Il grande Milan è finito e la responsabilità è di tutta la società

Sinisa Mihajlovic piacciono le frasi ad effetto. Ha letto buoni libri, ne conserva memoria, offre citazioni, l’ultima era dedicata al leone che non si cura delle opinioni della pecora perché il leone mangia poi la pecora. Mihajlovic sicuramente conosce un proverbio serbo, terra sua: le stagioni costruiscono una fortezza e la demoliscono. Significa che il tempo sta per scadere, il Milan vive una storia falsa, falsa come la sua propaganda alla quale non crede più nessuno. Che fine ha fatto il nuovo stadio? Che fine ha fatto Ibrahimovic già pronto a firmare? Che fine ha fatto mister Bee che forse è mister Bean? Che fine hanno fatto i 480 milioni? Che fine i 150 dell’ultimo mercato (in verità sono stati spesi la metà)?
Domande che vagano nello smog di Milano e del Milan, questioni tossiche che hanno avvilito il corpo di un grande club e di quello che è rimasto in una squadra a pezzi, così disunita che. alla fine della partita persa contro il Bologna, nemmeno il capitano Montolivo è stato capace di chiamare i suoi sodali a presentarsi sotto la curva. È il segnale di abbandono, è il sintomo di una crisi che soltanto i cortigiani non vogliono ammettere e denunciare.
La responsabilità è dell’allenatore e non soltanto. La responsabilità è dei calciatori e non soltanto. La responsabilità è di Galliani e non soltanto. 
La responsabilità è di Silvio Berlusconi e, con lui, di sua figlia Barbara e non soltanto. È il Milan, un po’ come il partito politico di riferimento, a non avere compreso che la realtà è diversa dal passato, che il tempo è feroce e non concede eredità, si deve cambiare testa e anche corpo, si deve svoltare, come hanno saputo fare altri club, in Italia e fuori. Il Milan, come Grimilde, la matrigna strega di Biancaneve, continua a chiedere allo specchio chi sia la più bella del reame pensando di ricevere la risposta positiva. Ma la favola dei fratelli Grimm non è servita da lezione a nessuno dei rossoneri, da Berlusconi padre a Berlusconi figlia, coinvolgendo Adriano Galliani che si ritrova insulti e attacchi da ogni dove, mentre Mihajlovic sa bene che male che gli possa andare riceverà compenso garantito fino all’ultimo centesimo, cosa che già accade a Seedorf e Inzaghi, suoi predecessori.
Dunque è Silvio Berlusconi il primo a doversi assumere le responsabilità di quello che sta accadendo e che è già accaduto, Non basta presentarsi a Milanello ogni venerdì, pranzare con lo staff e parlare alla squadra. Non basta più perché altrove, dopo le parole, si procede con i fatti che non sono soltanto gli affari di mercato ma una strategia societaria chiara, netta e non ambigua. Prolungare il contratto a vecchi mestieranti non serve a nulla, puntare sui giovani e poi bruciarli produce crisi gastrointestinali, affidarsi e fidarsi dei procuratori serve ai medesimi ma non al club che ha perduto un elemento di sicura perizia, come Ariedo Braida e ad altri ha rinunciato. Ora rischia di vedere partire un’altra figura di spessore e di cui preferisco non rilvelare l’identità. Dunque chi fa chi e chi fa cosa, basta con il passato remoto e poche balle con il futuro da comizianti. Cambiare l’allenatore sarà una soluzione utile alla stampa e ad una parte dei tifosi i quali hanno ben compreso che il male non sta tutto in panchina, il leone si è addormentato paura più non fa, come cantano i bambini. 
Il grande Milan è finito, questa è l’unica verità. Vincere contro la Roma e il Carpi durerà lo spazio di un mattino, anzi servirà ad aumentare gli equivoci e a far credere alla strega di Milanello di essere ancora la più bella del reame. La risata sarà oceanica.
Tony Damascelli

Commenti

Post popolari in questo blog

Sei un fiume forte, non ti perderai