29 agosto 2008

Buon fine settimana


Siamo arrivati anche a questo venerdì ! Lo so che sono monotono, ma anche questa settimana sono agli Alberoni da mio figlio Federico. Sarà l'ultima occasione, almeno fino a quando non tornerà a casa, di stare con Lui per un bel pò di tempo. Quindi un saluto a tutti voi cari Bloggers e Non, ah dimenticavo: non ci saranno pubblicazioni per la prossima settimana,spero non me ne vogliate..........Ci risentiamo dalla seconda settimana di Settembre. Buon inizio di Settembre a tutti.

28 agosto 2008

Al ministro Bossi


Non è neppure durata 6 mesi la buona intenzione di ridurre le tasse con la quale il centrodestra ha vinto le ultime elezioni politiche. E ora proprio Umberto Bossi, quello che da sempre ha il dente più avvelenato contro le tasse, chiede di ripristinare l'Ici, una delle imposte più odiate dagli italiani perchè và a colpire la prima abitazione frutto di risparmi e sacrifici di una vita.Non si può giustificare questo comportamento affermando che proprio l'Ici è una della poche tasse federaliste, di quelle che lasciano sul territorio i proventi. Uno dei pilastri del federalismo consiste nel mettere in diretta concorrenza le amministrazioni locali. Alcune, più brave, riescono a sopravvivere e a garantire i servizi con un'elevata pressione fiscale. Altre sono gestite da uomini meno abili e non ci riescono per cui alle elezioni, vengono bocciate, pena lo spopolamento e la migrazione verso città gestite meglio. Funziona così a livello cantonale in Svizzera, che è una confederazione, da secoli. In Italia si vuole ritornare a una situazione come quella precedente quando la pioggia di soldi arrivava copiosa su tutti indistintamente e chiunque era autorizzato a inventarsi le spese più assurde per scialaquare il più possibile. Cosa succede ? Come la mettiamo con Roma ladrona ?

A raggio di sole


Che lingua parli tu
se dico vita dimmi cosa intendi
e come vivi
tu se dico forza attacchi o ti difendi
t'ho detto amore e tu m'hai messo in gabbia
m'hai scritto sempre ma era scritto sulla sabbia
t'ho detto eccomi e volevi cambiarmi
t'ho detto basta e m'hai detto non lasciarmi
abbiamo fatto l'amore e mi hai detto mi dispiace
mi hai lanciato una scarpa col tacco e poi abbiamo fatto pace
abbiam rifatto l'amore e ti è piaciuto un sacco
e dopo un po' mi hai lanciato la solita scarpa col tacco
gridandomi di andare e di non tornare più
io ho fatto finta di uscire e tu hai acceso la tv
e mentre un comico faceva ridere io ti ho sentito che piangevi
allora son tornato ma tanto già lo sapevi
che tornavo da te senza niente da dire senza tante parole
ma con in mano un raggio di sole
per te che sei lunatica
niente teorie con te soltanto pratica
praticamente amore
ti porto in dono un raggio di sole per te
un raggio di sole per te
che cosa pensi tu
se dico amore dimmi cosa intendi
siamo andati al mare e mi parlavi di montagna
abbiamo preso una casa in città e sogni la campagna
con gli uccellini le anatre e le oche
i delfini i conigli le api i papaveri e le foche
e ogni tanto ti perdo o mi perdo nei miei guai
ho lo zaino già pronto all'ingresso ma poi tanto tu già lo sai
che ritorno da te... (Jovanotti)
Brilli

Camminando negli anni '70


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Ma che schifo di disco! I Pink Floyd sono finiti! Puah: robaccia commerciale… Non stupisca: non furono pochi i commenti di questo tipo all’uscita di questo album che non è solo uno dei capolavori dei Pink Floyd, ma una pietra miliare nella storia del rock .
Il fatto è che molti avevano ancora nelle orecchie la psichedelia allucinata dei primi Floyd, la follia ormai senza freno di Syd Barrett, il vagare onirico di Ummagumma…
Questo album levigato, lucido nei suoi contenuti musicali e letterari, “troppo” perfetto, dei graffi e degli incubi lisergici di “quei” Floyd non aveva più quasi nulla. A chi era cresciuto a forza di “Sarceful of secrets” e “The piper at the gates of down”, già lo splendido viaggio sinfonico di “Atom earth moter” lasciava qualche perplessità: un disco immediatamente affascinante come “Dark side” era un tradimento.
E bisogna capirli: allora la “buona” musica non doveva essere “facile”, doveva richiedere concentrazione, studio, applicazione. Accessibilità voleva dire commercialità.
Vendersi al mercato. Orrore! Ma per tutti i ragazzini che scoprivano i Pink Floyd con questo disco… ah, fu una folgorazione! Quella musica li portava incredibilmente lontano, molto oltre qualsiasi cosa avessero ascoltato fino a quel momento, toccando le corde giuste per farli sognare.
Su un pezzo come The great gig in the sky si volava, letteralmente, così come sul sax di Us and them, sugli echi di Breathe… Era tutto così assolutamente… perfetto… la musica colpiva l’ascoltatore trovando nel suo cuore e nella sua mente il punto esatto dove incastrarsi, quasi che chi ascoltava non avesse mai aspettato niente altro che quel suono, quel colpo di batteria, quella voce, quella chitarra.
Ed Eclipse “imponeva” di rimettere la puntina dall’inizio e ricominciare il viaggio. Da quando è uscito, questo disco è ininterrottamente in classifica: sono pochi gli album che generazione dopo generazione riescono a regalare le stesse fortissime emozioni.

27 agosto 2008

Il Piave mormorava



Il 24 maggio '15 è il giorno della prima fucilata: il colpo eheggia alle 22,30. A spararlo fù la guardia di finanza Dall'Acqua contro un austriaco avvicinatosi cautamente al ponte sull'Judrio per incendiare una mina e lo ucciderà. Lo Judrio è sopra Cormons. Pietro Dell'Acqua è un trevigiano di vent'anni, di pattuglia con il finanziere cagliaritano Costantino Carta; entrambi saranno decorati con medaglia di bronzo.
Il giorno che cade di Lunedì,quel 24 maggio, quando tuona il cannone del forte Verena, sull'Altipiano dei Sette Comuni c'è già stato un caduto, l'alpino udinese Riccardo Di Giusto.
Attorno la vita continua: "Aperto come al solito" si legge sulla porta dei negozi di Asiago. Le strade brulicano di soldati, ma le scuole funzionano regolarmente. "Cittadini dell'Altipiano", si legge in un manifesto affisso in piazza, "L'oneore e il prestigio della nostra grande patria sono ormai affidati all'esercito e all'armata. La nazione deve attendere fiduciosa e tranquilla.Vi invito pertanto a mantenere sempre ed in ogni occasione la calma e la serenità".
L'inno "Serbi Iddio l'austriaco regno" viene trasformato dai soldati in "Sperda Dio l'austriaco regno/cada Checco imperator"
A Cervignano del Fiuli i bersaglieri entrano spraando in tutto due cannonate. I soldati chiedono ad un contadino seduto sulla spalletta dove sia il nemico e quello senza esistare : "Il nemico siete voi".
Cortina è presa da un mestrino, il sottotenente Edmondo Matter rientrato dall'estero per aurruolarsi.
Il 30 maggio il forte di Luserna alza bandiera bianca, il comandante e gli ufficiali saranno arrestati e processati a Trento per tradimento, tre anni dopo saranno assolti.
L'Austria ha spopolato il Trentino, 180 mila abitanti, metà della popolazione, è stata dirottata per i campi profughi sul Danubio, in Boemia, in Moravia.
Sessamtamila uomini validi sono stati richiamati, sui muri grandi avvisi danno 24 ore di tempo per presentarsi ai distretti.
Molti hanno varcato clandestinamente la frontiera. Tra glia altri. Cesare Battisti, Fabio e Fausto Filzi, Damiano Chiesa.
Si và all'attacco del confine come ad una scampagnata, l'ufficiale in sella al cavallo, i fanti a piedi col fucile in spalla. I generali hanno fretta di avanzare, senza tenere abbastanza conto che non basta andare avanti, ma interessa, sopra tutto, non mettersi nelle condizioni di essere costretti a retrocedere.
Molti si espongono al rischio per raccogliere i bossoli delle granate austriache, vogliono un ricordo da portare a casa, hanno paura che la guerra finisca presto e di restare senza cimeli.
Nella piatta e coltivata pianura friulana gli scontri tra le pattuglie di cavalleggeri e bersaglieri italiani con reparti austriaci durono pochi minuti e si concludono con molto spavento, pochi spari e ritirate reciproce.
Fà caldo l'estate è arrivata in anticipo.I fanti hanno sete, ma temono che gli austriaci abbiano avvelenato l'acqua e costringono gli abitanti ad assaggiare.
Il bollettino di guerra n 1 del 25 maggio 1915 segnala l'occupazione del villaggio di Caporetto nell'alto IAsonzo, sovrastato dal monte Nero. Oggi Caporetto si chiama Kobarik, in territorio Sloveno.
Le prime tre settimane di guerra sono fatte di modesti sconfinamenti. Cadorna non prende l'iniziativa perdonodo la facoltà di occupare posti chiave, come il Sabotino, che poi costerà migliaia di morti.
Il fronte è come una S rovesciatache va da Ortles a Monfalcone, dalle Alpi all'Adriatico, attraversando Riva del Garda - Rovereto - Folgaria - Asiago - Passo Cinque Croci - Cortina - Tre Cime - Monte Peralba -Monte Zermula - Pontebba - Monte Nero - Gorizia - Monfalcone.
Cadorna può contare su quattro armate, ma le forze sembrano mal distribuite
Egli distribuisce e dispone l'esercito sui confini disegnati dal trattato del 1866 e divide la frontiera in sette punti principali :
- Dallo Stelvio all'Adamello ;
- Dal Garda alla Vallarsa ;
- Il Passo Rolle ;
- Il settore Carnico ;
- Dalla conca del Plezzo a quella del Tolmino, con la cima del monte Nero ;
- Gorizia ;
- Il bastione Carsico
Ci sono tutti i nomi che faranno la storia. Nessun imprevisto, la carta di dove si va a morire è stata preparata in anticipo e con una lucidità incredibile.
Nessuna di queste località o alture sarà trascurata dalla morte.
L'Austria, invece ha suddiviso il fronte in due settori, dallo Stelvio alla Croda Nera. Gli austriaci decidono subito di arretrare la linea per restringere il fronte: lasciano un pò di terreno agli italiani, ma sviluppano la difesa soltanto su 400 chilometri.
L'esercito austriaco si basa sui reggimenti ognuno dei quali è costituito da quattro battaglioni di 1100 uomini dotati di mitragliatrici. Dispongono di molti ufficiali e di personale ben attrezzato.
Hanno una potenza di fuoco superiore, l'artiglieria è sicuramente più forte da i cannoni da 80 millimetri, ai mortai da 305, sino all'obice da 380 che può colpire obiettivi lontanissimi.

Camminando negli anni '70


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Pagato il doveroso e inevitabile tributo alle passioni giovanili con “Folk & beat n.1”, Francesco Guccini iniziò con l’inizio del nuovo decennio a mettere a fuoco il proprio stile personale che nei decenni a seguire non sarebbe più mutato. Dapprima due album in un solo anno (il 1970) come “Due anni dopo” e “L’isola non trovata” per trovare la strada giusta e iniziare a percorrerla, poi il bersaglio centrato perfettamente con “Radici” nel 1972.
Da molti considerato a tutt'oggi uno dei suoi episodi migliori, “Radici” contribuì all'affermazione definitiva di questo grande cantautore.
Si tratta di un disco che al suo apparire si perse forse tra i tanti eccellenti album che i cantautori stavano sfornando in quel periodo, ma riascoltato oggi, che dischi di quel livello sono merce estremamente rara, dimostra tutta la sua grande bellezza.
I testi rivelano la preparazione culturale di Guccini: un brano come “Canzone dei dodici mesi” può stare alla pari con “Asia” contenuta in “Due anni dopo” per ricchezza di citazioni; le musiche dimostrano una ricerca di soluzioni anche inusuali (la “diminuita” della Bambina portoghese”), le rime (costante, questa, di Guccini), esterne e interne al verso, si incastrano in un prezioso lavoro d’intarsio che (miracolo!) non appare mai forzato…
Eppure tutto questo sarebbe solo un esercizio di eccellente, sterile, tecnica, un vano sfoggio accademico, se a dare spessore all’album non ci fosse l’autentica passione popolare della Locomotiva “lanciata a palla contro l’ingiustizia”, l’ispirazione e la poesia malinconica di Piccola città e Incontro, l’ingenuità della favola futuribile (verrebbe da dire… futurata) del Vecchio e il bambino.
Tutte canzoni che hanno retto (come ogni grande lavoro d’ingegno e arte) al tempo.
E ne è riprova il fatto che molte di esse ritornano abitualmente nei concerti del cantautore, a 30 anni di distanza.

Take me away with you


C'era una volta un albero che si credeva una nuvola. Confondeva le sue fronde soffici e panciute con il profilo ondoso delle viaggiatrici che solcano il cielo, e per questo sentiva di non appartenere alla terra, che senza pietà lo ancorava saldamente a sé attraverso le radici. Ogni giorno allungava i rami verso la volta celeste, come ad aggrapparsi a quelle che gli parevano sorelle dispettose e incuranti.
"Portatemi via con voi", implorava, ma le nuvole non gli davano retta, e perseveravano serene nel loro moto.
Gli altri alberi lo trattavano con sufficienza, convinti che prima o poi gli sarebbe passata quella fissazione, e che avrebbe ripreso presto a comportarsi come una pianta normale. Ma lui non si dava per vinto, e ogni refolo di vento era il pretesto per allungare i suoi rami verso il desiderio impalpabile d'essere vapore.
Successe così che centimetro dopo centimetro l'albero che si credeva una nuvola cominciò un lento, impercettibile cammino verso il cielo.
Passarono gli anni, e l'albero, che nel frattempo aveva percorso miglia e miglia sospinto dal vento, si trovò finalmente sulla sommità di una collina, in alto, vicino al firmamento come non lo era mai stato.
Arrivarono le nuvole e lui ebbe un fremito lungo tutta la corteccia. "Portatemi via con voi", fece l'albero al colmo della gioia.
Ma le nuvole, per l'ennesima volta non gli risposero nemmeno. Si limitarono ad attraversarlo come fantasmi, avvolgendolo nella loro pallida indifferenza.
Lui allora, tutto a un tratto, si accorse di essere invicibilmente solo: gli altri alberi li aveva lasciati giù a valle, a nutrirsi della terra fertile alle basse altitudini.
Lui, che era arrivato fino al cielo per inseguire il suo sogno, non aveva nemmeno più le energie per muovere un ramoscello.
Così si rassegnò, e rimase immobile nella sua eterna solitudine, i rami sporti come a tentare di toccare le nuvole che tanto lo avevano attratto.
Quell'albero è ancora lì, e chi volesse andare a cercarlo per farsi raccontare la sua storia lo può trovare lungo la strada che serpeggia le colline della Toscana, poco prima dell'incantevole borgo di Casciano di Murlo.

26 agosto 2008

Ed ora che sei tornato...........


Sarà la tua
mente a ponderare
quello che sara'piu' giusto fare
il dado e' tratto
e' l' occasione giusta
per mostrare
che non sei coglione.
Devi prendere decisioni
importanti
ma non preoccuparti
saro' pronto ad aiutarti.
Non so' cosa ti aspetterai da me
sono ancora giovane
per stare con te
io te lo giuro
affronteremo assieme il futuro

Camminando negli anni '70


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Il “concerto grosso” è una forma musicale barocca sei-settecentesca nella quale un gruppo di solisti si alterna all’orchestra sinfonica in un continuo “botta e risposta”. L’idea concepire un concerto grosso nel quale ai solisti fosse sostituito un gruppo venne nel 1971 a Luis Enrique Bacalov che molti anni dopo avrebbe vinto un Oscar per la colonna sonora de “Il postino”.
Evidentemente Bacalov aveva colto la tensione del mondo rock verso partiture più complesse delle canzoni che avevano avuto successo negli anni ’60: forse guardando agli esperimenti dei Genesis , dei Nice, di Emerson lake & Palmer, magari dei Procol Harum, aveva avuto l’intuizione di sposare rock e musica classica. Un connubio, va detto, tentato molte volte in Italia e soprattutto all’estero, quasi mai con esiti veramente felici.
In ogni caso l’idea alla casa discografica (era la Fonit Cetra) piacque: Bacalov era un giovane musicista di estrazione classica e forse per questo gli fu dato credito.
Solo in una cosa dovette mutare il progetto iniziale: come gruppo rock avrebbe voluto i Rokes, ma il produttore Sergio Bardotti lo convinse che per quanto aveva in testa il gruppo ideale erano i New Trolls.
I New Trolls, pur giovanissimi (all’epoca avevano quasi tutti meno di vent’anni), godevano di una grande stima presso la critica per alcune scelte abbastanza coraggiose e intelligenti (prima tra tutte quella di affidare molti dei propri testi alla penna del giovane concittadino Fabrizio De Andrè) e di un discreto successo presso il pubblico grazie ad un pugno di singoli azzeccati (“Davanti agli occhi miei”, “Sensazioni”, “Visioni”…).
Insomma, avevano credibilità artistica per un progetto così impegnativo, ma anche grande riconoscibilità presso il pubblico, due doti che, assieme, mancavano a quasi tutti gli altri gruppi dell’epoca.Insomma alla fine Bacalov e i New Trolls si misero al lavoro (e per il gruppo genovese non fu facile, dapprima, accettare il ruolo di semplici esecutori, quando fino ad allora avevano suonato solo materiale scritto da loro, ma ce la fecero finendo per mttere molto di loro negli spartiti di Bacalov) e il risultato fu eclatante.
Un milione di copie vendute del disco rappresentano il maggiore successo per Nico di Palo e compagni, ma più ancora, il Concerto grosso è entrato di prepotenza nella storia della musica italiana, come un episodio in sintonia con le ultime tendenze del rock progressivo di allora eppure in qualche modo a sé stante e irripetibile (e ben se ne sarebbero accorti gli stessi Trolls, anni dopo, cercando dare un seguito a questo lavoro.
E tutto ciò a fronte di soli undici (11!) minuti di musica.Sì perché il concerto grosso vero e proprio dura appena undici minuti e tutto il disco non ne raggiunge 40.
Però quegli undici minuti rivelano veramente il tocco semplice e perfetto del genio.Il Concerto inizia subito forte con una serratissima alternanza tra orchestra e band in cui spiccano la chitarra di Di Palo e il flauto di De Scalzi: sembra impossibile che un tema rock e un’aria tipicamente settecentesca possano trovare un comune terreno di incontro, eppure accade.
Così come accade nel secondo tempo, un adagio di nobilissimo impianto in cui fanno il loro ingresso anche le voci inconfondibili del gruppo.
Ancora le chitarre di Di Palo e De Scalzi dialogano con i violini senza alcuna forzatura, in modo stupefacentemente naturale. Infine il terzo tempo: un andante aperto da una splendida cadenza di violino che sfocia in una melodia di grandissima bellezza sulla quale si innesta la chitarra elettrica mentre il violino solista continua a ricamare arabeschi.
Un piccolo grande capolavoro. E’ la degna conclusione di undici minuti di magia.
Poi c’è il resto del disco: l’originale prima facciata del vinile si chiudeva con la ripresa per solo gruppo dell’adagio del concerto, con uno stile hendrixiano che voleva omaggiare il grande chitarrista appena scomparso, mentre la seconda facciata consisteva in una lunga improvvisazione della band registrata in diretta, costituita da temi ripresi dalle improvvisazioni che i New Trolls eseguivano abitualmente dal vivo e da quella “Il sole nascerà” già apparsa come retro di “Una miniera”.
Insomma, pur di buonissima qualità, “solo” eccellenti riempitivi necessari a confezionare un album nel quale includere quegli undici minuti magici e consegnarli alla storia e al ricordo.

25 agosto 2008

Mostra d'arte cinematografica


Venezia è pronta ad ospitare, dal 27 Agosto al 6 Settembre 2008, la 65 Mostra Internazionale Internazionale d'Arte Cinematografica, il meglio del cinema della prossima stagione. I film in programma saranno suddivisi in 5 sezioni che comprenderanno lungometraggi in anteprima mondiale o comunque non ancora proiettati in pubblico, opere fuori concorso per lo più firmate da autori già confermati nelle passate edizioni della Mostra, una sezione che promuoverà le nuove linee di tendenza del cinema, una sezione dedicata ai cortometraggi internazionali e, ultima ma, non ultima, una sezione del cinema italiano restaurato con riproposte e restauri.
La Mostra sarà diretta da Marco Muller e organizzata dalla Biennale di Venezia.
Il riconoscimento più atteso è il Leone d'Oro che sarà valutato da una giuria internazionale. Ad affiancare il presidente è stata chiamata anche la nostra attrice Valeria Golina oltre a altri notevoli rappresentanti del mondo cinematografico internazionale tra cui, sceneggiatori, artisti visivi, cineasti e registi.
Aprirà la kermesse una pellicola dai risvolti spionistici con un cast di attori di fama mondiale come ad esempio, George Clooney, Brad Pitt e diretta da due premi oscar

Patto Segreto


Sua altezza reale, Vittorio Emanuele III, tratta segretamente con le potenze dell'Intesa. Ha indugiato a lungo, ha mostrato segni di depressione, voci di palazzo hanno racconteto di litigi con la regina e persino di tentato suicidio.
Ha oscillato tra la tentazione di chiedere compensi per la neutralità, l'ipotesi di un rapida vittoria dei tedeschi, la preoccupazione di non forzare troppo i poteri costituzionali, la necessità di far assumere le responsabilità al governo.
Intanto, la sua popolarità è in calo. La stampa satirica lo rappresenta come un nano ridicolo. Perchè pagare uno stipendio di 16milioni di lire ad un essere quasi invisibile ? chiede Benito Mussolini.
Comunque ha deciso, con un certo coraggio,di autorizzare la firma del trattato di Londra. Al Papa, che gli invia un disperato messaggio personale per chiedere che all'Italia sia risparmiato l'orrore della guerra, non risponde.
L'accordo viene sottoscritto il 26 Aprile 1915 assicura che l'Italia . "Otterrà il Trentino, il Tirolo Cisalpino,Trieste, le contee di Gorizia e Gradisca, tutta l'Istria fino al Quarnaro compreso Volosca e le isole istriane di Chersi e Lussino".
La mobilitazione è data per scontata. E ci si prepara con qualche cura, anche se bisogna far finta di niente.
L'evento culturale del mese di Maggio è la rappresentazione alla Scala di Milano dell'opera lirica "I Pagliacci" di Ruggero Leoncavallo, direttore Arturo Toscanini, protagonista Enrico Caruso.
Ci si comporta ancora come un paese che non pensa alla guerra, anche se si sospetta di tutti, la psicosi spinge i giornali a parlare di invasione di spie a Mogliano Veneto. Sotto il titolo "I muri hanno orecchie" si dà notizia da Venezia: "Fu notato che qualche alto ufficiale italiano venuto a Venezia momentaneamente per ragioni di servizio, prese alloggio in alberghi tedeschi. In certi momenti anche i muri possono avere orecchi; e in ogni caso la prudenza non è mai troppa".
C'è qualche problemino persino per il Giro d'Italia, la presenza di corridori austriaci e tedeschi alla corsa del 1915 genera sospetti che condizionano la gara: "Il nemico s'annida in ogni dove", scrive la Gazzetta dello Sport.
Migliaia di donne in molte piazze italiane protestatano per il rincaro dei viveri. In provincia di Treviso assaltano il Municipio per protestare contro il prezzo del pane. A San Donà di Piave, le donne manifestano violentemente per il prezzo del grano mentre, Gabriele D'Annunzio,sullo scoglio di Quarto, esorta alla guerra: "Bearti i giovani che sono affameti e assetati di gloria, perchè saranno saziati..........Mille volte mille già si muovono in marcia".

Camminando negli anni '70



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Volete sapere cos’è il reggae?
Volete un disco che racchiuda il meglio del meglio di questa musica ?
Volete averne uno per averli tutti? Eccovi “Babylon by bus”: tutto l’entusiasmo che Robert Nesta Marley riusciva a mettere nella sua musica fotografato nel concerto che nel ’78 il rastaman tenne al pavillon di Parigi (le note di copertina aggiungono erroneamente anche quelli di Londra, Amsterdam e Copenhagen)..
Un entusiasmo profondo e spirituale che ha reso grandi e celebri praticamente tutte le canzoni qui raccolte. A cominciare da “Jammin’”, con i sette minuti e passa di “Exodus” e poi “Lively up yourself”, “Positive vibrations”, “Stir it up”, tutti brani entrati nella storia che non documentano solo il valore artistico di Marley, ma soprattutto la carica spirituale che egli metteva nelle sue canzoni. E pochissimi altri artisti, nella storia della musica (non solo della musica “moderna”), sono riusciti, come Marley, a trasfondere in maniera così completa e avvertibile la propria religiosità (condivisibile o no) nella proprie note e nei propri versi. Inoltre le secuzioni dei brani testimoniano dell’otimo stato di forma dei Wailers, compatta e uniti come raramente, tra continui cambi di formazione, abbandoni e ritorni, erano mai stati. Del resto non era facile averli tutti sul palco.
Lo spiega il produttore Evert Wilbrink in un'intervista concessa a Bobmarleymagazine.com: “Viaggiando di paese in paese, spesso incorrevamo nel pericolo che uno o due di loro fossero arrestati all’areoporto per possesso di marijuana. O ne perdevamo un paio a causa dei ritardi. Così se il loro volo era, ad esempio, per le 4 del pomeriggio, noi dicevamo che la partenza era per le 11 del mattino. Un giorno erano tutti nell’atrio dell’Hilton ben 5 ore prima di partire per Londra. Abbiamo spogliato ognuno di loro di ogni pipa, cartina e fumo.
Ma Seeko Patterson, l’anziano percussionista di Marley, fu arrestato comunque a Heathrow perchè aveva ancora 3 semi di marijuana nelle pieghe della tasca!”.
Però su quel palco lo sgangherato gruppo di Marley c’era tutto e andava come una locomotiva. Viaggiava verso il sole e il sole era Bob.
Questo album può essere considerato il vero testamento artistico di Marley che sarebbe scomparso 3 anni dopo per un tumore al cervello. “Babylon by bus” non fu l’ultimo album del musicista jamaicano, ma nei successivi “Survival” (che si sarebbe dovuto chiamare “Black survival”) e “Uprising” non abita la forza e la magia presente in questo live.
Una forza che neppure le mille raccolte e pubblicazioni postume avrebbero potuto rievocare.

7 agosto 2008

Berlusconi si ispira a Mussolini


Perdonatemi se vi ho salutato e sono ritornato ma ho avuto un attacco di Berlusconite così ho deciso di fare un ultimo post. Girovagando quà e là per il web ho trovato alcune dichiarazioni di Mister b.,che mi hanno fatto "girare le balle", consentitemi l'affermazione, e che vi riporto parola per parola or dunque :

Un solo uomo di partito ha avuto il potere: Benito Mussolini. Tutti gli altri non hanno avuto potere, ma solo guai.
(Fonte: RAINEWSG24)

Se vengo ancora intercettato ed escono registrazioni lascio l'Italia ( Aprile 2008 ) - magari -

Mi accusano di aver detto più volte che i comunisti mangiano i bambini: leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi”, ha detto parlando ad un comizio elettorale a Napoli. ( Marzo 2006 )

Mussolini non ha mai ucciso nessuno. Mussolini mandava la gente in vacanza al confino” dice Berlusconi alla rivista Spectator, rispondendo “sì” quando gli viene chiesto se pensava che il dittatore fascista fosse stato “mite”. ( Settembre 2004 )

«Se le tasse sono troppo alte, è giusto mettere in atto l’evasione o l’elusione fiscale»
APRILE 2008: (Su Bossi malato) “Ho detto solo che si sta riprendendo bene dalla malattia” (Radio Radio)

Concludo ho la nausea

Errebi........và in pausa


Errebi và in pausa fino al 24 Agosto. Non saranno ferie ma, come ben saprete, seguirò mio figlio Federico all’Istituto San Camillo degli Alberoni al Lido di Venezia. Sarà perciò impossibile per me fino al 25 Agosto aggiornare il blog. Vi invito comunque a visitarmi e se ne avrete voglia di leggere (o rileggere) qualche mio post; basta rovistare negli oltre 400 post pubblicati e scorrere a ritroso le pagine. A proposito i commenti saranno ben graditi
BUONE VACANZE A TUTTI - DA ERREBI -

La vittoria degli interventisti


Il governo italiano, al momento, sembra di non aver voglia di entrare nella mischia, ma lascia che interventisti e neutralisti si affrontino, occupino la piazza, condizionino l'opinione pubblica.
A Trento, Cesare Battisti e Alcide DE Gasperi, uno socialista, l'altro cattolico, si scontrano sul tema della guerra. Battisti è favorevole all'intervento italiano, De Gasperi scrive sul "Trentino", il suo giornale : " Noi la guerra non la vogliamo". Quando lo costringeranno a chiudere, nella pagina interamente imbiancata dalla censura austriaca scriverà in grande una sola parola : "Ultimo".
L'Italia non è in grado di affrontare una guerra europea, l'esercito non è pronto, come afferma il capo di stato maggiore Lugi Cadorna. Meglio avere il tempo di intensificare la preparazione.
L'ossatura dell'interventismo è costituita dai nazionalisti nel quale confluiscono uomini e tendenze politiche diversi : antigiolittiani come Salvemini, Prezzolini e Amendola; giolittiani come Bissolati; sindacalisti rivoluzionari, i conservatori, i repubblicani come Nenni e i fratelli bolognesi Giorgio e Mario Bergamo.
Per molti di loro si tratta di agire in nome dei principi del Risorgimento.
I neutralisti sono : cattolici, il settore del parlamento influenzato da Giolitti, i socialisti internazionalisti e pacifisti per ragioni politiche e ideologiche, le popolazioni povere che sanno che dovranno sopportare tutto il peso.
Le forze interventiste sono reclutate nei ceti medi urbani e tra gli studenti. A fornire le suggestioni sono intellettuali ascoltati ma non giovani. Per molti di loro la guerra è congenita all'uomo e le cose del mondo si risolvono con la forza.
Il movimento interventista si impradonisce della piazza nei dieci mesi sino alla guerra e mette in campo agitatori professionali, gente di carisma e di esperienza, come Benito Mussolini e Filippo Corridoni, tutti usciti dalle divisioni della sinistra.
I giornali interventisti sono pieni di transfughi del sindacalismo rivoluzionario o del socialismo, portano sulle pagine i toni violenti che sono nelle piazze.
L'agitatore più formidabile è Cesare Battisti, figura severa dominata dal pizzetto, deputato di Trento, fuoriuscito, capace sempre di spiegare il suo percorso politico, testimone di un Trentino che leggittima l'entrata in guerra dell'Italia.
Parla con passione, preme sulla sua italianità. E' un socialista che ha scelto l'Italia al posto dell'Austria, la guerra anzichè la pace.
Ovunque vada trova la folla e la convince, ai suoi comizi seguono cortei con bandiere e inni nazionali e anche scontri con i neutralisti. La polizia a lungo lascia sfogare i due schieramenti, si limita ad arrestare i più violenti.
Benito Mussolini ha fondato a Milano il nuovo giornale, "Il Popolo d'Italia", grazie all'aiuto di industriali finanziatori. La parola d'ordine degli interventisti è "guerra o rivoluzione, guerra alla frontiera o guerra all'interno".
Nella testata ha fatto incidere due frasi : "Chi ha del ferro ha del pane", "La rivoluzione è un'idea che ha trovato delle baionette".
Di ferro, pane e baionette gli italiani sentiranno parlare da Mussolini per almeno vent'anni.
Il vecchio Giolitti è accusato di essere "complice dello straniero". A Venezia affigono un manifesto funebre : "Affinchè possa essere ricordato alla pubblica indignazione il giorno in cui la Patria il suo imprendibile dovere, i suoi sacrosanti diritti avrà con la guerra affermati di fronte all'Europa, qui ad inorata memoria affiggiamo il nome di Giovanni Giolitti, ministro della malavita, mercatore e corruttore dell'anima italiana in tempi di sacri ardimenti"

E crescendo impari ( di cuore dedicata a Federico )


E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si
combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non e' quella che affanosamente si insegue credendo che
l'amore sia tutto o niente,...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono
fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere
mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose.......
e impari che il profumo del caffe' al mattino e' un piccolo rituale
di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro
dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia
dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane
per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole
esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere
e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera
ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero
rilassa e libera i pensieri.
E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille
allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata
e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in
cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per
annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio
inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio
i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità

6 agosto 2008

"Ah, Dio ! Com'è deliziosa la guerra


Non ho spiegato nel post precedente "Tre colpi di pistola" di voler tentare di raccontarvi, nel modo più semplice possibile, come dal 1915 al 1918 un esercito di contadini, pastori, bottegai e operai, quasi tutti analfabeti, senza una lingua comune, male armato e peggio vestito andò al massacro."L'esercito dei gobbi", come sprezzatamente lo definiva il generale Cadorna, seppe comunque lottare, morire e vincere la sua guerra.
Oggi in ogni piccolo paese c'è un monumento ai Caduti della Grande Guerra. I trattati di pace non misero fine alle tensioni, alladisoccupazione, all'emigrazione, ma spalancarono il baratro delle dittature e di una ancora più terribile guerra.
Sette milioni di italiani scoprirono di essere figli della stessa Patria che per riconoscerli ne chiedeva la vita.
Quegli spari e quei morti sembrano un fatto privato dell'Austria. Per adesso Sarajevo non toglie all'Europa la voglia di vivere. Furoreggia il tango e i giornali si chiedono : possono ballare le fanciulle ? Troppo languido, troppo peccaminoso.
Il Kaiser Guglielmo lo bolla d'infamia, seguito dal papa Pio X e da tutti i parroci del Veneto che rincarano la dose affermando che Tre bali fan una putana ( Tre balli fan una puttana).
La guerra sembra che debba finire subito e che, invece durerà anni : che costringerà a fermarsi a lungo, quasi a studiare la mossa successiva, per poi scattare all'assalto.
Tutto intorno è un susseguirsi di avvenimenti : per chi ama l'opera lirica c'è Giacomo Puccini e per chi ama le novità, la musica jazz.
Circolano circa un milione di automobili in Europa cambiando completamente il paesaggio delle città , nel cielo volano pesanti dirigibili e leggeri aerei che possono toccare i 200 chilometri orari e raggiungere i seimila metri di quota.
Il cinema è ancora muto, in Italia fanno ridere Cretinetti e Polidor, gli autori teatrali alla moda sono Pirandello, D'Annunzio,Sem Benelli.
Dopo l'ultimatum dell'Austria alla Serbia i giornali italiani titolano "Guerra". La gente sfila a Londra al grido di "Peace! Peace!" ma, gli ultimatum si staccano a raffica dalle mani dei re : Russia, Germania, Francia.
E per ultima proprio l'Inghilterra. E' un fuoco destinato ad avvolgere dal Mre del Nrd ai Vosgi, dallo Stelvio all'Adriatico, dalla costa montenerina a Salonicco, dal Carpazi al Mar Baltico.
Basteranno pochi mesi per far sparire dalla scena la Serbia, dove è scoppiata la scintilla della tragedia.
L'Europa ha sepolto in fretta l'allegria del secolo ; è finita la "Belle Epoque". Nei sogni dei fanti che partono per il fronte, donne bellissime che hanno reso famose le notti parigine.
La Germania sembra la più preparata. L'esercito ha alle spalle un paese che è un colosso industriale e una formidabile macchina di produzione bellica.
Sul trono d'Italia siede un re di 45 anni, regna dal 1900, da quando a Monza il padre Umberto I fu assassinato da un anarchico.
Lui è freddo, chiuso, ha un'intelligenza acuta e una memoria non comune, parla bene l'inglese, ma a corte si esprime in piemontese. Si definisce "il primo impiegato dello Stato". E' sfavorito da un fisico sgraziato, è alto poco più di un metro e mezzo, non gli basta indossare visiere altissime o calzare stivali col tacco alto. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, l'altezza minima dei richiamati è misurata su quella del sovrano e l'esercito così sarà più numeroso.
Tra Milano e Roma un treno direttissimo impiega 12 ore, il biglietto di andata e ritorno costa 46 lire, un terzo dello stipendio medio di uno statale. Le navi italiane battono tutte le rotte. il 10 di ogni mese da Venezia parte il piroscafo per Calcutta.
Il censimento del 1911 dice che gli italiani sono 34.500.000. Il reddito annuo lordo è di 718 lire a persona, si lavora 12 ore al giorno e lo stipendio si aggira sulle 120 lire al mese.
Circolano 107.000 biciclette e 5.862 autovetture che costasno venti volte la paga di un operaio.
Si bevono il liquore Strega e la birra Milano. La macchina da scrivere più diffusa è l'Olivetti.
Si muore disperati per debiti ma si affollano i teatri di rivista. Desta scandalo l'iscrizione della dottoressa Adelina Portici, prima donna in assoluto, nell'albo dei notai di Roma.
Milioni di italiani, comunque, a causa della crisi dell'agricoltura e del progresso scientifico che rendono superflua molta mano d'opera, sono costretti a partire per gli Stati Uniti, il Brasile, l'Argentina, l'America Centrale in cerca di lavoro. Alcuni faranno fortuna, altri dovranno lottare duramente.
E sono proprio molti di loro che, credendo che la guerra fosse un modo per sentirsi parte di quell'Italia che muoveva i primi passi, ritornano dai paesi dove erano emigrati. Non immaginavano di trovarsi in una tragedia tanto più grande dell'emigrazione.
Conobbero le trincee dell'altopiano, le rocce del Carso, le acque fredde del Piave. Ma soprattutto l'angoscia del sentire la morte accanto.
Non furono le medaglie che rimasero sulla pelle sino alla fine, ma le ferite.
Continua.............

Bigoli neri


In passato, i bigoli dominarono sugli altri tipi di pasta e ancora oggi alcune massaie conservano il piccolo torchio con cui preparano i grossi spaghetti con semola e metà farina bianca. Le famiglie più modeste omettevano l'aggiunta di uova e burro, oggi usati per rendere l'impasto più morbido.
Bigoli neri
Disporre la farina integrale a fontana; aggiungere le uova e il burro, formando un impasto piuttosto compatto con l'aggiunta di acqua tiepida e poco sale.
Lavorare bene sulla spianatoia e lasciar riposare il panetto coperto per 30 minuti.
Trascorso questo tempo, inserire la pasta nello speciale bigolaro ottenendo così i bigoli che si presentano come degli spaghetti.
Lessare i bigoli in brodo di anitra e condire con la salsa. Per la salsa d'anatra: soffriggere nel burro la cipolla tritata. Aggiungere la polpa e le rigaglie (tenere a parte il fegato ); tagliate a cubetti.
Cuocere per 20-25 minuti aggiungendo qualche foglia di salvia.
Spruzzare il composto di vino bianco. Se è necessario, aggiungere dell'acqua.
Aggiustare di sale e pepe; poco prima di togliere dal fuoco, aggiungere i fegatini.

Camminando negli anni '70


3 POST
Vorrei parlarvi oggi del gruppo che più ha lasciato il segno nel mio cammino musicale : i Deep Purple.
All’inizio del 1974, non ci sono più Ian Gillan e Roger Glover, nei Deep Purple, sostituiti (egregiamente) al canto e al basso da David Coverdale e Glenn Huges: non è quindi più il line-up storico della band, ma a questa formazione si devono tre album eccellenti come “Live in Europe”, “Stormbringer” e, appunto, questo “Burn”.
Che è un album in pieno mainstream hard rock, ma che evidenzia alcuni momenti che vale la pena di sottolineare.

Intanto la parte di batteria del brano che dà il titolo all’album è un “manuale del perfetto batterista” che ogni aspirante picchiatore di pelli dovrebbe mandare a memoria.
Il brano in sé è eccellente e soprattutto dal vivo avrebbe fatto faville per molti anni.
Così come “You fool no one” che ha una ritmica piuttosto inusuale per questo tipo di musica e un buon uso dei cori. “Mistreated” è un eccellente “lento” che avrebbe conosciuto una grande versione in “Made in Europe” e “A 200” sembra abbozzare tentativi musicali che saranno messi meglio a fuoco in “Stormbringer”.
Anche se non è, come si diceva”, la formazione più osannata dei Purple, questa non se la cava affatto male. Coverdale non fa rimpiangere più di tanto Gillan (e questo è uno splendido risultato), blueseggiando in “Mistereated” come Ian non avrebbe forse potuto, Huges è un ottimo bassista che non ha niente da invidiare a Glover, Lord sembra sempre suonare hard rock giusto per fare un piacere agli amici sognando Bach, Jan Paice si produce in alcuni momenti assolutamente strepitosi, e paradossalmente quello che forse “esce” meno è colui che da molti è considerato il vero leader della band: Ritchie Blackmore, la cui chitarra è sempre funzionale e quasi mai prevaricante, pare mettersi disciplinatamente al servizio della band, una cosa che non accetterà di fare spesso.
Un disco più che buono, insomma, che si distanzia comunque anni luce da quello che è il rock duro di oggi (heavy metal e i suoi derivati più estremi).

5 agosto 2008

Tre colpi di pistola


Come iniziò............
Il Novecento ci mette molto a puntare. "L'Ottocento non potè finire che nel 1914", ha scritto uno storico.
S'affaccia all'improvviso una domenica d'estate, annunciato da tre colpi di pistola. Il mondo non sarà più lo stesso. "Nel 1914 l'Europa era sull'orlo del socialismo, ma anche della guerra: in pochi giorni, in poche ore precipitò nel baratro, così il francese Fernand Braudel.
Il 28 Giugno, il giorno di San Vito, a Sarajevo. Tutto, si racconta, nella storia dei popoli slavi accade il giorno di San Vito : l'inizio di cinque secoli di dominazione ottomana nel 1389, sino all'ultimo 28 giugno 1991 quando l'esercito iugoslavo accerchia la Slovenia che si è appena proclamata indipendente. Ed è l'inizio della fine della Iugoslavia moderna.
In visita a Sarajevo, quel giorno, c'erano l'arciduca erede dell'impero austroungarico Francesco Ferdinando e la di lui moglie, la contessa Sofia di Hohenberg, una boema di rango inferiore.
La Bosnia è povera, turbolenta pechè non ha digerito l'annessione all'impero. Nel capoluogo si mescolano razze e religioni.
I turchi, nella lunga dominazione hanno disseminato la città di moschee. Perla visita imperiale si sono ripuliti i vecchi palazzi e rifatte le strade evidenziando ancora il cemento fresco.
Il corteo imperiale si muove alle dieci del mattino, in testa l'autovettura col sindaco e il commissario di polizia, poi l'auto scoperta con la coppia imperiale e il generale comandante militare della Bosnia-Erzegovina.
Francesco Ferdinando ha 50 anni, alto, possente, i baffi all'insù, collerico. di poca cultura e con problemi di linea.
Va fiero della sua collezione di strumenti di tortura. E' destinato a prendere il posto a Francesco Giuseppe, il vecchio imperatore ultraottantenne, sul trono da 66 anni, che è il mito vivente di un epoca che non vuole tramontare, "imperatore per grazia di Dio e dei cannoni".
L'imperatore è rimasto solo; la sua famiglia si è sfaldata tra manicomi e tragedie personali. Gli è rimasto questo nipote che ogni giorno dalla Bosnia gli spedisce un telegramma per tenerlo informato e che vuole pilotare la politica dell'impero.
Alle 10 del mattino di quel 28 giugno una bomba sfiora l'auto dell'arciduca ed esplode sotto la vettura del seuito, occupata dagli ufficiali.
Il corteo prosegue, Francesco Ferdinando vuole dimostrare di non aver paura, ordina di dirigersi per il pranzo ufficiale nel serraglio dell'antica moschea imperiale.
Sul ponte che attraversa il fiume Miljàcha risuonano gli spari, proprio mentre transita la grossa macchina del corteo.
Lo studente liceale Gravilo Princip si fa strada tra la folla, estrae dalla tasca della giacca una pistola e fa fuoco a bruciapelo sulla coppia. Lei muore sul colpo, i soccorsi all'arciduca sono difficoltosi, si accorgono con ritardo che devono taglare con una spada la giacca.
Princip è subito catturato, non rivela i nomi dei complici, si limita a rispondere : "Ora fate di me quello che vi pare".
Facevano parte del complotto sette persone che si erano appostati in sette differenti punti lungo il tragitto del corteo. Avevano un solo ordine : "Non lasciarsi prendere vivi per nessuna ragione al mondo". In tasca ognuno aveva una bustina di cianuro.
Vennero processati 3 mesi dopo, quando già la guerra aveva provocato mezzo milione di morti.
Quattro imputati vennero condannati alla pena capitale, tre all'ergastolo perchè minorenni, tra cui lo stesso Princip, che morirà di turbecolosi in carcere alla vigilia del crollo dell'Austria, dopo aver tentato due volte il suicidio.
Sui muri della cella lascia incise queste parole . "A Vienna andranno i nostri fantasmi e vagando nel palazzo faranno paura ai sovrani".
Sarà celebrato come un eroe : il posto dell'attentato porta il suo nome, così pure una piazza e una via. Sul marciapiede dal quale ha sparato sono state conservate le orme impresse dalle scarpe sul cemento fresco.
La notizia dell'attentato piomba in una Vienna chiusa per ferie. Francesco Giuseppe scuote la testa candida : "Terribile!Poveri figlioli",annota nel diario la figlia Maria Valeria.
Alla stazione di Vienna lo attende il pronipote arciduca Carlo9 Francesco Giuseppe, nuove erede al trono.
Le salme vengono issate a bordo della corazzata Viribus Unitis che le trasporta a Trieste. Da Trieste a Vienna in ferrovia. I funerali si svolgono il 4 luglio.
l'otto luglio l'ustria decide l'ultimatum alla Serbia, le concede sino alle 17 del 25 per provare che non ha avuto niente a che fare con l'attentato di Sarajevo.
Le condizioni sono durissime : sciogliere le associazioni irredentistiche, licenziare i docenti, gli impiegati e i soldati sospettati di propaganda nazionale; saranno esclusivamente funzionari imperiali inviati dall'Austria a svolgere le indagini sull'attentato.
La Serbia sembra rassegnata, accetta tutto, si limita a chiedere spiegazioni sull'imposizione dei funzionari austriaci per le indagini che suona come una limitazione della sovranità dello stato. Non c'è risposta.
Gli altri stati si offrono per la mediazione, ma Francesco Giuseppe ha già mobilitato otto corpi d'armata per la campagna contro Serbia e Montenegro.
Sul Danubio si odono le prime cannonate. E' scoppiata la guerra.

Continuando a ..............


Continuando a raccontarvi in musica degli anni ' 70 oggi vi parlerò del blues, rock and roll, folk, hard rock dei Led Zeppelin con il loro album Led Zeppelin IV.
Niente di nuovo sotto il sole della premiata ditta Page & Plant, anche in questo disco, come nei precedenti lavori, la caratterizzazione del gruppo è stabile e continua ma, quì il mix musicale trova un bilanciamento miracoloso mai prima di quel momento raggiunto.
Black Dog e Rock'n'roll danno un inizio esplosivo al disco rispondendo, senza polemiche, a chi gli aveva tacciati di morbidezza.
Ma soprattutto la dimostrazione che i Led Zeppelin non sono sono un gruppo hard ascoltando The Battle Of Evermore". Così, cari fans da rock duro ecco tutto per voi un tripudio di chitarre acustiche, mandolini, dulcimer e anche Sandy Denny, dei Fairport Convention a duettare con Plant in un brano dal sapore folk medievaleggiante. Poi l’apoteosi.
Tutto è già stato detto su "Stairway To Heaven" e mai come in questo caso, “tutto” equivale assolutamente a “niente”, inutile quindi sprecare altro fiato e inchiostro: ci vanno orecchie e cuore e non bocca e chiacchiere per uno dei monumenti della storia della musica rock, il confronto col quale sarebbe impietoso per qualsiasi altro spartito.
E questo vale anche per le canzoni del secondo lato. La delicata ballata di "Going To California", la sfrenata "Misty Mountain Hop", il blues di "When The Levee Breaks, un brano di Memphis Minnie del 1928, sono tutti momenti eccellenti, ma dopo “Starway” semplicemente scompaiono.
Perché quando sali la scala per il cielo, dopo puoi solo scendere: e i Led Zeppelin avrebbero dovuto accorgersene fin dal disco successivo.

4 agosto 2008

Reduce


Sono un reduce degli anni '70 il mio periodo d'oro và dal 1972 al 1978 dove, ho incominciato ad appassionarmi alla musica e a vivere pienamente la mia passione.
Il 1970 apre il decennio settantiano ma io, appena quattordicenne, non ero ancora entrato nell'ingranaggio che farà degli anni '70 non una banale appendice del folgorante decennio precedente ma un'entità storica assolutamente unica ed irripetibile, dalle proprie finalità caratteristiche.
E' mia modesta intenzione raccontarvi un pò di quegli anni parlandovi appunto di musica e dei dischi che più mi hanno lasciato il segno incancellabile del periodo.
Saranno in tutto dieci le recensioni che pubblicherò e incomincerò questa etichetta con gli Yes e il loro "Close to the edge"
La massima espressione di progressive rock, con il massimo dei pregi e il minimo dei difetti. Uscito nel 1973 fù considerato, dalla critica, il disco giusto al momento giusto. Da sottolineare l'omonima suite di 18 minuti, che occupava l'intero spazio del lato A, paragonabile alla consorelle “Supper’s ready” dei Genesis e perché no al “Giardino del mago” del Banco.
Disco quintessenza del progressive rock con complicate architetture sonore e grande perizia strumentale.
Certo il disco esige un'attenzione un pò superiore a quella richiesta da Britney Spears, per dire, ma ascoltatelo se ne avrete l'opportunità e quasi non ci si accorge di quanto sono bravi Howe, Squire, Bruford, Wakeman e Anderson e quanto sia complesso ciò che stanno raccontando.
Emozione, il piccolo miracolo, come quando ammiri un Van Gogh e quello che vedi ti parla al cuore e solo dopo molto tempo (e forse mai) inizi a chiederti come avrà mai fatto il pittore a stendere quelle pennellate.
Quanto detto per “Close…” vale anche per le quattro parti “And you and I” giocata a rimpiattino tra chitarra acustica e tastiere, e per la magniloquente (forse addirittura all’eccesso) “Siberian Khatru”.
Tutto ciò al primo ascolto, anche se, questo disco si rifiuta di rivelare di sè tutto e subito. Solo gli ascolti ripetuti rivelano il rincorrersi e il ritornare dei temi, le loro variazioni, le loro progressioni; gli arditi ricami della batteria di Bruford; le mille soluzioni di Wakeman…
E’ un analisi attenta che permette di scoprire i segreti celati dal primo impatto, i tanti piccoli particolari sonori cui il digitale ha restituito evidenza e brillantezza.
Non è certamente pensabile di farlo oggi su un disco di oggi, ma allora certi lavori richiedevano questa attenzione, questo amore, e ripagavano con grandi emozioni.
Oggi le emozioni, quando ci sono, sono più immediate e non è neanche detto che sia un male. Chissà…
Ma all’inizio parlavamo anche dei difetti. Certamente la voce di Jon Anderson è tra le più glaciali della storia del rock, certamente tanta ricchezza ascoltata oggi (ma non allora, e questo la dice lunga su quello che ci propinano adesso) finisce per stordire, ma la costruzione offerta da questo disco rimane una architettura di imparagonabile bellezza contro cui il tempo nulla ha potuto.

Passo....dopo passo


Era da un pezzo ormai che Federico dava segnali di esserci. Soprattutto da quando avevo inventato il gioco degli "Indovinelli" dove, a seguito di un premio, ad ogni risposta esatta, vedevo la forza e la volontà che Federico metteva per riuscirci. Oltre a scrivere, nonostante non ci veda, a far di conto e a cominciare a porsi delle domande sul perchè e per cosa della sua situazione, è la grande tenacia che ci mette su tutte le cose che fà che mi entusiasma e mi rende fiducioso per il futuro.
Da oggi ha cominciato il percorso con la logopedista, importante tappa di avvicinamento al suo probabile penso recupero totale.
Forza Fede dai, ancora una volta dimostrazione, della tua incredibile forza di vivere, della tua incredibile rincorsa al ritorno alla vita. E come direbbe Lui : " Fan culo tutti !!!! "

Tangentopoli : ecco chi ne inventò il nome


La vera verità ? E' che all'inizio nessuno, nemmeno il sostituto procuratore Antoni Di Pietro, aveva capito che razza di cambiamento ci sarebbe stato con "Mani Pulite".
Si pensava di assistere ad una delle solite inchieste sulla corruzione politica. Una di quelle che, ad un certo punto, uscivano fuori strada o si perdevanoin altre procure, più malleabili.
Invece l'indagine accelerò come mai era accaduto in Italia e nacque Tangentopoli. Terminologia inventata dal giornalista di Repubblica Piero Colaprico, il vecchio "Kola" come lui amava definirsi.
Dopo il primo arresto, quello di Mario Chiesa, in base alle sue deposizioni, dopo le elezioni dell'aprile 1992, vennero arrestati otto imprenditori.
Uno dei loro avvocati, uscendo dal carcere di San Vittore, si fermò con i giornalisti : "Ragazzi, scriverete per anni, sta venendo giù il mondo".
Ai giornalisti sembrò la classica balla, invece, l'avvocato, aveva ragione da vendere.
L'arresto del socialista Mario Chiesa era stato una specie di detonatore. Le confessioni esplosero, una dietro l'altra, obbligando nel giro di qualche anno i giudici di tutta Italia a firmare migliaia di arresti.
Abbiamo visto camminare lungo quel 4° piano del Palaingiustizia, come l'ho sempre chiamato per scherzo, i vertici dell'industria e della politica, sono crollati interi partiti e quello che alcuni di noi immaginavano, sulla corruzione politica, assunse un'evidenza allucinatoria.
Chi avrebbe potuto sognare che un socialista ritirasse le mazzette degli appalti per la metropolitana e le distribuisse a tutti, compresi i repubblicani, con percentuali stabilite alla lira in base ai voti presi ?
O che un democristiano passasse i soldi a un comunista ? In pubblico litigavano, e in privato andavano d'amore e d'accordo per la spartizione del bottino.
Fatti clamorosi ne avvennero tanti, nai cinque anni dell'inchiesta che toccò i vertici del potere italiani, arrivando fino a Silvio Berlusconi, che nel novembre del 1994 ricevette un invito a comparire davanti alla procura milanese mentre stava partendo per Napoli per un vertice internazionale insieme ai Clinton.
Ci furono alcuni suicidi di imputati e indagati, San Vittore era su tutti i telegiornali, ma, il picco, ciò che sorprese moltissimi e dimostrò quanto l'inchiesta fosse stata devastante, fu la consegna, nella suite di un albergo di Roma, dell'avviso di garanzia a Bettino Craxi, primo presidente del Consiglio socialista.
Se non ricordo male, era il 15 dicembre del 1992. Mario Chiesa, che lui aveva definito mariulo
facendolo infuriare, era stato arrestato dieci mesi prima.
Tra la primavera e l'estate di quell'anno erano finiti ammazzati, insieme alle loro scorte, i magistrati antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Sicuramente è ancora presto perchè qualcuno scriva un bel romanzo su Tangentopoli, ma alcuni personaggi sarebbero degni di restare impressi sulle sue pagine. "Per esempio uno come Sergio Cusani", era un leader del '68, mollò le bandiere rosse ed entrò nello staff di Aldo Ravelli, grande agente di borsa e grande navigatore di affari segreti.
Poi divenne una specie di capitano pirata della finanza, l'uomo che stava a metà tre gli imprenditori e i politici.
Il suo processo, nel '93, fu un evento internazionale e si trasformò in uno spettacolo televisivo tra i più drammatici.
Sfilarono lo stesso Craxi, che ammise di conoscere le tangenti fin da quando portava i pantaloni alla zuava, poi il segretario della Dc Arnaldo Forlani, che per l'emozione aveva un filo di bava biancastra alla bocca, inquadrato senza pietà ; e il leader dei liberali Renato Altissimo, che rispondeva "signorsi" a Di Pietro.
Venne coinvolta pure la Lega, perchè il suo cassiere aveva intascato dei soldi dalla famiglia Gardini.
Salvo il Pci-Pds perchè non si seppe a chi materialmente Raul Gardini avesse consegnato un valigietta con un miliardo di lire (ma con quei soldi era entrato a Botteghe Oscure).
Venne colpito soprattutto il Psi anche se, nel 1993, la Camera non concesse l'autorizzazione a procedere contro Craxi.
Sotto il suo hotel, una folla di giovani e vecchi accorse per mostrargli le banconote e lanciargli le monetine, si contarono poi due morti violente, quella di Gabriele Caglia, presidente dell' Eni, azienda di Stato e quella di Raul Gardini, ex proprietario della Montedison.
La loro morte, ipotizzando una sorta di costrizione al suicidio, non fermò gli arresti della Procura.
Speravo che, dopo quella grande legnata ai ladri di partito, anche nel nostro - come accade in altri paesi - nascesse un'idea più sensata di che cosa è il bene comune, ci fosse più rispetto per i poveri e per gli ultimi, si pensasse di fare largo ai giovani.
Invece niente. Pù che di vivere un incubo, sembrava di gattonare in una gigantesca nebbia di narcosi collettiva.
E poi, cavolo...........................!!!!!!!!!!!!