Gli antichi Romani conoscevano il vetro?
La storia del vetro ha radici molto antiche, risalenti all'Età del Bronzo. La sua invenzione si colloca tra il 4300 e il 2000 a.C. nelle regioni del Medio Oriente, specificamente in Egitto, Siria e Mesopotamia.
Secondo una leggenda, alcuni mercanti tornando dalla Siria con un carico di salnitro (carbonato di soda) si fermarono sulle rive del fiume Belo. Non avendo pietre per costruire un fornello, usarono blocchi di salnitro e, dopo aver acceso il fuoco, scoprirono che la miscela di sabbia del fiume e carbonato di soda si era trasformata in una sostanza lucente e trasparente: il vetro.
Furono i Fenici a diffondere il vetro tra le altre popolazioni, e nel II secolo a.C. questo materiale fu introdotto in Italia. I Romani divennero rapidamente maestri nell'arte vetraria, sviluppando tecniche e stili che avrebbero caratterizzato la produzione per secoli.
Durante il regno di Ottaviano Augusto (27 a.C. - 14 d.C.), furono aperte numerose officine vetrarie che diedero vita a una vera e propria industria del vetro.
LE TECNICHE DI PRODUZIONE DEL VETRO ROMANO
La produzione del vetro grezzo dipendeva strettamente dalla disponibilità delle materie prime, principalmente sabbia silicea e natron (carbonato di sodio), che erano presenti soprattutto in Nord Africa e sul litorale israelo-palestinese.
Questo determinò lo sviluppo di un intenso commercio verso il Nord del Mediterraneo, che perdurò fino al Rinascimento, coinvolgendo anche l'Italia. In territorio italiano, l'unico luogo dove è stata rilevata la presenza di produzione di vetro grezzo era Pozzuoli, citato anche da Plinio il Vecchio.
Prima dell'invenzione della soffiatura, i Romani utilizzavano diverse tecniche per la lavorazione del vetro:
Lavorazione a nucleo friabile o a verga: Questa tecnica, apparsa nell'Età del Bronzo e diffusa dalla Mesopotamia all'Egitto, prevedeva la modellazione di un'anima con la forma dell'oggetto desiderato (solitamente un piccolo contenitore per unguenti) attorno a una verga metallica. L'anima, composta da una combinazione di argilla, sabbia e un collante organico, veniva poi ricoperta con vetro caldo, sia per immersione in un crogiolo, sia mediante ripetuti avvolgimenti di un filo vitreo. La decorazione avveniva applicando gocce e fili vitrei, spesso trasformati in piume o festoni con l'uso di un pettine.
Vetro modellato su nucleo: La più antica tecnica di lavorazione del vetro, utilizzata già nel II millennio a.C., consisteva nel rivestire di vetro vischioso un supporto realizzato con un impasto poroso di argilla e materiale vegetale (il nucleo), che veniva successivamente sbriciolato e rimosso dal vaso raffreddato. La decorazione era ottenuta applicando filamenti di vetro di colorazione diversa e lavorandoli con uno strumento appuntito1.
Vetro fuso ellenistico: Il progressivo incremento della padronanza nella lavorazione del vetro permise di realizzare contenitori dal profilo anche elaborato, fondendo dentro uno stampo una forma grezza e rifinendola accuratamente a freddo per abrasione. Alcune delle forme più antiche presentavano profili lineari essenziali, come le coppe emisferiche con solchi a mola.
Fusione a stampo: La prima produzione vetraria fu realizzata mediante il metodo della colatura, o fusione a stampo, che consisteva nel colare o pressare la massa allo stato fluido all'interno di uno stampo che recava la forma dell'oggetto desiderato. Il vetro veniva temperato, si toglievano gli stampi e gli oggetti prodotti erano rifiniti con levigatura al tornio e con materiali abrasivi.
Tecnica del vetro mosaico: Si realizzavano coppe "a mosaico", partendo da un disco ottenuto accostando rondelle tagliate da bastoncini di colori diversi, saldate insieme. Questa tecnica produsse servizi di piatti, coppe e vassoi che imitavano le forme delle ceramiche aretine in Etruria.
L'INTRODUZIONE DELLA SOFFIATURA
Uno dei contributi più rivoluzionari dei Romani alla lavorazione del vetro fu l'introduzione della soffiatura. Questa tecnica, sviluppata intorno al I secolo a.C. nel Vicino Oriente (Siria, Palestina) e giunta rapidamente a Roma già a fine secolo, consentiva di modellare il vetro in forme complesse e delicate, un tempo inimmaginabili.
La soffiatura, che poteva essere libera o in matrice (stampo), permetteva al vetraio di soffiare dentro una lunga canna metallica per espandere la massa fusa, creando vasi, ampolle e bicchieri dalle forme eleganti e leggerissime. Questa tecnica rivoluzionò l'industria vetraria, rendendo la produzione molto più rapida e accessibile, e permettendo la diffusione di oggetti in vetro tra diverse classi sociali.
Nel periodo giulio-claudio (I sec. a.C.), la produzione di vetro mosaico si attenuò fino a scomparire per la scoperta della soffiatura a stampo intorno al 25 d.C.. La soffiatura in stampo consisteva nell'inserire una quantità di vetro fuso all'estremità di una canna da soffio in uno stampo inciso con motivi decorativi, ottenendo così, con un'unica operazione, forma e decorazione dell'oggetto.
La ricostruzione di un'officina vetraria antica è possibile grazie a una miniatura del Codice di Montecassino, derivata da un disegno del IV o V secolo dopo Cristo, che mostra un personaggio seduto su uno sgabello a tre gambe intento a soffiare un vaso. Il piano di lavoro era quello antistante l'imboccatura del forno, ma poteva essere costituito da una semplice lastra.
GLI OGGETTI IN VETRO DEI ROMANI
Durante l'Impero Romano, gli oggetti in vetro si diffusero ampiamente, soprattutto bottiglie e vasi. Brocche, anfore, coppe, piatti, bottiglie, ciotole, balsamari, corni potori, delle più svariate fogge e colori, provenienti per la maggior parte da Pompei, testimoniano insieme ad alcuni affreschi, come il vetro fosse uno dei materiali prediletti nella vita quotidiana.
I Romani crearono una grande varietà di oggetti in vetro, sperimentando forme e stili diversi. Caratteristici degli scavi romani sono i servizi di piatti, coppe, coppette e vassoi, eseguiti per mezzo della colatura in vetro mosaico o colorati, che imitavano le forme delle ceramiche aretine in Etruria.
Con l'invenzione della soffiatura, le forme degli oggetti in vetro si moltiplicarono, diventando più o meno panciute, filiformi, a sfera, lobate, con curve varie, con imboccature larghe e strette, con applicazioni sulle pance, sullo stelo, sulle imboccature, sui manici, in un'infinita inventiva e un infinito buon gusto.
L'inventiva dei vetrai romani andò oltre, creando vetri semiopachi colorati a strisce, orizzontali o verticali, a volute o a bande. Inoltre, soffiando il vetro producevano fili vetrosi variamente colorati e di densità di colore diversa, ma anche di trasparenza diversa, che venivano applicati ai vasi con varie volute, o attorcigliandoli sugli oggetti, o attorcigliandoli su se stessi, in modo simile al vetro di Murano di oggi.
I Romani riscoprirono anche la tecnica della foglia d'oro graffita: racchiudendo tra due strati di vetro incolore una foglia d'oro incisa con scene mitologiche, motivi ebraici o cristiani, creavano dei medaglioni da inserire nella base di tazze e di altri recipienti.
Per chi non poteva permettersi anelli con gemme preziose incise, esisteva la possibilità di acquistare cabochon di pasta vitrea, un uso che fu spesso seguito sia dagli etruschi che dai romani. Il vetro colorato imitava inoltre le pietre preziose, dando vita a una sorta di bigiotteria dell'antichità.
Nel mondo romano la più antica produzione su larga scala di vetri intagliati con scene figurate viene comunemente fatta risalire all'inizio del III secolo dopo Cristo, rappresentando un'ulteriore evoluzione nell'arte vetraria romana.
IL DECLINO DEL VETRO ROMANO
Entro la fine del V secolo d.C., la produzione di vetro nel Mediterraneo occidentale, del Nord Africa e in Italia diminuì gradualmente. Da allora in poi, la produzione del vetro con natron fu effettuata esclusivamente da produttori di vetro nel Mediterraneo orientale, in particolare in Egitto, Palestina e Siria.
L'eredità dell'arte vetraria romana si è tramandata nei secoli, influenzando la produzione vetraria medievale e rinascimentale. Oggetti di vetro risalenti al VII e VIII secolo sono stati rinvenuti nell'isola di Torcello presso Venezia, segnando l'inizio di una tradizione vetraria che avrebbe raggiunto il suo apice con le celebri produzioni di Murano.
Le tecniche, i motivi decorativi e le forme sviluppate dai vetrai romani continuarono a essere imitate e reinterpretate nelle epoche successive, mostrando come l'arte vetraria romana rappresenti non solo un fondamentale capitolo nella storia del vetro, ma anche un importante elemento di continuità culturale tra l'antichità e il medioevo.
Da Scripta Manent storia
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