La presa di Gorizia

Quello che in 14 mesi non si è fatto, è stato compiuto in poche ore, in un giorno. Prima che cominciasse l’azione del giorno 6 giugno 1916 fui all’osservatorio per riconoscere i luoghi ed osservare i colpi della batteria. Vidi il mostro nero (Sabotino), vidi alla destra successivamente Oslavia, il Peuma, il Podgora, la collina che incuteva terrore, tutta brulla, senza un filo d’erba per le continue cannonate. Pochi alberi in vetta, nudi anch’essi come la madre collina, davano a quest’ultima un aspetto strano, pauroso, indescrivibile.
I rugginosi reticolati si delineavano rossastri fra le nostre trincee e quelle nemiche. Quel giorno tutto era calmo. Il giorno 5 giugno a sera, il capitano ci riunisce a rapporto e in poche parole c’impartisce ordini per il domani, giorno di bombardamento. […]
Alle 6 del mattino la batteria era in perfetto assetto di combattimento, pronta per sparare a lungo secondo la previsione. Alle ore 7 precise cominciò l’inferno. Alle 8 anche le batterie che nella prima ora non dovevano aprire il fuoco cominciarono il loro tiro. Le tre batterie del nostro gruppo convergevano il fuoco su soli 100 metri di reticolato. Da questo si può arguire con quale apparato d’artiglieria quest’azione fu organizzata.
Il Sabotino, l’Oslavia, il Podgora erano avvolti in fumo e chi avesse desiderato osservare il risultato dei colpi, non lo avrebbe potuto che nei primi momenti del bombardamento. Intanto i reticolati saltavano a meraviglia malgrado la loro resistenza. Alle 15, sgomberata di sana pianta la via alla fanteria, questa si mosse e ascese con vero entusiasmo e con rara sollecitudine l’erta del Sabotino, prima e più importante meta. Alle 16 circa il telefono annunciava la presa del Sabotino. Le artiglierie allora cominciarono a battere altri obiettivi.
Il giorno 7 giugno la nostra fanteria avrebbe potuto entrare in Gorizia, se l’avanzata fosse proseguita anche alla destra del Sabotino, ma sul Peuma e sul Podgora vi fu qualche titubanza che ne ritardò di un giorno la presa. Alla sera del 7 giugno la fanteria era sull’Isonzo. Durante a notte il genio gettò i ponti e finalmente il giorno 8 giugno alle ore 14.30 il telefono annunciava agli osservatori e alle batterie dipendenti la presa di Gorizia.
Dal diario di Antonio Pegazzano

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