31 dicembre 2010

Buon Anno













Buon anno fratello buon anno davvero
e sperosia bello sia bello e leggero
che voli sul filo dei tuoi desideri
ti porti momenti profondi e i misteri
rimangano dolci misteri
che niente modifichi i fatti di ieri
ti auguro pace risate e fatica
trovare dei fiori nei campi d'ortica
ti auguro viaggi in paesi lontani
lavori da compiere con le tue mani
e figli che crescono e poi vanno via
attratti dal volto della fantasia
buon anno fratello buon anno ai tuoi occhi
alle mani alle braccia ai polpacci ai ginocchi
buon anno ai tuoi piedi alla spina dorsale
alla pelle alle spalle al tuo grande ideale
buon anno fratello buon anno davvero...
che ti porti scompiglio e progetti sballati
e frutta e panini ai tuoi sogni affamati
ti porti chilometri e guance arrossate
albe azzurre e tramonti di belle giornate
e semafori verdi e prudenza e coraggio
ed un pesce d'aprile e una festa di maggio
buon anno alla tua luna buon anno al tuo sole
buon anno alle tue orecchie e alle mie parole
buon anno a tutto il sangue che ti scorre nelle vene
e che quando batte a tempo dice andrà tutto bene
buon anno fratello e non fare cazzate
le pene van via così come son nate
ti auguro amore quintali d'amore
palazzi quartieri paesi d'amore
pianeti d'amore universi d'amore
istanti minuti giornate d'amore
ti auguro un anno d'amore fratello mio
l'amore del mondo e quello di Dio...
Jovanotti

30 dicembre 2010

Incontri

E quando sei lì, al mare, sdraiato a goderti il sole, su una spiaggia qualsiasi... Arriva, il negro, voglio dire, l'uomo di colore. Ahi! Che faccio? Quello di far finta di dormire è un vecchio trucco che non funziona mai... "Ehi! Amigo ! " Madonna com'è grosso e com'è nero... voglio dire, colorato... colorato di nero, però. Dicono che quelli neri-neri siano i migliori, i meno aggressivi. D'altronde l'idea di uno scontro fisico non è certo da prendere in considerazione. Lui è lì, pieno di cinture, sciarpe, cappellini, borse, valige, tappeti, asciugamani e maglioni. Insomma, tutto quello che potrebbe portare un camioncino di medie dimensioni... e PUTUTUTUPUM!... tutto in terra. E ora prova tu a non comprare niente. Guarda come suda. Povero Cristo. Chissà da dove viene... in fondo anche lui deve mangiare. Magari con un sacco di figli, quattro o cinque mogli... giovani... però, che salute! Dopo un po', alle ore quattordici, sotto il sole cocente di agosto, mi rimetto sdraiato con la gioia di aver acquistato alcuni oggettivi utili tra cui una sciarpa di lana finto cashmire e un bel giaccone di montone. Benissimo! E quando sei lì, tranquillo, in un ristorante qualsiasi, in compagnia dei tuoi pensieri migliori, sei lì, in attesa della seconda portata sbriciolando dolcemente... Arriva, il sordomuto... voglio dire l'audioleso. Viene avanti col suo passo felpato. In un silenzio imperturbabile posa sul tuo tavolo un piccolo pupazzo e un biglietto con su scritto: 'sordomuto'. L'avevo capito. Generalmente non ce la fai a ridarglielo subito, il pupazzo, perché il felpato se n'è già andato. Solo chi frequenta poco i ristoranti può pensare che sia un gentile omaggio seguito da un poetico addio. Io, no. Io lo so che torna e sbriciolo un po' più nervosamente. No, non è per i soldi. È che non se ne può più. Adesso quando torna gliene dico quattro. Ma cosa gli dico?... Non si può neanche litigare. Rieccolo, il felpato. Certo che, poveraccio, se è proprio vero che è sordomuto... "Ecco, tenga". Un cenno di ringraziamento e si allontana. Rimango da solo di nuovo, sempre in attesa della seconda portata, e mi viene in mente che una volta ho visto un film. Non mi ricordo bene la storia. Non mi ricordo neanche le intenzioni del regista. So che quando uscivi, solo per il fatto di non essere sordomuto, ti sentivi una merda. Benissimo. E quando sei lì, tranquillo, a un incrocio qualsiasi, a bordo della tua macchina pulita, appena lavata... Arriva, il marocchino, voglio dire...il lavavetri. Maledizione, non l'avevo visto, se no mi fermavo prima, o cambiavo strada. Lui viene avanti col suo bastone, e io... "No, grazie..." col ditino, due volte, e alla fine: "NOOO!". Ce l'ho fatta. Sono stato un po' cattivo, ma efficace. E proprio in quel momento... SCIAFF!... La spugna sul vetro. E tutta l'acqua che cola sulla tua macchinina pulita, appena lavata. Che male! E lui col tampone WOM-WOM! Due passate. Va un po' meglio, sono rimaste solo un paio di righine orizzontali, credevo peggio... ma appena mette giù i tergicristalli... SSSCCC!... Tutte le goccioline... che poi mi rimangono le righine verticali. Che male! Non t'incazzare, non t'incazzare, non t'incazzare che poi sei anche razzista. C'avessi qui un mille lire... che più rapido è e meno si soffre. Macché, il portafoglio... perché dev'essere così incastrato... non c'ho le mille lire neanche nel portafoglio. Cinquemila, "Cinquemila, tenga pure." A questo punto lui è raggiante e, dato che io ho il finestrino abbassato, mi appoggia una mano sulla spalla... "No, grazie, questa l'ho già lavata". Quando arriva il verde, riparto con la mia macchina pulita, appena lavata, e col vetro pieno di righine orizzontali e verticali… Benissimo! Eh, sì! È vero, troppe volte accade di non sentirsi perfettamente a nostro agio. L'esistenza di qualcuno che sta male è una specie di tabù, qualcosa che non vorremmo vedere. È come se dentro di noi ci fosse uno strano senso di colpa che non sappiamo spiegare e allora, forse per riparare, abbiamo bisogno della nostra buona azione quotidiana. No, intendiamoci, ben venga qualsiasi slancio che possa alleviare le sofferenze di altre persone. C'è solo da sperare che la nostra bontà sia il più possibile pulita. Perché anche la bontà se è compiaciuta, finta o addirittura interessata, non serve certo a procurarsi un posto in paradiso. Sono esigenti i guardiani del cielo. La sola moneta che vogliono è l 'amore. Giorgio Gaber (dall’album Un’idiozia conquistata a fatica 1998)

29 dicembre 2010

Medjugorje..."non capire"















Che confusione che ho nella testa. Diciamo più chiaramente "non capisco". Proprio così, sono venuto a Medjugorje ma, non ho ancora capito perchè. Troppo facile e scontato essere venuto per Federico. Perchè dunque? Tante bancherelle con rosari, madonnine, crocefissi sembrava di essere al mercato settimanale di paese. La chiesa da lontano enorme, illuminata e l'inizio di una lieve nevicata. Pizzerie, ristoranti, caffè, hotel, pensioni e nuove costruzioni, tante nuove costruzioni. Forse sono io sbagliato ma avevo un'altra idea di Medjugorje. Verso le 17 gli altoparlanti esterni alla chiesa entrano in funzione e le voci dei sacerdoti si riversano in tutto il paese in inglese, in francese, in tedesco, in italiano ecc. Inizia un tour de force che si conclude alle 20 con le benedizioni. Siamo per strada e un umanità colorita confluisce verso la chiesa. Si fà fatica ad entrare. Chi è seduto, chi in ginocchio, chi abbracciato, chi piange, chi canta ed io osservo sono un pesce fuor d'acqua. Riesco a portare Federico davanti ad una statua della madonna e lo lascio alcuni minuti da solo poi mi chiede di uscire mentre Carla, mia moglie, rimane. Fuori è come essere dentro la chiesa tanto è alto il volume degli altoparlanti. Il via vai di persone è continuo, disabili, ammalati, gente normale mentre il rosario continua a ripetersi e sembra non finire mai. "Papà sono stanco andiamo in pensione?" "Si Federico andiamo, aspetteremo là la mamma". La cena serale l'incontro con altre persone già li ancor prima di Natale e per l'indomani è già tutto organizzato. La salita, faticosissima, verso il luogo dell'apparizione. Cinque stazioni intermedie e poi l'arrivo. Federico lo portiamo su aiutandolo in tre. Nel frattempo mentre salivamo ogni tanto giravo lo sguardo a fondo valle ed osservavo il cielo azzurro e le cime innevate. "Sono stanco papà, non ce la faccio più" "Ancora un pò Federico. Quasi ci siamo in lontananza vedo la statua della Madonna". Gli ultimi metri, che fatica, poi il sole davanti agli occhi, quasi perdere la direzione e...siamo arrivati. Silenzio, vento e tante persone in preghiera. Uno sguardo ancora verso il fondo valle, che spettacolo. Federico ed io ci sediamo, Carla si inginocchia e prega. Guardo la Madonna, non mi esce una parola. Una signora raccoglie qualcosa si avvicina a Federico e gliela porge nella mano. "Cos'è papà?" Non faccio tempo a rispondergli perchè la signora mi anticipa e gli dice che è una coroncina della Madonna, quella per gli ammalati. "Ah grazie" risponde Federico mentre io rimango zitto. Ancora alzo lo sguardo verso di Lei ma...non sò cosa dire. Scendiamo, il cielo è azzurrissimo non c'è nemmeno una nuvola. Le persone che mi aiutano a portare Federico mi dicono che fino al giorno prima del nostro arrivo aveva sempre piovuto. "Federico hai portato il sole" dice Michele, un pellegrino che spesso viene a Medjugorjca. Io non rispondo, mi volto indietro e guardo ancora Lei ma, nessuna parola. Arrivati a fondo valle ringrazio "Senza di voi non saremo mai riusciti a salire" "No, no non devi ringraziare noi ma Lei, è un suo disegno se tu sei quì" Non rispondo e continuo a "non capire". Dopo pranzo ci salutiamo, ritornano a casa..."Ora sappiamo a chi saranno destinate le nostre preghiere" Continuo a non capire. Aspettiamo sera e ritorniamo verso la chiesa, sono circa le 19, si fà fatica ad entrare poi, ci riusciamo. Tanta, tanta gente. Sull'altare sei o sette sacerdoti che dicono messa poi, la benedizione per gli ammalati e uno strano rumore di sottofondo, le radioline portatili collegate alle frequenze dove si capta la traduzione nella propria lingua e...continuo a "non capire". Usciamo, alzo gli occhi verso il cielo è pieno di stelle. Una persona mi si avvicina e mi dice . "Scruta, scruta il cielo lassù ci sono i suoi messaggi" Lo guardo, non dico nulla ma vedo solo stelle e...la luna. Per strada le bancherelle sono tutte illuminate e piene di gente. Mi volto verso la chiesa, la guardo e continuo a "non capire". L'indomani mattina, oggi, si ritorna verso casa. Un'ultima fermata, rientriamo in chiesa. Meno gente di ieri sera, i sacerdoti sono sempre gli stessi, gli altoparlanti anche e...proprio continuo a "non capire"

26 dicembre 2010

Da domani tre giorni di pausa

Un senza Dio come me è arrivato alla decisione. Domani con mia moglie e nostro figlio Federico partiamo per Medjugorje. E’ molto strano o forse strano non lo è, non lo so, andiamo. Non so cosa mi spinga ad andarci forse una remota speranza niente di più. Io che neanche distrattamente faccio ingresso in chiesa, che ricordo a fatica le preghiere, anzi, che non so pregare. Non ci sono riuscito nemmeno quando Federico stava per lasciarci dopo quel brutto incidente, riuscivo solo a parlare disteso nel letto con papa Giovanni Paolo II, solo un monologo niente di più. Una richiesta di aiuto come fossimo faccia a faccia per poi chiedermi cosa mai stavo facendo. Il mio parlare con Federico in quella camera di ospedale e raccontargli che il suo papà senza Dio parlava con Giovanni Paolo II e dirgli vedrai ce la farai , lui me l’ha promesso, anche se dentro di me sapevo che non era vero, ma il dirglielo mi bastava sembrava come infondergli coraggio. In fin dei conti che male c’era parlavo con un uomo nient’altro che un uomo. Poi tutto è sbiadito e non si è mai più verificato. Certo certi momenti…ma non vado a Medjugorje ne per vedere la madonna, ne perché credo in lei. In tutta semplicità senza alcun intento metafisico o spirituale perché probabilmente dobbiamo proprio ANDARCI…

Il ritorno alla vita ad un soffio dalla fine.

Sono trascorsi cinquantatre giorni dall’ultimo post. Cinquantatre giorni in cui sono accadute tante cose, forse troppe. Intanto Federico ai primi d’ottobre ha fatto ritorno al centro Don Calabria di Verona dove è stato predisposto un periodo di riabilitazione fino a fine anno, mirato a dargli ancora più autonomia e prevedere un possibile suo rientro al centro per non vedenti Rittmeyer di Trieste. Naturalmente tutti i fine settimana tornava a casa per restare in famiglia. E’ in questi fine settimana che notavamo i suoi miglioramenti, la sua immensa forza di volontà, il suo, anche nelle sue non indifferenti difficoltà giornaliere, sforzo di riuscire, di provarci. Come è possibile arrendersi a venticinque anni ? Come è possibile non dare speranza a quell’età ? Non ci siamo mai illusi e mai ci illuderemo. Non è facile come può sembrare per un ragazzo pieno di vita come era Federico calarsi nel ruolo di disabile, non vedente e traumatizzato cranico. Quante e grandi difficoltà si devono interiorizzare per arrivare ad accettarsi. Lui, comunque, ha un qualcosa, non so come chiamarlo ma deve essere la spinta che ogni giorno di più lo porta a volersi conquistare un pezzo di vita futura. Poi, quello che non ci saremo mai aspettati, quello per cui stiamo combattendo assieme a lui : “Vostro figlio è pronto per ritornare a Trieste” “Siamo veramente contenti di quello che Federico è riuscito a fare nonostante gli enormi problemi di cui è interessato” Quel ritornare a Trieste per mia moglie ed io vuol dire “Aprire un’autostrada, certamente con i suoi caselli e le possibili code ma, guardare in fondo, all’uscita, all’arrivo ad un risultato che nessuno era disposto a sottoscrivere”. C’è tutto un turbinio che ci ruota intorno, facce, sentenze, contrasti, divisioni e rotture. Quest’ultime poi dolorosissime e , almeno per me, mai e poi mai da dimenticare. Ma in fondo perché ricordare. Non ne vale proprio la pena. Non è questo l’importante ma…il “ritorno alla vita, ad un soffio dalla fine” di nostro figlio Federico.

25 dicembre 2010

C'era














L’agnello belava dolcemente.
L’asino, tenero,
si allietava in un caldo chiamare.
Il cane latrava
quasi parlando alle stelle.
Mi svegliai…Uscii.
Vidi orme celesti sul terreno fiorito
come un cielo capovolto.
Un soffio tiepido e soave
velava l’alberata:
la luna andava declinando
in un occaso d’oro e di seta apersi la stalla
per vedere se Egli era là…
C’era…
Juan Ramon Jmenez

24 dicembre 2010

Post: Ora nr. 1 Emergenza esondazione a Vicenza

ore 23.20: siamo in pieno allarme e in varie zone della città i fiumi hanno cominciato a uscire.
In queste ore, nelle emittenti radio, si stanno intervistando funzionari vari della protezione civile e politici di turno locali. La linea mantenuta è quella di deviare dal probolema principale e distogliere l'attenzione dalle cause che stanno trasformando le esondazioni dei fiumi, in un evento endemico. L'immersione del centro storico della città e dei paesi adiacenti al nuovo insediamento militare statunitense ubicato sopra la falda più grande d'Europa, sembra dover rientrare nelle abitudini della popolazione.
Sicuramente LA BASE non è il problema principale, ma rappresenta l'ennesimo scempio del territorio dove non si rispetta da anni, l'assetto idrogeologico di luoghi dal delicato equilibrio ed ora a rischio primario.
Si persegue ad incolpare gli ambientalisti, che secondo l'attuale agglomerato di potere, per anni hanno impedito interventi di bonifica in nome della tutela ambientale. La causa del dissesto idrico secondo i nostri rappresentanti politici, sono le nutrie e i verdi. Siamo alla demenza assoluta. Lancio un apello alla popolazione nazionale, per attivare un piano di rivalutazione dell'attuale assetto politico e dirigenziale, al fine di prendere in mano una situazione che non ha più controllo.
Il progetto consiste nel creare una rete di comunicazione fitta, atta a fare informazione diffusa su più fronti che metta in evidenza tutte le inefficienze e tutte le scelte politiche sbagliate che fanno ricadere sulla popolazione immani disagi.
Mi rendo conto che è parte di ciò che già esiste, ma se facciamo squadra, è possibile amplificare le voci e innescare una presa di coscienza sociale, capace di ricostruire un tessuto attivo tra la popolazione che consenta la radicale revisione dell'attuale assetto di comando liberandoci dal sistema marcio che ora abbiamo. Gli italiani devono rimboccarsi le maniche per salvare il paese dal decadimento totale.
Cercherò di diffondere all'interno di questo blog, più dati possibili sulle questioni salienti che ci riguardano inserendole su POST denominati: " ORA"
Prelevate questo testo e se interessati a partecipare pubblicatelo nei vostri blog.
INIZIAMO UN NUOVO CAMMINO PER LA LIBERTA' E LA GIUSTIZIA SOCIALE!
giordan

Pubblicato da giordan a 13:35

http://wwwelciodo.blogspot.com/2010/12/post-ora-emergenza-esondazione-vicenza.html#comment-form

L'avere (Oh aver)















Resta, al sommo di tutto, questa capacità di tenerezza
Questa perfetta intimità con il silenzio
Resta questa voce intima che chiede perdono di tutto:
- Pietà! perché essi non hanno colpa d'esser nati...

Resta quest'antico rispetto per la notte, questo parlar fioco
Questa mano che tasta prima di stringere, questo timore
Di ferire toccando, questa forte mano d'uomo
Piena di dolcezza verso tutto ciò che esiste.

Resta quest'immobilità, questa economia di gesti
Quest'inerzia ogni volta maggiore di fronte all'infinito
Questa balbuzie infantile di chi vuol esprimere l'inesprimibile
Questa irriducibile ricusa della poesia non vissuta.

Resta questa comunione con i suoni, questo sentimento
Di materia in riposo, questa angustia della simultaneità
Del tempo, questa lenta decomposizione poetica
In cerca d'una sola vita, una sola morte, un solo Vinícius.

Resta questo cuore che brucia come un cero
In una cattedrale in rovina, questa tristezza
Davanti al quotidiano; o quest'improvvisa allegria
Di sentir passi nella notte che si perdono senza memoria...

Resta questa voglia di piangere davanti alla bellezza
Questa collera di fronte all'ingiustizia e all'equivoco
Questa immensa pena di se stesso, questa immensa
Pena di se stesso e della sua forza inutile.

Resta questo sentimento dell'infanzia sventrato
Di piccole assurdità, questa sciocca capacità
Di rider per niente, questo ridicolo desiderio d'esser utile
E questo coraggio di compromettersi senza necessità.

Resta questa distrazione, questa disponibilità, questa vaghezza
Di chi sa che tutto è già stato come è nel tornar ad essere
E allo stesso tempo questa volontà di servire, questa contemporaneità
Con il domani di quelli che non ebbero ieri né oggi.

Resta questa incoercibile facoltà di sognare
Di trasformare la realtà, dentro questa incapacità
Di non accettarla se non come è, e quest'ampia visione
Degli avvenimenti, e questa impressionante

E non necessaria prescienza, e questa memoria anteriore
Di mondi inesistenti, e questo eroismo
Statico, e questa piccolissima luce indecifrabile
Cui i poeti a volte danno il nome di speranza.

Resta questo desiderio di sentirsi uguale a tutti
Di riflettersi in sguardi senza curiosità e senza storia
Resta questa povertà intrinseca, questa vanità
Di non voler essere principe se non del proprio regno.

Resta questo dialogo quotidiano con la morte, questa curiosità
Di fronte al momento a venire, quando, di fretta
Ella verrà a socchiudermi la porta come una vecchia amante
Senza sapere che è la mia ultima innamorata.

Vinicius de Moraes (poeta e musicista brasiliano 1913-1980)

23 dicembre 2010

Natale












Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

G. Ungaretti (Napoli 26 Dicembre 1916)

Cari amici a voi tutti un Natale sereno e un anno nuovo pieno di serenità

22 dicembre 2010

Attesa











Esci dalla statale a sinistra e
scendi giù dal colle. Arrivato
in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada
arriva a un bivio. Ancora a sinistra.
C'è un torrente, sulla sinistra.
Prosegui. Poco prima
della fine della strada incroci
un'altra strada. Prendi quella
e nessun'altra. Altrimenti
ti rovinerai la vita
per sempre. C'è una casa di tronchi
con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. E' quella
appresso, subito dopo
una salita. La casa
dove gli alberi sono carichi
di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. E' quella
la casa dove, in piedi sulla soglia,
c'è una donna
con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa
fino ad ora.
La donna che ti ama.
L'unica che può dirti:
"Come mai ci hai messo tanto?"

Raimond Carver

21 dicembre 2010

Gasparri conferma che in Italia è ancora possibile sparare minchiate

Gasparri : “Qui ci vuole un Sette aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 in cui furono arrestati tanti capi dell’estrema sinistra collusi con il terrorismo” A dire il vero era il 7 aprile 1979. http://baruda.net/2009/04/06/7-aprile-1979-processo-allautonomia/
Gasparri : “Qui serve una vasta e decisa azione preventiva. Si sa chi c’è dietro la violenza scoppiata a Roma. Tutti i centri sociali i cui nomi sono ben noti città per città. Per non far vivere all’Italia nuove stagioni di terrore occorre agire con immediatezza.
Roberto Saviano : “Parole assurde per una proposta degna del Ventennio”
Andrea Orlando : “Gasparri è un irresponsabile che gioca con il fuoco. Il malessere sociale necessiterebbe risposte politiche, ma la destra offre assurde ricette poliziesche”
Nichi Vendola : “Penso che sia un annuncio di fascismo. Gasparri all’età di questi ragazzini che manifestano aveva una attitudine alla violenza teppistica che forse ha dimenticato”
Massimo Donadi : “Gasparri è un pericoloso provocatore, alimenta la strategia della tensione e fomenta il clima di violenza”
Valerio Onida – costituzionalista - : “Mi sembra un ipotesi assurda. Nel nostro sistema costituzionale l’arresto può essere legato solo alla già avvenuta commissione del reato e quindi può essere un arresto preventivo al giudizio, ma non certo alla commissione del reato”
Piergiorgio Morosini – segretario di magistratura Democratica - : “Le misure preventive preannunciate dall’onorevole Gasparri potrebbero mettere in crisi le libertà riconosciute dalla Costituzione”
Fonte : Quotidiani Nazionali

Il “signor” Gasparri che dopo MSI e AN è diventato il cagnolino da salotto del coso, viene mandato regolarmente in avanti per abbaiare e dire forte quello che i suoi “mandanti” pensano piano. “Signor” Gasparri si vergogni, tornando al 1979, è tornato ad essere solo un fascista in calzoni corti. Oppure, dai ma si, riproponiamo quello che successe all’anarchico Schirru http://it.wikipedia.org/wiki/Michele_Schirru che solo per aver pensato di uccidere Mussolini fu condannato a morte dal tribunale fascista con sentenza eseguita.

20 dicembre 2010

Seneca, la brevità della vita

La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lagna per la cattiveria della natura, perché siamo messi al mondo per un esiguo periodo di tempo, perché questi periodi di tempo a noi concessi trascorrono così velocemente, così in fretta che, tranne pochissimi, la vita abbandoni gli altri nello stesso sorgere della vita. Né di tale calamità, comune a tutti, come credono, si lamentò solo la folla e il dissennato popolino; questo stato d'animo suscitò le lamentele anche di personaggi famosi. Da qui deriva la famosa esclamazione del più illustre dei medici, che la vita è breve, l'arte lunga; di qui la contesa, poco decorosa per un saggio, dell'esigente Aristotele con la natura delle cose, perché essa è stata tanto benevola nei confronti degli animali, che possono vivere cinque o dieci generazioni, ed invece ha concesso un tempo tanto più breve all'uomo, nato a tante e così grandi cose. Noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. La vita è lunga abbastanza e ci è stata data con larghezza per la realizzazione delle più grandi imprese, se fosse impiegata tutta con diligenza; ma quando essa trascorre nello spreco e nell'indifferenza, quando non viene spesa per nulla di buono, spinti alla fine dall'estrema necessità, ci accorgiamo che essa è passata e non ci siamo accorti del suo trascorrere. È così: non riceviamo una vita breve, ma l'abbiamo resa noi, e non siamo poveri di essa, ma prodighi. Come sontuose e regali ricchezze, quando siano giunte ad un cattivo padrone, vengono dissipate in un attimo, ma, benché modeste, se vengono affidate ad un buon custode, si incrementano con l'investimento, così la nostra vita molto si estende per chi sa bene gestirla. Seneca, De brevitate vitae

19 dicembre 2010

Pensa agli altri



















Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell'acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e di': magari fossi una candela in mezzo al buio.

di Mahmoud Darwish (poeta e scrittore Palestinese -Birwa 1941 Houston 2008-)

18 dicembre 2010

Ieri,17 Dicembre 1922

Torino, Barriera Nizza, una sera di nebbia. Un giovane tranviere comunista, caduto, mentre rincasa, in un agguato fascista, si difende, risponde al fuoco ferendo a morte due squadristi. E’ l’antefatto, il “pretesto” della Strage di Torino del dicembre ’22, rappresaglia feroce contro la città antifascista che “meritava una lezione”. Per molti il battesimo di sangue del Ventennio. A guidare l’azione punitiva, Piero Brandimarte, famigerato “console” della squadraccia d’azione piemontese “La Disperata”, in testa a un migliaio di camicie nere armate di manganello, pistole e moschetti. La violenza dilaga. Brucia la Camera del Lavoro, il circolo anarchico dei ferrovieri, la sede di Ordine Nuovo. Gli “arditi” piombano nelle case, nelle osterie, nelle botteghe. Sprangano, torturano, uccidono uomini sull’uscio di casa, davanti a familiari atterriti, li trascinano lungo i burroni, li finiscono a bastonate. Ufficialmente i caduti saranno 11, ma gli stessi caporioni neri parleranno poi di venti, trenta morti, oltre decine di feriti. Soddisfatto, Brandimarte dirà “…giustizia è stata fatta”. E Mussolini, telefonando al Prefetto di Torino…”come capo del fascismo mi dolgo che non ne abbiano ammazzati di più” Giovanna Gabrielli – iL Fatto Quotidiano 17/12/2010 –

Commento : Riporto il commento del senatore a vita Francesco Cossiga del 23 Ottobre 2008 ancor oggi attualissimo con riferimento alle manifestazioni studentesche di protesta contro il governo del 14/12/2010

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale! Ecc., ecc, per chì vuole godersi il resto http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=32976406

17 dicembre 2010

Il bambino che ride













Non invecchierà mai
chi nutre un cuore giovane
- non ci sono limiti
che non abbiano crepe
sufficienti da poterle
seppellire con un colpo
poderoso di spalla -

L'illusione mi sta stretta
vive l'armonia
e raggiunge vette
che nemmeno il mio ardore
di giovane uomo
riuscirebbe a scalare

Chi si nutre di pensieri
e di poesia
non conoscerà mai le pene
dell'età tarda
sarà un bambino che ride
anche quando gli si spalancherà
davanti agli occhi
l'oltraggio necessario della tomba

Non muore mai davvero
chi ha speso tutta una vita
perché gli sopravviva l'arte
- sarà la sua dorata risata
a donargli l'eternità
e la corona d'alloro -

La vittoria postuma
è una stretta al cuore
ma sarà l'orgoglio di chi rimane
a far fiorire l'amore
nella coscienza dei testardi
e dei poveri sbandati
- tornerà finalmente la Poesia
a guidare i popoli verso la fede -

Non vedrà mai la fine
chi sa sedurre il mondo con le parole
sarà il re di queste pagine
e l'angelo custode dell'Altrove

Salvatore Ferrandi

16 dicembre 2010

Da Quare tristis


















Stare coi morti, preferire i morti
ai vivi, che indecenza! Acqua passata.
Vedo che adesso più nessuno fiata
per spiegarci gli osceni rischi e torti
dell’ assenza, adesso che è sprofondata
la storia … E così tocca a noi, ci importi
tanto o quel tanto, siano fiochi o forti
i mesti richiami dell’ostinata coscienza, alzare questa poca voce
contro il silenzio infinitesimale
a contestare l’infinito, atroce
scempio dell’esistente … (Al capitale
forse è questo che può restare in gola,
l’osso senza carne della parola.)
Giovanni Raboni (Milano 22 Gennaio 1932 – Parma 16 Settembre 2004)

15 dicembre 2010

311 contro 314 è fiducia (ahimè)




Non è che ci credessi tanto ma, in cuor mio ci speravo, non è stato però come la pensavo io (sfiducia)311 purtroppo al contrario (fiducia)314 per tre miseri voti presi da quel mercato della vacche che il coso aveva messo in piedi. Ed ora cosa succederà ? Intanto e partita l’apertura verso i centristi di Pierferdinando Casini e…


Il coso : “Ora venite con noi” “Allora aspettiamo voi! Vogliamo andare avanti e vogliamo aprire la maggioranza”
Casini Pierferdinando : “Non c’è problema, basta che ti dimetti e noi siamo disponibili a parlare” Il coso : “Ma perchè devo dimettermi? Oggi ottengo la fiducia, me la confermano quelli che a loro volta la hanno avuta dagli elettori. Se mi dimettessi, la fiducia dovrei averla dai partiti. Dobbiamo andare avanti, dobbiamo aprire!”
Il coso : Ma basta con questi capelli bianchi», dice sorridendo al leader dell’Udc. «Dovresti tingerti i capelli come me, sembreresti più giovane...”
Ma…Casini Pierferdinando sembra non sentirci.
A questo punto non resta che la parola ai cittadini. Un bel falò di quelli che si fanno per bruciare la “vecia” il giorno dell’Epifania e tutti a casa i tossici infettati che sono in Parlamento. Resta comunque il dato di fatto che l’esigua vittoria (di Pirro) non permetterà al coso di governare e…la sfiducia è nelle strade. Il coso dovrà confrontarsi con la gente e…non vorrei essere nei suoi panni. Concretezza e realtà…ancora due mesi e poi il coso sloggia!!!

14 dicembre 2010

Augurio



















Se gli uomini capissero
che la pace illumina la vita
che l’altro è tuo fratello
e la guerra te ne priva
che peggio delle rovine
sono la disperazione e la solitudine.
Se gli uomini capissero
l’importanza della vita
e la recondita gioia
di essere parte
di questo miracolo.
Se gli uomini capissero
che la notte
è solo l’altra faccia
del giorno
e che gli incubi
sono solo il risvolto
dei sogni.
Se gli uomini capissero
che il bene
rimane come eterna traccia
su questo breve sentiero
chiamato vita.
Se gli uomini capissero…
Edvino Ugolini

13 dicembre 2010

“Ahi serva Italia di dolore ostello”


“Ahi serva Italia di dolore ostello/nave sanza cocchiere in gran tempesta/ non donna di provincie ma bordello ”Dante – Purgatorio canto sesto –


Irrecuperabile ma l’Italia è fatta così. Non ci curiamo di loro ma, guardiamo avanti e passiamo oltre sperando che il Signore ce ne liberi presto. Un idea potrebbe essere quella di Rino Formica sul Foglio, garantire un bel salvacondotto al “coso” per farlo uscire dalla politica attiva con gli onori e le protezioni che il “nano” pretende per schiodare. Un idea per il nostro presidente della Repubblica :”Nominarlo senatore a vita” Così avremmo la certezza che non ce lo troveremo più tra le P…E soprattutto come presidente della Repubblica, evenienza certamente improbabile ma, se permettete anche insopportabile. E’ inutile comunque sperare che in questo bordello parlamentare qualcuno abbia la coscienza di votare la sfiducia al governo. Basta pensare che il “Parlamento”, non molto tempo fa, ha votato, all’unanimità, senza astenuti un aumento di stipendio per gli “onorevoli” di € 1.135,00 al mese camuffando la mozione in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.

Leggete e capirete :

STIPENDIO Euro 19.150,00 AL MESE STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese
PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)
RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese
INDENNITA' DI CARICA (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00)

TUTTI ESENTASSE

TELEFONO CELLULARE gratis
TESSERA DEL CINEMA gratis
TESSERA TEATRO gratis
TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA gratis
FRANCOBOLLI gratis
VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
PISCINE E PALESTRE gratis
FS gratis
AEREO DI STATO gratis
AMBASCIATE gratis
CLINICHE gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis
ASSICURAZIONE MORTE gratis
AUTO BLU CON AUTISTA gratis
RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00). Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 40 anni di contributi (per ora!!!)

12 dicembre 2010

Il cane











Siamo in due nella stanza: il mio cane e io. Fuori urla una violenta bufera spaventosa. Il cane è accucciato davanti a me e mi guarda negli occhi. Anch’io lo guardo negli occhi. E’ come se volesse dirmi qualche cosa. E’ muto, non ha la parola, addirittura non capisce se stesso, ma io lo capisco. Capisco che in questo momento e in lui e in me vive l’identico sentimento, che tra noi non c’è alcuna differenza. Siamo identici: in tutt’e due arde e splende la stessa trepidante fiammella. La morte ci piomberà addosso, agiterà su noi la sua ala fredda, larga…E poi la fine ! Chi saprà distinguere allora quale fiamma ardeva in ciascuno di noi? No ! non è un animale e non è un uomo che si scambiano gli sguardi… Sono due paia di identici occhi fissi l’uno nell’altro. E in questi occhi, sia nell’animale che nell’uomo, un’unica e medesima vita si stringe timidamente all’altra.

Ivan Turgenev

11 dicembre 2010

Ora inizia il calciomercato
















10/12/2010 La seduta è convocata per lunedì 13 dicembre alle ore 16”, recita il messaggio sullo schermo video. La Camera dei deputati è chiusa fino a quella data. Eppure fuori all’ingresso di via della Missione c’è la fila. Mai vista prima. Che succede? Sono quasi tutti amici di Domenico Scilipoti, l’ex deputato dell’Italia dei Valori che ieri 09/12/2010, insieme a Massimo Calearo e Bruno Cesario, ha dato vita al Movimento per la responsabilità nazionale. Mancano 120 ore al voto di fiducia al governo. E lo stop ai lavori, scattato subito dopo l’approvazione della finanziaria, ha fermato l’attività del Parlamento ma non quella dei parlamentari. L’aula è chiusa, il Transatlantico semi-deserto, ma la saletta delle conferenze stampa non è mai stata così affollata. “Ne stanno a fa a rotta de collo”, si lamenta un commesso, indaffaratissimo a dirigere il traffico delle telecamere. Fuori, in piazza Montecitorio, una signora usa una canzoncina ironica per spiegare l’idea che si è fatta: “Soldi,soldi,soldi…chi ha tanti soldi vive come un pascià!” Un’altra traduce: 2Se fanno pagà er mutuo!” Dentro, si sfiora la rissa. Subito dopo i tre ‘responsabili’, arriva un altro dipietrista, Antonio Razzi, per comunicare il suo approdo a Noi Sud. Oggi è così. Chi si è presentato alla Camera ha una missione ben precisa.Il capogruppo dell’Idv, Massimo Donadi, sta scrivendo a Napoletano per denunciare la “squallida campagna acquisti di parlamentari dell’opposizione” avviata dalla maggioranza, la stessa per cui il segretario Pd Bersani si domanda se possa configurarsi “il reato di corruzione”. Una classe di una scuola siciliana è in visita al palazzo. Peccato l’abbiano trovato vuoto. “Forse è meglio che l’abbiano visto così – commenta un accompagnatore – Te l’immagini se avessero assistito a qualcuna delle risse che capitano qui dentro? Meglio che continuino a sognare”
Fonte : iL Fatto Quotidiano – Paolo Zanca –

Ultima ora :La procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla compravendita dei deputati in vista del voto di fiducia del 14 dicembre. L'iniziativa nasce da un esposto presentato oggi dal leader Idv Antonio Di Pietro. Al vaglio dei pm c'è già un altro fascicolo aperto, sulla base di notizie di stampa, riguardante la presunta compravendita di senatori. Intanto il Pdl, che definisce una grave intromissione l'indagine, presenterà una denuncia alla procura di Roma perchè «venga fatta luce anche su tutti quei casi in cui sono stati altri partiti ad acquisire i nostri parlamentari». Lo affermano in una nota i coordinatori del Pdl Sandro Bondi e Denis Verdini. «L'intervento della procura di Roma è gravissimo e apre una questione istituzionale molto rilevante perché‚ costituisce una gravissima intromissione nella libera dialettica parlamentare», ha detto Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera. Di Pietro è andato oggi in procura a Roma per fornire tutta la documentazione necessaria,facendo riferimento in particolare alla defezione di Domenico Scilipoti e di Antonio Razzi. “Ho sentito il dovere di informare la procura di Roma - ha detto Di Pietro - dei fatti gravissimi che stanno avvenendo in Parlamento. E ho deciso di rimettere al procuratore la valutazione se si tratti esclusivamente di uno scandalo politico o di fatti penalmente rilevanti. A mio avviso ci troviamo in presenza di fatti gravi, penalmente rilevanti, che coinvolgono esponenti politici nelle istituzioni parlamentari e che in un Paese civile non dovrebbero mai accadere”. Di Pietro spiega di aver prodotto «molti documenti e numerose prove» sul mercato di voti in Parlamento. «E molte altre - avverte - ne produrrò a breve. Spero ora che altri possano aiutarci a far luce su questo scandalo, che io considero uno dei più gravi, in Italia, in questo XXI secolo. In una vera democrazia non ci si può basare su voti comprati, venduti o estorti».
Il reato ipotizzato nei confronti di chi acquista e di chi vende voti sarebbe quello di corruzione. Ma non è da escludere anche quello di concussione. Finora, si fa notare in Procura, non esistono precedenti giurisprudenziali in tal senso. La dottrina si divide tra chi ritiene configurabile il reato di corruzione per il parlamentare che, in cambio di benefici economici o di altro genere o di una promessa in tal senso, muti schieramento politico, e chi ritiene che questo configurerebbe una limitazione dell'autonomia del parlamentare in conflitto col dettato costituzionale che non prevede alcun vincolo di mandato.
Fonte : Il Messaggero

Commento : Ritengo che il Parlamento sia pieno zeppo di ricattatori, ricattati e ricattabili. Il coso non governa bene ma, bisognava immaginarselo, ora sta facendo quello che gli è riuscito bene nella sua attività di imprenditore e mi chiedo: "E' normale che un governo in democrazia si regga su un commercio di uomini? Il coso di soldi ne ha tanti e anche se li butta con questi GIUDA non è un problema. Ma noi? Vogliamo davvero permettere che questo accada?

10 dicembre 2010

Dai Notturni -21 Settembre (presso La Verna)

Io vidi dalle solitudini mistiche staccarsi una tortora e volare distesa verso le valli immensamente aperte. Il paesaggio cristiano segnato di croci inclinate dal vento ne fu vivificato misteriosamente. Volava senza fine sull'ali distese, leggera come una barca sul mare. Addio colomba, addio! Le altissime colonne di roccia della Verna si levavano a picco grigie nel crepuscolo, tutt'intorno rinchiuse dalla foresta cupa. Incantevolmente cristiana fu l'ospitalità dei contadini là presso. Sudato mi offersero acqua. "In un'ora arriverete alla Verna, se Dio vole". Una ragazzina mi guardava cogli occhi neri un po' tristi, attonita sotto l'ampio cappello di paglia. In tutti un raccoglimento inconscio, una serenità conventuale addolciva a tutti i tratti del volto. Ricorderò per molto tempo ancora la ragazzina e i suoi occhi conscii e tranquilli sotto il cappellone monacale. Sulle stoppie interminabili sempre più alte si alzavano le torre naturali di roccia che reggevano la casetta conventuale rilucente di dardi di luce nei vetri occidui. Si levava la fortezza dello spirito, le enormi rocce gettate in cataste da una legge violenta verso il cielo, pacificate dalla natura prima che le aveva coperte di verdi selve, purificate poi da uno spirito d'amore infinito: la meta che aveva pacificato gli urti dell'ideale che avevano fatto strazio, a cui erano sacre pure supreme commozioni della mia vita.
Dino Campana

09 dicembre 2010

Torta Nicolotta

Ieri pomeriggio ero in garage che sistemavo alcuni scatoloni. D'improvviso mi è capitato tra le mani un quaderno, sapete quei quaderni di una volta con la copertina cartonata nera che si usavano per andare a scuola? Ebbene proprio lui.Non potete immaginare la mia sorpresa era il quaderno delle ricette di nonna Lucia. Sono passati ormai 25 anni da quando la nonna ha lasciato questo mondo e proprio non ricordavo più l'esistenza del quaderno. Prima mi sono chiesto come mai ce l'avevo io ma, forse, dato da mia mamma o forse capitato per caso quando abbiamo svuotato la casa dove abitava appena dopo la sua morte. Fatto stà che l'ho aperto e cominciato a leggere le ricette scritte da nonna, in dialetto veneziano naturalmente e, mi sono soffermato su una in particolare. Mi sono documentato storicamente su questa ricetta e perciò, prima di farvela conoscere, vi racconterò della leggenda di come è nata.
Il pane in Veneto non si limitava ad accompagnare le pietanze, ma era parte fondamentale di un antico dolce veneziano, la torta Nicolotta, di umili origini e della leggenda che si perde nella notte dei tempi. In passato, nella città di Venezia, in occasioni delle feste patronali, ogni parrocchia inventava un piatto proprio, che poi diventava nel tempo a uso e consumo di tutta la città. Una delle parrocchie più importanti era quella di San Nicolò i cui abitanti, in gran parte pescatori, venivano chiamati Nicolotti ed erano antiche rivali degli abitanti di Castello, i Castellani. Verso il '600, quando la Repubblica iniziò a perdere le proprie ricchezze, molte persone benestanti si videro costrette ad abbandonare case e palazzi per trasferirsi nella parrocchia e vivere in povertà,che presto aguzzò l'ingegno.Per la sollennità del Patrono, le donne nicolotte inventarono una torta davvero speciale a base di pane raffermo, uova, uvetta, pinoli e zucchero. La farina veniva appunto sostituita dagli avanzi di pane o, nei periodi più duri, dalla polenta. Fonte : Tradizioni e leggende di Venezia
Eccovi la ricetta :
Ingredienti :300g di pane raffermo senza crosta, 1 litro di latte, 5 uova, 50 g. di farina, 200 g di zucchero, 100 g di burro, 100 g di uvetta sultanina, 50 g di cedro candito, 50 g di pinoli, 2 cucchiai di rhum, burro e pangrattato per lo stampo.
Preparazione :
Mettere l'uvetta ad ammollare in una tazza d'acqua tiepida. Spezzettare il pane e metterlo a bagno nel latte, lasciandolo fino a quando sarà completamente ammorbidito. Rompere le uova in una ciotola, unire lo zucchero e lavorare con un cucchiaio di legno fino ad avere un composto biancastro e spumoso. Spappolare bene pane e latte con una frusta fino a farli diventare come una crema. Unire le uova sbattute con lo zucchero, la farina setacciata, il burro fuso, l'uvetta, scolata e asciugata, i pinoli, il cedro tagliato a dadini e il rhum. Mescolare con cura e versare il composto in una tortiera imburrata e rivestita di pangrattato. Mettere la torta nel forno già caldo a 180° e lasciarla cuocere per un'ora abbondante, fino a quando si sarà formata una crosticina scura. La torta va servita tiepida o fredda.

08 dicembre 2010

Fbc Unione Venezia : Ritorno alla vittoria
















Venezia-Montebelluna 1-0 – Campionato Nazionale Serie D Girone C – 15^ Giornata
Dopo la sconfitta nel derby contro il Treviso (post del 20 Novembre 2010, la prima sconfitta casalinga contro il Rovigo (0-1, il pareggio contro il Tamai (3-3) gli arancioneroverdi ritornano alla vittoria contro la formazione trevigiana del Montebelluna e si insediano in solitaria in testa alla classifica del girone D. Con questa sono tre partite che non seguo la squadra, Treviso per ordine del questore nessun tifoso veneziano poteva essere presente allo stadio, in casa con il Rovigo per il brutto tempo, in trasferta a Tamai perché quasi mai sono presente agli incontri fuori casa e ultimo contro il Montebelluna per mancanza di tempo. Quindi, il resoconto di quest’ultima partita, è preso in prestito dagli amici di http://www.vesport.it/newsvisualizza.asp?ID=15832 che ringrazio per la loro disponibilità.
Una vittoria in dieci uomini (per quasi tutto il secondo tempo) che vuole dire tante cose. Che l'Unione Venezia ha ritrovato tutta La sua carica, se mai l’avesse persa.Che ora la classifica rivede gli arancioneroverdi nuovamente in vetta avendo scavalcato il Treviso, fermato sul pari interno dal Tamai. Che il gruppo può contare su altri giocatori, oltre ai soliti.Non è stata una grandissima partita, ma una partita difficile da vincere, complicata ancor più da una assurda espulsione di Cardin per una doppia ammonizione incomprensibile. Ma alla quale ha risposto la squadra non impiegandoci nemmeno un minuto, visto che Zubin, con rabbia e con forza, è andato immediatamente al gol decisivo proprio mentre si infuocavano gli spalti.
E il resto dell'incontro è stato totalmente in mano ai lagunari, nonostante l'inferiorità numerica che non ha creato imbarazzo alcuno.

Venezia-Montebelluna 1-0
Reti: 9 st Zubin (UV)

Classifica Serie D -Giorne C - "prime cinque posizioni
Unione Venezia 31
Treviso 30
Rovigo 30
ChioggiaSottomarina 25
Tamai 24
Sanvitese 24


Novità del giorno









Ho parlato con Dante
il quale mi ha giurato
che Beatrice non è mai esistita.
Ho sentito, al telefono, Petrarca,
il quale, sotto giuramento,
dice che Laura non si è vista mai.
Ma tu ci sei.
Perché mi togli il sonno,
o ti lamenti per il mal di gola.
E quando, piena di raffreddore,
vorresti delle mele,
dici: abore, portami delle bele.
Quindi esisti, perché si ride:
anzi: si scoppia a ridere
coniugando la emme di amore
che diventa abore:
tu sei il nuovo alfabeto italiano,
tu sei la risata intorno ai tuoi dolori,
alla tua febbre, al tuo gran bale.

Giorgio Soavi