Bauscia come pochi.

Diciotto e trenta del pomeriggio. Dopo aver fatto la doccia, in primis per lavarmi ma, in secondis per rinfrescare un po' la temperatura del mio corpo dopo una giornata in ufficio con il climatizzatore rotto e sostituito ma, in attesa del collaudo per poterlo far funzionare, mi sono seduto in divano di fronte al climatizzatore per completare l'opera di raffreddamento del mio corpo e improvvisamente mi si è accesa una lampadina. Mi è tornata alla mente una frase del ministro Poletti. Quella sul calcetto che serve a trovare lavoro più che mandare curriculum in giro.
Certo caro ministro, i campi di calcetto dove giocano i giovani, sono gremiti da dirigenti di azienda e imprenditori che cercano loro per assumerli e perchè no, anche con lei pronto a elargire consigli a piene mani e favori per essere assunti da parte di quel qualcuno che fa parte della preparata e intelligente imprenditoria italiana.
Quella imprenditoria che non disdegna la casa al mare o in montagna, dell' automobile immagine, delle vacanze ai tropici o ai caraibi per poi, quando l'azienda o la fabbrica entrano in crisi trovare come unica soluzione la richiesta degli ammortizzatori sociali oppure, a mali estremi, estremi rimedi...si lasciano a casa i lavoratori, si licenzia la moglie e si fugge con l'amante.
I fasulli e incapaci imprenditori italiani hanno altro che gli passa per la testa, certamente non quello di andare a giocare a calcetto con i giovani in cerca di lavoro.
Quello dell'imprenditoria italiana è un mondo arcaico che nasce dal boom economico degli anni '60 dove, lavoratori dipendenti hanno preso la palla al balzo per diventare piccoli proprietari d'azienda, perchè anche loro perchè no. E così dal nonno, al figlio,dal figlio al nipote e al figlio del nipote per poi, finchè arrivavano gli ordini e di conseguenza lavoro tutto procedeva nel migliore dei modi poi, nel momento in cui bisognava inventarsi qualcosa per far arrivare gli ordini tutto è caduto.
Certamente i nonni non giocavano a calcetto con i padroni ma era un mondo del piccolo paese, che poteva essere tanto caruccio e pittoresco ma anche li, fermo, immobile, impermeabile al nuovo e alle tendenze moderne.
Era un mondo, definiamolo contadino, certamente senza offendere, dove il padrone ti assumeva in fabbrica perchè avevi fatto la comunione con suo figlio, oppure frequentavi la parrocchia dove c'era anche suo cugino e certamente non perchè, forse, eri anche bravo e sveglio, certamente no.
Non era per quello che eri stato selezionato: ma perchè ti conoscevano, eri uno di loro, ragion per cui: non creavi guai, non avevi grilli per la testa, non davi problemi.
Alle soglie del 2020 tutto è e continua ad essere come sopra descritto. Non se ne viene fuori.
Un circolo chiuso dove non riesci ad uscire e non hai la possibilità di non essere conosciuto e poterti reinventare, anche se sei una schiappa a calcetto, anche se magari non ami per niente giocare.
A me della sua frase, ministro Poletti, urta tutto questo grumo arcaico e provinciale che definisce amaramente l'imprenditoria italiana.
Che da adito a confidenze false che è tutto l'opposto  con il saper stare in società e trattare con le persone.
Altro non ha che dato la certezza che la classe dirigente italiana non è che una perfetta squadra di cretini in mutande che è la stella di tutti i calcetti e di tutti gli spogliatoi, in compagnia un faro, ma sul lavoro bauscia come pochi.
Grazie per l'ispirazione al blog il nuovo mondo di Galatea

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