Il libro della legge
Nessuno
è più consapevole di me che il Problema del Lavoro deve essere
definito da considerazioni pratiche e non ideali, ma in tal caso le
considerazioni ideali capita siano estremamente pratiche. L'errore è
stato nel tentare di produrre un articolo standard per soddisfare il
mercato del lavoro; è un errore dal punto di vista del capitale e
altrettanto da quello del lavoro. Agli uomini non dovrebbe essere
insegnato a leggere e scrivere se non dimostrano capacità o
inclinazione. L’istruzione obbligatoria non ha aiutato nessuno. Ha
imposto un’ingiustificabile costrizione alla gente che si proponeva
di aiutare; è stata presunzione asinina da parte degli intellettuali
il considerare di beneficio universale un’infarinatura di
acquisizioni mentali. È una forma di bigottismo settario. Dovremmo
riconoscere il fatto che la grande maggioranza degli esseri umani non
ha ambizioni nella vita al di là dell’agio e della felicità
animale. Dovremmo permettere a questa gente di compiere i loro
destini senza interferenza. Dovremmo dare ogni opportunità agli
ambiziosi, e così costituire una classe di uomini e donne moralmente
e intellettualmente superiori. Non dovremmo avere rimorsi
nell’utilizzare le qualità naturali della massa del genere umano.
Non insistiamo nel tentare di addestrare una pecora a cacciare volpi
o a fare una conferenza sulla storia; noi ci prendiamo cura del loro
benessere fisico, e godiamo della loro lana e della carne di montone.
In questo modo noi avremmo una soddisfatta classe di schiavi che
accetteranno le condizioni dell'esistenza così come sono, e godranno
la vita con la quieta pazienza del bestiame. È nostro dovere badare
che a tale classe di gente non manchi nulla. Per ogni classe il
sistema patriarcale è il migliore rispetto ad ogni altro; le
obiezioni ad esso vengono dai suoi abusi. Ma i cattivi padroni sono
stati creati artificialmente esattamente dallo stesso sbaglio
grossolano che è stato responsabile dei cattivi servi. È essenziale
insegnare ai padroni che ognuno deve scoprire la sua propria volontà,
e farla. Non c’è ragio- ne in natura per una competizione da
scannamento. Tutto questo è stato spiegato in precedenza in altri
rapporti; qui è necessario solo dare enfasi al punto. Deve essere
chiaramente compreso che ogni uomo deve trovare la sua propria
felicità in modo puramente personale. I nostri guai sono stati
causati dalla presunzione che ognuno volesse le stesse cose e così
la soddisfazione di queste cose è divenuta artificialmente limitata;
persino quei benefici di cui c’è un’inesauribile riserva sono
stati accaparrati. Per esempio, aria fresca e bei paesaggi. In un
mondo nel quale ognuno facesse la propria volontà nessuno sarebbe
privo di queste cose. Nella nostra società attuale, essi sono
divenuti i lussi di ricchezza e agio, eppure sono ancora accessibili
a chiunque possieda sufficiente buonsenso da emanciparsi dai pretesi
vantaggi della vita di città. Abbiamo deliberatamente addestrato la
gente a desiderare cose che non vogliono realmente. Sarebbe facile
elaborare questo tema molto lungamente, ma preferisco lasciarlo
all’elaborazione di ogni lettore alla luce della sua propria
intelligenza.
Comunque
desidero richiamare la particolarissima attenzione dei capitalisti e
dei sindacalisti ai principi qui espressi.
Aleister
Crowley

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