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Venezia FC: Adams ha ben figurato con la Nigeria nell'amichevole contro la Russia

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Con una prestazione da protagonista autentico e un gol in pieno recupero, Akor Adams trascina la Nigeria nell'amichevole contro la Russia a un incredibile 3-3, completando una rimonta che pareva ormai impossibile. Il percorso dell'ex Siviglia in maglia lagunare, finora è stato un saliscendi di emozioni e rendimento. Dopo un esordio folgorante e ricco di promesse in Coppa Italia contro il Modena, le prestazioni successive avevano lasciato più di un interrogativo. Sono arrivate infatti diverse uscite nettamente al di sotto delle aspettative, in cui l'attaccante è sembrato in difficoltà. Eppure, contro la Russia, l'attaccante lagunare si è consacrato uomo copertina della sfida. Un gol che è stato una vera e propria gemma, di quelle capaci di restituire un'immensa iniezione di fiducia al giocatore e, al contempo di riaccendere con forza le speranze dell'intero ambiente arancioneroverde. Una speranza di poter abbracciare l'uomo decisivo, quel profilo di spessore ...

“La pallottola liberatrice”

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“Chi non ha conosciuto il Carso [in Friuli] non sa cosa siano la fatica e il tormento, non sa come la paura possa attanagliare la gola di un uomo. Non ci vuol molto, oserei dire, andare all’assalto: l’assalto è la “fuga” in avanti, è la paura che ti prende e ti fa dire: “piuttosto che star qui [in trincea], mi faccio ammazzare”. È star qui che è duro, perché star qui vuol dire non muoversi, sentirsi rovesciare addosso i colpi dei nemici, quelli dell’artiglieria leggera e delle mitragliatrici senza potersi muovere né avanti né indietro ad aspettare. Ad aspettare che cosa? Quella che noi chiamavamo la “pallottola liberatrice”. Anch’io ho mancato di coraggio, ho desiderato anch’io di essere ferito per sottrarmi a quell’angoscia. Io ero un uomo comune, non un eroe, uno dei cinque milioni di uomini comuni che hanno fatto la guerra con dovere fino all’ultimo, ma che non desideravano di morire. Non sognavo di diventare un eroe, non volevo che una strada o un busto di marmo portassero il mio n...

La vittoria decisiva

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Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai scrisse: «Vincere o perdere sono entrambi parti della vita, ma io prego il Budda per la vittoria finale» Quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo con la determinazione di vincere e poi agiamo, possiamo davvero trionfare in ogni ambito. La vittoria che realizziamo sulle circostanze è uno specchio della nostra vittoria interiore. Ma su cosa vinciamo? La nostra vita quotidiana, la società, tutto è soggetto a un continuo mutamento e può volgere verso il bene o verso il male. La lotta che determina la direzione di questo cambiamento avviene dentro di noi. Cosa decidiamo di manifestare? L’oscurità o la Buddità? Questa decisione che prendiamo momento dopo momento determina la nostra vittoria. Questa battaglia interiore è la vita stessa. Come afferma Daisaku Ikeda: «L’universo, questo mondo e le nostre stesse vite sono il palcoscenico di una lotta incessante tra odio e compassione, tra gli aspetti distruttivi e quelli costruttivi della vita» (NR, 50...

1916 Val Terragnolo nel Trentino

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Mi trovavo nella Val di Terragnolo nel Trentino, in località denominata Volta, ...Là vi erano le prime linee nostre e a distanza di 50 o 60 metri quelle austriache. Io facevo parte del 79° Reggimento Fanteria, 7° Compagnia, quale portaferiti reggimentale. Come tutti i combattenti sanno, i portaferiti reggimentali si trovavano sempre in trincea insieme con le truppe di prima linea, e sono i primi a medicare le ferite e portare in salvo i compagni per poi consegnarli ai soldati di sanità o alle infermerie…….. Una sera, eravamo in baracca ……in baracca, al lume di qualche lanterna ad olio, sdraiati o seduti sulla paglia, si discorreva. Chi leggeva qualche ritaglio di giornale, chi le lettere di casa o delle fidanzata……Ormai tutti si era in procinto di addormentarsi …….io, Garonzi, Occhiuzi, Vitali e Cappelletti, non so come ci sia venuto in mente di uscire dalla baracca, forse per prendere una boccata d’aria. Ebbene, appena siamo fuori dalla baracca, sentiamo il solito e noto sibilo, come ...

La vera trasformazione interiore non nasce da preghiere astratte o lamentele, ma nell'affrontare concretamente la radice dei propri problemi

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"Piuttosto che offrire diecimila preghiere, sarebbe meglio semplicemente bandire questo "unico male". L'unico male potrebbe essere per esempio quando ci trascuriamo o sminuiamo noi stessi nel momento in cui le cose non vanno come avremmo sperato. Oppure quando ci rimproveriamo per i nostri fallimenti, o quando rendiamo gli altri infelici, oppure se non riusciamo a lavorare in armonia per e insieme agli altri. Anche la tendenza a rinunciare e a fuggire ogni qual volta si presenti una difficoltà è un altro "unico male". Esistono molti altri tipi di "unico male" per ogni persona può essere diverso e ognuno di noi ha il suo. La nostra rivoluzione umana ha inizio quando individuiamo l'unico male della nostra vita e decidiamo di eliminarlo, recitando sinceramente daimoku e sfidandoci per risultare vittoriosi". D.Ikeda NR vol.23

Venezia FC: Venezia studia le combinazioni anti-Atalanta

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In vista dell'imminente e delicata sfida contro l'Atalanta, il tecnico del Venezia, Giovanni Stroppa, si trova a dover gestire una situazione di emergenza che lascia pochissimo margine di manovra. La lista degli infortunati continua a rimanere decisamente lunga e, tra i vari elementi finiti in infermeria, l'unico ad aver recuperato appieno e a rendersi nuovamente disponibile dovrebbe essere Bella-Kotchap. Il rientro dell'ex difensore del Verona casca in realtà a fagiolo: l'ennesimo guaio fisico che ha colpito il reparto arretrato arancioneroverde - ovvero lo stop forzato di Schingtienne in amichevole con il Rapid - spalanca le porte proprio al centrale tedesco. Al suo fianco, l'unica vera grande certezza risponde al nome di Juan Jesus, ormai diventato il pilastro dell'intera retroguardia, mentre a completare la linea difensiva sulla sinistra ci sarà Moreno. Nessun dubbio nemmeno per quanto riguarda la porta: tra i pali c'è saldamente Stankovic. L'est...

Dimostrare la prova della vittoria

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Non si può accendere un fuoco limitandosi a  strofinare una pietra focaia o due ramoscelli e poi fermandosi appena si produce una  scintilla.  Occorre continuare senza interruzione fino a  quando il fuoco è ben avviato.  Allo stesso modo il Daishonin insegna che è  cruciale rimanere saldi e costanti nella propria pratica buddista, per prevenire qualsiasi occasione in cui le funzioni demoniache  possano guadagnare terreno.  Egli sottolinea che per superare le avversità  nei momenti critici e manifestare il frutto, o  beneficio, della Buddità bisogna impegnarsi  continuamente e stabilmente nella pratica  buddista. Dice a Shijo Kingo di diventare una persona lodata in tutto il paese come “Shijo Kingo  della scuola del Loto”, cioè “Shijo Kingo, il discepolo di Nichiren Daishonin”.  È essenziale mettere in pratica il Buddismo  nella nostra vita e nella società.  Per essere autentici praticanti del Buddismo di Nic...