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Venezia FC: Obiettivo Akor Adams

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Il Venezia per il reparto offensivo vuole a tutti i costi regalarsi un altro rinforzo: il dg Filippo Antonelli è atterrato nella tarda serata di mercoledì a Siviglia per provare a sbloccare una trattativa complessa. L'obiettivo di mercato della dirigenza arancioneroverde è l'attaccante nigeriano Akor Adams. I primi tentativi, tuttavia, non sono andati a buon fine: la proposta iniziale di 8 milioni di euro è stata respinta, così come la seconda offerta da 10 milioni oltre 2 di bonus sulla quale i lagunari non intendono muoversi. Se la richiesta di partenza del Siviglia era di 20 milioni, il club andaluso è poi sceso fino a un tetto tassativo di 15 milioni.  Da questa cifra gli spagnoli non intendono muoversi, ma il Venezia, dal canto suo, non sembra intenzionato a spingersi così oltre. Al termine del summit l'affare è rimasto in una fase di stallo, anche se le parti dovrebbero aggiornarsi a breve. Nel frattempo, Antonelli valuta piste alternative e potrebbe lasciare l'An...

Assalti e contrassalti a Monfalcone nel 1915

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“ Alle ore 21 abbiamo lasciato la trincea per andare ad occupare i sotterranei di una casa. Gran movimenti e preparativi per l’avanzata che dovrà esserci domani. 21 ottobre. Verso le ore 1, essendomi preso un freddo terribile per dormire per terra su semplice impiantito, mi sono alzato, ed avvolto nella mantellina, sono andato sulla soffitta della casa. Emozionante era il quadro: in lontananza vedendosi razzi, riflettori mentre, fragorosamente, le nostre granate scoppiavano nelle trincee nemiche. Alle ore 5 sono partiti i soldati che volontariamente dovevano far saltare i reticolati nemici con dei tubi di gelatina. Per volontà di Dio questi baldi soldati sono rientrati tutti dopo aver compiuto il loro difficile compito. Alle ore 11 è arrivato il primo e secondo battaglione mentre alle ore 12 la mia compagnia è andata di rincalzo. Appena le nostre truppe sono state avvistate il nemico le coprì di fuoco. Molti nostri compagni sono caduti, chi morti chi feriti. Con mio grande pericolo son...

Trasformare il karma in missione

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I principi dell'alleggerimento della retribuzione karmica e della trasformazione del karma sono essenzialmente identici e corrispondono a "trasformare il veleno in medicina". La sofferenza assume un significato totalmente diverso quando viene illuminata dal supremo stato vitale della Buddità. Perciò il Daishonin dice a Ota Jomyo: "Sapere che tu soffri mi addolora, ma, d'altra parte, è anche motivo di gioia". Grazie alla fede possiamo realizzare una radicale trasformazione del veleno in medicina e da persone che si chiedono meravigliate: "Cosa mi sta succedendo?" e si lamentano del proprio karma, possiamo diventare persone che pensano: "Questa è la mia occasione!" e vedono la malattia come un'opportunità per illuminare la loro vita con senso di missione. BS 202 pag 14

L'importanza dell'immaginazione e il valore ndel fallimento

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Non abbiamo bisogno della magia per cambiare il mondo: abbiamo già dentro di noi tutto il potere di cui abbiamo bisogno, abbiamo il potere di immaginare le cose migliori di quelle che sono. J.K. Rowling

Così Era la Vita Dentro una Taverna nell'Antica Roma nel 100 d.C. (Vino, Dadi e Risse)

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Come insegna il Budda

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Praticare il Buddismo significa costruire un io saldo e risoluto. Se trascuriamo questo punto, focalizzando altrove le nostre energie, finiremo senza neppure accorgercene per ricercare la Legge all'esterno. E questo significa evadere dalla responsabilità della propria vita. Per esempio, se recitiamo Daimoku ma accusiamo sempre gli altri o il nostro ambiente per ciò che ci accade, stiamo evitando di affrontare la nostra oscurità interiore. E quindi stiamo ricercando l'Illuminazione al di fuori di noi. Oppure recitiamo Daimoku passivamente aspettandoci un effetto dall'esterno, come se qualcuno dovesse prima o poi rispondere ai nostri meritevoli sforzi premiandoci con un beneficio. Nell'attesa annotiamo con cura le ore di Daimoku accumulate, ma evitiamo di affrontare il problema e ci guardiamo bene dall'agire per risolverlo. Anche il fatto di lamentarsi continuamente è una trappola insidiosa che ci procura un sollievo apparente, mentre alla lunga ci distoglie dal migli...

Agosto 1915, la brigata Valtellina è schierata ai piedi del monte Santa Maria, vicino a Tolmino sull’alto Isonzo

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Siamo di rincalzo presso l’Isonzo. Il buio della notte non fa scorgere nulla intorno. Una pallottola di fucile spezza la colonna vertebrale ad un soldato, che muore senza emettere verbo. Una cannonata, proveniente dalla piana di Tolmino, asporta ad un alto il braccio sinistro e mezza spalla; alla fioca luce della lampadina elettrica vedo che la ferita è gravissima e che è inutile medicarlo, respira debolmente e il viso è di un pallore mortale. Gli domando se ha da manifestare qualche desiderio; mi bisbiglia che è contento di morire per la Patria, ma si rammarica di non rivedere più i vecchi genitori. Un fante della 4a, cui un proiettile è penetrato nell'addome è seduto sui sassi, con la schiena poggiata ad un sacchetto di terra; si lamenta da destare pietà. Ha il volto cereo, le labbra bianche e gli occhi smorti; siamo da presso io e il collega Lucrezi, e a noi due raccomanda le sue ultime volontà. Cerchiamo infondergli coraggio, ma inutilmente; ci dice di comunicare alla famiglia ...