Arrivare a Campo Mulo era come entrare in una città improvvisata tra i boschi.
Nessuno, vedendola da lontano avrebbe potuto immaginare che un posto così verdeggiante potesse diventare un alveare di guerra. Strade sterrate , sentieri, radure: ogni spazio era occupato da uomini, animali e macchine. Camion militari arrancavano nel fango, sbandando tra le radici e le buche; colonne di muli scendevano e salivano senza sosta, carichi di casse di munizioni e sacchi di viveri. Attorno, un brulicare di soldati: chi sistemava baracche, chi scavava trincee, chi accendeva fuochi per scaldarsi o cuocere un caffè nero e amaro come la notte. Erano stati creati centinaia di chilometri di strade, ogni cima era collegata da una strada, il genio aveva scavato rifugi in pietra, usando l’esplosivo e i martelli pneumatici, si vedevano grotte o cavità ovunque, così da poter ripararsi dal tiro dell’artiglieria. Ogni tanto un colpo secco di ascia rompeva il brusio continuo, o il nitrire nervoso di un cavallo faceva voltare qualche soldato. Lungo la strada principale di fango e ghiaccio, ...