I problemi sono opportunità per trasformare il karma negativo in felicità
I
problemi, pur essendo causa di tormento, sono il mezzo attraverso il
quale decidere di dedicarsi alla pratica buddista e diventare felici.
È dunque certo che senza di essi non sarebbe possibile trasformare
il karma passato e presente. Il Buddismo spiega che è possibile
cambiare il percorso della nostra vita grazie a pensieri, parole e
azioni. Erroneamente si pensa che tutto ciò che si dice o si fa
venga disperso non si sa dove; esiste invece l’ottava coscienza,
detta Alaya, che è come un “magazzino” pronto a incorporare
tutto ciò che è stato, che è e che sarà. Con una corretta pratica
buddista, vale a dire una serie di cause estremamente positive, è
quindi possibile sconfiggere ogni tipo di karma negativo, sia che si
tratti di problemi finanziari, sentimentali o di salute. In che modo?
Miao-lo dice: «Se non si percepisce la natura della propria vita,
non si può sradicare il cattivo karma». E percepire la natura della
propria vita significa, secondo Nichiren Daishonin, percepire che
Myoho-renge-kyo ne è l’essenza.
Il
karma può essere di due tipi: mutabile e immutabile. Con questo
secondo tipo si intende qualcosa di prefissato, come ad esempio la
durata della vita che già al momento della nascita è stabilita,
mentre gli effetti del karma mutabile si manifestano in un qualunque
momento. La pratica di sange, ovvero un profondo pentimento davanti
al Gohonzon, «…cancellerà anche il karma mmutabile, per non
parlare del karma che invece è mutabile». Shakyamuni disse nel
sutra: «Se desideri fare sange siedi eretto e medita sulla vera
entità della vita, allora tutte le tue offese passate svaniranno
come brina e rugiada alla luce del sole della saggezza eterna».
Per
alleggerire le retribuzioni karmiche, si può chiedere scusa
direttamente al Gohonzon e recitare Nam-myoho-renge-kyo, ricordando
quanto ha scritto Nichiren Daishonin: «Oggi, per una donna, è
naturale cambiare il karma immutabile con la pratica del Sutra del
Loto, come per il riso maturare in autunno e per il crisantemo
fiorire in inverno.
Quando
io, Nichiren, pregai per mia madre, non solo ella guarì dalla
malattia, ma la sua vita fu prolungata di quattro anni».
NR,203

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