I favolosi 40 anni degli U2

Tutto ha inizio il 20 settembre del 1976 nella high school Mount Temple di Dublino, quando un giovanissimo Larry Mullen affigge sulla bacheca della scuola l’invito ad aspiranti musicisti per formare una band: risponderanno Adam Clayton, i fratelli David e Dick Evans e la testa calda dell’istituto Paul David Hewson.

Nascono così i futuri U2, tra i corridoi della scuola e la cucina della casa di Mullen ad Artane, dove cinque ragazzi appassionati di musica gettano le basi della band che segnerà la musica mondiale dei successivi 40 anni. Si chiameranno Feedback, The Hype e finalmente U2 - dal nome dell’aereo spia americano che nel 1960 venne abbattuto su suolo sovietico - e le loro prime esibizioni saranno proprio davanti ai compagni di scuola, con cover dei Rolling Stones e di David Bowie, ma solo due anni dopo riusciranno a registrare il loro primo demo grazie all’incontro con Paul McGuinness, convincendo i responsabili della CBS a pubblicare il primo singolo “U2 Three” in mille copie.

Nell’ultimo scorcio degli anni ’70 la band si farà conoscere in patria e in Gran Bretagna, mentre escono i nuovi singoli “Another Day” e “O’clock tick tock”, e poi, sotto la guida del produttore Steve Lillywhite i neonati U2 incideranno il loro primo vero album “Boy” e sbarcheranno negli Usa con una tournée fondamentale per il decollo della band. Gli album “War” e “The unforgettable Fire” decretano il loro ingresso nell’olimpo della musica, complici il talento indiscutibile dei quattro - da cui si è sfilato nel frattempo Dick Evans - e la fortuna di incontrare sulla loro strada personaggi come Brian Eno e Daniel Lanois, che diventeranno i loro produttori, oltre a Anton Corbijn, che curerà l'immagine della band. La consacrazione avviene a suon di tour e di memorabili esibizioni live, come quella al Live Aid del 1985 al Wembley Stadium, con Bono Vox-Paul Hewson che intona per ben 15 minuti una versione struggente di “Bad”, rompe le righe gettandosi tra il pubblico e trova anche il tempo di salvare una fan che rischia di esser schiacciata dalla calca.

Sul tetto del mondo, gli U2 diventano recordmen della musica, mentre i loro testi restano intrisi d’Irlanda, di temi politici, eventi epocali e personaggi simbolo come Lech Walesa e Martin Luther King, e certe loro esibizioni diventano veri e propri happening, come quando la band si esibisce su un tetto di Los Angeles per registrare il video di “Where the streets have no name”, con la polizia che interrompe le riprese dopo che i fan hanno mandato in tilt il traffico cittadino. Come ogni grande band che si rispetti, anche gli U2 arriveranno vicini al punto di rottura all’inizio del 1991, tra incomprensioni reciproche e divergenze sulla linea discografica da intraprendere: a salvarli sarà l’atmosfera di una Berlino appena riunificata, scelta dalla band come sede per registrare quello che diventerà l’album capolavoro “Achtung baby”. 

Capaci di rinnovarsi e mediare tra i nuovi sound britannici di fine anni ’90 e il buon vecchio rock, gli U2 attraversano il passaggio al nuovo millennio con punte di sperimentazione ardite come l’album dance “Pop", con grandi riconoscimenti come la Rock & Roll Hall of Fame, svariati Grammy Award, due colonne sonore per Wim Wenders e il primato di un’esibizione al Madison Square Garden a un mese dall’attentato alle Torri Gemelle nel 2001. Sempre un passo avanti agli altri nel rinnovamento creativo come nella messa in scena avveniristica e iper-tecnologica dei loro concerti, Bono e colleghi sono stati anche i primi a rendere disponibile gratuitamente sui i-Tunes l’album “Songs of Innocence” toccando il record di distribuzione di un album con 36 milioni di download. E oggi, in occasione del quarantennale della band, si preparano a nuovi record con il Tour mondiale che partirà a marzo 2017 (AP Photo/Robert E. Klein) (Leda Balzarotti e Barbara Miccolupi)

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