31 maggio 2009

Romanzo


La mia generazione
(L'Italia del boom economico e il ragazzo degli anni '70) Post n°4
Un ricordo particolare mi hanno lasciato le gite al Lido di Venezia. Arrivavamo in autobus prima e, in vaporetto poi. Eravamo in cinque, papà, mamma, tre figli I bagagli erano divisi equamente ma penso che gli albanesi dei giorni nostri viaggino più comodi. Tra pentole con la pastasciutta, la peperonata, le posate, i piatti, le bottiglie di acqua e vino e il plaid per stenderci al mare non capisco come non ci scambiassero proprio er dei profughi. Il plaid, coperta pelosa con disegni a quadri, costituiva per la mamma, un elemento essenziale per la scampagnata. Assolutamente inadeguata all'estate e alla spiaggia non ho mai capito a cosa servisse. Partivamo all'alba. Non ho mai saputo perchè. La scusa ufficiale era che, in quel modo, avremmo evitato il caldo e che il viaggio era lungo. Ripensandoci, credo invece che la partenza all'alba fosse un modo per celebrare l'avvenimento e dargli l'importanza che meritava. Il Lido di Venezia, in quegli anni, era la località balneare dei veneziani autentici. La spiaggia, a pagamento, dove andavamo noi, era la zona A. Vicino c'era l'hotel Des Bans e un pò più in la l'hotel Excelsior. Noi affittavamo, per la giornata intera la capanna, una casupula in legno con una porta, una finestra e un piccolo terrazzino di ingresso. Al ritorno a casa era di rigore la consumazione del gelato.La scelta avveniva scutando l'interno di malinconici cilindri industriali, da cui,il barista estraeva una o più palline di gelato;il gelato si chiamava "sciolto" al limone, alla fragola, crema e cioccolato e talvolta siaggiungevao sostnze esotiche come stracciatella o torroncino. Ricordo la mia perplessità quando ho visto per la prima volta il gusto malaga (con le uvette): pensavo che la crema fosse stata invasa da insetti panciuti. Con il cono gelato in mano, ci incamminavamo verso l'imbarcadero del vaporetto. Ogni tanto un fotografo balzava davanti a oi, scattava a raffica, e porgeva il biglietto da visita. Non ho mai appagato la curiosità di avere visto una di quelle foto. Luniverso diurno che mi circondava era tipico dell'ambiente balneare di quegli anni: passeggiate sulla battigia sotto cappellini rotondi di cotone; costumi di lana e di spugna che salivano oltre l'ombelico "tirando sull'inguine"; accappatoi decorati con motivi cinesi; sandali di cuoi blu con due buchi a forma di fagiolo in coincidenza delle dita.
I bagni erano la cosa più bella che si potesse fare al mare anche se all'uscita dall'acqua io e i miei fratelli eravamo sottoposti ad una vera tortura. Approfittando dei capelli bagnati nostra mamma ci pettinava e poi nostro papà ci fotografava. Noi possedevamo una Kodak automatica che, nonostante fosse automatica,ci costringeva lo stesso ad interminabili attese sotto il sole. Papà si affaccendava intorno allo strumento e commentava ad alta voce quel che faceva. Davanti alla capanna tutta la famiglia giocava a bocce o solo noi bambine a biglie. Il giocodelle biglie, quelle con le fotografie dei corridori all'interno era per me uno dei più belli,si potevano fare le corse in linea e le corse a tappe, scrivendo su un taccuino a quadretti l'ordine d'arrivo. Dopo un paio di domeniche passate a rotolare sulla sabbia, i nomi dei corridori diventavano illeggibili: per riconoscere un Dancelli da un Anquetil, occorreva leccarli...continua

30 maggio 2009

Libertà vigilata

Stà iniziando la giornata,davanti a me il sole…con le dita sulla tastiera del pc portatile…la finestra è aperta. Sento gorgheggiare i passeri…apro la porta del terrazzo ed esco per ascoltare quel piccolo concerto. Osservo gli alberi davanti a me e…non è un passero solo ma due, appollaiati e quasi uniti, sopra un ramo con poche foglie e penso…che bella compagnia. Poi, d’improvviso un andirivieni, che non termina mai, tanti passeri, alcuni che volano di albero in albero altri che si buttano in picchiata a terra…forse cercano qualcosa da mangiare…che cosa cercano ? Una briciola di pane ? Qualche verme ? Ecco per caso, o per fortuna, un passero ha trovato qualcosa…si alza in volo…ha trovato un piccolo verme, senza che possa perderlo lo tiene nel becco e lo inghiotte tutto soddisfatto, poi si libra nell’aria, verso la libertà. A volte penso…avrei voluto essere come quel passero che ha la libertà assoluta mentre, noi, uomini, purtroppo abbiamo la libertà vigilata.

29 maggio 2009

Non farei educare mio figlio da Berlusconi

I figli del signor Berlusconi sono offesi dalle parole pronunciate da Franceschini che chiede agli italiani : "Ma voi affidereste l'educazione dei vostri figli a un uomo simile ?" E spiegano i sani principi con cui sono stati tirati su da padre Silvio, che replica di aver applicato, nell'educarli, tutti quei valori che gli erano stati trasmessi : vorrei conoscerli, per poter giudicare se veramente siano valori condivisibili o strettamente personali. Hanno ragione i figli di sentirsi indignati ? Sentono che il loro è il miglior padre del mondo ? Buon per loro, ma io che non sono suo figlio, che mi è imposta la figura del loro padre per forza elettiva democratica, posso esprimere, da elettore ad eletto, questo giudizio : è un soggetto che non lesina mezzi per togliersi di torno chi lo infastidisce... Parlamento compreso ! Dà la sensazione di ricoprire la carica istituzionale per fini di prestigio personale... Ed io, che non sono suo figlio, che non condivido i suoi credo, che penso che i suoi atteggiamenti forti siano il paravento della paura del giudizio, ho il diritto di essere rappresentato da un persona che, mens sana in corpore sano, non risponda alle provocazioni, lui per primo, perchè soggetto istituzionale, non si senta perseguitato nè perseguiti, non si senta denigrato ne denigri, non si senta deriso nè derida...e non mi passi per valori i "suoi" valori.
La domanda di Franceschini è una domanda seria alla quale rispondo pubblicamente : no. Non farei educare mio figlio da Berlusconi.

28 maggio 2009

Guardando le nuvole e...

27 Maggio, Valeggio sul Mincio (Vr)…giornata piena di nuvole e…mi sono fermato, sia pure per pochi minuti, a guardare la loro forma, proprio come facevo da bambino. Le nuvole, avevano consistenza di ovatta e mi hanno presentato fiori, monti, animali. Nessun volto noto…nessuna immagine onirica. Solo immagini semplici, forme usuali e senza nessun bisogno di interpretazione. Ed e tornato alla mente papà…così è sempre stato “ tanto semplice “ , quanto non sono mai stato io. Un uomo d’altri tempi che non ha mai imparato a vivere in questo tempo. Nessun stress, nessuna fretta, uscito dal mondo del lavoro quando i computer dovevano ancora fare il loro ingresso. Non sapeva neanche cosa fossero. E d’improvviso quella stanza nella casa di riposo…disteso nel letto che mi diceva : “ Che forma strana hanno le nuvole “. Tornando a casa, quel giorno che se ne andato, a mio figlio Federico avevo detto che il nonno si stava organizzando per andare a fare un viaggio tra le nuvole per osservarne da vicino le forme. E lui, come se sapesse già molte più cose di me, mi ha subito risposto : “ Le guarderemo anche noi da qui, vero papà ? Così possiamo vedere se una ha la faccia del nonno “ Ho annuito allora…ora… non potrà più aiutarmi a vedere quella nuvola…

27 maggio 2009

Nel 1925

A proposito di inutilità del Parlamento ( L’ultima emergenza)…il 3 Gennaio 1925 Benito Mussolini andò in Parlamento e con aria molto truce pronunciò un discorso. Si era nel pieno del delitto Matteotti, ucciso da una squadraccia fascista e, lo stesso Mussolini, stava per essere coinvolto dalle indagine della magistratura.
Cosa disse Mussolini ? Poche parole…”Io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere…”
Mussolini, quindi ammette. Poi, però, dice che l’Italia è con lui e che se i magistrati e opposizione vogliono andare avanti salta per aria tutto, dà mano libera ai fascisti e finisce in un casino. Trà stabilità sociale e legalità democratica l’Italia rappresentata nel Parlamento sceglie la prima e dal quel momento in poi le cose vanno come sappiamo.
Con ciò voglio solo dire che quando si comincia ad affermare che il Parlamento non serve, che i processi sono solo un impedimento e silenzio e lasciatemi lavorare, una vera democrazia parlamentare dovrebbe ricordare, spaventarsi e reagire di conseguenza.

25 maggio 2009

Rientro a casa

Guido l’automobile e penso …
Ma che facce annoiate ha la gente al mattino quando entri in bar per berti un caffè.
Guido l’automobile e penso…
Non ci sono certezze.
Anzi, le certezze ci sono ma…solo se cammini nel proprio giardino. Non mettendo fuori mai il naso dalla staccionata. In fondo il non conoscere nulla che non sia nel nostro orizzonte ristretto è la chiave per non ammalarsi di curiosità e di insoddisfazione…oppure no ?
Guido l’automobile e penso…
Queste scarpe mi danno fastidio.
Non so perché accade.
Guido l’automobile e penso…
ormai è già buio
e…
piove.
Il paesaggio mi scorre davanti filtrato dal parabrezza bagnato…
Il tergicristallo va su è giù…non si stanca mai
L’autoradio lancia messaggi pubblicitari…
Il paesaggio bagnato continua a scivolare via lento verso casa.
Mi cade l’occhio sul cellulare…c’è una chiamata…
Pieve di Soligo…“Buona notte papà…ti aspetto domani”
“Non so perché accade”…nessuno sa perché accade è tutto una questione di certezze.
Guido l’automobile e…
sono stanco di pensare

Settimana d'attesa

Domenica 31 Maggio, il Venezia, al Penzo, si gioca mezza permanenza in prima divisione. Gara uno, playout contro la Pro Sesto. Ci si augura tutti una grande cornice di pubblico per una partita di capitale importanza per il futuro del team lagunare. Il pubblico dovrà essere il cosidetto "dodicesimo uomo in campo" sia per quanto riguarda l'incitamento alla squadra e per dimostrare tante altre cose. Tante altre cose...in primis il sospirato passaggio di consegne dal gruppo Poletti a Mrs.Golban, domani dovrebbe essere il giorno del passaggio di consegne. I miracoli non sono facili da realizzarsi ma, mister Michele Serena, lì stà facendo, per portare la squadra alla salvezza contro ogni avversità. Il 31 Maggio si deciderà, ancora una volta, se il calcio, sulle acque della laguna, ci sarà ancora.

23 maggio 2009

L'ultima emergenza

Berlusconi, primo ministro, ha detto che il Parlamento è inutile.
Le sue frasi, gridate e fondate, sono fuori da ogni idea di democrazia occidentale.
Lo sappiamo, però siamo stanchi. Io sono stanco.
Si era stanchi in Germania dopo Weimar.
So che è molto pericoloso oggi essere stanchi.
So che è un'emergenza, forse l'ultima.
Qualcosa bisogna fare, amici, italiani, elettori e non.

In autostrada...mentre si avvicina il tramonto

Nel tardo pomeriggio di ieri percorrevo l’autostrada A4 provenendo da Desenzano…solo come sempre durante il lavoro…autoradio accesa…velocità al limite prima della multa. Dopo il tratto Desenzano - San Bonifacio, in cui il traffico è sempre intenso, l’autostrada si fece pressoché deserta. Non accelerai , occupando la corsia più a destra, come dovrebbero fare coloro che viaggiano a velocità moderata. Viceversa, nei giorni in cui non circolano i mezzi pesanti, la prima corsia è praticamente vuota poiché quasi tutti occupano, anche a bassa velocità, la seconda. Si sentono disonorati a muoversi sulla prima perché, ogni tanto, appare l’offensiva indicazione “veicoli lenti”.
Mi sorpassano , oltre alle altre automobili, anche grossi TIR e persino qualche auto con roulotte.
Ero stanco. O meglio spossato. Una spossatezza che mi era entrata nel cervello, nei muscoli, negli occhi. Ad un certo punto ho spento anche l’autoradio…niente più musica…ho spento il cellulare ed ogni contatto con l’esterno.
Mi sentivo come una giornata quando muore, in quell’ora in cui si perde il senso delle cose fatte e ancora non si progetta il domani. E pensavo…sto rincorrendo il tramonto in autostrada.
Ne faccio tanti di viaggi così per lavoro…momenti in cui si crea una strana alchimia con l’esterno…attraverso i finestrini macchie scure di case e industrie e cemento mentre gli alberi schizzano come scarabocchi rapidi. Ne ho fotografati centinaia di viaggi così. Tutti fotogrammi della mia vita che tentava di raccontarsi poi…d’improvviso la coda dopo Padova Est…incidente. Mi guardo attorno, le 20 e 15…cazzo…Federico…accendo il cellulare squilla…ciao papà come stai ? E la mia vita diventa meno struggente e insopportabile…

22 maggio 2009

Nessuno è d'accordo con lui

Qualcuno mi può spiegare perchè, malgrado asserisca che il suo "indice di gradimento"
sia del 78,4%, a differenza di quanto dicono in tv, non trovo
mai nessuno che affermi di essere d'accordo con lui e di averlo votato ?

Un soffio di vento

Alla mia destra un muro , in mattoni grigi, lievemente scrostati, mostra intere generazioni di scritte e disegni. Pensieri di ragazzi solitari. Insulti razzisti…frasi oscene…aforismi di qualche filosofo…animali che fumano canne, giovani su skateboard, faccine con nulla di umano.Incrocio un trentenne, in giacca e cravatta parla al cellulare…sembra con la sua ragazza. Forse stanno per lasciarsi. Qualche metro più in la un vecchio di colore è seduto per terra…suona la chitarra, ed una ragazzina, bianca, di non più di nove anni lo accompagna cantando una canzone. Fa caldo ma non lo sento, non vedo nemmeno la luce. Se urto qualcuno non chiedo scusa, alzo gli occhi e osservo il cielo. Mi siedo nell’erba…chiudo gli occhi…un soffio di vento mi accarezza il viso e…comincio a sognare.

21 maggio 2009

Per la nostra strada


"...è andando via che si rimane". Copio questo titolo da una splendida canzone di Zucchero, per dovere di cronaca si tratta di un brano che porta anche la firma di Jovanotti. E penso…quasi tutto è giustificabile ?…il male che si fa a se stessi…gli errori ripetuti fino allo sfinimento, le valigie fatte in fretta, le assenze ingiustificate, le presenze, che spesso, lo sono ancora di più, le lettere che sostituiscono la voce, la voce che dice stronzate, le canzoni…che ti sembra di averle capite e che ti sembra abbiano capito te. Non è percorrendo distanze enormi senza toccare il terreno che ci si allontana da ciò che punge. La strada fatta a piedi porta fatica ma insieme pure consapevolezza, prima dei centimetri, poi dei metri e dopo ancora, perfino dei chilometri. Piano, piano…come dicono i vecchi saggi vecchietti.
Soltanto camminando, strofinando le suole sull’asfalto, e camminando di nuovo, va via la merda che abbiamo pestato sul marciapiede. Piano, piano. E’ solo andando via piano piano che ci si volta a guardare quello che rimane.

I’m walking away from the troubles in my life
I’m walking away oh to find a better day
I’m walking away
Sometimes some people get me wrong
when it’s something I’ ve said or done
sometimes you feel there is no fun
that’s why you turn and run.
Craig David

20 maggio 2009

L'estremista

Nico Pillinini

Closed ?

Ho aperto questo blog nel Novembre del 2007. E’ stato un’inizio in sordina, non ne sapevo proprio nulla di blog e di web. L’esplosione, il desiderio di buttarci dentro tutto quello che mi passava per la testa è arrivato dopo il fatto più tragico che mi sia successo nella vita…l’incidente di mio figlio Federico. Forse una valvola di sfogo, forse un cercare qualcosa che ho temuto di perdere. Mi ha dato e mi stà dando tutt’ora tante soddisfazioni : varie liste di contatto…un buon trend di fedeli lettori…ma soprattutto è stata una sorta di palestra nel Web per me, ignoto. Il motivo fondamentale della mia scelta è il tempo. Ora con Federico più vicino a casa, e con il suo vicino ritorno, il tempo sarà proprio tiranno…quindi stò pensando di diradare gli appuntamenti con la rete o più probabilmente di chiudere.
Mi prendo ancora qualche giorno di tempo, nel frattempo vorrei salutarvi e ringraziarvi tutti di cuore…GRAZIE per le vostre visite, GRAZIE per i vostri commenti, GRAZIE per i vostri post, lettura piacevole e interessante. Forse lascio ma, non farò mai mancare la mia collaborazione con blogolandia Venezia Mestre, gli arancioneroverdi avranno sempre e comunque il loro post sia per i playout, sia per il mercato estivo, sia per la prossima stagione…l’esperienza di questo blog “forse” si è conclusa.

19 maggio 2009

Ma chi è ???

Ah, ma va ? Quale ? Boh, non mi ricordo bene,
poi non me ne intendo...
Ma dai ! Questo è troppo non ci credo !
Oh, me l'hanno detto quei due e poi una volta...

Italia e Italiani

Staino

18 maggio 2009

Il Venezia si gioca i playout

Pro Sesto-Venezia 3-2 - Lega Pro 1^ Divisione Girone A -
In diciasette minuti, dall'inizio della partita, gli arancioneroverdi erano già sotto di due gol. Quando poi, all'undicesimo del secondo tempo, la Pro Sesto segnava la terza rete, tutte le speranze erano rivolte a Ravenna dove il Legnano ne prendeva due e retrocede direttamente il seconda divisione. Ad addolcire la sconfitta è arrivata una parziale rimonta con i due gol, al 17^ del secondo tempo con Malatesta e, al 42^ del secondo tempo con Ibekwe. Gli arancioneroverdi, nei playout se la vedranno nuovamente con l'undici lombardo. Due partite: la prima al Penzo il 31 maggio, il ritorno a Sesto San Giovanni il 17 giugno. Chi riesce sconfitto dalle due partite retrocede (vale eventualmente la differenza reti ). Tutto è bene ciò che finisce bene, meglio la Pro Sesto che avversari ben più scomodi da affrontare nelle due partite che valgono una stagione intera.

17 maggio 2009

Conflitti

La natura dell'essere umano è ambire ai conflitti ? Causarli...
Fomentarli e parteciparvi ?

Presidentissimo

Altan

16 maggio 2009

Succede

Mi ricordo che una volta ho lavato i piatti con il Cif. Poi ho dovuto rilavarli.

Romanzo

La mia generazione
(L'Italia del boom economico e il ragazzo degli anni '70) Post n° 3
...continua.Non sono mai andato alla scuola materna, i due asili mestrini che si fronteggiavano attraverso via Rio Cimetto, dove correva il rio omonimo, gli ho visti solo dall'esterno. Sul lato vicino alla chiesa parrocchiale stavano le suore (mi sembra di ricordarmi Ancelle delle Carità); sul lato del rio la scuola materna comunale. L'asilo delle suore era più imponente, e l'edificio appariva ben mantenuto. L'asilo comunale era alloggiato in una bassa costruzioe, penso d'epoca fascista, sfuggito, fino a quel momento alle mire di successivi assessori all'urbanistica. Anche se non homai avuto l'occasione di entrarci, l'asilo delle suore mi ha sempre dato un'aria di severità mentre, l'asilo comunale mi trasmetteva un'idea di gioia e buonumore. Ragionandoci ora, sospetto che esistesse una certa rivalità tra l'asilo laico e l'asilo religioso, ma non ero mai venuto a conoscenza. Quattro anni erano pochi per capire se, questa rivalità esistesse per davvero. Ho frequentato, invece, le scuole elementari di Rio Cimetto (S. Barbara), avevo 6 anni quando sono stato iscritto per la prima volta. Gli esordi sono stati sereni. Non ci misi molto tempo a farmi degli amici, due soprattutto, ognuno con la sua brava specializzazione. Walter, bruno, aritmetica, Claudio, biondo, attività manuali e pratiche. Io chiacchieravo piuttosto bene, avevo una particolare inclinazione per l'italiano, e fungevo da portavoce del gruppo. La classe era composta solo da bambini, non sono stato uno dei pochi fortunati di quel tempo a riuscire ad entrare in una delle prime classi miste dell'epoca. Nonostante questo le bambie le trovavamo lo stesso., due in modo particolare: Sonia e Fiorella. La prima dolce e con gli occhi azzurri; la seconda atletica e spigliata. Di loro, a rotazione, ci innamoravamo: sognavamo di salvarle dai pericoli, peccato che non ce ne fossero.
Alla scuola di Rio Cimetto ci attendeva la maestra (ina) vedova e sempre vestita di nero, penso prossima alla pensione perchè il secondo anno non c'era più. La scuola inizialmente era alloggiata presso la parrocchia, un vecchio stabile con grandi finestre, soffitti alti e scale vertiginose. Indossavamo grembiuli neri, colletti rigidi e fiocchi blu (le femmine, rosso) che mi facevano sentire come un uovo pasquale semovente., ma impedivano l'insana competizione nel vestiario che oggi sconvolge le scuole elementari italiane, per colpa dei genitori e con la piena collaborazione dei bambini. Dell'aspetto didattico, ho poco da dire: a sei anni non si hanno opinioni in proposito ( mente a quarantacinque se ne hanno molte, ma spesso quelle sbagliate). Ricordo però che non abbiamo mai disegnato aste - un'altra prova che la nostra è stata una generazione spartiacque - bensì numeri e lettere dell'alfabeto. In questo campo avevo le mie preferenze. Non mi piacevano i punti esclamativi, avevo antipatia per la "e" minuscola, dovevamo scriverla con l'occhiello verticale. La mia vera avversione era tuttavia la "B" maiuscola. L'idea di una lettera con una pancia a sinistra e due pance a destra era ripugnante: ro spinto a disegnare due pance simili scrivendo così una "D", oppure quattro piccole pance, producendo un quadrifoglio che, purtroppo, non faceva parte dell'alfabeto italiano. La maestra Dina ha saputo però pazientare e alla fine ero uno dei più bravi in calligrafia. Era invece, meno paziente quando davo segni di insubordinazione; il che accadeva di frequente. La cosa preoccupante era questa: non erano ribellioni istintive, come schiacciare il cancellino sulla faccia del compagno di banco; bensì contestazioni. Se non sapevo cantare, uscivo dal coro, se il testo di un problema non mi riusciva lo dicevo e abbandonavo la prova, se non mi piaceva il soggetto assegnato per un disegno, lo cambiavo. Dei sussidiari, un nome che mi è sempre piaciuto, ricordo poco. Dubito però ne avessimo molti, la cartella la lanciavo con facilità (oggi occorre un culturista). Ricordo le illustrazioni: il bue, fratello della mucca e prezioso aiuto al contadino nel lavoro dei campi il monello, ragazzo maleducato che scrive sul muro una frase poco rispettosa, il negro, un uomo dalla pelle scurissima che viveva ancora allo stato selvaggio, la sedia, suppellettile indispensabile in ogni casa, e il televisore, uno dei più recenti ritrovati della scienza.
Non mi stupisce se alcuni della mia generazione, di li a qualche anno, abbiano scelto la contestazione violenta. Altre pubblicazioni erano meno utili alla nostra formazione scolastica, ma indispensabili alla nostra vita spirituale. Penso a Bleck Macigno, un fumetto con la forma di un libretto degli assegni, il cui protagonista portava un cappello di pelo e aveva l'aspetto di un macellaio scandinavo; e le mitiche figurine dei calciatori. Incollarle sull'album era un optional. Quello che mi interessava era il gioco. Dividevo le figurine per squadre e cominciavo interminabili partite sopra il tavolo della cucina di casa. Inevitabilmente parteggiavo per la mia squadra, il Milan, e difficilmente accettavo veisse sconfitta...continua

15 maggio 2009

Il proprio giardino

Tutti vogliono vivere nel proprio giardino circondati da muri altissimi per godere meglio dei frutti. E' difficile pensare all'umanità e alla fratellanza dei popoli quando ci si mette a mangiare i frutti del proprio giardino.
Oran Pamuk, Nobel per la letteratura, 13 maggio

13 maggio 2009

Breve ritorno a casa...toccata e fuga

15 mesi e 17 giorni dopo…Da Bosisio Parini, istituto la nostra famiglia a casa…Federico torna a casa per un brevissimo stop, giusto il tempo di riassaporare vecchi odori, di toccare cose conosciute, di sentire voci amiche. Domenica…dopo 472 giorni. Oggi , come gli altri giorni, gli ho parlato per telefono dicendogli : “ Ti aspetto Sabato sera a casa…sei contento ?” “A sbrega” che, nel nostro dialetto vuol dire (non sai quanto). Quando arriverà 60 gradini lo divideranno da casa sua, quella casa che ha lasciato la sera del 31 gennaio 2008 quando, a bordo della sua moto, stava andando a prendere la sua ragazza per portarla a conoscerla ai nonni. Quella sera non è arrivato né dalla sua ragazza, ne dai nonni e…ne a casa. Ora ci ritorna…non vedente. Mi ha detto che si ricorda tutto, la cucina, il salotto, il bagno, lo studiolo con il Pc, la sua camera da letto ma…non li vedrà più. E’ una toccata e fuga per proseguire poi, a Pieve di Soligo, la riabilitazione fisica e psicologica. Tornerà definitivamente verso metà Agosto non più sulla casa che lo ha visto nascere e crescere ma, nella nuova casa, a piano terra più a sua dimensione. Gli ho detto che domenica ci saranno tutti gli amici…ha voluto sapere i nomi di chi ci sarà…hanno già pensato ad una grigliata in giardino per festeggiare il suo ritorno…lui ancora non lo sa, sarà una sorpresa. Non sono in grado di immedesimarmi in lui nel momento in cui arriverà a casa…che emozioni, che stato d’animo, che sensazioni potrà avere ? 472 giorni fuori dal suo mondo, dalle sue amicizie, dalle sue certezze e…solo ospedali, istituti di riabilitazione, visite mediche, esami, questa la sua realtà da quella maledetta sera. Potrei provare, ora…scendo dalla macchina e respiro a lungo, odore conosciuto, mani che mi battano sulla spalla, saluti e…una lacrima scende dal viso.

Restiamo umani

A tutti i dirigenti della Sinistra Italiana
Un secondo barcone di sventurati è stato respinto e ricondotto in Libia. Quanti erano? Non è importante. 100,… 20… ,…1, non ha importanza. sono stati violati dei diritti e a violarli è stato il governo del nostro paese. Questi diritti violati costeranno a povera gente che sfuggiva a guerre massacri e fame in alcuni casi tortura e morte. Ho fatto una carellata veloce e più o meno tutti i dirigenti della sinistra , con toni più o meno diversi, hanno parlato, scritto, condannato.Non Basta!!! A fronte di questa infamia c’è un’esigenza precisa, ineludibile, che la sinistra dia una risposta unica e compatta antirazzista . Non possono esserci distinguo e non può essere una campagna elettorale che spegne il nostro sdegno.

Chiedo che questo appello venga raccolto e si concretizzi nel giro di poco tempo nella risposta della Sinistra italiana contro al razzismo, contro l’intolleranza e per ristabilire i diritti di asilo e di accoglienza.

PS. Chi condivide questa richiesta copi e incolli sul proprio blog il post senza aggiungere o togliere nulla. E’una richiesta minima ma di enorme significato. Facciamoci sentire tutti insieme in un’unica manifestazione o in cento città contemporaneamente.

Romanzo

E’ ormai un bel po’ di sere, dopo cena, che mi sto dedicando alla preparazione degli scatoloni per l’imminente trasloco. Svuota ante di armadi, svuota la cucina da piatti, bicchieri,pentole, canovacci. La libreria con i suoi libri, cassetti piccoli e grandi e…proprio da uno di questi cassetti mi è ritornato tra le mani uno mio scritto, che ho avuto la presunzione di chiamare romanzo, datato ottobre 2000. Nove anni, nascosto dentro il cassetto…nove anni di attesa. Ed ora ho deciso di metterlo nel blog così senza pretese ne secondi fini. Era dedicato a mio papà, Luciano, scomparso nel maggio del 1999…Lui conosceva questa storia.

La mia generazione
(L’Italia del boom economico e il ragazzo degli anni ’70) Post n° 1
Sono nato un martedì di inizio febbraio, nella camera d’angolo dell’ospedale al Mare di Venezia-Lido. Papà e mamma erano arrivati a bordo dell’autobus prima, e del vaporetto dopo, il giorno prima. Era prima mattina, c’era una bufera di vento e neve, faceva molto freddo, ero completamente calvo e Giovanni Gronchi era il Presidente della Repubblica. Degli anni cinquanta, il mio anno di nascita è il 1956, che ho frequentato per tre anni e dieci mesi, so abbastanza poco. Non ho mai fatto molte domande ai miei genitori, che in questi casi tendono ad abbellire la realtà, e soprattutto ad abbellire i figli. Comunque, dallo scatolone pieno di foto di casa ho scoperto alcune verità indiscutibili :
- i bambini degli anni ’50 devono ringraziare il cielo…hanno potuto crescere senza scoprire che in famiglia qualcuno stava per andare alla guerra ;
- i bambini degli anni ’50 venivano pettinati in maniera agghiacciante e…non lo sapevano. Nelle fotografie, infatti, sorrido ;
- i bambini degli anni ’50 sono stati gli ultimi a maneggiare giocattoli che non arrugginivano e tagliavano, ma producevano suoni interessanti.
Di un’automobilina a pedali di latta, ricevuta per il secondo compleanno, ricordo il rumore eccitante che emetteva quando veniva percossa con un birillo di legno, Nessuna automobile di plastica produce lo stesso effetto. Questi regali e quelle pettinature sono comuni a molti italiani nati tra la Seicento (1955) e la Cinquecento (1957), se vogliamo essere precisi nell’anno della Seicento Multipla (1956).
Il destino, di cui approfitto per ringraziare, mi aveva assegnato un papà trentaduenne, Luciano, che lavorava al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, e una mamma, ventottenne, Lidia, che si occupava di me a tempo pieno. Una situazione privilegiata fatto salvo per le fotografie, nudo, in vasca da bagno, a cavalcioni di un cavallo a dondolo completo di pistola e cappello da cow-boy che, sicuramente, non mi divertivano affatto.
La nostra casa stava in periferia di Marghera, la prima che io ricordo, a un tiro di schioppo da piazza Mercato, dove abitavano i miei nonni materni. Non era una grande casa e, aveva solo tre anni più di me. Per girarla tutta, a quattro zampe, ho impiegato la prima parte della mia infanzia. La difficoltà non era tanto trovare la strada, quanto imparare i nomi domestici e schivare la grossa stufa che si trovava nell’atrio. Alcuni luoghi erano, obbiettivamente più interessanti degli altri. La cucina, per esempio, aveva un nome festoso, il corridoio di ingresso in marmo veneziano era perfetto per le partite a calcio con mio fratello Roberto (la calza arrotolata – il pallone scivolava benissimo). Il salotto era deserto di giorno e si popolava di sera ; la cucina viceversa. Nel primo stavano le mantovane, che erano tende, nella seconda le veneziane, che sembravano tapparelle. Il bagno era rivestito di minuscole piastrelle chiare, lo sgabuzzino copriva una parte piccolissima della casa ma, appena si apriva la sua porta si entrava in un mondo meraviglioso fatto di scope, scatole, cianfrusaglie, scatole, scatoloni. Era meraviglioso quando la mamma mi mandava a cercare qualcosa che io non trovavo mai, era l’inizio di una esplorazione inutile e, ben sapendolo, andavo direttamente al tubo della cappa proveniente dalla cucina e lo usavo come interfono, ululandoci dentro i risultati negativi della ricerca.
Nei primi anni ’60 le galline a Marghera non c’erano. In quell’epoca pre-ecologica, aveva ambizioni cittadine, e preferiva il rumore di una caldaia (Porto Marghera) a quello di un pollo. Da questo punto di vista, la nostra famiglia non era al passo con i tempi. Nell’atrio operava un gigante nero, che aveva la funzione di comandare il riscaldamento dell’abitazione. Era una stufa in metallo dalle pareti lisce con una finestrella da cui spuntava una fiamma color azzurro. Dall’alto partivano tubi biancastri avvolti in fasciature ortopediche, che correvano lungo il soffitto, scomparivano nei muri, e si inerpicavano per tutto l’edificio. Quando, alcuni anni dopo, è stato deciso che il monolito andava sostituito è stata isolata, rimossa e trasportata nel luogo di sepoltura. Materiale per gli archeologi del 2998: forse sarebbe stato bello lasciar loro un biglietto per spiegare cos’è successo.
In casa avevamo anche apparecchi più piccoli. Non molto più piccoli: all’epoca, chi possedeva un macchinario voleva che si vedesse. Ricordo frullatori che impedivano la conversazione, lavatrici possenti come sfingi; lucidatrici semoventi; una radio panciuta a forma di Buddha; e armadi cui non mi avvicinavo volentieri perché temevo di essere travolto dalla caduta di un aspirapolvere. La cucina era ricoperta di formica, un nome che mi ha sempre divertito: il lavello era invece di marmo bianco, un fornello a quattro fuochi con annesso forno (Zoppas) e un frigorifero (Ignis). La prima volta che ho visto una partita di basket con la squadra con lo stesso nome, ho pensato ad un errore.
C’era infine il televisore, che ai tempi cercava di mimetizzarsi nell’arredamento, oggi è il contrario. (continua)

11 maggio 2009

I playout sono ad un passo

Venezia-Ravenna 1-0 Lega Pro 1^Divisione
Legnano scavalcato, Sambenedettese raggiunta. Primo tempo dove non c' è stata praticamente partita con nemmeno un tiro in porta ne da una parte ne dall'altra. Secondo tempo con un altra marcia. La partita è cambiata ed è passata nelle mani del Venezia.La squadra arancioneroverde, probabilmente con l'ingresso di Rebecca, ha avuto più brillantezza e invenzione. Ed è proprio di Alberto il gol partita al 19^ del secondo tempo. Un gol importantissimo che, salvo impreevisti dell'ultimo momento, apre la strada ai playout.
Domenica c'è da vedersela con la Pro Sesto che ha perduto a Crema 2-1 ed è ha tre punti di vantaggio sui lagunari. Nessuno si aspettava, tanto meno io, che ad una giornata dalla fine della regolar seasion il Venezia avesse quasi in tasca i playout.

Sogno o utopia ?

Altan

10 maggio 2009

La forza dell'amore

...e tornando la sera
dalle gite della scuola
sui sedili in fondo alla corriera
quando si imparava a dire
le parole dell'amore
che nessuno a scuola
mai insegnerà
(Eugenio Finardi)

09 maggio 2009

La perfezione

Oggi riflettevo su alcune parole che ieri un camionista, seduto al mio stesso tavolo, mi ha detto in trattoria prima di ripartire per consegnare il carico a destinazione. “ Sono stanco di vivere. Al mondo non c’è nessuno veramente a posto…non credo ne valga la pena “. Più o meno sono queste anche se non proprio esatte, ma il succo è quello. Non dico che abbia ragione ma neanche torto. Che non valga pena di vivere beh…su questo non sono proprio d’accordo…ma sul fatto che in questo benedetto mondo non ci sia nessuno veramente a posto…beh…su questo sono pienamente d’accordo. Anch’io nel mio più di mezzo secolo di vita non ho mai trovato nessuno che fosse veramente a posto. Certo gli amici si trovano ma…dovrai sempre adattarti tu a loro…a meno che…non trovi l’amico vero, la metà che ti manca. Io fortunatamente non sono così depresso come quel camionista e…gli amici sono amici con la A maiuscola. Le persone, con tutti i loro difetti, sono da accettare per quelle che sono perché…diciamolo…nessuno è perfetto e tanto meno io !!!

…E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia
“Eugenio Montale“

08 maggio 2009

Un vecchio amico

Cammino verso la destinazione…appuntamento di lavoro. Il giovedì mattina il centro di Bassano è affollato…c’è il mercato. Costeggio la chiesa, la valigetta del lavoro comincia a darmi fastidio…dietro l’angolo lo vedo da lontano, jeans e camicia con impermeabile blu , non sarà mica il solito di trent’anni fa ? Mi vede anche lui, all’inizio mi guarda e basta, poi mi riconosce…leggo l’entusiasmo nei suoi occhi e credo lui lo legga nei miei.
Mi viene incontro…gli sorrido…ci guardiamo...un abbraccio e un signore : “ Amici ? “ E noi : “ Si vecchi compagni di tante partite di pallone “. Già un vecchio amico di un po’ di tempo fa. Quasi un fratello maggiore…due anni più di me. Siamo entrati in un bar del centro e…davanti ad un boccale di birra abbiamo riassaporato il buonumore di quel tempo. Così mi è ritornato in mente di quella volta che aveva voluto inseguire una ragazza molto più vecchia di lui biondina, un po’ grassoccia…con le poche valigie che aveva si fece accompagnare al treno e mi lasciò le chiavi di casa, dicendo . “ Ti possono servire ( a quei tempi abitavo ancora con i miei )…fammi solo un favore che ho il dubbio di aver lasciato il rubinetto del lavandino del bagno aperto…adesso è tardi ma, domani appena puoi vai a vedere “.
Non rispettai l’impegno il giorno dopo, preso come ero da altre faccende. Solo a tarda sera mi ricordai del rubinetto. Preso dai sensi di colpa, per l’eventuale allagamento che non mi ero curato di evitare, mi recai verso la tana del lupo.
Era un piccolo appartamento, due stanze più bagno, in una laterale di via Roma (Spinea), in una palazzina malandata della metà degli ’50. Per arrivarci si dovevano fare due rampe di scale senza nessuna finestra. Cercai invano di accendere la luce ma, l’interruttore non c’era più…Così alla poca luce che proveniva dalla porta presi a salire le scale che conducevano all’appartamento. Appena ebbi superato la prima rampa e svoltai l’angolo per accedere alla seconda, il sangue mi si ghiaccio nelle vene…Una figura strana, appoggiata ai piedi della porta di ingresso con il capo reclinato e in una posa del tutto innaturale…con un coltello piantato nello sterno. Ero fuori di me, mentre pensieri veloci come lampi di luce inseguivano una spiegazione logica. All’improvviso mi accorsi che quella figura indossava gli indumenti di colui (Tiziano) che la sera prima avevo accompagnato al treno : come poteva…adesso essere lì con una lama piantata nel petto ? Poi, per fortuna, gli occhi abituatesi all’oscurità…un semplice pupazzo di rami secchi e paglia. Uno scherzo…ben congegnato che, grazie alla mia dimenticanza (visto di giorno probabilmente sarebbe apparso meno realistico ) aveva sortito l’effetto migliore.
Così, mentre ancora ne ridevamo assieme, gustando il sapore della birra, non potevo fare a meno di riflettere sull’innegabile saggezza del vecchio detto . “ Dagli amici mi guardi Iddio…!!! “

07 maggio 2009

Le mie radici

Non è un giorno diverso dagli altri, in cui il mio pensiero ribelle mi porta a sfogliare il libro dei ricordi…ricordi dei nonni materni. Non mi vergogno a dirlo…quanti pianti e singhiozzi mi sommergono…forse più dei ricordi. Eppure , forse, non dovrei…non ho più l’età. Ricordi che si accavallano veloci come cavalloni in tempesta , quelli che mi porto dietro… da tanto tempo… da quando non ci sono più. Era da poco nato Federico, mio figlio. Alfredo e Lucia venivano al mondo agli inizi del ‘900. Si sono incontrati e innamorati poco più in la della fine della grande guerra, si sono stretti forte e nonostante tutto e tutti, sono restati insieme…”finchè morte” non li ha separati. Non sono stati solo i nonni delle coccole, il porto sicuro dove rifugiarsi, la fonte sicura di pace e serenità…sono stati molto di più. Ed oggi quel mi manca di più è quel rapporto così unico e speciale che avevamo…Alfredo e Lucia mi hanno lasciato un’icona dai colori indelebili del loro amore. Hanno vissuto la loro vita sempre mano nella mano, si sono accompagnati e sorretti l’un l’altro, alternandosi nel bisogno a fungere da “stampella” “pronto soccorso” o “infermiere-tampone” nei momenti in cui la vita ha chiesto loro spremute di cuore…Quel restare uniti e farsi forza, costi quel che costi, è un ancòra che mi porto dentro, un eco che mi ripeto ogni giorno cercando di seguire quel loro modo di vivere. Mio nonno Alfredo non ha fatto ne la prima guerra mondiale (troppo giovane) ne la seconda (riformato) . Mi raccontava delle sue vicissitudine, peggio che essere andato alla guerra…perseguitato dai fascisti…bastonato, per non aver voluto iscriversi al partito…senza lavoro. Attraverso i suoi occhi ho vissuto con lui, i suoi momenti peggiori, le sue paure di non farcela, la mancanza del lavoro…le difficoltà in cui si trovava la sua famiglia. Quei crampi allo stomaco, che confondevano e annebbiavano la mente, non sapeva più se erano per la fame, o per il terrore che…alla prossima bastonata…di morire. E’ stato un uomo permeato dalla sofferenza, da dove ha saputo far uscire la sua unicità. Mi tornano alla mente alcune sue parole : “ PIù sai, più vali nella vita ” “ Non arrestare mai la tua sete di sapere “ “ Non vendere mai la tua libertà per un pezzo di pane “. La nonna, Lucia, non so se lo avesse amato dal primo momento. Non so più quante volte ho sentito la storia del loro primo incontro, di come mio nonno l’avesse corteggiata, di come avesse chiesto il permesso alla mamma di mia nonna per poterla frequentare. Mi faceva strano, i loro appuntamenti , non erano mai da soli ma in presenza della mia bisnonna. Nonna Lucia era una cara nonna fino agli ultimi giorni…ricordo i suoi lineamenti, il suo dolore ai piedi nel camminare, la sua parlata in dialetto veneziano, la sua malinconia per la sua Venezia che aveva lasciato per spostarsi in terraferma (Marghera). Lei mi diceva sempre : “ Forza e coraggio non ti abbattere mai, non lasciare ai momenti no, di avere la meglio su di te, stringi i denti…“ “ Non ti curar di loro, ma guarda e passa “ E con quello che è accaduto a Federico questa voce era sempre con me. Mi piacerebbe sentirla ancora per davvero la sua voce…sentire i suoi consigli, quei sassolini di saggezza che mi donava in eredità. Una nuvola ripiena di ricordi che ho nel mio cuore e nella mia mente come un impasto tra lacrime e farina, zucchero e uova di un dolce che non potrò mai più assaggiare.

06 maggio 2009

Uno sguardo dalla finestra

Il cielo è plumbeo…è ricoperto di nuvole grigie che a volte lasciano cadere la pioggia e da altre che sembrano soffice panna e che disegnano strane forme fantastiche. Altre ancora si frammentano nell’azzurro del cielo lasciando strisce semi-bianche che si allungano e si accorciano all’andare del vento. All’orizzonte, dove i tetti della case si vedono appena e dove il fumo esce da Porto Marghera ondeggia nel cielo e poi si disperde lontano, la dove tutto mi sfugge dagli occhi, le nuvole sono più scure e quasi malinconiche lasciano cadere ondate di pioggia. Appoggiando la guancia contro il vetro bagnato perché è appena piovuto, riesco a vedere il verde giardino ricoperto da una varietà di alberi e arbusti dalle mille tonalità. Pian piano le nuvole stanno scomparendo lasciando il cielo azzurro e facendo spazio al sole che ora stà brillando e facendo sentire tutto il suo immenso calore. Affacciato alla finestra più alta della casa riesco a vedere i vecchi tetti della città e in mezzo a tutto ciò svetta verso il cielo, come una vecchia signora molto elegante, il campanile della chiesa. E ancora alberi…davanti a me che vivono da molto tempo di fronte a casa mia e anche se appaiono un po’ scheletrici, per via della grande potata che hanno dovuto subire, splendono comunque con le loro foglie ancora lucide nel cielo sprigionando una gioia immensa. E così fermo davanti alla finestra contemplo osservando il cielo e guardando esterrefatto le meraviglie di questo mondo.

Al presidente del Consiglio

Sono un agente comunista (ex Kgb) e sono stato io per ordine del Politburo della Urss, sulla scorta degli insegnamenti di Marx, Lenin e Stalin, ad addestrare attricette e veline nell'arte dello sculettamento e dell'occhiata assassina, da inviarle e sedurlo. Con il solo e unico fine di demolire moralmente l'apostolo della libertà ("libero mercato"). Sono riuscito a piazzarle sulla groppa la migliore delle nostre compagne del Kgb proprio mentre si stava preparando a lanciarsi a fulgidi destini imperiali napoleonici. Sono riuscito a farle accettare come sue ministre delle bellissime figliole comuniste. Ma non basta ! Lei è caduto nel mio trabocchetto candidando uno stuolo di pezzi di nostre splendide ragazze marxiste alle elezioni. Ho allora ordinato alla nostra compagna Veronica di far la gelosa e di piantargli così la grana bestiale che avevo architettato. Purtroppo lei si è accorto di tutto e ora ha lanciato tutti i suoi fedelissimi trombettieri sui suoi giornali e sulle Tv che mi ha smascherato. E così ho fallito...e Lei regnerà in eterno.

05 maggio 2009

Parlando di "Febbre Suina"

Se “Mucca pazza” vi ha spaventati, se “Influenza aviaria” vi ha gettati nel panico, “Febbre Suina” è la pandemia che vi terrorizzerà come nessun’altra vi ha mai terrorizzato. Il 25 Aprile, nessuno ce ne aveva parlato, è scoppiata senza preavviso, accompagnata sui giornali dal consueto crescendo di articoli allarmanti, mappe di avvicinamento ai nostri confini, grafici di ascesa della malattia, schemini di prevenzione, proiezioni catastrofiche di mortalità. Non resta altro, al repertorio classico del panico mondiale, che lo sterminio massivo di maiali inermi e l’incetta di carne di manzo ai supermercati.
E poi…una corsa in ospedale per ogni febbriciattola. Il vaccino ha bisogno di sei mesi perché sia pronto ma, le case farmaceutiche, stanno facendo sforzi enormi per accorciare i tempi e…c’è da giurare ce la faranno. Arriveranno sul mercato grandi quantitativi di vaccino. La stessa cosa successe con il virus dei polli…diversi paesi fecero scorte di vaccini in attesa che il virus si trasformasse in devastante pandemia.
Chissà che fine hanno fatto quei grandi quantitativi di vaccini. Peccato che siano scaduti, con quel che erano costati !!! Ma, ragioniamoci un po’ sopra, mica possiamo farci prendere dal panico ogni sei mesi. Ecco ogni volta siamo tutti un po’ increduli della volta precedente. Quando prossimamente moriremo di Peste Ovina, almeno moriremo con un sorriso di scetticismo sulle labbra.

Ieri sera...c'era tempo: pioveva

Ieri sera, dopo aver continuato a preparare gli scatoloni per il trasloco, steso la biancheria tolta dalla lavatrice, lavato la pentola e i due piatti che ho utilizzato per mangiare una pasta peperoni e melanzane, mi sono ritrovato ad avere mezz’ora di tempo vuoto. Non è più libero dopo che da 14 mesi ho corso così tanto…è vuoto. Avevo però quella sensazione che frà poco ti accadrà qualcosa e perché è troppo strano, dopo tutto questo tempo, che ci sia una mezz’ora intera per te e il momento di andare a letto dove non devi far nulla. Ha dell’inquietante. Lo giuro. Così conti i minuti e pensi a come poter sfruttare questo tempo,e pensi e pensi tanto, finchè della mezz’ora non è che rimasto un misero quarto. E allora che fai in un quarto ? Poco o niente. Ripercorri all’indietro i fatti e le cose fatte, e quelle da fare…tante ! Cercando di capire se da qualche parte hai commesso un errore. Se c’è…dov’è…dove può essere ? Probabilmente di danni ne avrò fatti a bizzeffe ma, non li vedo. Quando si paleseranno ( perché prima o poi saltan tutti fuori ) allora saranno...”zii amari”.
Ho tutta la casa da pulire, quella dove stò ancora. C’è polvere e briciole un po’ dappertutto, per non contare poi il letto sempre sfatto, la spesa da fare…il frigo ha sempre quel sinistro eco di vuoto ogni volta che lo chiudo. Ecco come posso riempire questo vuoto di tempo, con l’apatia. Di quella ne ho a stufo. Ho corso e faticato tanto che ora mi sento vuoto. La notizia che la prossima settimana Federico,mio figlio, e Carla, mia moglie, si riavvicineranno mi lascia (per ora) quasi indifferente. Non ho ancora la forza mentale per sentirmi felice.
Felicità! Tanta ! e un po’ di agitazione dai ! Mica tanta…solo un pochino…come dice Federico. Poca poca …no eh ? Giusto per dare un pizzico di fervore all’attesa. La felicità arriverà la prossima settimana , immancabile. Forse addirittura domenica sera.

04 maggio 2009

Mi sono tagliato

Mi sono tagliato. Mi è capitato stamattina, e mi sono immediatamente reso conto che il Progresso (quello con la P maiuscola) e l'evoluzione della rasatura avevano cancellato dal mio armadietto del bagno, l'allume di rocca, i cotoni emostatici, il Prep, i cerottini piccolissimi e tutto quello che serve per fermare il sangue, visto che ormai il rasoio di sicurezza ha raggiunto picchi così elevati di perfezione di aver escluso l'eventualità di tagliarsi.
Per non sporcare la salvietta ho preso qualche foglio di carta igienica, quella morbida che bisogna salire 10 piani, e me la sono appiccicata alla faccia per fermare l'emorragia. Senza esito, purtroppo, perchè mi sono tagliato un pezzo di naso, quì sotto, dove la narice si attacca al baffo e il sangue esce copioso. Ho guardato la mia faccia nello specchio e, sarà stata la carta igienica, sarà stato che ho dormito male e mi rimasto quel segno di stropicciatura sulla guancia che assomiglia all'elastico delle mutande, stà di fatto che mi è venuto in mente mio padre quando si radeva che mi diceva : " Ma cosa vuoi raderti tu, che hai le guancie come il culo di un fanciullo ( che adesso sono cresciuto e il fanciullo è diventato adulto, ma la faccia no, quella non è cambiata".
Intanto agitava un piccolo macinino d'acciao con una manovella che girava vorticosamente. Avevano inventato una macchinetta che quando la lametta arrugginiva per l'uso, rifaceva il filo e tornava come nuova.
"Ti sei fatto la barba ?" Mi chiedeva ridendo quando vedeva il sangue. Io non dicevo nulla ma ero convinto che tagliarsi con il rasoio fosse una specie di iniziazione.
Poi è arrivata la lametta usa e getta. Un unica lama e il manico di plastica da gettare dopo l'uso. Si passò poi alla doppia lama. Un enorme successo, anche Carosello ce lo aveva fatto vedere, la prima rade, e prima che il pelo torni indietro, zac, la seconda lo prende di sorpresa e gliene taglia via una altro pezzo. Un trionfo.
Ogni tanto guardo quel bicchiere mezzo ammuffito pieno di quei manici incrostati di calcare e te laridi perchè il Progresso ha inventato il rasoio trilama più veloce del vento che mentre la prima lama ti rade, la seconda, vigliacca sorprende il pelo e la terza...eh già la terza...la terza non ha una vera e propria mansione e quando arrivi all'altezza dei baffi, và a tagliarti il naso !
E per mia fortuna non ho usato il 5 lame con vibrazione altrimenti, sarei adesso al pronto soccorso.
Adesso che ci penso, quando ho acquistato l'ultimo rasoio a 5 lame, al momento non ci avevo fatto tanto caso...oltre al rasoio mi avevano dato una specie di astuccio che non capivo a cosa poteva servire...era il kit di pronto soccorso !!!

Il Venezia nuovamente da solo in coda

Verona-Venezia 2-2 -Lega Pro 1 Divisione Girone A-
Buona prova degli arancioneroverdi al Bentegodi che purtroppo ben poco vale, almeno per l'immediato, per la classifica.
I ragazzi di Michele Serena riescono a strappare più che meritatamente un punto agli scaligeri, ma i risultati concomitanti lo riportano in ultima posizione, in ritardo di due lunghezze sulla zona playout ad appena due gare dalla conclusione del campionato. La partita la fà il Venezia proponendosi in continuazione, giocando bene la palla e non apparendo affatto a disagio in un campo difficile.
Esaltante la prova del team lagunare nella ripresa. Quando si trova in superiorità numerica per l'espulsione di Ceccato (Verona) in occasione del rigore del 2-2. Un vero proprio assedio all'area gialloblu interrotto solamente da qualche fuorigioco di troppo dei propri avanti. Tante azioni pericolose, moltissime opportunità di successo gettate con alla fine il brivido di perdere la partita. Dunque buonissima prova del Venezia a livello di intensità e di disposizione tattica. Un leggero passo avanti anche a livello caratteriale anche se la reazione immediata al momento dello svantaggio non c'è proprio stata.
Un punto a testa che serve a poco, spegne gli entusiasmi (playoff) ai gialloblu e non aiuta più di tanto gli arancioneroverdi.
Due gare alla fine dalle quali il Venezia dovrà ottenere due vittorie per sperare di agganciare i playout : il pareggio interno con la Sambenedettese peserà eneormente. Intanto domenica al Penzo arriva il Ravenna, secondo in classifica, in piena corsa per la serie B.

03 maggio 2009

La II° Guerra Mondiale e il ritorno a casa

...Studio-esercitazioni fisiche, turni di guardia-adunate, queste le giornate. La domenica, tutte le sezioni sono riunite, in perfetti inquadramenti, nel grande capannone dove viene celebrata la messa solenne. La cerimonia si chiude con il coro generale al canto della Montanara. Il pomeriggio, libera uscita. Pola è invasa di marinai specialisti. Ignorati dalle ragazze più proponse verso i tanti ufficiali e sottoufficiali, vagavamo a gruppetti mentre i ricordi di casa affioravano. Quella domenica era proprio di festa. Mamma e Mario sono arrivati e siamo rimasti insieme tutta la giornata (permesso speciale dopo la messa), che abbiamo trascorso nella vicina pineta panoramica e terminato in città dove trovarono alloggio per ripartire il giorno dopo.
3 Maggio 1942 - termine del corso. Trasferimento a Maridife (difesamarina) di Venezia-Lido. Breve ritorno a casa.
17 Maggio 1942 - rientro in caserma dalla libera uscita. I miei compagni sono taciturni e, su mia insistenza, si decidono a parlare. Durante il mio permesso si sarebbe svolto un sorteggio e sarebbe uscito il mio nome. Partenza immediata per Bengasi. Carico dei miei zaini mi fermo a Mestre, partirò l'indomani perchè voglio rivedere ancora la mia casa. Papà sopporta il colpo ma siamo preoccupati per la mamma. Non deve saperlo subito. Purtroppo, attraverso un'invisibile cordone ombelicale la mamma sospetta. Si alza alla notte, fruga i miei documenti di viaggio e..non dormirà più.
18 Maggio 1942 - parto per Marinisti Napoli. (Distaccamento Marina). Presentazione alla caserma "Gesù e Maria".
25 Maggio 1942 - Imbarco sulla motonave "Città di Genova".
Nel pomeriggio la nave si stacca dalla banchina e, lentamente, esce dal porto. La visione è stupenda. Napoli domina un meraviglioso anfiteatro. Ecco Capri, Ischia, Procida, le perle del golfo partenopeo che completano l'arco meraviglioso di fronte a Sorrento e Pozzuoli come braccia protese nell'azzurro Tirreno. Ed ecco il mar Tirreno. Davanti a noi e dietro di noi altre due grandi navi, notevolmente distanziate, completano il convoglio carico di truppe e mezzi corazzati diretto al fronte libico. Ora è solo mare e cielo e, come dice il poeta : "E' giunta l'ora che volge al desio e ai marinai intenerisce il cuore". Si fà sera. Non c'è la luna ed è buio quando attraversiamo lo stretto he contrppone Scilla a Cariddi. Si intravedono, nere, le due coste. Sulla nostra destra appaiono come fuochi d'artificio. E' la contraerea di Messina che contrasta un'incursione nemica. Ordine tassativo : non accedenre sigarette. Le navi, bui fantasmi, sfilano silenziose ed escono sul mare Mediterraneo.
Mi avvicino alla torretta del mitragliere:
"Succede che attaccano i convogli ?"
"Quasi sempre !"
"E le navi viengono affondate ?"
"Nove volte su dieci !!!"
Mi basta. Non chiedo di più e mi reco alla mia brandina situata nell'angusto e appuntito spazio della estremità di prua. Come dormire ? Se trovaimo una mina la prora salta e mi trova chiuso in un loculo. Torno in coperta e mi appoggio, seduto, contro uno zatterone di salvataggio. Le stelle mi tengono compagnia.
L'alba fresca mi trova in piedi. Cielo e mare. Osservo gi ufficiali in plancia che scrutano intorno con i cannocchiali. Le altre due navi sono in linea con la nostra e altre navi da guerra e ci circondano a distanza. Sono cacciatorpediniere di scorta al convolgio, guidate da un incrociatore. Prima che il sole appaia all'orizzante avverto il classico rumore dei motori degli aeroplani su di noi. Vedo che, in lancia, gli ufficiali sono tranquilli e così pure gli uomini ai pezzi.
Dunque non sono nemici. Giungono bassi e veloci, ci sorvolano. Si allontanano, ritornano e così sarà fino al tramonto per tre giorni in ondate successive. La nostra scorta aerea. Evidentemente il nostro è un convoglio trppo importante.
La nostra nave è colma di truppe germaniche. Noi, marinai in transito per Bengasi, siamo una decina. Gli organizzatori di bordo ci fanno fraternizzare con i tedeschi per le riprese cinematografiche. Così ci vedranno gli spettatori dei cinematografi. Pro finzione. ...continua

Un muro d'acqua

E' stato un attimo. Il cielo era nero come l'abisso e il vento soffiava come volesse strapparci via dall'oceano. Quando l'albero si è spezzato in due lo schianto è stato assordante. Poi l'oceano è diventato un muro e ci si è schiantato addosso, rovesciando noi e la barca senza pietà. A quel punto abbiamo legato il carico con le corde e ci siamo tenuti più forte che potevamo...

02 maggio 2009

E mi batte il cuore

E' così che voglio iniziare...e mi batte il cuore...chiamatela piccola cosa ma, a me e a Carla ha dato gioia, allegria e...malinconia...Sabato 2 maggio 2009 si è avverato il sogno che aspettavamo da quel 31 gennaio 2008...finalmente quei passi tanto attesi sono arrivati. Che sorpresa il nostro Federico, che emozione...noi finalmente insieme tra risate e meraviglia...quanto amore c'è...quanto attesa e quanta voglia di questo momento.
NOI sulle strade del mondo. Noi che siamo lontani ma mai lontani con il cuore. NOI tre...indimenticabile...chiacchere, sorrisi e poi nuovamente un saluto e via...ancora a casa...che malinconia in quel momento. Ma ci siamo non manca molto e ci saranno ancora emozioni come questa da vivere...quanta attesa e quanta voglia di viverci.

Certe volte...

Non l'ho mica capito. A volte mi deludo, a volte mi soprendo. Certi giorni mi stò sul cazzo , altri mi trovo incredibilmente brillante. Forse, l'unico modo per capirlo è andare avanti, senza porsi domande esistenzialiste da salotto letterario, che tanto se ti ostini a guardarti dentro non ci capisci proprio un cazzo. Se guardo i miei piedi vedo che ne hanno ancora di strada da fare...per arrivare. Io non so dove vogliono arrivare, per loro non conta il dove, non se lo stanno mica a chiedere. I piedi non sono fatti per porsi domande. Sono piedi, sono fatti per camminare. Quindi...abbandono la certezza di un punto d'arrivo e mi gusto il viaggio. Io sono il dove che i miei piedi non mi vogliono svelare.

01 maggio 2009

Dialogando con le persone anziane

Karen Blixen, nella Mia Africa, racconta una storia che le veniva narrata da bambina :...una notte, un uomo che viveva nei pressi di uno stagno viene svegliato da un terribile fragore: è l'argine che stà cedendo. Si precipita a tappare la falla correndo di quà e di là e, quando ha finito, se ne torna a letto. Al mattino, affacciandosi alla finestra, vede che i suoi passi disordinati hanno creato sul terreno il disegno di una cicogna. O per meglio dire la bellissima immagine di una cicogna tracciatasul terreno dal suo arrancare affannato e scomposto nel buio. "Quando il disegno della mia vita sarà completo, vedrò, o altri vedranno, una cicogna ?" Si chiede la Blixen. Penso che questa domanda ce la facciamo in molti soprattutto quado si comincia a fare un bilancio della propria esistenza. Ma quando si diventa vecchi la domanda si può fare più stressante ed insistente. Spesso mi capita di vedere mia mamma pensierosa, a volte i suoi occhi si inumidiscono, le sue labbra tremano come se volesse dire qualcosa e le parole si fermassero senza riuscire ad essere pronunciate. La vita se ne stà andando...e penso . "E' riuscita a fare tutto quello che voleva o invece gli è sfuggito per sempre ? " La guardo impotente. Nonostante tutto è sempre stata una donna forte, non sò dove trovare le parole...mi sento a disagio. La porto allora pian piano a parlare di quando eravamo tutti nella stessa casa lei, papà, i fratelli, di tempi lontani che del resto lei ama ricordare. E così si lascia andare ai ricordi, anche a quelli brutti, ma, qualcosa rimane in sospeso e so che poi, lo riprenderà in solitudine. Uscendo da casa sua, mi porto dentro quella malinconia che non ho saputo consolare ne ascoltare. Trovo difficile accettare l'inveccihamento di chi mi ha cresciuto e da cui mi sono sentito difeso e protetto e, a volte, è impossibile ritrovare quel dialogo e quella confidenza che non ci sono mai state prima. Cosa rimane allora...se abbiamo perso l'abitudine ad ascoltare, non solo dal linguaggio, ma dagli sguardi, dal gesto, dallo stesso silenzio. Non ascoltiamo più, siamo sempre di corsa, viviamo troppo spesso la dimensione del presente perdendo i nostri legami col passato che soli potrebbero restituirci anche la capacità di progettare il futuro.

1 Maggio Festa del Lavoro

1 Maggio Festa di tutti i lavoratori
Gridiamo no !!! Allo sfruttamento del lavoro minorile, agli infortuni,
al lavoro nero, al lavoro interinale, ai salari da fame, alle nuove schiavitù.
Un augurio a tutti quelli che festeggiano questo giorno con amore e passione…
Un lavoro dignitoso per tutti è garanzia di libertà e democrazia