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La preghiera nel Buddismo di Nichiren (il daimoku) richiede costanza e perseveranza, proprio come il lavoro o la cura di un giardino, trasformando la nostra vita mentre aspettiamo i risultati.

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Ci sono circostanze in cui sembra che ci voglia moltissimo tempo perché le nostre preghiere vengano esaudite, o in cui rimangono senza risposta a dispetto del nostro daimoku più appassionato. Ma la cosa più importante da ricordare è che dobbiamo continuare a recitare daimoku fin quando esse non vengano esaudite. Il nostro costante daimoku ci dà la possibilità di riflettere profondamente su noi stessi, portando contemporaneamente a un cambiamento nella nostra vita quotidiana È come quando trovate un lavoro: cominciate a lavorare fin dal primo giorno, ma non venite pagati subito. O come il giardinaggio: piantate un alberello e lo innaffiate ogni giorno, ma ci vuole molto tempo prima che cresca e diventi un albero. Dausaku Ikeda. Tratto da "Preghiera e Azione". I protagonisti del XXI secolo Pag. 52.

Venezia FC: Venezia, ecco lo start

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Sipario, applausi, Serie A. Sta per alzarsi il vento del Penzo e il Venezia vuole cominciare davanti al proprio pubblico con quel successo pieno che manca da 86 anni all'esordio. In laguna arriva il Lecce dell'ex Eusebio di Francesco, per una "prima" di campionato subito bella pesante. Adesso fnalmente si comincia a fare sul serio. Stroppa chiede un Venezia più solido rispetto a quello visto con il Modena e il lavoro fatto in settimana dovrà farci essere molto più bravi dell'incontro in Coppa Italia. Sul fronte formazione, Stankovic (che h appena rinnovato fino al 2030) resta il padrone della porta, nonostante l'arrivo di Montipò. La difesa, a 3, dovrebbe vedere Schingtienne a dx, Bella-Kotchap centrale e Franjic sulla sx. Il centrocampo a 5 sarà composto da dx a sx da Hainaut, Kiki Perfez, Busio, Basice e Correia. Le due punte saranno Adams e Yeboah. Stroppa, al ritorno in serie A, si sente pronto. Lo spogliatoio è speciale. C'è un'amalgama straordina...

La battaglia delle Melette (novembre/dicembre 1917)

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Esauritasi con quelle migliaia di morti e con nulla di fatto la “Battaglia dell’Ortigara”, le posizioni dei due schieramenti nella parte settentrionale dell’Altopiano dei Sette Comuni rimasero invariate fino all’ottobre/novembre del 1917. Una fredda notte, ai primi di novembre 1917, mentre era in atto un’altra tragedia, che prese il nome di Caporetto, agli alpini e fanti superstiti della 52° Divisione e della Brigata Liguria pervenne l’ordine di ritirata onde allinearsi con le truppe che, scendendo dal Cadore o rifluendo dal Canal del Brenta, si andavano concentrando sul Grappa quale ultimo baluardo verso la pianura veneta. Con la morte nel cuore essi, alpini e fanti, abbandonarono silenziosamente le munitissime e ora altrettanto inutili trincee del Campanaro, di Cima Caldiera, di Cima Campanella, di Monte Lozze. Volgendo un ultimo sguardo alle prospicienti balze dell’Ortigara e dei Campigoletti sicuramente il loro pensiero andò ai tanti commilitoni caduti sovr’esse e forse il loro sac...

La via della non violenza

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La nascita di una nuova rivista scientifica – già al suo secondo numero – è sempre una buona notizia, ma la nascita di una rivista che promuove il pensiero e l’azione nonviolenta è un’ottima notizia. "Satyagraha"  questo è il titolo e “il metodo nonviolento per trascendere i conflitti e costruire la Pace” il sottotitolo. La cura è del Centro Gandhi di Pisa. «Satyagraha, il nome scelto per la rivista – recitano le note di copertina – esprime immediatamente il richiamo al paradigma sperimentale, creativo e costruttivo della nonviolenza gandhiana: Sat è l’essere, la verità intesa non come dogma da imporre, ma come ricerca, tensione verso la verità; Agraha è la forza, il potere della nonviolenza che agisce nei conflitti per trasformarli e trascenderli verso la realtà di Pace.  Nel sottotitolo, il riferimento al metodo indica, secondo l’etimologia del vocabolo greco méthodos, la “via” (hodos) che conduce oltre (meta) il conflitto, che lo trascende». Oggi, di fronte a uno scenario ...

La battaglia dell’Ortigara (giugno 1917)

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La Strafexpedition del 1916 non raggiunse i risultati sperati dagli Alti Comandi Austroungarici all’avvio delle operazioni belliche, quelli cioè di occupare tutto l’Altopiano dei Sette Comuni e, quindi, le valli, che avrebbero consentito loro di arrivare alla pianura vicentina e veneta e, pertanto, di ripristinare quello che nell’Ottocento era il “Regno Lombardo-Veneto”. Gli austroungarici, bloccati dalla resistenza eroica degli Alpini e dei Fanti della “Sassari” sul nodo delle Melette, sospesero l’offensiva il 17 giugno e si ritirarono sulla linea di difesa scelta opportunamente dall’Arciduca Eugenio, linea che correva a nord della forra dell’Assa, si arrampicava sui Monti Rasta-Interrotto e, attraverso Monte Zebio – Monte Colombara, si dirigeva verso il ciglio settentrionale dell’Altopiano appoggiandosi ad una serie di formidabili baluardi naturali, quali Monte Forno, Monte Chiesa, Monte Campigoletti e Monte Ortigara. In tal modo gli Imperiali abbandonarono l’inter a conca centrale...

Venezia FC: Venezia, tabù prima giornata

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Partire bene, per proseguire meglio. Il Venezia ha bene in testa l'obiettivo da centrare domani, quando per le prima sfida della stagione arriverà il Lecce, in un Penzo (ore 18.30) già pavesato a festa e verso il pienone, con 10.382 biglietti staccati in prevendita, di cui 318 ai tifosi leccesi. C'è un tabù da sfatare, un digiuno che dura da ben 86 lunghi anni. Tanti infatti ne sono trascorsi da quando la squadra lagunare ha ottenuto l'ultimo successo alla prima giornata di campionato. Ad oggi, rimasto peraltro anche l'unico mai ottenuto dal Venezia nelle gare d'esordio nella massima serie, perchè nelle altre 13 occasioni ha raccolto solo poche briciole: 4 pareggi e ben 9 sconfitte. Un'astinenza il cui inizio port la data del 6 ottobre 1940, quando a Sant'Elena arriva l'Ambrosiana, superata per 1-0 grazie al calcio di rigore trasformato al 34' dall'uruguaiano Juan Agostino Alberti, punta di diamante di un Venezia, allenato da Giuseppe Girani, che...

I caratteri della torre preziosa

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Il Gohonzon riproduce fedelmente la Cerimonia nell’aria in cui il nome di ogni personaggio rappresenta un aspetto della vita MORINAKA: Presidente Ikeda, nel vostro dialogo[ref]Lokesh Chandra e Daisaku Ikeda,. Lokesh Chandra è direttore dell’Accademia internazionale di cultura indiana. Suo padre era Raghu Vira, grande sanscritista. Il dottor Chandra è autore di numerose opere e possiede una vasta conoscenza del Buddismo.[/ref], lo studioso indiano Lokesh Chandra afferma riguardo alla Cerimonia nell’aria: «La Cerimonia nell’aria che vede al centro la torre preziosa, esprime un insegnamento esclusivo del Sutra del Loto. Shakyamuni, il Budda del presente e Molti Tesori, il Budda dall’infinito passato, vengono presentati su un piano di totale eguaglianza. «Ciò simboleggia la verità eterna, l’infinita fortuna e i benefici che si manifestano nella vita di ciascun individuo. Inoltre esprime anche il principio dell’ottenimento della Buddità nella propria forma presente. «Nichiren Daishonon non ...