31 dicembre 2015

Destino

Il problema è che ci aspettiamo troppo dal destino. Che faccia tutto al posto nostro. Il compito del destino invece è solo quello di fornire occasioni. Prenderle o lasciarle tocca soltanto a noi.
Roberto Pellico

Tanti auguri da...


30 dicembre 2015

Noi camminiamo

Non esiste il caso né la coincidenza. Noi camminiamo ogni giorno verso luoghi e persone che ci aspettano da sempre.
Giuditta Dembech

Lemmy Kilmester


Sentimenti

E dei sentimenti non è così facile liberarsi come delle idee: queste vanno e vengono, ma i sentimenti rimangono.
Alberto Moravia

Noi siamo

Noi siamo ciò che facciamo finta di essere, e dovremmo porre più attenzione in ciò che facciamo finta di essere.
Kurt Vonnegut

28 dicembre 2015

Non credo Gesù si scandalizzasse mai...

Gli uomini veramente di profondo senso religioso non si scandalizzano mai. Insomma, non credo che Gesù si scandalizzasse mai… Anzi non si è mai scandalizzato. Si scandalizzavano i farisei.
Alberto Moravia

Questo quasi niente è quasi tutto

Mi è piaciuto molto lavorare. Mi è piaciuto anche non far nulla.
In primo luogo, mi è piaciuto partire, andare altrove, passeggiare, col naso in aria e le mani in tasca, per questo vasto mondo.
Il mondo mi ha sempre ispirato un duplice sentimento: di riserva che va fino al rifiuto, e di adesione prossima fino all’entusiasmo.
Cosa facciamo quaggiù? Quasi niente.
Cosa siamo? Assolutamente niente.
Questo quasi niente è quasi tutto. Questo assolutamente niente non ha limiti. Siamo vicinissimi al nulla e siamo troppo grandi per noi stessi.
Jean d’Ormesson

27 dicembre 2015

Come ciottoli

La mia vita è disseminata di errori. Sono come ciottoli che, alla fine, diventano una buona strada.
Beatrice Wood

26 dicembre 2015

Ecco la verità...

Signori, benvenuti nel mondo della realtà: non c’è pubblico. Nessuno che applauda, che ammiri. Nessuno che vi veda. Capite? Ecco la verità: il vero eroismo non riceve ovazioni, non intrattiene nessuno. Nessuno fa la fila per vederlo. Nessuno se ne interessa.
David Foster Wallace

Come il mare

La vita è come il mare tante direzioni e nessuna indicazione.
Antonio Cuomo

25 dicembre 2015

Per riflettere un pò

"Nello scasso profondo dei nuclei familiari Natale arriva come un faro sui cocci e fa brillare i frantumi. Si aggiungono intorno alla tavola apparecchiata sedie vuote da tempo. Per una volta all’anno, come per i defunti, si va in visita al cerchio spezzato.

Natale è l’ultima festa che costringe ai conti. Non quelli degli acquisti a strascico, fino a espiare la tredicesima, fino a indebitarsi. Altri conti e con deficit maggiori si presentano puntuali e insolvibili. I solitari scontano l’esclusione dalle tavole e si danno alla fuga di un viaggio se possono permetterselo, o si danno al più rischioso orgoglio d’infischiarsene.

Ma la celebrazione non dà tregua: vetrine, addobbi, la persecuzione della pubblicità da novembre a febbraio preme a gomitate nelle costole degli sparpagliati. Natale è atto di accusa. Perfino Capodanno è meno perentorio, con la sua liturgia di accatastati intorno a un orologio con il bicchiere in mano.

Natale incalza a fondo i disertori.
Ma è giorno di nascita di chi? Del suo contrario, spedito a dire e a lasciare detto, a chi per ascoltarlo si azzittiva. Dovrebbe essere festa del silenzio, di chi tende l’orecchio e scruta con speranza dentro il buio. Converge non sopra i palazzi e i centri commerciali, ma sopra una baracca, la cometa. Porta la buona notizia che rallegra i modesti e angoscia i re.

La notizia si è fatta largo dentro il corpo di una ragazza di Israele, incinta fuorilegge, partoriente dove non c’è tetto, salvata dal mistero di amore del marito che l’ha difesa, gravida non di lui. Niente di questa festa deve lusingare i benpensanti.

Meglio dimenticare le circostanze e tenersi l’occasione commerciale. Non è di buon esempio la sacra famiglia: scandalo il figlio della vergine, presto saranno in fuga, latitanti per le forze dell’ordine di allora.

Lì dentro la baracca, che oggi sgombererebbero le ruspe, lontano dalla casa e dai parenti a Nazareth, si annuncia festa per chi non ha un uovo da sbattere in due. Per chi è finito solo, per il viandante, per la svestita sul viale d’inverno, per chi è stato messo alla porta e licenziato, per chi non ha di che pagarsi il tetto, per i malcapitati è proclamata festa.

Natale con i tuoi: buon per te se ne hai. Ma non è vero che si celebra l’agio familiare. Natale è lo sbaraglio di un cucciolo di redentore privo pure di una coperta. Chi è in affanno, steso in una corsia, dietro un filo spinato, chi è sparigliato, sia stanotte lieto. È di lui, del suo ingombro che si celebra l’avvento.

È contro di lui che si alza il ponte levatoio del castello famiglia, che, crollato all’interno, mostra ancora da fuori le fortificazioni di Natale"
Erri De Luca

Che cosa è il Natale?

Che cosa è il Natale? E’ tenerezza per il passato, coraggio per il presente, speranza per il futuro. Si tratta del desiderio ardente che ogni tazza possa traboccare di benedizioni ricche ed eterne, e che ogni percorso possa portare alla pace.
Agnes M. Pahro

Aspettando il Natale

Mamma quando apparecchiamo la tavola in sala da pranzo “– dicevo mentre lei era indaffarata in cucina per preparare la cena della vigilia.
Ancora adesso mi ricordo di essere stato felice in quei natali in famiglia: avevo 11 anni ed eravamo a casa papà, mamma, i miei due fratelli minori ed io.
E' da un paio di giorni che rivedo quei momenti, dolci ricordi, che mi hanno spinto a fare una passeggiata per la via centrale del paese fino ad arrivare sotto le finestre della casa di quando ero bambino.
Natale tra dolci ricordi e speranze presenti. Da quelle finestre anno dopo anno, vigilia dopo vigilia, la magia si ripeteva.
Era l'ora mentre la radio in cucina annunciava l'inizio del giornale radio ed io affondavo il mio dito indice nell'insalata russa che mamma stava preparando.
I vetri delle finestre erano appannati e le luci che provenivano da fuori sembravano filtrate.
A terra durante la metà di quei anni settanta, un po' di neve, a fine dicembre c'era sempre, ed io guardavo ogni tanto fuori dalla finestra, con il desiderio di vedere una nuova rinfrescata di neve.
Intanto mio fratello Roberto era già seduto a tavola. Lui era capace di stare anche un'ora seduto al suo posto ad aspettare che arrivasse il momento della cena della vigilia.
Io invece passavo dalla cucina all'ingresso dove rimanevo fermo ad osservare il presepio che aveva preparato papà con le casette, le montagne, il ruscello d'acqua, le cortecce di legno, il muschio fresco, i soliti pastori (statuine), le pecore, la capanna con il bue e l'asinello e una spruzzata di farina bianca sparsa con il setaccio a simulare la neve.
L'albero di Natale era in cucina dove nella notte arrivavano i regali, con pochi giocattoli, ma che non mancavano mai, e con il necessario pantalone nuovo, un paio di guanti di lana, un capello ed un maglione nuovo, per la gioia vera e sincera di noi ragazzi degli anni '70.
Non c'erano le mega portate di oggi ma, quando ci si sedeva a tavola la mamma ci serviva l'antipasto, i ravioli in brodo, il secondo di pesce, l'immancabile insalata russa, il torrone, il panettone e lo spumante
La vigilia passava così felicemente fino all'attesa della mezzanotte e poi a nanna sognando i regali della mattina.
Poi d'improvviso il rumore della gente ed ho capito che stavo sognando.
Ho abbassato lo sguardo da quelle finestre illuminate ma non più mie e con un sospiro ho girato le spalle e ripreso il cammino.
Sembrava tutto vero però...quella vigilia di Natale, quel ritrovarsi in famiglia, quel tendere l'orecchio al silenzioso trafficare di mamma e papà intenti a deporre i regali a fianco del presepe e sotto l'albero.

Gli anni sono passati: sono rimasti questi bei ricordi, di volti sereni ed allegri, di mamma e papà che non ci sono più. I regali hanno solo il valore di un ricordo per far sentire che sei vicino a qualcuno, ma l'ansia del domani mi assale e con gli occhi lucidi mi addormento...aspettando il Natale. Ed anche domani come sempre sarà Natale...ma che Natale sarà. Questo è il dubbio...aspettando il Natale.    

Quarantaotto anni fa

Ripubblico questo post che per la prima volta è apparso nel mio blog il 24 settembre 2008, più di 7 anni fa. Ora di anni ne son passati 48 e il mio amico abete non è più al suo posto. Dicono fosse malato e lo hanno abbattuto.
Ma guarda un pò, sono passati 41 anni e molte cose sono cambiate. In meglio o in peggio ?
Mi ha chiesto questa sera il mio amico Abete in piazza Municipio a Spinea, mentre stavo guardandolo ricordandomi di quando, la sera della vigilia di Natale lo osservavo, tutto addobbato e lucente, dalla finestra di casa.
"Ma non saprei !"
gli dissi, era meglio quando si stava peggio o è peggio ora che si crede di star meglio ?
L'Abete continuò: “Prendi ad esempio i regali di Natale : quando guardavo alla vostra finestra aranci, mandarini e frutta secca, ora mi sembra una gara al consumismo incontrollato, una gara di chi dimostra di regalare di più dell'altro senza regole ; magari non ci saluta per un anno intero e poi.....a Natale più buoni o più esibizionisti ? Esibire quello che si ha, insomma ora quello che conta è apparire più che essere.”
Guarda stasera, continuò l'Abete, bancarelle illuminate, ogni ben di Dio in mostra, gente che passa e nemmeno si saluta un frettoloso gesto con la mano, magari incorniciata dall'ultimo bracciale da sfoggiare ma.......è sempre più triste.
Una volta le bancarelle non c'erano ma, in compenso, c'eravate voi che mi davate un pò di allegria mentre vi rincorrevate intorno al mio tronco e, nella migliore delle vigilie, vi rotolavate ai miei piedi in mezzo alla neve.
Tutto sembra una passarella d'alta moda e........fondotinta, rossetti, ombretti ecc. Lo ricordo ancora quando per riscaldarvi le mani gelate accendevate il fuoco nel parato e aspettavate la mezzanotte. E poi abbracci, pacche sulle spalle, girotondi felici.........era mezzanotte, e anche se voi non vi accorgevate allungavo anch'io i miei rami per abbracciarvi tutti, amici di "cose vere".
Era Natale e veniva una volta sola in un anno, anche nel pranzo, un avvenimento : c'era la carne con la mostarda e nelle famiglie più........anche l'antipasto e il dolce con lo spumantino. Ora è Natale tutti i giorni, almeno per le tavole imbandite !
Era meglio o era peggio ?
L'Abete abbasso i suoi rami sconsolato e triste, ora, alla vigilia di Natale non c'è più nessun bambino a fargli compagnia, non c'è più nessun fuoco a rischiarargli il buio della notte ma, solo il frastuono e il luccichio di un attimo che al calar delle tenebre se ne va lasciandolo in mezzo alla piazza immerso nel buio.
Caro vecchio Abete, amico di sempre, è stato come un baleno questa sera, come all'improvviso fossimo ancora tutti li attorno a te in quel magnifico abbraccio di 41 anni fa.

Un immenso silenzio

Natale altro non è che quest’immenso
silenzio che dilaga per le strade,
dove platani ciechi
ridono con la neve,
Maria Luisa Spaziani 

24 dicembre 2015

Natale

Non ho voglia di tuffarmi
in un gomitolo di strade
Ho tanta stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi cosi
come una cosa posata
in un angolo
e dimenticata
Qui non si sente altro
che il caldo buono
Sto con le quattro
capriole di fumo
del focolare
Giuseppe Ungaretti

23 dicembre 2015

Una parola muore

Una parola muore appena detta: dice qualcuno. Io dico che solo in quel momento comincia a vivere.
Emily Dickinson 

I fiori al posto dei capelli

Se invece dei capelli sulla testa
ci spuntassero i fiori, sai che festa?
Si potrebbe capire a prima vista
chi ha il cuore buono, chi la mente trista.
Il tale ha in fronte un bel ciuffo di rose:
non può certo pensare a brutte cose.
Quest’altro, poveraccio, è d’umor nero:
gli crescono le viole del pensiero.
E quello con le ortiche spettinate?
Deve avere le idee disordinate,
e invano ogni mattina
spreca un vasetto o due di brillantina.
Gianni Rodari

22 dicembre 2015

La complessità della vita

Sapremmo assai di più della complessità della vita se ci fossimo applicati a studiare con determinazione le sue contraddizioni, invece di perdere tanto tempo con le identità e le coerenze, le quali hanno il dovere di spiegarsi da sole.
José Saramago

Non è la conoscenza

La manifestazione del vento del pensiero non è la conoscenza, è l’attitudine a discernere il bene dal male, il bello dal brutto.
Hannah Arendt

21 dicembre 2015

Venezia FC: Altre sei reti, come a Castelfranco, alla malcapitata Triestina

Venezia-Triestina 6-1 Campionato Nazionale Serie D Girone C – 19^ Giornata -

Gli uomini di mr. Favarin cominciano la partita nel migliore dei modi: dopo i primi dieci minuti spesi a studiare l’avversario iniziano ad alzare il ritmo con un paio di incursioni a cui è mancato solo il gol ma comunque riuscendo a sbloccare il risultato dopo solo 14’ grazie a Carbonaro.

Non passano neppure due minuti che arriva il raddoppio, questa volta ad opera di Modolo che sugli sviluppo di un calcio d’angolo batte Bonin. Atterrita dal doppio svantaggio la Triestina perde terreno e concentrazione,ci pensa il senatore Serafini ad aggiustare un altro duro colpo alla formazione ospite, al 19’ è 3-0.

Gli arancioneroverdi tengono palla a centrocampo aspettando il momento giusto per premiare i tanti inserimenti davanti, la squadra dilaga e 10 minuti più tardi, al 28’, Serafini serve Innocenti che cala il poker sugli avversari.
Ci dev’essere certamente del buono nella spinta motivazionale che il nuovo coach Favarin ha instillato ai suoi fino a renderli una squadra completamente diversa – per gioco e mentalità – di quella che aveva raccolto da Favaretto.

Un 4-0 può sembrare sufficiente ma nel secondo tempo gli arancioneroverdi non mutano atteggiamento verso la partita e a pochissimi minuti dall’inizio è 5-0, doppietta di Carbonaro. Cinque minuti più tardi la Triestina accorcia le distanze con Giordani, ma è pronta la risposta dei padroni di casa: siamo al 57’ quando innocenti spara dritto sulla traversa, da predatore d’area qual è Serafini si fionda sul pallone e insacca per il 6-1.

Durante l’ultima mezz’ora Favarin applica il sano turnover e la squadra si preoccupa di tenere il risultato abbassando il ritmo della partita.

Tabellini
Venezia-Triestina 6-1
Gol: 14^pt. Carbonaro (VE), 16^pt. Modolo (VE), 19^pt. Serafini (VE), 28^pt. Innocenti (VE), 3^st. Carbonaro(VE), 8^st. Giordani (TS), 12^st. Serafini (VE)
Arbitro: Carina Susana Virtulano di Livorno

Classifica prime posizioni
CAMPODARSEGO 45 campione d'inverno
Venezia 44
Este 36
Virtus Vecomp 34
Belluno 34

20 dicembre 2015

Legna che arde nel caminetto

Il Natale dovrebbe essere legna che arde nel caminetto,
profumo di pino e di vino, buone chiacchiere,
bei ricordi e amicizie rinnovate.
Ma... se questo manca basterà l'amore.
Jesse O'Neill 

19 dicembre 2015

Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai

Non smettete mai di protestare, non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.
Bertrand Russell

18 dicembre 2015

La cultura che conta davvero è quella che...

Non ho mai pensato che per affrontare la vita bisognasse possedere una cultura bibliografica, perché l’unica cultura che conti davvero è quella che ti fa interagire con ciò che mangi, con la fame che hai, con chi ami, con chi odi, con i bisogni.
Gianni Amelio

17 dicembre 2015

Il coraggio è anche questo

Ma il coraggio è anche questo. La consapevolezza che l’insuccesso fosse comunque il frutto di un tentativo. Che talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai.
Giorgio Faletti

16 dicembre 2015

Masturbarsi con la realtà

Chi rinuncia al sogno si masturba con la realtà.
Ennio Flaiano

Sciocchezze

Certe sciocchezze si possono dire solo se si è deciso di anteporre a tutto la propria ragione, il proprio ego.
Ruggiero Guarini

15 dicembre 2015

Natale in famiglia, a casa del sig. Giulio

Si sta avvicinando il Natale. Dieci giorni. Ripubblico uno dei miei brevi racconti per me più significativi. Un quadro di piccola borghesia, dalle nostre parti si dice “peoci refai” dove emerge tutta la falsita', mista alla presa in giro, di certi personaggi che fanno parte principale nel racconto. L'ho pubblicato per la prima volta nel blog il 1 Novembre di 3 anni fa. Una pubblicazione bis è stata fatta l'11 novembre 2014. Lo ripubblico oggi perché è talmente [veritiero] che rappresenta molte famiglie, cosi dette normali, nel giorno della festa di Natale.

Come ogni anno quando si avvicina il Natale a casa del sig.Giulio c’è sempre quella atmosfera particolare del volerci bene. Elena, la più giovane delle tre sorelle, ha da poco conosciuto Claudio. Tutto è nato senza che la cosa sembrasse potesse essere. In quel garage usato da Claudio e amici trasformato in un luogo di ritrovo. Non ne potevano più di trovarsi alla sera al bar senza un po’ di intimità con la presenza di altre persone che non conoscevano e con la necessità di dover consumare anche se i soldi in tasca erano pochi.

Andavano ancora tutti a scuola. Si certo c’era anche chi, come Claudio, riusciva a trovare qualche lavoretto giusto per avere qualche soldo in tasca. Ma non è che ne girassero tanti.
Che palle ragazzi, cominciò Alberto, io non ne posso più. Ma non abbiamo qualche alternativa, non possiamo trovarci da qualche altra parte?"
Si è dove, fece Andrea, non certamente a casa di qualcuno così poi ad una certa ora ci spediscono fuori perché è troppo tardi”
Ma va, dai a casa di qualcuno proprio no. Non c’è intimità qui, pensate a casa, non può essere che peggio disse Marco”
Ohi ragazzi se volete, chiedo a mia madre, possiamo vedere se ci lascia utilizzare il garage e così possiamo incontrarci la” disse Andrea
Ma non dire stupidaggini Andrea, e la macchina poi dove la metti”
No problem Claudio la macchina la lascio fuori l’importante è che mamma mi dica di si”

E così fu. Andrea ebbe il permesso e tutti assieme cominciarono a sognare.

Certo appena aperta quella porta c’era un po’ da pensare. Come si poteva incontrarsi in quel posto pieno di un po’ di tutto. Un piccolo caravanserraglio di cose inutili.

Be dai" disse Marco " Proviamo a metterlo in ordine come piace a noi”
Ok risposero gli amici e si misero a discutere come trasformarlo.
Dovete pensare che tutta sta storia nasce in un estate tra l’inizio e il bel mezzo degli anni ’70. Claudio e Elena neppure si conoscevano. Dopo varie trasformazioni e investimenti in denaro soprattutto sovvenzionato dai genitori verso l’autunno di quegli stessi anni il posto prese la sua fisionomia definitiva. Perfino il nome gli venne dato “Youngs Club” italianizzato Giovane Club.

Agli amici sembrava una meraviglia e non era proprio per niente male. Alberto,Andrea,Marco e Claudio non dovevano più utilizzare il vecchio bar in cui andavano ma, ora, potevano avere un loro proprio posto dove passare il tempo libero e soprattutto invitare le ragazze. Certo visto da fuori non è che ci fosse la voglia matta di entrarci ma all’apertura della porta un certo effetto si sentiva.

Tutte la pareti erano state rivestite in carta da pacchi blu, la carta da parati costava troppo, il pavimento era stato rivestito in moquette e tutto intorno al perimetro vi erano stati posti dei divani in polistirolo ricoperti di tela di jeans azzurra.Ogni divano aveva il suo poggia braccia sempre in polistirolo rivestito in tessuto di raso verde. Appena entrati la cosa che si notava subito era la pedana sollevata dal pavimento da una struttura in ferro e quest’ultima chiusa da una perimetrale fascia in vetro con un neon che si illuminava quando si accendeva la luce entrando.

La pedana era il centro del club. Sopra di essa c’era un mobiletto di legno bianco con la scritta rossa Young Club. Sopra al mobiletto il giradischi e alla parete il raccoglitore degli LP. Per chi non lo sapesse a quell’epoca non esistevano i cd ma i meravigliosi dischi in vinile. In poche parole oltre a un luogo d’incontro era anche il posto giusto per fare delle belle feste. E fu proprio ad una di quelle feste, capodanno, che Claudio e Elena incominciarono la loro avventura. Avventura che dura tutt’ora ai giorni nostri.

Dunque, dove eravamo rimasti?
A si il Natale a casa del sig.Giulio. Claudio ogni qual volta si incontrava con Elena alla sera la riaccompagnava a casa e entrava così poi in casa della famiglia. A volte c’era un sacco di gente. Il fidanzato di Clara, quello di Virginia, il sig.Giulio e la sig.ra Silvia, Claudio, Elena. Una confusione terribile in quella piccola casa. E tutti parlavano, a parte Claudio che se ne stava tranquillo seduto in salotto.

E fù proprio in una di quelle sere che precedevano il natale che venne l’invito per il pranzo. Per tutti ma non per Claudio.
Allora ci siamo tutti per il pranzo di natale?” domandò la sig.ra Silvia.
Il futuro ingegnere fidanzato di Clara non ebbe obiezioni così men che si dica Fabrizio il fidanzato di Virginia. E Claudio ? Claudio era in salotto e aveva capito che lui a casa della famiglia a natale non ci sarebbe sicuramente stato.
Claudio puoi venire dopo pranzo mangiamo il panettone assieme in compagnia”
Oh grazie sig.ra Silvia”
Che piacere avrebbe dovuto dirgli ma si sforzò di non rispondergli a tono.
Elena attese che tutta la compagnia festante se ne andasse e andò poi in salotto dove c’era Claudio incredulo.
Cosa vuoi Claudio i miei sono fatti così. Fù così anche per Livio, alias futuro ingegnere, non prendertela dai”
Non me la prendo no stai tranquilla solamente mi chiedo una cosa. Ma cosa cxxxo rappresento, l’essere indesiderato? ” Silenzio.

E poi come sorprendersi ancora dopo quello che era successo in quell’estate di metà anni ‘70. Elena era dovuta andare in villeggiatura in montagna con i genitori. Giulio e Elena erano riusciti con i lavori extra che faceva Giulio a costruirsi una piccola casa sui monti. Casa che sarà la fonte di un altro racconto. Quindi senza mezze parole Giulio informò Elena
Noi andiamo in montagna e tu vieni con noi” Beata la democrazia.

Claudio dopo un paio di volte che si sentiva al telefono con Elena, quello fisso il cellulare non c’era ancora, da un albergo nelle vicinanze della casa, Giulio aveva deciso che gli allacciamenti costavano troppo, non sopportò più di non poter vedere Elena e prese l’irragionevole decisione di salire su di un treno e andare a trovarla. Non si era fatto molte illusioni sull’accoglienza.

Era partito nel tardo pomeriggio e ben sapeva che sarebbe arrivato a sera inoltrata. Non si era nemmeno preoccupato del fatto che, arrivato alla stazione della località montana, non avrebbe trovato nessun mezzo di locomozione che lo facesse raggiungere la località dove era Elena. In qualche modo ci sarebbe arrivato. Dopo il cambio di treno, ad una prima stazione, l’arrivo con la littorina alla stazione di destinazione. Nonostante fosse il pieno dell’estate già cominciava a far buio, Claudio si avviò a passo spedito su per la strada che conduceva a casa del sig.Giulio.

Camminando aveva il dito pollice della mano sinistra fuori nella speranza che passasse qualcuno e si fermasse a raccoglierlo. Con sé aveva un cambio e una coperta leggera per coprirsi nel caso non fosse arrivato ad un’ora decente. E così fu. Il passaggio quello invece lo trovò. Gli consenti di accorciare notevolmente il percorso a piedi ma ormai era già notte. Il cielo era ormai completamente buio e illuminato dalla luna e costellato da innumerevoli stelle. Claudio si fermò un attimo alzando lo sguardo e ne rimase sbalordito.

Il carro maggiore, quello minore e poi la luna che sembrava gli indicasse la strada. La valle era completamente illuminata anche se per la strada non vi era la luce di un lampione.La casa di Giulio era l’ultima prima che iniziasse il sentiero su per il rifugio. Passata la notte dentro ad un fienile, Claudio di buon mattino era già nel cortile vicino al portone della casa quando all’improvviso si spalancò un balcone e apparve Elena. Claudio le fece un gesto di saluto, Elena stupita con la mano sinistra gli indicò che era matto. Claudio alzò le spalle e attese che lei scendesse.

Ma cosa ti è saltato in mente senza avvisare adesso i miei cosa diranno”
Possono dire quel che vogliono. Io non sono venuto fino a qua per loro ma solo per te”
I due si abbracciarono e un lungo bacio gli accompagnò poco prima che arrivasse la signora Silvia. Per niente stupita, anzi, salutò Claudio per poi andare in giardino a sistemare alcune piante. Giulio arrivò poco dopo e anche lui non parve sorpreso. Vuoi vedere che l’hanno presa bene pensò in cuor suo Claudio ma, il bello doveva ancora venire.

All’ora di pranzo Elena e i suoi genitori si accomodarono al tavolo mentre Claudio, lasciato solo, si trovò al piano inferiore a mangiare un panino con la mortadella. Ecco volevo ben dire. Claudio si sentiva come il cane lasciato fuori dalla porta ma più di tanto non gli importava il resto della giornata l’avrebbe trascorsa con Elena. E poi un’altra notte questa volta non in fienile ma in auto del sig.Giulio e il giorno dopo il ritorno a casa felice per essere stato con Elena ma allo stesso tempo incredulo del comportamento di Giulio e Silvia.

Come sorprendersi allora quella sera. Non ci si poteva aspettare altro. Il panettone certo sarà una cosa meravigliosa seduto sul grande tavolo della famiglia con tutta la combriccola al completo per sentire gli ultimi pettegolezzi e critiche sui comportamenti dei conoscenti.
Naturalmente non mancherà il pasticcio di ragù della signora Silvia. Qualche tempo dopo lo proverà anche Claudio ma del pasticcio il sapore era molto lontano. Il cappone o la faraona di Virginia, le verdure di Clara, il vino dell’ingegnere e la solita commedia dello scambio dei regali.

L’apoteosi dei regali arriverà quando ad allietare la famiglia ci saranno i nipoti. Non cambierà nulla però. La cerimonia sempre la stessa, i discorsi inutili, gli auguri e l’arrivederci al prossimo natale. Pian piano Giulio e Silvia invecchiano e allora l’incontro lentamente si sposta. Non più a casa dei vecchi ma di volta in volta dalle figlie, Virginia, Clara,Elena poche volte.

L’arrivo dei fidanzati delle figlie di Clara e Virginia. I pranzi, quasi un avvenimento a casa di Clara, la sfilata di moda, il momento solenne della consegna dei regali, lo scambio degli auguri e la repulsione di Claudio a tutti queste esteriorità. Il pomeriggio che scivola lento immerso nelle chiacchiere e nel fumo della pipa di Giulio. Le solite cose e poi per rompere la monotonia i giochi di società a cui non puoi rifiutarti di partecipare. E finalmente la sera e con la scusa di aver mangiato troppo a pranzo la possibilità di andare, di salutare e uscire da quel mondo incantato che incantato non è.

Ora invece il natale a casa della famiglia è finito. Clara ritiratasi come un eremita colpita nel suo orgoglio. Virginia assente come è sempre stata più preoccupata dei suoi problemi che a quelli degli altri. Elena e Claudio colpiti da quella maledetta sera dell’incidente del figlio che, nonostante la tragedia, gli ha scoperti più forti e sicuri, di quanto potessero apparire prima.La divisione, conclusione non certo sorpresa, di rapporti sempre e comunque falsi, di incontri stucchevoli e dovuti per forza ora attanaglia la famiglia.

Silvia che non si capacità di tutto ciò, dove può aver sbagliato ma forse basta che volti le spalle e si guardi un po’ indietro per capire il castello di carta che ha costruito. Giulio che con l’età è diventato sempre più accentratore e minato nel fisico non da la giusta importanza a quello che è venuto forse per la mancanza di farsi una profonda autocritica interiore.

Clara che nonostante la forza apparente e più debole di quanto sembra. Con momenti di sconforto che sfociano nel pianto ma un orgoglio infinito che le acceca la vista. Una famiglia che famiglia non si può più dire.
E’ la notte di natale e nevica. Scende lenta a fiocchi grossi imbiancando la strada, coprendo i tetti delle case di un sottile velo bianco. La neve che tutto copre e pulisce, chissà non faccia il miracolo di pulire tutto lo sbagliato di questa famiglia.


Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

La saggezza di tacere

Penso che nella vita
siano essenziali tre cose:
l'umiltà
di non sentirsi
superiore a nessuno...
il coraggio
di affrontare
qualsiasi situazione...
la saggezza
di tacere
davanti
alla stupidità
di certe persone...
cit.

Il confronto mi aiuta a vivere

Io non porto mai rancore. E non confondo lo scontro con il confronto. Lo cerco. Ne ho bisogno. Il confronto mi aiuta a vivere e a sapere perché, come è noto, non ne sai mai abbastanza.
Harvey Keitel

La fiducia si trova in penombra

La fiducia, come ogni atto di amore, non si colloca né in piena luce né nelle tenebre, ma in una penombra.
Fabrice Hadjadj

14 dicembre 2015

Venezia FC: A Castelfranco gli arancioneroverdi ne segnano sei

Giorgione-Venezia 0-6 Campionato Nazionale Serie D Girone C -18^ Giornata-
E’ un bellissimo Venezia quello che in ieri 13 dicembre ha sidato a Castelfranco il Giorgione Calcio. La squadra è stata sicura, compatta concedendo ben poco agli avversari. Il primo tempo è stato all’insegna dell’attacco e del pressing, Vicario non viene mai realmente chiamato in causa. Al 29’ il gol di Innocenti rompe l’equilibrio anche se con maggior precisione sotto porta il primo tempo sarebbe potuto finire con più di un gol di scarto.
Inizia la seconda frazione di gara, passano 4 minuti ed è già raddoppio: questa volta sul listino marcatori dell’arbitro ci finisce il capitano degli arancioneroverdi, Soligo, che trafigge Bevilacqua per il momentaneo 0-2. Lo 0-3 arriva appena cinque minuti più tardi su calcio di rigore. Carbonaro viene atterrato in area, Serafini si incarica della battuta e segna con un rasoterra preciso alla sinistra del portiere. Dopo il terzo gol entrambe le formazioni subiscono qualche mutamento, quello più azzeccato è ad opera di mr. Favarin che al 72' toglie Innocenti (salutato da cori e applausi) ed entra Gualdi. Al centrocampista arancioneroverde bastano tre minuti per calare il poker sull’inerme Giorgione grazie all’assist di Acquadro. Ma non è ancora finita, perché gli arancioneroverdi continuano con il pressing alto e i biancorossi subiscono il trauma psicologico della vagonata di gol subiti. Acquadro serve un’ottima palla a Serafini, il senatore controlla e mette in mezzo per Carbonaro che a soli 2 minuti dal quarto gol sigla lo 0-5. Contro un Giorgione che sembra non giochi più arriva anche il sesto gol, segna ancora Carbonaro (81’)

Tabellini
Giorgione-Venezia 0-6
Reti: 29^pt. Innocenti(VE), 49^st. Soligo (VE), 54^st. Serafini (VE) su cr., 75^ Gualdi (VE), 77^ Carbonaro (VE), 81^ Carbonaro (VE)
Arbitro: Sig. Eduard Pashuku

Classifica prime posizioni
CAMPODARSEGO 44
Venezia 41
Este 33
Virtus Vecomp 31
Belluno 31

Scrivere è un'occupazione che rende umili

Mentre scrivo mi sento sempre perso, e solo.
Mi sento sempre un principiante, continuo ad imbattermi nelle stesse difficoltà, gli stessi vuoti, le stesse disperazioni. 
Scrivendo si fanno così tanti errori, si cancellano così tante brutte idee e frasi sbagliate, si cestinano talmente tante pagine prive di interesse che alla fine uno capisce almeno una cosa: quanto si è profondamente stupidi. Scrivere è un’occupazione che rende umili.
Paul Auster

13 dicembre 2015

Cogliere e lasciare perdere

La prima cosa nella vita è sapere cogliere un’occasione e la seconda è sapere quando bisogna lasciarla perdere.
Benjamin Disraeli

12 dicembre 2015

Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta

Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui. Nulla a che fare con la disobbedienza. Nulla a che fare con la grazia o la salvezza o la redenzione. È in ognuno di noi. Insita. Inerente. Qualificante. La macchia che esiste prima del segno. Che esiste senza il segno. La macchia così intrinseca non richiede un segno. La macchia che precede la disobbedienza, che comprende la disobbedienza e frusta ogni spiegazione e ogni comprensione. Ecco perché ogni purificazione è uno scherzo. Uno scherzo crudele, se è per questo. La fantasia della purezza è terrificante. È folle. Cos’è questa brama di purificazione, se non l’aggiunta di nuove impurità?
Philip Roth

Messaggio

Nella vita non serve a nulla avere un diploma o una laurea, se poi non riesci ad avere rispetto ed umiltà per la persona che ti è di fronte, chiunque essa sia
Milly Galati 

11 dicembre 2015

Appartenere sin dalla nascita all'elite del proprio gruppo

Fa parte
di quel 10% di persone
che non usa
il proprio cervello
Spreca
un sacco
di energia
per non
dimostrare
di essere stupida
più di quanto
serve
per manifestare
la propria
intelligenza
Talmente
stupida
che per
natura ha l'urgenza
di manifestare
la propria stupidità.
D'altronde
dietro la frase
Mio figlio/a è
un piccolo genio”
c'è sempre
un genitore idiota.
Innegabilmente
ha ereditato
notevoli dosi
del gene della
stupidità
e grazie
a tale eredità
appartiene
sin dalla nascita
all'èlite
del suo gruppo

9 dicembre 2015

Viaggiando in lungo e in largo

Viaggiando in lungo e in largo per il mondo ho incontrato magnifici sognatori, uomini e donne che credono con testardaggine nei sogni. Li mantengono, li coltivano, li condividono, li moltiplicano. Io umilmente, a modo mio, ho fatto lo stesso.
Luis Sepulveda

8 dicembre 2015

Venezia FC: I lagunari tornano alla vittoria senza convincere

Venezia-Union Ripa 1-0 Campionato Nazionale serie D Girone C 17^ Giornata -

Il Venezia torna al successo, vince 1-0 contro l’Union Ripa grazie a un rigore di Fabiano al 41' del secondo tempo, ma non convince ancora. Solite lacune, distrazioni in mezzo al campo e quel cartellino rosso che non manca mai. Stavolta è toccato a Calzi lasciare i compagni in dieci prima dell’intervallo, con due ammonizioni indiscutibili in soli 4', e costringendoli a una partita in salita.

Un altro segno che qualcosa non va.

L’unica cosa che ora serve al Venezia è ritrovarsi, riordinare le idee, lasciare negli spogliatoi inutili fronzoli e badare al sodo. Domenica 6 ha faticato anche con l'Union Ripa, non certo la prima della classe, trovando il gol della vittoria solo nel finale.

Un successo che equivale a una boccata di ossigeno fondamentale per restare a tre punti dalla capolista Campodarsego, che ha vinto ancora e in rimonta. Domenica prossima a Castelfranco, contro il Giorgione, servirà una prestazione più convincente per non fare un nuovo passo falso.

Tabellini
Venezia-Union Ripa 1-0
Marcatori: st. 41^ Fabiano (VE) cr
Arbitro: Sig. Salvatore Bertolino di Terni

Classifica prime posizioni
CAMPODARSEGO 41
Venezia 38
Virtus Vecomp 31
Belluno 31
Este 30

Il sogno è veramente libero

Niente di male. Si può sognare tutto. Non c’è imputabilità. Il sogno è veramente libero, non lo può arrestare nessuno.
Mario Tobino

C'è una vita...

C'è una vita da vivere, ci sono delle biciclette da inforcare, marciapiedi da passeggiare e tramonti da godere
Cesare Pavese

3 dicembre 2015

Certe mancanze restano presenze che stancano, tutto tenuto in vita dall'abitudine

La prospettiva delle lontananze fa percepire tutto più nitido. Ci sono assenze che sono scuse, assenze che sono pause. Ci sono mancanze che restano, presenze che stancano, tenute in vita artificialmente soltanto dall’abitudine.
Massimo Bisotti

2 dicembre 2015

Sono sempre stato aperto alle distanze

Sono sempre stato aperto alle distanze. Se una cosa è distante da me non solo non mi fa paura, anzi mi eccita, ed è un processo assolutamente spontaneo, ma sostenuto da un ragionamento: so che non voglio chiudermi al mondo nell’area museale che potrebbe rappresentarmi perché ho scritto cinque, sei, dieci canzoni di quelle che rimangono. Non posso restare, nella mia testa, quello di Rimmel, io sono altro.
Francesco De Gregori

1 dicembre 2015

La gente sbagliata

CATTIVI si 
diventa dopo
essere stati
troppo BUONI
con la gente 
SBAGLIATA

E' per questo che le matite hanno la gomma

Si crede perfetta
ma non sa
che nessuno
è perfetto
è per questo
che le matite
hanno la gomma
Un consiglio
di cuore
se pensi
che intorno
a te
nessuno sembri
alla tua altezza
è l'ora di
prendere il metro
Hai il grande
difetto di essere
noiosa
con questa
tua idea
della perfezione
Perfettamente
imperfetta
gelidamente
regolare
splendidamente
NULLA
Morta
perfezione
nulla di più
E comunque
credimi
anche la stupidità
è bella
se perfetta

Per mia scelta

Scelgo di vivere per scelta e non per caso.
Scelgo di fare dei cambiamenti, anzichè avere delle scuse.
Scelgo di essere motivata non manipolata.
Scelgo di essere utile, non usata.
Scelgo l’autostima, non l’autocommiserazione.
Scelgo di eccellere, non di competere.
Scelgo di ascoltare la voce interiore, e non l’opinione casuale della gente.
Eileen Caddy