La chiave della vittoria

"Non dimenticatelo, i nostri nemici potranno toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la libertà». Ricordate l'eroe scozzese di Brave­heart? Con queste parole si rivolse al suo esercito. Un esercito di uomini affamati, laceri, male armati. Un esercito che scelse di combattere nonostante tutto e che vinse la sua battaglia. La vinse sul campo e la vinse nel cuore, perché la libertà va oltre la vita ed esiste anche quando una vita si spegne. Non si tratta di un concetto astratto ma della condizione che oltrepassa i limiti dell'individualismo e del quotidiano per entrare in quella realtà universale che richiamiamo ogni volta che recitiamo Nam-myoho-renge-kyo. È in questo modo che vita e libertà si fondono. «La vita è libertà senza restrizioni - ci ricorda il presidente Ikeda -. È caratterizzata da quest'apertura all'universo intero e da una libertà armoniosa» (D. Ikeda, La saggezza del Sutra del Loto, Esperia 1999, vol. 1, pag. 19). Una libertà che rimane nell'aria anche quando non sappiamo trovarla, che rimane a portata di tutti, che non ha restrizioni e che aspetta di essere riconosciuta. Proprio come la Buddità, che possiamo raggiungere in questa esistenza. Cos'è che fermava i soldati male armati dell'esercito scozzese? Cos'è che frena lo slancio per superare l'ostacolo? Cos'è che ci fa sentire schiavi di catene invisibili? La paura, solo la paura. Nei lavori preparatori alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani il presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, enunciò la dottrina delle quattro libertà. Una di queste era: la libertà dalla paura. È la paura infatti che blocca la capacità di osare e credere nella vittoria, di agire laddove le circostanze sembrano a sfavore, di mettersi in gioco in un progetto maestoso. È la paura che ci rende prigionieri e vittime di quel pregiudizio che ci fa sentire sempre più piccoli di quello che siamo e allo stesso modo non ci lascia intravedere il valore e le capacità altrui. Eppure, che grande possibilità risalire da queste sabbie mobili e spiccare il volo! Perché Nam-myoho-renge-kyo è la chiave che apre le porte di ogni prigione. Ed è quella libertà non scritta, non traducibile, non soggetta al cambiamento di stati e governi.
NR 471


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