31 maggio 2016

E loro ci hanno deluso e ci hanno tradito

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perchè la delusione è un dolore che arriva sempre da una speranza tradita.
E loro ci hanno deluso e ci hanno tradito.
Sono cambiati e ci hanno deluso perché non riconosciamo più chi sono.
E non cambiando ci deludono che siano ancora chi sono.
La delusione ci è venuta a cercare l'anima come fanno i suonatori con i tasti musicali , e più i tasti sono ampi e più è bastata una sola parola o gesto a farci risuonare una musica dentro di noi che non vorremo aver mai voluto sentire.
Questo sono riusciti a fare.
Eppure dovevamo immaginarlo le grandi aspettative sono il preludio delle grandi delusioni.
La vita è spesso delusione, tanto spesso ci defrauda dell'atto finale. Ma è anche vero che questa non è forse la stupidità della naturalezza ?
L'abbiamo accettata la delusione infinitamente limitata senza mai perdere l'infinita speranza.
Abbiamo trasformato la rabbia in forza, la forza in passione, la passione in amore, l'amore in delusione, la delusione in rabbia… ricominciando.
Trovando il nostro percorso, non abbiamo più avuto paura. E' stato necessario avere il coraggio sufficiente per commettere errori.
La delusione non è stata altro che uno strumento che ci ha mostrato la strada.

Dobbiamo saperci rinnovare a seconda delle circostanze

L’apprendimento è la fonte della gioventù. Non importa che età abbiamo, non dobbiamo mai smettere di crescere.
Finché continueremo a imparare, ad aprirci a nuove idee e nuovi modi di affrontare le cose, ad approfondire la conoscenza di noi stessi e del mondo che ci circonda, praticheremo la più alta forma di creatività personale.
Dobbiamo saperci rinnovare a seconda delle circostanze: è questo incessante atto creativo a consentirci di restare giovani.
Ming-Dao Deng

Perchè è un mio dovere. Perchè io sono Comunista!

Ogni qualvolta si guarda La Ultima Cena, un geniale film del 1976 diretto dal cubano Tomás Gutiérrez Alea, ci si rende conto di molti importanti messaggi che vengono letteralmente urlati dallo schermo. Il primo: non si può schiavizzare un intero gruppo o un’intera etnia, almeno non per sempre. È impossibile spezzare l’ardente desiderio di esercitare le propria libertà e i propri diritti, non importa quanto brutalmente e frequentemente il colonialismo, l’imperialismo, il razzismo e il terrore religioso provano a farlo.

Il secondo messaggio ugualmente importante è che i bianchi e i cristiani (e ancora di più i cristiani bianchi) per secoli, ovunque nel mondo, si sono comportati come orde di bestie selvagge e maniaci genocidi.  A fine Aprile 2016, a bordo del jet della Cubana de Aviacion, che mi stava portando da Parigi a L’Avana, non ho resistito alla tentazione di accendere il computer e guardare di nuovo, forse per la decima volta in vita mia, La Ultima Cena.

Con Gutiérrez nello schermo, Granma Internacional (il giornale ufficiale cubano chiamato così dalla nave che portò Fidel, il Che e altri rivoluzionari a Cuba per dare l’avvio alla rivoluzione) e un bicchiere di autentico e puro rum sul tavolino, mi sentivo a casa, al sicuro e raggiante di felicità.  Dopo diversi giorni tristemente trascorsi a Parigi, mi stavo finalmente lasciando alle spalle la grigia, sempre più deprimente, dispotica e auto compiacente Europa.

L’America Latina mi aspettava. Stava affrontando degli attacchi terribili organizzati dall’Occidente. Il suo futuro era ancora una volta incerto. “I nostri governi” stavano sanguinando, alcuni di loro collassando. Quello terrificante dell’ala di estrema destra guidato da Mauricio Macri in Argentina era completamente impegnato nello smantellare lo stato sociale. Il Brasile soffriva per il colpo di stato ad opera dei corrotti legislatori di destra. La rivoluzione bolivariana del Venezuela combatteva strenuamente per la propria sopravvivenza. Le forze sovversive conservatrici stavano affrontando sia l’Ecuador che la Bolivia.

Mi chiesero di andare. Mi dissero: “L’America Latina ha bisogno di te. Stiamo combattendo per la nostra sopravvivenza”. Ed eccomi lì, a bordo del Cubana, mentre andavo a casa, in quella parte del mondo che mi è sempre stata cara e mi ha modellato in quello che sono ora, un uomo e uno scrittore. Andavo  a casa perché lo volevo, ma anche perché era un mio dovere. E cavolo, io ci credo davvero nei doveri! Dopotutto, non sono un anarchico, ma un Comunista, “istruito” e temprato in America Latina.
Ma cosa intendo dire con “sono un Comunista”? Sono un Leninista, Maoista, Trotskista? Appoggio il modello cinese o sovietico? Sinceramente, non ne ho la minima idea! A dire la verità, queste sottigliezze non mi interessano molto.
Per come la vedo io, un vero Comunista è uno che combatte contro l’imperialismo, il razzismo, “l’eccezionalismo occidentale”, il colonialismo e il neo-colonialismo. Lui o lei è un convinto internazionalista, una persona che crede nell’uguaglianza e nella giustizia sociale per tutti i popoli della terra.

Lascio le questioni teoriche a chi ha tanto tempo a disposizione. Mai e poi mai rileggerei l’intero Das Kapital. É troppo lungo. Lo lessi a 16 anni. Penso che leggerlo una volta basti. Non è l’unico pilastro del Comunismo, né una sacra scrittura da citare costantemente. Più che dal Das Kapital, sono stato influenzato da quello che ho visto in Africa, in Medio Oriente, in Asia e America Latina. Ho girato il mondo, sono stato in circa 160 Paesi. Ho vissuto in tutti i continenti.

Ovunque andavo, ero testimone delle orribili razzie fatte dall’Occidente a danno del Pianeta e ancora in atto. Ho visto l’Impero forzare gli Stati a delle bestiali guerre civili, innescate per far sì che le multinazionali potessero tranquillamente saccheggiare. Ho visto milioni di rifugiati provenienti da Paesi una volta orgogliosi e benestanti (almeno potenzialmente) rovinati dall’Occidente: rifugiati congolesi, rifugiati somali, rifugiati libanesi e siriani, rifugiati dall’Afghanistan. Ho visto condizioni disumane in fabbriche simili a inferni; ho visto mostruose aziende di sfruttamento, miniere e terre simili a villaggi feudali. Ho visto borgate e città di soli neri i cui abitanti si erano estinti, morti per la fame, la malattia o per entrambi.

Ho passato giorni e giorni ad ascoltare le scioccanti testimonianze di vittime torturate. Ho parlato a madri che avevano perso i loro bambini, a mogli che avevano perso i loro mariti, a mariti che avevano visto le proprie mogli e figlie stuprate davanti ai loro occhi.E più vedevo cose, più ero testimone, più le storie che ascoltavo erano scioccanti; più mi sentivo obbligato a schierarmi, a combattere per quello che credo potrebbe essere un mondo migliore. Ho scritto due libri riassuntivi di centinaia di storie di terrore commesse dall’Occidente: “Exposing Lies Of The Empire”  e “Fighting Against Western Imperialism” .

Non mi preoccupa quanto sia stato sprezzante l’Impero nel ritrarre popoli ancora  fedeli ai loro ideali e pronti a sacrificare tutto o quasi per combattere strenuamente in nome della giustizia. Non ho paura di essere ridicolo. Ma sono terrorizzato all’idea di poter sprecare la mia vita se solo ponessi su un piedistallo l’egoismo, elevandolo al di sopra dei valori più alti in termini umanitari. Credo che uno scrittore non possa essere “neutrale” o apolitico. Se lo è, è un codardo. O un bugiardo. Non per niente, alcuni tra i più grandi scrittori moderni erano comunisti: José Saramago, Eduardo Galeano, Pablo Neruda, Mo Yan, Gabriel García Márquez, per nominarne alcuni. Niente male come compagnia, niente affatto!

E credo anche che vivere e combattere per gli altri sia molto più soddisfacente che vivere solo per il proprio egoistico interesse e piacere. Ammiro Cuba per quello che ha fatto a favore dell’ umanità in circa sei decadi di rivoluzionaria esistenza. L’internazionalismo cubano è quello che ritengo sia il “mio comunismo”. Cuba ha cuore, e fegato. Sa come combattere, come accogliere, come cantare e danzare, come non tradire i propri ideali. É un modello? É perfetta? No, certo che non lo è. Ma non cerco la perfezione nei Paesi o nei popoli, né nelle rivoluzioni, se è per questo. La mia stessa vita è stata tutt’altro che perfetta.

Ognuno di noi commette errori e prende decisioni sbagliate: Paesi, popoli, e anche rivoluzioni. A dirla tutta, la perfezione mi inorridisce. É fredda, sterile, auto compiacente. Ascetica, puritana, quindi non umana, direi perversa. Non credo nei santi. E mi sento a disagio quando qualcuno pretende di esserlo. Sono queste piccole sviste e imperfezioni a rendere i popoli e i paesi così calorosi, così amabili, cosi umani. L’intero corso della rivoluzione cubana non è stato mai perfetto, ma si è sempre basato sulle più profonde ed essenziali radici umane.

E perfino quando Cuba stette per un po’ di tempo sola o quasi (come ho scritto io e come lo stesso Fidel ha da poco confermato nelle sue Riflessioni, fu la Cina che alla fine porse la sua poderosa mano fraterna), lei sanguinò, soffrì e tremò dal dolore provocato dagli innumerevoli tradimenti, ma mai si allontanò dalla sua strada, si mise in ginocchio, implorò o si arrese! Ecco perché penso che i popoli e i Paesi vivranno. Non baratteranno i loro ideali con gingilli, l’amore con la sicurezza e i vantaggi, la dignità con ricompense ciniche e sporche di sangue. Patria no se vende, dicono a Cuba.

Tradotto a grandi linee: “La madrepatria non si vende”. E anche io credo che l’umanità non dovrebbe mai essere messa in vendita, né tantomeno l’amore.
Ed ecco perché sono comunista!

 Tradire quello che noi esseri umani siamo realmente, o tradire i più poveri tra i poveri e i più vulnerabili tra di noi, credo sia molto più spaventoso che il suicidio, o la morte. Una persona, una patria o una cultura che prospera basandosi sulla sofferenza degli altri è morta, e fortemente immorale. L’Occidente ha fatto esattamente questo, per decadi e secoli. Si è mantenuto in vita ed è cresciuto tramite l’asservimento degli altri e l’usurpazione di tutto ciò che era sulla faccia della terra e nel suo interno.

Ha corrotto, moralmente e finanziariamente, milioni di persone nelle colonie e negli Stati sottomessi, trasformandoli in collaboratori sfacciati e rammolliti. Ha istruito, indottrinato e organizzato enormi eserciti di traditori per tutti i continenti, in quasi tutti gli angoli del mondo. Il tradimento è l’arma più potente dell’Impero Occidentale, oltre all’oblio. L’Occidente trasforma gli esseri umani in prostitute e macellai e chi si oppone in prigionieri, schiavi e martiri. Pianifica bene l’addestramento: avvelena i sogni e getta nel fango gli ideali. Non lascia vivo niente di puro.

Le persone possono sognare solo attraverso gli hardware: gli iphone e i tablet, le macchine e le televisioni. Ma i messaggi sono vuoti, pieni di nichilismo, ripetitivi, futili. Le macchine oggi sono sempre più veloci, ma non c’è niente di così essenziale ad aspettare alla fine del viaggio. I telefoni hanno centinaia di funzioni e applicazioni, ma trasmettono sempre di più messaggi vacui. Le televisioni rigurgitano pubblicità negativa e intrattenimento intellettualmente tossico. Tutto porta profitto alle grandi società. Tutto garantisce obbedienza. Tutto rafforza il regime.

Ma per molti versi l’umanità sta diventando sempre più povera, mentre il pianeta è quasi ormai del tutto in sfacelo. La bellezza è sostituta con immagini piene di sangue. La conoscenza è disprezzata, sostituita da pop primitivo. O confusa con quelle lauree o quei timbri di accettazione così apparentemente ufficiali rilasciati da quei centri di indottrinamento chiamati università: “Laureato: pronto a servire l’Impero!”. È sparita la poesia, dalle librerie e dalla vita. L’amore è modellato su immagini di cultura popolare, è ancorato a vecchi, soffocanti e datati dogmi cristiani.

È evidente che solo il comunismo è stato forte abbastanza a lungo nello sfidare la forza più potente e distruttiva del nostro pianeta: il colonialismo/imperialismo occidentale, serrato in un disgustoso e incestuoso matrimonio con la propria prole, le crudeli, feudali, capitaliste e religiose gang di elite locali, al fine di conquistare e rovinare tutti i Paesi del mondo. Sia l’Impero sia i suoi schiavi stanno tradendo l’umanità. Stanno rovinando il pianeta, conducendolo a forza in uno stadio in cui tutto potrebbe diventare inabitabile. O dove la vita stessa potrebbe perdere il suo significato.

Per me, essere un vero comunista significa questo: essere impegnato in una lotta costante contro l’incessante stupro dell’intelligenza umana, dei corpi, della dignità, contro il saccheggio di risorse e della natura, contro l’egoismo e la conseguente vacuità intellettuale ed emotiva. Non mi importa sotto quale bandiera questo viene fatto: rossa con la falce e il martello o rossa con le stelle gialle. Mi vanno bene tutte, purché coloro che sventolano questi vessilli siano onesti e preoccupati del destino dell’uomo e del pianeta.

E fino a quando le persone continuano a chiamarsi comunisti, significa che sanno ancora sognare. La propaganda occidentale ci chiede: “Mostrateci una società comunista perfetta”. Io rispondo: “Non esiste una società così. Gli esseri umani, abbiamo scoperto, sono incapaci di creare qualcosa di veramente perfetto. Per fortuna!” Solo i fanatici religiosi aspirano alla “perfezione”. Gli uomini morirebbero di noia in un mondo perfetto. La rivoluzione, quella comunista, è un viaggio, un processo. È un enorme, eroico tentativo di costruire un mondo migliore con le menti degli uomini, i muscoli, i cuori, la poesia, il coraggio.

È un processo continuo, dove le persone danno più di quello che prendono e dove non c’è sacrificio, solo l’adempimento del proprio dovere nei confronti dell’essere umano. Che Guevara disse: “I sacrifici non devono essere mostrati come una carta di identità. Non sono altro che l’adempimento dei propri impegni.” Forse in Occidente è troppo tardi affinché questi concetti fioriscano. L’egoismo, il cinismo, l’avidità e l’indifferenza sono stati inculcati nel sub-inconscio della maggior parte delle persone. Forse è per questo che, nonostante i loro privilegi materiali e sociali, gli abitanti dell’Europa e del Nord America (ma anche del Giappone), sembrano essere così demoralizzati e avviliti.

Vivono solo per se stessi, a spese degli altri. Vogliono sempre di più beni materiali e privilegi. Hanno perso la capacità di spiegare la propria condizione ma, probabilmente, nel profondo, sentono un vuoto, percependo intuitivamente che qualcosa è terribilmente sbagliato. Ed è per questo che odiano il comunismo. È per questo che restano ancora attaccati alle menzogne auto compiacenti, agli imbrogli e ai dogmi a loro dispensati dalla propaganda di regime. Se i comunisti hanno ragione di conseguenza loro hanno torto. E loro sospettano di avere torto. Il comunismo rappresenta la loro cattiva coscienza e gli fa temere che un giorno l’insieme di menzogne possa essere rivelato. 

La maggior parte delle persone in Occidente, anche coloro che sostengono di essere di sinistra, desiderano che il comunismo sparisca. Vogliono denigrarlo, coprirlo di fango, portarlo “al loro livello”. Vogliono imbavagliarlo. Stanno disperatamente cercando di convincere se stessi che il comunismo sbaglia. Altrimenti, la responsabilità di centinaia di milioni di vite li perseguiterà incessantemente. Altrimenti, dovranno ascoltare e forse accettare che i privilegi degli Europei e dei Nord Americani sono stati costruiti su crimini spaventosi a danno dell’umanità. Altrimenti, dovranno essere forzati, a livello morale, a smantellare i loro benefici (qualcosa di veramente impensabile data la mentalità della cultura occidentale).

Le recenti prese di posizione della maggior parte degli Europei contro i rifugiati provenienti da quei paesi destabilizzati dall’Occidente, mostrano chiaramente quanto esso sia morto moralmente. È incapace di formulare i giudizi etici basilari. La sua capacità di pensare razionalmente è ormai collassata. Ma l’Occidente continua a governare il mondo. O più precisamente, gli taglia le braccia, portandolo verso il disastro. La logica dell’imperialismo occidentale è semplice: “Saccheggiamo e deprediamo solo perché, se non lo facessimo, altri ci penserebbero! Siamo tutti uguali. Non possiamo evitarlo. Quello che facciamo è essenziale per la natura umana”.

Non è vero. Sono tutte fesserie. Ho visto persone comportarsi meglio, molto meglio di così, quasi ovunque al di fuori del mondo occidentale e delle sue colonie. Perfino quando riescono a liberarsi per qualche anno dalle torture e dalle prigioni (dell’Impero), si comportano molto meglio. Ma di solito non gli è permesso sgattaiolare troppo a lungo. L’Impero punisce con forza quelli che si permettono di anelare alla libertà. Organizza colpi di stato contro i governi ribelli, destabilizza l’economia, sostiene l’opposizione o invade direttamente questi Paesi.

È chiaro a tutti coloro ancora capaci e disposti a vedere che, se il malvagio Impero Occidentale collassasse, gli uomini vorrebbero e sarebbero capaci di costruire delle grandi società egualitarie e compassionevoli. Credo che questa non sia la fine. Le persone si stanno svegliando dall’indottrinamento e dall’oblio. Si stanno creando delle nuove alleanze anti-imperialiste. Il 2016 non è il 1996, quando era caduta ogni speranza. Si è avviata una battaglia, quella per la sopravvivenza della specie umana.

Non è una tipica guerra fatta di pallottole e missili. È una guerra di energie e ideali, sogni e informazione. Prima di morire, il grande scrittore e rivoluzionario uruguaiano Eduardo Galeano mi disse: “Presto arriverà il momento, e il mondo sventolerà di nuovo i vecchi vessilli!”. Sta succedendo ora! In America Latina, in Africa, in Asia, in quasi tutte le parti dell’ex Unione Sovietica, in Cina, le persone chiedono più comunismo, non meno. Non sempre lo chiamano con il suo nome, ma desiderano ardentemente ciò che rappresenta: libertà, solidarietà, passione, fervore, coraggio nel cambiare il mondo, uguaglianza, giustizia, internazionalismo.

Non ho dubbi sul fatto che vinceremo. Sospetto però che prima di riuscire a farlo, l’Impero annegherà tutti i continenti con il sangue. Il desiderio degli occidentali di governare e controllare è patologico. Sono pronti ad uccidere milioni di coloro che non sono disposti a cadere ai loro piedi. Hanno già ucciso milioni di persone lungo i secoli. E ne sacrificheranno altrettanto.
Ma questa volta verranno fermati. Io ci credo, e spalla a spalla con gli altri, lavoro giorno e notte affinché questo accada.
Perché è un mio dovere.
Perché io sono comunista!
Andre Vltchek

30 maggio 2016

Sbellicarsi dalle matte risate

A Dio piace guardare, è un guardone giocherellone, riflettici un po'... Lui dà all'uomo gli istinti, ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo cosmico spot pubblicitario del film. Fissa le regole in contraddizione, una stronzata universale! Guarda ma non toccare, tocca ma non gustare, gusta ma non inghiottire... e mentre tu saltelli da un piede all'altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista! È un gran sadico! È un padrone assenteista ecco che cos'è! E uno dovrebbe adorarlo? No mai!
John Milton (Al Pacino)

29 maggio 2016

Sei un fiume forte, non ti perderai

[…] mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, […] e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava 'sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, […] c'è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c'è da non crederci, è che qualsiasi fiume, […], prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto, sbalorditivo, se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, […] è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c'è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall'altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi, sì, è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte le nostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che ho deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, per quanto solo a dirlo mi venga da spaccarti la testa, ma voglio che tu vada, e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, non ti perderai…“
Alessandro Baricco

Straniero di te stesso

Rima dello straniero
Tu dici che io sono uno straniero
Ma non è vero
Io sono bianco, sono giallo, sono nero
Ma non è questo
È un pretesto per nascondere qualcosa
Una cosa da pidocchi
Una cosa vergognosa
Che si vede nei tuoi occhi quando esci
Quando aggredisci
Quando capisci che tu non hai ragione
E allora tu impazzisci e picchi forte, perché senti più in fondo
Che cos’è che non va, cosa è successo
Che io sono straniero nel tuo mondo
Ma tu sei straniero di te stesso.
Bruno Tognolini

28 maggio 2016

Vogliono specchiarsi in acqua limpida non sapendo chinarsi

Si preoccupano esclusivamente di avere ragione. Non conoscono l'umiltà delle cose: non osservano come si dispongono tranquille la dove le posi, modeste, silenziose, obbedienti… Forse sarebbe bene se si ricordassero che, mentre differiamo per le poche, piccole cose che sappiamo, di fronte alla nostra infinita ignoranza siamo tutti uguali Vogliono specchiarsi in acqua limpida non sapendo chinarsi Hanno talmente tanta arroganza nel credere di stare cosi' tanto in alto da non aver bisogno di un orecchio incollato al terreno.

Siamo tutti isole

Siamo tutti isole che gridano bugie in un mare di incomprensione.
Rudyard Kipling

27 maggio 2016

Ogni vita è un'enciclopedia

Chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d'esperienze, d'informazioni, di letture, d'immaginazioni? Ogni vita è un'enciclopedia, una biblioteca, un inventario d'oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili
Italo Calvino

26 maggio 2016

La maggior parte degli uomini

La maggior parte degli uomini non vuol nuotare prima di saper nuotare. Spiritosa, vero? Certo che non vogliono nuotare, sono nati per la terra, non per l’acqua. E naturalmente non vogliono pensare: infatti sono nati per la vita, non per il pensiero. Già, e chi pensa, chi concentra la vita nel pensiero può andare molto avanti, è vero. Ma ha scambiato la terra con l’acqua e a un certo momento affogherà.
Hermann Hesse

25 maggio 2016

Perché ha scelto la Resistenza?

Sostanzialmente perché senza libertà è proprio noioso vivere. A me piace molto vivere, però libera. Perché altrimenti in gabbia non resisterei, mi intristisco. Perciò vedevo nella possibilità di “resistere” al nazi-fascismo la strada, il pertugio seppure difficile e complicato per raggiungere la libertà. Nel mio libro pubblicato da Manni che si intitola “Io partigiana, la mia resistenza” parlo lungamente della mia scelta di vita. Sono ex profe, ex tante altre cose, ma non ex partigiana, perché essere partigiani è una scelta di vita.

Ho il brevetto di “partigiana combattente con il grado di sottotenente”. Se dicessi “Attenti” dovrebbero scattare tutti! Però io non ho mai portato armi, non mi sono arruolata. Inizialmente non portavo armi perché avevo paura di farmi male da sola: in casa mia non avevo mai visto né fucili, né doppiette, né altro, mio padre non era nemmeno cacciatore. Metti che tenendo una rivoltella alla cintola mi sparavo sul piede! Poi ho visto cosa facevano le armi e quando mi chiesero se volessi essere addestrata, risposi «Non voglio imparare a sparare alla pace di nessuno».

Così è cominciata la mia azione non violenta. Una tale presa di posizione non avviene mai di botto. Avviene a partire dalla consapevolezza della propria connotazione sociale. Bisogna avere consapevolezza, altrimenti ci si lascia vivere, non si vive. Vivere significa prendere coscienza e si tratta di un lungo processo di maturazione.  Per me questa presa di coscienza è anche il tratto caratteristico della Resistenza italiana che io definisco “antieroica”.  Nessuno di noi pensava di “offrire al petto il piombo nemico” sarebbe stata una cosa piuttosto scema, dannunziana e anche un po’ fascista.

Balzare fuori con il petto offerto al piombo nemico” viene consigliato da chi sta seduto bene al caldo, ma sei tu che offri il petto: tu sei in trincea e loro restano a scrivere a casa. Noi volevamo “resistere”.  Dicevo che la consapevolezza si acquista con gradualità. Io appartengo ad una famiglia che era molto politicizzata, si parlava molto di politica, mi sono presto accorta che in famiglia si potevano dire delle cose che a scuola non si potevano dire, meno che mai in società.

Dopo l’8 settembre 1943, dopo che mio padre fu catturato e chiuso in un campo di concentramento come internato militare italiano, la prima volta che ho incontrato dei ragazzi non in divisa ma con i moschetti modello 91 a tracolla che mi hanno chiesto «Ma tu da che parte stai?» io ho risposto «Contro quelli che hanno portato via mio padre». Non ho dato una risposta ideologica o di teoria politica, ma una risposta che veniva dalla mia storia.
Lidia Menapace

C' è chi sceglie di apparire. Ed è come guardarsi allo specchio e trovarsi nudi

" C'è chi sceglie di apparire. C'è chi sceglie di essere. A volte l'apparenza sembra prendere il sopravvento sulla sostanza. Così chi 'appare' sembra felice, disteso, allegro, sereno, indossando la maschera più consona alla situazione. Chi 'è' non necessita di maschere: si veste delle sue emozioni, della sua fragilità, della sua ingenuità e prova a destreggiarsi nel cammino della vita. Il bello è che chi indossa la maschera dell'apparenza quasi mai ha il coraggio di levarsela e guardare negli occhi coloro che sono sempre e comunque sostanza. Sarebbe come guardarsi allo specchio e trovarsi nudi. "
(tratto dal "diario di un viaggiatore solitario")

24 maggio 2016

Il Piave mormorava...

Oggi 24 maggio. Dicciasette anni fa, mi ha lasciato mio papà. Una data, tanti ricordi…il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio. Quel giorno squillò il telefono di buon mattino, saranno state le 5e30. 

Al momento non capivo da dove provenisse quel suono poi, alzai la cornetta e dall’altra parte una voce lontana mi diceva : “Ci dispiace ma il signor Luciano è morto”. Luciano era il nome di mio papà. Nato nel 1924 a Venezia era il primogenito di una covata di 9 marmocchi tra fratelli e sorelle. Mio nonno, Luigi, non lo conobbi mai, se ne andò nel 1939 ha 40 anni per colpa del diabete. 

L’anno dopo, 1940, l’Italia entrò in guerra, la seconda guerra mondiale e, mio papà, partì volontario a 16 anni, troppe bocche da sfamare. Poi l’incontro con mia mamma, il matrimonio nel 1955, la mia nascita nel 1956, l’arrivo degli altri miei fratelli e, il 1979, l’anno della separazione.
Non lo vedi più per circa un anno poi, chissà, andai a trovarlo nel posto di lavoro e, da quel momento, facemmo coppia fissa ogni sabato.

Terminavamo con il pranzo di mezzogiorno e poi lo riaccompagnavo dove viveva, in una piccola stanza presso una signora anziana che la subaffittava.
Mi sposai poi anch’io e i sabato divennero rari, l’ictus lo colpì una prima volta riprendendosi alla belle e meglio. Poi un altro ancora e non poteva più vivere da solo.

La casa di riposo fu per dodici lunghi anni la sua dimora. Fino a quella mattina del 24 maggio quando cominciai a mettere a fuoco che avevo perso papà.
Oggi, è certamente un giorno come un altro ed invece per me…l’esercito marciava per far control nemico una barriera.
Strana la vita, qualche giorno fa stavo proprio pensando a papà e guardando il calendario sull’orologio da polso mi ero detto che tra poco sarebbe stato il 24 maggio.

Poi, la quotidianità, ti prende e ti fa passare in secondo piano pensieri dei giorni passati. Ci sei sempre comunque papà,  forse anche più di prima.
Hai vissuto il tuo tempo e non hai vissuto il nuovo che incalzava.

Nella mia vita la tua ombra mi seguirà ovunque, in ogni dove troverò il tuo fantasma, ovunque sentirò il suo odore, sempre udrò la tua voce.
Prendimi ancora per mano non importa se non potrai più guidarmi come quando ero bambino. Sarai sempre colui che saprà indicarmi la strada migliore.
Ciao, Papà

L'abito fa il monaco

Dicono che l'abito fa il monaco. Purtroppo è proprio così, ne ho la dimostrazione pratica con certe persone, tailleur aderenti, tacchi a spillo, nonostante l'età non sia più fresca ma, l'appartenenza ad una certa categoria sociale li obbliga alla esteriorita. In Veneto queste persone prendono il nome di peoci refai. Che schifo. Certa gente dovrebbe scendere dal piedistallo e cadere nel primo tombino aperto. Chi ha orecchie per intendere...

Per questo non facciamo satira

Noi ci sentiamo fratelli degli ipocriti e anziché mettere a nudo loro, preferiamo mettere a nudo noi stessi. Per questo non facciamo satira: la satira serve solo a deresponsabilizzare e deresponsabilizzarsi. Noi, invece, ci siamo dentro fino al collo.
Gennaro Nunziante

23 maggio 2016

E' primavera anche se il giorno dopo nevica

Una rondine non fa primavera, ma due upupe innamorate, due leprotti in un cespuglio, una cutrettola che corre sulla strada, due scoiattoli che si arrampicano tra i rami di un abete, sì. Se poi avvistiamo un rumoroso calabrone, una farfalla che si chiama Arcia, un lombrico, se sentiamo il canto di un cardellino, è primavera anche se il giorno dopo nevica.”
Mario Rigoni Stern

VENEZIA FC: Colpo Gillet per la porta

23.05.2016 16.54 di  Gianluigi Longari
ESCLUSIVA TMW - Criscitiello:
© foto di Federico Gaetano
Sarà una Lega Pro con i fiocchi, quella della prossima stagione. Secondo quanto rivelato in esclusiva dal direttore del nostro portale Michele Criscitiello, infatti, il Venezia sta per contrattualizzare il portiere belga Jean Francois Gillet. Il portiere del Mechelen, ma di proprietà del Catania, aveva già lavorato con il direttore sportivo del Venezia Giorgio Perinetti ai tempi del Bari. Il binomio sta per ricomporsi in Laguna.
http://www.tuttomercatoweb.com/lega-pro/esclusiva-tmw-criscitiello-venezia-colpo-gillet-per-la-porta-833121

E' una festa la vita, viviamola insieme

Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature non avevo capito, non sapevo, com’è giusto accettarvi, amarvi, e com’è semplice. Luisa, mi sento come liberato, tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare… ma non so dire. Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso, ma questa confusione sono io, io come sono non come vorrei essere, e non mi fa più paura. Dire la verità, quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna. È una festa la vita, viviamola insieme. Non so dirti altro Luisa né a te né agli altri. Accettami così come sono se puoi, è l’unico modo per tentare di trovarci.
(Guido Anselmi) Dal film 8½ di Federico Fellini

22 maggio 2016

Gabbiani ipotetici

Molti hanno aperto le ali senza essere capaci di volare, come gabbiani ipotetici.
Giorgio Gaber

Una opinione personale

Anche essere atei, come essere credenti, è una fede perché io non posso dimostrare né che Dio c'è, né che non c'è. Io non credo perché non mi soddisfa l'idea di Dio, non posso pretendere di dimostrare che Dio non c'è. A me sembra assurda l'idea di Dio perché mi sembra infantile, ma questa è un'opinione personale.
Margherita Hack

21 maggio 2016

Come una rondine che fa il nido sulla grondaia

Il tempo, a volte, sembra che non passi, è come una rondine che fa il nido sulla grondaia, esce ed entra, va e viene, ma sempre sotto i nostri occhi.
José Saramago

Il silenzio avvelena l'anima

È più coraggioso, credo, strapparsi il lupo di dosso e combatterlo apertamente, magari per strada, tra polvere e urla di dolore.
La lingua sarà forse un organo ribelle ma il silenzio avvelena l’anima.
Mi biasimi chi vuole – io sono contento.
Edgar Lee Masters

20 maggio 2016

La platea dei moralizzatori

Abituiamoci a domandare ai distributori di moralità quanto guadagnano, come vivono, dove vanno in ferie, quanti soldi all’estero hanno, quante amanti mantengono. Vedrà che la platea dei “moralizzatori” si riduce fino ad azzerarsi. La moralità non la si predica, la si pratica. La morale non si esprime nei salotti tv, ma nell’inferno della vita reale.
Vincenzo De Luca

19 maggio 2016

Ciao Lino attore simbolo di Venezia


Marco Pannella, io sono...

Se ne è andato Marco. L'uomo che ha svegliato il nostro paese dai tabù e dai bigottismi facendo tabula rasa di ogni prigione ideologica. Certamente sarà più vivo da morto.


«Ma io sono un cornuto divorzista, un assassino abortista, un infame traditore della patria con gli obiettori, un drogato, un perverso pasoliniano, un mezzo-ebreo mezzo-fascista, un liberalborghese esibizionista, un nonviolento impotente. Faccio politica sui marciapiedi».
Marco Pannella

Le persone

Le persone capitano per caso nella nostra vita, ma non a caso. Spesso ci riempiono la vita di insegnamenti. A volte ci fanno volare in alto, altre ci schiantano a terra insegnandoci il dolore… donandoci tutto, portandosi via il tutto, lasciandoci niente…
Alda Merini

Esisti come sei, oppure sii come appari

Nella generosità e nell’aiuto degli altri sii come un fiume.
Nella compassione e nella grazia sii come il sole.
Nel nascondere le mancanze altrui sii come la notte.
Nell’ira e nella furia sii come la morte.
Nella modestia e nell’umiltà sii come la terra.
Nella tolleranza sii come il mare.
Esisti come sei oppure sii come appari.
Jalâl âl-Dîn Rûmî

18 maggio 2016

Qualcosa di rapace

Gli scrittori tendono a essere una razza di guardoni. Tendono ad appostarsi e a spiare. Sono osservatori nati. Sono spettatori. Sono quelli sulla metropolitana il cui sguardo indifferente ha qualcosa dentro che in un certo senso mette i brividi. Qualcosa di rapace. Questo è perché gli scrittori si nutrono delle situazioni della vita. Gli scrittori guardano gli altri esseri umani un po’ come gli automobilisti che rallentano e restano a bocca aperta se vedono un incidente stradale.
David Foster Wallace

17 maggio 2016

Una noce di nuvola

Ma intanto la noce [una noce di nuvola, è detto prima] aveva partorito e svolto il più nero e feroce nembo che si vedesse da un pezzo in qua. Parve che si avventasse direttamente sul campanile, unico desto in quella vasta calura pomeridiana sprovveduta, per soffocarvi la squilla. Ma lì fu respinto, inzeppato su sé medesimo come un furioso che venga a scontrar la corsa e la rabbia su due saldi pugni. Di steso ch'era, crescente ad aduggiar cielo e terra, ribollì come la risacca del mare, rifluì e impennò il suo precipizio in una colonna da sfondare il firmamento.
Riccardo Bacchelli

Rassegnazione

Le persone che mi fanno più tristezza sono quelle che una volta sapevano cosa fosse la profondità, ma poi hanno perso o sono diventate insensibili al senso della meraviglia, quelle che hanno sentito le proprie emozioni andarsene via e non gliene è importato niente.
Douglas Coupland

16 maggio 2016

La gente comoda

Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.
Ray Bradbury

Strani...questi italiani

Strani questi italiani: sono così pignoli che in ogni problema cercano il pelo nell’uovo. E quando lo hanno trovato, gettano l’uovo e si mangiano il pelo.
Benedetto Croce

15 maggio 2016

Venezia FC: Poule scudetto amara sconfitta contro il Bellinzago

Venezia-Bellinzago 3-4 Poule Scudetto 

Il campionato è vinto, e la promozione assicurata. In virtù di questo tutti i tifosi veneziani possono dirsi tranquilli e rassicurati almeno da qui fino alla prossima stagione, quella in Lega Pro, dove lotte, dispiaceri e gioie cominceranno da capo. In questa domenica 15 maggio al Penzo si gioca, direbbero in un film hollywoodiano, per la gloria e per l’onore, ossia premi che nel calcio generalmente si concretizzano in un trofeo: si parla qui dello Scudetto serie D.
In gergo viene chiamato Poule scudetto, un torneo che raccoglie esclusivamente le prime classificate di tutti i 9 gironi della Serie D le quali a loro volta sono suddivise in 3 gironi da 3 squadre ciascuno. Gli arancioneroverdi, campioni del Girone C, affrontavano oggi lo Sporting Bellinzago nella prima partita del Girone 1 del torneo, il Piacenza – terza squadra del gruppo – riposa.
Almeno per il momento il tempo degli esordi dei giovanissimi e dell’ampio turn over è finito, mr. Favarin lo sa e schiera i più bravi della classe, dopo qualche giornata di matematica serenità tornano le gare con un premio in palio, e gli avversari sono tutti campioni. Ai padroni di casa serve qualche minuto di troppo per rendersi conto del cambio di registro, con il fiato ancora da rompere gli ospiti vanno in vantaggio al 5’, segna Palazzolo. La sveglia mostra tuttavia la sua utilità, gli arancioneroverdi mettono ordine tra le proprie fila e iniziano a costruire la manovra d’attacco: al 22’ Fabiano serve bene Lattanzio che per un soffio non aggancia bene, pochi minuti più tardi si fa vedere Calzi con un gran tiro dal limite che però sale oltre la traversa. Il pareggio – già nell’aria – si concretizza al 34’ grazie a Lattanzio. Sulle ali dell’entusiasmo il Venezia continua a spingere subito dopo il restaurato equilibrio, passano 4 minuti, Serafini serve Volpicelli che non sbaglia: 2-1.
Il match è di alto livello, e lo Sporting Bellinanzo non è squadra di second’ordine. Quando al 57’ Cacciatore si trova sui piedi un calcio piazzato da buona posizione è bravo a infilare Vicario, riportando il punteggio in parità. La risposta dei padroni di casa arriva tuttavia immediata e quasi provocatoria: nove minuti più tardi, siamo al 66’, mostrano agli ospiti che i buoni tiratori non sono un’esclusiva: Calzi si incarica della punizione assegnata dal direttore di gara e sigla il 3-2. Quanto segue al ritrovato vantaggio è tutto quanto i tifosi arancioneroverdi non si sarebbero aspettati: al 72’ Acquadro viene espulso per somma di ammonizioni, in contemporanea, questione di pochi secondi dopo, Massaro sigla il 3-3. Mr. Favarin inizia a giocare la sua partita a scacchi con cambi e spostamenti, dentro Maccan e Marcolini, fuori Serafini e Volpicelli, ma il doppio colpo psicologico si fa sentire sui giocatori: al 79’ Carbonaro commette un fallo a metà tra il tattico e l’ingenuo a centro campo e viene ammonito, due minuti più tardi Cacciatore sigla la doppietta personale sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Nel nervosismo ormai dilagante arriva l’ammonizione anche per Luciani, l’arbitro assegna 4 minuti di recupero, inutili per cambiare le sorti della partita.
La speranza non è ancora persa, a passare alla fase eliminatoria sarà la miglior seconda del torneo e la prima di ciascun girone: quest'ultimo è a tutti gli effetti un triangolare, i cui giochi non sono ancora stati determinati.

Tabellini:
Venezia-Bellinzago 3-4
Reti: pt. 5' Palazzolo (BE), 34' Lattanzio (VE), st. 57' Cacciatore (BE), 66' Calzi (VE), 72' Massaro (BE), 81' Cacciatori (BE)
Arbitro: Sig. Riccardo Turchet di Pordenone

Classifica Girone
Bellinzago 3
Venezia 0
Piacenza 0

Prossimo turno domenica 22 Maggio
Piacenza-Venezia

Alla semifinale passano le prime 3 di ogni girone e la miglior seconda dei gironi.

14 maggio 2016

Apprezzare il meglio di ogni cosa che abbiamo

Ricordatevi questo: la vita è una tazza di cioccolato caldo ma quella tazza non è a nostra disposizione come ad un tavolo di un bar, non possiamo avere il meglio di ogni cosa, possiamo però apprezzare il meglio di ogni cosa che abbiamo.
dalla rete

Così, tra pietra e pietra

Così, tra pietra e pietra
seppi che sommare è unire
e che sottrarre ci lascia
soli e vuoti.
Che i colori riflettono
l’ingenua volontà dell’occhio.
Che i solfeggi e i sol
implorano la fame dell’udito.
Che le strade e la polvere
sono la ragione dei passi.
Che la strada più breve
fra due punti
è il cerchio che li unisce
in un abbraccio sorpreso.
Che due più due
può essere un brano di Vivaldi.
Che i geni amabili
abitano le bottiglie del buon vino.
Con tutto questo già appreso
tornai a disfare l’eco del tuo addio
e al suo posto palpitante a scrivere
La pbella storia d’amore
ma, come dice l’adagio
non si finisce mai
di imparare e di dubitare.
E così, ancora una volta
tanto facilmente come nasce una rosa
o si morde la coda una stella fugace,
seppi che la mia opera era stata scritta
perché La Più Bella Storia d’Amore
è possibile solo
nella serena e inquietante
calligrafia dei tuoi occhi.
Luis Sepulveda