30 settembre 2010

Arriva Silvio un nuovo applicativo per IPhone . fate come Gianfranco Fini…SCARICATELO

I numeri nudi e crudi si sono presentati ieri a Montecitorio al nostro presidente del consiglio. Senza i finiani e i 4 autonomisti del Mpa già da ieri il Coso avrebbe presentato le dimissioni…un po’ di calcoli e si vede chiaramente il perché : 31 finiani dei 35 aventi diritto più 4 autonomisti del Mpa (su cinque che sono) fanno 35. Se sommiamo questi voti al risultato di quelli dell’opposizione (275) si arriva a 310 contro i 307 con cui si sarebbe fermato il Coso. In sostanza Berlusca è in balia del suo peggior nemico, cioè il presidente della camera Gianfranco Fini. Siamo ormai certamente all’epilogo del berlusconismo, quando il presidente della camera esprimerà un desiderio, al Coso resteranno due chances: o fare di tutto per accontentarlo, oppure se ne dovrà tornare ad Arcore. Dunque, un governo che non c’è più, in un parlamento sonnolento, spento, demotivato, sfiatato, annoiato dalle solite litanie e dal ciarpame infarcito dalle abituali fandonie , splende solo l’intervento di Di Pietro contro tutte le falsità e l’inerzia del Coso e dei membri affumicati di un governo che si arrabattano e si arroccano nel difendere ad oltranza il “faro”, ormai quasi spento. Un belare di pecore col solo scopo di non sentire la verità che veniva loro spiattellata in faccia con il Coso che protestava, dal basso verso l’alto, rivolgendosi al presidente della camera, Fini, per far tacere chi in quel momento lo accusava di tutti gli imbrogli perpretati in questi anni ai danni di noi cittadini, gabbandoci con false e demagogiche promesse. Non dimentichiamo, però, di fare gli auguri di buon compleanno al Coso con la SPERANZA CHE LASCI AL PIU’ PRESTO LA PRESTIGIOSA CARICA CHE E’ STATA SVILITA DALLA SUA PERSONA E SI RITIRI A VITA PRIVATA EVITANDO DI FARE COSI’ ULTERIORI DANNI A SE STESSO MA SOPRATTUTTO AL NOSTRO PAESE.

29 settembre 2010

Il bello della vita

Tratto da L'albero dei mille anni di Pietro Calabrese
...Mi era arrivato addosso all'improvviso quel treno in corsa del cancro assassino. Mi aveva fatto stramazzare perchè io mi fermassi. Perchè io riflettessi. Perchè io capissi. Perchè riprendessi il filo quasi spezzato della mia vita e ritrovassi lo scopo e il perchè dell'esistenza. Perchè ripensassi ai miei giorni marginali, che erano stati la maggioranza di quelli vissuti, e non li rivivessi mai più, pochi o molti fossero quelli che mi restavano.Perchè finalmente realizzassi che il valore della vita non è nella vita stessa - magari ce ne saranno altre di vite in altri mondi -, il valore supremo è dentro le piccole cose che compongono il quotidiano, il qui e ora, alle quali non diamo mai importanza, o ne diamo troppo poca. Perchè sprechiamo il valore delle cose che contano veramente. Perchè ci arrabbiamo e ci perdiamo dietro inutili discussioni, fangose polemiche, patibolari decisioni. Perchè pensiamo che il bello e il buono sono sempre altrove, lontano da noi. Invece sono qui, davanti a noi,ai nostri piedi, e non ce ne accorgiamo finendo col calpestarli e ucciderli. Perchè il buono delle cose non è mai così nascosto da non riuscire a scorgerlo, a vederlo, ad assaporarlo. Perchè è bella la vita, bello il sole e il freddo dell'inverno, bellissima una giornata di primavera e dolcemente bello il venticello leggero che l'accompagna. Ma chi si ferma mai a riflettere su queste banalità quotidiane ?
Pietro Calabrese

"Sono due le parole importanti al mondo" diceva Woody Allen "e non si tratta di "ti amo". Ma "è begnino"

28 settembre 2010

SPQR

SPQR...sono porci questi romani. Così il "senatur Bossi" applaudito a una festa della lega.E ancora...E se vogliono la Formula 1 corrano con le bighe, Monza non si tocca...Basta con Senatus Populosque Romanus,"Il Senato e il popolo romano", io dico "sono porci questi romani", scandisce fra gli applausi del pubblico e le risate del figlio trota in piedi accanto a lui.
Alemanno, sindaco di Roma : "Oltre il limite, scriverò a Berlusconi"
Dario Franceschini, Area Democratica : "Le parole del "ministro Bossi" su Roma e i Romani definiti "porci" hanno superato ogni soglia di tollerabilità"
Massimo Donadi, Italia dei Valori : "Abbiamo scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica che è anche cittadino onorario di Roma perchè non è possibile offendere le istituzioni impunemente. Un ministro della Repubblica non può esprimersi in quel modo. Bossi usa toni da campagna elettorale, forse perchè sa che questo governo non durerà a lungo, ma il suo linguaggio è indegno e intollerabile: dovrebbe dimettersi. Ora vedremo quale sarà il comportamento in aula di quella parte di centrodestra che si è sempre richiamata ai valori dell'identità nazionale. Se voteranno a favore di Bossi voteranno contro le loro idee"
Pierferdinando Casini : "La lega sa solo insultare e lanciare spot propagandistici, altro che risolvere i problemi del paese. Qui stiamo andando a rotoli e Bossi ci sguazza"
Renata Polverini : "Mi auguro che il governo prenda le distanze da queste volgarità"
Nicola Zingaretti : "Bossi faccia il ministro e non il comico"
Giorgia Meloni : "Battute fastidiose, ma fortunatamente non costituiscono una linea politica"

ATTENZIONE...post proibito ai meridionali, agli omosessuali, ai neri, ai marocchini, ai vù comprà e a Te. Recentemente anche l'inno italiano è stato proibito !!! SCAPPA, SE NON SEI LEGHISTA, PRIMA CHE IL "RINTRONATO SENATUR" ESCA DALLO SCHERMO PER RINCHIUDERTI IN UN LAGER IN PADANIA...


27 settembre 2010

I lunghi singhiozzi dei violini d'autunno feriscono il mio cuore di un monotono languore (Paul Verlaine)

Autunno
Autunno, e i primi freddi serpeggiano nella mia carne
ma gli odori! Oh gli odori di questi tempi
valgono il sopportar la pena del mio tremore
Odore di castagno e di muschio di bosco,
ma in città dove trovarne?
Odore di terra umida, vogliosa,
sposa in attesa di esempi.
Odore di pulito, nell’aere lavata dal vento di mare.
Odore di donne innamorate che passano,
Odore di strade bagnate che restano,
Odore dei miei sogni che ancora resistono!
Luigi deluca

26 settembre 2010

No rilief from the time

Non da sollievo il tempo
Non dà sollievo il tempo; mentivate
dicendo che sarebbe stata breve
la mia pena. Lo sento nella pioggia
che piange, alla marea che si ritira;
sciolte le vecchie nevi ad ogni picco,
le foglie dell'altr'anno son fumo sui sentieri;
non cosí per l'amaro della morte,
che resta, opprime il cuore, abita in me.
Ho paura di andare in troppi luoghi
che traboccano della sua memoria.
E se respiro in qualche quieta stanza
ignota al passo e al volto luminoso,
dico "non c'è memoria, qui, di lui"
e resto frastornata a ricordarlo.
Edna ST Vincent Millay

25 settembre 2010

Io e Gianfrà ci vogliamo un bene dell’anima…de li mortacci tua !!!

Rudholp Francis ministro della giustizia di Santa Lucia nella conferenza stampa conferma la veridicità del documento che attesta l’acquisto dell’ormai famoso appartamento di Montecarlo da parte di GiancarloTulliani…
Reazioni a catena :
Capezzone: “I finiani si assumano le loro responsabilità e se hanno un minimo senso di dignità si scusino con tutti gli italiani” senti, senti da chi viene la lezione di dignità.
Fini, poche ore prima della conferenza stampa del ministro della giustizia di Santa Lucia : “Dirò la mia verità in un video che andrà in linea domani (oggi) in tarda mattinata sui siti di Generazione Italia e del Secolo. Non solo un chiarimento ma, il Presidente della Camera fa capire, che vuole rispondere al linciaggio, per usare le parole dei suoi fedelissimi, a cui è sottoposto da mesi” Bocchino : “Il quadro non cambia, la certezza che Tulliani non è il proprietario di quella società Fini l’aveva ieri e ce l’ha oggi. E' falso che siano riconducibili a Tulliani". "Se Santa Lucia ha le prove - aggiunge - perché non le ha messe nero su bianco? Ha scelto una formula ambigua. Un ministro della Giustizia deve certificare e provare e non dire mi risulta... Poi Santa Lucia è un paese più piccolo di un quartiere di Napoli o Roma, che vive perché è paradiso fiscale dove si generano società off-shore, e si sa come vanno le cose...".
Lavitola direttore dell’Avanti : “Il ministro di Santa Lucia l’ha confermato ? Allora non è una patacca.
Intanto, Vittorio Feltri ha lasciato l’incarico di direttore responsabile del Giornale, per assumere la carica di direttore del’editoriale . Al suo posto Alessandro Sallusti.
L’Italia, ahimè, è un paese corrotto, uno si guarda intorno, e se un po’ si mette a pensare, si accorge che siamo diventati malleabili come la plastilina, prendiamo la forma che ci danno e rimaniamo li, fino a quando arriva un altro e decide una nuova forma. Siamo cambiati, non risultiamo soggetti ma solo oggetti, e un oggetto non pensa. La televisione, dove il niente fa ascolto, ci insegna il pettegolezzo instillandoci giorno dopo giorno gocce di ignoranza. Avidità, cinismo sono diventati i maggiori sentimenti di poveracci responsabili della mediocrità in cui stiamo affogando. Eppure, voltandomi indietro, rivivo e rivedo momenti più veri, più reali dove gli amici erano amici, la famiglia era una famiglia e, forse, c’era veramente chi la politica la prendeva sul serio. Non ci resta che assistere da spettatori a questa ennesima farsa mentre lo showman, barbaramente seduto sul trono si gusta questo momento e, la corte pacchiana, si inchina al Coso onnipotente.

24 settembre 2010

No better That This JOHN MELLENCAMP

Seguendo le orme del precedente lavoro, Life Death Love & Freedom, e sempre con T-Bone Burnett alle spalle, John Mellencamp volta definitivamente pagina sul suo passato e,da rocker, si reinventa folksinger, sulle orme di Woody Guthrie. Coraggioso e geniale al tempo stesso, John ripassa il suono di Johnny Cash e ci regala un disco epocale. Se On The Rural Route 7609, il cofanetto, ci aveva fatto capire chi era in passato, adesso John chiude il cerchio e non ci sono più equivoci. fonte Buscadero

Le premesse sono radicali e affascinanti: suono rigorosamente in mono, catturato con un unico microfono e un registratore Ampex degli anni ’50 in tre luoghi mitici, simbolici e altamente evocativi della musica e della cultura popolare statunitense (bella idea, talmente “reazionaria” rispetto al gusto imperante da risultare quasi rivoluzionaria). E il viaggio omerico intrapreso dalla coppia ricorda un po’ quello di un altro celebrato progetto burnettiano, la colonna sonora di “Fratello, dove sei?”, affrontato però con spirito molto meno scanzonato e più autentico rigore filologico. Il frutto della ricerca sono tredici canzoni inedite (niente cover, è una notizia!) che si abbeverano al grande fiume del country, del blues e del folk; il grosso, nove titoli, registrato ai leggendari Sun Studios di Memphis, il resto diviso tra un pellegrinaggio presso la prima chiesa battista africana sorta a Savannah, Georgia (dove un tempo si rifugiavano gli schiavi e dove Mellencamp s’è fatto battezzare assieme alla moglie Elaine) e una sosta nella stanza 414 del Gunter Hotel di San Antonio, Texas, in cui Robert Johnson fissò su nastro nel novembre del ’36 le sue prime incisioni. Maniacalmente attenti al dettaglio, John e T Bone hanno ricreato in vitro le condizioni di allora, Mellencamp e la sua chitarra acustica sistemati nella esatta posizione assunta dal re del blues nella sua camera d’hotel e dal king del rock’n’roll, Elvis, ai Sun di Sam Phillips: fantasmi, spiriti onnipresenti che fanno di questo album “un disco infestato”, come scrive Burnett nelle note di copertina. Non è musica per tutti, meglio dirlo, con quel suono così (volutamente) a bassa fedeltà, polveroso, distorto, tremolante. Dimenticate lo smalto e la lucentezza artificiale della musica digitale, qui tutto odora di legno, metallo e muffa, di “buona la prima” senza badare alle imperfezioni e alle equalizzazioni. Come nel disco precedente Mellencamp, 59 anni e un infarto alle spalle, torna a riflettere sulla mortalità e a stilare bilanci esistenziali (“Save some time to dream”), canta di fughe dal passato e di luoghi dimenticati da Dio (nella minacciosa “The west end”), si prende tutto il tempo necessario – sei minuti abbondanti – per raccontare storie di solitudine (“No one cares about me”) e di beffarda, casuale violenza (“Easter eve”) infischiandosene di ganci, “bridge”, riff e ritornelli ( “Love at first sight” e la stessa “Easter eve” si risolvono in una lunga sequenza di strofe monocordi): come lo Springsteen di “Devils & dust”, appunto, ma ancora più immerso nella “heartland”, nel cuore profondo e antico dell’America popolata di fattorie e “small towns” di provincia. Le canzoni di “No better than this” hanno quasi tutte un passo lento e uno sguardo disincantato sul mondo (“verità e libertà sono tutte bugie”, canta a un certo punto Mellencamp), la voce rauca e catramosa del frontman, sempre più arrochita dalle sigarette, contrappuntanta, sottolineata e rinforzata dalle percussioni ossute e rimbombanti di Jay Bellerose, dal basso ruvido di David Roe, dal violino stridente di Miriam Sturm, dalle stuscianti chitarre vintage di Marc Ribot e di Andy York. La magia dei luoghi (T Bone aveva ragione) gioca un ruolo cruciale: nel chicka-boom di “Coming down the road” rivive il giovane Johnny Cashmemphisiano, al Gunter Hotel Mellencamp – come Johnson – sente il diavolo alle spalle che gli fischia nell’orecchio (“Right behind me”). Altrove evoca il folk montano degli Appalachi o incespica nell’honky tonk più malinconico (“A graceful fall”, “Don’t forget about me”), per poi alzare ritmo e volume degli amplificatori nella title track (un rockabilly ribaldo) e nell’r&b amaro di “Each day of sorrow”, o appartarsi in solitaria per il momento più toccante e poetico del disco (“Thinking about you”, telefonata a una vecchia fiamma che resterà probabilmente senza risposta). Roba per palati forti e per cuori romantici, in un “Clumsy ol’ world”, un vecchio mondo sgraziato, che alla fine a Mellencamp riesce persino a strappare una risata.

http://www.rockol.it/recensione-4354/John-Mellencamp-NO-BETTER-THAN-THIS

TRACKLIST:

“Save some time to dream”
“The west end”
“Right behind me”
“A graceful fall”
“No better than this”
“Thinking about you”
“Coming down the road”
“No one cares about me”
“Love at first sight”
“Don’t forget about me”
“Each day of sorrow”
“Easter eve”
“Clumsy ol’ world”

23 settembre 2010

È più veloce l’ADSL o un piccione viaggiatore? Ecco la risposta

Era una battuta, fino a ieri: “Con la linea che mi ritrovo faccio prima con i piccioni viaggiatori”. E invece qualcuno ha voluto farlo sul serio.Sì, perché i problemi delle aree rurali esistono anche in Gran Bretagna, un paese che si tende a considerare tra i primi, quando si parla di diffusione delle connessioni veloci.

L’esperimento è semplice: 300 MB su scheda SD, spediti con un piccione a 120 Km di distanza, e l’upload degli stessi file per un trasferimento via posta elettronica (o Dropbox, o quello che vi pare). Il piccione ce l’ha fatta in un’ora e un quarto. Nello stesso tempo il caricamento via Internet era al 24%.

Il volatile ha eguagliato una linea a 533 kbps in upload, reali. Niente male, migliore di quasi tutte le linee disponibili in Italia.Naturalmente se le distanze aumentano, e magari c’è di mezzo un oceano, l’opzione del piccione è molto meno interessante. La morale è semplice: se i vostri file non vanno lontano e non avete a disposizione una vera linea veloce, meglio spostarli a mano, o farli trasportare a qualcuno. E questo è quanto.

Ora, si potrebbe pensare che il problema riguardi solo chi vive in campagna, isolato dal mondo, dove magari appena appena arriva il telefono. Non è vero: anche chi vive nei dintorni di Milano può trovarsi in situazioni ai limiti del ridicolo.

E anche se fosse, una connessione veloce potrebbe fare la differenza per le aree rurali. Si possono fare tanti esempi. Eccone uno :

Una volta, a una fiera, ho provato un formaggio fantastico, e ne ho comprato circa un chilo. È la quantità che posso consumare prima che diventi troppo vecchio, e immangiabile. Ne avrei voluto comprare ancora, ma me l’ha venduto un uomo (che somigliava un po’ al nonno di Heidi) che vive sulle Alpi, molto in alto, con la sua famiglia, vacche e capre.

Per vendere i loro prodotti non possono far altro che caricarli su un furgone e portarli a mercati e fiere di paese, sperando che qualcuno dei loro clienti decida di fare tutta la strada che ci vuole per andare a trovarli.

Se questa famiglia, e tantissime altre come loro, avessero a disposizione una buona connessione adsl, potrebbero gestire bene un sito di eCommerce, partecipare a gruppi tematici, tenere contatti con clienti e colleghi, e in generale vivere meglio.

E poi diciamoci la verità: come cazzo fai a caricare un chilo di formaggio su un piccione? Scusate se non mi alzo.

E poi mi devo confrontare, per il mio lavoro, ogni giorno con gente (utenti) che si riempiono la bocca di parole che incamerano da false pubblicità degli operatori telefonici. Che hanno attivato contratti dove credono di viaggiare alla velocità della luce ma, non sanno, che non hanno neanche un minimo di banda minima garantita. Che pensano di far transitare la voce attraverso il supporto internet , per abbattere i costi, per collegare una realtà remota ma, nella maggior parte dei casi, non sanno che schifezza di rete ha il paese in cui vivono (Italia). Allora diciamo quello che non vuol essere sentito ma che è pura verita : “ La vera velocità delle adsl italiane è circa la metà di quella pubblicizzata e penalizza soprattutto gli utenti di alcune zone geografiche.” Grandi operatori telefonici con in testa Telecom Italia. Grazie a loro facciamo ridere il mondo intero…

http://tomsblog.it/valerioporcu/2010/09/17/e-piu-veloce-ladsl-o-un-piccione-viaggiatore-ecco-la-risposta/

22 settembre 2010

Alla ricerca della felicità dentro se stessi

Coloro che combinano discorsi difficili, oscuri, confusi e ambigui sicuramente non sanno affatto cosa vogliono dire, ma hanno soltanto un'oscura consapevolezza che ancora si sforza di trovare un pensiero. Spesso però essi vogliono celare a sé stessi e agli altri che non hanno nulla da dire.
Arthur Schopenhauer ( Danzica 22 Febbraio 1788 - Francoforte sul Meno 21 Settembre 1860 )

Consiglio : Aforismi per una vita saggia - Editore Bur - Gennaio 1994
Un libro di saggezza, che smaschera i nostri vizi più comuni : il lusso, l'ostentazione, la mondanità, il conformismo, la moda e ci invita a coltivare la nostra personalità, la nostra formazione interiore come il bene principale dell'esistenza. ( Il consiglio è rivolto soprattutto ad una persona di mia conoscenza che dei vizi sopra riportati fà la sua regola )

21 settembre 2010

All'ombra di quell'albero

Ieri sera non avevo proprio sonno. Ho provato a spegnere la luce ma il risultato è stato un rigirarmi continuamento nel letto. Alla fine mi sono alzato e sono andato in salotto ho preso un libro dalla libreria e mi sono seduto in divano e...una poesia di Nazim Hikmet. Narra di un albero di noce e del suo proprietario, Yunus, zoppo perchè caduto da bambino giù dall'albero. La sua ombra abbracciava d'estate quaranta persone, di notte sdraiati alla base non si vedevano le stelle per quanto era fitto di foglie. D'autunno il suo frutto saziava il villaggio. Ma i tempi si induriscono e Yunus resta povero. La povertà non si governa, non rimane uguale, spinge sul precipizio della miseria. Gli amici consigliano a Yunus di vendere l'albero, pagano bene, di legno si fanno mensole, tavole, armadi, manici di coltelli. Yunus resiste e prima vende il bue. Ma la povertà non si governa, non ha ciambella ai fianchi per stare mezzo sopra e per metà sotto'acqua. Di povertà si annega. Yunus abbatte l'albero con tutti i nidi sopra, lasciati dagli uccelli che sono migrati dopo l'ultima raccolta. Eccolo steso sulla neve, i rami sono braccia aperte a un grido, metà di albero e metà di uomo. In fine di poesia Nazim Hikmet scrive : "Nelle nostre chiacchere c'è la tristezza di un albero tagliato e venduto". D'improvviso mi è ritornato alla mente quel vecchio albero nel parco del mio paese dove tanto, molto tempo fa, ci si riuniva con gli amici per discussioni accese, mosse improvvise che intendenvano far luce sul futuro. E' proprio vero c'è un'età che ha bisogno di un albero piantato prima, di un'ombra alla quale tenersi. La mia gioventù ha avuto sotto quell'albero le parole "è ora di finirla". Per rovesciare tirannie, imperi coloniali, regni e poteri vari ma...come un fuoco che si spegne alla fine non resta che un inutile mucchietto di cenere.

20 settembre 2010

Venezia irresistibile capolista

Venezia-Kras Repen 5-2 Campionato Nazionale Serie D Girone C - 3^Giornata -
Come un rullo compressore il team arancioneroverde asfalta il Kras Repen sprecando una miriade di occasioni da rete. Il Venezia cala il tris e si conferma al vertice della categoria a punteggio pieno, mandando in gol per cinque volte in quattro gare ufficiali, almeno uno in ogni match, l'attaccante di Capodistria Zubin. Prima il Concordia in trasferta, quindi Este e Kras Repen al Penzo. Il Venezia parte con un tris di vittorie nella serie D 2010/11 e assieme al Treviso guarda tutti dall'alto al basso. Nove punti in tre gare, in pochi se li sarebbero aspettati dopo aver visto il brutto Venezia di Coppa Italia con il SandonàJesolo prossimo avversario domenica prossima al Zanutto di San Donà di Piave.La squadra ha comunque rischiato di farsi del malefacendosi raggiungere due volte. Francamenta clamoroso l'errore di Nicoletto che ha regalato con un retropassaggio l'1-1 al Kras.Il pallino del gioco è dei lagunari sin dall'avvio con una rete dopo appena dieci minuti che Mazzeo avrebbe la possibilità di bissare qualche secondo dopo. Poca cosa la reazione di un Kras che cerca di saltare il centrocampo lagunare per proporsi in avanti senza la giusta incisività e creando una sola occasione pericolosa. Gli arancioneroverdi macinano gioco e dopo lo svarione di Nicoletto che favorisce il pareggio la pressione lagunare si fà più forte sino al rigore e all'intervallo. Riprende incessante nel secondo tempo, interrotta dal proiettile di Cipracca che ri-pareggia.Quindi l'episodio dell'espulsione del portiere Contento e la possibilità del Venezia di dilagare, concedendo spazio anche a Arturo Di Napoli, al rientro in laguna.E proprio al 40^ del secondo tempo nella stessa porta di quel 25 novembre 2001 quando, in serie A, al 13^ del secondo tempo con un gol di tacco mancino del momentaneo 1-0 contro il Lecce, Di Napoli ha iniziato a riprendersi il Venezia e poco conta se l'avversario si chiama Kras Repen. Due gol divorati, uno, il più difficile segnato di testa,poi il velo decisivo per consentire a Lelj il fendente del 5-2. Re Artù è tornato, il Venezia e i suoi tifosi sorridono e sognano la promozione in Seconda Divisione.
Venezia-Kras Repen 5-2
Arbitro : Sig. Loni di Cagliari
Reti : pt 11^Salzano (UV), 28^Tomizza (KR), 46^Zubin (UV) rig, st 8^Cipracca (KS), 27^Zubin (UV), 40^Di Napoli (UV), 47^Lelj (UV)

Classifica prime 5 posizioni
Venezia 9
Treviso 9
Un. Quinto 7
Chioggia 7
San DonaJesolo 7

19 settembre 2010

23 Settembre...ritorna Annozero

L'ultimo appello di Michele Santoro, molto simile a quello che girava esattamente un anno fa, ha avuto ampia risonanza sul web. "I contratti di Travaglio e Vauro non sono ancora stati firmati e lo spot che abbiamo preparato è fermo sul tavolo del Direttore Generale" ma il 23 Annozero inizia e qui c'è da farlo sapere in giro, spiega il conduttore sul sito del suo programma. Da un lato i detrattori di Santoro polemizzano dicendo che il suo è mero vittimismo teatrale, dall'altro i fedelissimi lo inneggiano sulle bacheche di Facebook con link e "santini" nell'immagine del profilo. In mezzo, c'è un uso intelligente della rete (da parte di Santoro) e una pessima gestione della televisione pubblica da parte dei vertici Rai. Non mi interessa tanto il lato politico, su cui argomentiamo ampiamente, ma quello economico. Come si fa a rinunciare al promo del programma di punta della rete? Specialmente se la Rai è indebitata fino al collo e non ha ancora in mente una strategia chiara per affrontare i nuovi (aggettivo ormai ridicolo) modi di fruire i contenuti video, che prima o poi soppianteranno definitivamente la tv mainstream. Non è inopportuno e populista definire questa gestione militante un'offesa al popolo italiano, che in tempi di vacche magre è costretto a vedere il proprio denaro buttato con disprezzo dalle finestre di viale Mazzini a causa della politicizzazione. E' buono ricordare, a tal proposito, quant'era costata a marzo la soppressione dei programmi di approfondimento. Secondo il Sole 24 Ore, con la soppressione di Annozero la concessionaria pubblicitaria della Rai aveva incassato un milione di euro in meno a settimana, 1,8 milioni complessivi in meno per Ballarò e 1,5 milioni per Porta a porta. Un totale di 7 milioni e trecento mila euro. Per ora sorvoliamo sulla guerra dei numeri tra Tg1 e Repubblica. E' sabato e non voglio rovinarvi il weekend. Una cosa è certa: almeno un telespettatore Minzolini l'ha perso. Il più delle volte alle 20 la mia tv è spenta e, quando non lo è, è sintonizzata su La7.

18 settembre 2010

Fbc Unione Venezia : Il ritorno di Re Artù

E’ Totò Di Napoli il centravanti dell’ultimo colpo arancioneroverde. Trentasei anni, milanese, lo scorso anno ha giocato in Serie D nel Messina collezionando 20 reti. Un ritorno dunque, di un goleador che ha già dato tanto in passato alla causa arancioneroverde. Ritornano alla mente con Totò i tempi in cui il centro Taliercio era frequentato da Cesare Prandelli in veste di allenatore della squadra lagunare. Speriamo che la sua perenne voglia di fare gol dia una mano alla squadra nel ritornare in categorie che più le competono. Domenica Di Napoli non sarà in campo nella partita in casa contro il Krap Krepen ma sicuramente lo vedremo il turno successivo contro il SanDonàJesolo. Intanto dopo appena 75 giorni dalla sua fondazione il Venezia United ha raggiunto e superato quota mille associati. Un risultato straordinario e per nulla scontato da attribuire a chi si è impegnato a fondo in questa avventura.

17 settembre 2010

Abbiamo tutti il diritto di vivere il presente

L’illogica allegria

Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.
A volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.

Lo so
del mondo e anche del resto
lo so
che tutto va in rovina
ma di mattina
quando la gente dorme
col suo normale malumore
mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un'aria già vissuta
un paesaggio o che ne so.

E sto bene
Io sto bene come uno quando sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.

Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita così.

È come un'illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia.
È come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente

Io sto bene...
Questa illogica allegria
proprio ora, proprio qui.

Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.

Giorgio Gaber

Al mattino mi alzo, la notte se ne è appena andata e mi sembra che gli affanni che tormentano la mia vita siano relegati sullo sfondo, lasciando il posto ad una “illogica allegria” che mi accompagna mentre saluto Federico e Carla, salgo in macchina per andare al lavoro e ingranando la prima mi dico convinto di avere “il diritto di vivere il presente”

16 settembre 2010

Vorrei essere libero...libero come uomo

La libertà non consiste nella qualità della scelta: la libertà è una condizione dello spirito. Per esempio, si può essere socialmente, politicamente, completamente "liberi" e non di meno morire per la sensazione di precarietà, di oppressione, di mancanza di futuro. Per cio che concerne la libertà della creazione, di questo non si può assolutamente discutere. Senza di essa non può esistere una sola arte. L'assenza della libertà deprezza automaticamente l'opera d'arte, poiché questa assenza impedisce a chi viene per ultimo di rivelarsi nella forma migliore. L'assenza di questa libertà porta a che l'opera d'arte, nonostante la sua esistenza fisica, non esista di fatto. Nella creazione dobbiamo vedere non soltanto la creazione.
Andrei Tarkovskij

15 settembre 2010

Band of Joy del mitico Robert Plant


Il disco Raising Sand realizzato nel 2007 con Alison Krauss ha cambiato il corso artistico di Robert Plant e l’artista dopo aver girovagato nei suoni etnici dell’Oriente e dell’Africa è tornato a casa o meglio alla sua casa adottiva visto che i Led Zeppelin nacquero dall’incontro tra il beat inglese ed il blues afroamericano. Band of Joy che prende il nome dal primo gruppo di Plant formato nel 1967 assieme al batterista John Bonham non è solo un disco di blues ma un viaggio nella musica americana di ieri e di oggi che tocca forme primitive come il country ed il folk ed espressioni moderne come il low-fi rock dei Low e le contaminazioni chicano rock dei Los Lobos . Un viaggio suggestivo nelle roots condotto da un artista ancora curioso di esplorare territori poco conosciuti, visto la particolarità del repertorio scelto, ed in grado, grazie alla sua flessibile e caratteristica voce, di apportare personalità e originalità trasformando canzoni altrui e vecchi traditional in materiale apparentemente nuovo e suo. Un artista eccelso Robert Plant ed una band, quella che lo segue in Band of Joy , dall’elevato profilo tecnico e creativo. Il bandleader è Buddy Miller, un nome che è entrato nelle pagine più qualificate della musica americana producendo dischi di Salomon Burke, Allison Moorer, Emmylou Harris, Patti Griffin, suonando la chitarra per Steve Earle e cantando, solo o con la moglie Julie, in dischi nominati per il Grammy quali Buddy & Julie Miller del 2001 e Universal United House of Prayer del 2004. Entrato in contatto con Plant durante il Raising Sand Tour, Buddy Miller è ora il “direttore d’orchestra” della Band of Joy ed il co-produttore del disco assieme a T-Bone Burnett, un nome che recentemente è dappertutto (speriamo non faccia la fine del prezzemolo). Gli altri musicisti di Band of Joy sono la cantante Patti Griffin, presenza complementare almeno per quanto riguarda le parti vocali perché stando a quello che si è sentito nello splendido Raising Sand con Alison Krauss, Plant sembra ringalluzzirsi dalla vicinanza di una cantante donna, il suo operato ne risente in modo estremamente positivo e i toni vocali e le sfumature si moltiplicano regalandogli la possibilità di toccare con misurata leggerezza qualsiasi aspetto della canzone, dalla tenerezza strappacuore al fraseggio urgente, da una entrata furtiva quasi dimessa al comunicare un senso di poesia e mistero. Sono ormai lontani i tempi in cui erano l’urlo deflagrante ed il falsetto le qualità del suo cantato, adesso Plant sa emozionare in maniera più sorniona, lavorando più di eleganza e pennellate che di forza, senza togliere nulla alla sua potenza. Patti Griffin si rivela, d’altronde, fondamentale in più di una traccia, in House of Cards ad esempio, una canzone di Richard Thompson dalla melodia superba che pare estratta dall’universo del folk-rock inglese di Fairport Convention e Pentangle e in Silver Rider e Monkey, due brani del gruppo marito/moglie dei Low che tra suggestioni lo-fi, malinconie e una dilatata coda strumentale elargiscono l’eterea e rarefatta atmosfera che aleggiava su Raising Sands. Ma ci sono altri musicisti ad aiutare Plant in questo viaggio oltre alla Griffin e a Miller: il bassista Byron House , il singolare Darrell Scott ( autore dell’interessante A Crooked Road ) che si destreggia con una serie smisurata di strumenti a corda, dalla chitarra acustica al mandolino, dal banjo alla fisarmonica, dalla pedal steel alla lap steel e il batterista e percussionista Mark Giovino, uno che ha lavorato con chiunque, dai gruppi jazz di New Orleans a G.E Smith, da Lou Reed a Moby, da John Cale a Joan Osborne. Una Band of Joy di orientamento roots che tra delicati fraseggi acustici e atmosferici paesaggi elettrici ricrea a piccole dosi quello che fu il sound ibrido di Led Zeppelin III tra folk e rock. Qui c’è anche il country, in particolare quello di I’m Falling In Love Again un titolo troppo classico (originariamente inciso dai Kelly Brothers) per passare inosservato ma Plant lo “lavora” come fosse un country&western cantato da Presley mettendoci le voci (Miller e Scott) come in un gospel del sud, e poi quello di The Only Sound That Matters dove in mezzo alle note della lap-steel si respira la freschezza degli Whiskeytown di Excuse Me While I Break My Own Heart Tonight.Si apre però con il rock Band of Joy ovvero con la ripresa di un titolo dei Los Lobos, Angel Dance (era su The Neighborood) a dimostrazione dell’ampia visione di Plant e di quanta solidità abbia il sound del disco sebbene non manchino mandolini, fisarmoniche e l’arrangiamento sia ridotto all’osso. E sono all’insegna del rock anche le due cover dei Low e You Can’t Buy My Love, un brano di Barbara Lynn rivisto secondo un marcato approccio soul/rock. Pure Even This Shall Pass Away offre decise tonalità elettriche ma la rivisitazione di un poema del 19esimo secolo è segnata da troppe percussioni e colpi di funky per rimanere in linea con il resto del disco. Funziona meglio la copertura in chiave 16 Horsepower ovvero banjo, cupa atmosfera rurale e chitarra malandrina di Satan, Your Kingdom Must Come Down al tempo presente in un disco degli Uncle Tupelo ed il ripescaggio di Cindy, I’ll Marry You One Day, motivo popolare cantato in Rio Bravo qui trattato in modo ruvido.Rimane da segnalare Harms Swift Way una delle chicche del disco, una canzone di Townes Van Zandt che Plant rende con rispettosa intensità e trasporto come fosse una riflessione sul suo lavoro d’autore mentre Buddy Miller e il resto della band ne rinnovano il suono con un magistrale lavoro strumentale giocando di sottrazione e preservandone l’umore originale. Che, in poche parole, è il senso generale di Band of Joy ovvero rievocare con sentimento un patrimonio di musica altrui rispettandone lo spirito ma aggiungendovi la propria personalità. Un operazione che non è per tutti ma solo per grandi artisti quale è Robert Plant.

14 settembre 2010

Addio a Claude Chabrol

“Era geniale e insolente e sapeva tirar fuori la verità”
Chabrol era un cineasta geniale e insolente e la
sua insolenza era quella di tirare sempre
fuori una verità del cinema che ha difeso
fino all’ultimo con i suoi film
e guardando e analizzando i film degli altri.

Il tratto principale del mio carattere ?
La pazienza o… l’indifferenza,
a seconda che si scelga di vederla
in modo positivo o negativo.
Claude Chabrol
( Parigi 24 Giugno 1930 – Parigi 12 Settembre 2010)

13 settembre 2010

Con quella bocca può dire ciò che vuole…

Ieri sera stavo ascoltando le ultime “fregnacce” che propone quella trasmissione di informazione di parte che è il TG1 quando senza accorgermene, finito il TG, è andata in onda la pubblicità. D’improvviso sono ritornato di colpo indietro nel tempo…al tempo di Carosello. E così tra un pensiero e l’altro mentre mi scorrevano davanti agli occhi le vecchie programmazioni pubblicitarie del tempo mi è venuta alla mente la celebre frase del Coso : “Giuro di dire la verità, tutta la verità”. Vi ricordate lo sketch con Garinei e Virna Lisi dove si pubblicizzava un dentifricio ? Erano una coppia sposata, il marito (Garinei) presentava la moglie (Virna Lisi) con la frase : “La chiamano bocca della verità perché dice sempre la verità…E’ più forte di lei” Nella scenetta succedeva che la moglie faceva una gaffe e mostrando un sorriso con dei denti di un bianco immacolato si chiedeva : “Ho detto qualcosa che non va”? E una voce in sottofondo interveniva : “Con quella bocca può dire tutto ciò che vuole”. Non vi sembra che il Coso ricordi molto la moglie dello sketch ? Giura sempre sulla testa dei figli…anche lui ormai con quella bocca può dire ciò che vuole…

12 settembre 2010

Fbc Unione Venezia : Venezia concreto ed è già vetta

Venezia - Este 2a1 Campionato Nazionale Serie D - Giorne C- 2^ Giornata
Un Venezia concreto centra il bis, mentre l'Este resta al palo.Una vittoria meritata e che ci sta tutta, innanzitutto perchè la squadra ha sempre fatto la partita. Squadre attente, con i lagunari portati a giocare senza particolari ispirazioni e i giallorossi pronti a replicare azione su azione senza sosta. Non bella la prima parte di gara, con ritmo blando, errori da entrambi le parti, qualcosina di più proposto da un Venezia che, trovata la rete al 15^ del primo tempo con Mazzeo, non riesce però a chiudere il match.Ripresa più vivace ma anche nervosa, segnata dal fallo da rigore assegnato ad Agostini e contestato con grande fervore sia dai giocatori in campo sia dalla panchina lagunare : dal pareggio di Rondon al 10^ del secondo tempo, la gara assume una fisionomia più tesa. Il secondo vantaggio del Venezia arriva poco dopo, 17^ del secondo tempo con Zubin che realizza di testa su cross dalla destra di Falcier.Convince il carattere dimostrato dal Venezia, pronto a capitalizzare il fattore campo e le opportunità presentatesi, mentre sul fronte opposto c'è da registrare come la seconda battutta d'arresto non rispecchi le reali possibilità del team giallorosso, indubbiamente più che competitivo. Il Venezia vola in vetta e si prepara a una settimana intensa in attesa del secondo match consecutivo al Penzo con il Kras Repen. potrebbe essere l'occasione per allungare. Sul fronte abbonamenti si registra l'arrivo a quota 1.274 mentre ieri per l'anticipo hanno affollato il Penzo 1.475 tifosi.
Venezia-Este 2-1
Reti : pt. 15^ Mazzeo (UV); st. 10^ Rondon (ES) rigore, 17^ Zubin (UV)
Arbitro : Sig. Paolini di Ascoli

Tremonti dice che Berlusconi durerà a lungo…è’ instancabile è come un toro non la smette mai…gliel’ha detto la D’Addario o c’è stato a letto pure lui

Berlusconi : “In Italia sono in corso piccole questioni di professionisti della politica che vogliono avere la loro aziendina politica”
Berlusconi : “La magistratura in Italia è comunista” Berlusconi : “Medvedev e Putin sono un un dono di Dio per la Russia”
Granata : “Fini fa politica ed è un leader politico, quindi non si occupa di aziende ne di affari,a differenza di molti nel Pdl, ad iniziare da Berlusconi”
D’Alema : “Intervento vergognoso per l’Italia”
Felice Belisario : “Ormai Berlusconi è in paranoia, se non attacca i magistrati sta male. farebbe bene a chiedere aiuto ad uno psicanalista”
Migliavacca : “Da Mosca Berlusconi ha riaperto il triste teatrino della politica che è andato in onda per tutta l’estate, il solito spettacolo desolante.Chiusa l’avvilente parentesi estiva ora si ricomincia con gli insulti, le accuse e i veleni, lasciando come al solito confinanti in soffitta i problemi delle famiglie e delle imprese”
Andrea Orlando : “Le parole del presidente del Consiglio sono per l'ennesima volta causa di imbarazzo in una sede internazionale, scelta come teatro per lanciare l'ultimo di una lunga serie di attacchi ad altre istituzioni dello Stato. In un momento in cui la magistratura e' oggetto dell'aggressione di pericolose organizzazioni criminali, l'ennesimo tentativo di delegittimazione del Capo del governo e' ancora piu' grave".
Ciliegina sulla torta Daniele Capezzone: "Contro Silvio Berlusconi e le sue dichiarazioni relative a certa magistratura si e' scatenata la solita fiera dell'ipocrisia. Tutti gli italiani sanno che una parte della magistratura e' politicizzata; tutti gli italiani sanno che contro Berlusconi e' in atto l'uso politico dell'arma giudiziaria. Se qualcuno lo nega, o e' un marziano o e' a corto di onesta' intellettuale".
Quando una persona raggiunge livelli di onnipotenza è il caso di lamentarsi…oppure no ?