L'illusione che ci impedisce di vedere la realtà delle cose
Se
si ha la stessa idea difficilmente si può instaurare il dialogo
fecondo. Il dialogo va cercato e genera i suoi frutti più preziosi
quando ci sono opinioni diverse, quando c’è conflitto. I conflitti
nella nostra vita di tutti i giorni sono ad esempio i problemi di
relazione. Moglie, marito colleghi di lavoro, genitori, figli. In
genere la nostra reazione in questi piccoli o grandi conflitti ci
induce a pensare: l’altro mi fa soffrire, l’altro è colpevole,
l’altro sbaglia, io sono la vittima. Alla luce della filosofia
buddista questa visione è frutto dell’illusione che ci impedisce
di vedere la realtà delle cose. Il Buddismo ci invita a reagire
diversamente: il mio karma si manifesta con questa sofferenza.
Attraverso il mio sforzo quotidiano nella pratica buddista e nella
vita quotidiana posso trasformarlo. Nella stessa misura del mio
cambiamento cambierà il mio ambiente e cambierà anche l’altro. Da
questa prospettiva l’altro non è il colpevole ma il mio complice,
uno specchio limpido che attraverso il dialogo potrà illuminare la
strada del mio cambiamento. Mi offrirà preziosi suggerimenti sugli
aspetti o i difetti che dovrò correggere per crescere. Ma devo
essere disposto ad ascoltare, a cambiare me stesso. Il dialogo si
apre quando sono disposto ad assumere la responsabilità della mia
sofferenza. Diventa quindi il mezzo per compiere la mia rivoluzione
umana. Per fare questo lavoro è necessario un alto stato vitale
altrimenti non si trova armonia, non c’è la forza per assumersi le
proprie responsabilità, per cambiare ciò che innanzitutto in noi
deve essere cambiato. Senza questa forza assumersi le responsabilità
significa autodistruzione, si è schiacciati dal peso delle
responsabilità. Quando si ha poca forza, se si ha paura, la bocca e
soprattutto le orecchie rimangono chiuse. Con lo stato vitale basso
prevale il sé, il piccolo io, l’atteggiamento egoista che spinge a
cercare di aver ragione piuttosto che a cercare la verità o la cosa
migliore in quella circostanza. Dialogare diventa impossibile. Al
massimo si potrà parlare con il desiderio di averla vinta ma non di
creare qualcosa di nuovo, non emerge il desiderio di crescere. Per
discutere e per potersi mettere in discussione occorre una grande
forza e un grande equilibrio interiore. Se si è fragili prevalgono
gli aspetti emotivi e la paura di perdere la propria integrità ci
impedisce di ascoltare e di accettare un cambiamento. La via della
nonviolenza, che si manifesta con un atteggiamento dialogico,
richiede uno spirito forte.
[...]Quando
questo amore è forte non ha importanza “il mio” e “il tuo”,
cioè che prevalga l’opinione mia o quella del mio amico, ma la
cosa più importante è che si definisca l’idea migliore per fare
prima kosen rufu. Il dialogo diventa fecondo.
Di
Lodovico Priola - Buddismo e società 91 marzo aprile 2002

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