Il primo salto nel fuoco
Nelle trincee adiacenti a i varchi, sotto la cima Caldiera, la 94 Compagnia era schierata. Non c’erano fanfare. Non c’erano discorsi, solo uomini. Fermi, sudati, con gli occhi vuoti e le mani tremanti, qualcuno stringeva il fucile come fosse un rosario. Le dita erano bianche sulle calciature di legno, madide di sudore, altri avevano il cordiale ancora sulle labbra. Il veleno buono. Grappa, Cognac, qualunque cosa servisse a fermare il tremito delle mani. Solo il tuono costante dell’artiglieria, come il battito di un cuore malato, da ore, i nostri cannoni martellavano le posizioni austriache. Mille bocche da fuoco sputavano morte sulle linee nemiche. Il terreno tremav sotto i piedi, sollevando nuvole di polvere, pietre, schegge. I colpi dei cannoni da 149, cupi e profondi, si mischiavano alle detonazioni più secche dei pezzi da 75 Alcuni uomini si toccavano la fronter, tiravano indietro il copricapo per prendere aria. Ma bastava un secondo, e il caldo ti tagliava la pelle come un coltell...