30 giugno 2013

Vibrazione

Ma in fondo fa bene pensare che nonostante tutto il dolore, l’esasperazione, la frustrazione della nostra esperienza, nonostante la sofferenza e le bastonate e la precarietà di questi anni, nonostante tutto questo, la vita si rivela ogni tanto come una sottile e delicata vibrazione che raccorda e uniforma il tono di diverse esperienze e diverse storie. In fondo fa bene pensare che alla base dei nostri percorsi scorre una delicata armonia che ci fa incontrare e che va semplicemente rispettata anche se dura un attimo.
Pier Vittorio Tondelli

Attimi

La mia generazione conta gli attimi
Non e' che io la voglia rappresentare
E non ne avrei neanche comunque il tempo
Perche' mi serve tutto per contare
La mia generazione aspetta secoli
Ma poi non fara' niente per cambiare
E brucia i privilegi della gioventu' nei vicoli
Sperando di poter cambiar canale

Se togli la speranza che rimane
Soltanto l'ironia
Per vincere le ore
Vivere di quelle cose che fanno morire
Nella monotonia
Del susseguirsi delle cose

Brividi
Quando ti accorgi che non hai piu' nulla
Brividi
Che fanno festa sul tuo collo
Lasciati
Cullare dalla dimensione senza limiti
Dimentica che siamo cinici
Lividi
Che ci lasciamo addosso in questi tempi
Ciclici
E non ce ne rendiamo conto
Legati
A quelle cose che ritieni giuste
Lanciati
Ora sei pronto per il mondo

La mia generazione apprezza gli aridi
Che hanno perso presto quegli scrupoli
Comandano le pecore con un bastone
E comprano la dignita' delle persone
La mia generazione ha perso l'alibi
E adesso non sa piu' a chi dar la colpa
E quello che ha provato mai gli bastera'
Viziata come una figlia unica

Se togli la speranza che rimane
Soltanto le barriere per poterci separare
Soltanto occhi che ormai non sanno piu' guardare
E noi se ci sentiamo uguali
Ci ritroviamo soli

Brividi
Quando ti accorgi che non hai piu' nulla
Brividi
Che fanno festa sul tuo collo
Lasciati
Cullare dalla dimensione senza limiti
Dimentica che siamo cinici
Lividi
Che ci lasciamo addosso in questi tempi
Ciclici
E non ce ne rendiamo conto
Legati
A quelle cose che ritieni giuste
Lanciati
Ora sei pronto per il mondo
Otto Ohm

29 giugno 2013

Crisi

Oggi tutti straparlano di crisi. Ma nessuno si pone la domanda perché, nei supermercati, abbiamo bisogno di 125 tipi di yogurt.
Hans Magnus Enzensberger

Perdita

Addio a Margherita Hack, aveva 91 anni. E la scienza perde un altro simbolo. "Caro cavaliere, affronti i giudici. Se è innocente sarà assolto".   

Priorità

Se ce un settore da riformare in Italia è la giustizia.
Silvio B

Mete

Ecco, proprio questo è il problema con il modo di vivere occidentale [...] ci poniamo delle mete, e ne diventiamo schiavi. Siamo talmente impegnati a realizzarle, che non ci rendiamo conto che nel frattempo sono cambiate.
Eskhol Nevo

28 giugno 2013

Truffa, corruzione e calunnia

Solo due giorni fa la rivoluzione in Vaticano: una commissione ad hoc per lo Ior voluta da Papa Francesco. Ma prima ancora che iniziasse una “pulizia” nell’Istituto per le Opere di Religione è arrivata la Finanza con le manette. Truffa, corruzione e calunnia sono le accuse per un sacerdote, Nunzio Scaranomonsignore italiano responsabile del servizio di contabilità analitica all’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica), per Giovanni Maria Zito, ex funzionario dell’Aisi, il Servizio segreto interno, e Giovanni Carenzio, un broker finanziario italiano che lavora soprattutto all’estero. Scarano, tra l’altro, è coinvolto a Salerno in un’altra indagine perricettazioneI tre sono stati arrestati da militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza. In un primo momento Scarano era stato dato per vescovo di Salerno, ma il responsabile dell’Arcidiocesi campana è monsignor Luigi Moretti, totalmente estraneo alla vicenda.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate del giudice per le indagini preliminari Barbara Callari su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei sostituti Stefano Rocco Fava e Stefano Pesci. La vicenda giudiziaria ruota intorno ad un accordo tra Scarano e Zito finalizzata a far rientrare dalla Svizzera 20 milioni cash di proprietà di alcuni amici del monsignore a bordo di un jet privato. Per questo “servizio”, Zito avrebbe ricevuto 400 mila euro.
Papa Francesco è stato informato sull’arresto, fa sapere padre Federico Lombardi direttore sala stampa vaticana: “Come già noto dai giorni scorsi, monsignor Nunzio Scarano era stato sospeso dal servizio presso l’APSA da oltre un mese, appena i Superiori erano stati informati che era indagato – ha detto padre Lombardi – Ciò in applicazione del Regolamento della Curia Romana, che impone la sospensione cautelare per le persone per cui sia stata iniziata un’azione penale. La Santa Sede non ha ancora ricevuto alcuna richiesta sulla questione dalle competenti autorità italiane, ma conferma la sua disponibilità a una piena collaborazione. La competente autorità vaticana, l’AIF, segue il problema per prendere, se necessario, le misure appropriate di sua competenza“.
“Monsignor Nunzio Scarano chiarirà tutto ai magistrati romani, come ha già fatto con quelli salernitani” ha detto, interpellato dall’Ansa, l’avvocato Silverio Sica. Scarano è difeso dall’avvocato Franco Coppi. ”Quando sarà ascoltato da imagistrati romani – ha aggiunto Sica – don Nunzio risponderà alle loro domande e chiarirà il suo ruolo, la sua posizione e dimostrerà il suo disinteresse nella vicenda. Sono certo che nella vicenda don Nunzio non aveva alcun profitto e ha agito solo per spirito di amicizia”.
Solo il 14 giugno scorso il sacerdote era stato iscritto nel registro degli indagati insieme ad altre 56 persone per il reato di riciclaggio di 560mila euro. In quell’occasione aveva rivendicato la provenienza lecita dei soldi. Gli inquirenti si erano insospettiti per le modalità dell’operazione di estinzione di ipoteca su di un appartamento che aveva dato in garanzia. Questa era stata compiuta con finte donazioni di terzi e con assegni da 10mila euro rimborsati in contanti. La Procura di Salerno sta cercando di capire da dove venivano i soldi liquidi. Scarano vive da tempo a Roma nella Domus Intenationalis Paulus VI e prima di prendere i voti ventisei anni fa era un funzionario di banca. In Vaticano era impiegato nell’ambito immobiliare e lavorara per l’Apsa, ente che possiede migliaia di immobili di pregio e depositi per centinaia di milioni di euro in contante. Nell’ambiente era conosciuto come “monsignor 500“, per la sua grande disponibilità per le banconote da 500 euro. 
Una vera e propria svolta diplomatica nei delicati rapporti con la banca dello Ior, negli ultimi trent’anni al centro di inchieste giudiziare. La notizia infatti, arriva a due giorni dalla decisione di Papa Francesco di istituire una “pontificia commissione referente” che permetterà al pontefice di “conoscere meglio la posizione giuridica e le attività dello Ior per consentire una migliore armonizzazione del medesimo con la missione della Chiesa universale e della Sede apostolica”. Il cardinale George Pell, arcivescovo di Sidney in un’intervista a Repubblica aveva commentato così la “grandissima riforma” che deve investire il Vaticano affrontando “un problema alla volta: “‘Lo Ior non va chiuso, ma senz’altro va riformato. La linea è una: trasparenza. Già Papa Francesco ha fatto molto in questo senso. Adesso occorre continuare sulla medesima strada senza paura”. 
Il Fatto Quotidiano – di Redazione – 28 giugno 2013

Causa

Ciò che chiamiamo causa non è e non può essere altro
 che la causa ignorata di un effetto noto.
Voltaire 

Riconsiderare

A volte devi indietreggiare di uno o due passi, riconsiderare, staccare per un mese, non fare niente, non volere niente. La pace è fondamentale, il ritmo è fondamentale. Qualsiasi cosa tu voglia non l'avrai provandoci con troppa insistenza.
Charles Bukowski

27 giugno 2013

Responsabilità

Si è sempre responsabili di ciò che non si è riusciti ad evitare
Jean Paul Sartre

Emendamento

Presentato in Senato un emendamento a firma di Donato Bruno, legato a Previti, e da un nutrito gruppo di imputati e indagati, da D'Alì a Romani. Se approvato, il testo includerebbe nella discussione dei 40 "saggi" il Titolo IV della seconda parte della Carta, che regola la magistratura. Tema finora escluso dagli accordi di maggioranza. Il proponente: "Solo una questione tecnica". Crosetto (Fdi): "Vogliono il voto". Zanda (Pd): "Niente strappi e blitz"
e pensare che il pdl si è proposto alle larghe intese dicendo che non sono dei matti, non possono abbandonare i cittadini e le imprese in questo stato. vergognoso, se il movimento avesse preso il 40% sarebbero gia tutti dei fuorilegge , non che non lo siano, perlomeno si sarebbe fatta giustizia, mi auguro che i giovani di tutti i partiti esproprino le due camere a questi distruttori, e si vada a votare con intelligenza, il non voto ce li presenterebbe nuovamente davanti.
Fonte : Il Fatto Quotidiano – 27 giugno 2013 -

Insegnare

Non voglio dare insegnamenti, voglio soltanto fare il cronista.
Rino Gaetano

Puttane

Un fantasma si aggira nel pianeta berlusconiano. Hanno (tutti loro) creduto fermamente, per potente induzione mediatica, nel comandamento: fai ciò che ti pare (sostituire con la frase tipica delle truppe di B.) o ciò che ti conviene (badando che sia a tua insaputa). Insomma il credo è (da vent’anni): siamo tutti impegnati in concorso esterno nel reato di mafia. Siamo tutti puttane.
Nel senso che tutti – sostiene il comandamento, siamo a disposizione, per una cifra giusta, secondo il modello Lavitola-De Gregorio. All’improvviso una sentenza molto discussa (“reggerà la politica?” si domanda con ansia il quotidiano Pd Europa) decide che la prostituzione è una cosa che richiede un padrone, dei mezzani delle ragazze sottomesse, in cambio di adeguate somme di danaro. E richiede una buona organizzazione, persone che procurano, persone che coprono, persone che pagano, case semichiuse che ospitano a spese di, con il controllo di, e dove si imparano buone maniere, come le regole di condotta nelle feste e – all’occorrenza – come testimoniare il falso. Ma eccoci al punto chiave della vita di Berlusconi e della sentenza che lo riguarda.
Per organizzare per bene la prostituzione ci vuole il potere. È il potere che spiega la severità dei giudici, che ha provocato costernazione tra i migliori amici. Infatti per la prima volta certe avventure del capo di un grande partito italiano e, a lungo, capo del governo, vengono chiamate con le parole appropriate: prostituzione minorile, vincoli di obbedienza, pagamenti puntuali e proporzionati al reato, con il concorso di abili e autorevoli complici.
La via di fuga era pronta: dire e ripetere che siamo tutti puttane. La frase viene dal cuore e da una persuasione profonda. Si pronuncia con una solennità paraevangelica, tipo “siamo tutti fratelli”.
Ma i giudici hanno smantellato la chiesa delle ragazze nude, vestite da suore, e il grosso del partito non si dà pace. Ecco dove i giudici guastano il gioco, non in un anno in più o in meno di galera (che fa effetto nel mondo, ma in Italia sarà scontato tra un salto a Palazzo Chigi e una capatina in Parlamento).
Ma nel dover ammettere che i complici e le Ruby (e l’altra giovanissima Noemi, che lo chiamava “papi” e di cui ci eravamo quasi dimenticati) sono tanti. Tanti, ma non tutti. Anzi, si chiama fuori una buona parte degli italiani, e molti pentiti. In questo, colpa della Boccassini, nonostante le adunate di chi si proclama puttana, il gioco è fallito
Il Fatto Quotidiano – di Furio Colombo – 26 Giugno 2013

Sapienza

Non esistono le razze, il cervello degli uomini è lo stesso. Esistono i razzisti. Bisogna vincerli con le armi della sapienza.
Rita Levi Montalcini

26 giugno 2013

Arrabbiarsi

Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto,  e per lo scopo giusto, e nel modo giusto:  questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile.
Aristotele

Correre

Nella vita ci sono rischi che non possiamo permetterci di correre e ci sono rischi che non possiamo permetterci di non correre.
Peter F. Druker

Dinasty

Dopo Silvio Berlusconi, ecco Marina. E il Pdl è pronto a diventare un partito dinastico. L’investitura delle amazzoni berlusconiane c’è, così come le indiscrezioni, che danno per fatta la successione all’interno della famiglia. “Sarebbe una scelta molto seria”, se si farà “sarò orgogliosa di stare in un partito guidato da lei, semplicemente perché è una donna seria, preparata, coraggiosa. Proprio quello che ci serve. E non soltanto a noi, ma a tutto il Paese”. Parola di Daniela Santanchè, candidata della prima ora a prendere la guida del Pdl, ma ora superata nella corsa dalla figlia del Cavaliere. 
La fedelissima di Silvio Berlusconi aggiunge: “Il Pdl non c’è più. E’ stata un grandissima intuizione di Silvio Berlusconi, ma poi è finito perchè non c’è più Fini, che se n’è andato, e quindi credo che si impone la decisione di ritornare a Forza Italia. Marina Berlusconi è bravissima. Non ha mai fatto politica? Meglio. Ha fatto tante cose nella vita e quindi può essere bravissima a farlo, meglio di tanti altri. E poi finalmente una donna. Il fatto della dinastia non la avverto come critica. Più Clinton o Kirchner? Ma negli Stati Uniti ci sono anche i Bush, i Kennedy… E gli Usa sono una democrazia molto avanzata”.
Un altro falco del centrodestra, Michaela Biancofiore, è ancora più diretta, individuando in Marina la risposta azzurra a Matteo Renzi. “Confermo quanto già accennato nei giorni scorsi, noi un Renzi, molto più serio, preparato e affidabile, lo abbiamo e si chiama Marina Berlusconi” ha detto il sottosegretario alla Pubblica amministrazione e semplificazione, secondo cui “di fronte ad una sua discesa in campo, con dietro un padre oggi ancora più amato dal popolo italiano, non ci sarebbe speranza per nessun altro di conquistare il governo del Paese”. Michaela Biancofiore, però, assicura che “deve essere una sua scelta e non può e non deve essere spinta a farlo”. Ma se Marina deciderà di ereditare lo scettro del padre, “avrà tutto il partito compatto alle sue spalle e soprattutto il rispetto di tutti, alleati ed avversari, quello che spesso è mancato indegnamente nei confronti di suo padre” ha detto la Biancofiore.
Sulla stessa linea d’onda anche un’altra donna ‘importante’ del Pdl, ovvero Lara Comi: ”Marina Berlusconi a capo di una Forza Italia 2.0 sarebbe un’ottima prospettiva. Spero che la rivelazione fatta oggi (ieri, ndr) in questo senso a Un Giorno da Pecora da Bisignani non sia una battuta giornalistica ma corrisponda al vero – ha detto la parlamentare – Marina è una grande imprenditrice, oltre che una donna forte e capace di farsi valere, nel lavoro come nella vita privata”.
La citazione di Lara Comi circa l’indiscrezione fornita da Luigi Bisignani non è una casualità. Il faccendiere, infatti, non solo è stato il primo a parlare di Marina Berlusconi leader del Pdl, ma è andato anche oltre, sottolineando che il passaggio di consegne dal padre alla figlia è praticamente pronto. ”Ieri sera c’è stata una cena ad Arcore. Il presidente Berlusconi si è convinto che il dopo-Berlusconi è Marina” ha detto Luigi Bisignani a Radio2. Ai conduttori che gli chiedevano se era a quella cena, Bisignani ha replicato: “Io non c’ero ma c’erano i familiari, Piersilvio, Marina e Barbara. Poi Francesca Pascale e l’avvocato Ghedini“. Cosa hanno deciso? “Il piglio e la forza che Marina Berlusconi ha messo in quella cena ha convinto tutti che il vero erede è lei. D’altra parte, in tutte le grandi democrazie, per esempio negli Stati Uniti, ci sono delle dinastie: quella dei Bush, quella dei Kennedy“. Non solo. A sentire Bisignani, la figlia dell’ex premier è stata fatta anche ‘testare’: “E’ stato fatto anche un sondaggio coi parlamentari del Pdl che è andato molto bene – ha detto – E poi c’è un altro fatto: loro cercavano un imprenditore. E Marina è un grande imprenditore”.
Il ritorno di Forza Italia con Marina Berlusconi leader, inoltre, sarebbe una possibilità a cui stanno pensando più persone, tra cui imprenditori come Alessandro Benetton. A confermarlo sempre Luigi Bisignani, che ha aggiunto: “So che sta studiando con un uomo che aveva già fatto Forza Italia nel ’94″. Il nome? “Paolo Del Debbio, professore di filosofia, quello che fece il programma nel 1994, credo sia uno di quelli più ascoltati”. Quindi la ‘struttura’ è già pronta? “Secondo me è tutto pronto”. Chi potrebbe votare Marina Berlusconi? “Il popolo di Berlusconi che vuole votare Berlusconi ma che si rende conto che non può più votare Silvio, voterebbe Marina con grandissima gioia”. In uno scontro tra Marina Berlusconi e Matteo Renzi, chi vincerebbe? “Sui problemi della giustizia, vincerebbe Marina”.
Il Fatto Quotidiano – 26 giugno 2013 – di Redazione

25 giugno 2013

Le parole

“Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno. Ci sono molte parole. E  ci sono i discorsi, che sono parole accostate le une alle altre, in equilibrio instabile grazie a una sintassi precaria, fino alla conclusione del “Dissi” o “Ho detto”. Con i discorsi si commemora, si inaugura, si aprono e chiudono riunioni, si lanciano cortine fumogene o si dispongono tende di velluto. Sono brindisi, orazioni, conferenze, dissertazioni. Attraverso i discorsi si trasmettono lodi, ringraziamenti, programmi e fantasie. E poi le parole dei discorsi appaiono delineati su dei fogli, dipinte con l’inchiostro tipografico-e per questa via entrano nell’immortalità del Verbo. Accanto a Socrate, il presidente dell’assemblea affigge il discorso che ha aperto il rubinetto della fontana. E le parole scorrono, fluide come il “prezioso liquido”. Scorrono interminabili, allagano il pavimento, salgono le ginocchia, arrivano alla vita, alle spalle , al collo. E’ il diluvio universale, un coro stonato che sgorga a milioni di bocche. La terra prosegue il suo cammino avvolta in un clamore di pazzi che gridano, che urlano, avvolta anche  in un mormorio docile, sereno e conciliatore. C’è di tutto nel coro: tenori e tenori leggeri, bassi, soprani dal do di petto facile, baritoni trasbordanti, mezzo contralti. Negli intervalli si ode il suggeritore. E tutto ciò stordisce le stelle e perturba le comunicazioni, come le tempeste solari. 
Perchè le parole hanno cessato di comunicare. Ogni parola è detta perchè non se ne oda un altra. La parola non risponde nè domanda: accumula. La parola è l’erba fresca e verde che copre la superficie dello stagno. La parola è polvere negli occhi e occhi bucati. La parola non mostra. La parola dissimula. 
Per questo urge mondare le parole perchè la semina si muti in raccolto. Perchè le parole siano strumento di morte – o di salvezza. Perchè la parola valga solo ciò che vale il silenzio dell’atto. C’ è anche il silenzio. Il silenzio per definizione, è ciò che non si ode. Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza. Il silenzio è fecondo. Il silenzio è terra nera e fertile, l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare. Cadono su di esso le parole. Quelle buone e quelle cattive. Il grano e il loglio. Ma solo il grano dà il pane”
Da “Di questo e di altri mondi” di Josè Saramago

Sentenza

«Incredibile, di una violenza mai vista né sentita prima, per cercare di eliminarmi dalla vita politica di questo Paese». «Non è soltanto una pagina di malagiustizia - aggiunge l’ex premier - è un’offesa a tutti quegli italiani che hanno creduto in me e hanno avuto fiducia nel mio impegno per il Paese. Ma io, ancora una volta, intendo resistere a questa persecuzione perché sono assolutamente innocente e non voglio in nessun modo abbandonare la mia battaglia per fare dell’Italia un paese davvero libero e giusto».  
Ha ascoltato in tv le «signore talebane in toga» pronunciare l’«incredibile» sentenza, ed è rimasto tramortito, amareggiatissimo, sgomento. Non ha sopportato che questa macchia della prostituzione minorile sia stata pronunciata davanti a tanti giornalisti stranieri, che la notizia abbia fatto il giro del mondo in un batter di ciglia, campeggiando sui siti internazionali. Lo considera uno «sputtanamento»; «una umiliazione insopportabile che getta fango sulla mia vita personale e il mio onore». E tutto questo mentre sostiene un governo e chiede «una pacificazione che in molti non vogliono in Italia». «Vogliono vedere il mio cadavere passare, ma non avranno questa soddisfazione».  
Fonte: La Stampa – Amedeo La Mattina -

24 giugno 2013

In realtà

Quando siamo troppo allegri, in realtà
siamo infelici.
Quando parliamo troppo, in realtà
siamo a disagio.
Quando urliamo in realtà,
abbiamo paura.
In realtà, la realtà non è quasi mai
come appare.
Nei silenzi, negli equilibri, nelle
“continenze”,
si trovano la vera realtà e la vera forza…
Virginia Wolf

Silenzio e parole

Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole
Elbert Hubbard

23 giugno 2013

Inconsapevolezza

L’abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portar le catene, a subir ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L’abitudine è il più spietato dei veleni
perché entra in noi lentamente, silenziosamente, cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza e quando scopriamo di averla addosso ogni fibra di noi s’è adeguata, ogni gesto s’è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci.
Oriana Fallaci

Aspirazioni

Maturare non vuol dire rinunciare alle nostre aspirazioni , ma accettare che il mondo non è obbligato a soddisfarle.
Nicolàs Gòmez Dàvila

22 giugno 2013

Non è mai troppo tardi

"Caro Edward,
in questi ultimi giorni ho cercato senza riuscirci di decidere se scrivere o no questa lettera.
Alla fine ho capito che se non l'avessi fatto me ne sarei pentito. Perciò ecco qua. Lo so che ci siamo lasciati in termini non proprio idilliaci.
Non era certo il modo in cui volevo che finisse il nostro viaggio. Penso che la colpa sia mia. E' per questo che chiedo scusa. Però francamente se potessi lo rifarei. 
Virginia ha detto che alla partenza ero uno sconosciuto e al ritorno un marito. Questo lo devo a te. Non c'è modo che io possa ripagarti per tutto quello che hai fatto per me perciò anzichè provarci ti chiederò di fare ancora una cosa per me.
Trova la gioia nella tua vita. Una volta hai detto di non essere come gli altri. Beh, questo è vero. Tu di certo non sei come gli altri.
Però ogni altro è come ognuno di noi.
Il mio pastore dice sempre "le nostre vite sono ruscelli che confluiscono tutti nello stesso fiume verso le cascate delle quali oltre la foschia si trova il paradiso". Trova la gioia nella tua vita Edward.
Mio caro amico, chiudi gli occhi e lasciati trasportare dal fiume fino a casa."
Carter Chambers (Morgan Freeman)

La fine il mio inizio

Folco, Folco, corri, vieni qua! C'è un cuculo nel castagno. Non lo vedo, ma è lì che canta la sua canzone:
Cucù, cucù, l'inverno non c'è più ritornato il maggio col canto del cucù
Bellissimo, senti!Che gioia, figlio mio. Ho sessantasei anni e questo grande viaggio della mia vita è arrivato alla fine. Sono al capolinea. Ma ci sono senza alcuna tristezza, anzi, quasi con un po' di divertimento. L'altro giorno la Mamma mi ha chiesto «Se qualcuno telefonasse e ci dicesse d'aver scoperto una pillola che ti farebbe campare altri dieci anni, la prenderesti?» E io istintivamente ho risposto «No!» Perché non la vorrei, perché non vorrei vivere altri dieci anni. Per rifare tutto quello che ho già fatto? Sono stato nell'Himalaya, mi sono preparato a salpare per il grande oceano di pace e non vedo perché ora dovrei rimettermi su una barchetta a pescare, a far la vela. Non mi interessa.
Guarda la natura da questo prato, guardala bene e ascoltala. Là, il cuculo; negli alberi tanti uccellini – chi sa chi sono? – coi loro gridi e il loro pigolio, i grilli nell'erba, il vento che passa tra le foglie. Un grande concerto che vive di vita sua, completamente indifferente, distaccato da quel che mi succede, dalla morte che aspetto. Le formicole continuano a camminare, gli uccelli cantano al loro dio, il vento soffia.
Tiziano Terzani 

21 giugno 2013

La gente che aspetta è semplicemente lontana

«Mi ha detto che secondo lui la gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata. Allora, lì, è felice. Il resto del tempo è tempo che passa ad aspettare o a ricordare. Quando aspetti o ricordi, mi ha detto, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana.»
Alessandro Baricco, Questa Storia

Islam

fonte: I colori di Dio - Enrico Mascheroni -

20 giugno 2013

SUPERRAZZI

Ennesima “lisergica” intervista rilasciata da Antonio Razzi ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio24. Molteplici i temi affrontati: dall’espulsione della senatrice M5S Adele Gambaro (“le ho dato la mia solidarietà, le ho detto che ci ho passato anch’io”) al suo amore smodato per Silvio Berlusconi fino alla sua attività nellaCommissione Esteri del Senato. “Ultimamente con altri Paesi abbiamo fatto un paio di‘rettifiche bilaterali’ (ratifiche, ndr)” – dichiara fiero il senatore Pdl, che ha avuto modo di snocciolare il suo lavoro in un’intervista cult al canale tv abruzzese Rete 8. In quell’occasione il parlamentare si era vantato di lavorare con Taiwan “per portare gli imprenditori taiwanesi in Abruzzo”, sottolineando: “‘Dentro’ il mese di luglio faremo un incontro”. E non solo. “Parlo spesso con il leader della Corea del Nord Kim Jong-un” –aveva affermato – “ho avuto il piacere di conoscerlo. Lui ha studiato all’Università di Berna e io sono vissuto lì. Quindi, parliamo in tedesco “insieme”. Nel mio ufficio” – aveva spiegato – “ho incontrato l’ambasciatore della Corea del Nord e l’ambasciatore della Corea del Sud. E ho trattato con tutti e due della loro riappacificazione. Se si mettono insieme e ‘si siedono a tavola’, possono dialogare perché sono persone eccezionali, uguali a noi Italiani”. E aveva aggiunto: “I Coreani, specie quelli del Nord, ascoltano solo quello che diciamo noi Italiani. Il viceministro degli Affari Esteri Pistelli mi ha detto: ‘Prenderai il Nobel per la pace’”. Nel corso de “La Zanzara”, Razzi ribadisce il suo folle amore per Berlusconi: “Lui è un Messia, i magistrati ‘gli stanno messo di continuo’ a rompergli le scatolette e non capisco il perché”. E aggiunge: “Io prego ogni giorno i miei Santi perché Berlusconi viva fino a 120 anni. Io darei la vita per lui, morirei. Gli darei un rene, due reni, persino mia moglie, se lei è d’accordo”. Razzi poi ribadisce la sua fede calcistica bianconera: “Mi sono fatto scattare una foto con Buffon, eravamo a cena insieme, seduti allo stesso tavolo rotondo. Proprio oggi abbiamo rinnovato il presidente della ‘Juventus club Parlamento’ che è Francesco Boccia”. E infine spiega a suo modo il video porno da lui linkato nel profilo facebook personale: “Non so chi l’ha messo, sarà stato un hacker 

Il Fatto Quotidiano di Gisella Ruccia – 20 giugno 2013 -

Dopo la proposta per la candidatura al Nobel per la pace, la Biancofiore è pronta a fare ricorso alla Corte dei Diritti UE.

Un ricorso alla Corte dei diritti e di giustizia europea per difendere Silvio Berlusconi dai processi. Lo vuole presentare il sottosegretario Michaela Biancofiore (Pdl) spiegando che la decisione della Corte Costituzionale sul processo Mediaset non è stato affatto un passaggio banale. “Ieri – dice la parlamentare trentina, pasionaria berluconiana, a Citofonare Adinolfi, su Radio Ies – è venuto meno il principio cardine della democrazia ovvero la leale collaborazione tra poteri. Farò ricorso personale, se il Presidente mi darà il via libera, alla Corte dei diritti e di giustizia europea affinché possa avere un giusto processo”. La Biancofiore è la stessa parlamentare che nel 2009 propose la candidatura del Cavaliere al premio Nobel per la Pace.
Secondo la Biancofiore “non è pensabile che i magistrati vengano nominati dalla politica, soprattutto quelli delle alte cariche, o che ci sia una magistratura rappresentata da correnti politiche”. Per questo il governo non è affatto al sicuro, al contrario di quello che dice il presidente del Consiglio: “Letta non può dormire sonni tranquilli, e non per il centrodestra: è evidente che nell’alveo del centrosinistra, che già due mesi fa era convinto di aver vinto le elezioni, c’è un fuoco amico. C’è indubbiamente un reticolo di magistrati che di fatto hanno fondato un partito politico ideale che è andato oltre ogni morale pubblica e non a caso ci sono molto magistrati scesi in politica e che fanno della loro toga la loro forza”.
Biancofiore riporta tutto a una situazione generale, anche (ma non solo) a prescindere dal caso Berlusconi: “C’è una questione giustizia sotto gli occhi di tutti di cui ci dobbiamo occupare, non a caso c’è un referendum sulla giustizia giusta che forse avremmo dovuto fare qualche anno fa. Il presidente Berlusconi ha detto una grande verità: gli investitori stranieri non vengono in Italia perchè non c’ è la certezza del giudizio e di un pronunciamento corretto di una parte della magistratura”. Il sottosegretario conclude che ”da parte del Governo, o meglio dal presidente Letta, ci vorrebbe un segnale forte: se fossi in lui porrei all’ordine del giorno la riforma della giustizia, metterei il Parlamento davanti alla responsabilità di evitare che ci sia la subalternità della politica ad un organo dello Stato”.

Il Fatto Quotidiano – di Redazione – 20 giugno 2013

In attesa del giorno in cui morirai

Allora perché l'ho fatto? Potrei dare un milione di risposte, tutte false.
La verità è che sono cattivo, ma questo cambierà.Io cambierò.
È l'ultima volta che faccio cose come questa. Metto la testa a posto. Vado avanti. Rigo dritto. Scelgo la vita.
Già adesso non vedo l'ora...
Diventerò esattamente come voi:
Il lavoro, la famiglia, il maxi televisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l'apriscatole elettrico.
Buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli a spasso nel parco, orario d'ufficio, bravo a golf, l'auto lavata, tanti maglioni, Natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti, lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.
Dal film Trainspotting

Discorso ai giovani - Milano 1982 -

Bisogna riflettere su alcune caratteristiche peculiari dell’epoca in cui viviamo e pensare ai problemi che cominciano a porsi come decisivi per i prossimi due decenni fino e oltre il duemila; nel periodo cioè in cui vivranno e raggiungeranno la maturità i giovani di oggi. A questa soglia dello sviluppo storico si presentano probleni non solo del tutto nuovi, cosa che è accaduta in varie epoche del cammino dell’umanità, ma di portata tale da generare possibilità e pericoli straordinari e sin qui impensati e impensabili.
Dobbiamo innanzitutto al progresso continuo delle scienze sperimentali le possibilità davvero inaudite e straordinarie che si aprono per migliorare la vita del genere umano.
La nuova tappa della rivoluzione scientifica e tecnologica
La nuova tappa della rivoluzione scientifica e tecnologica è sotto i nostri occhi, fa già parte delle nostre esistenze e per i giovani di oggi costituisce, ormai, quasi una condizione naturale e scontata. Ma proprio perciò occorre riflettere bene intorno alle occasioni offerte dalla scienza per non smarrirne il significato e la portata, per cogliere bene quali prospettive positive possono essere aperte e quanto gravi siano, di contro, le limitazioni, le contraddizioni, i rischi generati dai vincoli sociali e politici e da un uso distorto delle scienze e delle tecniche. Mai come oggi la conoscenza della costituzione della materia inanimata e vivente è giunta sino ad individuare molti dei meccanismi più remoti del mondo fisico, dei processi chimici, degli svolgimenti biologici. La ricerca pura ha aperto il campo a progressi e a veri e propri salti di qualità nelle applicazioni tecnico-pratiche. Emergono sopra ogni altra, in questi anni, le possibilità offerte dalla elettronica – e poi dalla microelettronica – nel campo delle comunicazioni, delle informazioni, dell’organizzazione del lavoro nella fabbrica e nell’ufficio e nel campo stesso della vita individuale e della vita associata.
Nuove risorse d’energia sono state scoperte ed esse sono tali da poter annullare nel futuro l’incubo della fine delle risorse non riproducibili. Sono stati inventati modi nuovi di trarre energia da risorse riprodotte, a cominciare dall’energia solare.
Anche la disponibilità di altre materie prime e di alimenti può trovare nuove possibilità in ricerche in atto e in altre che potrebbero essere avviate per utilizzare pienamente e razionalmente le risorse del suolo, del sottosuolo, dei mari e degli spazi.
E’ pienamente vero quello che è stato detto nella relazione di Fumagalli, e cioè che, vi sarebbero le condizioni, dal punto di vista delle conoscenze scientifiche e tecniche, per iniziare a passare dal regno della necessità a quello della libertà. Se volessimo davvero fare una gara sui temi di chi abbia avuto storicamente ragione, dovremmo dire che la storia ha dato proprio ragione a chi ha tenuto fede alla speranza indicata dal Manifesto dei comunisti, alla speranza – cioè – che avrebbe potuto venire un tempo in cui sarebbe stato possibile all’uomo di dominare la natura e «l’azione propria dell’uomo» invece di essere da questa sovrastato e soggiogato (Marx).
Ma non vi è soltanto il progresso tecnico-scientifico.
La storia di questo secolo
Se noi volgiamo lo sguardo alla storia di questo secolo – che conclude il secondo millennio della forma di incivilimento cui apparteniamo – scorgiamo straordinari progressi nella coscienza dei popoli e delle persone umane che li compongono. Vi è stato, innanzitutto, un risveglio da forme di soggezione secolare, di esclusione, di avvilimento della parte più grande del genere umano. Pensiamo a quello che era all’inizio del secolo la condizione dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina ma anche di tanta parte del proletariato e dei lavoratori nell’Europa e nell’America settentrionale, per avere l’idea del rivolgimento radicale che si è venuto attuando. Un rivolgimento peraltro, che non è stato il portato meccanico delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche. Queste trasformazioni hanno generato condizioni nuove, ma vi sono state guerre, ci sono volute rivoluzioni, lotte, sofferenze e sacrifici inauditi per arrivare là dove siamo arrivati.
Il processo di liberazione dei popoli si è fondato sopra il risveglio delle coscienze individuali di centinaia di milioni, di miliardi di uomini. La partecipazione alla lotta non solo accende gli animi, ma li dispone alla conoscenza, rendendoli protagonisti attivi di un processo di mutazione. Non per caso la volontà dei conservatori e dei reazionari di ogni latitudine e di ogni stampo, è innanzitutto quella di tenere, o di rendere, passivi e conformisti le donne e gli uomini, ma innanzitutto le giovani generazioni.
Insieme alle conoscenze generate dalla presenza nel generale moto di innovazione e di lotta, a determinare una modificazione delle coscienze, non mai così estesa e così rapida, è venuto uno straordinario aumento della informazione che, pur dando vita anche a forme nuove e più sofisticate di manipolazione delle coscienze, ha spezzato isolamenti e chiusure talora antichissime e ha determinato per la prima volta nella storia del mondo un autentica contemporaneità degli eventi.
Ridiscussi i ruoli dell’uomo e della donna
Da tutto questo è derivata anche la possibilità di ripensare i fondamenti più profondi del nostro vivere in società, sino alla ridiscussione dei ruoli storicamente assegnati agli uomini e alle donne.
Siamo oggi, con lo svolgimento dei nuovi movimenti femminili e femministici, all’inizio – un inizio certo contrastato e pieno anche di intime contraddizioni – di un mutamento nelle coscienze delle donne destinato alle conseguenze più grandi. Non si insisterà mai abbastanza sul fatto che il ripensamento della condizione secolarmente fatta alle donne, lo sviluppo del loro movimento di liberazione e il superamento dei limiti della concezione puramente emancipatrice – che consisteva nel proporre alle donne l’imitazione del modello maschile – tutto questo porta con sé una riconsiderazione generale della società, dei modi stessi della sua trasformazione, e della politica.
Siamo dunque di fronte ad un balzo in avanti straordinariamente grande nella storia umana e al dischiudersi di potenzialità sin qui sconosciute o solo vagamente immaginate. Ma guai a non vedere che, nello stesso tempo, si aprono dinnanzi all’umanità potenzialità negative anch’esse mai prima esistite.
Il sorgere della questione ecologica
Il primo e più drammatico pericolo è costituito dalla possibilità di giungere ad una guerra di distruzione totale. Per quanto rovinose e sterminatrici siano state le guerre del passato, in particolare quelle di questo secolo, mai si era profilata la possibilità di un evento bellico tale da porre fine a ogni forma di sopravvivenza dell’uomo su questa terra.
Contemporaneamente, l’uso irragionevole delle nuove tecniche e uno sviluppo quantitativo imponente, ma incontrollato ha già determinato non solo la possibilità, ma la minaccia concreta di rovine ecologiche gravissime e irreparabili. L’allarme lanciato da alcuni tra i maggiori studiosi contemporanei avverte sull’esistenza di danni crescenti per le acque – i fiumi, i laghi, i mari – e per l’aria che respiriamo, per l’atmosfera e per la troposfera che circonda la Terra. E’ già vi sono, purtroppo, i segni concreti e pratici di potenzialità distruttive inaudite in processi apparentemente innocui o protetti: qui, a pochi chilometri da Milano vi fu il caso di Seveso, dove la diossina fece deserto; altrove sono stati i difetti di centrali elettro-atomiche e in ogni parte si avvertono le conseguenze sulla natura e sugli uomini dell’inquinamento crescente.
Grava poi sulla umanità l’incubo della insufficienza delle risorse alimentari dinnanzi ad una espansione demografica senza precedenti, mentre immense risorse vengono dissennatamente dilapidate e mentre lo spreco dilaga nei Paesi ricchi. Cresce così il divario tra il Sud e il Nord del mondo: un divario intollerabile per ragioni di giustizia e foriero, se non avviato a essere superato, di esplosioni di imprevedibile portata. La disoccupazione dato strutturale
E tuttavia anche nei paesi ricchi, anche negli Stati Uniti, la povertà, quella vecchia e quella nuova, non è stata vinta e la disoccupazione o la inoccupazione, e l’emarginazione, colpiscono una quota crescente di popolazione, innanzitutto di popolazione giovanile. Nei paesi della Comunità europea occidentale e negli Stati Uniti si sfioreranno questo anno i venti milioni di disoccupati. La inoccupazione giovanile è divenuta un fatto endemico e strutturale, con conseguenze umane gravissime: un frutto dovuto cioè non all’andamento del ciclo economico, che può solo ridurlo o aumentarlo di poco, ma alle caratteristiche di processi produttivi e di innovazioni tecnologiche guidati dalla legge del massimo profitto.
Si esercitano sulle nuove generazioni fino dalla prima adolescenza, sollecitazioni crescenti per il consumo, e in particolare per nuovi consumi individuali. Si aumenta costantemente il loro patrimonio di informazione, ma contemporaneamente non si riesce ad assicurare ai giovani un tempestivo ingresso nel mercato del lavoro. Di qui nasce una condizione che non è certo più quella, almeno nella maggior parte dei casi, dell’estrema indigenza, (com’era ancora nell’Italia che usciva dal fascismo), ma è sicuramente una condizione di frustrazione profonda, causa non certo unica, ma non ultima di tante forme di sbandamento.
Dinnanzi a minacce e pericoli non mancano e anzi sono ampie e forti le risposte positive tra le vecchie e le nuove generazioni. E tuttavia non si può mancar di vedere le forme molteplici di incattivimento di modelli di violenza, di sopraffazione, di arbitrio, sino alle forme degenerative estreme del terrorismo, della mafia, della camorra e dei regimi repressivi di massa in tanti paesi del mondo.
In difesa della democrazia
Vi è anche chi teorizza che fenomeni come quelli del dilagare crescente nel consumo della droga pesante oppure dell’estendersi della criminalità organizzata, sarebbero uno scotto inevitabile per sistemi democratici, dove sono garantite le libertà dei cittadini. Noi non lo crediamo. Noi pensiamo piuttosto che nel presentarsi di questi mali si manifesti non una inevitabile conseguenza dei sistemi democratici, ma piuttosto una loro degenerazione profonda: una degenerazione dovuta alla contraddizione sempre maggiore tra il carattere sociale della produzione e le forme della conduzione economica, tra le motivazioni egoistiche sostenute come molla della società capitalistica e il bisogno crescente di solidarietà e di reciproca comprensione umana, tra il permanere di zone vastissime di vecchia e nuova emarginazione e la sfacciata opulenza, tra le prediche moraleggianti e i pessimi esempi pratici dati proprio da molti di coloro che dovrebbero fornire il buon esempio.
Non è dunque il sistema delle libertà democratiche che determina i guasti e le contraddizioni della società in cui viviamo, ma la incapacità di saldare libertà, giustizia ed efficienza.
Per il futuro dell’umanità
Di fronte a questi problemi che caratterizzano la nostra epoca, sorgono dei quesiti urgenti. Quanti nel mondo – e come – pensano davvero a problemi di questa natura, muovendo da un’analisi oggettiva e da una visione che abbia al suo centro la preoccupazione per il futuro dell’umanità?
E che cosa si può e si deve fare perché prevalgano le alternative positive, quelle che vanno in direzione della difesa della vita e della pace e della affermazione della giustizia nei rapporti tra i popoli e all’interno delle nazioni?
Dobbiamo innanzitutto alla parte più umanamente sensibile del mondo scientifico italiano e internazionale non solo l’avvertenza dei pericoli gravi che l’umanità attraversa, ma anche i primi rilevanti tentativi di indicare ai popoli e agli Stati le possibili risposte.
Ma non sono molti nel mondo i dirigenti politici, dei Governi, dei partiti e di altri organismi sociali e politici che si sono dimostrati capaci di pensare a questi problemi in modo non troppo vincolato da puri e ristretti calcoli di Stato, di partito, di gruppo, di difesa o affermazione di ristretti interessi.
Ciò mi sembra vero particolarmente in Italia. Non c’è bisogno di ripetere per la ennesima volta che noi siamo rispettosi di tutte le forze politiche democratiche e che non vogliamo dare lezioni a nessuno: però non è possibile non avvertire in molti episodi della lotta politica interna alle forze del Governo una ristrettezza di orizzonte e, talora, un precipitare attorno a non nobili contese di interessa di parte, per le quali si infiammano gli animi e si misurano i muscoli e le cosiddette «grinte» (sulle quali ha scritto un bell’articolo il compagno De Martino).
Vi è insomma una preoccupante diminuzione del tasso di saggezza nei reggitori del nostro Paese e, per quanto si vede, nel mondo intero. Conforta, va però detto, che sta crescendo il numero di esponenti politici che cominciano a porsi e a porre alcuni dei problemi che ho ricordato in tutta la loro drammaticità. Basta pensare, per quanto riguarda il problema Nord-Sud, alle analisi e alle denuncie di Fidel Castro e di Willy Brandt.
Vi sono inoltre organismi internazionali, istituzioni e associazioni religiose (la Chiesa cattolica, le altre chiese cristiane) che hanno lanciato allarmi, rivolto moniti e in molti casi promosso iniziative.
Fra le forze che pensano ai massimi problemi cui ho accennato c’è il Partito comunista italiano. Abbiamo molti difetti, ma non quello di sfuggire all’analisi e al confronto con la realtà del mondo di oggi, di non sforzarci di comprenderla in tutta la sua portata e di non cercare di elaborare nostre proposte, di sviluppare iniziative, di stabilire contatti e intese con tutte le forze che possono e devono essere interessate a far marciare le cose nella direzione giusta.
Per un nuovo socialismo
Tutto ciò ha gettato i comunisti italiani in una impresa e in una lotta quanto mai ardua e tale da esporli a incomprensioni e polemiche, tanto da parte di correnti dogmatiche e conservatrici quanto da parte di correnti opportunistiche e di adagiamento. Impresa e lotta ardue, ma piene di fascino.
Non è cosa diversa o separabile da questa nostra ricerca la nostra iniziativa per una concezione e realtà del socialismo, quello che voi giovani comunisti avete chiamato giustamente un “socialismo nuovo”.
L’esigenza di una concezione e di una strada originali non deriva unicamente dalla constatazione di insufficiente e limiti altrui (dei modelli di tipo sovietico e delle esperienze socialdemocratiche), ma anche e innanzitutto dai problemi posti dall’età che stiamo vivendo, dai processi di trasformazione materiale, dalla esistenza di contraddizioni profonde, non prima conosciute.
Noi riscopriamo proprio così l’esigenza del socialismo inteso come sforzo per una direzione consapevole e democratica dei procesi economici e sociali, fondata sulla difesa e la pienezza di tutte le libertà. Ci si risponde che il socialismo come lo pensiamo noi non esiste e che quindi si tratta di una parola vuota. Qunado iniziarono le prime rivoluzioni liberali le Costituzioni democratiche non esistevano, ma non per questo parole come Democrazia e Costituzione erano parole vuote.
Socialismo e democrazia
Se tutte le parole che esprimono nuovi bisogni per la società fossero state considerate superflue, la storia propriamente umana non sarebbe neppure cominciata. E’ del resto del tutto falso che la parola socialismo non sia venuta già esprimendo valori universali, così come la parola democrazia. Nella idea socialista è compresa come essenziale la necessità di forme consapevoli di direzione del processo economico al fine di garantirne un equilibrato sviluppo e una maggiore giustizia sociale. Il fatto che molte esperienze siano state manchevoli od erronee non elimina il valore di queste esigenze. Non elimina cioè il fatto – già segnalato politicamente da Togliatti nel memoriale di Yalta – che la necessità di forme programmate di intervento pubblico nella economia non può più essere in nessuna parte del mondo negata, neppure nei sistemi capitalistici, così come non si può disconoscere il bisogno di una più ampia giustizia sociale. La discussione sarà ed è sul rapporto tra programmazione e mercato, tra spinta alla eguaglianza e bisogno di differenze: ma questa è già una discussione che implica l’idea della trasformazione sociale. Ecco perché noi non pensiamo che possa essere definito moderno chi mette in parentesi la parola socialismo oppure dichiara la santa crociata contro di essa. E’ vero perfettamente il contrario: è vero cioè che l’idea socialista e comunista continua ad essere la giovinezza del mondo.
Ciò che si è venuto logorando sono molte delle esperienze concrete che dimostrano i limiti, non solo pratici, di concezioni, di posizioni maturate molto tempo fa, all’inizio del secolo. Per questo il nostro partito si sforza di ammonire contro un uso dogmatico dei maestri del pensiero, e dunque anche dei maestri del pensiero socialista.
Ciò non significa affatto sottovalutare i risultati straordinari che hanno avuto la prima predicazione socialista, e poi il passaggio dal desiderio e dal sogno di una società nuova sino allo studio scientifico, con Marx, della struttura capitalistica della società del suo tempo. E’ da tutto questo che è emersa la prima rivoluzione socialista, quella dell’Ottobre russo, le cui idealità e il cui valore stanno scritti nella storia del nostro tempo. Quella prima rottura innescò un processo storico nuovo, un processo che per grande tempo fu portatore di grandi conquiste e di straordinarie conseguenze nell’aprire una fase nuova di lotte per l’emancipazione nazionale e sociale.
Una fase nuova
Oggi siamo in una fase nuova e diversa dello sviluppo della lotta per il socialismo. Non da ora, certo, i comunisti italiani hanno considerato superato il mito dei paesi di tipo sovietico, mito che pure si costruì non a caso e che aiutò altre generazioni comuniste a far fronte con onore ai propri doveri, mentre molti altri (anche se non tutti) crollavano. Tuttavia questo processo si è ora completato.
Quei modelli di società e di Stato non solo – e da tempo – li giudichiamo non trasferibili in paesi come il nostro. Si viene rivelando la necessità che anche in quei paesi siano attuate riforme economiche e politiche che invertano i processi di stagnazione e di involuzione in atto in diversi di essi, processi che non possono certo essere arrestati, con misure repressive gravi, come quelle adottate dai militari in Polonia. Noi non pensiamo che si possa giungere a realizzare e a difendere trasformazioni di tipo socialistico nelle società e negli stati senza difficoltà, senza fatiche, senza contrasti e lotte. Ma vi è solo una strada giusta per affrontare e superare ogni ostacolo: appoggiarsi sul consenso e sulla partecipazione della classe operaia, dei lavoratori e del popolo. La necessità del socialismo e di un movimento per il socialismo riprende dunque forza come espressione delle condizioni oggettive, materiali, del mondo di oggi e dei bisogni che l’uomo di oggi chiede siano soddisfatti.
Al tempo stesso questa esigenza nasce da una opzione etica.
Scegliere contro l’ingiustizia
Se non si vuole che la giustizia prevalga sull’ingiustizia, non si giunge alla scelta del socialismo, e di un socialismo nuovo. Chi si rassegna all’ingiustizia, o l’accetta, o peggio la vuole perché ne trae un vantaggio, compie altre scelte.
Questo non vuol dire, ovviamente, che solo chi sceglie l’obiettivo del socialismo può operare per la giustizia, per la pace, per la salvezza e il progresso dell’umanità. Non è così. Vi è anzi un’altra grande necessità che oggi riprende vigore: quella di un incontro e di una collaborazione tra tutte le forze che, muovendo dalle ispirazioni più diverse, sanno, vogliono, possono farsi interpreti di questi bisogni nuovi degli uomini di oggi, di un incontro e di una collaborazione che riconoscano, rispettino ed esaltino il contributo e i valori di cui ognuno è portatore, in uno sforzo incessante di reciproca comprensione e di comune arricchimento. Vi è qui l’altro dato di fondo, peculiare e insostenibile, della nostra concezione e della nostra politica.
Il problema che dobbiamo porre a noi stessi e a tutti è come si possono affrontare contraddizioni che rasentano ormai l’assurdità – tra abissi di miseria e culmini di ricchezza, tra spreco degli armamenti e bisogni elementari insoddisfatti, tra potenzialità del sapere e meschinità della conduzione politica senza porsi l’obiettivo di una trasformazione degli attuali sistemi di rapporti tra gli uomini e di una guida più razionale e più democratica dei processi economici e sociali sul piano nazionale, europeo e mondiale.
Quale lotta
Che cosa possiamo fare, come partito e come Fgci, per soddisfare queste esigenza ormai vitali per gli uomini e le donne che abitano il nostro Paese, il nostro continente e il nostro pianeta, sventando i pericoli di eventi catastrofici e di intollerabili dominazioni reazionarie? Per prima cosa bisogna avere delle idee-forza: la difesa della pace e il disarmo sono una di esse, così come lo è il “nuovo socialismo”, così come lo è il nuovo ordine economico internazionale.
In secondo luogo dovremmo lavorare per prendere e dare consapevolezza piena delle contraddizioni nuove del tempo nostro. Far conoscere a tutti che cosa comporta la continuazione della corsa al riarmo, quali sarebbero le conseguenze di una guerra combattuta con le armi atomiche e nucleari. E diffondere i risultati degli studi più recenti sui problemi del rapporto tra risorse e popolazione, tra sviluppo e ambiente e così via. Non è molto che scienziati, istituzioni e anche esponenti politici hanno cominciato a studiare questi temi tipici del nostro tempo e che domineranno i prossimi due decenni.
Si è cominciato, praticamente, a parlarne all’inizio degli anni ’70: prima, e acnora per tutti gli anni ’60, imperava il vacuo ottimiso del progresso incessante, del benessere che si sarebbe via via diffuso a tutta la popolazione e a tutte le nazioni. Ma negli ultimi anni, nel corso dei quali la realtà ha richiamato la necessità di una visione più lucida del futuro del mondo, un notevole patrimonio di studi si è già accumulato. Esso non è però ancora sufficientemente conosciuto e discusso da grandi masse.
A questo proposito avanzo una proposta concreta da realizzare in un tempo ragionevolmente breve: organizzare, come partito e come Fgci, un Congresso di fururologia, che si svolga sulla base di relazioni e comunicazioni di scienziati e di esponenti delle più varie discipline (scienze fisiche, chimiche, biologiche, antropologiche, demografiche, militari, economiche, sociali, informatiche, mediche, ecc.); e portare poi i risultati delle informazioni, valutazioni e proposte, che saranno fatte in tale Congresso alla conoscenza e alla discussione tra i giovani.
La terza cosa da fare, la più importante, è quella di proseguire nello sforzo già in atto per sviluppare tutti quei movimenti che si fondino sulle contraddizioni aperte, indichino soluzioni possibili, suggeriscano risultati concreti lungo una via di trasformazione e contribuiscano nel tempo stesso a migliorare e arricchire noi stessi nel nostro rapporto con gli altri.
Quando il movimento operaio muoveva i primi passi oltre un secolo fa, erano le minute rivendicazioni economiche che dovevano avere il primo posto. La grande battaglia unificante, che divenne internazionale, fu per le otto ore. Se non si fosse partiti di lì non si sarebbero certo potute costruire le leghe, i sindacati, il partito politico.
Oggi quel problema si ripresenta. E torna prepotentemente di attualità, se si vuole affrontare il tema della disoccupazione nei suoi aspetti strutturali, la esigenza di una grande battaglia internazionale per la riduzione dell’orario di lavoro. E’ stato giusto che questo congresso abbia levato su questo tema una richiesta anche nei confronti dei sindacati.
La qualità dello sviluppo
La piaga della disoccupazione giovanile richiede grandi iniziative anche a livello europeo e una nuova politica nazionale che tenda a modificare la collocazione italiana nella divisione internazionale del lavoro. Ma – dunque – la battaglia per il lavoro chiede anch’essa specificazioni di qualità: riguardanti il tipo di sviluppo che è necessario e utile perseguire. Quanto sarà possibile sostenere una espansione fondata essenzialmente su produzioni, come dicono gli economisti, “mature” e cioè all’avanguardia, sul lavoro sommerso, sul permanere di una dipendenza fortissima nella ricerca e nei brevetti?
Ecco il bisogno economico di misurarsi con la qualità dello sviluppo. Contemporaneamente, si tratta di un bisogno non soltanto economico. La necessità di vivere in città meno alienanti e disumane, di salvare la natura e i beni culturali, di avere una vita culturale più ricca e piena, di andare ad una scuola il cui insegnamento sia qualificato; tutto questo viene diventando necessità primaria, come erano una volta, le necessità di sussistenza.
Ecco perché il movimento ecologico, nei suoi differenziati aspetti, la volontà di impegno culturale, lo stesso desiderio di partecipazione attiva al miglioramento della scuola hanno acquistato un rilievo così grande. Si esprime anche in questo modo una coscienza critica verso la società in cui viviamo.
Ed ecco perché noi non possiamo pensare di chiamare i giovani alla politica secondo vecchi contenuti e vecchie forme. Come portare la grande maggioranza dei giovani alla consapevoleza piena della realtà e alla possibilità di affrontarla alla luce della ragione. La ideologia della fine delle ideologie è essa stessa una forma di falsa coscienza e cioè una ideologia nel senso marxianamente peggiore della parola. Vi è una pressione forte per un allontanamento di giovani dalla politica.
Giovani generazioni e politica
La prima, essenziale, semplice verità che va ricordata a tutti i giovani è che se la politica non la faranno loro, essa rimarrà appanaggio degli altri, mentre sono loro, i giovani, i quali hanno l’interesse fondamentale a costruire il proprio futuro e innanzitutto a garantire che un futuro vi sia.
Non è mai stato facile essere comunisti. L’assassinio di compagni Pio La Torre e Rosario Di Salvo sono la prova più recente che non è neppure mai finito il tempo in cui bisogna testimoniare persino con il sacrificio estremo la propria fedeltà alle grandi idee per cui tanti dei nostri compagni sono caduti. Ma vi sono oggi difficoltà anche meno aspre e più impalpabili, date dal fatto che i problemi si presentano in forma diversa e più complessa che per il passato, perché le contraddizioni medesime della società tendono ad essere non più solo quantitative ma a riguardare la qualità dello sviluppo, della vita, del modo di esser donne e uomini, del rapporto tra individuo e individuo, tra individuo e società.
Alla crisi delle vecchie forme della politica già corrisponde, se sappiamo vederlo, il nascere di forme nuove di impegno. E queste nuove forme non derivano soltanto dal fatto che molti partiti siano in crisi e altri, compreso il nostro, sentano difficoltà, ma derica dal fatto che avanzano, assieme a questioni nuove, nuove sensibilità.
Vi è, per esempio, un bisogno più grande che per il passato di veder pienamente utilizzato il proprio tempo e il proprio contributo. Non possiamo perciò rammaricarci se tanta attività dei partiti, effettivamente ripetitiva, non viene seguita. Ma vi è anche più informazione, più spirito critico, più avvertita vigilanza contro i luoghi comuni, e le frasi fatte. Ecco perché certo vecchio modo di fare politica oramai respinge nel mentre si sviluppa una spinta grande all’associazionismo, a forme nuove di aggregazione, a nuovi interessi. Nella ripresa di tante forme di associazionismo cattolico non vi è soltanto, il bisogno di certezze che una fede può dare, vi è anche un grande e attivo impegno operativo intorno a tante cause positive. Le Chiese sospingono all’impegno nella società e da ciò deriva una religiosità che non è fuga dal mondo, ma opere e fatti.
Di qui sono venuti e possono venire contributi di notevole rilievo: innanzitutto al movimento per la pace. Talora, ciò si accompagna a spinte integraliste ma, quali che ne siano le motivazioni, bisogna essere attenti alle finalità concrete che vengono perseguite e vedere quali sono i possibili obiettivi consumi. Occorre non confondere mai la necessaria lotta contro il sistema di potere democristiano – sistema di potere che, con buona pace dell’attuale segretario della Dc, continua ad essere una pesante realtà e non una invenzione dei comunisti – e la necessità di intendere la complessità delle spinte presenti nell’area cattolica.
Noi non ci lasceremo impressionare dalla campagna pretestuosa in base alla quale ogni attenzione nostra verso la realtà cattolica viene presentata come ricerca di una intesa tra Dc e Pci. Si tratta di propaganda. Al tempo della solidarietà nazionale noi fummo sempre con i compagni socialisti dapprima nell’astensionismo, poi nel breve periodo della maggioranza. Non siamo certamente noi che abiamo praticato la linea della divisione a sinistra e della intesa separata con la Dc.
Abbiamo dichiarato e ripetiamo, comunque, che quell’esperienza politica è per noi conclusa.
La nostra prospettiva è quella di un’alternativa democrativa al sistema di potere dominato dalla Dc. E’ ed è in questo quadro che si colloca la nostra ricerca di uno sviluppo del rapporto unitario prima di tutto con il Psi.
Ma guai se, per timore di una propaganda malevola, noi dismettessimo la nostra attenzione verso il mondo cattolico. Proprio la piena conquista di una laicità storicamente costruita ci consente questa capacità continua di distinzione: volta a cercare di interpretare, nel campo che è proprio del partito politico, i bisogni del tempo, da chiunque essi vengono espressi. Non ci sfugge, quindi, che viene anche dal campo cattolico un bisogno di fare, di agire che corrisponde alla necessità effettiva di vedere almeno alleviati molti dei problemi assillanti di tanta parte della popolazione. E’ ciò che si chiama il «volontariato». Il volontariato non è soltanto cattolico. Alle radici stesse del movimento operaio c’è il moto della solidarietà reciproca; l’originario costituirsi (prima delle leghe, prima del partito) di associazioni di mutuo aiuto, di reciproco sostegno.
In molte organizzazioni del volontariato, in ogni campo, credenti e non credenti lavorano insieme e anche quando le organizzazioni sono distinte e le aspirazioni ideali diverse, sovente le finalità di solidarietà umana comuni. E abbiamo visto proprio nei giorni scorsi, in una riunione nazionale, quante e quanto valide siano le forze nostre impegnate nelle associazioni volontarie.
Lo sviluppo nuovo e impetuoso di queste antiche e nuove forme di aggregazione ci insegna tante cose: non certo che si può fare a meno delle lotte (fra le quali oggi hanno portata decisiva quella per respingere l’offensiva della Confindustria). Né si può fare a meno dello Stato o della mano pubblica – come qualche teorico, anche di parte cattolica, suggerisce – ma certo che bisogna prendere posizione contro lo statalismo burocratico, che bisogna essere capaci di vedere le risorse autonome della società e saperle valorizzare in un dialogo continuo tra istituzioni democratiche e sollecitazioni che vengono direttamente dalla società.
Lo sviluppo dell’associazionismo e del volontariato indica che non basta partecipare, bisogna poter contare veramente, bisogna fare, bisogna contribuire a risolvere questioni reali. «Democrazia» deve congiungersi con efficienza e «libertà», deve divenire responsabilità e liberazione…
Enrico Berlinguer