31 agosto 2016

Ottima cosa i punti di riferimento

Ottima cosa i punti di riferimento, gli esami. Innanzitutto un punto di riferimento è come un tratto di matita su un righello: definisce ciò che precede, segna una distanza qui un tempo un termine un impulso che a una cert’ora finisce come regolare l’orologio calcolando che si fermi alle sette e un quarto e alle sette e dieci l’orologio incomincia a pulsare piano, s’impigrisce, si trascina fino alle sette e diciotto penosissimo e una diastole una diastole nient’altro che una diastole una cosa contratta raffreddata senza motivo supina lancetta delle ore, lancetta dei minuti, lancetta dei secondi.”
Julio Cortàzar

30 agosto 2016

Contro che cosa combatto in realtà?

Tyler mi ha chiesto contro che cosa combattevo in realtà. Quello che dice Tyler dell'essere una merda e gli schiavi della storia, così mi sentivo. Avevo voglia di distruggere tutte le cose belle che non avrei mai avuto. Bruciare le foreste dell'Amazzonia. Pompare clorofluorocarburi in cielo a mangiare l'ozono. Aprire le valvole nei serbatoi delle superpetroliere e svitare i tappi delle piattaforme petrolifere. Volevo uccidere tutti i pesci che non potevo permettermi di comprare e annerire le spiagge della costa Azzurra che non avrei mai visto.

Volevo che il mondo intero toccasse il fondo.
Mentre picchiavo quel ragazzo, in realtà avrei voluto piantare una pallottola tra gli occhi di ogni panda in pericolo che si rifiuta di fottere per salvare la propria specie e ogni balena o delfino che molla tutto e va a spiaggiarsi. Non vederla come estinzione vedila come un ridimensionamento.
Per migliaia di anni gli esseri umani anno incasinato e insozzato e smerdato questo pianeta e ora la storia si aspetta che sia io a correre dietro agli altri per ripulirlo. Io devo lavare e scacciare i mie barattoli. E rendere conto di ogni goccia di olio di motore usato.

Tocca a me pagare il conto per le scorie nucleari e i serbatoi di benzina interrati e i residui tossici scaricati nel sottosuolo una generazione prima che nascessi. Ho tenuto la faccia dell'angioletto come un bebè nella piega del braccio e l'ho pestato con le nocche, l'ho pestato finche i denti non gli hanno segnato le labbra. Poi l'ho pestato con il gomito finché mi è cascato tra le braccia come un sacco. Finché sugli zigomi gli era rimasto solo un velo di pelle nera.

Volevo respirare scarichi.
Uccelli e cervi sono uno stupido lusso e tutti i pesci dovrebbero galleggiare. Volevo dar fuoco al Louvre. Spaccare gli Elvin Marbles a martellate e pulirmi il culo con la Gioconda. Questo è il mio mondo, ora. Questo è il mio mondo, il mio mondo, e quelle persone antiche sono morte. E facevo colazione la mattina che Tyler ha inventato il progetto caos. Volevamo liberare il mondo dalla storia. Facevamo colazione nella casa di Paper street e Tyler mi ha detto di immaginarmi di piantare ravanelli e patate sul green della 15° buca di un campo di golf dimenticato. Darai la caccia agli alci nelle valli boscose intorno alle rovine del Rockefeller center e cercherai molluschi intorno allo scheletro dello Space Needle, inclinato di 45 gradi. Dipingeremo sui grattacieli le figure di enormi totem e simulacri di divinità maligne e tutte le sere quel che resta del genere umano si ritirerà negli zoo abbandonati e si chiuderà a chiave nelle gabbie per proteggersi dagli orsi e dai grandi felini e dai lupi che di notte passeggiano e ci guardano dall'atra parte delle sbarre. ha detto Tyler <è come uno che smette di scopare quando è siero positivo. >Sarà il progetto caos ha salvare il mondo. Un era glaciale culturale. Un secolo buio prematuramente indotto. Il progetto caos obbligherà l'umanità ad entrare in catalessi o in fase di remissione il tempo necessario alla terra per riprendersi.

dice Tyler. come fa l fight club con impiegati e commessi, il progetto caos disarticolerà la civiltà perché si possa fare qualcosa di meglio del mondo.

Questo era lo scopo del progetto caos, ha detto Tyler, la completa e immediata distruzione della civiltà. Cosa viene dopo il progetto caos nessuno lo sa salvo Tyler. La seconda regola è che non si fanno domande...
Chuck Palahniuk

Invecchiare e morire senza aver realmente saputo che cosa si stava facendo

Un vigliacco è un essere che non ha mai osato guardare nel fondo della propria anima, che non ha mai cercato di scoprire da dove provenga il desiderio di liberare la fiera selvaggia, di capire che cosa siano la felicità, il dolore, l'amore: sono esperienze limite dell'uomo. E soltanto chi conosce queste frontiere può dire di conoscere la vita. Il resto è solo un far passare il tempo, un ripetere lo stesso esercizio, invecchiare e morire senza aver realmente saputo che cosa si stava facendo. (da "11 minuti")
Paulo Coelho

29 agosto 2016

Venezia FC: Presentazione squadra


Presentazione squadra in Riva dei 7 Martiri
Venezia - Bacino San Marco-

Siamo un campo di grano maturo

Io mi divertivo ad avere trent'anni, io me li bevevo come un liquore i trent'anni. Sono stupendi i trent'anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge; perché è finita l'angoscia dell'attesa e non è cominciata la malinconia del declino. Perché siamo lucidi, finalmente, a trent'anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c'è nulla di male ad amarci se c'incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell'olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent'anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un po' ansimanti e tuttavia freschi. Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna: e allora com'è che in voi non è così? Com'è che sembrate i miei padri schiacciati di paure, di tedio, di calvizie? Ma cosa v'hanno fatto, cosa vi siete fatti? A quale prezzo pagate la Luna? La Luna costa cara, lo so. Costa cara a ciascuno di noi: ma nessun prezzo vale quel campo di grano, nessun prezzo vale quella cima di monte. Se lo valesse, sarebbe inutile andar sulla Luna: tanto varrebbe restarcene qui. Svegliatevi dunque, smettetela d'essere così razionali, ubbidienti, rugosi! Smettetela di perder capelli, di intristire nella vostra uguaglianza! Stracciatela la carta carbone. Ridete, piangete, sbagliate. Prendetelo a pugni quel Burocrate che guarda il cronometro. Ve lo dico con umilità, con affetto, perché vi stimo, perché vi vedo migliori di me e vorrei che foste molto migliori di me. Molto: non così poco. O è ormai troppo tardi? O il sistema vi ha già piegato, inghiottito? Sì, dev'esser così.
Oriana Fallaci

28 agosto 2016

Venezia FC: Messaggio a Pippo Inzaghi

Rieccoti Pippo . Non più sul rettangolo di gioco ma, in panchina. Sembra come però fossi in campo frenetico e fremente. Intanto, il tuo Milan ne becca quattro a Napoli, non giocando male e, dopo essersi riportato sul 2-2 dallo 2-0 iniziale. Il Milan ormai appartiene al tuo passato ora il tuo presente si chiama Venezia. Dopo un anno di purgatorio una missione da portare a termine. Per il nostro Venezia l'imperativo è vincere la Lega Pro e ritornare in serie B. Un anno e tre mesi fa l'ultima vittoria con il Milan da allenatore [a Bergamo contro l'Atalanta] ieri la prima con il Venezia e...rieccoli i 3 punti. E' stato Gianni Fabiano, autore del gol della vittoria, a farti esultare ,seppur in giacca e cravatta in panchina.
Siamo alla prima giornata di un campionato che si presenta difficile e molto equilibrato ma, l'importane era iniziare con il piede giusto soprattutto per chi, come te, non può proprio sbagliare.
Caro Pippo in primis da tifoso arancioneroverde e poi da rossonero ti auguro di proseguire con la nostra Unione come ci hai abituato in carriera: esultando, sempre e comunque. 

Gli uomini son fatti come le dita della mano

Le burrasche che avevano disperso di qua e di là gli altri malavoglia, erano passate senza far gran danno sulla casa del nespolo e sulla barca ammarrata sotto il lavatoio; e padron 'Ntoni, per spiegare il miracolo, soleva dire, mostrando il pugno chiuso - un pugno che sembrava fatto di legno di noce: per menare il remo bisogna che le cinque dita s'aiutino l'un l'altro.
Diceva pure: gli uomini son fatti come le dita della mano: il dito grosso deve far da dito grosso, e il dito piccolo deve far da dito piccolo. (da "I Malavoglia")
Giovanni Verga

Sono un tumore per l'anima

Sono semplicemente
servitori del loro “Io”
L'Io, l'Io il più lurido
di tutti i pronomi!
I pronomi!
Sono i pidocchi
del loro pensiero
Sono impazienti
Insicuri
Commettono errori
sono fuori controllo
e ingestibili
Vivono per compiacere
solo loro stessi
Sono come il vento
gli si percepisce
solo quando
sbattono contro qualcuno
Per loro
tutto ruota attorno
al loro “Io”
escludendo sempre
il “Noi”
Ma non si può
essere felci da soli
Sono e non lo sanno
come un tumore
dell'anima

Bisogna sforzarsi di capire, cercare la sintesi nelle cose

Mi sono divertito e annoiato, ho litigato, fatto pace e sono sceso anche a compromessi perché niente è immobile e ogni cosa va conquistata. La libertà non te la regala nessuno e io sono contro l’idea della purezza. Di ogni purezza. Bisogna sforzarsi di capire, cercare la sintesi nelle cose.
Enrico Lucci

Venezia FC: Conferenza stampa di mister Pippo Inzaghi nel dopo partita Venezia-Forli


27 agosto 2016

Venezia FC: Buona la prima per gli arancioneroverdi di mister Inzaghi

Venezia-Forlì 1-0 Campionato Nazionale Lega Pro – Girone B – 1' Giornata
Il Penzo regala subito una gioia a mister Pippo Inzaghi. La prima di campionato sorride all'allenatore arancioneroverde, cosa non scontata visto che l'esordio in campionato può sempre rivelarsi insidioso. Alle 18.30 il fischio d'inizio in uno stadio in cui finalmente si è respirata un'atmosfera di entusiasmo dopo l'avvento del presidente Joe Tacopina e una campagna acquisti da "grande". Il ritorno in LegaPro del Venezia porta in carniere 3 punti fin da subito fondamentali per il prossimo futuro (tra 7 giorni si andrà in trasferta a Mantova). Il gol decisivo al 21esimo del primo tempo da parte di Fabiano. Nonostante gli sforzi, il Forlì non è riuscito a ribaltare il match.

Tabellini
Venezia-Forlì 1-0
Reti: 21' pt. Fabiano (VE)
Arbitro: Sig. Andrea Zingarelli

Perdere

I timidi. I pensosi. Gli introversi.
Gli incapaci di osare e di pretendere.
Quelli che non camminino sfidando
e non sfidino altri che se stessi
perdendo in ogni caso senza voce
nel confronto con le imprese più semplici
per pura inettitudine all’azione.
Gli innamorati d’ombre e di chimere
irraggiungibili e sempre smarriti
sulla strada più breve e conosciuta
anche dai bambini e perciò mal visti
da chi mastichi terra e d’essa viva.
Quelli che hanno un certo sogno dentro
e una nebbia che limiti la vista
e tenga indietro il pazzo desiderio.
Gli inadatti a competere e a lottare
per procacciarsi a profusione cose
che continuamente si negheranno
alle loro mani così innocenti.
Il loro disagio è un figlio del cielo
che ha sbagliato a scendere sulla terra
e ora vuole solo fuggirne via.
Renato Greco

22 agosto 2016

Venezia FC: Coppa Italia Lega Pro l'Unione pareggia e passa il turno

Coppa Italia Lega Pro Turno a gironi
Santarcangelo-Venezia 2-2

Il Venezia centra il primo obiettivo stagionale a farne le spese il Santarcangelo che pure aveva messo in difficoltà gli arancioneroverdi. Il match: nel primo tempo, a neanche un giro d'orologio, Ferrari appoggia in rete il primo pallone giocato portando subito in vantaggio i suoi. Una spinta positiva che però non ha affondato gli avversari capaci di pareggiare nella ripresa con Valentini su azione da calcio d'angolo. Pochi minuti dopo Ferrari per un soffio non c'entra il gol del vantaggio che capita, invece, sui piedi di Cesaretti: una prodezza che regala alla sua squadra il 2-1 ai padroni di casaIl Venezia allora prova a spingere e al 68' stacca il pass per la fase successiva grazie ad una punizione magistrale di Pederzoli. E' il 2-2 finale.

Mister Inzaghi al termine della gara commenta: "Il primo obiettivo della stagione è stato centrato anche se sono un po' arrabbiato per il primo quarto d'ora del secondo tempo nel quale abbiamo giocato in punta dei piedi e noi non possiamo permettercelo. Ci deve servire da lezione perché questa è la Lega Pro: un calcio piazzato e un euro gol ci hanno messo in difficoltà anche se avremmo potuto e dovuto chiudere la partita nel primo tempo. Andiamo avanti, ci tenevamo, sabato inizia il campionato e dovremo farci trovare pronti."

Tabellino
Santarcangelo-Venezia 2-2
Reti: pt. 1' Ferrari (VE); st. 51' Valentini (ST), 63' Cesaretti (ST), 68' Pederzoli (VE)
Arbitro: Sig. Natilla di Molfetta

Sono strani i grandi

Sono strani i grandi, eh, Milla?
Hanno paura delle risposte.
O forse le conoscono già e non hanno bisogno di salire su un motorino e mettersi a spiare un appartamento per averle.
Mamma è rimasta in salone.
Forse, un giorno, troverà in te la figlia amica che non ha, ti lascerà entrare, ti darà la sua fragilità.
E tu prendila, Milla, e apprezza quel regalo!
Io vi guarderò, nascosta dietro una porta.
Stringila forte, anche per me.
E papà? Dov’è papà, Milla?
Si perderà qualche tuo passo, qualche tua parola nuova. Forse perché avrà un progetto da finire, forse perché preferirà stare in un’altra casa, senza i tuoi giocattoli sparsi sul pavimento e i miei pensieri per aria.
E io, quando lo vedrò tornare, la mattina dopo, lo guarderò in modo diverso, come si guardano quelli come Giorgio, peggio, perché la sua assenza non fa male solo a me.
Tu no, tu continuerai ancora per qualche anno a battergli le mani, a riempirlo dei tuoi sorrisi. Un giorno, però, capirai e gli sorriderai di meno, con le labbra più strette.
Te lo ritroverai sotto casa, ti chiederà scusa per le sue assenze. E tu che farai? Le accetterai le sue scuse? Forse sì, solo per provare un suo abbraccio, per vedere se il tuo sangue si ricorda di lui.
Non sarà facile, Milla, ma adesso è tutto a posto. Dormi. E domani, al tuo risveglio, il tuo papà sarà di nuovo qui.
Non sarà mai andato via per te.
E tutto a posto Milla, e domani ti ritroverai a battere le mani, “che viene papà e tante cose belle ti por-te-rà”
Giulia Carcasi

20 agosto 2016

Malati di ignoranza

L'ignoranza...è una
patologia che li colpisce.
Manifestano chiaramente
i sintomi che sono:
chiusura mentale
la presunzione di sapere tutto
la cattiva educazione
e soprattutto la loro alterigia
La malattia purtroppo
ha un percorso degenerativo
tanto che è da un pezzo che parlano
a vanvera  

Costruire o piantare

Ogni essere umano, nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare.
I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo.
Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti.
Quando la costruzione è finita, la vita perde di significato.
Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano.
Ma, al contrario di un edificio, il giardino non cessa mai di crescere.
Esso richiede l’attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come in una grande avventura.”
Paulo Coelho

Resistere o arrenderti

Quando ti si sgretola il pavimento sotto, resistere o arrenderti sono due facce della stessa voglia di distruggerti. Per un po' ho resistito, e poi mi sono arreso... Finché non ho pensato che c'era anche una terza strada: fuggire, andarsene per sempre, smettere di prendersi in giro con la speranza che domani qualcosa possa cambiare... (da La polvere del Messico, Feltrinelli, 1996)
Pino Cacucci

Credo

Credo in un dio tutto mio che si preoccupa per me e protegge tutte le mie azioni. Credo in un dio impersonale che ha messo in moto l'universo e poi è andato a spassarsela e non sa nemmeno che esisto. Credo in un universo privo di dèi mosso da caos, rumore di fondo e una grande fortuna.
Neil Gaiman

12 agosto 2016

Ho nostalgia

Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere il padrone senza diventare quel padrone.
Pier Paolo Pasolini

11 agosto 2016

Ho abbandonato

C'è stato un tempo, non tanto tempo fa,
che si marchiava un numero sul braccio
delle persone e dal quel momento
diventavi un numero [quale enorme disgrazia]
Ci sono persone oggi, che non sapendolo,
quel numero lo hanno marchiato sulla fronte
Più che un numero è un marchio indelebile,
incancellabile che si porteranno fino alla fossa
e se dovesse esistere qualcosa dopo la morte
incancellabile anche in quel qualcosa.
Un segno di fango che tutti possono leggere
C'è scritto: “Ho abbandonato...”
Una qualità della loro ottusità morale
Purtroppo nessuno è così vuoto
come coloro che sono pieni di se.

VENEZIA FC: Calendario Lega Pro Girone B 2016/17

Ecco gli impegni del VFC calendario legapro
1° giornata: VFC - Forlì (28 agosto - 26 dicembre)
2° giornata: Mantova - VFC (4 settembre - 30 dicembre)
3° giornata: VFC - Reggiana (11 settembre - 22 gennaio)
4° giornata: Parma - VFC (14 settembre - 29 gennaio)
5° giornata: Ancona -
VFC (18 settembre - 5 febbraio)
6° giornata:
VFC - Lumezzane (25 settembre -12 febbraio)
7° giornata: Pordenone -
VFC (2 ottobre - 19 febbraio)
8° giornata:
VFC - Samb.ttese (9 ottobre - 26 febbraio)
9° giornata:
VFC - Teramo (16 ottobre - 5 marzo)
10° giornata: Modena -
VFC (23 ottobre - 12 marzo)
11° giornata:
VFC - Bassano (30 ottobre - 19 marzo)
12° giornata: Sant.gelo -
VFC (6 novembre - 26 marzo)
13° giornata:
VFC - Sudtirol (13 novembre - 2 aprile)
14° giornata: Feralpisalò -
VFC (20 novembre - 5 aprile)
15° giornata:
VFC - Padova (27 novembre - 9 aprile)
16° giornata: Fano A.J. -
VFC (4 dicembre - 15 aprile)
17° giornata:
VFC - Gubbio (7 dicembre - 23 aprile)
18° giornata: Albinoleffe -
VFC (11 dicembre - 30 aprile)
19° giornata:
VFC - Maceratese (18 dicembre - 7 maggio)

Per ogni fine c'è un nuovo inizio

È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. È una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un'altra opportunità, un'altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c'è un nuovo inizio.
Tratta da “Il piccolo Principe”

Morta perfezione, nulla di più

Non lo sanno certamente che nessuno è perfetto…
è per questo che le matite 
hanno la gomma
Si ritengono talmente perfetti
che tendono alla noia
Perfettamente imperfetti
gelidamente regolari
splendidamente nulla.
Morta perfezione,
nulla di più

Non c'è niente di più, ma io non voglio niente di più

L’unica posizione che mi lascia senza alcuna dissonanza cognitiva è l’ateismo. Non è un credo. La morte è certa, e questo sostituisce sia il canto delle sirene del Paradiso che il terrore dell’inferno. La vita su questa terra, poi, con tutti i suoi misteri e le sue bellezze e i suoi dolori, si vive a quel punto molto più intensamente: inciampiamo e ci rialziamo, siamo tristi, fiduciosi, insicuri, ci sentiamo soli e felici e innamorati. Non c’è niente di più, ma io non voglio niente di più.”
Christopher Hitchens

10 agosto 2016

“Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto”

Prendo a prestito da Francesco Guccini una frase che corrisponde perfettamente al modo di vivere di certa gente:
Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto, l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto”

Mentono tutti i giorni, usano le bugie così spesso che non sanno più distinguere il vero dal falso. Esperti nel giocare con le parole. Pur conoscendo bene la verità, la manipolano per confondere le carte, alquanto bizzarro modo di vivere la vita.
A volte ci vuole coraggio si deve chiedere scusa, avere l'umiltà.
Perchè la falsità non ripulisce la coscienza, si vive male e rimane solo apparenza, una triste esistenza!
Inoltrano pretese e seminano menzogne, per deviare la verità e ottenere consenso altrui
Non hanno ancora capito che le maschere si indossano a carnevale, non nel corso della propria vita. E' facile nascondersi dietro certe maschere. Il difficile è togliersele senza provare qualcosa che poi si avvicini al disprezzo di se stessi.
Tentativo inutile nascondersi dietro di esse: la maschera si nota e non si cela il difetto
Il bello, cari miei, è che qualunque recita voi fate, seppure fatta alla perfezione , non dura in eterno. Prima o poi, qualcosa accade, la maschera non potete portarla tutta la vita.

Gli abbracci fanno molto bene

Lo so che di solito non abbracci, però mi chiedevo se io posso abbracciare te, non importa se ricambi, ho pensato che siccome sei qui da un po' e non hai ricevuto neanche un abbraccio da settimane forse te ne serve uno. Mi chinai e lo abbracciai, rigida. Lui si strinse a me fortissimo, il contatto fu cosi sorprendente e la sua persona minuscola era cosi calda che respirai forte e cominciai a piangere. "gli abbracci fanno molto bene" disse lui dandomi delle piccole pacche sulla schiena. "se vuoi domani te ne do un altro"
E io mi sentii perduta..
Sprecata di Marya Hornbacher

9 agosto 2016

I Figli degli altri

I figli degli altri sono sempre allievi eccellenti, vanno benissimo a scuola e all'università si laureano con il massimo dei voti e la lode. Trovano impieghi prestigiosi, guadagnano bene, viaggiano tantissimo e incontrano compagni interessanti. Hanno relazioni stabili e la domenica vanno sempre a pranzo dai genitori. Sono affettuosi e ben educati e ricordano sempre i compleanni. 
I figli degli altri, in questo momento, non assomigliano in niente e per niente alla mia.
Per questo quando le altre madri cominciano a descrivermeli, rimango muta,
in un silenzio contrito.
Donatella Caprioglio "Vai, ma resta ancora" (com'è difficile separarsi dai figli)

8 agosto 2016

Fottuti manichini di carne

La perfezione mi fa schifo, mi repelle.
Cercano la perfezione negli stereotipi
creati dalla società.
Mi fanno proprio venire il vomito
Fottuti manichini di carne,
senza personalità
o amore per se stessi.
Stessi vestiti, stessa musica, stesse
espressioni, stessi cibi, stesse scopate,
stesse auto, stesse vite...e alla fine?
Stessi suicidi neurali di massa
Perchè vivere come loro
è senza ombra di dubbio un suicidio
Quando tutti si è uguali,
tutti si è nessuno.
La loro perfezione
è un uccellino in gabbia
che vive, mangia, caga e muore
con il solo scopo di essere ammirato
Io, voglio vivere libero, spiumato
infreddolito, denutrito ma LIBERO
Grazie a Charles Bukowsky

Che è mai la loro vita?

Sono come le vetrate
Scintillano e brillano quando c'è il sole
ma quando cala l'oscurità...
non rivelano più nulla
perchè non hanno luce dentro
Arrancano da sempre
nel buio della propria pochezza
diventando intolleranti
alla luce degli altri
cercando inutilmente di spegnerla
Camminano nel buio
e non hanno ancora imparato
ad accendere la loro luce
Che è mai la loro vita?
Un'illusione, un ombra,
una FINZIONE...

7 agosto 2016

Insieme per crescere

Sabato 13 Agosto 2016

INSIEME PER CRESCERE”

Campo Scuola [Gruppo IL PASSO] Parrocchia S.M. Bertilla (Spinea)
Caorle -Venezia-

Il RE LEONE OVVERO DIVENTARE CIO' CHE SI E'

Ore 9.30 del mattino tutti gli amici della SAVANA [Gruppo il Passo] si muoveranno verso la destinazione del prossimo campo scuola. Il parcheggio della chiesa S.M. Bertilla sarà il solito loro punto di ritrovo.
E via verso Meolo, San Donà di Piave, Cessalto, San Stino di Livenza sperando di fare poca coda o di non farla assolutamente.
Il lungo viale fronte mare accompagna l'ultimo tratto del nostro viaggio e sulla sinistra, prima dell'unica curva del lungo rettilineo, la struttura della Casa per Ferie Bruno e Paola Mari gestita dall'Opera Diocesana Assistenza
Subito si nota la imponente costruzione fronte mare dalle pareti bianche e dalle finestre colore azzurro che richiama il mare. Quattro piani ed un piano terra dove si trova la reception, la grande sala da pranzo e le stanze private assegnate ai gruppi per le attività.
Per gli amici della SAVANA è la seconda volta che sono ospiti della struttura. La prima volta, nella costruzione fronte mare, al primo piano nel 2012, campo scuola in compagnia di S. Francesco.
Per questa volta sarà la savana ha fare da protagonista con i personaggi del film Il Re Leone.
Il film Il Re Leone ha delle perle di saggezza che dovrebbero tutte essere scolpite dentro il nostro cuore.
Saranno proprio queste perle ha farci compagnia per l'intera settimana.

Non è semplicemente un cartone animato, ma un vero e proprio film con una sceneggiatura brillante, personaggi profondi e sfaccettati e musiche meravigliose cantate da Elton Jhon (la versione italiana interpretata da una strepitosa Ivana Spagna).
Ma per noi animatori, a rendere indimenticabile e intramontabile “The lion king” è il messaggio che porta, la storia che racconta, quella del “cerchio della vita”.
La storia del piccolo Simba che nasce dall’amore dei genitori e si affaccia alla vita dalla rupe, con grandi festeggiamenti da parte di tutta la comunità. Il leoncino scopre la realtà che lo circonda, con esplorazioni impavide e scorribande con gli amici. Con ingenuità corre i primi pericoli e fa le prime scoperte, come quella del destino che lo attende, un destino da re.
E’ meravigliosa la figura del padre, il Re Mufasa, che non si può non amare con trasporto ma è senza dubbio affascinante anche quella del perfido zio Scar.
L’eterna lotta fra il bene e il male: è questa secondo noi la vera chiave di lettura del “cerchio della vita”: in quella “giostra che va”
Ci rientrano il lutto e i tradimenti, la disonestà, l’abbandono.
Ma per fortuna il film ci insegna che è proprio quando tutto sembra perduto, quando ciò che ci circonda è una desolata prateria sterminata dagli incendi, quando lo sconforto ci fa perdere la fiducia in noi stessi, che qualcosa può davvero cambiare e troviamo la forza per riappropriarci di ciò che ci spetta. (Che nel caso di Simba è il regno della Savana, nel nostro caso può essere qualsiasi cosa che per un motivo o per l’altro abbiamo abbandonato, fosse anche solo un sogno)
Senza perdere il buon cuore, Simba ormai grande diventa forte e coraggioso, lascia da parte la paura e il senso di inadeguatezza e si scopre Re. Guidato dalla sua stella (il padre) scopre anche l’amore e si rimette in cammino per lottare e rimettere in moto quella giostra che è la vita di ognuno e di tutti noi.

Mufasa parla a Simba

"Essere re vuol dire molto di più che fare quello che vuoi. Tutto ciò che vedi coesiste grazie ad un delicato equilibrio. Come re, devi capire questo equilibrio e rispettare tutte le creature, dalla piccola formica alla saltellante antilope. Quando moriamo, i nostri corpi diventano erba, e le antilopi mangiano l'erba, e così siamo tutti collegati nel grande Cerchio della Vita"

Come un bagaglio a mano

Fuggo dal mio passato e dal mio spettro che cammina sempre accanto a me. Fuggo da me stesso, dalle mie sconfitte, per non restare faccia a faccia con certe persone”. Il punto è proprio questo: fuggire dalla città, ma dove si può fuggire se il passato è dentro di noi? Ovunque andiamo il groviglio di fatti accaduti, ricordi, intensi frammenti, mete da raggiungere o da rimpiangere, ce lo portiamo appresso come un bagaglio a mano.
Mario Levi

Più in là

Sotto l'azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto "più in là".
Eugenio Montale

6 agosto 2016

Uno strano piccolo gruppo

Ohana” significa famiglia e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato. Ma per la famiglia del defunto fù Giulio non è mai stato così.
Uno strano piccolo gruppo di personaggi simili ad una vecchia maglia di lana di un tempo: irritanti.
Focolari chiusi, porte sprangate, possessi gelosi della felicità
Uno strano piccolo gruppo di repressione delle simpatie, di obblighi ad amare, di colpe, di proteste, carezze false e veri schiaffi.
Una famiglia disfunzionale
Uno strano piccolo gruppo di parenti con l'unica volontà di ricordarmi che è molto meglio rivolgermi agli amici
Uno strano piccolo gruppo che frequentavo per imposizione e che ora non frequento più, era come mi rubassero l'energia: mi consumavano
Uno strano piccolo gruppo che negli anni mi aveva fatto costruire un muro. Un muro che si può percorrere ma non oltrepassare
Uno strano piccolo gruppo che mi ha fatto sempre chiedere se c'era più peccato nel seguire quello che sentivo o nell'ipocrisia di vivere ciò che non sono
Uno strano piccolo gruppo che vive una routine che non può produrre nessun risultato diverso. Se non erano felici ieri, non possono esserlo oggi e nemmeno domani. Danno la sensazione di consumare la loro vita nell'attesa di qualcosa che non gli accadrà mai.
Uno strano piccolo gruppo che ho eliminato dalla mia vita, che credevo essenziale per me, persone fatte di mille promesse e neanche un'azione, se non quelle a loro favore.
E più passa il tempo e più mi accorgo di aver soltanto preso la decisione migliore.

Dove il mare incontra la laguna


Al confine dei sogni e dei non sogni

Certo, addormentarsi.
Scacciare la luna
dalla finestra.
Mettere in contumacia
le zanzare.
Stabilire per i gatti
lo spazio notturno.
Zittire i malinconici
cani dei vicini.
Chiudere l’udito
a tutti i rumori
tranne a quello della pioggia.
Relegare tutti i pensieri
angosciosi nel posto
che gli spetta,
nel tempo passato
o futuro.
sistemare i sentimenti
nei reconditi
meandri del cuore,
in astucci
chiusi a chiave fino all’alba.
Reprimere i dolori.
Controllare i desideri
e superare le offese.
Non comporre poesie.
Afferrare il filo di una storia
e inventare una favola.
Fungere da mamma a se stessi.
Essere la propria amata.
Coprire di baci
il cuore insoddisfatto.
Coprire con una coperta
le membra infreddolite.
Entrare
nell’enclave monastica
del buio e del silenzio.
Andare lontano.
In capo al mondo.
Al confine dei sogni e dei non sogni.
E magari
ancora più lontano.
Kajetan Kovic

5 agosto 2016

Mi piace il verbo sentire

Mi piace il verbo sentire..
Sentire il rumore del mare, sentirne l’odore.
Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra, sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco.
Sentire l’odore di chi ami, sentirne la voce e sentirlo col cuore.
Sentire è il verbo delle emozioni, ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente…

Alda Merini

4 agosto 2016

Vivere è superare se stessi

Bisogna fare uno sforzo per risalire il corso delle cose, e capovolgere gli eventi. Con purezza e sincerità di fronte a noi stessi...perche' vivere non è seguire come pecore il corso degli eventi, nel solito tran tran di questo insieme di idee, di gusti, di percezioni, di desideri, di disgusti che confondiamo con il nostro io e dei quali siamo appagati senza cercare oltre, piu' lontano. Vivere è superare se stessi, mentre l'uomo non sa far altro che lasciarsi andare.
(da "Vivere è superare se stessi")
Antonin Artaud

3 agosto 2016

Cadere dove siamo caduti e rialzarsi come abbiamo fatto noi

Il paradosso è l'ipocrisia
di chi si professa per la famiglia
tradizionale,la domenica a messa
e il giorno dopo ti insulta sulla tangenziale
La morale a doppia faccia insomma
Sono soltanto quello che fanno
finta di essere. 
Pensano di splendere come gioielli
ma a ben guardare sono solo
dozzinale bigiotteria
Una facciata di falso perbenismo
che nasconde molto spesso
delle squallide miserie
Si sa è storia vecchia
amano complicarsi la vita
fingendo di essere quelli
che meno lontanamente sono
Soprattutto “la lei”
che trascina stancamente
la sua esistenza per compiacere
quelle persone da cui può
ottenere eventuali favori.
Quest'ultima dovrebbe
prima di sputar giudizi
mettersi le nostre scarpe,
percorrere il cammino
che abbiamo percorso.
Vivere il nostro dolore,
i nostri dubbi,
le nostre risate.
Vivere gli anni che abbiamo vissuto
e cadere la dove siamo caduti
e rialzarsi come abbiamo fatto noi.

Nuvole, mare e un capitello. Anche questa è la laguna di Venezia


Quelli

I timidi. I pensosi. Gli introversi.
Gli incapaci di osare e di pretendere.
Quelli che non camminino sfidando
e non sfidano altri che se stessi
perdendo in ogni caso senza voce
nel confronto con le imprese più semplici
per pura inettitudine all’azione.
Gli innamorati d’ombre e di chimere
irraggiungibili e sempre smarriti
sulla strada più breve e conosciuta
anche dai bambini e perciò mal visti
da chi mastichi terra e d’essa viva.
Quelli che hanno un certo sogno dentro
e una nebbia che limiti la vista
e tenga indietro il pazzo desiderio.
Gli inadatti a competere e a lottare
per procacciarsi a profusione cose
che continuamente si negheranno
alle loro mani così innocenti.
Il loro disagio è un figlio del cielo
che ha sbagliato a scendere sulla terra
e ora vuole solo fuggirne via.
Renato Greco

2 agosto 2016

Solo una cosa mi meraviglia

Devo, mio malgrado ammetterlo,
solo una cosa mi meraviglia
della stupidità con cui lei
vive la propria vita:
è l'intelligenza che c'è
in questa sua stupidità
E' una stupidità
che è come una madre premurosa
non lascia che nessuno
si senta trascurato
Sono sempre stato del parere
che l'istruzione sembra importante
finché non si incappi
in stupidi istruiti come lei
Se le parole stupide che dice
potessero lasciare
un residuo materiale
sai che risalto della
stupidità generale
Ha ereditato notevoli
dosi del gene della stupidità
e grazie a tale eredità
appartiene, sin dalla nascita
all'elite del proprio gruppo.

Lettera a mio figlio pochi mesi prima dell'incidente [Marzo 2008]

Caro Federico,
scrivere una lettera, ha detto non mi ricordo più chi, vuol dire parlare con la speranza di non essere interrotti. Io penso invece che scrivere una lettera significhi soprattutto esprimere ciò che alle volte, per molti motivi, non si riesce a dire guardandosi negli occhi. Perché spesso si comincia parlando e si finisce ridendo oppure alzando la voce, o gridando o, peggio ancora, piangendo. Perché quando genitori e figli si parlano entrano in gioco dinamiche complicate che non permettono quasi mai di essere sinceri fino in fondo. Gli uni e gli altri. Perché alle volte le nostre discussioni - e me ne assumo tutta la responsabilità - diventano più che altro, come vogliamo chiamarli, monologhi, sermoni, prediche?

Allora ti scrivo. Per fare chiarezza soprattutto a me stesso.
Non Ti ho detto tante volte che sto cercando di fare il mio mestiere, quello di padre, meglio che posso. Nessuno me l'ha insegnato. Per diplomarmi ho dovuto faticare sei anni, ho dovuto sostenere un esame di maturità, e ancora adesso, dopo più di trent'anni, periodicamente mi vedo costretto a tenermi aggiornato, per approfondire certi aspetti della mia professione e per essere informato sulle novità che interessano il settore delle telecomunicazioni. Per diventare genitore invece, non è richiesta nessuna preparazione specifica e, se anche qualcuno la desiderasse, dove se l'andrebbe a cercare? Esistono i corsi di preparazione al parto, quelli sì.

Ti insegnano tecniche di rilassamento per affrontare e superare quel preciso momento. Organizzano qualche incontro con un pediatra che ti spiega come cambiare i pannolini al bebè, come affrontare i primi giorni, le prime malattie. Ma poi, una volta a casa col bambino, mamma e papà devono cavarsela da soli. Magari con i consigli di nonni, parenti, amici. Ma alla fine ognuno fa ricorso al proprio buon senso, alla propria esperienza di figlio, solo rovesciata, perché la prospettiva, il punto di vista da cui si devono affrontare tutti i problemi e le difficoltà (ma anche le gioie) sono completamente diversi.
Un famoso psichiatra ha detto che i genitori, con i figli, sbagliano sempre, qualunque cosa facciano. L'importante è che sbaglino in buona fede. L'importante è che, qualunque scelta facciano per e con i propri figli, la facciano con onestà. Io credo che avesse ragione.

Io ti guardavo, Federico, e vedevo un ragazzo ancora alla ricerca della sua identità. Stimavo moltissimo le tue qualità nell'arte del tuo lavoro e credo di saperle riconoscere senza esagerare, complici il mio amore per te e, anche, il mio orgoglio di padre. Conosco bene la sana ambizione che ti porta a cercare di fare sempre tutto al meglio, la curiosità verso il mondo che ti circonda. Mi commuoveva la tua sensibilità, a volte mi sorprendeva la tua etica dell'amicizia. Vedevo anche, però, le difficoltà nascoste dietro a certe tue spavalderie, vedovo i momenti di tristezza e di paura camuffati o addirittura nascosti dall'arroganza tipica dell'adolescenza. Vedevo la tua convinzione di voler farcela da solo, la certezza di non aver bisogno dei miei consigli o di quelli di tua madre, che certi momenti li ha già vissuti e in parte superati.

Bisogna sbagliare da soli. Lo so. Questo è vero. È anche vero però che, da parte mia, sarebbe troppo comodo non suggerirti delle strade, delle soluzioni. Offrirti quello che la mia esperienza mi può suggerire. Poi tu deciderai, naturalmente, nel corso della tua vita, come vorrai. Ma io credo di avere il dovere di esserci, non solo per il fatto di essere qui, con te, nella stessa casa, di fornirti le cose materiali di cui hai bisogno, ma anche di esserci come persona. Io credo di avere anche il diritto di litigare con te se lo ritengo necessario, di scontrarmi contro certi tuoi atteggiamenti. Credo di avere il dovere di fermarti quando sono convinto che stai sbagliando strada, per mostrarti quella che credo giusta.

Poi tu, naturalmente, se vorrai, potrai continuare il tuo percorso, sbagliato che sia, o anche tornare indietro.
Alle volte mi rimproveri e mi porti come esempio altri genitori, certi genitori di tuoi amici. Invidi la loro condiscendenza, invidi la loro cedevolezza su certe questioni che per me, invece, sono fondamentali. Mi rimproveri la nostra diversità, vorresti sentirti più parte del "branco". Lo capisco, sai. Non credere che io non comprenda il tuo desiderio di essere accettato, di omologarti al gruppo, di fare le stesse cose che fanno i tuoi coetanei. Certi tuoi coetanei che ti sembrano più "fighi", più "duri", più "tosti".
Io, invece, la nostra diversità, se così la vogliamo chiamare, la considero un valore, una parte irrinunciabile della nostra identità culturale, addirittura esistenziale, direi.

Quando io e la mamma abbiamo deciso di diventare una famiglia e abbiamo voluto Te, sapevamo che questo significava non soltanto darti amore, una casa confortevole, del cibo, degli abiti, e tutto ciò che serve per vivere dignitosamente. Sapevamo anche che avremmo dovuto, e voluto, crescerti ed educarti perché potessi diventare una persona capace di cogliere la vita nella sua complessità. Una persona in grado di scegliere tra le varie opportunità che il mondo offre (e sono tante). Per questo mi sentirei umiliato nel vedere i miei figli trascorrere il loro tempo tra videogiochi, televisione spazzatura, messaggini al cellulare e discoteca. Per questo ho sempre cercato, insieme a mamma, di proporTi delle alternative che Ti permettessero di conoscere quello che c'è di bello, di interessante, di coinvolgente a questo mondo. La musica, per esempio. Una risorsa che ti accompagnerà sempre nella tua vita. Che ti farà trascorrere ore divertenti in compagnia degli amici, ma che potrà aiutarti a superare momenti difficili, che ti sarà vicina nei momenti di solitudine.

Insomma, ti sto ricordando tutte queste cose che sai benissimo, certo, ma che è bene sottolineare, per dire che dietro a certi no, dietro a certe prese di posizione mie e della mamma non c'è il puro arbitrio, come alle volte credi di interpretare, non c'è il sadismo di impedirti chissacché, di negarti i divertimenti a cui hai sacrosanto diritto.
Vai al cinema quando ne hai voglia, vai alle feste dei tuoi compagni, casa nostra è sempre aperta ai tuoi amici e tu lo sai bene, io e mamma siamo sempre stati disponibili a seguirti in tutte le tue avventure sportive, dal calcio al basket, dal rugby al karate. Anche se io sportivo non lo sono stato mai, purtroppo per me.

Allora quale era il problema che ci avvelenava le nostre cene e le nostre domeniche? Era l'adolescenza? Sono i tuoi ventidue anni che devono farsi sentire attraverso musi lunghi, provocazioni e litigate? Era la mia stanchezza, la mia insofferenza verso certi tuoi atteggiamenti, che non mi permettevano di far finta di niente o, meglio, di capire tutto questo come dovevo? Era la mia irruenza che non sempre riuscivo a mantenere la calma nelle discussioni?
Io lo so che non sei un cattivo figlio. Sei educato e rispettoso, soprattutto fuori di casa (così almeno mi dicono), sei sensibile, arguto e intelligente. Ma dicono, come dico io, che non hai un carattere facile. Un famoso aforisma dice: "Aveva, come tutti gli uomini di carattere, un pessimo carattere".

E su questo tu ci giochi, anche, un po'. Hai scritto, una volta: "Ho un carattere di merda". Ti piace fare il bel tenebroso, no? Ti piace anche, alle volte, incaponirti nelle tue testardaggini. Quando, sapendo benissimo di essere in torto, difendi l'indifendibile. Ti arrabbi e piangi per ammettere, alla fine, che avevamo ragione noi. E dopo ore di discussione candidamente dici "Massì, ho fatto un casino assurdo". Poi magari ci ridiamo su, insieme. Ma intanto, che fatica, che stanchezza. Ne usciamo esausti tutti.
Potrei dire, come dicevano i miei genitori: sei un ragazzo fortunato, hai tante opportunità da sfruttare, hai dei genitori che, nel limite delle loro possibilità, cercano di accontentarti. Non lo dirò invece, perché so che sarebbe sbagliato. Che sarebbe controproducente. Perché so anche che in certe cose non ti accontento affatto. Non ti ho mai comprato il telefono cellulare per il quale non ti sei ancora rassegnato, non mi sono mai piegato alla moda delle scarpe e degli abiti "firmati". Sono una bel rompiscatole, so anche questo. Nemmeno io ho un carattere facile, del resto. La pera non casca lontano dall'albero, diceva mia nonna. E infatti. So benissimo di darti, insieme al mio amore e al mio incondizionato sostegno, del filo da torcere. Anzi, guarda, penso che non ti faccia male allenarti un po' con me.

Nella vita non ti capiterà di incontrare persone che ti danno sempre ragione, che fanno sempre quello che vuoi, che ti accontentano in tutto e per tutto. Dovrai mediare, lottare per difendere i tuoi diritti, affinare la dialettica. Dovrai incazzarti, qualche volta, ma in modo efficace per farti rispettare. Soprattutto dovrai saper desiderare, per poi impegnarti ad ottenere ciò che desideri. Tanto vale che cominci a confrontarti con qualcuno che ti vuole bene, no? Sono tutte cose che io ho già vissuto. Non le ho dimenticate, sai. Anche se sono passati più di trent'anni, ormai, dalla mia adolescenza, me la ricordo bene.Io ti guardo quando sei triste, quando te ne stai in silenzio a pensare a chissà che, quando hai i nervi e non vuoi dirmene il motivo. Quando preferisci parlare con i tuoi amici e non vuoi raccontarmi che cos'è che ti fa soffrire. Provo per te tanta tenerezza, anche quando sono proprio i tuoi "nervi" che magari mi fanno andare in bestia.

C'è una cosa che non ti ho mai detto, credo. Una cosa che vorrei dirti da tanto. Chissà se riuscirò a spiegartela. Ci provo, almeno.
Io sono il tuo papà. Giusto? Una papà che tutto dovrebbe comprendere e perdonare, secondo lo stereotipo classico universalmente accettato. Un papà che tutto dovrebbe sacrificare ai suoi figli. Dovrebbe. Beh, Federico. Io sono una papà un po' diverso. Io so di essere, oltre che una papà, anche un uomo ma anche - e prima di tutto - una persona. Credo sia giusto. Credo che debba essere così. Così è per me, almeno. E come persona credo di avere diritto al rispetto, un rispetto che devo tributarmi io per primo, se voglio che mi rispettino anche gli altri. Per questa ragione non mi sono mai uniformato all'immagine "poetica" del tipico papà. Sacrifici ne ho fatti, altroché, in tutti questi anni, e li ho fatti volentieri.

Sacrifici economici, anche. So di essere stato poco presente, anche se l'immagine di "papà che non è mai a casa" è ormai diventata un po' un tormentone familiare, una macchietta. Sono un una persona che lavora, ma sono anche una persona che vuole coltivare i suoi interessi e che cerca di farlo per rispetto di sé stesso. Tu sei molto importante per me (non saprei immaginare la mia vita senza di Te) ma ci sono anche altri aspetti della vita che sono, per me, importanti. La lettura e la scrittura, ad esempio. Senza libri mi sentieri mutilato. Tu lo sai bene.

Non è facile, credimi, far quadrare tutte queste cose: lavoro, casa, famiglia, interessi. Costa molta fatica. Ci si sente diviso tra spinte che si contrastano una con l'altra e che ti fanno sentire sempre un po' fuori posto, sempre un po' inadeguato. Sei in ufficio e pensi che ti sei dimenticato di salutarti alla mattina; mi siedo alla sera davanti alla TV e non ti ho chiesto come è andata la giornata, ceniamo insieme e non parliamo dei tuoi problemi. Quando tu eri piccolo è stata dura. Ci sono stati periodi in cui non riuscivo a sentirmi me stesso. Non lo dico per fartelo pesare, lo dico per cercare di farti capire che adesso che sei più grande è giusto che anche Tu, per quel poco che puoi, contribuisca alla serenità della famiglia.

Un’altra cosa volevo dirti. Non è stato facile neanche mantenere l’unità familiare, in mezzo a tante vicende. Ogni tanto sorridiamo, noi due, guardandoci attorno e vedendo l’ecatombe che ci circonda. Io e mamma, scherzando, qualche volta diciamo che ci sentiamo dei sopravvissuti dopo 25 anni di vita in comune, se pensiamo a tutte le coppie di amici che si sono separate o divorziate. Andare d’accordo non è tanto semplice, lo vedi anche tu, nel tuo piccolo, considerando i tuoi rapporti con gli amici, o, all’interno della famiglia, con me e la mamma. Ci vuole pazienza, tolleranza, comprensione e anche una buona dose di incoscienza, alle volte, per superare certi ostacoli. Ci vogliono, secondo me, anche gli scontri, le litigate, se servono a chiarirsi e a sfogarsi. Così come succede anche a te e a me, qualche volta. Questo non vuol dire che non ci vogliamo bene, anzi.

Ecco. Questa lettera, forse, mi è cresciuta tra le mani. Potrei, vorrei scrivere ancora tante cose. Potrei, vorrei dirti quanto ti voglio bene e quanto mi piaci. Quanto trovo di me nel tuo viso, nei tuoi modi e nel tuo carattere. Quanta ammirazione ho per le tue capacità e per la tua indipendenza, anche se quest'ultima, purtroppo, ti ha giocato un brutto scherzo.

Ma forse mi sono dilungato troppo.
Chissà che,frà qualche tempo, avrai l'occasione di leggere questa lettera ,e che si abbia occasione di parlare, un po' di tutto.
Un abbraccio forte, forte dal tuo
Papà