31 marzo 2008

Gli anni 80 in musica (1982)

In un anno in cui molte canzoni si alternano al comando della hit parade, sarà uno sconosciuto cantante austriaco a vincere il premio di canzone dell'anno. Intanto, a inizio 1982, spopola ovunque, soprattutto alle feste di compleanno e di carnevale, Reality, dello sconosciuto Richard Sanderson, tema del clamoroso successo cinematografico di fine 1981, "Il tempo delle mele". Dopo la vittoria a San Remo, va benissimo anche Riccardo Fogli, con "Storie di tutti i giorni". Sempre sull'onda di un successo cinematografico, "Paradise" di Phoebe Cates domina le hit parade per tre mesi, finché non viene superata dal nuovo idolo delle teenagers, Miguel Bosé con "Bravi ragazzi". Anche gli Imagination e Claudio Baglioni, con la splendida "Avrai", arrivano al numero uno, finché a metà ottobre arriva Falco.
Lo sconosciuto giovanotto austriaco va in testa alla classifica e ci rimane fino all'inizio del 1983 con una specie di rap elettronico in un inglese molto "tedesco". A nulla valgono i ripetuti assalti di "I won't let you down" dei PH.D. e di "Hard to say i'm sorry", dei Chicago. Se il 1982 a 45 giri non ha avuto un vincitore netto, la classifica degli album é stradominata per tutto l'anno da un sopravvissuto del progressive rock italiano anni 70: Franco Battiato.
Abbandonata l'ardita sperimentazione dei tempi di "Fetus" e "Pollution", Battiato esce con La voce del padrone, un disco con tematiche molto profonde ma furbamente "mascherate" in quelle che all'apparenza sono canzoni molto "facili", in modo da non spaventare chi compra un disco in cui ci sono gemme preziose come "Gli uccelli", a mio modesto parere la piú bella poesia italiana degli ultimi anni. "La voce del padrone" sarà il primo disco italiano a superare il milione di copie vendute, e suo malgrado, Battiato diventa una star. A reggere le bordate della corazzata Battiato, in classifica per oltre un anno, ci provano la colonna sonora de "Il tempo delle mele", "Cocciante", con la bellissima "Celeste nostalgia", che non riuscirà mai a raggiungere il numero uno, il rock elettronico degli Alan Parsons project, con "Eye in the sky", e verso fine anno i Dire Straits, che con "Love over gold" riusciranno a spodestare il tiranno siciliano.
Arrivano dall'Australia i campioni del 1982: sono gli sconosciuti Men at work, che sbancano le classifiche con Business as usual, contenente le due super hit "Who can it be now" e "Down under".
Il loro rock molto facile e l'inconfondibile attacco di sax conquista le top ten mondiali, mentre il compositore Vangelis conosce improvvisa, grandissima fama con la colonna sonora del film "Momenti di gloria". Paul McCartney ottiene grande successo in accoppiata con Stevie Wonder, in "Ebony and ivory". Olivia Newton John porta fin nel 1982 il successo di "Physical", ma le due hit maggiori dell'anno sono "Hard to say i'm sorry", dei Chicago, e soprattutto "Eye of the tiger", dei Survivor.
Il gruppo americano é un altro esempio dello stretto connubio cinema-musica dell'epoca, visto che la loro canzone é il tema di "Rocky 3". Successo grandissimo anche per Don't you want me, degli Human league. Grande successo anche per il quarto album dei californiani Toto, "Toto IV", con le grandissime hit "Africa" e "Rosanna".
In un anno in cui i numeri uno, Falco e Sanderson, sono vere meteore, il panorama italiano propone Giuseppe Cionfoli, che si presenta a San Remo spacciandosi per frate (lo si saprà solo dopo), e diventa fenomeno mediale con "Solo grazie". La vera meteora é quindi Gazebo, gettonatissimo nei juke-box e come colonna sonora dei vari film di Vanzina, quest'anno con "Masterpiece", e poi con le mitiche I like Chopin e "Dolce vita", che a onor del vero viene prima portata al successo da un'altra meteora, Ryan Paris.
Ma gli autentici fenomeni parastatali dell'anno sono i Trio, tre zoticoni tedeschi che hanno 5 minuti di gloria con la mitica "Da da da" ( e il testo é tutto qua!). Anche i Quarterflash, con "Harden my heart", durano lo spazio di un pomeriggio.
Una copertina molto esoterica, brani che parlano di incontri con entità extraterrestri e la "oscura falciatrice": sono i Blue Oyster Cult, gruppo di discreto successo degli anni '80, capace di grandi esibizioni dal vivo, in cui trasformavano canzoni anche non straordinarie in trascinanti ballate rock. In questo terzo album live della loro carriera, i Blue Oyster Cult sono al loro massimo, con la classica "Don't fear the reaper" in tutta la sua carica thriller e altri grandi brani: "Burnin' for you", "Extra terrestrial intelligence" e il pazzo omaggio a Joan Crawford, immaginata come uno zombi che esce dalla tomba per unirsi a un gruppo di varia umanità che sarebbe a proprio agio in un film di Tarantino. Saranno anche strani, ma facevano grande musica dal vivo.

31 Gennaio 2008

A volte
vorrei non avere occhi,
né orecchie.
Vorrei non avere sesto senso e intuito, né essere abbastanza grande per capire
in che casino sono.
Vorrei essere piccolo, piccolo,
piccolo fino a sparire.
Vorrei essere uno stronzo,
per affrontare tutto questo senza dolore.
Vorrei non avere incubi da ricordare
e un futuro immacolato da scrivere con la penna giusta.
Comprimo le emozioni sulla carta
alleggerendo la mia anima ormai a brandelli,
copro con la musica il rumore dei pensieri
che come nebbia offusca la mia realtà.
E non mi sento ancora libero.
Errebì.

28 marzo 2008

Gli anni 80 in musica


Musica negli anni 80: non mi ricordo l'anno esatto in cui é cominciato il mio rapporto con la musica, ma mi ricordo il giorno, e anche l'ora: venerdi, alle 12.48. Era l'orario d'inizio su radiodue della top ten dei 45 giri, un appuntamento imperdibile, a cui giungevo correndo a casa da scuola: il mitico conto alla rovescia introduceva a un appuntamento in cui la facevano da padrone i bambini di allora. Quasi con pudore, i presentatori, che magari ascoltavano i King Crimson, i Pretenders, o Lou Reed, dovevano annunciare l'ennesima settimana al numero uno per "Carletto", o per la sigla di Goldrake, o dell'Ape Maia. Se non altro, si potevano rifare al sabato mattina, quando la classifica dei 33 giri era un po' più adulta, per il fatto che Corrado o i Cavalieri del re non avevano abbastanza materiale per incidere un long playing.
E allora, arrivava il momento dei grandi cantautori italiani, l'ultimo Battisti, Battiato, Claudio Baglioni, De Gregori, Lucio Dalla..e arrivavano i campioni stranieri, i Pink Floyd, i Police, i Supertramp, Bruce Springsteen.Quello che si era solo ascoltato nei due giorni precedenti, diventava poi immagini nei due programmi culto della domenica: "Superclassifica show" e "Discoring".
Il primo, piú orientato verso la classifica degli album, vedeva la presenza di tre personaggi di fantasia davvero mitici: il supertelegattone Oscar, che cantava la sigla in forma di cartone animato e poi si materializzava in forma di pupazzo, il deejay X, un fotomontaggio di un globo da discoteca con occhi e bocca umane, e Maurizio Seymandi, il personaggio piú di fantasia del trio, l'uomo dal riporto impossibile.
Non che a Discoring si facessero mancare qualcosa, anzi: la donna mitragliatrice Anna Pettinelli, l'inarrivabile Cecchetto, e i duo fantasia francese: Jocelyn e l'unico e solo Awana Gana (mi vien da piangere solo a ricordare il nome, sniff!!), una specie di fricchettone anni 70 con anelli dappertutto.
Ma a tutti loro va il mio grazie, per avermi fatto conoscere monumenti come i Rockets, Alberto Camerini, Sandy Marton, Tracy Spencer, Plastic Bertrand (!!), e canzoni che ricorderò sempre, come "Reality", "Moonlight shadow", "Jeopardy", "Eye in the sky".

1980
Il 5 gennaio 1980, la classifica dei 45 giri più venduti in Italia vede al primo posto Heather Parisi, con "Disco bambina" (!), al secondo "Remi e le sue avventure" (!!), al terzo e al quarto, Loretta Goggi, con "L'aria del sabato sera" e "Cicciotella" (!!). È il segno inequivocabile di un mercato dominato dal grande successo di Fantastico, lo show del sabato sera, e dalle richieste dei bambini, che si danno da fare da matti con i mitici mangiadischi. La Parisi e la sigla del cartone animato si alternano al comando fino agli inizi di marzo: il 15, invece, arriva al primo posto il fenomeno dell'anno, Video killed the radio star.
La cantano i Buggles, uno sconosciuto gruppo inglese, che ottiene con questa canzone facile facile, che fà uso di campionature e sound elettronici, un successo mondiale. In Italia, rimangono al primo posto per 14 settimane di fila (verranno scalzati dall'Ape Maia!), conquistando la palma d'oro di disco dell'anno. Alle loro spalle, i due campioni dell'estate 1980, Alan Sorrenti, con "Non so che darei", e Gianni Togni, con "Luna". Altri numeri uno nel corso dell'anno saranno Miguel Bosé, con "Olympic games", Renato Zero, con "Amico", Diana Ross, con "Upside down", e gli Spargo, sconosciuto gruppo olandese, con la smielata "You and me". Tra i 33 giri, sono 6 gli album che raggiungono il primo posto nel corso dell'anno: Lucio Dalla é il campione, con Dalla, che contiene tra le altre "Balla balla ballerino" e "La sera dei miracoli". I Pink Floyd si accontentano della piazza d'onore, ma il loro The wall é il numero uno mondiale dell'anno.
Le casalinghe innamorate spingono invece al primo posto Julio Iglesias, con "Innamorarsi alla mia età", mentre gli altri numeri uno sono l'intramontabile Lucio Battisti, con "Una giornata uggiosa", Edoardo Bennato, con la mitica "Sono solo canzonette", e Renato Zero, con "Tregua", contenente la stupenda "Amico".

26 marzo 2008

Valerio se ne è andato









Vado, ma in realtà vengo sospinto,verso un destino ignoto e senza luce;
avanzo a passi incerti, non ho meta,neppure so dove la via conduce.
Spesso smarrito guardo alle mie spalle,alla già lunga strada che ho percorso ed avvilito resto a meditare quanto del tempo mio sia già trascorso.
Rivivo ore di dolore e gioia,rivedo visi amati, e sento a volte in lontananza suoni di campane scandire l’ore al buio della notte.
Mi ritrovo ragazzo spensierato,giovane speranzoso ed incosciente,capace d’inseguire con coraggio sogni che dominavano la mente.
Cosa resta di ciò nel mio presente?
Un po’ d’esperienza ormai datata,
qualche gioia che piace ricordare,tristi rimpianti d’un’età beata.
Vorrei sedermi un poco a riposare,
ma l’impietoso tempo non consente:
bisogna andare avanti senza posa,
incontro all’al di là, incontro al niente.

Donadoni divorzio all'italiana


Roberto Donadoni ha detto che lui la pagnotta da ct se l'è guadagnata: giusto il tempo di dare un altro morso agli Europei, poi sarà divorzio.Separazione già scritta dalla singolare proposta di rinnovo fatta dalla federcalcio (contratto biennale solo in caso di ingresso in semifinale) e dal conseguente (e ovvio) rifiuto di Donadoni, che gli Europei ora sogna di vincerli per poi andarsene sbattendo la porta.

Un divorzio all'italiana che, da ieri, ha individuato il terzo incomodo: Marcello Lippi. L'ombra del ct campione del mondo si è stagliata a Elche dove staserà si giocherà l'amichevole con la Spagna (ore 22 diretta su Rai Uno), penultimo test prima dei campionati (il 30 maggio a Firenze ci sarà l'amichevole col Belgio).

25 marzo 2008

Erezioni Politiche 2008


Non è un errore di scrittura. Voglio proprio parlarvi di questo ineluttabile stato di eccitazione che pervade i nostri politici (e solo loro) in occasione di ogni tornata elettorale. Sono lì tutti belli (si fà per dire) e ringalluzziti,avvinti in noiosissimi dibattiti televisi che ci vengono propinati a tutte le ore e su tutti i canali. Riusciremo a sopravvivere?

Che palle consentitemi di dire. Accendo la tivù, sperando di rilassarmi con qualche programma gradevole creato a proposito - che diamine ho pure pagato il canone ne ho ben donde quindi - aggiungo pure che mi accontenterei anche di una tosta trasmissione di carattere informativo di quelle che fanno pensare e riflettere....Invece che ti becco? Qui Quo Qua e i tre porcellini che dibattono su alleanze, strategie,programmi, sondaggi e che più ne ha più ne spara in vista della prossima tornata elettorale.Ma dico, ve lo ricordate il teatrino a cui abbiamo assistito per mesi dopèo l'ultimo voto? "Abbiamo vinto...ennò abbiamo vinto noi, magari per un voto, ma in democrazia si usa così....ma quale democrazia, avete sfruttato una legge elettorale che fà schifo...e con chi ve la prendete? L'avete fatta voi..."

E gli altri? Scalpitano più che mai. Dopo due anni di panchina, infatti,non vedono l'ora di tornare in campo con la maglia da titolare a loro avviso, ingiustamente, indossata da un branco di riserve. Ovviamente anche da questa parte i " faremo questo, faremo quello" van via come il pane.

In definitiva le elezioni, per questi signori si trasformano in vere e proprie erezioni. Un'eccitazione esorbitante li pervade li accompagna sino al momento sublime: quello in cui il voto degli elettori penetrerà l'urna. Poi, a bocce ferme, si capirà ancora una volta chi ha goduto veramente, chi ha finto o, peggio, chi è rimasto vittima di coitos interruptus.*

* Il coito interrotto è una pratica contraccettiva, che consiste nella tempestiva estrazione del voto dall'urna prima dell'elezione,nel tentativo di evitare il contatto diretto dell'elettroe con la politica.

Archivo Fotografico Comunale Urbanistica di Venezia















L’Archivio fotografico è nato nei primi anni ’60 con lo scopo di raccogliere e documentare fotograficamente il Centro Storico, la Laguna, e la terra ferma ma, soprattutto, come supporto per l’attuazione del P.R.G. (1962) e delle successive pianificazioni e progettazioni in campo urbanistico.In tutti questi anni, ha prodotto un patrimonio di circa 50.000 immagini, tra negativi e positivi, tutte schedate manualmente da personale in servizio presso l’Assessorato all’Urbanistica, salvo un breve e temporaneo trasferimento (1975-1979) all’Assessorato alla Cultura e BB.AA. e ha raccolto una discreta quantità di materiale, costituito da antiche foto e piante storiche di buona parte del territorio comunale.Altri compiti che il gruppo di lavoro dell’Archivio Fotografico doveva assolvere erano:– Servizi fotografici di supporto ai gruppi di progettazione e ad altri settori della Pubblica amministrazione;– Documentazione fotografica di edifici e ambienti di interesse rilevante ai fini dello sviluppo urbano della città e del suo restauro;– Archiviazione e classificazione del materiale prodotto;– Raccolta e riproduzione di materiale storico-iconografico proveniente da altri Archivi al fine di un raffronto dei cambiamenti della città;– Analisi storica di aree di particolare interesse e di edifici soggetti a restauro;– Laboratorio sviluppo e stampa B/N;– Riproduzione e diffusione del materiale fotografico su richiesta esterna.Con il pensionamento del personale, l’Archivio e rimasto chiuso per piu’ di un anno. Poi su mia richiesta con la presentazione di un progetto l’A.F. riprende a funzionare.Il progetto consiste nello scansire tutti i negativi a buona risoluzione che consenta di poter stampare foto con fotocopiatrici laser con risultati vicini alla stampa fotografica.Creare dei volumi digitali consultabili a video preservando così gli originali.Creare una mappa del Centro Storico georeferenziando le immagini.


Consistenza archivio

IMMAGINI POSITIVE POSSEDUTE:totale: 50.000

All'interno si conservano:

Lastre negative alla gelatina: Sì Altro: n. raccolte (fondi, collezioni, album)– n. 1 album di Giacomelli del 1932, titolato “Il Ponte dell’Accademia”, di n. 20 tavole, avente per soggetto il vecchio ponte, lavori per il ponte provvisorio, fotomontaggio, inaugurazione nuovo ponte provvisorio, lavori demolizione vecchio ponte, ponte attuale, restauro del 1964. Dimensioni album cm 26,5×32, immagini cm 20×26– n. 1 album di foto cartoline di Gianna Piamente dei primi stabilimenti balneari del Lido databili fine ’800-primo ’900. Album cm. 25×28, immagini cm. 18×24 negativi su pellicola: Sì

Soggetti principali

Il Centro Storico; la Laguna; la terra ferma; P.R.G. (1962); sviluppo urbano; restauro edifici; (fotografia industriale, riproduzione di materiali inizi ’900, birreria Dreher, mulino Stucky, Piazzale Roma dal 1930 in poi, Ponte translagunare dal 1930 in poi, Mestre storica tra ’800 e ’900, Ponte dell’Accademia ( prospetto e realizzazione ca. 1920), Lido, riproduzioni di opere d’arte del Costa, Fontana, Paletti, Cicogna.

Modalità di fruizione orario di apertura:

Tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 13.00 previo appuntamento telefonico.Possono essere richieste riproduzioni fotografiche? Sì, a pagamento

Note

L’archivio è stato fondato nel 1962 e nasce dall’esigenza di radunare il materiale fotografico distribuito nei vari uffici comunali cui si aggiunge quello prodotto a seguito dell’alluvione.I negativi sono suddivisi per Sestriere e Parrocchia. I positivi organizzati in albums (rossi gli attuali, gialli gli storici sono riproduzioni di materiale storico e risalgono agli anni ’60 del ‘900. (Dati in parte desunti dalla scheda compilata da Gabriella Troilo. Indagine Zannier- 1991.


30121 VeneziaFondamenta Vendramin, 2396Tel. 041/2747157 – Fax 041/2747161E-mail claudio.mason@comune.venezia.it

23 marzo 2008

Voglio, avrò

Questa poesia è dedicato a Valerio, un ragazzo abbandonato e solo che ho conosciuto in ospedale, un ragazzo a cui la droga ha tolto tutto meno che l'umanità, la dolcezza e la voglia di essere, almeno per una sola volta ascoltato.









Voglio, avrò
se non qui, in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.

Fernando Pessoa


Per Te Valerio che la vita ti ha riservato poco o nulla chissà..................qualcosa forse a qualcuno insegnerà.

Errebi

21 marzo 2008

Fidanzati


Due novelli fidanzati, non avendo altri posti per giocherellare....si recano in un praticello celato da un boschetto.Il ragazzo fornito di occhiali, inizia a solleticare le parti intime della ragazza con dolci baci.La ragazza deliziata da una parte, ma disturbata dagli occhiali,che chiaramente la infastidiscono, invita il giovanotto a toglierli"Amore, sii buono, togliti gli occhiali chè mi fai male!"Passati pochi minuti dice con voce soave"Tesoro, rimettiti gli occhiali, così forse la smetti di brucare l'erba..

Venezia diversa


Chi non pensa di conoscere Venezia ?
Penso che al mondo non ci sia nessuno che ignori la sua esistenza, esistono però altrettanti stereotipi su questa città particolare, spesso quello che si dice è legato ad un’immagine prettamente turistica, principalmente quella del turismo mordi e fuggi, fatta di una navigazione sino a piazza San Marco e un giretto in quei quattro posti famosissimi e che conoscono tutti.

I più spericolati a volte si avventurano in una camminata dalla stazione fin alla solita piazza, magari riescono pure a veder qualcosa di diverso, però non si allontanano dal percorso quasi guidato, quello che i veneziani evitano come la peste.

I veneziani a questo tipo di visitatori appaiono scorbutici, scontrosi e magari pure un po’ rompiscatole, addiritture ingrati, in fondo i turisti portano loro dei bei soldoni …. Ma non portano solo quelli, portano anche confusione, sporcizia, superficialità.
Il mio rapporto personale con Venezia è stato, sino a pochi anni fa, un rapporto strano, la vedevo (come molti del resto) come una specie di museo a cielo aperto, una sorta di mummia incasinata, quasi una brutta copia di luna park per adulti.

Quelle molte volte che ci sono stato ho fatto più o meno quello che fan tutti, un giretto superficiale, la constatazione che tutto costa un occhio della testa e la fatica di camminare stretto in mezzo a migliaia di persone, tutte incanalate in un preciso itinerario e schiave di uno stereotipo comune.Poi tutto è cambiato, da quando mi sono imposto di vedere Venezia dai quartieri che i turisti sfiorano soltanto, di vivere in mezzo ai veneziani trattato con loro frequentando i loro locali, passeggiato nelle loro calli.

Vi assicuro che è tutta un’altra musica, quelle persone che al turista distratto possono apparire arroganti e ingrate sono in realtà di una ospitalità smodata, quei prezzi che sembrano fuori dal mondo diventano immediatamente abbordabili, quella socializzazione che non si vede nei percorsi turistici diventa la norma, la cucina che pare preconfezionata altrove diventa sublime nei locali giusti.

Mi sento di chiudere con un consiglio: andate a Venezia e perdetevi …. lasciate stare Piazza San Marco, magari vi ci troverete per caso, ma anche no. Se farete così scoprirete una città viva e pulsante, fatta di gente calda ed accogliente.

Una giovane donna coraggiosa : Iris Versari



Resistere è donna. Dopo l’8 settembre del 1943, la donna s’inserisce nel movimento clandestino e la sua partecipazione attiva è, in molti casi, determinante. Lotta nelle città, nei paesi e nelle campagne come nei monasteri e nelle carceri dove aiuta, rifocilla, trasporta, consola; procura e distribuisce armi, vestiti, cibo, medicinali e munizioni. Combatte anche con le armi con cui ferisce ed uccide. E’ ferita, torturata, uccisa, fucilata, impiccata oppure, per non essere d’ostacolo ai compagni di lotta, si uccide per non cadere viva in mano al nemico. Tutto questo e altro ancora fu la Resistenza delle donne…
Dedicata, da Carla Grementieri, ad Iris Versari, partigiana, medaglia d’oro al Valor Militare.


Vorrei che l’alba illuminasse
i tuoi occhi di smeraldo
Tra il sonno e la veglia
di un dolce sorriso
Si possono dimenticare
i tratti del tuo volto
Non il profumo intenso
del tuo eroismo…

Iris Versari
Nata a Portico San Benedetto (Forlì) il 12 ottobre 1922, morta il 18 agosto 1944 a Cornia di San Valentino (Forlì), contadina, Medaglia d’oro al Valor militare alla memoria.
La sua famiglia di contadini si era trasferita a Tredozio, nel podere Tramonto (dove, dopo l’armistizio, si sarebbe costituita una delle prime bande partigiane del Forlivese), ed Iris ad un certo punto, come usava allora, era stata "mandata a servizio" presso una famiglia benestante di Forlì. La ragazzina, ricordata come molto carina, aveva dovuto difendersi dalle "insidie" dei "padroni" e anche quest’umiliazione contribuì a formarne il carattere. Tornata dai suoi, li aiutava nei lavori dei campi. Nel settembre del 1943, la ragazza diventa staffetta della banda di “Silvio" Corbari, col quale ha una relazione sentimentale, e nel gennaio del 1944 entra come combattente nella formazione. Iris prende parte a numerose azioni di guerriglia e si distingue per il suo coraggio. Nell’agosto del 1944 la giovane partigiana, che, ferita ad una gamba, si era rifugiata con Corbari e altri compagni in una casa colonica, viene sorpresa da tedeschi e fascisti, accompagnati sul luogo da un delatore. I partigiani oppongono resistenza, la ragazza capisce che, non potendo muoversi, non può tentare la fuga ed è d’impedimento alla salvezza degli altri e si uccide. Dice la motivazione della Medaglia d’oro, concessa nel 1976, sotto la Presidenza di Giovanni Leone: "Giovane di modeste origini, poco più che ventenne, fedele alle tradizioni delle coraggiose genti di Romagna, non esitò a scegliere il suo posto di rischio e di sacrificio per opporsi alla tracotante oppressione dell'invasore, unendosi ad una combattiva formazione autonoma partigiana locale. Ardimentosa ed intrepida, prese parte attiva a numerose azioni di guerriglia distinguendosi come trascinatrice e valida combattente. Durante l'ultimo combattimento, circondata con altri partigiani in una casa colonica isolata, ferita ed impossibilitata a muoversi, esortò ed indusse i compagni a rompere l'accerchiamento e, impegnando gli avversari con intenso e nutrito fuoco, agevolò la loro sortita. Dopo aver abbattuto l'ufficiale nemico che per primo entrò nella casa colonica, consapevole della sorte che l'attendeva cadendo viva nelle mani del crudele nemico, si diede la morte. Immolava così la sua giovane vita a quegli ideali che aveva nutrito nella sua breve ma gloriosa esistenza.". I fascisti, per spregio, trasportarono il cadavere di Iris da Cornia a Forlì e, in Piazza Saffi, lo appesero, per spregio, accanto a quelli dei suoi compagni di lotta (Sirio Corbari, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli), catturati dopo lo scontro a fuoco di Cornia San Valentino.
Al nome di Iris Versari, nel 1978 fu intitolato, con decreto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, l’istituto tecnico commerciale, ora anche liceo scientifico, di Cesano Maderno.

19 marzo 2008

Festa del centenario


In occasione dei festeggiamenti per i cent'anni e della favolosa partita di Champions, l'INTER FOOTBALL CLUB ha deciso di "rispolverare" gli ultimi trofei internazionali vinti a testimonianza della propria superiorità in ambito nazionale ed internazionale.

INTER GRAZIE DI ESISTERE...

Canto l'Italia dimenticata


Domenico Modugno sta alla forma della canzone italiana come Arrigo Sacchi al calcio moderno. Entrambi hanno compiuto una rivoluzione etica ed estetica, campace di scompaginare i metodi precedenti e di lanciare un modello presto copiato da tutti, seppur con minor talento. Il paragone, azzardato in senso culturale, rende l'idea ai più giovani di quanto la gran parte dei brani che oggi canticchiano non sarebbe stata possibile senza ,Nel blu dipinto di blu, che nel 2008 celebra il suo cinquantesimo anniversario. Ma l'autore pugliese non fù solo grande canzonettitsta: recitava a teatro e aggiungeva drammaticità ad ogni interpretazione. Dati i presupposti, la celebrazione più interessante che sta accadendo ha matrice veneta: ieri sera alle 21, al teatro Busnelli in via Dante 30 a Dueville, è andato sul palco L'Italia dimenticata, spettacolo di teatro canzone scritto da Andrea Nao per la voce e la presenza scenica di Luca Bassanese, tra i più dotati giovani artisti veneti. L'artista vicentino, già sugli scudi con un primo disco folk (Al mercato) apprezzato in Italia e all'estero per via di contenuti impagnati e una voce maestosamente duttile, è stato il mattatore di un concept che tramite la musica di Modugno e quelle originali scritte da Stefano Florio, ha collegato l'Italia che non c'è più a quella di ora, con tanti rimpianti per le cose improvvisamente perdute. L'evento è stato musicato dal vivo dallo stesso Florio agli strumenti a corda, oltre che dal Popular Ensemble per il pianoforte. L'Italia dimentica è la storia di un viaggio : un giovane musicista siciliano, che ha trovato successo al nord, riceve una particolare eredità dal nonno, che non vede più da molti anni. La sorpresa lo spinge ad interrogarsi sulla vita di suo nonno e in definitiva anche sulle sue stesse origini. Il giovane parte così alla scoperta dei paesi e della campagna d'Italia." Questo spettacolo è molto impegnativo per l'uso della voce" spiega Bassanese, mi aiuta il fatto di aver studiato molto, passando dal canto polifonico al jazz per poi tornare alle radici.La scelta della formula teatro-canzone è quella che più si addice a Bassanese in quanto gli consente di liberarsi completamente ed emotivamente in tutte le sue espressioni ed azioni. Il suo prossimo disco di inediti vedrà la luce entro quest'anno.

18 marzo 2008

Lettera


Caro Federico,
scrivere una lettera, ha detto non mi ricordo più chi, vuol dire parlare con la speranza di non essere interrotti. Io penso invece che scrivere una lettera significhi soprattutto esprimere ciò che alle volte, per molti motivi, non si riesce a dire guardandosi negli occhi. Perché spesso si comincia parlando e si finisce ridendo oppure alzando la voce, o gridando o, peggio ancora, piangendo. Perché quando genitori e figli si parlano entrano in gioco dinamiche complicate che non permettono quasi mai di essere sinceri fino in fondo. Gli uni e gli altri. Perché alle volte le nostre discussioni - e me ne assumo tutta la responsabilità - diventano più che altro, come vogliamo chiamarli, monologhi, sermoni, prediche?
Allora ti scrivo. Per fare chiarezza soprattutto a me stesso.
Non Ti ho detto tante volte che sto cercando di fare il mio mestiere, quello di padre, meglio che posso. Nessuno me l'ha insegnato. Per diplomarmi ho dovuto faticare sei anni, ho dovuto sostenere un esame di maturità, e ancora adesso, dopo più di trent'anni, periodicamente mi vedo costretto a tenermi aggiornato, per approfondire certi aspetti della mia professione e per essere informato sulle novità che interessano il settore delle telecomunicazioni. Per diventare genitore invece, non è richiesta nessuna preparazione specifica e, se anche qualcuno la desiderasse, dove se l'andrebbe a cercare? Esistono i corsi di preparazione al parto, quelli sì. Ti insegnano tecniche di rilassamento per affrontare e superare quel preciso momento. Organizzano qualche incontro con un pediatra che ti spiega come cambiare i pannolini al bebè, come affrontare i primi giorni, le prime malattie. Ma poi, una volta a casa col bambino, mamma e papà devono cavarsela da soli. Magari con i consigli di nonni, parenti, amici. Ma alla fine ognuno fa ricorso al proprio buon senso, alla propria esperienza di figlio, solo rovesciata, perché la prospettiva, il punto di vista da cui si devono affrontare tutti i problemi e le difficoltà (ma anche le gioie) sono completamente diversi.
Un famoso psichiatra ha detto che i genitori, con i figli, sbagliano sempre, qualunque cosa facciano. L'importante è che sbaglino in buona fede. L'importante è che, qualunque scelta facciano per e con i propri figli, la facciano con onestà. Io credo che avesse ragione.
Io ti guardavo, Federico, e vedevo un ragazzo ancora alla ricerca della sua identità. Stimavo moltissimo le tue qualità nell'arte del tuo lavoro e credo di saperle riconoscere senza esagerare, complici il mio amore per te e, anche, il mio orgoglio di padre. Conosco bene la sana ambizione che ti porta a cercare di fare sempre tutto al meglio, la curiosità verso il mondo che ti circonda. Mi commuoveva la tua sensibilità, a volte mi sorprendeva la tua etica dell'amicizia.
Vedevo anche, però, le difficoltà nascoste dietro a certe tue spavalderie, vedovo i momenti di tristezza e di paura camuffati o addirittura nascosti dall'arroganza tipica dell'adolescenza. Vedovo la tua convinzione di voler farcela da solo, la certezza di non aver bisogno dei miei consigli o di quelli di tua madre, che certi momenti li ha già vissuti e in parte superati.
Bisogna sbagliare da soli. Lo so. Questo è vero. È anche vero però che, da parte mia, sarebbe troppo comodo non suggerirti delle strade, delle soluzioni. Offrirti quello che la mia esperienza mi può suggerire. Poi tu deciderai, naturalmente, nel corso della tua vita, come vorrai. Ma io credo di avere il dovere di esserci, non solo per il fatto di essere qui, con te, nella stessa casa, di fornirti le cose materiali di cui hai bisogno, ma anche di esserci come persona. Io credo di avere anche il diritto di litigare con te se lo ritengo necessario, di scontrarmi contro certi tuoi atteggiamenti. Credo di avere il dovere di fermarti quando sono convinto che stai sbagliando strada, per mostrarti quella che credo giusta. Poi tu, naturalmente, se vorrai, potrai continuare il tuo percorso, sbagliato che sia, o anche tornare indietro.
Alle volte mi rimproveri e mi porti come esempio altri genitori, certi genitori di tuoi amici. Invidi la loro condiscendenza, invidi la loro cedevolezza su certe questioni che per me, invece, sono fondamentali.
Mi rimproveri la nostra diversità, vorresti sentirti più parte del "branco". Lo capisco, sai. Non credere che io non comprenda il tuo desiderio di essere accettato, di omologarti al gruppo, di fare le stesse cose che fanno i tuoi coetanei. Certi tuoi coetanei che ti sembrano più "fighi", più "duri", più "tosti".
Io, invece, la nostra diversità, se così la vogliamo chiamare, la considero un valore, una parte irrinunciabile della nostra identità culturale, addirittura esistenziale, direi.
Quando io e la mamma abbiamo deciso di diventare una famiglia e abbiamo voluto Te, sapevamo che questo significava non soltanto darti amore, una casa confortevole, del cibo, degli abiti, e tutto ciò che serve per vivere dignitosamente. Sapevamo anche che avremmo dovuto, e voluto, crescerti ed educarti perché potessei diventare una persona capace di cogliere la vita nella sua complessità. Una persona in grado di scegliere tra le varie opportunità che il mondo offre (e sono tante). Per questo mi sentirei umiliato nel vedere i miei figli trascorrere il loro tempo tra videogiochi, televisione spazzatura, messaggini al cellulare e discoteca. Per questo ho sempre cercato, insieme a mamma, di proporTi delle alternative che Ti permettessero di conoscere quello che c'è di bello, di interessante, di coinvolgente a questo mondo. La musica, per esempio. Una risorsa che ti accompagnerà sempre nella tua vita. Che ti farà trascorrere ore divertenti in compagnia degli amici, ma che potrà aiutarti a superare momenti difficili, che ti sarà vicina nei momenti di solitudine.
Insomma, ti sto ricordando tutte queste cose che sai benissimo, certo, ma che è bene sottolineare, per dire che dietro a certi no, dietro a certe prese di posizione mie e della mamma non c'è il puro arbitrio, come alle volte credi di interpretare, non c'è il sadismo di impedirti chissacché, di negarti i divertimenti a cui hai sacrosanto diritto.
Vai al cinema quando ne hai voglia, vai alle feste dei tuoi compagni, casa nostra è sempre aperta ai tuoi amici e tu lo sai bene, io e mamma siamo sempre stati disponibili a seguirti in tutte le tue avventure sportive, dal calcio al basket, dal rugby al karate. Anche se io sportivo non lo sono stato mai, purtroppo per me.
Allora quale era il problema che in avvelenava le nostre cene e le nostre domeniche? Era l'adolescenza? Sono i tuoi ventitrè anni che devono farsi sentire attraverso musi lunghi, provocazioni e litigate? Era la mia stanchezza, la mia insofferenza verso certi tuoi atteggiamenti, che non mi permettevano di far finta di niente o, meglio, di capire tutto questo come dovevo? Era la mia irruenza che non sempre riuscivo a mantenere la calma nelle discussioni?
Io lo so che non sei un cattivo figlio. Sei educato e rispettoso, soprattutto fuori di casa (così almeno mi dicono), sei sensibile, arguto e intelligente. Ma dicono, come dico io, che non hai un carattere facile. Un famoso aforisma dice: "Aveva, come tutti gli uomini di carattere, un pessimo carattere". E su questo tu ci giochi, anche, un po'. Hai scritto, una volta: "Ho un carattere di merda". Ti piace fare il bel tenebroso, no? Ti piace anche, alle volte, incaponirti nelle tue testardaggini. Quando, sapendo benissimo di essere in torto, difendi l'indifendibile. Ti arrabbi e piangi per ammettere, alla fine, che avevamo ragione noi. E dopo ore di discussione candidamente dici "Massì, ho fatto un casino assurdo". Poi magari ci ridiamo su, insieme. Ma intanto, che fatica, che stanchezza. Ne usciamo esausti tutti.
Potrei dire, come dicevano i miei genitori: sei un ragazzo fortunato, hai tante opportunità da sfruttare, hai dei genitori che, nel limite delle loro possibilità, cercano di accontentarti. Non lo dirò invece, perché so che sarebbe sbagliato. Che sarebbe controproducente. Perché so anche che in certe cose non ti accontento affatto. Non ti ho mai comprato il telefono cellulare per il quale non ti sei ancora rassegnato, non mi sono mai piegato alla moda delle scarpe e degli abiti "firmati". Sono una belrompiscatole, so anche questo. Nemmeno io ho un carattere facile, del resto. La pera non casca lontano dall'albero, diceva mia nonna. E infatti. So benissimo di darti, insieme al mio amore e al mio incondizionato sostegno, del filo da torcere. Anzi, guarda, penso che non ti faccia male allenarti un po' con me. Nella vita non ti capiterà di incontrare persone che ti danno sempre ragione, che fanno sempre quello che vuoi, che ti accontentano in tutto e per tutto. Dovrai mediare, lottare per difendere i tuoi diritti, affinare la dialettica. Dovrai incazzarti, qualche volta, ma in modo efficace per farti rispettare. Soprattutto dovrai saper desiderare, per poi impegnarti ad ottenere ciò che desideri. Tanto vale che cominci a confrontarti con qualcuno che ti vuole bene, no? Sono tutte cose che io ho già vissuto. Non le ho dimenticate, sai. Anche se sono passati più di trent'anni, ormai, dalla mia adolescenza, me la ricordo bene.
Io ti guardo quando sei triste, quando te ne stai in silenzio a pensare a chissà che, quando hai i nervi e non vuoi dirmene il motivo. Quando preferisci parlare con i tuoi amici e non vuoi raccontarmi che cos'è che ti fa soffrire. Provo per te tanta tenerezza, anche quando sono proprio i tuoi "nervi" che magari mi fanno andare in bestia.
C'è una cosa che non ti ho mai detto, credo. Una cosa che vorrei dirti da tanto. Chissà se riuscirò a spiegartela. Ci provo, almeno.
Io sono il tuo papà. Giusto? Una papà che tutto dovrebbe comprendere e perdonare, secondo lo stereotipo classico universalmente accettato. Una papà che tutto dovrebbe sacrificare ai suoi figli. Dovrebbe. Beh, Federico. Io sono una papà un po' diverso. Io so di essere, oltre che una papà, una uomo ma anche - e prima di tutto - una persona. Credo sia giusto. Credo che debba essere così. Così è per me, almeno. E come persona credo di avere diritto al rispetto, un rispetto che devo tributarmi io per primo, se voglio che mi rispettino anche gli altri. Per questa ragione non mi sono mai uniformato all'immagine "poetica" del tipico papà. Sacrifici ne ho fatti, altroché, in tutti questi anni, e li ho fatti volentieri. Sacrifici economici, anche. So di essere stato poco presente, anche se l'immagine di "papà che non è mai a casa" è ormai diventata un po' un tormentone familiare, una macchietta. Sono un una persona che lavora, ma sono anche una persona che vuole coltivare i suoi interessi e che cerca di farlo per rispetto di sé stesso. Tu sei molto importante per me (non saprei immaginare la mia vita senza di Te) ma ci sono anche altri aspetti della vita che sono, per me, importanti. La lettura e la scrittura, ad esempio. Senza libri mi sentieri mutilato. Tu lo sai bene.
Non è facile, credimi, far quadrare tutte queste cose: lavoro, casa, famiglia, interessi. Costa molta fatica. Ci si sente diviso tra spinte che si contrastano una con l'altra e che ti fanno sentire sempre un po' fuori posto, sempre un po' inadeguato. Sei in ufficio e pensi che ti sei dimenticato di salutarti alla mattina; ti siedi alla sera davanti alla TV e non ti ho chiesto come è andata la giornata, ceniamo insieme e non parliamo dei tuoi problemi. Quando tu eri piccolo è stata dura. Ci sono stati periodi in cui non riuscivo a sentirmi me stesso. Non lo dico per fartelo pesare, lo dico per cercare di farti capire che adesso che sei più grandi è giusto che anche Tu, per quel poco che puoi, contribuisca alla serenità della famiglia.
Un’altra cosa volevo dirti. Non è stato facile neanche mantenere l’unità familiare, in mezzo a tante vicende. Ogni tanto sorridiamo, noi due, guardandoci attorno e vedendo l’ecatombe che ci circonda. Io e mamma, scherzando, qualche volta diciamo che ci sentiamo dei sopravvissuti dopo 25 anni di vita in comune, se pensiamo a tutte le coppie di amici che si sono separate o divorziate. Andare d’accordo non è tanto semplice, lo vedi anche tu, nel tuo piccolo, considerando i tuoi rapporti con gli amici, o, all’interno della famiglia, con me e la mamma. Ci vuole pazienza, tolleranza, comprensione e anche una buona dose di incoscienza, alle volte, per superare certi ostacoli. Ci vogliono, secondo me, anche gli scontri, le litigate, se servono a chiarirsi e a sfogarsi. Così come succede anche a te e a me, qualche volta. Questo non vuol dire che non ci vogliamo bene, anzi.
Ecco. Questa lettera, forse, mi è cresciuta tra le mani. Potrei, vorrei scrivere ancora tante cose. Potrei, vorrei dirti quanto ti voglio bene e quanto mi piaci. Quanto trovo di me nel tuo viso, nei tuoi modi e nel tuo carattere. Quanta ammirazione ho per le tue capacità e per la tua indipendenza, anche se quest'ultima, purtroppo, ti ha giocato un brutto scherzo.
Ma forse mi sono dilungato troppo.
Chissà che,frà qualche tempo avrai l'occasione di leggere questa lettera ,e che si abbia occasione di parlare, un po' di tutto.
Un bacio dal tuo
Papà

Elezioni politiche 2008

Elezioni politiche 2008

Elezioni politiche 2008

Elezioni


La scelta della data del 13 aprile per il voto in alternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale ma non lo è affatto: votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal Consiglio dei Ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione.
E poi parlano di voler fare l'election day per ridurre i costi della polit ica -ironizza- Ben altri saranno i costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi, ma anche per il messaggio dato al Paese, perché questo è il tipico esempio di come fatta la legge viene subito trovato l'inganno.
MORALE DELLA FAVOLA 300.000.000 DI COSTI PER QUESTA GENTACCIA CHE DOPO POCHISSIMI MESI SENZA FAR NULLA GIA' HANNO UNA PENSIONE DI PLATINO ALLA
FACCIA DEI PENSIONATI CHE DOPO UNA VITA DI LAVORO ADESSO PER MANGIARE RACCATTANO LA VERDURA RIMASTA A TERRA NEI MERCATI!

FATE GIRARE QUESTE INFORMAZIONI, TUTTI DEVONO SAPERE!!!!!!!!
I TG CORROTTI E PREZZOLATI NON LO DICONO, I GIORNALI NEMMENO, SOLO INTERNET PERMETTE DI CONOSCERE QUESTA SCHIFEZZA!!!!!!!!!

La sexy vigilessa veneziana


E' in divisa ,bionda e in minigonna, ma e' di legno
E' la sexy-vigilessa, non proprio d'ordinanza, che con la paletta spianata aspetta al varco le auto che sfrecciano lungo le strade, a Spinea. (Venezia)
I residenti della zona, esasperati dal traffico e dagli automobilisti sfrecciano in paese senza preoccuparsi del limite di velocita' di 30 km all'ora,hanno piazzato la sagoma in legno della finta vigilessa
Abbiamo fatto petizioni e chiamato i vigili, che qualche volta vengono, ma poi gli automobilisti ricominciano a correre, raccontano gli abitanti sulle pagine della Nuova Venezia.
Insomma le hanno provate tutte, anche a mettere un cartello che gentilmente chiede di rallentare (Per favore rallentare. Grazie.), ma non e' servito a niente.
Poi qualcuno ha suggerito di ricorrere a un finto autovelox ma l'artigiano incaricato di realizzarlo ha preferito creare una sexy-vigilessa di legno.
E sara' per paura o per curiosita' ma la sexy vigilessa svolge appieno il suo compito

16 marzo 2008

Trent'anni fà l'eccidio di via Fani e il sequestro Moro


Oggi la commemorazione. La figlia Agnese: ''Io ho perdonato, ma anche loro dovrebbero fare la loro parte...''. Pisanu replica a D'Alema per il quale il Pd e i partiti che lo compongono sono gli eredi dell'insegnamento politico del presidente della Dc: ''Errore rivendicare ideologicamente la sua eredità''. Sul sito Ign la cronaca dei 55 giorni più lunghi della Repubblica rivissuti attraverso il lavoro dell'Agenzia Adnkronos.
La morte di Aldo Moro chiude una fase storica e volta la pagina sulle vicende della prima Repubblica. E' il pensiero che il presidente della Camera e candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti, ha brevemente illustrato al termine della cerimonia di commemorazione. "Quel giorno - ha dichiarato - si è prodotta una frattura drammatica nella storia del Paese''. ''Il dopoguerra finisce lì, la prima Repubblica - insiste il presidente della Camera - termina con l'uccisione di Moro". La cui lezione politica rimane attuale. "Forse il punto più alto e l'insegnamento di Moro è la sua propensione al dialogo. Bisognerebbe forse riprendere e ripensare a Moro come uomo del dialogo tra la politica e la società, ripensare il politico che ha saputo interpretare i moti più profondi della società civile".

Il Venezia vince il derby


Vinto il derby 2 a 1 Venezia ancora in corsa.

Malamocco


Malamocco è una piccola frazione di Venezia, situata nella parte meridionale dell'isola del Lido, alla cui municipalità appartiene, ed erede dell'antica Metamaucum. È circondata da uno stretto canale, che la separa dal resto del Lido, ma con cui costituisce di fatto un tutt'uno, residuo dell'antico porto che qui si trovava.
L'abitato dà inoltre il nome all'attuale bocca di porto, situata alcuni chilometri più a sud e nota anche come porto degli Alberoni, principale ingresso dei mercantili diretti alle banchine di Marghera.
Vi sorgono:
la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, del secolo XII e rimaneggiata nei secoli XIV e XVI;
il gotico Palazzo del Podestà (XV secolo);
il forte.
Ogni piccola storia del Lido inizia a Malamocco.Questo luogo gentile e pittoresco,con i suoi canali,calli, grandi e piccole piazze e con le sue case basse è una piccola, ma fedele riproduzione di Venezia.Il suo sviluppo và posto in stretta correlazione con l'isola del Lido.Quando arrivate al Lido, trascurando la piccola località di Malamocco,perderete la possibilità di immaginarvi l'isola com'era cento anni fà.A quel tempo quasi tutta la popolazione di 1000 abitanti viveva a Malamocco, che era sede del comune. Quando il turismo verso la fine del XIX secolo scoprì il Lido come luogo turistico, Malamocco seppe conservare il suo carattere campagnolo.
Nato come gli altri centri lagunari a seguito alle varie invasioni che interessarono l'Italia tra i secoli V e VII, a Metamauco nel 601 trovarono rifugio gli esuli di Padova, distrutta dai Longobardi, divenendo uno dei principali centri della Venetia maritima bizantina, porto marittimo e lagunare.
Divenuta sede vescovile dipendente dal Patriarcato di Grado, nel 742 vi viene trasferita la sede del Ducato di Venezia, in seguito ai conflitti tra Equilo (cui Metamauco era alleata) ed Eraclea, precedente città ducale.
Negli anni 809-810 la città subì un estenuante assedio da parte di un esercito franco comandato da Pipino, figlio di Carlo Magno e re d'Italia. Respinta la minaccia franca, ma essendo ormai palese la vulnerabilità della posizione, nell'812 il nuovo doge, Angelo Partecipazio, trasferì definitivamente la sede del governo nella più sicura Civitas Rivoalti, l'odierna Venezia.
A Metamauco giunse nell'828 da Alessandria d'Egitto il corpo di San Marco, trafugato da Buono da Malamocco e Rustico da Torcello. L'anno successivo la città venne rasa al suolo dall'esercito ducale durante una rivolta con cui il deposto Obelario Antenoreo, rientrato dopo un ventennio di esilio a Bisanzio e sbarcato proprio a Metamauco, cercava vanamente di rovesciare il governo di Giovanni I Partecipazio.
Nel 900 il centro subì poi l'assalto di un armata di Ungari, respinti poco distante nei pressi dell'abitato di Albiola.
Ormai avviata verso il declino, progressivamente minacciata delle acque, per resistere alle quali l'area fu interessata da ampie attività di rialzo del suolo, nel 1110 l'antica Metamauco venne distrutta da una violenta mareggiata e scomparve.
Venne ricostruita a poca distanza come Nova Metamauco, corrispondente proprio all'odierna Malamocco, ma, pur mantenendo numerosi privilegi in virtù del suo passato di città ducale, divenne centro sempre più periferico, retto da un Podestà assieme alla vicina Popilia.
Tra il 1379 ed il 1381 fu infine coinvolta nelle opere difensive di Venezia durante la Guerra di Chioggia.
Negli ultimi anni si è provveduto ad un notevole recupero del borgo, sia dal punto di vista conservativo che dal punto di vista della difesa dalle "acque alte". Infatti l'intero abitato, particolarmente esposto al fenomeno dell'alta marea, è stato isolato dalle acque della laguna, da una cinta sotterranea di palancole e il flusso di marea dei canali che lo attraversano, regolamentato, con ottimi risultati, da tre piccoli "miniMose", che vengono sollevati in caso di necessità, per impedire all'acqua di invadere i punti più bassi delle vie e delle abitazioni prospicienti

Anticipo serale : Roma Milan


La Roma vince in rimonta contro un Milan ritrovato, forse il migliore della stagione. All'Olimpico la squadra di Spalletti conquista tre punti preziosi, anche se non meritatissimi, grazie a un gran finale e agli azzeccatissimi cambi: al gol di Kakà rispondono nella ripresa Giuly e il solito Vucinic, tutti e due entrati in campo da poco. E i giallorossi restano in corsa sull'Inter. Il risultato ha il sapore di una beffa per i rossoneri, che hanno giocato con un'aggressività, una convinzione e una qualità che di recente sembravano aver perso. Malgrado la sconfitta, si può dire che il campionato ha ritrovato il Milan che ha tutte le carte in regola per arrivare a quel quarto posto oramai unico obiettivo della stagione.
Fuori dalla Champions, con un Seedorf perfettamente recuperato e con la possibilità di allenarsi meglio e continuamente, il Milan sembra trasformato contro una Roma che invece si specchia troppo nell'impresa di Madrid e finsice per giocare al di sotto delle proprie possibilità, anche se recupera nel finale.
Nel primo tempo la squadra di Ancelotti gioca bene, passa in vantaggio con un gran sinistro di Kakà e approfitta del momento difficile dei giallorossi sfiorando il 2-0 (salvataggio di Cicinho a porta vuota). Grande Milan anche nella prima parte della ripresa. Poi i rossoneri cedono a una Roma che recupera il suo piglio eccezionale e ha la possibilità di vincere con un risultato anche più netto.
Spalletti schiera Tonetto dall'inizio, mentre Panucci prende il posto dell'infortunato Mexes accanto a Juan al centro della difesa. A centrocampo inizialmente Pizarro viene preferito ad Aquilani. Davanti torna Mancini.
Ancelotti recupera Seedorf (il migliore dei rossoneri) e utilizza il solo Pato di punta. A centrocampo Gattuso, al rientro dopo la squalifica. In difesa Maldini centrale e Favalli a sinistra.
Il Milan appare trasformato rispetto alle ultime partite: con Seedorf im campo i rossoneri tengono tenuto bene palla per far giocare la Roma il meno possibile. Nel primo tempo ci riescono e così per un quarto d'ora la squadra di Spalletti segna il passo, senza che peraltro il Milan arrivi al tiro. Qualche scatto di Pato, geometrie disegnate da Seedorf e da Kakà senza finalizzazioni: solo qualche traversone, qualche tentativo di entrare in area stroncato da Panucci.
A centrocampo, la lotta è abbastanza dura, ma in sostanza si deve attendere il 25' per assistere a una azione corale dei giallorossi Totti-Perrotta-Totti con traversone da destra e bella rovesciata di Mancini alta di poco. E' il momento più interessante del primo tempo perché subito dopo Seedorf è protagonista di una grande azione sulla destra, con aggiramento di Panucci e colpo di testa di Kakà parato a terra da Doni sulla destra. Al 29' è Taddei a dare in profondità a Totti sulla destra: il diagonale del capitano finisce fuori. Al 38' Favalli da sinistra trova Kakà pronto a colpire di testa fuori.
Un episodio molto discusso in chiusura di primo tempo per un calcio d'angolo battuto da Pizarro e Totti in maniera singolare: tocco impercettibile del primo e poi azione del secondo che parte dalla lunetta dell'angolo per una normale azione. Per l'assistente e l'arbitro la sfera non si era mossa e quindi Totti ha toccato due volte consecutive la palla su corner. Proteste dei giallorossi.
Al 5' della ripresa una grande occasione di Kakà su assist di Seedorf da due passi: Doni smanaccia in calcio d'angolo. Il portiere romanista di nuovo grande protagonista al 9' su destro di Seedorf innescato da Favalli sulla sinistra. Insomma avvio veemente del Milan. Spalletti al 10' sostituisce Mancini con Vucinic.
Due minuti dopo passa il Milan: Oddo dal fondo destro, bel cross per l'interno sinistro di Kakà che infila alto.
Poi Totti ha una palla d'oro davanti a Kalac, ma se la aggiusta di mano. Al 14' il Milan a un soffio dal 2-0: Seedorf davanti a Doni che tocca, l'olandese indirizza la palla verso la porta vuota e Cicinho salva.
Ancora un cambio nella Roma: Giuly per Pizarro. Sia il Milan (Kakà al 19', Pato 31') che la Roma (Vucinic al 25' e 29') si rendono pericolosi. Spalletti infine fa entrare anche Aquilani e Ancelotti chiama in causa il fischiatissimo Emerson al posto di Seedorf (reduce fresco da infortunio).
La Roma si getta avanti di slancio e pareggia: azione molto convulsa in area rossonera al 34' con rimpalli davanti a Kalac e indecisione della difesa del Milan: Perrotta dà a Giuly solo al centro, tocco vincente del francese.
Ma non è finita perché al 37' un lungo lancio di De Rossi da destra mette in moto Vucinic che infilato alla sinistra di Kalac. E Totti al 38' tenta il cucchiaio a Kalac, ma la palla finisce fuori. La Roma nel finale cerca il terzo gol. Ma il Milan non sta a guardare e in extremis Gilardino sfiora il colpo di testa del pareggio.

ROMA-MILAN 2-1
ROMA: Doni; Cicinho, Panucci, Juan, Tonetto; De Rossi, Pizarro (17'st Giuly); Taddei (27'st Aquilani), Perrotta, Mancini (11'st Vucinic); Totti.
In panchina: Curci, Ferrari, Brighi, Antunes.
Allenatore: Spalletti.

MILAN: Kalac; Oddo, Maldini, Kaladze, Favalli; Gattuso, Pirlo, Ambrosini (40'st Gilardino); Kakà (43'st Paloschi), Seedorf (27'st Emerson); Pato.
In panchina: Fiori, Bonera, Simic, Brocchi.
Allenatore: Ancelotti.

ARBITRO: Rizzoli di Bologna.

RETI: 12'st Kakà, 34'st Giuly, 36'st Vucinic.

15 marzo 2008

Semplice ricetta veneziana


Se per caso vi dovreste trovari da soli a casa, per l'ora di pranzo o cena, come succede a me in questo periodo vi consiglio di non farvi mai mancare nel frigo dei polipi saporitissimi e appettitosi per prepararvi un delizioso pranzo o una saporita cena.
Ricetta
Far bollire i polipi,a seconda del consumo,in abbondante acqua salata per almeno 30 minuti, finchè provando con la forchetta,non risultino teneri.Chi è abituato con la pentola a pressione,calcoli il tempo per una corrispondente cottura di 30-35 minuti.Fare attenzione in questo caso alla eventuale schiuma, buttando l'occhio alla cottura ogni qual tanto.Per quanto riguarda la prova di cottura si può adoperare la forchetta o un bastoncino lungo tipo spedino.Quindi scolateli e tagliateli a pezzi,secondo piacere..Condite i pezzi con sale,succo di limone,olio extra vergine,prezzemolo tritato (se non vi piace non mettetelo),e servire non freddo.

Ultimissime su Venezia Padova


Sarà un battesimo di fuoco il 74esimo derby tra Venezia e Padova per Michele Serena che, dopo l’esonero di Fulvio D’Adderio, guiderà per la prima volta i lagunari in una partita fondamentale per entrambe le squadre in ottica playoff a solo otto giornate dal termine del campionato. Problemi in attacco per il neo allenatore arancioneroverde che dovrà rinunciare con ogni probabilità a Paolino Poggi, terzo marcatore stagionale del Venezia con quattro reti, oltre a Manolo Gennari, fermo ormai da un mese per un problema ai legamenti della caviglia destra e una micro frattura alla testa del femore. Torna in difesa invece Emanuele Pesoli che ha scontato il turno di squalifica. In casa biancoscudata problemi invece in difesa per Ezio Rossi: fuori Zeoli per infortunio, anche Donadoni rischia il forfait per una fastidiosa lombalgia, mentre Cotroneo dovrebbe essere recuperabile. Sull’out di sinistra Music prenderà il posto dello squalificato Di Venanzio, con Mastronicola a destra e appunto Cotroneo e Faisca al centro della retroguardia. Il Padova non vince a Venezia dal campionato 1991-1992 (1-0), mentre il derby dello scorso anno giocato al Penzo finì 0-0 con Francesco Zerbini, l’arancioneroverde in prestito alla Massese, che sbagliò un calcio di rigore all’89′. L’ultima vittoria del Venezia risale invece alla stagione 1997-1998: 3-0 con reti di Gioacchini, Schwoch e Polesel e serie A al termine del campionato (e Padova in C1). Arbitro dell’incontro sarà Matteo Passeri di Gubbio coadiuvato da Mauro Secco di Bassano del Grappa e Alessandro Salasso di Schio.

Naked News,arriva anche in Italia il TG in topless


Il tg soft di Naked News arriva anche in Italia. Valeria ha 22 anni, viene da Napoli e ama gli animali, come Michela, che di anni ne ha 25, ha origini pugliesi e vive con il suo gatto Ciccino. Erika , invece, studia all'Accademia di Belle Arti e vive con il suo inseparabile camaleonte a cui non ha ancora deciso che nome dare. Barbara è polacca e, a differenza delle sue colleghe, sembra preferire il mare agli amici di pelo. Sono loro le quattro conduttrici scelte per l'edizione italiana di Naked News, da domani online sul sito www.nakednews.it e sui telefonini di tutti gli operatori.
Le quattro ci accolgono insieme all'inventore, le due storiche conduttrici americane e Marco Ottolini che con la società Small Formats ha portato in Italia il «programma che non nasconde nulla». Ma attenzione, la "nuda verità" promessa dal titolo riguarda solo i corpi delle signorine che accompagneranno la lettura delle notizie con spogliarelli per tutti i gusti: dal bikini, al topless fino al nudo integrale. Ovviamente è una questione di prezzo: più si paga, più indumenti scivoleranno sul pavimento degli studi televisivi. I produttori del programma, che puntano a 50 mila abbonati nel primo anno di attività, partono dal presupposto che il pubblico non legge il quotidiano, non guarda il telegiornale e non vuole notizie noiose: cosa c'è di meglio allora che annunciare la vittoria di Zapatero sfilandosi le mutandine? Da Naked news giurano che «se si chiudono gli occhi, le ragazze sembrano giornaliste di un normale tg delle 20». Ma non si capisce perché chiudere gli occhi quando il valore aggiunto del notiziario dovrebbe stare proprio nelle delizie visive offerte dalle conduttrici, donne che «non hanno nulla da nascondere e di cui vergognarsi».
Le notizie, verificate-assicurano-da redattori professionisti (anche se il programma non è una testata giornalistica e quindi non sottoposta a verifica alcuna), spazieranno dal costume allo sport, dalla politica internazionale alle previsioni del tempo e in un futuro non troppo lontano sono previsti anche un reality show e una sit com. Resta esclusa la politica interna perchè «troppo noiosa» e, per il momento, l'approfondimento.
Al di là delle buone intenzioni del nome, l'operazione è banale e senza ironia: perchè un utente bombardato da nudità integrali di qualsiasi tipo e da migliaia di notizie gratis, dovrebbe scegliere una via di mezzo a pagamento? Per di più per guardare corpi femminili che sembrano usciti da una televisione locale degli anni '80: nudità pura e cruda priva di sensualità, come se ancora potesse stupire un sedere o un seno. Ma, ribatte Ottolini, il format è un successo ovunque e «se gli utenti inizialmente vengono per le donne nude, poi ritornano e fidelizzano per le notizie». Il che ci obbliga a pensare che forse naked news è la metafora perfetta di un certo giornalismo stanco e addormentanto che può offrire come unica verità nuda, quella di un corpo umano senza particolari grazie. O ancora della più globale noia dell'uomo moderno: «Tra i nostri utenti abbiamo tante coppie», dichiarano i produttori.
Da oggi è aperto il casting per scegliere altre due conduttrici, «Questo lavoro può formarci da un punto di vista personale e professionale» promette Erika, che-giura Ottolini- «è stata sorpresa più volte a parlare con il cane grazie al videofonino». E a chi gli fa notare che c'è una notevole differenza tra le statuarie conduttrici americane e le nostre più "genuine" ragazzotte, Ottolini risponde che è normale: «è la differenza naturale che passa tra un'americana e un'italiana». Bisognerebbe chiedere a Sophia Loren cosa ne pensa.

12 marzo 2008

Carpe Diem


Carpe diem!

Corretto, scorretto, chi sa?
la vita va presa a suo modo.
Se piango, se rido, mi va,
non tento di sciogliere il nodo.

Vivendo cullato dal caso
lontano da tristi pensieri,
è come riporre in un vaso
le ansie che fan prigionieri.

Crucciarsi, lottare, perchè?
E’ mero esercizio mentale
cercare quel nesso, se c’è,
fra ciò che è bene e che è male.


Che affronti titaniche lotte
o solo ti lasci campare,
arriva sicura la morte
e tocca purtroppo sloggiare

5 marzo 2008

Figurine Panini


Quanti ragazzi della mia età, ora cinquantenni, hanno avuto tra le mani e scambiate tra di loro le mitiche figurine Panini dei calciatori? Penso molti ed è per questo che voglio raccontarvi la storia del loro primo periodo.
Le origini
Agli inizi del 1960 Benito e Giuseppe Panini, che avevano fondato a Modena l'Agenzia Distribuzione Giornali Fratelli Panini, trovarono a Milano un lotto di vecchie figurine invendute delle edizioni milanesi "Nannina". I fratelli lo acquistarono, imbustarono in bustine bianche con cornicette rosse con due figurine ciascuna a 10 lire l'una. Il successo fu enorme e inaspettato: le bustine vendute toccarono i 3 milioni.
L'anno successivo i Panini decisero di fare tutto con i loro mezzi, stampando le figurine e creando anche il primo album per la loro raccolta (per la copertina scelsero l'attaccante di allora del Milan Nils Liedholm). Le vendite furono quintuplicate, e i milioni di bustine vendute furono 15. Era ufficialmente nata la collezione "Calciatori".
La prima figurina stampata fu quella di Bruno "Maciste" Bolchi, il capitano dell'Inter dell'epoca. Nel 1963 si unirono all'attività gli altri due fratelli Panini, Umberto e Franco.
Dalla stagione 1961-62 l'album "Calciatori" Panini esce regolarmente ogni anno.
Nei primi dieci anni della raccolta le figurine si attaccavano con la colla.
Ogni squadra di serie A era raffigurata con quattordici giocatori e in molti casi si vede che le figurine non erano altro che fotografie in bianco e nero colorate a mano.
Nelle pagine finali dell'album era presente una sezione antologica dell'album "Calciatori": già nella prima edizione ne fu presentata una dedicata al Grande Torino, squadra dominatrice dei campionati del primo dopoguerra e i cui componenti scomparvero tragicamente il 4 maggio 1949 nel disastro aereo di Superga.
Nelle edizioni successive saranno le coppe europee e mondiali ad essere rappresentate nelle parti finali dell'album.
La prima edizione con la serie B fu quella del 1963-64, con i giocatori delle squadre presentati a coppie (due per ogni figurina), mentre nel 1967-68 avviene la prima comparsa degli scudetti delle squadre di serie C, i quali (insieme agli altri di serie A e B) sono laminati in argento e autoadesivi.

Milan: Ancelotti grazie di tutto


Milan, ricomincia la rifondazione. Via con Drogba e Marcello Lippi.
Rossoneri costretti a investire sul mercato dopo l'eliminazione in Champions League
L'ivoriano e il ct campione del Mondo: ecco come il Milan tornerà grande. Ma non solo: a Milanello sono in arrivo molti giovani
LIPPI E' GIA' PRONTO PER IL MILAN
Quando finirà il nostro ciclo potremo dare un nome a questa squadra" così si era espresso Carlo Ancelotti quando quattro anni fa gli fu proposto di ribattezzare (dopo il Milan degli Invincibili e quella degli Immortali) il suo Milan come quello dei Meravigliosi. Era troppo presto ma oggi i tempi sembrano maturi per ringraziare il tecnico per quanto fatto dal 2001 ad oggi. Il presidente Berlusconi a caldo, dopo la sconfitta con l'Arsenal, ha subito riconfermato l'allenatore: "Resta? Assolutamente sì". In fondo non poteva dire altro in quel momento ma lo stesso Ancelotti ha voluto precisare "Questo ciclo del Milan continua finché durerà la presidenza del dottor Berlusconi. Come sempre a fine anno ci sarà qualche innesto ma comunque questa squadra può essere ancora protagonista in Italia e in Europa". In via Turati sono tutti pienamente soddisfatti del lavoro fatto da Ancelotti ( "Non si è chiuso nessun ciclo, abbiamo dato noi la priorità di vincere a Tokyo. E' comunque una stagione che passa alla storia con due trofei vinti" ha ribadito Galliani) ed è per questo motivo che non sarà un addio.
Sono due le ipotesi più concrete per il futuro del Milan: se Donadoni dopo gli europei dovesse lasciare la panchina della Nazionale italiana allora la Federazione farà una proposta ad Ancelotti che è ben felice di diventare ct dell'Italia. In quel caso al Milan arriverebbe Marcello Lippi, da troppo tempo senza lavoro. Se invece Donadoni dovesse restare in azzurro allora Ancelotti lascerebbe la panchina rossonera per ricoprire un ruolo da supervisore tecnico all'interno dello stesso club, con mansioni sia sulla prima squadra che su settore giovanile. A quel punto l'allenatore del Milan sarebbe un suo 'allievo' naturalmente di stampo milanista. I nomi sono più di uno: Alessandro Costacurta (che proprio in questi giorni ha iniziato il corso da allenatore a Coverciano), Mauro Tassotti (attualmente allenatore in seconda) o Filippo Galli (allenatore della Primavera).

4 marzo 2008

The Beatles


La storia di questo leggendario gruppo della musica leggera ebbe inizio a Liverpool in Inghilterra verso la fine degli anni cinquanta.
Le mode e i dischi provenienti dagli Stati Uniti, approdavano con facilità nei porti d'Europa, compreso nel porto di Liverpool, sulla costa occidentale della Gran Bretagna influenzando i gusti dei giovani locali.
Uno di questi giovani era John Lennon, un sedicenne dal carattere molto difficile, che pur avendo scarso interesse per gli studi scolastici, mostrava una grossisima attrazione per gli orientamenti musicali d'avanguardia e per la musica Rock.
Insieme ad alcuni compagni di scuola formò un gruppo di musica "skiffle" (musica jazz suonata con chitarre e strumenti a percussione) che chiamò "The Quarry Men".
Suonando in occasione di una festività della chiesa locale, il gruppo incontrò casualmente Paul McCartney, fu amore a prima vista.
Nel 1957 suonarono per la prima volta al Cavern, un jazz club di Liverpool, dove venne loro raccomandato di eseguire solo musica skiffle perché il rock'n'roll per i cultori del Jazz, era un genere considerato indegno e profano.
Nei primi mesi del 1958 Paul presentò nel gruppo un altro chitarrista, George Harrison, suo compagno di scuola.
George possedeva tutte le qualità per diventare un ottimo musicista ed era in grado di suonare alla perfezione diversi generi strumentali dell'epoca e così venne accettato nel gruppo senza problemi.
Il gruppetto dei Quarry Men andò avanti affiancato da altri giovani musicisti rimasti solo per un breve periodo di tempo.
Verso la fine del 1959 il gruppo partecipò ad una manifestazione musicale per la scoperta di nuovi talenti a Manchester: in quell'occasione si fecero chiamare "Jhonny and the Moondogs" classificandosi in uno degli ultimi posti.
All'inizio del 1960 si unì loro il bassista Stewart Sutcliffe che era il miglior amico di John al liceo artistico. Sutcliffe aveva colpito John per il fatto di essere un "leader" piuttosto che un gregario. Insieme posero le basi in un bar del posto, il Jacaranda, gestito da un imprenditore locale, Allan Williams, che divenne il primo imprenditore del gruppo.
Egli fece loro presente che sarebbe stato meglio cambiare il nome del gruppo.
Dopo aver preso in considerazione e scartato vari nomi si arrivò a "The Beetles". Prontamente, John Lennon ne corresse la grafia in Beatles, rispecchiando la terminologia dell'epoca che li considerava un complesso "beat".
Ingaggiarono un batterista, Pete Best, incontrato durante una esibizione in un club. Poco meno di una settimana dopo il gruppo attraversò la Manica per Amburgo. Il Tour durò tre mesi e i Beatles fecero più di 100 spettacoli, prima all'Indra Club e poi nel più grande Kaiserkeller. Dal momento che il gruppo aveva un repertorio estremamente limitato (circa 30 canzoni), si sentì la necessità non solo di ripetere alcuni pezzi diverse volte durante lo spettacolo, ma anche di doverli allungare in modo artificioso.
Verso la fine del primo soggiorno amburghese, John, Paul e George incontrarono l'uomo che sarebbe diventato il tassello mancante del gruppo: Richard Starkey (soprannominato Ringo Starr). Durante il successivo soggiorno ad Amburgo, i Beatles incisero il loro primo disco che li portò all'incontro con colui che divenne il loro impresario: Brian Epstein e che ebbe una grande parte nella storia del loro successo. Epstein li convinse a cambiarre batterista scegliendo Ringo Starr e trovò loro una casa discografica: era stato raccomandato al produttore George Martin, che dirigeva la Parlophone, una piccola etichetta proprietà del gigante discografico EMI. Il primo singolo dei Beatles diffuso con il nome del gruppo fu Love me do, una composizione di John e Paul che in poco tempo entrò nella classifica britannica dei 20 dischi più venduti.
Nel Gennaio del 1963 pubblicarono un altro grandissimo successo "Please please me" di Lennon-McCartney; in seguito, in un solo giorno, registrarono gli altri 10 brani che divennero la base del loro album d'esordio "Please please me".
Furono anni di grande successo in tutto il mondo con una produzione assai prolifica di canzoni ed LP che stravolse i comportamenti musicali dell'epoca.
L'enorme successo non sembrava però mantenere uniti alcuni componenti del gruppo, fino a quando nel Giugno del '67 il mondo accolse l'ultimo album dei Beatles.
L'album inciso contemporaneamente al singolo "Sergent Pepper's Lonely Heart Club Band" è oggi considerato il migliore LP della produzione Beatles ed era seguito dalla presentazione di un film animato: Yellow Submarine.
Il grande successo di quest'ultimo album non attutì la crisi che i Fab Four stavano attraversando e non riuscì a convincere i quattro che le loro ambizioni individuali non avrebbero mai uguagliato i traguardi raggiunti insieme.
L'abbandono del gruppo da parte di Paul McCartney fu causa di grande costernazione, sia tra i fans che tra gli altri componenti del gruppo. Inoltre la costernazione era ancora più grande per il fatto che Poul insistette nel voler pubblicare il suo album d'esordio come solista proprio a pochi giorni dall'uscita dell'atteso "Let it be".
Di fatto i FAB FOUR non esistevano più ma il responsabile della morte del gruppo non poteva essere solo Paul Mc Cartney.
Nel 1970 ognuno dei quattro Beatles produsse un nuovo album da solista.
Paul McCartney fu il più prolifico e prese in considerazione l'idea di formare un proprio gruppo, mentre John Lennon continuò a lavorare con Yoko Ono.
L'ultima tragedia si consumò con l'assassinio di John Lennon da parte di Mark Chapman, un sedicente fan che davati al Dakota Building, gli aveva chiesto un autografo per sparargli poi cinque colpi di pistola.
Fu la fine di un'era.

I Beatles oggi sono considerati il gruppo rock che ha segnato i gusti musicali di tutto il mondo; il loro fascino, il loro carisma ed il loro impatto sul pubblico non sono ancora stati uguagliati

3 marzo 2008

Museo della figurina


CIOCCOLATO E FIGURINE. UNA FEDELE TENTAZIONE dal 1 marzo al 13 aprile 2008
Inaugurazione sabato 1 marzo alle ore 17

Le origini del cacao, come di molte piante dall'elevato significato simbolico, affondano nel mito. Una leggenda azteca narra che fu donato agli uomini da Quetzalcoatl, il dio dalle spoglie di serpente piumato, come ricompensa alla fedeltà pagata col sangue da una principessa che non svelò il luogo in cui era nascosto il tesoro affidatole dal marito. L'esposizione, con circa 350 immagini, documenta lo stretto legame tra l'industria del cioccolato e la figurina, medium privilegiato per pubblicizzare le doti di praticità, squisitezza e diletto dell'appetitoso alimento. Una mostra che ossimoricamente invita alla fedeltà, che dura da secoli, al cioccolato, tentazione dalla quale è bene farsi sedurre.
Durante l'inaugurazione, i visitatori saranno omaggiati con la Cazzuola di cioccolato, il prodotto simbolo di Costruttori di Dolcezze, il brand giovane di Eurochocolate, che identifica un modo nuovo di intendere il cibo degli dei. La Cazzuola, nata nel 2006 dalla collaborazione di Eurochocolate con il Food designer Giulio Iacchetti, può trasformarsi in una colorata paletta per torte o, in generale, in curioso oggetto di design.

Museo della Figurina
Corso Canalgrande, 103 41100 Modena
Tel: 059-2033090 Fax: 059-2033087
Email: museo.figurina@comune.modena.it

Orari
dal martedì al venerdì 10,30-13 e 15-18
sabato domenica e festivi 10,30-18

Ingresso gratuito

2 marzo 2008

Silvio Berlusconi


“Sono stato frainteso!”
- Silvio Berlusconi su qualunque cosa abbia affermato in precedenza
“Chi? Ah! Quel barzellettiere spassoso!! Yes, yes... si esibisce ancora? ”

- George Bush su Silvio Berlusconi
“Papà!! PAPÀ!! Ma il nano pelato esiste davvero?!?”

- Bambino spaventato durante la campagna elettorale di Silvio Berlusconi
“Chi vota a sinistra è un coglione!”

- Silvio Berlusconi sul tema "Democrazia elettiva in Italia"
“Meglio coglioni che Berlusconi!”

- Scritta realmente apparsa a Napoli dopo la precedente dichiarazione del Cavaliere
“Io vi dico, con assoluta certezza, che il governo cadrà ad aprile! O forse a maggio, ma anche giugno, oppure marzo...”

- Silvio Berlusconi in uno dei suoi deliri
“E quando crepa questo qui?!?”

- Nietzsche su Berlusconi
“Dio è corto”

- Un Nietzsche rassegnato su Berlusconi
“Quando sono entrato al Bagaglino mi hanno fatto una standing ovation”

- Silvio Berlusconi su Berlusconi
“Ma perchè ce l'avete tanto con Berlusconi? In fondo è un grande imprenditore che ha rinnovato i costumi della TV italiana. SIETE SOLO DEI COMUNISTACCI INVIDIOSI!”

- Tipico fan bimbominkia della televisione del Bagaglino e dei Tronisti su Berlusconi
“Mi chiedo perché tutte le volte che mi invitano a fare un discorso su Berlusconi lo sento come un insulto alla mia immensa intelligenza...”

- Pier Paolo Pasolini su Silvio Berlusconi
“Lui è l'Uomo della Provvidenza”

- Il Santo Padre su Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi non esiste. È un'allucinazione collettiva multimediale ad opera delle reti televisive Mediaset. Noto ai più per aver fatto al nostro paese quel che non ha potuto fare a sua moglie e per essere il gemello malvagio del noto arcinemico di Goku, Pilaf

Figlio


Lo ricordo, sai?
Il giorno in cui sei nato:
La gioia che ho provato,
l'orgoglio e la paura.
Avevo tra le braccia
tutto il mondo intero,
che sembra una pazzia
quando lo senti dire.
E' passato un mese
da quando potevo perderti
e Tu sei ancora quì
e mi lanci
dei piccoli segnali.
Ti aspetto
per stringerti quella mano
come quando appena nato
mi stringevi un dito
e solo per quella mano
io avrei dato tutto.
Ora le tue mani in un letto d'ospedale
mi stanno cercando ancora
hai ancora bisogno di stringere il mio dito,
e non ti lascerò cercare
senza trovare
una mano sicura per alzarti e ricominciare.

1 marzo 2008

Barche tipiche di Venezia


La costruzione:
Il bragozzo, costruito nello squero mediante i sesti (sagome prefissate, che servivano a ricavare le corbe, cioè le ordinate dello scafo), verso la fine dell'ottocento era lungo 12 metri e mezzo, largo 3,15 e alto 1,05 metri aveva boccaporto centrale a proravia, uno a poppavia e un portello a prua. Il timone raggiungeva la lunghezza di quasi 4 metri. La fase di costruzione iniziava con le aste di prora e di poppa in legno di rovere molto robusto, cui poi erano fissati i magieri (i corsi del fasciame). L' ossatura dello scafo era costituita dalle còrbe. Tra i magieri di prua e di poppa erano posti i mancoli d'ormeggio. Il fasciame veniva piegato con il fuoco, ottenuto bruciando una qualità di canna palustre: il legno era riscaldato e, tenendolo sempre umido con fango, si cercava di dargli la curvatura voluta. Terminata la coperta, si procedeva alla rifinitura e poi alla calafatura, effettuata per mezzo di stoppa catramata, inserita negli interstizi mediante appositi scalpelli e battendo con un grosso martello, detto magio. Quindi lo scafo era ricoperto all'interno e all'esterno di pece (la pégola). Poi si fissava l'albero di maestra, cui provvedeva l'alborante ed erano issate le vele, confezionate dal velèro oppure tagliate e cucite dagli stessi uomini, mentre alle reti da pesca provvedevano le donne della famiglia. Particolare attenzione era riservata alla costruzione del timone, la parte più robusta dell'imbarcazione, poiché svolgeva anche, in parte, le funzioni della chiglia: per costruirlo si usava una nutrita schiera di attrezzi: morsetta, pialla, verìgola, mazzuola e martello. Non mancava a prua del bragozzo il fogòn, ossia il braciere costituito di solito da una semplice cassa rettangolare foderata di lamiera di zinco, che serviva per la cottura del cibo. Lo scafo di un bragozzo risultava molto robusto e resistente alle continue sollecitazioni, consentendo l'utilizzo di questa imbarcazione anche nelle più difficili situazioni.

Le vele:
La vela è sempre stata il simbolo, l'emblema caratteristico e più appariscente del bragozzo chioggiotto, tanto è vero che il vigariolo (un pescatore divenuto avvistatore marittimo) riconosceva a distanza i vari paroni dei bragozzi dal colore e soprattutto dalle raffigurazioni dipinte sulle vele. Normalmente le vele dei bragozzi chioggiotti alla seconda metà dell'800 erano due per quelli di misura maggiore e una per quelli di misura minore. Le vele di poppa e di prua (de tronchéto) erano al terzo, qualche volta compariva anche il fiocco. Erano gli stessi pescatori o le loro donne che confezionavano la vela, cucendo insieme 34-35 sfèrzi (cioé teli), non senza aver prima praticato col coltello il taglio di sotto, per darle la giusta obliquità. Poi gli uomini si interessavano di armarle. Esse venivano armate nel tradizionale sistema di origini remote, che si può far risalire all'epoca delle galere , e definito come armatura alla pescatora: così era possibile far assumere alla vela anche una certa forma a sacco, che consentiva di sfruttare meglio il vento con andature di bolina. Quando il vento era forte si utilizzavano i metafioni, cioè dei cavetti penduli fissati alla vela, posti su file orizzontali. Quindi si procedeva alla dipintura delle vele usando i colori più facili da reperire ai quei tempi: l'ocra, il rosso mattone, il nero e a volte l'azzurro, il verde e il marrone. La colorazione delle vele veniva fatta con la teréta, colore in polvere, che veniva sciolta in acqua di mare; esse venivano poi poste al sole ad asciugare, quindi gettate nell'acqua di mare per togliere la polvere lasciata dalla pittura ed infine esposte ancora al sole perché asciugassero definitivamente ed essere così pronte per l'uso.

Le decorazioni:
Un tempo lo scafo dei bragozzi veniva abbellito con varie decorazioni. A prua erano dipinte ad olio figure alate nell'atto di suonare la tromba, dette ànzoli (Angeli), o soggetti sacri, insieme, ai lati, alle pesséte che, se contornate o incorniciate, dette bòli. Scopo di questi dipinti era, ovviamente, quello di ottenere la protezione dei Santi o della Madonna. Altri dipinti piuttosto comuni erano: colombe bianche col ramo d'ulivo, dischi solari, piccoli occhi (questi ultimi di chiaro significato apotropaico). Si tratta di tradizioni di origine cristiana o egiziana. Spesso i pescatori chioggiotti personalizzavano le loro imbarcazioni con disegni geometrici molto semplici sulle fiancate e sulle impavesate o con a prua stemmi o bandiere relativi al luogo di provenienza.

Roberto Vecchioni - "DI RABBIA E DI STELLE "


Bentornato Roberto Vecchioni. Lo avevamo lasciato qualche mese fa nelle piazze italiane a promuovere il suo progetto jazz de Il contastorie , il disco con cui nel 2005 riproponeva alcune delle sue canzoni (non necessariamente le più popolari) col solo ausilio dello straordinario duo Patrizio Fariselli-Paolino Dalla Porta: lo ritroviamo adesso più tradizionalmente e deliziosamente pop , fermo restando che pop non è una cattiva parola, ma il sigillo di quella comunicazione col pubblico che quasi tutti gli artisti si pongono come obiettivo attraverso i vari mezzi di cui dispongono (e Vecchioni, professore non solo di greco e latino, ma anche dell'arte di far canzoni, lo sa bene e non rifugge la definizione). Dovendo poi soffermarsi sulle molteplici letture musicali del nuovissimo Di rabbia e di stelle (nei negozi dal 9 novembre scorso e in radio dal 22 ottobre con Non lasciarmi andare via) lo troveremmo piacevolmente molteplice e vario, intriso di blues, country e soft-rock, melodia italiana, senza dimenticare le venature jazz, poste un po' come un ponte tra il passato più e meno recente di Vecchioni e il suo scintillante presente. E poi le parole: un filo conduttore infinito, che affonda le radici nei primi esperimenti del Roberto-ragazzo (che proprio in questi giorni ritroviamo in libreria con Di sogni e d'amore , edito da Frassinelli) e si snoda negli anni lungo un percorso di donne, di amici e di figli come presenze affettuose a cui il cantautore ha saputo abituarci nel tempo rendendoli a noi più vicini e in parte nostri: come a dire che i suoi figli, le sue donne, i suoi amici, in fondo non sono che quelli che ciascuno di noi ha accanto. L'esercizio di lettura in chiave autobiografica è per l'ascoltatore una tentazione che Vecchioni probabilmente, oltre che perdonarci, in parte ci incoraggia: ma sarebbe un limite considerarla l'unica porta di accesso per una fruizione quanto più possibile compiuta e soddisfacente di Di rabbia e di stelle, disco che fa del suo entusiasmo emotivo la sua forza e della sua validità artistica la sua virtù. Tra i suoi frutti più felici, ad esempio, il brano apripista, La ragazza col filo d'argento , manifestazione palpabile dell'esplodere prorompente del “mondo vecchioniano” con le sue metafore più belle e piene, o Non lasciarmi andare via , malinconica e passionale, viva di immagini delicate (“ha la faccia di un bambino / e gli occhi di un lupo triste / che ti lecca la mano”) e struggente nella ripetizione lenta del refrain; e ancora Amico mio e Le rose blu , in cui un'inedita religiosità trova posto accanto al sentore poetico, per sublimarlo e rinnovarlo; infine Mond lader (Mondo ladro) , che segna la prima apertura in assoluto verso la canzone dialettale da parte del cantante.

Pasti giornalieri degli antichi romani


Il regime alimentare dei romani era discontinuo, capace di passare da un’estremità all’altra, da una somma di frugalità quotidiana, agli stravizi di vino e carne durante i banchetti nei quali l’eccesso era spesso di rigore.
Il giorno iniziava al levare del sole. Il periodo tra l'alba ed il tramonto veniva diviso in 12 ore (horae). La durata delle ore era variabile in quanto dipendeva dal tempo effettivo di luce.
Potremmo dire che al pari di una dieta odierna, tre pasti principali scandivano generalmente l'assunzione di cibo dell'antico romano: abbondante colazione al primo mattino (jentaculum), leggero pasto a mezzogiorno (prandium), e pasto principale nel tardo pomeriggio (cena).
Il prandium era l’unico pasto dei romani impegnati nella guerra, nella politica e in qualsiasi altra attività che richiedesse uno sforzo (labor). Viceversa la cena apparteneva al tempo dell’ozio (otium), cioè del divertimento e della pace.
La consistenza dei singoli pasti variava a seconda del periodo storico, dello status della famiglia, e se si abitava in un centro urbano o in campagna. Se un romano del periodo arcaico si accontentava di un pasto frugale alla sera (vesperna), a partire dal II sec. a.C. fu necessaria l’emanazione di apposite leggi suntuarie per limitare la spesa pro capite in occasioni di cene conviviali.
Jentaculum avveniva fra la terza e la quarta ora, ovvero le otto e le nove del mattino, e spaziava dal pane intinto nel vino (consuetudine greca), ad olive, uova o formaggio, ai resti della sera precedente. Per i fanciulli era riservato il latte (ovino o caprino) accompagnato da brioche fresche, salate o addolcite col miele, magari acquistate sulla strada per la scuola dal pistur dulciarius (Marz. Apoph. XIV, 223), l'odierno pasticciere.
Prandium consumato fra la sesta e la settima ora, cioè attorno a mezzogiorno. Solitamente uno spuntino fatto durante la pausa di lavoro, portato da casa o, per i più fortunati con qualche moneta in tasca, acquistato dai venditori ambulanti e nei locali pubblici. Si trovava da desinare con una certa facilità soprattutto in prossimità di luoghi molto frequentati durante il giorno, il Foro e le Terme, dove era un brulicare di posti di ristoro (popinae ); non era necessario neppure darsi troppo da fare a cercarne uno, giacché avveduti proprietari spedivano i propri garzoni per le vie del centro e dentro gli stabilimenti, a vendere appetitose cibarie calde o fredde, secondo le esigenze della stagione. Se si mangiava a casa c’erano gli avanzi del giorno prima o, comunque, si trattava di piatti freddi e veloci, da consumare in piedi e senza mensa.
Cena cadeva verso le sedici (tra ora decima e undicesima), ma con il passare del tempo cominciò lentamente a spostarsi avanti per il raffinarsi dei costumi e l’introduzione dell’illuminazione domestica. Questo pasto poteva essere costituito da un piatto unico se si mangiava da soli (domicenium), o trasformarsi in un’occasione di convivio con addirittura circa 50 portate, come nel celebre banchetto di Trimalcione.
Alla cena conviviale partecipavano gli uomini, sempre sdraiati, se intervenivano le donne esse erano tradizionalmente sedute. Si mangiava in un luogo coperto: casa, portico o giardino sormontato da un “velum”. I piaceri della tavola venivano condivisi all’interno di un gruppo sociale ben definito: famiglia, clientela, amici coetanei, collegio professionale o sacerdotale.
I banchetti non erano prerogativa dei soli ricchi, e quando la situazione economica del padrone di casa lo richiedeva, erano gli stessi commensali a portare il loro contributo per il pasto.