31 marzo 2011

Andiamo al circo...

Isola di Lampedusa...30 Marzo 2011 è arrivato il circo del nano Scaramacai (senza offesa naturalmente per Scaramacai). Dallo spettacolo ricordo le esibizioni più interessanti.
Prima dell'arrivo del capo comico qualche sparuto lampedusano sventolava un paio di cartelli critici (tipo "fuori dalle balle"), ma è stato simpaticamente dissuaso ("mettete via ste minchie di cartelli"9 da quel capolavoro di sindaco dell'isola. Ma veniamo ai numeri da circo.
Capo comico: "Entro 48, massimo 60 ore farò sparire migliaia di migranti" Bravo! Bravo! Dalla piazza, un lampedusano domanda : "Scusi, dove vanno le navi coi profughi?" Risposta del capo comico: "Lei sa giocare a scopa?"
Capo comico: "Stanotte mi sono attaccato a internet e ho comprato una casa a Lampedusa: diventerò lampedusano anch'io. La casa è sulla costa francese, anzi a Cala Francese. Si chiama Due Palme" O due palle
Capo Comico: "Porteremo qui un casino...ops scusate casinò e un campo da golf", che insieme al polo è lo sport preferito dai migranti.
Capo Comico: "Il governo candiderà Lampedusa al premio Nobel per la Pace"
Capo Comico: "Attiveremo un piano del colore come quello che ho già realizzato in un paese della Lombardia perchè vorrei che l'isola avesse i colori di Portofino"
Capo comico: "Ho visto poco verde mi sembra necessario un piano di rimboschimento" Vernice verde a volontà!!!
Il Capo comico diventa quindi lampedusano e allora...moratoria fiscale per un anno, ma anche oltre. Bravo!, Bravo! Rai e Mediaset si impegnano a trasmettere programmi per illustrare le bellezze di Lampedusa...meglio se minorenni. E per finire:
Capo Comico: "Come sapete, io sono solo prestato alla politica". La quale, purtroppo, non l'ha mai restituito.
Per lo show dell'anno a Montecitorio...lasciamo perdere
Liberamente tratto ed elaborato da Il Fatto Quotidiano 31/03/2011

30 marzo 2011

Altro che la "guerra" in Libia

Siamo ormai arrivati alle cannonate. Dopo tre mesi ancora nessuna risposta da parte della nostra Ulss e dal nostro comune di residenza. Anche dopo la lettera da parte di un legale dia fiducia, di cui allego copia, solamente SILENZIO. A questo punto non mi fermo più e farò valere in tutte le sedi opportune i diritti di mio figlio a costo di dissanguarmi economicamente. Oramai non mi resta più nulla da provare in questo disastrato povero nostro paese.

Mestre, 15/3/2011

Spett.le
Dott. Ubaldo SCARDELLATO
Direttore Servizi Sociali ULSS 13

Spett.le
Dott.ssa Alessandra CORO'
Direttore Distretto 1 ULSS 13

Spett.le
Dott. Remo SERNAGIOTTO
Assessore ai Servizi Sociali della
Regione del Veneto

Spett.le
Dott. Fabio LIVIERI
Presidente della Conferenza dei Sindaci
della Riviera del Brenta

Spett.le
Dott. Silvano CHECCHIN
Sindaco del Comune di Spinea

E, p.c.
Spett.le
Giudice Tutelare del
Tribunale di Venezia

Spett.le
ANFFAS ONLUS Riviera del Brenta

BRINIS FEDERICO/ULSS 13 ED ALTRI
Scrivo la presente in nome, per conto, nell'interesse e su conforme incarico del signor Brinis Renato, anche quale Amministratore di Sostegno del proprio figlio Brinis Federico, nato a Mirano il 25/2/1985 e residente a Spinea, via Canarini 3/1. Dalla documentazione e dalle informazioni in mio possesso mi risulta quanto di seguito, relativamente alla situazione di Federico, attualmente presso il C.E.O.D. di Spinea. Dopo un colloquio avvenuto nei giorni di poco precedenti (o successivi) all'8 dicembre u.s. con il Direttore dei Servizi Sociali della ULSS 13 dott. Scardellato, nel corso del quale il signor Brinis gli aveva rappresentato che l'Istituto Don Calabria di Verona aveva segnalato che Federico era pronto per essere inserito presso l'Istituto Rittmeyer di Trieste,dopo le festività di gennaio al medesimo signor Brinis venne detto che era necessario dare corso ad una U.V.M.D. in favore di Federico, che egli puntualmente richiedeva il 14/1/2011.
I soggetti interessati alla U.V.M.D. si sono dunque riuniti l'1-8/2/2011 sotto la direzione della dott.ssa Corò ed all'esito l'8/2/2011 – dunque a distanza di un mese e mezzo da quando è stata comunicata al dott. Scardellato la relazione dell'Istituto Don Calabria di Verona che indicava la necessità di mandare Federico all'Istituto Rittmeyer a Trieste - hanno sottoscritto il verbale nel quale hanno così deliberato: Preso atto che la retta giornaliera è di € 116,80, si approva il progetto di inserimento di Brinis Federico presso il predetto istituto, fatto salvo il necessario avvallo della copertura di spesa da parte della Direzione ULSS per la parte sanitaria (40% della retta) e l'istruttoria del Comune per quanto riguarda la quota sociale (60% della retta) a norma di legge e di Regolamento interno, visti i redditi familiari.
Da allora nulla più ha saputo il signor Brinis salvo avere appreso - a seguito di sue pressanti richieste – che il Comune di Spinea ha aperto un procedimento che pur dallo stesso Comune (informalmente ma direi correttamente) pare essere ritenuto superfluo, vista la partecipazione alla U.V.M.D. con voto favorevole del rappresentante del Comune stesso.
Quanto alla posizione dell'ULSS ed alla questione della copertura di spesa, mi pare sufficiente e doveroso ricordare come anche a seguito della recente approvazione del bilancio regionale – ma, ancor prima, a seguito della conforme comunicazione alle competenti ULSS da parte dell'assessore regionale ai Servizi Sociali – non pare possa essere opposto alcun rifiuto e/o ritardo da parte dell'Azienda al già deliberato inserimento di Federico presso l'Istituto Rittmeyer.
Per altro verso, e purtroppo, ieri mattina Federico, che è normodotato dal punto di vista intellettivo, ha avuto una forte reazione emotiva all'entrata al C.E.O.D. e le stesse educatrici, come già accaduto altre volte, hanno confermato che la sua situazione è di fatto incompatibile con il suo permanere in quel genere di struttura; in effetti questa situazione di attesa per l'inserimento presso l'istituto Rittmeyer, che perdura oramai da circa un mese e mezzo, diviene per Federico ogni giorno più insostenibile.
Invito e diffido, pertanto, i Responsabili della ULSS 13 ed altresì tutti i soggetti in indirizzo ciascuno per quanto di sua competenza in ordine alla vicenda che ci occupa, a dare corso senza alcun indugio all'immediato inserimento del signor Federico Brinis presso l'Istituto Rittmeyer di Trieste in conformità alle risultanze di cui al verbale di U.V.M.D. dell'1febbraio u.s., con avvertenza che in difetto darò senz'altro corso ad ogni necessaria ed utile azione a tutela dei diritti dello stesso, in accordo con il di lui Amministratore di Sostegno e padre signor Renato Brinis.
Resto, dunque, in attesa di un pronto e sollecito riscontro.
Distinti saluti.

Oggi 30 Marzo 2011 ancora NESSUNA RISPOSTA. A proposito la nostra regione è governata da un Leghista tal Luca Zaia che invece di preoccuparsi che non entrino in Veneto gli emigranti terroristi si occupi dei propri cittadini soprattutto di quelli che ne hanno più bisogno.

29 marzo 2011

Sono un perseguitato e per di più con i soldi dei contribuenti


“Alcuni magistrati hanno aperto e trascinato per anni contro di me un inverosimile procedimento fondato sul nulla. Se fossero stati obiettivi, questo procedimento sarebbe finito prima ancora di iniziare, con grande risparmio di tempo per loro e per me e di denaro per tutti i cittadini. Una soltanto delle tante consulenze contabili ordinate dai Pm è costata ai contribuenti quasi 3 milioni di euro” spiega il premier. “Ma le assurdiità non finiscono qui anche un bambino è in grado di capire che io non avrei mai avuto interesse a pagare tangenti ai miei stessi dirigenti per agevolare Agrama. Mi sarebbe bastata una telefonata per ottenere dai miei sottoposti l'acquisto di quei film e di quei telefilm senza che Agrama dovesse pagare alcuna tangente, che secondo l'accusa per metà sarebbe stata mia”. “Quale imprenditore avrebbe mai mantenuto come responsabili del suo Ufficio acquisti, che acquistava diritti per quasi un miliardo di dollari l'anno, dei dirigenti corrotti che facevano la cresta sugli acquisti a danno dell'azienda? - conclude - Nessun imprenditore con la testa sulle spalle avrebbe mai tollerato per più di un minuto la permanenza di tali personaggi nella sua azienda” Liberamente tratto dall’Unità del 29/03/2011

28 marzo 2011

...navigando nel vasto mare

Rendiamoci dunque conto delle nostre possibilità: noi siamo qualcosa, ma non siamo tutto; quel tanto di essere che possediamo ci nasconde la vista dell’infinito. [...] Questa è la nostra vera condizione, la quale ci rende incapaci di sapere con certezza e di ignorare assolutamente. Noi navighiamo in un vasto mare, sempre incerti ed instabili, sballottati da un capo all’altro. Qualunque scoglio a cui pensiamo di attaccarci e restare saldi, viene meno e ci abbandona e, se l’inseguiamo, sguscia alla nostra presa, ci scivola di mano e fugge in una fuga eterna. Per noi nulla si ferma. Questa è la nostra naturale condizione, che tuttavia è la più contraria alla nostra inclinazione: desideriamo ardentemente trovare un assetto stabile e una base ultima per edificarvi una torre che si levi fino all’infinito, ma ogni nostro fondamento si squarcia e la terra s’apre in abissi.
(B Pascal).

27 marzo 2011

Uscire, Andare

Uscire e andare
andare, andare dove i passi
seguono altri passi
Andar via e andare
lontano
dove non v’è memoria nel Tempo
dove non v’è memoria Testimone
di quest’Evo
di questa sofferenza
Andare lontano
e fermarmi
ai piedi d’una quercia od una palma
far riposare le mie membra
e tenere fra le mani la memoria
scrutarla, osservarla e spogliarla
contemplarla e smascherarla poi
fino alla sua essenza!
E vedere dunque il suo volto!
e far l'inchino ad essa
È follia?

Angioletta Faccini

26 marzo 2011

Brano tratto dai Saggi (Essais)

Consideriamo dunque per il momento l’uomo solo, senza soccorsi esterni, armato solamente delle proprie armi e sfornito della grazia e della rivelazione divina … Mi faccia capire, con la forza del suo discorso, su quali fondamenti ha costruito i grandi vantaggi che pensa di avere rispetto alle altre creature. Chi lo ha persuaso che questa meravigliosa oscillazione della volta celeste, la luce eterna di queste fiaccole che ruotano tanto fieramente sopra il suo capo, i movimenti spaventosi di questo mare infinito siano stati creati e siano continuati per tutti i secoli per la sua comodità e per servire a lui? E’ possibile immaginare qualcosa di tanto ridicolo quanto il fatto che questa creatura miserabile e infelice, che non è neppure signora di se stessa, esposta alle offese di tutte le cose, si dica padrona e regina dell’universo, del quale non è in suo potere conoscere la più piccola parte, e tanto meno comandarla? E’ incerto dove la morte ci attende: attendiamola noi dappertutto. La premeditazione della morte è premeditazione della libertà; non v’è nulla di male nella vita per chi ha ben compreso che la privazione stessa della vita non è un male.
Michel de Montaigne

25 marzo 2011

La transumanza...caos nel gruppo dei responsabili e non solo!!!

Il gioco della sedia. Il gioco della sedia coi Responsabili del neoministro Romano. A tavola, i Responsabili, mangiano,bevono, ridono. E si scannano. Il menu prevede anche cinque poltrone, una da viceministro e quattro da sottosegretario, ma gli aspiranti sono sei, forse sette. B., alla terza gamba di Iniziativa responsabile ha promesso mari, monti, colline, spiagge. Di tutto. Nella giunta per le Autorizzazioni, il conflitto di attribuzione su Ruby è passato solo in extremis. Due di Ir, il campano Cesario e il calabrese Belcastro, entrano all'ultimo momento e votano a favore della maggioranza. Cesario e Belcastro hanno prima aspettato il giuramento di Romano al Colle e poi sono arrivati. Cesario e Belcastro sono entrambi nella lista degli aspiranti sottosegretari. Con loro anche la Polidori, Misiti e Pionati. Calearo, invece, sarà viceministro al Commercio con l'estero. Ma non si esclude un nome a sorpresa all'ultimo momento. E a rimanere fuori sarebbe Belcastro, o Cesario. Belcastro già missino, socialista, autonomista, è stato sindaco di un paesinoRizziconi, sciolto per 'ndrangheta. Non solo. Nel giugno 2010, da commissario dell'Antimafia, rilasciò la seguente dichiarazione testuale: " Forse cento anni fa la 'ndrangheta aveva valori apprezzabili, forse centocinquanta anni fa aveva qualcosa di nobile da proporre, forse oggi ha sposato valori non condivisibili e ha così il popolo contro" Belcastro, infine, è anche uno strenuo difensore di Nicola Cosentino, il coordinatore del Pdl dimessosi da sottosegretario per camorra. Cosentino è uno dei registi dell'operazione responsabile. Il deputato berlusconiano ha fatto traslocare in Ir un bel pò di colleghi azzurri. Risultato: oggi i Responsabili sono 29, divisi in sei correnti. Ciascuna corrisponde a un movimento: Noi Sud Libertà e Atonomia; Popolari d'Italia Domani; Movimento di Responsabilità nazionale; Azione Popolare; Alleanza di Centro; La Discussione.
L'Alleanza di Centro è il partitino di Francesco Pionati ex volto del TG1. Alla nomina di Romano era fuori di se: "Berlusconi è il mio Dio, non Romano" - "Io non mi faccio rappresentare da Romano. Noi abbiamo un'immagine politica di persone perbene, i siciliani son siciliani, hanno una forza politica all'interno del loro territorio come Lombardo e Miccichè, ma poi quando escono sono oggetti misteriosi e sono poco spendibili al Nord" - "Romano parte azzoppato come ministro" - "Come Responsabili puntiamo ad un terzo dei posti che Berlusconi deve distribuire".
Ma il fronte della transumanza continua, l'ultimo scontro è stato quello tra Casini e Rutelli. Colpa di un deputato dell'Api, Calgaro, passato nell'Udc. Rutelli ha chiamato il gemello centrista Casini e si è sfogato: " Questa me la paghi "
stralcio dell'articolo I Responsabili si scannano di Fabrizio d'Esposito - il Fatto Quotidiano 25 Marzo 2011 -

24 marzo 2011

Papi...prendi l'esempio

Dopo queste parole Socrate prese la cicuta.

"E vi pare possibile che stia in piedi uno Stato
dove le sentenze dei giudici non abbiano valore e un privato
cittadino le possa calpestare o vanificare?"
Socrate

23 marzo 2011

Nuvole


Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri

Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore

Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.
Fabrizio De Andrè

22 marzo 2011

Trattato di amicizia, paternariato e cooperazione

Meno di tre anni fa, il psiconano aveva firmato con Gheddafi , a Bengasi, un "Trattato di amicizia, paternariato e cooperazione" che prevedeva - oltre a 5 miliardi di dollari di danni coloniali in cambio del blocco dei flussi migratori - l'impegno di ciascuno dei due paesi a non impicciarsi negli affari interni dell'altro: "Le Parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonchè tutti i diritti a essa inerenti, compreso in particolare il diritto alla libertà e all'indipendenza politica. Esse rispettano altresì il diritto di ciascuna delle Parti di scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale" (art.2). Con tanti saluti ai diritti civili e umani: "Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza negli affari interni o e sterni che rientrino nella giurisdizione dell'altra Parte, attendendosi allo spirito del buon vicinato". Non solo: "L'Italia non userà nè permetterà l'uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà nè permetterà l'uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l'Italia" (art.4). Cioè l'Italia diventava alleata della Libia, ma anche della Nato nemica della Libia. E il psiconano s'impegnava a non fare nulla di ciò che sta facendo contro la Libia. Il Parlamento italiano ratificò il tutto nell'aprile 2009 (Pdl, Lega e Pd). E il povero Gheddafi si fidò. Peggio per lui. Doveva saperlo che già prima del psiconano l'Italia non ha mai finito una guerra dalla stessa parte in cui l'ha iniziata. Ora, con il psiconano, ci superiamo: restiamo alleati di Gheddafi (come da Trattato), però lo bombardiamo. Ma solo un pò.
liberamente tratto da il Fatto Quotidiano - Il Grande Jettatore - a firma di Marco Travaglio

21 marzo 2011

Le confessioni XI,14 e 18

Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so: così, in buona fede, posso dire di sapere che se nulla passasse, non vi sarebbe il tempo passato, e se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe il tempo futuro, e se nulla fosse, non vi sarebbe il tempo presente. Ma in quanto ai due tempi passato e futuro, in qual modo essi sono, quando il passato, da una parte, più non è, e il futuro, dall'altra, ancora non è? In quanto poi al presente, se sempre fosse presente, e non trascorresse nel passato, non più sarebbe tempo, ma sarebbe, anzi, eternità. Se, per conseguenza, il presente per essere tempo, in tanto vi riesce, in quanto trascorre nel passato, in qual modo possiamo dire che esso sia, se per esso la vera causa di essere è solo in quanto più non sarà, tanto che, in realtà, una sola vera ragione vi è per dire che il tempo è, se non in quanto tende a non essere? [...]
Agostino - Bologna, Zanichelli, 1968, pp. 759

20 marzo 2011

Tolstoj

Ognuno adatta la propria visione generale della vita alla propria condizione, per illudersi di svolgere un'attività importante e positiva. Di solito si ritiene che il ladro, l'assassino, la spia, prostituta, ammettendo l'infamia della loro attività, se ne vergognino. E' proprio il contrario. Chi vive in queste condizioni, spinto dal destino e dai propri errori, per quanto errate siano, vi adatta la sua visione generale della vita secondo la quale le sue azioni risultano buone e rispettabili. E si aggrappa agli ambienti dove trova conferma e approvazione. Ci stupiamo di fronte ad un ladro che si vanta della sua abilità, o ad una prostituta che si vanta della sua corruzione, o ad un assassino che si vanta della sua crudeltà. Ma ci stupiamo solo perché si tratta di un mondo particolare di cui non facciamo parte. Ci stupiamo forse dei ricchi, fieri della loro ricchezza, che è ladrocinio ; o dei comandanti, fieri delle loro vittorie, che sono assassinio ; o dei potenti, fieri del loro potere, che è violenza ? Non ci accorgiamo che il loro concetto di bene e di male è falsato a giustificazione delle loro azioni solo perché di questo mondo dalla morale elastica facciamo parte anche noi.

19 marzo 2011

Il teatro della vita

Immergersi nella vita,
respirare gli aromi,
udire il frastuono e le dolci note,
ammirare i sorrisi
e i colori infiniti.
Sentirsi parte dell’immenso,
dell’infinito cammino,
con le stelle,
tutto l’universo che vive
in una eterna armonia
di suoni e palpiti.
Essere una nota nella misteriosa
Melodia del cosmo.
Non sentirsi più
Come uno spettatore
Che osserva timoroso
Il teatro della vita.

Cristina Perilli

18 marzo 2011

Ci ha lasciati il nostro presidente

Ora e sempre resistenza


Lo avrai
camerata Kesserling
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi
non con i sassi affumicati dei borghi inermi
straziati dal tuo sterminio
non con la terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non con la neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non con la primavera di queste valli
che ti vide fuggire
ma soltanto con il silenzio dei torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono
per dignità non per odio
decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo
su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi con lo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama ora e sempre
Resistenza.
Piero Calamandrei

17 marzo 2011

17 Marzo 1861 – Un’Italia, anzi due –

L’Italia nasce a Torino, di domenica. Battezzata dalla Camera per acclamazione e dal Senato con due voti contrari (leghisti precoci?), la creatura viene mostrata in pubblico per la prima volta sulla “Gazzetta Ufficiale” del 17 marzo 1861 con questa frase: “Vittorio Emanuele II assume per sé e i suoi successori il titolo di Re d’Italia”. I travagli del parto hanno attraversato le guerre d’indipendenza e l’epopea dei Mille per sfociare nel bombardamento della fortezza di Gaeta, dove il Re borbonico ha tentato l’ultima resistenza. Si è arreso il 13 febbraio, appena in tempo per non turbare l’inaugurazione del primo Parlamento italiano, celebrata cinque giorni dopo nell’aula che l’architetto Peyron ha costruito a Torino nel cortile di Palazzo Carignano. Vittorio Emanuele vi è giunto fra due ali di folla a squilli di fanfara. E ha letto ai 443 rappresentanti della nuova nazione il discorso preparatogli da Cavour: “Signori senatori! Signori deputati!. L’Italia confida nella virtù e nella sapienza vostra!. Illusioni di gioventù. Nord e Sud (all’appello mancano solo Roma e Venezia) tornano a vivere insieme. Non accadeva dalla caduta dell’Impero romano. A deciderlo però è stata un’esigua minoranza. Alle elezioni di gennaio ha partecipato l’1% degli italiani: duecentoquarantamila maschi con un carico d’imposta di almeno quaranta lire. L’Italia è fatta, ma senza i cattolici (la Chiesa ha proibito le urne ai fedeli), le donne, gli analfabeti, i poveri e gli evasori fiscali: il restante 99%, insomma. Cavour, che ne ha presi più di tutti, nel suo collegio ha ottenuto appena 620 voti. Ma sono le minoranze decise a fare la Storia e, conquistato il potere, a imporla alle generazioni inerti come epica collettiva. Accade così che generazioni di italiani siano cresciute nel culto di gesta alle quali il popolo aveva fatto da spettatore. La formula battesimale allude a Vittorio Emanuele II e quel “II” la dice lunga sull’idea che i vincitori hanno dell’Italia: non uno Stato nuovo, ma il prolungamento di quello vecchio, le cui leggi vengono estese in modo automatico alle altre regioni, con conseguenze disastrose soprattutto al Sud. Gli spaesati luogotenenti sabaudi, scesi nell’ex Regno delle Due Sicilie per governarlo come una colonia, devono appoggiarsi ai consiglieri locali e ai loro maneggi: per qualche mese ai vertici della polizia napoletana ci sarà il capo della camorra. Forse non si può fare meglio. Di sicuro non può farlo una Camera che pullula di notabili meridionali, assai simili a quelli raccontati nel Gattopardo, custodi gelosi dei propri privilegi. Da Torino a Palermo, la Destra di governo rappresenta una classe compatta, l’alta borghesia, ed è guidata da un genio completo, Cavour. Invece la Sinistra è divisa e anche il genio che la guida è spaccato in due: ha la testa di Mazzini e il braccio di Garibaldi, in baruffa perpetua tra loro. La morale della favola risorgimentale è che i democratici ne scrivono le pagine più romantiche, ma sono sempre i moderati a incassare i diritti d’autore. Comunque sia, oggi è domenica e l’Italia è nata. Ha una madre possessiva, la Destra, e un padre severo, il Piemonte. Gli altri italiani devono imparare a sentirla figlia propria. Non sarà un’impresa facile, tanto è vero che dopo centocinquant’anni vi siamo ancora impegnati.
Fonte: Almanacco essenziale dell’Italia unita di Carlo Fruttero e Massimo Gramellini

16 marzo 2011

Parlando di...stupidaggini


"Poi ci sono le truffalderie della taverna Berlusconi:
l'ultima quella del cerotto in faccia"
Dario Fo
da il Fatto Quotidiano

Siamo ad Arcore, e i visitatori sono un presidio
dei sindacati di polizia che protesta contro
i tagli del governo al comparto sicurezza.
I poliziotti si trovano davanti B. vestito
da benzinaio e...sorpresa niente cerotto.
"Io, Maroni e La Russa ci siamo
impegnati a trovare i soldi da qualche parte
nel bilancio, speriamo di avere in settimana
un incontro definitivo con Tremonti"
"Mi sono impegnato con il Cocer dei carabinieri,
l'ho promesso a loro". Ma noi siamo
poliziotti gridano questi. "E va bene è lo stesso"
sminuisce il premier
da il Fatto Quotidiano

"Sono sbagliati gli allarmismi che producono
paure irrazionali. Questo è accaduto con il
referendum il cui risultato ha penalizzato
la nostra economia"
Prestigiacomo
da l'Unità

"Prestigiacomo, usa toni più bassi
sull'atomo sennò la gente voterà"
Berlusconi
da l'Unità

Non posso accettare gli ultimi provvedimenti
del ministero dell'economia che comportano
in tre anni una decurtazione
del fondo per la famiglia del 90%
Giovanardi
da l'Unità

Si minaccia da parte di Scajola
la formazione di gruppi autonomi alla
Camera e al Senato, il premier avrebbe offerto
la responsabilità degli Enti Locali Pdl e
della campagna elettorale amministrativa.
Poca cosa per chi ambisce
a poltrone più sostanziose.
Scajola l'avrebbe presa a ridere.
da l'Unità

Scilipoti chiede spazio non si accontenta
della promozione di Romano a ministro della
Agricoltura ma chiede la nomina
contemporanea di un viceministro
e di quattro sottosegretari. Scilipoti chiede
una riunione "sui rapporti con il governo e il
presidente del Consiglio"
da l'Unità

"Guardate che cosa hanno fatto a
una giovane (Ruby), che linciaggio
morale le hanno riservato"
Giuliano Ferrara - Qui Radio Londra -

Mi fermo qui altrimenti non finirei più di riportare le stupidaggini che quotidianamente siamo costretti a subirci. Ci resta Dario Fo, sabato scorso, nella piazza del C-day a Milano.

15 marzo 2011

Il passo di Omero, dal libro XXVIII dell'Iliade

Cinque dell'ampio scudo eran le zone,
e gl'intervalli che, con divin sapere,
d'ammiranda scultura avea ripieni.
Ivi ei fece la Terra, il mare, il cielo
e il Sole infaticabile e la tonda
Luna, e gli astri diversi ove sfavilla
incoronata la celeste volta,
e le Pleiadi, e l'iadi e la stella
d'Orion tempestosa, e la grand'Orsa
che pur Pluastro si noma. Intorno al polo
ella si gira ed Orion riguarda,
dai lavacri del mar sola divisa.

Il gran fiume Ocean l'orlo chiudea
dell'ammirando scudo...
Omero

14 marzo 2011

Sonnolenza

Questi dossi di monti
si sono coricati
nel buio delle valli
Non c’è più niente
che un gorgoglio
di grilli che mi raggiunge
E s’accompagna
alla mia inquietudine.
Giuseppe Ungaretti

13 marzo 2011

Fbc Unione Venezia: Altra vittoria a San Vito al Tagliamento e al Penzo cade anche l’Opitergina. Aggancio in vetta pari punti con il Treviso

Sanvitese-Venezia Campionato Nazionale Serie D – Girone C – 26^ Giornata
Il secondo tempo dell'Unione Venezia è nettamente migliore del primo. Grazie alla mossa di Cunico che gioca col tridente. La manovra ne guadagna e la profondità si vede subito. Come al solito è Zubin a chiudere i conti con un avversario che mette solo il brivido quando sullo 0-0 colpisce la traversa. Ma anche nel finale, in cui può contare sul gol messo a segno da Lestani, non impensierisce gli arancioneroverdi. I 23 gol messi finora a segno, in un unico campionato, dall'attaccante del Fbc Unione Venezia Emil Zubin gli consegnano il primato di miglior realizzatore lagunare di tutti i tempi Assieme a Zecca, punta nell’immediato dopo guerra.Zecca (fisico molto simile a quello di Zubin), centravanti del Venezia in Serie B nel 1948/49, ha realizzato, appunto, 23 reti in 39 partite giocate in quel campionato. Zubin ne ha messe a segno altrettante, ma in sole 26 partite giocate e quando mancano ancora 8 incontri alla fine del torneo, più eventuali playoff. Certo che la Serie B (anche allora) è ben di più della Serie D, ma la statistica non guarda queste cose e il nome di Emil Zubin è già entrato nell'elenco dei palmares della società che gioca allo Stadio Penzo.

Sanvitese-Venezia 1-2
Reti: 11^st Zubin (UV), 38^st Zubin (UV), 45^st Lestani (SV)

Classifica prime cinque posizioni
Treviso 58
Venezia 56
Tamai 45
San Paolo Padova 44
San DonàJesolo 43

Venezia-Opitergina Campionato Nazionale Serie D – Girone C – 27^ Giornata
47'st: l'ultima mezzora serve solo per fare abbozzi di gioco. Gli arancioneroverdi giungono alla settima vittoria consecutiva. Zubin diventa il primo veneziano della storia a mettere a segno 24 gol in un solo campionato. Mentre lo stadio si infiamma al pareggio del San Paolo Padova sul Treviso che stava vincendo. Ora l'Unione Venezia affianca il Treviso al primo posto e fra due domeniche si gioca al Penzo il superderby che può decidere l'annata.
17'st: fa di tutto Lelj per farsi ammonire e scontare la squalifica a Berlluno e non, eventualmente, contro il Treviso. E ci riesce concedendo una punizione dieci metri fuori area. Lelj viene sostituito da Borotto e l'opitergino Favero indovina l'angolo basso sulla Sinistra di Casini GOL (4-1)
13'st: gol di straordinaria potenza di Ferretti che, ricevuta palla dalla destra, sul secondo palo, lascia partire un bolide sotto la traversa. GOL (4-0)
7'st: Fa tutto Malagò. Fugge sulla sinmistra, entra in area, tira, respinge il portiere. Malagò recupera la ribattuta e infila il terzo gol. (3-0) GOL.
47'pt: prima del fischio finale el primo tempo strappo muscolare per Collauto che deve uscire.
41'pt: splendida azione anv. Tutto in velocità e in corsa. Da Malagò a Zubin che lancia in corridoio centrale Ferretti. El Rulo entra in area, inutilmente inseguito, e fredda il portiere in diagonale. Gran gol. (2-0) GOL 20'pt: continua l'attacco anv con azioni pregevoli e continue minace per la porta opitergina.
14'pt: Lelj si incunea in area, passa indietro per Malagò che scaglia un bolide da distanza ravvicinata. Ma il portiere fa una parata strepitosa e salva.
11'pt: con il gol segnato al 10'pt Zubin diventa il primo marcatore in assoluto, in un unico campionato, della storia della squadra lagunare con 24 reti all'attivo.
10'pt: grande discesa e grande cross di Cardin che lifta una palla straordinaria davanti alla linea di porta. E lì c'è Zubin che colpisce di testa e insacca in gol di prepotenza. GOL (1-0)

Venezia-Opitergina 4-1
Reti: 10^pt Zubin (UV), 42^ pt. Ferretti (UV), 7 st Malagò (UV), 13 st. Ferretti (UV), 17st Favero (OP

Classifica prime cinque posizioni
Venezia 59
Treviso 59
SandonàJesolo 46
Tamai 46
San Paolo Padova 45

I risultati del governo del nano

Dal rapporto annuale delle Fiamme Gialle, vediamo come si diminuiscono le tasse coloro che possono assumere squadre di avvocati e fiscalisti, magari portandoli in Parlamento e mettendoli a carico dei contribuenti. I nuovi dati sul “business” dell’evasione fiscale, un fenomeno tutto italiano che da quando il nano bazzica nelle alte camere del governo ha assunto dimensioni colossali. Riporto :

· Nel 2010, in Italia, sono stati dichiarati redditi per quasi 50.000.000.000 (cinquanta miliardi). Rispetto al 2009 la somma evasa è aumentata del 46% ;
· Oltre 20.000.000.000 (venti miliardi) di profitti sono stati sottratti al fisco dalle imprese; · L’IVA non pagata ammonta a 2.600.000.000 (due miliardi seicento milioni). L’IRAP invece a 30.000.000.000 (trenta miliardi)
· Degli oltre 50.000.000.000 (50 miliardi) eclissati, più di 10.000.000.000 sono stati portati all’estero (il doppio del 2009, erano stati 5 miliardi e ottocento milioni);
. Quasi 20.000 i lavoratori in nero, senza nessuna copertura contrattuale o pensionistica.

Istat – I redditi delle famiglie sono in caduta libera. Il potere d’acquisto è diminuito del 1,2% e il risparmio è crollato del 12%. Il peggior dato dal 2000. Sono in diminuzione le spese per le vacanze, i pasti fuori casa, la mobilità e comunicazioni, l’abbigliamento. Sono in aumento le spese per la salute, addirittura il 2,5%, presumibilmente a causa delle difficoltà della sanità pubblica ad evadere le richieste di prestazioni con velocità, e elettrodomestici. Carovita è 2,2% in un anno (top dal 2008) con punte per la benzina, che poi si riflette su tutti i consumi) del 9,9%. Disavanzo commerciale ì 3,4 miliardi di euro. Un valore triplo rispetto a quello dello stesso valore del 2009.
Caritas – In Italia i senzatetto sono dai 90.000 ai 100.000
BANKITALIA – Il debito pubblico in Italia nel mese di novembre 2010 ha raggiunto un nuovo record, 1869,9 mld €

Le entrate fiscali sono state 326 mld e 612 milioni, in calo dell’1,07% rispetto al 2009. Le entrate per la lotta all’evasione sono, nei primi 11 mesi del 2010, 4,6 mld di euro.
Da uno studio del senatore M. Stradiotto, della Commissione Finanze, l’indebitamento dei Comuni della nostra provincia (Venezia) è di 865 euro per abitante.

Alcuni esempi:
· Guida la classifica Venezia con 1.233 euro per abitante.
· Marcon è a livello medio basso con 453 euro per abitante.
· Quarto d’Altino è a livello medio alto con 752 euro per abitante.
· Chiude la classifica Chioggia con 60 euro per abitante

Cosa aggiungere ancora? La quota 96 per allontanare le pensioni di anzianità, la finestra mobile per rosicchiare ancora qualcosa ai pensionati,la TIA (tassa Rifiuti urbani) aumenterà del 30%, il patrimonio dello Stato si impoverisce – 71,6 miliardi di euro, aumenta il prezzo dell’acqua + 65% negli ultimi 8 anni, picco della CIG siamo arrivati a 1 miliardo e 200 mila ore e 576.455 lavoratori coinvolti…in media ogni lavoratore ci ha rimesso 8.000 euro all’anno, e…aggiungete voi se qualcosa ho dimenticato.
CGIL-SPI Metropolitano di Venezia

12 marzo 2011

Johnny Stecchino

La più celebre della battute vede Begnini arrivare a Palermo ed essere preso in consegna da uno zio avvocato che sulla strada tra Punta Raisi e la città distilla, in pesante accento parlemitano, la saggezza dell’isola per il neo arrivato dal Nord: Purtroppo siamo famosi ne’ mmondo anche per quacche cosa di negativo, eh per esempio quello che voi chiamate…piaghe. Una, terribile, e lei sa a cosa mi riferisco…l’Etna, il vuccano, che quando si mette a fare i capricci distrugge paesi e villaggi, ma jè una bellezza naturale. Eh, ma c’è un’altra cosa, e questa è veramente una piaga grave che nessuno riesce a resolvere, lei mi ha già capito…jè la siccità…eh, da queste parti d’estate la terra brucia, jè sicca, una brutta cosa. Ma jè la natura e non ci possiamo fare nenti. Eh, ma dove possiamo fare e non facciamo pecchè in buona sostanza purtroppo non è la natura, ma l’uomo. Dov’è? E’ nella tezza e più grave di queste piaghe, che veramente diffama la Sicilia e in patticolare Palemmo agli occhi de’ mmondo…eh, lei ha già capito, è inutile che io glielo dica, mi veggogno a dillo…è il traffico! Troppe machine! E’ un traffico tentacolare, votticoso, che ci impedisce di vivere e ci fa nemici famija contro famija, troppe machine!

11 marzo 2011

Giunto quasi al traguardo della mia vita lavorativa....

Devo confessarlo ma non mi sarei mai aspettato di arrivare vicino alla fine della mia vita lavorativa e trovarmi dentro ad un meccanismo che sta escludendo sempre di più quella parte di società. anche se io non ne faccio parte, che risponde al nome di "classe operaia". Si è arrivati ormai al punto di aver deciso di non dare più voce a questa parte di società. Da molto tempo ormai i riflettori dell'opinione pubblica si accendono sui temi del lavoro solo dinanzi a morti bianche, a chiusure aziendali, a cassa integrazione dilagante o sui bisogni di ridefenire regole che peggiorano le condizioni del mondo del lavoro, vedi interventi su pensioni e mercato del lavoro con precarietà ormai strutturale. Non mi sarei mai aspettato di vivere con trepidazione ed attesa spasmodica il risultato del referendum FIAT. Quel voto mi ha fatto rivivere momenti di gioventù quando aspettavo con apprensione e speranza l'esito di molte elezioni politiche che avrebbero determinato nuovi rapporti di forza nel nostro paese. Penso che esista una differenza sostanziale nei modi di poter esercitare il proprio diritto di voto. Il prendere o lasciare e "non mangiare" imposto dalla FIAT è molto diverso dalla libera scelta che ogni cittadino ha quando entra nell'urna per votare senza essere sottoposto a qualsiasi forma di ricatto. Resta soltanto la certezza che con questo voto si è mandato in frantumi il sistema di relazioni industriali. D'ora in poi, statene certi, vigerà la legge: o si firma o si è fuori dai giochi. Attenzione...questo varrà per tutti! Piegare ed umiliare una parte sociale del paese a mio avviso porterà danni diffcilmente calcolabili nel tessuto sociale di questo nostro povero paese già fortemente malato. Sono più che convinto che fra non molto, oltre ai temi della moralità e della etica pubblica, potrebbe iniziare una stagione di conflitto sociale che dovrebbe preoccupare tutti coloro, a prescindere dal ceto sociale, che hanno a cuore una società più giusta e solidale. C'è da chiedersi: "Può il nostro paese competere in questo mondo globalizzato intervenendo esclusivamente attraverso la riduzione dei diritti e delle tutele? E ancora: "Può l'Italia diventare od assomigliare a tanti paesi in via di industrializzazione dove i lavoratori sono pure appendici delle macchine? Se non si ritornerà ad investire in innovazione, tecnologia e ricerca in maniera diffusa e non a macchia di leopardo, il nostro paese non potrà uscire da questa crisi. Quindi...riversare fiducia e speranze alle nuove generazioni non troncarle e bistrattarle con quella vituperata riforma universiataria varata di recente dal governo del nano. Chi partecipa alla creazione del benessere, ha giustamente il diritto di poterne usufruire. Chissà, forese non mancherà molto che anche qui dovremo assistere a scenari di disperazione sociale, come stiamo vedendo in questi giorni in Libia e daprima in Egitto e Tunisia, dove la gente "il cosidetto popolo", stanchi di questa situazione gridi a gran voce "Pane, Lavoro, Diritti e Giustizia".
con il contributo del SPI CGIL Metropolitano di Venezia

10 marzo 2011

Ordinaria follia giornaliera

A pensarci bene ci stanno proprio riuscendo. Ci stanno prendendo per “stanchezza”. Come delle pallottole vacanti che vengono sparate con sequenza logica e che prima o poi giungono al bersaglio. Voi mi direte ma di cosa sto parlando…sto parlando di mio figlio Federico, disabile da 3 anni dopo un incidente motociclistico e delle istituzioni preposte Ulss 13 – Mirano Dolo e Comune di Spinea (Ve) – che dovrebbero darci un sostegno, economico e umano nel percorso riabilitativo necessario alla sua persona. Sembra una “telenovela” ma tutto quello che sto per raccontarvi corrisponde, purtroppo, esattamente alla realtà. Innanzitutto spero di non annoiarvi ma non posso fare a meno di raccontarla. Dunque…mio figlio è rientrato a casa dopo l’ennesimo progetto riabilitativo il 23 dicembre dell’anno scorso dopo all’incirca due mesi di ospitalità presso il centro Don Calabria di Verona. Molto prima di quella data vengo avvisato dagli operatori del centro che Federico ha compiuto notevoli passi avanti con il risultato di poter intraprendere un percorso riabilitativo specifico per non vedenti e di inserirlo nel modo più celere possibile. Dalle nostre parti, purtroppo, dico purtroppo non per la qualità dei servizi offerti dall’unico istituto presente nella zona, il Rittmeyer di Trieste ma, con riferimento alla retta mensile di ospitalità che si aggira all’incirca intorno ai 3.600 euro. Federico era già stato ospite di tale istituto nel Novembre/Dicembre 2009 ma era stato rimandato a casa in quanto non ancora pronto ad affrontare gli insegnamenti specifici che vengono impartiti dagli operatori dell’istituto. Comunque non tutto era venuto per nuocere,anzi, con la relazione di dimissioni si prendeva atto che Federico poteva, quando sarebbe stato pronto, intraprendere il percorso presso di loro. Anzi si era confermato che fino a quel momento era stata fatta una buona terapia di recupero fisico ma, nulla a livello neuro-psicologico. Così spinti dalla direttrice dell’istituto, dott.ssa Gerdina, ci siamo attivati, naturalmente mia moglie ed io, per cercare e alla fine trovare un centro riabilitativo che lavorasse con nostro figlio soprattutto a livello neuro-psicologico. Tralascio le battaglie, delle vere e proprie guerre puniche, con il nostro direttore di distretto, per riuscere a a mandare Federico a Trieste e vengo al presente. Avuta la notizia che Federico poteva e doveva intraprendere il cammino specifico per la sua disabilità visiva, mia moglie ed io, ci siamo presto attivati chiedendo, attraverso la persona del presidente ANFAAS della Riviera del Brenta, che ringrazio sinceramente, un incontro con il direttore sanitario della nostra Ulss competente non volendo avere più a che fare con il direttore del distretto, ottenendo udienza. Eravamo circa poco prima della festa dell’Immacolata quindi, intorno all’8 dicembre dello scorso anno. A cuore aperto abbiamo esposto il “caso” al direttore sanitario il quale, a sua volta, ci confermava il suo impegno a far di tutto perché la cosa avesse seguito. Arriva ora la telenovela…al rientro dall’istituto di mio figlio avevamo già presentato tutta la documentazione necessaria perché l’iter procedesse celermente ma…ci veniva comunicato che prima doveva essere convocata l’UVDM e solo dopo di che si poteva cominciare l’iter burocratico. Va bene abbiamo detto non ci vorrà mica chissà cosa per convocare questa benedetta UVDM. Alla fine dal 23 dicembre siamo arrivati a farla l’8 febbraio del 2011. 47 giorni dopo le dimissioni di mio figlio. Capisco tutto, festività natalizia, personale in ferie, difficoltà nel far combaciare gli impegni di tutte le persone la cui presenza era necessaria alla UVDM ma, 47 giorni mi sembrano un po’ troppi. Non solo convocata una prima volta per il 1 febbraio veniva inspiegabilmente rinviata a data da destinarsi. La cosa mi veniva comunicata telefonicamente 3 ore prima dell’ora fissata dalla assistente sociale della Ulss che, malcapitata, si è dovuta subire al telefono tutte le mie “maledizioni” e minacce fino ad arrivare di interessare alla cosa il Giudice Tutelare di mio figlio. Per tutta risposta mi si veniva a dire che veniva tutto messo per iscritto quanto da me comunicato e trasmesso ai dirigenti competenti. Veniamo ora alla UVDM. Sapevo che ci sarebbe stata presente la direttrice del distretto che fino a quel momento non conoscevo personalmente ma, non avrei mai immaginato gli attacchi a cui sarei stato sottoposto in quella riunione. La tal dott.ssa ha iniziato subito rinfacciandomi l’iniziativa di essermi rivolto al direttore sanitario continuando poi nell’avvisarmi che finita l’esperienza all’istituto Rittmeyer per mio figlio nel distretto non ci sarebbe stato altro che l’offerta del centro diurno, ahi nota dolente il centro diurno dove Federico non sta per niente bene non essendo il posto adatto a lui. Rispettando ogni disabilità Federico non può e non deve stare in ambienti dove la disabilità di chi ne è ospite è più grave della sua e dove l’unico contatto che può avere è solo quello con gli operatori. E finendo con la frase più idiota che una persona che occupa certe posizioni a contatto diretto con gravi difficoltà possa mai dire: “Comunque ai miracoli io non credo” La UVDM finisce con l’approvazione del progetto e con la determinazione della partecipazione della spesa così suddivisa: 60% della quota sociale delll’importo retta giornaliera da parte del comune di Spinea, 40% della quota sanitaria dell’importo retta giornaliera da parte della Ulss e il restante alla famiglia con la pensione di invalido civile e cieco civile di mio figlio. Ultima chicca del direttore di distretto in conclusione della UVDM: “ E comunque si ricordi che non si muove nulla fino alla approvazione del bilancio regionale”. Arriviamo al mese di Marzo. Attraverso i giornali e l’associazione di cui mi onoro di far parte l’ANFAAS vengo a saper che il bilancio regionale è stato approvato con un aumento di circa 53 milioni di euro per il fondo sanitario. A questo punto faccio chiamare la direttrice del distretto da mia moglie per comunicargli che ci rendiamo disponibili, per anticipare i tempi, a pagare i primi due mesi dell’importo retta di tasca nostra per poi in un secondo momento riceverli indietro dalla stessa Ulss, ottenendo come risposta un secco no. Di rivolgerci al direttore sanitario perché la cosa dipende tutta da lui. Lo chiamo telefonicamente e gli spiego un po’ la faccenda lui mi sembra un po’ cadere dalle nuvole e mi consiglia di mettermi in contatto con ll comune del mio paese per conoscere se avevano deciso o meno la loro partecipazione economica. Devo dire che in quel momento vengo preso alla sprovvista e seguo il suo consiglio. Altra telefonata, altra incazzata e minaccie per poi venire a sapere, giustamente, che tutto è stato scritto e definito nella relazione di quella benedetta UVDM e che quindi non c’era nessuna necessità di avere la conferma della partecipazione del comune perché era già insita e scontata nel documento di UVDM. A questo punto mi chiedo a che gioco stanno giocando. Spedisco una email alla attenzione del direttore sanitario dove gli comunico che ho bisogno di risposte a breve termine e se queste risposte non arriveranno sarò costretto ad intraprendere delle azioni spiacevoli per salvaguardare gli interessi di mio figlio e della mia famiglia. Federico non ha più tempo. Dopo circa una settimana ricevo una telefonata dal direttore sanitario dove mi si comunica che soldi non ce ne sono, che sta facendo il possibile per far approvare il progetto (già approvato) e che mi farà sapere qualcosa entro la fine di questa settimana. Restando comunque libero di agire come meglio creda, giornali, avvocati, collegio dei sindaci ect. Al momento mi sono sfogato nel blog. Aspetto fino a lunedì, poi partirà la mia azione dove si dirà chiaro e tondo che mi si sta impedendo di assicurare a mio figlio una qualità della vita migliore e più autonoma. Aspetto ma… “la stanchezza” non è ancora arrivata.

In allegato fax simile lettera dell’assessore regionale alle politiche sociali Remo Sernaggiotto in data 8 febbraio 2011 indirizzata ai Direttori Generali Aziende ULSS Veneto e ai Direttori Sociali Aziende ULSS Veneto.

Pregiatissimi,

in riferimento ai progetti individuali di Vita indipendente, di Aiuto personale e di Promozione dell’autonomia personale rivolti alle persone con disabilità grave, si comunica che il contributo regionale relativo all’anno 2011 sarà assegnato alle Aziende ULSS nella stessa misura dell’assegnazione dell’anno precedente.

Al fine di non mettere in difficoltà le famiglie con persone con disabiltà grave, si chiede cortesemente di dare continuità alle predette linee di intervento.

Si ringrazia per la collaborazione e si coglie l’occasione per porgere cordiali saluti.

Remo Sernagiotto

In allegato Comunicato Stampa n° 392 del 07/03/2011 relativo al bilancio sociale regionale

L’Assessore regionale ai servizi sociali Remo Sernagiotto, conclusa la maratona per l’approvazione del bilancio regionale 2011, ha inviato una lettera ai sindaci, ai direttori generali delle aziende Ulss e ai responsabili delle case di riposo del Veneto nella quale comunica “il grande risultato ottenuto” – scrive l’esponente del governo regionale – grazie alla determinazione del mio assessorato, della maggioranza e del consiglio tutto, che ci ha permesso di implementare il fondo della Non Autosufficienza di ben 53 milioni di euro, rispetto ai 688 inizialmente stanziati; di recuperare dal fondo nazionale 17 milioni per le politiche sociali e per i servizi territoriali dei Comuni e di istituire un innovativo fondo di rotazione per la costruzione e ristrutturazione del patrimonio immobiliare destinato ai servizi sociali e socio-sanitari e pari a 50 milioni di euro. Questo risultato – sottolinea Sernagiotto – ci permetterà di avviare le riforme necessarie per garantire anche in futuro i livelli di servizio fino ad ora attivati, compresi i valori della quota sociosanitaria per anziani e disabili e i percorsi di Vita indipendente.

A cura dell’Ufficio Stampa della Regione Veneto

Se ne avete voglia e tempo fatela girare i diritti delle persone disabili non devono essere calpestati...

09 marzo 2011

Le cose che voglio imparare

Ognuno degli esseri umani è un libro... è il "suo", irripetibile libro. Mi piace immaginare le biblioteche di tutto il mondo traboccanti di libri-vita, e i governi, costretti, per conservarli tutti, a svuotare perfino gli arsenali... i libri-vita diventerebbero le nostre magnifiche armi. Per vincere qualsiasi giusta guerra. Se ogni uomo potesse davvero dire la sua, la Storia sarebbe sempre salva, e gli uomini un po' meno inquieti.
Giovanni Carboni

08 marzo 2011

Violenza sessuale "lieve" ai minori: ecco i nomi dei senatori firmatari

Annotali bene (e ricordati le facce)

Si commenta da sé. Si erano inventati un emendamento proprio carino.Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori.
Firmatari alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di "minore entità".
Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale "di lieve entità" nei confronti di un bambino.
Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c'è stato il fuggi-fuggi, il "ma non lo sapevo", il "non avevo capito", il "non pensavo che fosse proprio così" uniti all'inevitabile berlusconiano "ci avete frainteso".
Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell'emendamento 1707. Per la cronaca:
il sen. Bricolo era colui che proponeva il "carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico" (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina o un bambino);
il sen. Berselli è colui che ha dichiarato "di essere stato iniziato al sesso da una prostituta" (e da qui si capisce molto...);
il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari "emendamenti per impedire i matrimoni misti";
mentre il sen Divina è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che "i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone" (citazione di una frase di Mussolini).
...e adesso cominciamo a riflettere se essere sempre politically correct con chi li ha votati sia una mossa che paga...fatela girare se avete voglia e tempo..l'informazione da oggi è un dovere quasi etico... anche per ciascuno di noi.
email arrivata oggi 8 marzo 2011 alle ore 16e55 a nome di Massimo Campello

Il saper vivere

Che significa saper vivere?
Forse danzare
Al ritmo del mondo,
adeguarsi al frastuono degli eventi,
illudersi di dialogare
nella Babele degli uomini?
Perché non è apprezzato
Colui che preferisce
Ascoltare il silenzio?
E’ così dolce il rumore
Dei pensieri,
come le onde del mare
in un caldo pomeriggio
d’estate.
Arrivano lentamente
A lambire la riva, poi vanno via
Senza lasciare traccia alcuna.
Sono pensieri lievi,
chiusi nelle stanze della memoria,
pronti ad uscire
solo se apriamo con le chiavi
della solitudine.
Il vero dialogo
Si ha con se stessi
E se questo non è
Saper vivere
Allora io non sono mai
Appartenuta
A questo mondo.
Cristina Perilli

07 marzo 2011

Alle sorgenti del Po’ Bossi e l’ampolla (visione dall’alto)

Il presidente della Fiat Gianni Agnelli parte con l’elicottero privato dal parco di Villa Frescor sulle colline torinesi insieme al vicedirettore della Stampa, Gard Lerner. E’ incuriosito dal “momento storico”. I due guardano il fiume esile, le scritte leghiste su strade e parapetti...
Lerner: Si sente uomo del Nord, se non proprio celtico?
Agnelli: Cosa vuole, sarà perché ho fatto il soldato italiano, ma io mi sento un uomo mediterraneo…Mi ricordo che a Brooklyn, l’editore del Progresso Italo-Americano, Generoso Pope, una volta elogiò con sicurezza il mio bel cognome siciliano…Sto volando incuriosito dall’originalità dell’uso politico di luoghi così belli, ma siccome ho un’età per cui ho già vissuto questi giochi nell’epoca fascista, li trovo soprattutto d dubbio gusto.
Lerner: Pagliarini, un dirigente leghista, mi ha detto che qui tra cent’anni saranno a migliaia a celebrare…
Agnelli: Già, e magari l’ampolla d’acqua raccolta da Bossi sarà venerata come il sangue di San Gennaro.
Tratto dal libro patria 1978-2010 di Enrico Deaglio – 1996 – pag. 471,472

06 marzo 2011

Salone degli Affreschi della Società Umanitaria - 26 gennaio 1955 -

Il discorso qui riprodotto fu pronunciato da Piero Calamandrei in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di sette conferenze sulla Costituzione italiana organizzato da un gruppo di studenti universitari e medi per illustrare in modo accessibile a tutti i principi morali e giuridici che stanno a fondamento della nostra vita associativa. L’art.34 dice:” I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: ”E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo- “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro “- corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società. E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi! E‘ stato detto giustamente che le costituzioni sono anche delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica, di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute. Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato. Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente. Perché quando l’art. 3 vi dice: “ E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma no è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società n cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anche essa contribuire al progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente. Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è -non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani- una malattia dei giovani. ”La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica”: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina,, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava: E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: “Ma siamo in pericolo?”, e questo dice: “Se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva svegliare il compagno e dice: “Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda!”. Quello dice: ” Che me ne importa, non è mica mio!”. Questo è l’indifferentisno alla politica. E’ così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi alla politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante cose belle da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica. La costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. E’ la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità di uomo. Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946, questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori- il caos, la guerra civile, le lotte le guerre, gli incendi. Ricordo- io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui- queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese. Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto- questa è una delle gioie della vita- rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo. Ora vedete- io ho poco altro da dirvi-, in questa costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane. Quando io leggo nell’art. 2, ”l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, o quando leggo, nell’art. 11, “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle alte patrie, dico: ma questo è Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour; quando io leggo, nell’art. 5, “la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate,”l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica” esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, “non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.Piero Calamandrei