I soldati italiani che non combatterono dalla stessa parte
Nella
Grande Guerra non tutti gli italiani combatterono dalla stessa parte
della barricata. Trento, Trieste, Fiume e Zara, città di etnia
italiana, erano all'epoca parte dell'Impero Asburgico. Gli italiani
di quelle terre erano pienamente soggetti alla leva austriaca. Con lo
scoppio della guerra nel 1914 quegli italiani ricevettero le
cartoline precetto per l'arruolamento sotto le armi del Kaiser. Già
l'11 Agosto del 1914, i reclutati a Trieste, Istria e Dalmazia,
furono inquadrati nel 97° K.u.k. Infanterie Rgt. "Freiherr von
Waldstätten", comandato dal colonnello Carl Freiherr Knopp von
Kirchwald. Partiti dalla stazione di Trieste per raggiungere le
campagne a est della città ucraina di Leopoli (all'epoca Lemberg,
asburgica), presero posizione sul fronte che contrastava l'esercito
russo. La divisione italiana subì perdite terrificanti, come il
resto della 3° Armata austriaca: il 75% di loro perì nella cocente
sconfitta subita a L'viv per opera dei russi guidati dai generali
Ivanov, Alexejev e Danilov.
I soldati italiani e ladini del Trentino invece furono inquadrati nei Kaiserjäger (truppe alpine austriache) e nei Landesschützen del 15° corpo d'armata "Innsbruck". Impiegati nello stesso settore dei loro fratelli triestini, incontrarono però una sorte più felice, riuscendo a sconfiggere i russi presso la città di Lublino inseguendoli fino all'interno dei confini russi. Circa 65mila soldati di etnia italiana furono impiegati, sotto le insegne austriache, sul fronte russo. Diecimila, presi prigionieri e deportati in Russia, si sparpagliarono per l'immenso territorio russo dopo il collasso dello stato a causa della Rivoluzione. Alcuni combatterono nelle file dell'Armata Bianca, altri ritornarono, dopo numerose peripezie, in Italia, dopo anni di peregrinazioni in Siberia e Cina. Dei 65mila italiani partiti circa un sesto morì in combattimento. Non esiste paese trentino, ancora oggi, che non abbia i suoi monumenti ai caduti per quella guerra combattuta lontano da casa. Da Italiani, ricordiamo anche quei caduti.
Università Popolare di Mestre - Sintesi della Prima guerra mondiale: le vicende del periodo compreso tra il 1914 e il 1918 e le conseguenze del conflitto
I soldati italiani e ladini del Trentino invece furono inquadrati nei Kaiserjäger (truppe alpine austriache) e nei Landesschützen del 15° corpo d'armata "Innsbruck". Impiegati nello stesso settore dei loro fratelli triestini, incontrarono però una sorte più felice, riuscendo a sconfiggere i russi presso la città di Lublino inseguendoli fino all'interno dei confini russi. Circa 65mila soldati di etnia italiana furono impiegati, sotto le insegne austriache, sul fronte russo. Diecimila, presi prigionieri e deportati in Russia, si sparpagliarono per l'immenso territorio russo dopo il collasso dello stato a causa della Rivoluzione. Alcuni combatterono nelle file dell'Armata Bianca, altri ritornarono, dopo numerose peripezie, in Italia, dopo anni di peregrinazioni in Siberia e Cina. Dei 65mila italiani partiti circa un sesto morì in combattimento. Non esiste paese trentino, ancora oggi, che non abbia i suoi monumenti ai caduti per quella guerra combattuta lontano da casa. Da Italiani, ricordiamo anche quei caduti.
Università Popolare di Mestre - Sintesi della Prima guerra mondiale: le vicende del periodo compreso tra il 1914 e il 1918 e le conseguenze del conflitto

Commenti
Posta un commento