29 marzo 2013

Ogni singolo istante


Ogni momento è importante, ogni singolo istante merita di essere scoperto e goduto fino in fondo.  Impara a cogliere ogni segnale che arriva nella tua giornata come qualcosa di positivo e inizia a sperimentare la magia di ogni secondo per vivere la vita che hai sempre sognato! Perché il miracolo è in tutti i giorni e dentro di te.
Maggie Hamilton, Cogli l’Attimo 

Modi di dire a Venezia #7

abatùo
abbattutto, spossato,debilitato

28 marzo 2013

Tutti a casa!!!


Viva la coerenza!!! Tutti a casa!!! Grazie Grillo, grazie grillini!!! Peccato che la conseguenza di tutto questo la pagheranno come sempre gli ultimi a favore dei soliti primi. Certo che Grillo si può godere lo spettacolo lo ha aspettato da tanto tempo, solo il blog gli frutta milioni di euro ma sono gli italiani che sono alla fame e non abbiamo un minuto da perdere.
Forse Grillo avrà raccolto la rabbia della piazza ma, la stessa rabbia, SI ASPETTA CONCRETEZZA. Ne abbiamo avuto abbastanza di tatticismi, sono anni che sentiamo dire che la colpa è di quelli che son venuti prima.
Ma quelli nuovi non son arrivati per cambiare le cose? Ma, purtroppo, mi sembra che abbiano capito che non possono governare con dei DILETTANTI allo sbaraglio.
Una cosa è certamente certa, e ne sono pienamente convinto, la fine del governo Bersani segna anche la fine del movimento 5S di Grillo perchè, come il puttaniere di Arcore, la loro politica è FARE E DIRE DI TUTTO PER NON CAMBIARE NULLA!!!
Povero Grillo...paragonarlo a Scilipoti è certamente fargli un complimento.

Vita quotidiana


Inizia presto all' alba o tardi al pomeriggio, ma in questo non c'è alcuna differenza, le ore che hai davanti son le stesse, son tante, stesso coraggio chiede l' esistenza.. La vita quotidiana ti ha visto e già succhiato come il caffè che bevi appena alzato e l' acqua fredda in faccia cancella già i tuoi sogni e col bisogno annega la speranza e mentre la dolcezza del sonno si allontana, inizia la tua vita quotidiana... E subito ti affanni in cose in cui non credi, la testa piena di vacanze ed ozio e non sono peggiori i mali dei rimedi, la malattia è la noia del lavoro: fatiche senza scopo, furiose e vane corse, angosce senza un forse, senza un dopo, un giorno dopo l' altro il tuo deserto annuale, con le oasi in ferragosto e per Natale, ma anno dopo anno, li conti e sono tanti quei giorni nella vita che hai davanti.. Ipocrisie leggere, rabbie da poco prezzo, risposte argute date sempre tardi, saluti caldi d' ansia, di noia o di disprezzo o senza che s' incrocino gli sguardi, le usate confidenze di malattie o di sesso dove ciascuno ascolta sol se stesso: finzioni naturali in cui ci adoperiamo per non sembrar di esser quel che siamo. Consolati pensando che inizia e già è finita questa che tutti i giorni è la tua vita... Amori disperati, amori fatti in fretta, consumati per rabbia o per dovere che spengono in stanchezza con una sigaretta i desideri nati in tante sere, amori fatti in furia, ridicolo contrasto, dopo quei film di fasto e di lussuria, rivincita notturna dove, per esser vero, l' uno tradisce l' altro col pensiero: son questi che tu vedi, che vivi e che hai d' attorno gli amori della vita d' ogni giorno... Le tue paure assidue, le gioie solitarie, i drammi che commuovon te soltanto, le soluzioni ambigue, i compromessi vari, glorie vantate poi di tanto in tanto, i piccoli malanni sempre più numerosi, più dolorosi col passar degli anni, la lotta vuota e vana, patetico tentare di rimandare un poco la vecchiaia... E poi ti trovi vecchio e ancor non hai capito che la vita quotidiana ti ha tradito...
Francesco Guccini -1974-  

Modi di dire a Venezia #6

biavaròl
negozio di alimentari

27 marzo 2013

A proposito di governo, a questo punto METTIAMOLI ALLA PROVA


Premetto che il sottoscritto si è presentato all'ultimo voto consegnando la scheda elettorale e subito dopo facendosela ritornare rimanendo sul posto fino a quando il presidente della sezione non ha riportato per iscritto che non avevo intenzione di dare il voto a nessuno, perchè nessuno mi rappresentava. Ma a parte questa premessa a questo punto è chiaro al di là di ogni ragionevole dubbio e tacendo dei modi discutibili che la prospettiva di Grillo non è riformista ma è rivoluzionaria…nel senso che è evidente che Grillo giudica la situazione da una posizione di presunta superiorità tipica del rivoluzionario che non deve confrontarsi con nessuno perché ha in se tutte la risposte. Quello che mi chiedo è se questo sentire sia quello degli elettori di Grillo. Non sarebbe meglio trovare un escamotage per avere un governo da giudicare sui provvedimenti concreti senza inutili pregiudizi?
Le prospettive sono veramente disastrose neanche altri vent’anni di Fiorito, Batman e Penati e chi più ne ha ne metta ci avrebbero conciato così.
Appoggiare il governo PD un primo risultato lo avrebbe certamente : per prima cosa si potrebbero fare le riforme e una volta per tutte ci libereremmo di mister puttaniere  e di tutta la sua compagnia di indagati, visto e considerato che neanche la magistratura ci riesce.
Caro Grillo non si può vincere una guerra con una sola battaglia ma, piuttosto che un governo dell'INCIUCIO o di uno scellerato patto con il PDL, anche Bersani deve avere il coraggio di un passo indietro a favore di un governo M5S.

E' proibito


È proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realtà.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici, 
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perché le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che ciò che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo può togliere.
È proibito non cercare la tua felicità,
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.
Pablo Neruda

Storie di cosidetti sani


Oggi essere disabile non è la “disgrazia” più grave, lo diventa nel momento in cui si esce dalle proprie mura e si prende coscienza di quanto sia enormemente grave essere disabili; si percepisce da un semplice sguardo, dall’imbarazzo, dalla sensazione di inadeguatezza, da parte di chi vive intorno a noi.
Ciò che invece accompagna fedelmente la vita di queste persone sono le barriere architettoniche, nonostante la Costituzione Italiana affermi espressamente che «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando, di fatto, le libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».
Mi è difficile e poco comprensibile pensare come, ancora oggi, sia impossibile per un disabile sia fisico sia sensoriale poter prendere un mezzo pubblico  come l’autobus - che paradossalmente presenta la pedana accessibile, ma inutilizzata - o il treno o che non ci sia la possibilità di avere percorsi pedonali personalizzati all’interno della propria città.
Mi è ancor più incomprensibile, però, la superficialità e l’arroganza di chi ha il potere di fare e invece non fa, non perché non vuole fare, bensì per una mancata conoscenza della materia e per la difficoltà di misurarsi con un mondo così particolare e complesso come quello della disabilità.
Ecco che mancando un confronto diretto, si creano quelle barriere che ogni giorno ogni disabile deve affrontare nella vita quotidiana, come l’accesso a edifici pubblici o la semplice “passeggiata” sui pericolanti marciapiedi.
Potrei elencare moltissime altre cose, ma credo sia importante focalizzare l’obiettivo da realizzare e perciò da perseguire in modo perentorio, ossia quello di far capire alla gente come la disabilità sia “a portata di mano”, come essa abbia preso coscienza di se stessa, mettendosi in gioco per far valere i propri diritti, e per far questo ha bisogno di tutti noi, poiché la disabilità è una questione che ci riguarda tutti, prima o poi, e fa parte della vita, della normalità dell’esistenza.
È un processo culturale che richiederà tempo e fatica a tutti noi, e ancor di più a chi ha il potere di fare, e chissà se i “cosiddetti sani”, che hanno portato il mondo sull’orlo della catastrofe, non potranno - un giorno - mettere la persona al centro del mondo, per creare una società il meno discriminante possibile, in modo da far sentire anche il disabile “meno disabile” e parte integrante della nostra civiltà.
Alessandro Pecori

Modi di dire a Venezia #5

zenziva
gengiva

26 marzo 2013

Scappo dall'Italia. Ecco dove con 350 euro


La politica insoddisfacente, il costo della vita troppo elevato, il lavoro che non c'è. Sono tanti i motivi per cui gli italiani decidono di fuggire dal nostro Paese alla ricerca dell'Eldorado.
Per trovare lavoro, per spendere meno o pernon fare più nulla per il resto della vita, vivendo con i pochi spiccioli messi da parte,Opentravel ha selezionato cinque Paesi in cui si riesce a vivere con 350 euro al mese. Tanto più che si tratta di luoghi esotici che invoglierebbero chiunque a scappare.

Thailandia
Magari non si riesce a trovare una sistemazione con vista mare per 350 euro mensili, ma alloggi a prezzi davvero modici ci sono. Che ne dite di 21 euro al mese nella zona di Chiang Mai, nel Nord del Paese? Invece, se vi avvicinate alla costa i prezzi si aggirano sui 60 euro. Inoltre, mangiare costa poco: il tipico pollo con i noodle costa un euro.
Cambogia
Non è un posto molto comune dove trasferirsi, ma dovete sapere che il costo della vita è simile, se non migliore, rispetto a quello della Thailandia. Pensate che con 350 euro al mese si può vivere nella capitale Phnom Penh. Sono tanti gli stranieri che stanno andando a vivere in Cambogia, quindi i prezzi stanno salendo, ma si riesce comunque a pagare unaffitto con 200 euro mensili e cenare al ristorante con 1,50 euro.
Costa Rica
Questo Paese è tra i più gettonati ultimamente. Non ci vogliono molti soldi per sopravvivere nel Costa Rica. E si può scegliere tra 12 zone climatiche diverse così da accontentare tutti. A San José il costo della vita è tra i più bassi al mondo. Se poi si decide di stare fuori città si vive come nababbi. Al ristorante si cena con meno di 4 euro.

Filippine
Ora che molti filippini sono venuti a vivere in Italia, tocca a noi trasferirci nel loro splendido Paese. Manila è piuttosto costosa, ma nella zona di Cebu, con campi da golf, spiagge e tanti negozi, si può affittare un appartamento con circa 100 euro al mese. Il costo della vita è molto basso e potrete permettervi anche alcuni piccoli vizi, dalle sigarette al superalcoolici. Inoltre, le Filippine offrono un visto speciale per i pensionati già dall’età di 35 anni, con un deposito di 50 mila dollari in una banca filippina. Sopra ai 50 anni bisogna avere un deposito di 10mila dollari e fornire la prova di una pensione di 800 dollari al mese per i singoli o di mille per una coppia.

Belize
Un Paese paradisiaco a prezzi davvero contenuti. Bellissime spiagge, clima sub-tropicale e la lingua ufficiale è l’inglese, che più o meno tutti gli italiani masticano. Se amate le immersioni qui trovate uno degli ecosistemi marini più belli al mondo con i famosi Blue Hole. Il costo della vita è simile al Costa Rica. Una casa a Cayo, a un’ora da Belize City, costa 210 euro al mese. Se avete compiuto 45 anni, potete andare in pensione in Belize: il Retired Person’s Incentive Program vi consente di vivere uno stile di vita tax free.
fonte: viaggi.virgilio.it

Il futuro


Sono convinto che il futuro appartiene alla non-violenza, alla conciliazione tra culture differenti. È per questa via che l'umanità dovrà affrontare con successo la sua prossima tappa. In ciò sono d'accordo con Sartre, non possiamo giustificare i terroristi che gettano bombe, li possiamo comprendere.
Sthèpane Hessel

Modi di dire a Venezia #4

Ti ga na testa che no la magna 'gnaca i porsei 
avere un comportamento così ostico e poco propenso al discutere ed al chiarirsi tanto da far supporre una testa così negativa da non essere apprezzata nemmeno dai maiali che sono proverbialmente onnivori 

25 marzo 2013

E il diversamente abile dove lo metto???

Alcune ore fa...tutto a posto. Ripristinato il parcheggio per diversamente abili 

Modi di dire a Venezia #3

Far 'na bòna acoliènsa
accogliere con cortesia

Fbc Unione Venezia: Gli arancioneroverdi recuperano con il Bassano

fotografia di A. Rizzardini  http://www.vesport.it/fotografievisualizza.asp?ID=4857

Venezia-Bassano 2-2 - Campionato Nazionale Lega Pro2 Girone A - 28^ Giornata
Il Venezia fa scappare il Bassano, sbaglia molto, rimonta con vigore, fallisce i match point e alla fine fatica ad accontentarsi del 2-2. In un Penzo sferzato da un vento gelido arriva soprattutto ai vicentini che, a parità di punti (48), mantengono il vantaggio negli scontri diretti anche grazie alla mira imprecisa di Godeas e compagni. Le due venete restano così a braccetto in terza posizione e in piena zona playoff, a -6 dal Savona e a - 7 dalla Pro Patria capolista, ma anche con un vantaggio dimezzato (sceso da 4 a 2 punti) sul Castiglione e sullo "spauracchio" Monza.
Analizzando la partita il Venezia ha avuto più palle gol degli avversari quindi, non credo ci possano essere grossi dubbi sul fatto che il team lagunare avrebbe meritato di vincere. 
L'inizio di partita è stato certamente negativo con i vicentini sul 2-0 dopo 19' anche se nei due gol ospiti un ruolo importante sia stato dato dal vento che ha condizionato parecchio la gara sporcando tutte le traiettorie del pallone. 
Un Venezia che, nel primo tempo, non è stato certamente cinico come il Bassano ha sicuramente cambiato passo nel secondo tempo, costruendo occasioni ma raccogliendo alla fine solo un 2-2.
In pieno recupero il 3-2 di Godeas, avventatosi sul pallone di Lauria respinto dal palo a Cano battuto, è stato annullato per fuorigioco. In tutta onestà non so commentare l'episodio, se il guardalinee ha alzato la bandierina significa che qualche giocatore lagunare sarà stato più avanti rispetto ai difensori giallorossi nel momento in cui Lauria ha calciato. 
La classifica ha riservato al Venezia movimenti "agrodolci". Staremo ora a vedere. Dopo la sosta pasquale Venezia in trasferta a Bellaria (che ieri ha aiutato le due venete battendo il Renate fuori casa).

Venezia-Bassano 2-2
Arbitro: Piscopo di Imperia
Reti: pt. 10' e 19' Longobardi (BA), 21' Maracchi (UV), st. 6' Lauria (UV)
Spettatori: 1.484

CLASSIFICA PRIMI POSTI
Pro Patria 55
Savona 54
Bassano 48
Venezia 48
Renate 47
Monza 46
Castiglione 46  

giallo : promozione diretta
azzurro : playoff

E il diversamente abile...dove lo metto???

Gruppo Veritas territorio del comune di Spinea (VE)

C'è da augurarsi che il tutto sia un errore "umano" e non una pensata scelta "logistica" e che il posto auto riservato ai diversamente abili possa essere liberato al più presto. 

24 marzo 2013

Gruppo "IL PASSO" Spinea #1

Oggi abbiamo avuto l'ultimo incontro prima della partenza per Assisi, Venerdì 29 Marzo. Presso l'atrio della chiesa S.M. Bertilla abbiamo messo in vendita le focacce pasquali cortesemente realizzate e confezionate del  panificio Sciacca di Chirignago (50 di numero), assieme agli ovetti decorativi fatti dai ragazzi del gruppo in tecnica decoupage in carta di riso. Il ricavato (482 euro) verrà utilizzato in parte per il noleggio del secondo pulmino, mentre il primo ci viene dato in comodato d'uso dalla nostra parrocchia e in parte per il fondo cassa   per Assisi. I ragazzi sono già in fermento e non aspettano altro che arrivi l'ora della partenza. Chissà, che il tempo ci sia amico.  

Con gli occhi di un bambino


Il miglior modo per imparare le cose è guardarle con gli occhi di un bambino, un bambino non gioca mai sporco... si impegna... e poi... non si vergogna di piangere.
Dal film “Scrubs”

Modi di dire a Venezia #3

andar fora de vada
spingersi oltre il lecito con le parole o i fatti

23 marzo 2013

L'ergastolo


Gli esperti affermano che la giustificazione della pena si basa su tre principi, il principio retributivo, quello preventivo e quello rieducativo. Per i suoi aspetti di amara crudeltà, l’ergastolo senza benefici penitenziari non è più una pena proporzionata alla gravità del reato commesso e nemmeno al grado di ravvedimento del condannato, ma proporzionata soltanto alla vita del condannato: tanto durerà la sua vita, tanto durerà la sua pena.
Se viene tolta la possibilità di reinserimento, il problema della rieducazione non si pone nemmeno e non basta dire che “sulla carta” anche l’ergastolo può essere oggetto di liberazione condizionale, perché questa possibilità che, differenza dei permessi premio, è un diritto previsto dalla legge e non una gentile concessione, ormai non viene più concessa se non in presenza della collaborazione.
 Se non c’è la collaborazione, l’ergastolo non è più una pena ma diventa una morte bianca , un annientamento della persona a vita. Privo di qualsiasi legittimazione costituzionale l’ergastolo è solo unaforma di vendetta sociale contro un essere umano, non più per quello che è o è diventato dopo decenni di detenzione, ma solo per ciò che gli è capitato di commettere molti decenni prima.
La vendetta fa diventare l’ergastolano un corpo privato dell’anima, un corpo che ogni giorno lotta per la sua sopravvivenza, ma consapevole di non poter godere del diritto di avere diritti e senza diritti, per l’ergastolano, la migliore amica sarà la morte, l’unica certezza e l’unico diritto che gli rimane, in un modo muto, sordo e cieco  su quella che è la sua condizione. Ora che l’ergastolano ha perso anche l’ultima perversa illusione che è anche una perenne e perversa bugia di poter dare qualcosa di diverso ai propri affetti, durante il giorno non pensa di morire ma durante la notte, mentre tutti dormono, pensa a quale sia la forma meno dolorosa e meno clamorosa per andarsene in silenzio e senza farsene accorgere. Con l’ergastolo ostativo nulla è cambiato dal medioevo ad oggi. E’ scomparso solo il patibolo. E’ cambiato soltanto che con l’ergastolo ostativo le esecuzioni avvengono in maniera lenta e silenziosa nel mondo dei dimenticati. L’ergastolo ostativo è peggiore della pena di morte perché proietta l’individuo  nella dimensione di un non luogo in cui ogni misura del tempo appare dissolta e ogni senso del reale definitivamente perduto.
Sebastiano Milazzo 

Modi dire a Venezia #2

andar a gatognào
andare furtivamente come i gatti, andare a carponi

22 marzo 2013

Siamo...


“Se oltre al corpo siamo anche qualcos'altro, quel qualcosa non viene però nutrito bene, non viene annaffiato. Mentre i nostri sensi sono continuamente rimpinzati di tutto quel che possono desiderare -suoni, odori, cose da vedere-, l'anima, se esiste, fa la fame, è assetata.
Eppure – ognuno di noi lo sa per averlo provato – ci sono momenti, una scena di grande bellezza, una parola, un simbolo, in cui sentiamo l'eco di qualcosa che ci è familiare, ma che non ricordiamo. Sentiamo il bisbigliare di una voce a cui vorremmo prestare ascolto, ma dalla quale siamo presto distratti.”
Tratto da – Un altro giro di giostra- di Tiziano Terzani -

Modi di dire a Venezia #1

el se rìva co 'na andada che no te digo
è arrivato con un brutto modo di presentarsi

21 marzo 2013

Oltre il bene e il male


Dice Platone - e qui la sua risposta diventa canonica -: "del male, e quindi del nostro far male, il Dio non può essere ritenuto causa. Dio è bene, Dio è immutabile, è semplice, è veritiero, ed è causa di tutti i beni. 'Theòs anàitios', Dio è innocente". Tutta la riflessione teologica successiva si fonda su questo presupposto platonico: Dio deve essere ritenuto innocente dei mali del mondo, del nostro far male; e quindi è per nostra scelta, è per nostra libertà che noi facciamo male. Noi non siamo determinati dal Divino ad agire male; le nostre imperfezioni le nostre miserie sono frutto e prodotto della nostra libertà. Dio è innocente, è l'uomo che è causa del male, è l'uomo - secondo il grande mito che Platone narra nella Repubblica - che si sceglie il proprio 'dàimon', il proprio carattere, il proprio demone. Ma non solo nel momento della scelta nella cultura classica greca l'uomo è libero, non solo nel momento supremo - come lo chiama Platone -: il momento supremo in cui io scelgo il mio carattere, il mio 'dàimon'. Io sono in qualche modo libero anche durante la mia vita, e la mia libertà, però, coincide nel corso della mia vita con il conoscere; cioè io sono libero nel corso della mia vita di accumulare tutte le conoscenze necessarie perché poi nel momento supremo della decisione io possa essere consapevole del destino che scelgo. Questo è un tema caratteristico della cultura greca, è la sua dominante - come dire - intellettualistica: la libertà dell'uomo si esplica essenzialmente nella sua volontà di conoscere. Soltanto qui sta la mia - come dire - possibile salvezza: io posso conoscere il destino, posso conoscere ciò che mi destina. Solo la conoscenza può salvarmi dal seguire - un'immagine che ricorre in tutta la cultura ellenistica, e anche nella cultura latina, non solo greca - il carro del destino in ceppi come uno schiavo oppresso. Ciò che sta a me non ha nulla a che vedere con la possibilità di sfuggire il destino; ma ciò che sta a me è essenzialmente la possibilità di conoscere il destino, e dunque di seguirlo volentieri, non come gli schiavi seguono il carro dei vincitori, in catene. Se la mia libertà consiste nel farmi una ragione dell'unica ragione, dell'unico 'lògos' che pervade tutto il cosmo? Quando io mi son fatto questa ragione che cosa succede del male? Il male non consiste più, perché tutto è ragione e male e bene non diventano altro che due punti di vista soggettivi: il male non diventa nient'altro che ciò che fa male a me, ma che non riguarda affatto la ragione del tutto; il bene diventa soltanto ciò che fa bene a me, ciò che mi aiuta a vivere, ciò che aiuta il mio benessere, ma non riguarda la ragione del tutto. In cui il male e il bene cessano di avere alcun significato, perché ciò che ha significato è nient'altro che il necessario, il 'lògos' onnipervadente; male e bene hanno una consistenza veramente soggettiva. In fondo, se noi rimanessimo fissi a valutazioni di male e di bene, non faremmo altro che dimostrare la nostra mancanza di sapere, perché colui che sa non sa né di male né di bene: sa il necessario.
Massimo Cacciari

Modi di dire in dialetto veneziano


foto:Errebi

Ara picolo che ti ze drio ciapar 'na bruta andada:
attento che stai prendendo una brutta strada, ti stai comportando male

20 marzo 2013

Clamoroso! Cannone e faro sulla vetta delle Tre Cime di Lavaredo

Il 29 giugno 1915, il generale Fabbri avanzò la richiesta al tenente medico Antonio Berti, già noto alpinista e conoscitore della zona, di indicare ai responsabili del Genio il punto ideale per collocare sulla vetta delle Tre Cime di Lavaredo un grande faro, utile ad illuminare la sottostante piana dove s'erano attestati i soldati austro-ungarici.
Stabilito il punto d'appoggio, autorizzata l'installazione, un faro di 90 cm del peso di molti quintali venne smontato per essere trasportato. Il difficile compito di portarlo fin sull'alta vetta venne affidato agli alpini del Val Piave, appartenenti alla 267ma, e del Pieve di Cadore della 75ma Compagnia con a capo il tenente De Zolt e i sottotenenti Robecchi e Schirato, aiutati nell'impresa da alcuni soldati appartenenti al Genio. 
Dalla base alla vetta della Grande delle Tre Cime di Lavaredo, il trasporto richiese tre settimane d'intenso lavoro, infine il faro venne posizionato a quota 2.999 m. Per consentire alla fotoelettrica del faro un miglior campo d'azione, fu necessario abbassare di qualche metro la sommitale vetta. Mentre procedeva il lavoro per trasportare in vetta il pesante faro, venne sollevato con l'ausilio di funi fino a quota 2850 m, a circa 2/3 dalla vetta, un cannone che venne posizionato sullo spigolo sud-est.  
A guidare la storica impresa venne chiamata una squadra di vigorosi soldati guidati dal caporal maggiore De Carlo. Contemporaneamente all'illuminazione del faro, il cannone utilizzato con alzo negativo, aprì il fuoco sulle sottostanti postazioni austro-ungariche. Appostati faro e cannone, ai soldati che si trovavano in vetta apparve don Pietro Zangrando, il prete degli alpini che, indossati i paramenti sacri celebrò la messa, poi benedisse gli autori dell'impresa. Fra gli artefici della memorabile impresa, ancor oggi leggendaria, l'alpino Augusto Carducci, che nel diario così ricordò la spedizione: "Tra luglio e agosto 1915 ebbi l'onore di far parte del Gruppo Lavaredo con la mia 2da sezione fotoelettrica di stanza a Calalzo di Cadore, che aveva formato per installare sulla Cima Grande, una nostra stazione fotoelettrica da 90 cm per contribuire all'azione di guerra per l'occupazione del Sextenstein che ci fronteggiava. 
Detta cima non ha più la quota 3003 dato che, per poter dar libero campo al nostro fascio di luce, fu necessario far saltare un pezzo della cresta. Quindi qualche metro in meno. Col valido aiuto di una compagnia di alpini e a forza di braccia e corde, fu trasportato a quota 2800 un gruppo completo motore dinamo e il proiettore del peso di circa 6 quintali a pezzi sulla cima dove fu rimontato e messo in funzione. 
Ho avuto l'onore di farlo funzionare per i tre giorni che durò l'azione per la presa della posizione austriaca. Il nemico disorientato da quel fascio di luce che scaturiva dal cielo, solo il secondo e terzo giorno ci prese a cannonate con un pezzo da 105 da sotto un costone, ma non potendo individuarci sparò 18 colpi troppo corti ed 11 troppo lunghi"
ricerca storica Errebi - Dolomiti in guerra di Pinna/Zanolli -

Se non hai niente dentro, non troverai mai niente fuori


Ciò che è fuori è anche dentro; e ciò che non è dentro non è da nessuna parte. …. Per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente dentro, non troverà mai niente fuori. E’ inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé.
Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra

Le voci di Venezia

castròn
persona poco attenta a quello che fà

19 marzo 2013

Chèba

Chèba
gabbia o anche frottola;cascar in chèba cadere in trappola;
contar chèbe raccontare frottole

Gruppo "IL PASSO" Spinea

Campo scuola Caorle 2012 Parco Acquatico "Acqua Follie" 
1^ foto da sx a dx Rudi-Carla-Pamela-Esperanza-Federico-Daniele-Maria Antonia-Andrea-Veronica-Eleonora-Paola-Francesca-Marta-David-Anna-Giorgia-Filippo-Francesca-Roberto-Riccardo-Renato-Barbara-Mattia-Gigi   
2^ foto da sx a dx Rudi-Carla-Denis-Pamela-Esperanza-Federico-Daniele-Maria Antonia-Veronica-Eleonora-Andrea-Francesca-David-Anna-Giorgia-Filippo-Maria Paola-Pippo-Checche-Francesca-Riccardo-Roberto-Barbara-Mattia-Gigi

Abbiamo cominciato così, nell'agosto di due anni fà, per dare a nostro figlio Federico qualcuno e qualcosa che lo facesse sentire vivo. Un vecchio amico di nostro figlio, Riccardo, ci invita al campo scuola del "Passo" a Roverè sulle colline veronesi e noi...siamo andati. Da quel momento niente è stato più uguale di prima, niente ci staccherebbe da quel gruppo di AMICI dove ci si realizza e rafforza nel dedicarsi e servire gli altri scoprendosi risorsa come un insieme di carismi e talenti differenti.
Chiamiamolo un DESIDERIO di amicizia, relazione e integrazione di ragazzi diversamente abili dove il dedicarsi agli altri si realizza e rafforza nella AMICIZIA condivisa tra tutti i componenti il gruppo. 
Bene, da quel campo scuola a Roverè, ne sono seguiti degli altri. L'anno scorso a Caorle con tema del campo la vita di Francesco d'Assisi. E proprio la vita del patrono d'Italia ci porterà, questa pasqua, a visitare la sua città natale. Ad agosto ci aspetta già il campo scuola a Lignano Sabbiadoro e, prima ancora, la visita al museo della Ferrari a Maranello, l'uscita a Milanello con i giocatori del Milan, gli incontri mensili di gestione del bar dell'oratorio, le serate in compagnia mangiando una pizza, gli incontri bisettimanali di gruppo condividendo gioie e fatiche, le visite all'interno delle famiglie dei ragazzi, lo svago, la crescita e la comunicazione tra persone disabili e non 
Insomma, una bella avventura, iniziata così e poi entrata a far parte importante della nostra vita quotidiana.  
Vi terrò d'ora in poi informati, delle nostre uscite, delle nostre avventure, delle nostre risate, del nostro impegnare il tempo libero. 

Borghezio: “La Boldrini? Fancazzista buonista a spese dei poveri”


“La Boldrini? E’ un tipico rappresentante del fancazzismo buonista internazionale che sproloquiava a destra e sinistra senza capire un accidente, né dell’immigrazione, né della situazione dei clandestini”. Sono le parole di Mario Borghezio, intervistato da Giuseppe Cruciani a “La Zanzara”, su Radio24. L’europarlamentare del Carroccio col suo solito linguaggio ruspante stronca in toto il nuovo Presidente della Camera. “Organizzazioni come l’Onu” – afferma – “spendono il 70-80% dei fondi per mantenere questi funzionari fancazzisti inutili che fanno finta di interessarsi dei poveri del mondo e intanto soggiornano comodamente negli alberghi a cinque stelle, creandosi, come questa signora, i presupposti di una carriera politica a spese dei poveri“. E aggiunge: “La Boldrini parla degli immigrati usando la più trita demagogia terzomondista e buonista che neanche un vendoliano o un esponente di estrema sinistra ha mai utilizzato”. Borghezio è ormai incontrollabile e accusa: “A Lampedusa non faceva un cazzo, ma faceva continuamente propaganda, demagogia e lacrimucce sulla pelle dei veri poveracci senza andare a indagare le cause vere dell’immigrazione”. E non solo. Secondo Borghezio, che cita ad esempio positivo papa Francesco il quale “portava reale aiuto ai poveri neri”, il neopresidente della Camera “incentivava l’arrivo dei clandestini con la sua politica buonista: andate in Italia che c’è sempre qualche stronza di turno che ricatta i governi per farvi accogliere con il traffico degli esseri umani“. Borghezio concorda con l’opinione del deputato leghista Gianluca Pini (“La Boldrini pisciava in testa a Maroni un giorno sì e l’altro pure”) e rincara: “Ci facessero vedere i bilanci questi fancazzisti dell’Onu e della Fao. La Boldrini è come i trafficanti di esseri umani, ha una responsabilità morale gigantesca, non ha mai fatto un cazzo per contrastare il traffico”. E sottolinea: “Mentre i nostri militari si privavano dell’acqua per darla ai profughi questi stavano negli alberghi a cinque stelle”
Il Fatto Quotidiano – di Gisella Ruccia – 18 Marzo 2013

La vita, nel bene e nel male, è maestra per tutti


La resina è il prodotto di un dolore, una lacrima che cola dall'albero ferito. Quelle gocce giallo miele, non scappano, non scivolano via come l'acqua, non abbandonano l'albero. Rimangono incollate al tronco, per tenergli compagnia, per aiutarlo a resistere, a crescere ancora. I ricordi sono gocce di resina che sgorgano dalle ferite della vita. Anche quelli belli diventano punture. Perchè, col tempo, si fanno tristi, sono irrimediabilmente già stati, passati, perduti per sempre. Gocce di resina sono piccoli episodi, aneddoti minimi, spintoni che hanno contribuito a tenermi sul sentiero. Proprio perchè indelebili sono rimasti attaccati al tronco. Come fili di resina emanano profumi, sapori, nostalgie. Tutto quello che ci è accaduto, o che abbiamo udito raccontare ha lasciato un segno dentro di noi, un insegnamento, o, quantomeno, ci ha fatto riflettere.
La vita, nel bene e nel male, è maestra per tutti.
Mauro Corona

18 marzo 2013

Buongiorno #62


Ogni ruga sui nostri volti
È una storia vissuta con coraggio,
orgoglio,sorriso,pianto,
amore.
Sono come le parole di un libro aperto,
sfogliato dal tempo,
davanti agli occhi del mondo.
Alda Merini

17 marzo 2013

Lavoro: più licenziati e più precari dopo nove mesi di riforma Fornero


Dice la riforma Fornero che lo scopo è “l’instaurazione di rapporti  di lavoro più stabili” e quello di ribadire “il rilievo prioritario del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (…) quale forma comune di rapporto di lavoro”. Adesso che sono passati quasi nove mesi dalla sua entrata in vigore si può dire che quell’auspicio è purtroppo destinato a rimanere tale. In realtà le due grandi direttrici di riforma – in attesa dei nuovi ammortizzatori sociali, che dovrebbero entrare a regime nel 2017, se mai lo faranno – hanno già largamente fallito: da un lato infatti la riduzione delle tutele dell’articolo 18 ha dato il via ad una serie di licenziamenti individuali prima impossibili (riuscendo per di più a peggiorare la situazione del contenzioso in tribunale), dall’altro gli irrigidimenti sul’uso dei contratti flessibili ha portato alla perdita di posti di lavoro o a un peggioramento delle condizioni di quelli già esistenti (leggi la scheda: che cosa prevede la riforma Fornero).
D’altronde, come ha detto lo stesso ministro, questa non è una riforma fatta per uscire dalla recessione, per quello “servivano i soldi”, mentre le nuove norme andranno verificate in condizioni normali: rimane però da chiedersi perché introdurre norme che rendono più facili i licenziamenti e più rigide le assunzioni in un momento in cui la priorità dovrebbe essere assicurare un posto a più gente possibile. Ecco, dunque, per capire di che si parla, un riassunto per punti della riforma e dei suoi risultati in questi mesi.
Numeri. Nei primi nove mesi del 2012 – analizzando il sistema delle comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro – risultano 640mila rapporti di lavoro interrotti con un licenziamento (tra individuali e collettivi), il che significa un aumento dell’11% sul 2011. Nello stesso periodo le dimissioni sono diminuite dell’8,7% passando da 1,22 milioni a 1,1 milioni. Vediamo come, invece, le assunzioni si sono divise tra i vari contratti disponibili nel terzo trimestre 2012, cioè con la riforma Fornero in vigore: oltre il 67% delle assunzioni è stato formalizzato con contratti a termine (1,65 milioni), solo il 17,5% a tempo indeterminato (430.912) e il 6,4% con contratti di collaborazione (156.845 unità). L’apprendistato ha riguardato appena il 2,5% delle assunzioni. Rispetto ai mesi precedenti si registra un crollo per le collaborazioni (-22,5%) e per gli “altri contratti” flessibili (-24,3%).
Le difficoltà sui nuovi contratti. Spiega l’ex ministro Renato Brunetta: “In 3 mesi, da luglio a settembre 2012, sono andati persi oltre 57 mila lavori “a progetto”, da luglio a dicembre 2012 circa 302mila posti di lavoro. E la situazione, già drammatica, è destinata a peggiorare. La Banca d’Italiaha stimato che nei prossimi mesi si assisterà a un’ulteriore flessione della domanda: il tasso di posti vacanti, già basso, si è ancora ridotto da 0,7 a 0,5% delle posizioni lavorative attive nel terzo trimestre. Mentre un’indagine del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro mostra chiaramente tutte le difficoltà dei datori di lavoro nell’utilizzo dei nuovi contratti: nei primi tre mesi del 2013 le imprese dell’industria e dei servizi hanno previsto di rinunciare a 80.200 posizioni.
Come se non bastasse il contratto di apprendistato, su cui la riforma Fornero ha puntato come canale privilegiato d’ingresso al lavoro, rimane pressoché inutilizzato: nel terzo trimestre 2013 ne saranno attivati appena 8.800 (il 3,9% dei flussi in ingresso programmati totali nel periodo). Addirittura nel secondo trimestre 2012, prima quindi dell’arrivo della riforma Fornero, se ne attivavano di più: circa10.300”.
Da precari a disoccupati. Solo il 5% dei precari è stato stabilizzato dopo la riforma Fornero e solo un altro 4% è passato ad un contratto flessibile con più tutele, mentre il 27% ha direttamente perso il lavoro e il 22% è scivolato verso un contratto peggiore. E’ il risultato di un sondaggio online dei giovani della Cgil a cui hanno partecipato 500 precari (i risultati, ovviamente, sono puramente indicativi). Spiega Tommaso Dilonardo, avvocato del lavoro, fondatore e presidente diWork in Progress, Centro di ricerche sociali sul lavoro e le nuove forme di occupazione: “Non è stata agevolata in modo elastico l’entrata nel mondo del lavoro dei giovani, anzi: prima i contratti a progetto e simili venivano sì stipulati in modo illegittimo, ma consentivano l’ingresso nel mercato del lavoro. La riforma Fornero, invece, ha irrigidito i parametri e adesso gli imprenditori sono più timorosi nell’adottare questi contratti per la paura della trasformazione del contratto a tempo indeterminato”.
Da stabili a disoccupati. Ancora Dilonardo di Work in Progress: “Stiamo assistendo nelle aule di tribunale, ma anche nelle commissioni territoriali delle Direzioni provinciali del lavoro, a una grandecrescita dei licenziamenti tra gli ultracinquantenni. Questo perché alle aziende costano molto di più rispetto ai colleghi giovani e, inoltre, dopo la legge Fornero, non è più previsto il reintegro. Se l’obiettivo del governo era di agevolare l’uscita dal mercato del lavoro, allora ci sono riusciti”.
Da partite Iva a più partite Iva. Rileva la Cgia di Mestre: “E’ stata una vera esplosione: nel 2012 sono state aperte 549.000 partite Iva. Di queste ultime, 211.500 (pari al 38,5% del totale) sono ascrivibili a giovani con meno di 35 anni. Se infatti rispetto al 2011 le aperture totali sono cresciute del 2,2%, tra i giovani l’aumento è stato quasi esponenziale: +8,1%”. I settori maggiormente interessati sono il commercio all’ingrosso e al dettaglio, le professioni e le costruzioni, la zona il Mezzogiorno. Spiega il segretario Giuseppe Bortolussi: “L’aumento del numero delle partite Iva in capo ai giovani lascia presagire, nonostante le misure restrittive della riforma del ministro Fornero, che questi nuovi autonomi lavorino prevalentemente per un solo committente”. In sostanza, fissando paletti astratti come i 18mila euro di soglia minima di reddito si finisce per garantire l’uso di “partite Iva false” e per di più senza controlli.
Costo del lavoro. Nonostante il peso del fisco sul lavoro fosse già alto, la riforma Fornero l’ha ulteriormente aumentato. Lo denuncia un documento di febbraio della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro: colpa, per così dire, dell’aumento dei contributi dovuti per l’Aspi, dei nuovi fondi di solidarietà e dell’aumento delle aliquote previdenziali (che, in realtà, si sta scaricando anche sul netto che arriva in tasca ai precari). Conclusione: “Un elenco di criticità che fanno diventare illusoria la crescita dell’occupazione e che confermano la tendenza alla chiusura delle aziende”.
“Tsunami giudiziario”. E’ l’effetto della riforma Fornero sui tribunali del lavoro secondo Agi, associazione che raccoglie oltre 1.500 avvocati giuslavoristi: “Lo diciamo oggi – ha spiegato il presidente Fabio Rusconi – a distanza di qualche mese dall’entrata in vigore: ora si può fare una diagnosi e, a livello interpretativo, l’impatto del rito carente e lacunoso sull’articolo 18 è stato devastante, come uno tsunami”. La questione è molto tecnica, ma il processo del lavoro partorito dalla riforma è straordinariamente cavilloso e si è risolto, per opinione unanime di avvocati e magistrati, in “una moltiplicazione dei processi” e in “un aggravio del carico già esorbitante della giustizia del lavoro”.
Al 31 dicembre, spiega Agi, i ricorsi con il rito Fornero sono stati 610 in tutto, 260 tra gennaio e febbraio, numeri che raddoppiano e addirittura triplicano se si considera che per lamentele diverse dal licenziamento il ricorso va fatto separatamente. E’ tanto vero, ha raccontato Panorama, che al Tribunale di Milano esiste ormai un apposito “ufficio Fornero”.
Segnalate a ilfattoquotidiano.it le vostre storie legate alla riforma Fornero: assunzioni, licenziamenti, cambi di contratto, contenziosi sull’articolo 18… Inviate un’e-mail di massimo 1.500 battute all’indirizzo segreteriaweb@ilfattoquotidiano.it specificando nell’oggetto: “Legge Fornero”