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Carso Isontino, 2^ , 4^ e 5^ battaglia dell'Isonzo - Brigata Sassari -

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Carso Isontino: 2a “Battaglia dell’Isonzo” Bosco Cappuccio – Bosco Lancia – Bosco Triangolare (25 luglio – 27 agosto 1915) La notte del 24 luglio 1915 quattro Battaglioni della Brigata, posta alle dipendenze della 22a Divisione, passano l’Isonzo e si radunano a Sdraussina, per procedere all’occupazione di Bosco Cappuccio, sul primo gradino dell’Altopiano carsico, nel settore del Monte San Michele. Gli altri due Battaglioni restano a Romans a disposizione dell’XI Corpo d’Armata. Il 25 luglio la Brigata entra in linea e si trova impegnata contro diversi trinceramenti avversari (magiari e croati) presso i boschi Cappuccio, Lancia e Triangolare. Il giorno seguente, tramite assalto alla baionetta, il I Battaglione del 151° Reggimento conquista la prima linea catturando 635 prigionieri, mentre il III Battaglione del medesimo Reggimento riesce a guadagnare un centinaio di metri lungo il margine orientale del Bosco Cappuccio. Il 4 agosto il 151° Reggimento conquista la posizione avversaria cos...

La libertà non si identifica con l'assenza di ostacoli esterni o con l'autoindulgenza, ma corrisponde a un'irremovibile convinzione interiore di fronte alle avversità

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«Libertà non significa assenza di limitazioni. Possedere un’irremovibile convinzione di fronte a qualsiasi ostacolo: questa è la vera libertà» (Giorno per giorno, 7 settembre, Esperia) Nel Buddismo la libertà è legata alla condizione interiore: chi ha una vasta condizione vitale e continua a sfidarsi con atteggiamento attivo sarà libero a prescindere da quanto restrittive possano essere le circostanze. Al contrario, chi è passivo e basa la propria felicità sulle condizioni esterne, si sentirà infelice anche nel più libero degli ambienti. Nichiren Daishonin proclamò Nam-myoho-renge-kyo determinato a far sì che ogni individuo potesse vincere sulla sofferenza e stabilire pace e sicurezza nel mondo intero; aprì concretamente la strada per liberare radicalmente le persone dalle illusioni che derivano dall’ignoranza fondamentale della propria vita e aiutarle a costruire una felicità incrollabile. Non serve eliminare qualcosa per raggiungere la libertà: è una caratteristica intrinseca del mon...

Venezia FC: Il torto di Como dopo quelli con l'Inter. La società: "Var senza logica". Venerdi sera contro l'Udinese al Penzo

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La società si è mossa con decisione e ha scelto i canali indicati da Figc e Lega per evitare passi falsi che potrebbero essere controproducenti. Il Venezia schiuma rabbia, ma cerca di tenere i toni bassi, anche se quanto accaduto nelle due partite contro Inter e Como ha mandato su tutte le furie anche la proprietà, oltre a dirigenza, allenatore e giocatori.  Al Sinigaglia domenica pomeriggio il rigore prima assegnato al Venezia per fallo di mano di Milla e poi tolto dal Var è stato un totale controsenso rispetto alle linee guida dettate dal disegnatore, Daniele Orsato. Il quale era presente in tribuna e non ha gradito quanto accaduto. Nel dopogara dall'Aia sono arrivate le scuse per gli errori commessi, sempre tramite i canali correttamente individuati dalle procedure. Il Venezia, infatti, vuole alzare la voce ma senza inasprire i rapporti e chiede soltanto di essere trattato in maniera equa dalle ex giacchette nere. La decisione dell'arbitro Ferrieri Caputi era sembrata giusta...

Forti, potenti… schiavi

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Il potere Il potere è un modo di pensare il mondo. È una logica, un meccanismo in base al quale c’è chi comanda e chi subisce, chi vince e chi perde, chi è forte e chi è debole. Il potere è imporre il burqa alle donne afgane, potere è voler togliere loro quel burqa. Potere è sentirsi meno o sentirsi più. E anche sentirsi “uguali”, branco, maggioranza, massa. Una storia musulmana racconta di tre tori che pascolavano in un grande prato verde, e di un leone che se li voleva mangiare ma non ci riusciva, perché il terzetto era molto unito e i tre si proteggevano a vicenda.  Un giorno che il toro nero non venne il leone disse agli altri due: «Se me lo farete mangiare avrete a disposizione l’intero prato solo per voi, e io avrò la pancia piena per tutto l’inverno».  I due acconsentirono: il leone uccise il toro nero e loro si godettero il prato fino a primavera. Passato un po’ di tempo, una volta che il toro rosso era tutto solo il leone gli si avvicinò: «Fammi mangiare il toro bianc...

Venezia FC: L' Unione subisce ancora

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Avvilente. Frustrante. Inspiegabile. Per quelli come noi che di questo gioco ne hanno fatto una passione che sfocia, ampiamente, in patologia, non ci sono parole sufficienti per descrivere uno stato d’animo che si fa, ogni settimana, sempre più mesto. Se in questo mondo il rispetto non è qualcosa di così scontato, però, è arrivato ampiamente il momento di pretenderlo. Subire in silenzio l’ennesimo scempio equivarrebbe ad una resa, un’ammissione di colpa, la fine dei sogni di un calcio più giusto. Si dice che in un campionato gli episodi tendano ad annullarsi, ed è con questo barlume di cinismo che speravamo di aver archiviato lo schifo di mercoledì sera; invece, eccoci qui a raccontare qualcosa di ancora più inverosimile e totalmente ingiustificabile. Ma non serve a nulla se a farlo siamo noi, tifosi improvvisati editorialisti. Qui serve una società, quella stessa società che da mesi non dà segnali di vita, che si è trincerata dietro ad un direttore sportivo dal quale aspettiamo chiari...

In prima linea sotto al San Michele, quota 124

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Di mano in mano l’aspetto del campo di battaglia diveniva più orrido, più raccapricciante. Ecco un groviglio di reticolati, infranti. Ecco un morto, ed eccone un altro, e un’altro e un altro ancora […]. Un piede in una scarpa orribile, sanguinoso […] Ecco un berretto, e un fucile, e caricatori, cartucce, pinze taglia fili, ferro spinato in rotoli, tavolini, cavalli di frisia, una benda tutta intrisa di sangue, pacchetti di cartucce, una sciabola baionetta, un brandello di tenda, un telo da tenda, una buca da granata. Giuseppe Reina 130° reggimento fanteria della brigata Perugia

Quota 141 a trecento metri dalle trincee austriache del San Michele, settembre 1915

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[… ] alla mezzanotte mi devo alzare e svegliare i miei uomini da me comandati per andare giù per la montagna a prendere il rancio, il pane ed il caffè, la notte è buia, e devo attraversare boschi e pianura [in realtà pochi centinaia di metri in linea d’aria] tra il fischiare delle pallottele, e siccome la strada è poco praticabile mi tocca correre da una parte all’altra per poter arrivare al luogo di rifornimento e dopo un po' di tempo giungo, benchè faccia freddo arrivo tutto sudato, mi fo’ dare un mezzo toscano da un compagno carico i miei soldati e via di nuovo su fare la medesima strada, e vedo i miei cari compagni che faticano molto che è una compassione vederli eppure senza volere tante volte bisogna farli andare, e me ne accorgo perché faccio fatica io a camminare con nulla solo che un bastone Enrico Conti caporalmaggiore, 206° reggimento fanteria