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Ma chi sono maestro?

Aldo Moro? E’ la piazza da dove parte lo scuolabus maestro”. Nessuno in famiglia mi aveva mai parlato dell’ex presidente del Consiglio sequestrato dalle Brigate Rosse ma alle medie, il professore di educazione fisica Giuseppe Ferrari, ogni 9 maggio non ci faceva fare la consueta e noiosa corsetta di riscaldamento ma chiedeva di fare con lui un minuto di silenzio.
In quei sessanta secondi non ho idea cosa pensassi, forse neanche capivo la solennità di quell’attimo ma quel nome “Aldo Moro”, quel gesto, quel chiederci di fermarci, è rimasto appiccicato alla mia pelle.
Era la metà degli anni Ottanta e Peppino Impastato, massacrato dalla mafia nello stesso giorno, era sconosciuto al Nord. Nel mio paese siamo cresciuti con l’idea che erano “affari loro”: mentre un mio coetaneo a Palermo, tornando a casa da scuola, poteva imbattersi in un uomo riverso sul marciapiede o sentire l’eco di una bomba, noi credevamo che non avremmo mai avuto a che fare con lamafia. Trentotto anni dopo sono tante le piazze, le vie, i parchi di tutt’Italia intitolati ad Aldo Moro e a Peppino Impastato.Quel minuto di silenzio, invece, non si fa più in classe. Una collega
della secondaria di primo grado qualche settimana fa incontrando i miei alunni di quinta spiegava: “Noi arriviamo alla seconda guerra mondiale”. In quinta elementare le pagine dei libri di storia si fermano ai romani. Alle medie al 1945. E quel 9 maggio 1978 chi lo spiega ai nostri ragazzi? A chi tocca passare il testimone della storia di quest’ultimi decenni se non lo fa la scuola? Com’è possibile avere strade, piazze dedicate a questi uomini e non spiegare ai nostri ragazzi chi sono stati e perché ancora oggi vivono di là dei libri di storia, nei ricordi degli italiani?
Basterebbe leggere con i nostri ragazzi qualche pagina di “Un uomo così” di Agnese Moro; ascoltare “I cento passi” dei Modena City Ramblers; guardare il film di Marco Tullio Giordana o ancora domani sera accendere la Tv per vedere la fiction dedicata alla mamma di Peppino. Forse è arrivato il momento di rivedere le indicazioni nazionali per il curriculum della scuola primaria e secondaria. Ma di là della burocrazia, della carta, delle indicazioni, dei programmi, siamo di fronte ad un problema di coscienza civile: se un docente stamattina entrando in una classe di quarta, quinta elementare o della secondaria, non fa memoria di Moro e di Impastato e magari nemmeno ricorda che è la festa dell’Europa, non serve che passi un giorno in più in classe.
Alex Corlazzoli dal Fatto Quotidiano del 09/05/2016

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