (sembra un brasiliano ben conosciuto in Italia). Quindi alla conta mancano ancora un portiere junior, due terzini uno junior e uno senior, un esterno di centrocampo junior e due attaccanti uno senior e l’altro junior oltre ai due centrocampisti junior sopra accennati ( totale sei junior e due senior). Partenza per il ritiro di Piancavallo Sabato 23 cm per poi proseguire gli allenamenti al centro sportivo di Vittorio Veneto visto l’intervento da fare per sistemare i terreni e le strutture del centro Taliercio casa imprescindibile della squadra Obiettivo dichiarato VINCERE IL TORNEO anche se non sarà facile, come dimostrano gli ultimi due anni.

21 luglio 2011

Dal film "Io & Marley"

Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati... Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido... Se gli dai il tuo cuore, lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso? Quante persone possono farti sentire unico, puro, speciale? Quante persone possono farti sentire... Straordinario?

20 luglio 2011

"Contro natura"

Cerco di dirlo così come mi viene, mi scusino eventuali pignoli o suscettibili. Leggere sulle prime pagine le parole "contro natura", pronunciate dal papa Benedetto XVI a proposito delle unioni omosessuali, mi fa rivoltare le viscere. La natura umana è così complicata e ricca (essendo biologica, psicologica, culturale, sociale) che estrarne un pezzo e appenderlo al lampione del Giudizio Divino equivale ad amputarla. L'omosessualità è sempre esistita ed esisterà sempre, consiste di amore e di vizio, di eros e di moda, di piacere e di colpa, di profondità e di futilità, tanto quanto le altre pulsioni dell'animo e del corpo. Si può diffidarne, si può criticarla, ma solo una violenta e impaurita torsione dello sguardo sulle persone, sulla vita, sull'eros, può arrivare addirittura a scacciare l'amore omosessuale dalla "natura umana". Leggendo quei titoli ho pensato ai miei amici omosessuali, ad alcune storie di sofferenza e di punizione, all'orribile marchio di "anormale" che qualcuno di loro ha dovuto leggere negli occhi e nelle parole degli altri, e mi sono profondamente vergognato per quel "contro natura". Possibile che i preti omosessuali, notoriamente molti, non abbiano niente da dire a questa Chiesa spietata?
Michele Serra

19 luglio 2011

Spider Truman non esiste

In una intervista rilasciata da Gianfranco Mascia, Popolo Viola e IDV, pubblicata oggi da Il Fatto Quotidiano, viene fuori cheSpiderTruman non esiste ed è un'operazione di marketing politicocontro la casta. Bene, avevamo ragione. I nostri sospetti si sono rivelati fondati. E la migliore risposta agli insulti che ci sono stati rivolti in questi giorni è la semplice verità che è venuta fuori.
Ora però vogliamo andare fino in fondo e chiediamo in nome della trasparenza della relazione tra il cittadino e la politica se l'Onorevole Di Pietro, che ha tempestivamente lanciato una manifestazione anticasta (una manifestazione mai vista, a detta del leader dell'IDV) per fine settembre a poche ore dall'apertura della pagina "I segreti della Casta di Montecitorio", se in qualche modo, direttamente o indirettamente, sia dietro a questa macchinazione.
Perché questa operazione non ci piace? Ve lo spieghiamo con l'analisi fatta da Galatea Vaglio su tutta la vicenda:
"Al momento in cui scrivo questo post di Facebook conta più di 200mila fan. E’ stata aperta, si legge nelle informazioni, da un sedicente “precario”, ossia un portaborse, il quale, licenziato dopo quindici anni di onorato servizio, dice di aver deciso di svelare “tutti i segreti della Casta”. Di segreti, in realtà, ce ne sono pochini. Le agevolazioni, le offerte e i canali privilegiati di cui parlamentari e politici godono in virtù del loro ruolo sono in realtà già noti da tempo, grazie a libri e inchieste sui giornali.
Il fantomatico “portaborse” si limita infatti a scrivere dei post in cui riassume questi privilegi: sconti su auto, tariffe telefoniche agevolate. Tutte cose che in periodi di crisi economica ammetto che facciano un po’ arrabbiare i privati cittadini che si devono pagare tutto, ma che poi, comparate con analoghe tariffe e sconti offerte dalle varie società ai normali dirigenti d’azienda non sono così scandalose. Poco più interessanti i post in cui si spiega come alcuni parlamentari ottengano una scorta non dovuta, o portino mogli e amanti in giro sulle auto blu. Ma anche qua, nulla che non si sapesse: basta dare una scorsa ai libri di Stella e si viene a conoscenza di particolari ben peggiori, e sono citati anche nome e cognome dei politici coinvolti, mentre qui, c’è da dire, nomi e cognomi tragicamente mancano: non solo quelli dei politici, ma anche quello dell’autore dei post.
Mentre la stampa ha dato gran risalto alla pagina di Facebook del sedicente ex portaborse, affrettandosi a dichiaralo “il nuovo Assange anticasta” e pare dare per scontato la veridicità della storia da lui raccontata (il Corriere e la Stampa) la Rete, quella che è sempre accusata di saper creare solo bufale, dimostra invece di avere una straordinaria capacità di creare anche gli anticorpi alle stesse: Arianna Ciccone subodora qualcosa che non torna nell’operazione, e altri giornali, messi sull’avviso dal tam tam web si chiedono se non vi sia dietro qualche abile manovra di marketing.
Il sedicente ex portaborse, intanto, apre un blog ed un account su Twitter, dicendosi spaventato che lo si voglia “zittire” a causa di presunte minacce a lui giunte di chiusura della pagina di FB. Si fa accenno ad imprecisate “violazioni del copyright”, ma non è chiaro a cosa ci si possa mai riferire. Il precario stesso, per quanto invitato nei commenti a chiarire, non risponde; anzi, per la verità, a parte le comunicazioni tramite lo status e i link a nuove note, non replica proprio e non interagisce con i suoi fan.
Da qualche accenno sparso in rete su altri siti e sui SN, però, pare che i commenti in cui alcuni esprimano dubbi o chiedano maggiori informazioni vengano anzi prontamente cassati. Quelli rimasti in calce ai post sono numerosissimi e tutti entusiasti. I fan del “precario” infatti si distinguono per l’assoluta mancanza di dubbi su quanto viene loro raccontato. Non tanto sulla sostanza dei post, ma sull’identità di chi racconta questi fatti. In breve, la storia del precario licenziato scritta sul box viene presa per vera senza alcuna ulteriore verifica. A nessuno dei fan viene in mente che, non essendoci un nome e un cognome, né nessun indizio riguardante la regione di provenienza, non vi è la minima certezza né alcuna maniera di verificare che l’autore della pagina sia davvero un ex portaborse di Montecitorio e non una parrucchiera bontempona di Trento, per dire.
Alcuni, più sgamati, dimostrano in realtà di non considerare importante se la biografia raccontata dal precario sia vera o falsa. In altri blog o pagine di google+, come la mia, dove si apre un dibattito, arrivano a dire che non è importante sapere se il precario esista o meno, perché l’importante è che serva a far scoppiare una sommossa popolare, a svegliare le coscienze. Se per far questo bisogna ricorrere all’espediente di qualcuno che racconta una biografia falsa in rete, è a fin di bene. Man mano che i fan aumentano, sulla pagina di Facebook si assiste ad una deriva nei commenti: mentre i primi erano solo di schifo profondo per quanto veniva raccontato, negli ultimi si arrivano ad invocare “ghigliottine”, “rivoluzioni”, e c’è chi definisce il fantomatico precario un “eroe”, uno “con le palle”. Il tutto senza che ancora sia stata data dall’”eroe” una sola prova della sua esistenza reale.
In pratica, potrebbe davvero trattarsi di una parrucchiera di Trento che ha letto e riassunto bene i libri di Gian Antonio Stella, di Pansa e qualche altra inchiesta affine, anche se il sospetto più fondato, dato l’aggiornamento costante della pagina, la velocità con cui le redazioni dei giornali sono state avvertite della “messa on line” del materiale ancora prima che il precario sbarcasse su Facebook, fanno pensare ad un collettivo di persone che si san muovere bene su internet e tengono monitorata costantemente la rete.
Ieri alle 13 Spider Truman – che nel frattempo si è scelto come avatar la foto di V per Vendetta – esce con questo post, in cui dice di voler svelare la sua identità, ma poi, in realtà, in pratica svela la beffa: Spider Truman non esiste, o meglio dovrebbe incarnare (non si sa a che titolo) tutti gli “sfruttati” della società. Con un tono apocalittico ma ingiustificato – dato la pochezza delle “rivelazioni” fatte – evoca una rivoluzione vaga e di là da venire. Alcuni dei commenti cominciano ad essere fortemente critici, ma la maggior parte è entusiasta. In certuni si continua a far riferimento ad una fantomatica “censura” da parte di Facebook, addirittura chiedendo il boicottaggio di FB. Censura che però non è mai avvenuta, e non ci sono nemmeno prove che sia nemmeno stata mai minacciata, ma ormai, per taluni fan, è diventata un dato di fatto incontrovertibile. Nonostante il fantomatico precario non abbia dato indicazioni su cosa praticamente voglia fare, si moltiplicano nei commenti anche i suggerimenti a organizzare manifestazioni e occupazioni. Suggerimenti che per ora cadono nel vuoto, perché il “precario” non risponde.
Alcune riflessioni sulla vicenda:
La Rete e le bufale. Stando a quanto è avvenuto, è per lo meno impreciso dire che “la rete” ha appoggiato in modo acritico il “precario”, o si è bevuta senza controllo la storia. In realtà, come si è visto, le prime voci scettiche ed inchieste serie sulla vicenda sono partite proprio dalla “rete” stessa, o meglio da alcuni blogger, mentre la stampa tradizionale si è dimostrata molto più propensa a riportare la storia senza alcun controllo reale su quanto veniva affermato, più interessata, forse, sulle prime, all’aspetto “folkloristico” della cosa che ad una indagine seria su quello che veniva detto dagli autori della pagina facebook.
La “rete” intesa come entità omogenea, non esiste: esistono persone che scrivono e si muovono sulla rete. Alcuni di questi, come il gruppo dietro al “precario”, conoscendo i meccanismi pubblicitari li sfruttano per creare storie acchiappaaudience. Ma le tecniche usate, anche se declinate sul web, sono simili a quelle che vengono usate dal marketing per qualsiasi altro ambito.
La “rete” semmai – o meglio: alcuni blogger che operano in essa – hanno capito ben prima dei media tradizionali che qualcosa non tornava nelle affermazioni proposte e si sono mossi più speditamente ed in maniera più incisiva dei giornalisti “professionisti” (distinzione peraltro anche difficile da fare: Arianna Ciccone è una giornalista).
La credibilità dell’eroe.
Fra i fan del precario in larga parte però si nota l’assoluta incapacità di distinguere fra una storia “falsa” e una “verificata”. Il grosso pubblico – formato, si noti, anche da persone mediamente “colte” – dimostra di prendere per oro colato le affermazioni del “precario” sulle presunte pressioni o possibili censure e rischi da lui corsi, nonostante l’assurdità di queste affermazioni sia palese (la pagina di FB non è stata chiusa, è ancora là; i post vaghi che ha pubblicato, pieni di notizie ampiamente pubbliche, non possono in alcun caso essere oggetto di querela da parte di nessuno, il precario non ha alcun bisogno di postare da sconosciuti internet point come un agente segreto braccato, eccetera). Una volta assunto il “precario” come eroe, i fan in pratica abdicano ad ogni filtro razionale sulle sue affermazioni, ed anzi paiono affascinati quanto più queste si colorano di aspetti da fumetto o da romanzo d’appendice.
La Rivoluzione non è un pranzo di gala, ma è affascinante solo se sembra una brutta puntata della Primula Rossa. I fan, inoltre, sembrano del tutto insensibili al fatto che il presunto loro eroe in realtà non ha ancora fatto nulla di “eroico”: non ha rivelato scottanti segreti, non ha rischiato nulla, non ha neppure proposto e fatto girare un qualche “programma” concreto. Neppure risponde in pratica alle loro sollecitazioni o idee. In questo il “precario” è una sorta di Beppe Grillo all’ennesima potenza. Beppe Grillo, infatti, è una persona reale che ha messo in piedi un movimento reale partendo dalla rete; il “precario” è una figura totalmente virtuale e senza back ground, e nemmeno interagisce con i fan. Eppure è incredibile come sul sito si moltiplichino i commenti di chi “vuole dare una mano” e si offre per mobilitarsi. Per cosa, non si sa.
Il complesso della collana della Regina.
Altrettanto interessanti sono coloro che, pur subodorando che si tratti di una bufala, però dicono che è meglio, perché tutto quanto serva a far scoppiare l’ira contro la casta, anche una manifesta operazione montata ad arte, va bene. Qua siamo dalle parti dei pamphlet rivoluzionari contro Maria Antonietta, che spesso inventavano ad usum populi incredibili storie di corruzione alla corte di Francia, tipo la vicenda della Collana della Regina.
Anche qua, il “virtuale” vince il reale: in un momento in cui per trovare vere storie di malaffare, molto più pesanti di quelle citate dal fantomatico precario e con tanto di nomi e cognomi verificabili, basta guardare le prime pagine dei giornali, la storia che conquista è quella del fantomatico precario, non tanto per quello che racconta, ma per come è raccontata e impacchettata. L’indignazione è vincolata ad una narrazione affascinante creata da un personaggio con tratti avventurosi.
Il disprezzo intrinseco per le masse.
C’è da domandarsi però se coloro che plaudono a questo tipo di spettacolarizzazione come “mezzo” per calamitare le masse e portarle verso una “rivoluzione anticasta” si rendano conto che così agiscono esattamente come coloro che odiano: manipolano il consenso popolare, spingendo una torma di individui a mobilitarsi per una narrazione fasulla.
A voler fare una analisi politica, usare la falsa storia del precario per suscitare indignazione anziché usare una storia reale è una operazione che denota una un dispregio totale nella capacità del “popolo” di sapersi mobilitare per le cause “giuste”. Più che una rivoluzione dal basso, chi usa una storia simile per creare attorno a sé consenso si dimostra parte di una élite che vuole usare la massa per arrivare ad una qualche forma di potere. Insomma, è una operazione che, nei suoi tratti distintivi di fondo, non è pensata per abbattere “la casta”. Solo per sostituire una casta ad un’altra, semmai".
p.s. Consiglio di lettura: Dove porta la rabbia che gli italiani sfogano in rete?
Un grazie all'amico Novalis

La casta

Spider Truman è lì vicino a voi.
Spider Truman è ovunque.
Spider Truman è ogni disoccupato che non trova lavoro perchè non ha santi in paradiso.
Spider Truman è ogni precario che viene struttato per 900 euro al mese e poi dopo anni e anni buttato in mezzo a una strada.
Spider Truman è ogni cassintegrato che deve sudare per arrivare a fine mese.
Spider Truman è ogni operaio sfruttato e malpagato per 40 anni alla catena di montaggio per un salario e una pensione da fame.
Spider Truman è ogni giovane costretto ad emigrare perchè gli hanno rubato il proprio futuro. Spider Truman è ogni anziano costretto a sborsare decine di euro di ticket se ha la pretesa di andare in un ospedale.
Spider Truman è ogni uomo e ogni donna che a luglio ed agosto non può permettersi nemmeno una settimana al mare. Spider Truman è uno, nessuno e centomila.
Spider Truman

Tutti lo cercano, tutti lo vogliono. In Transatlantico i parlamentari continuano a chiedersi chi possa essere. Lui, intanto, in soli tre giorni continua a raccogliere consensi e opinioni, quasi trecentomila iscritti al social-network. Licenziato dopo 15 anni di precariato alla Camera dei Deputati è stato licenziato e, restato senza lavoro, ha deciso di render note le incongruenze che l’italiano medio precario è costretto a vivere a dispetto di privilegi ingiustificati da parte dei politici che la “Casta di Montecitorio” ha a proprio favore. Spuntano così come funghi nell’etere mediatico tutti gli scoop, rigorosamente documentati, raccolti in quindici anni di duro lavoro. Alcune chicche che potrete trovare collegandovi al blog o al social network… …Un deputato può chiedere la spedizione in tutta Italia di materiale di cancelleria. …Un deputato può avere sconti, grandi sconti,sull’acquisto di macchine, documentati gli sconti sull’acquisto di alcune Peugeot. …Un deputato può telefonare a prezzi ridicoli, la Tim offre dal 2008 una tariffa che permette ai “deputati” di telefonare a soli a 3 cent al minuto. …Non solo i deputati ma, anche i barbieri, a Montecitorio sono fortunati. A quanto pare per fare i capelli alle importantissime teste di “cxxxo” prendono stipendi da far invidia non ad uno ma almeno a 5,6 precari messi insieme. …Ogni anno la Camera dei Deputati spende 25 milioni di euro per l’affitto di un palazzo che è quasi sempre vuoto: inutilizzato. …I signori “deputati” denunciano quasi ogni giorno di essere stati derubati di un qualche oggetto personale, oggi un pc, domani una pelliccia. Tanto c’è un’apposita assicurazione che pensa a risarcirli dalla persecuzione dei ladri. …I poliziotti di scorta che dovrebbero pensare a sventare questi “furti” sono invece impegnati nottetempo nel fare la spesa, accompagnare mogli dei deputati, accompagnarli a feste o amanti. …Ricorrono a finte denunce per farsi assegnare le autoblu. …Viaggiando, a spese dei contribuenti, per “lavoro” con Alitalia possono accumulare così tanti punti Millemiglia da soddisfare il bisogno di evasione e di viaggi di tutta la famiglia. E si, la misura è colma!!! Ci chiedono continuamente di fare sacrifici e loro, come niente fosse, si aumentano gli stipendi, le indennità e gli “accessori” ai livelli dei sceicchi degli Emirati Arabi. Non sono altro che degli insetti sociali che coabitano e collaborano insieme, aggiungo “mangiano insieme” in quella mangiatoia dove trovano il proprio tornaconto. Finiamola una volta per tutte con questi “politici” e, ricordatevi, chi non si smarca è uguale a loro.
Fonte: I segreti della casta di Montecitorio

18 luglio 2011

Abusi di Stato

Ore 22.30 di un normalissimo venerdì. «Speravo che il turno fosse finito, dopo dodici ore di lavoro e invece...». L'uomo a cui è stata assegnata l'auto blu ha appuntamento per una festa privata. Ad attenderlo «amiche e ragazze appariscenti». Perciò «tocca stargli dietro», racconta Fabio (nome di fantasia), da 15 anni agente della scorta di parlamentari, vip, personalità più e meno note. Voleva difendere i servitori dello Stato, Fabio, e invece si ritrova a fare la “scorta delle escort”, con politici di destra e di sinistra: «Mi è capitato decine di volte. A fine giornata credi di doverli accompagnare a casa e invece ti chiedono di portarli nei posti più impensabili. In discoteche di Parma, Padova o Milano. In appartamenti privati alla periferia di Roma, negli hotel di lusso, dove ad attenderli spesso ci sono ragazze appariscenti. E tu resti ad aspettare fuori finché tutto è finito, al freddo, al caldo, con o senza cena, poco importa». Ma può persino andare peggio. Può accadere «che qualcuno», per esempio un ex ministro della prima Repubblica, politico ancora molto in voga, «amante delle discoteche, si faccia accompagnare in questi locali e ti “costringa” ad assistere a scene imbarazzanti», confida Fabio non senza mostrare il suo disgusto. Donne, donne giovani, effusioni. Quelli che un poliziotto vale un portaborse Ma capita anche che ci si «ritrovi ad aspettare ore nel giardino di una casa sconosciuta mentre dentro il vip di turno si diverte». Perché a utilizzare uomini e mezzi dello Stato per i propri, privatissimi, interessi, non sono solo politici. Sono anche critici d'arte, esuberanti uomini televisivi, organizzatori di festival ed eventi.Per gli agenti, che siano showman o parlamentari poco importa, perché la storia è sempre la stessa: «Molti di loro neanche ti degnano di un saluto e poi ti chiedono di portargli, che so, le valigie. Ma noi non siamo portaborse, dobbiamo garantire la loro sicurezza, è un lavoro delicato. Il Governo taglia i fondi per le forze dell'ordine, non abbiamo i soldi per le uniformi, non ci pagano gli straordinari e poi ci tocca assistere in silenzio agli sprechi di questi signori. Per esempio, se due o tre parlamentari devono partire da Roma e raggiungere la stessa località, nello stesso giorno, credi che prendano lo stesso volo di Stato? Macché. Due, tre voli diversi, solo perché, magari, hanno appuntamenti in orari differenti della giornata. Per non parlare di barche, ristoranti a cinque stelle. Chi credi che paghi? Noi contribuenti». Quelli che l'auto blu non è abbastanza chic Spesso poi professionisti come Fabio sono impegnati in scorte quantomeno «discutibili», dice a Lettera43.it Franco Maccari, segretario nazionale del Coisp, sindacato di polizia indipendente, vicino comunque all'area del centrodestra. Riferimento neanche troppo velato a scortati del calibro di «Irene Pivetti, Vittorio Sgarbi, Marcello Dell'Utri».(condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa)Per non parlare di quelli che la scorta ce l'hanno pure "post-mortem". «Non siamo costretti solo ad accettare le scorte alle “escort”», spiega Maccari. «Ci sono anche casi di personaggi morti la cui abitazione ha continuato a essere sorvegliata per due anni dopo il decesso», o la sorveglianza a «cariatidi che non sai neanche chi siano, magari membri di un sottocomitato, di una sottocommissione, di un sottosegretariato...». Insomma il ritratto desolante di un potere spendaccione, capriccioso e anche arrogante.«Sa cosa intasa i centralini delle Questure?», rivela il segretario del Coisp, «le telefonate dei politici, quotidiane, costanti, che si lamentano delle auto utilizzate per il servizio scorta! “Volevo l'Audi, non voglio la Croma...”». Fino ad arrivare al paradosso «di Ghedini, che si è «comprato una Lancia Thesis, l'ha data in comodato d'uso al ministero che la utilizza per la sua scorta. Lui dice di averlo fatto per dare un contributo alle spese dello Stato. Ma non sarà che anche l'avvocato non gradiva una “normale” auto blu?».Sulla correttezza nell'utilizzo delle auto blu, Renato Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, ha annunciato più volte controlli severi. Ma Maccari non ci sta: «Il folcloristico Brunetta di recente ha detto che avrebbe chiesto numeri e verifiche dettagliate su come vengono utilizzate le auto blu. Peccato che i dati ci siano già. Nei cassetti del ministero competente, il suo».
Gabriella Colarusso TAG: Franco Maccari – Coisp – Scorta – Escort

17 luglio 2011

Il volo

I tenaci vincoli della terra
d’un colpo ho reciso
e ho danzato lieto nell’aria
sopra ali d’argento.
Il cielo ho scalato,
di nuvole esplose
ho seguito il disegno impreciso
e ho fatto, contento,
cose che tu non puoi aver sognato:
tuffi, planate, giravolte,
ma lassù tutto è silenzio.
Ho spento i motori
e percorrendo spazi inviolati
di paradiso,
la mano ho messo fuori
e di Dio ho sfiorato il viso.

Dal film – L’uomo senza volto-

16 luglio 2011

Il diario di Anna Frank

È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare. Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore. Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte.Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità.
Anna Frank

15 luglio 2011

Amare il mondo

Ci impegniamo, noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto, né che sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo:
senza pretendere che gli altri si impegnino per noi,
senza giudicare chi non si impegna,
senza accusare chi non si impegna,
senza condannare chi non si impegna,
senza cercare perché non si impegna.
Se qualche cosa sentiamo di "potere"
e lo vogliamo fermamente
è su di noi, soltanto su di noi.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si muta se noi ci facciamo nuovi,
ma imbarbarisce
se scateniamo la belva che c'è in ognuno di noi.
Ci impegniamo:
per trovare un senso alla vita,
a questa vita
una ragione
che non sia una delle tante ragioni
che bene conosciamo
e che non ci prendono il cuore.
Ci impegniamo non per riordinare il mondo,
non per rifarlo, ma per amarlo.
Bertold Brecht

14 luglio 2011

Fbc Unione Venezia: Poche speranze per il ripescaggio (almeno fino a questo momento) ci attende il terzo campionato di serie D

Il nuovo mister David Sassarini

L’Fbc Unione Venezia ha comunicato in data odierna che l’allenatore della prima squadra è Davide Sassarini. Spezzino che risiede a Viareggio ha 39 anni ed ha allenato, lo scorso campionato, la Pianese, formazione della serie D toscana che ha portato, da matricola, a centrare i playoff esibendo un buon calcio. Intanto con una breve telefonata il segretario del sodalizio arancioneroverde ha chiuso il rapporto dodecennale con il direttore sportivo Andrea Seno ex giocatore del sodalizio prodotto delle giovanili veneziane e esordiente centrocampista in serie C. Per quanto riguarda il possibile ripescaggio in Lega Pro, al momento, non dovrebbe esserci spazio per alcun inserimento, nonostante l’Unione Venezia figuri tra le prime società nel ranking rimasto dopo svariate rinunce di sodalizi con un miglior punteggio. Nel frattempo, il nuovo ds Cinquini, sta incontrando allenatori e giocatori per costruire la squadra che fra una decina di giorni dovrebbe partire per il ritiro di Piancavallo. Si conferma la rinuncia alla partecipazione della Coppa Italia dei Professionisti in programma per il 7 Agosto (troppo presto per una squadra non ancora allestita). Dunque ancora serie D. Non è necessario dirlo, vincere il campionato è il minimo che tutti i tifosi si aspettano. Soprattutto vincerlo alla grande per preparare per tempo e nel modo migliore il ritorno in Lega Pro.

13 luglio 2011

E intanto il tempo passa

Bambini bambini bambini
avanti basta andatevene via
che tanto è inutile giocare
che tanto è tutta una grossa bugia
E fuori l'inverno è cattivo
brucia la terra, brucia l' energia
e nei cappotti i vecchi infreddoliti
pregano Dio che se li porti via (che se li porti via...)
E c'è chi aspetta una vita in un bar
quella schedina che non uscirà mai
ma intanto spera che aspettando
si risolvano i suoi guai
Ma quante sere passate a parlare
a ragionare sulla demagogia
Bambini bambini pregate
che arrivi il vento e se la porti via (questa democrazia)

...E intanto il tempo passa
e non gli frega niente
di te che sopravvivi come un deficente
...E intanto il tempo passa
svelto e indifferente...
lo vedi andare via...
lo vedi fuggire via

E tra poco arriverà Natale
con quell'albero in plastica che non ne può più
e la gente aspetta un anno migliore
per poterlo guardare in TV
Questa TV che NON C'E'MAI NIENTE!
che c'è SOLO STRONZATE E VIA!
ma questa sera tutti al televisore
che c'è Pippo, che ci porta via... (e così sia)

...E intanto il tempo passa
e non gli frega niente
di te che sopravvivi come un deficente
...E intanto il tempo passa
svelto e indifferente...
lo vedi andare via...
lo vedi fuggire via

e intanto il tempo passa
e intanto il tempo và
e intanto il tempo passa e se ne và... e se ne và

Bambini bambini bambini
avanti basta andatevene via
che tanto è inutile giocare
che tanto è tutta una grossa bugia
E fuori l'inverno è cattivo
brucia la terra, brucia l' energia
e nei cappotti i vecchi infreddoliti
pregano Dio che se li porti via (che se li porti via...)
E c'è chi aspetta una vita in un bar
quella schedina che non uscirà mai
ma intanto spera che aspettando
si risolvano i suoi guai
Ma quante sere passate a parlare
a ragionare sulla demagogia
Bambini bambini pregate
che arrivi il vento e se la porti via (questa democrazia)

...E intanto il tempo passa
e non gli frega niente
di te che sopravvivi come un deficente
...E intanto il tempo passa
svelto e indifferente...
lo vedi andare via...
lo vedi fuggire via

E tra poco arriverà Natale
con quell'albero in plastica che non ne può più
e la gente aspetta un anno migliore
per poterlo guardare in TV
Questa TV che NON C'E'MAI NIENTE!
che c'è SOLO STRONZATE E VIA!
ma questa sera tutti al televisore
che c'è Pippo, che ci porta via... (e così sia)

...E intanto il tempo passa
e non gli frega niente
di te che sopravvivi come un deficiente
...E intanto il tempo passa
svelto e indifferente...
lo vedi andare via...
lo vedi fuggire via

e intanto il tempo passa
e intanto il tempo và
e intanto il tempo passa e se ne và... e se ne và

Negrita

12 luglio 2011

Dal film Fortapàsc di Marco Risi 2009

ll comune ha avuto la bellezza di 22 miliardi di lire per la ricostruzione, eppure sono 5 anni che i lavori come cominciano si fermano; chi ha vinto le gare sta in villa e i terremotati nei container, non è strano signor sindaco?

11 luglio 2011

La nostra vita...

Tutta la nostra vita è una lotta per affermare quel qualcosa che ci sfugge, e per poter lottare dobbiamo imparare a sentire sulle nostre spalle il peso dell'assenza dell'altro. Io credo che nessuna terapia, nessuna esperienza consenta di eliminare questo senso di vuoto che l'amore, illudendoci, ci promette di riempire. Quando crediamo che il vuoto sia stato abolito, è probabile che stiamo ingannando noi stessi. Infatti, per quanto l'altro possa corrispondere al nostro desiderio inconscio, il bisogno di totalità è talmente smisurato che nessuna esperienza lo potrà realmente colmare. Il destino strutturale della nostra vita è imparare a sopportare la privazione e anche la delusione della persona che ci è accanto: quale che essa sia, qualunque cosa possa rappresentare o aver rappresentato per me, esprime comunque un'assenza. Possiamo dire che ogni dimensione amorosa mette in scena un mito; ogni volta che ci troviamo in questo vissuto noi “insceniamo” qualcosa: la totalità perduta che rimanda ai momenti precoci della nostra esistenza oppure il cosiddetto desiderio della completezza e- fatto ancor più doloroso – l'essere sempre pronti a rinnovare questo senso di vuoto. Infatti, per quanto io possa amare un altro e per quanto questo possa a sua volta ricambiare i miei sentimenti, in ogni rapporto continua a esistere la possibilità di perdere la persona amata. È questo timore che si rinnova con più forza ogni volta che si crea una nuova relazione, anche se il sentimento che si è riusciti a creare offre continuamente un modo di controllare la perdita. Ma la perdita ci riconduce al desiderio.
Aldo Carotenuto

10 luglio 2011

La pace che regna

Il piacere del vecchio è sorprendere le ultime stelle
sotto l'alba, poi bere una volta e girare per strada.
Uno ha sempre saputo che il mondo finisce così:
ci si trova fra visi di gente inaudita,
e non basta guardarli e pensarci con calma.

li mio vecchio comincia dall'alba a girare le strade
e nessuno s'accorge che guarda e ci pensa,
lui, che un tempo era giovane, com'è giovane il mondo.
Non c'è un cane che sappia com'è il corpo del vecchio,
nudo e debole, e come il mattino trascorra per lui,
mentre lui vede i corpi di giovani e donne
e di tutti conosce il vigore. Ma gli occhi dei giovani
che non badano al vecchio, trascorrono in strada
inquieti, e hanno tutti una vita che il vecchio non sa.

Certamente, le strade son sempre le stesse
e il mattino ha lo stesso splendore. Ma un giovane
che picchiasse e piombasse sui sassi il mio vecchio
non sarebbe che giusto. E il mio vecchio non sa,
benché pensi a ogni cosa, che questa è la sorte:
pensa ai giovani e ai vecchi che son tutta la vita.

Inquieto è anche il vecchio al pensiero che un giorno
saran vecchi anche questi, e nessuno saprà
con che sguardo gli ignoti urteranno le cose.
Ma un'occhiata sul mondo la stende chiunque
e al mattino ogni cosa si sveglia. Invecchiando,
sarà ancora un piacere sorprendere l'alba
e discendere in strada tra la folla vivente.

Cesare Pavese