20 Luglio 1915 - Tofana di Rozes - Forcella Fontana negra Il Generale Cantore Muore colpito in fronte...

Ma fu un tiratore scelto austriaco o il fuoco amico ? A
ndiamo a scoprirlo assieme
Salito in Vallon Tofana, sotto Forcella di Fontana Negra, Cantore vi trova alcune compagnie del Belluno che stanno consumando il rancio. Subito arriva alla tenda degli ufficiali, invitandoli a mangiare in fretta perché dovevano prendere Fontana Negra! Il comandante di battaglione gli sottopone carte e fotografie della zona, ma a Cantore non interessano le «scartoffie»: vuole capire la situazione con una ricognizione sul posto. Con quattro alpini sale alla prima linea di Vallon Tofana e poi raggiunge gli avamposti accompagnato dal maggiore Ottina. E’ a circa 300 metri dal Rifugio Tofana; rivolto al maggiore Ottina e al capitano Comucci, comandante la 12ª/23°, dice che a notte va conquistato il rifugio. Poi sale sulla trincea rimanendo in piena vista a scrutare con il binocolo le posizioni nemiche. I due ufficiali lo invitano a mettersi al coperto.
Una prima fucilata si schianta sul parapetto. La seconda lo prende in pieno, forandogli la visiera e trapassando il cranio. Cantore cade all’indietro, senza profferir parola. Gli stessi alpini che l’avevano accompagnato lassù, lo riportano a valle avvolto in una coperta. Il giorno 22 la funzione funebre nella chiesa parrocchiale di Cortina. Poi il capitano Argentero, dello Stato Maggiore di Cantore, porterà la salma del suo generale «a Verona, alla moglie e al figlio; e pesava come se fosse diventata di ferro».
La versione ufficiale della morte, fin da subito - e poi continuando negli anni successivi - viene integrata da ipotesi sul cecchino che ha colpito Cantore
Dei cinque gruppi d’attacco, la disposizione iniziale era: i primi 3 dal Col di Lana al Passo di Valparola, il 4° gruppo (battaglione II/45° e alp. Belluno – ai quali si unì poi il battaglione Val Chisone - contro Cima Falzarego e verso la val Travenanzes da Col dei Bois, al comando del col. Arrighi) e il 5° gruppo (compagnie 11ª e 12ª del 45°, al comando del magg. Ottina, verso il Rifugio Tofana, per la Forcella di Fontana Negra). sulla destra del 5° gruppo operavano compagnie del 23° e 24° (brg. Como, 2ª divisione). Il generale Cantore aveva ai suoi ordini – oltre alla 2ª div., anche il 4° e 5° gruppo.
Questa è la versione ufficiale come riferita dai testimoni oculari; con alcune varianti legate al fatto che alcune testimonianze furono raccolte anche dopo molti anni come quella del soldato Giuseppe Bossi, attendente del capitano Comucci.
Il capitano Argentero raccontò la morte di Cantore al raduno ANA di Cortina nel settembre 1921. La sua narrazione presenta alcune incongruenze rispetto il racconto degli altri testimoni oculari, tanto da far pensare che lui non fosse accanto al suo generale nel momento in cui veniva colpito a morte. In ogni caso – e qui è evidente come fosse abbastanza facile per un ufficiale di Stato Maggiore guadagnare una medaglia – il 20 luglio il capitano Argentero riceve la medaglia d’argento con la seguente motivazione: [...] Accompagnando il proprio comandante di Divisione, dava prova di coraggio e di calma, riuscendo di valido aiuto al proprio superiore, portando ordini in zone efficacemente battute e restando in posti pericolosissimi per l’osservazione. Caduto il proprio Generale sotto il fuoco nemico, benché ferito egli stesso, aiutava a ritirarne in trincea la salma.
il generale: «un cecchino della bassa valle dell’Inn che volle restare anonimo»¹¹; «fu fatto fuori dal capo dei vigili urbani [Gendarmerie Assistenz] di Cortina, con un Mauser Swedisch modello 1896 e con cartuccia 6,5x55 senza cannocchiale».
Il quotidiano «Il Secolo» in una cronaca dell'epoca riporta:
Tra di essi [prigionieri austriaci di passaggio a Longarone il 22 luglio 1915] si trovava il famigerato franco tiratore Cecchet, famoso cacciatore di camosci, postosi al servizio dell’Austria, che annidatosi con un fucile speciale fra le rocce dolomitiche, si accaniva contro le nostre vedette: egli millantò 180 vittime. Fu affermato essere il generale Cantore caduto sotto i suoi colpi. [...] Sono frequenti questi tirolesi, cacciatori di camosci, dislocati sulle rocce con fucili a cavalletto per colpire infallibili bersagli. L’ipotesi del cecchino ampezzano viene avvalorata anche da don Cristoforo Rizzardi, allora parroco di Cortina, che però, con i sospensivi puntini finali, introduce anche una nuova inquietante versione. «20 luglio 1915, il generale Antonio Cantore restò ucciso. Dicesi sia stato colpito da un franco tiratore ampezzano; altri dicono...».
A Cortina, fra soldati e paesani iniziano a serpeggiare dicerie ben diverse dalla versione ufficiale. Nel diario di Maria Menardi «questo generale morto si mostrò valoroso in Libia ed ora non è morto per il valore austriaco, ma per un vile tradimento»; per un altro anonimo cronista «fu ucciso dal nemico a tradimento»; «Siamo stati noi ad uccidere il generale perché mandò un plotone sulle Tofane a morte sicura» questa la frase – secondo il ricordo di una ampezzana allora bambina – pronunciata in quei giorni da un Tenente degli Alpini; ad Albina Dipol un soldato – consegnandole la biancheria da lavare degli ufficiali – confida: «Signora, stavolta abbiamo mirato giusto». Corsero persino voci che Cantore fosse stato ucciso per alcuni a Ponte Alto, per altri a Fiames, per altri ancora a Val, vicino a Cortina, e che il generale fosse stato portato su in Tofana per coprire la verità e accreditare la morte di Cantore come quella di un eroe, colpito in fronte da un cecchino austriaco.
Università popolare di Mestre – I generali italiani nella Grande Guerra

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