31 gennaio 2015

Dedicata a Federico

Per la prima volta scrivo su questo spazio dedicato a Federico per ricordare la giornata di 7 anni fa esattamente il 31 gennaio 2008...black out...speravo fosse solo un brutto incubo e di risvegliarmi dicendo:è stato solo un brutto sogno.........

NO non è stato un brutto sogno,sette anni fa alle ore 19 si è fermata la nostra vita....ha cambiato totalmente aspettative, speranze,sogni,futuro. Tutto ha preso un'altro sapore:"Amaro",un' altro colore :"Grigio",le cose hanno assunto un valore diverso, non esiste il futuro, ma solo il presente.

Mi è stato detto:"Deve vivere giorno per giorno" ed è quello che sto facendo,cerco di vivere appieno le mie giornate cercando di viverle al meglio,mi accontento di tutto quello che la giornata mi offre e se voglio fare una cosa,la faccio,senza rimandarla al domani.Federico l'ho perso il 31 gennaio 2008 e di lui mi manca tutto nel bene e nel male.

Ora ho un'altro Federico che dipende tutto da noi, la sua vita è legata alla nostra e la paura che ho è di non essere più in grado di aiutarlo,di non avere più la forza fisica e mentale necessaria per poterlo ancora migliorare.Mi rendo conto dei grandi cambiamenti che ha fatto, soprattutto nei primi quattro anni,da vegetale, da cui ce l'avevano dato all'uscita dell'ospedale:"Coma Apallico per tutta la vita",a parlare, capire,mangiare da solo,camminare,andare in bicicletta,nuotare...ma non basta per poter avere una vita degna di essere definita tale.

Quando un genitore si arrende e si rassegna davanti alla malattia del proprio figlio? MAI e finché io e Renato ne avremmo la forza, cercheremo sempre di poterlo migliorare portandolo dappertutto,  da qualsiasi specialista utile per poterlo aiutare in tutti problemi che ha. Se manca la speranza si è perduti e si muore giorno per giorno,non ci si deve ARRENDERE MAI. 

"Ti ricordi Federico quando quella sera di sette anni fa proprio a quest'ora ,alle 11 circa, in sala di rianimazione  ti sono venuta vicino e all'orecchio e ti ho prima sgridato, dicendoti di non permetterti di Morire, perche mi avevi fatto passare  22 anni della tua vita d'inferno e che non potevi lasciarmi così..ma poi ti ho promesso che avrei fatto di tutto per poterti aiutare, perchè te lo dovevo.

Prima non ti avevo mai difeso e non credevo in te, ma ora io sarò dalla tua parte,  non mollare proprio adesso, ricordati che "CHI LA DURA LA VINCE"... "CHI SI FERMA E' PERDUTO"..."VOLERE E' POTERE"..."NON ARRENDERTI MAI".Parole queste che ti ho sempre continuato a ripetere e che mi hanno dato la forza di continuare a sperare.

Spesso davanti alle tante difficoltà che hai, mi sento impotente, vorrei aiutarti di più ma non so come.Vorrei ci fosse per te un posto qualificato per le tue problematiche[AIUTARTI NEL PARLARE E CAMMINARE MEGLIO](mesi fa camminavi e parlavi meglio),che potesse tirare fuori le tue capacità residue e desse un senso alla tua vita. Per ora non siamo riusciti a trovarlo, ma noi non ci arrenderemo MAI.

Dopo il 31 gennaio 2008 la mia vita ha assunto un significato diverso, ha uno scopo che prima non aveva, quello di poterti aiutare. E lo farò finchè ne avrò la forza, e se mi rompo qualche osso, me lo aggiusto come ho già fatto,"mi piego ma non mi spezzo".Sei lo scopo della mia vita, dirti ti voglio bene è troppo poco . Mamma Carla

Quella sera che ha cambiato la nostra vita

Prima,seconda,terza...Pam... il botto sul palo.
Un ragazzo di 22 anni disteso sull'asfalto con una frattura cranica e il sangue intorno. La sirena dell'ambulanza.

Lo squillo del cellulare, la corsa verso l'ospedale. L'assoluta mancanza di speranza, il periodo della terapia intensiva, tante facce sconosciute, tante facce conosciute e tanta solidarietà.

Il tempo del reparto e le facce sconosciute ti son diventate amiche mentre quelle conosciute tengono le dovute distanze.

Gli istituti riabilitativi tanti nuovi amici e le facce conosciute si sciolgono come neve al sole. Resta il nocciolo della vera amicizia e della solidarietà. La nevicata emotiva delle facce conosciute è già terminata.

I servizi sociali e il nulla assoluto. La nevicata delle facce conosciute diventa ghiaccio e, dopo aver ghiacciato, si scioglie e diventa acqua.
Acqua di fosso, putrida, stantia, immobile nella sua convinzione di essere cristallina ma che invece afferma, ogni giorno che passa, la sua inutilità.

Convinta della sua cristallinità scompare in fondo al mare senza essere più vista da nessuno. Come l'ultimo giorno di carnevale quando i coriandoli volano alti per aria ricadendo poi per terra. Spazzati il giorno dopo dalle scope delle loro coscienze innorridite.... 

Fbc Unione Venezia: Al Penzo, in notturna, vittoria interna

Venezia-Mantova 1-0 Campionato Nazionale Lega Pro1 Girone A – 23' Giornata -
Una punizione perfetta di Bellazzini regale al Venezia un successo sofferto che lo rilancia in classifica e nel morale in una seconda parte di stagione nella quale i lagunari puntano ad essere protagonisti.

Venezia determinato e Mantova indubbiamente in grande forma per un confronto che nella prima frazione di gara non riserva affatto emozioni e trascorre a buon ritmo ma con molti contrasti ruvidi e ben pochi azioni organizzate.

Più interessante e viva la ripresa con cambi di fronte presenti. Da parte del Venezia perseveranza nell'affrontare l'avversario a viso aperto con soluzioni non sempre ideali e per lo più intuite e contenute dalle retrovie virgiliane. Successo conquistato con cinismo e una certa dose di buona sorte, che fa bene a un Venezia che allo stadio non riesce a richiamare un grande pubblico – di certo la diretta tv in un gelido venerdì sera non gioca a favore – comunque chiassoso e fedelissimo.

Tre punti importanti, arrivati grazie allo splendido gol su calcio piazzato di Bellazzini, in una partita difficile, molto combattuta, in cui i l Venezia ha avuto la capacità di capitalizzare nel migliore dei modi una delle poche occasioni della partita, grazie al sinistro del suo numero 10.

La squadra ha certamente rischiato contro un'ottima squadra come si sapeva fosse il Mantova. Consci di questo gli arancioneroverdi hanno volutamente preso dei rischi, trovandosi in molte volte in situazioni di uno contro uno in difesa. I ragazzi hanno giocato una gara molto aggressiva per cercare di limitare il notevole palleggio dei virgiliani, ottenendo buoni risultati. Certamente, nei panni del loro mister, sarei dispiaciuto, ci stava il pari viste le occasioni che hanno creato.

Si sono trovati un paio di volte davanti al portiere , ma anche a causa dei nostri errori, è questo è un aspetto, quello della gestione di gara, che va migliorato. Una volta in vantaggio basta gestire la partita, senza rischiare cercando anticipi quando invece si deve temporeggiare.

Superato il primo ostacolo il Venezia è atteso ora sabato 7 febbraio (ore 16) nuovamente al Penzo dal Como: superato il primo test se ne presenterà subito un altro per saggiare le ambizioni di rimonta dei lagunari verso la zona playoff.

Venezia-Mantova 1-0
Arbitro: Mei di Pesaro

Gol: st. 29' Bellazini (UV)

Perdere

Non appena pretendi qualcosa
Non appena ti aspetti qualcosa
Hai perso.
Delphine De Vigan

30 gennaio 2015

Riconoscenza

La riconoscenza è quel breve sentimento che intercorre tra il soddisfacimento di una richiesta e quella successiva.
Indro Montanelli

29 gennaio 2015

Chamaleon


Canzoni veneziane


Il mondo è di chi nasce per conquistarlo

Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
sì, veramente alte, nobili e lucide -,
e forse realizzabili,
non verranno mai alla luce del sole reale né troveranno ascolto?
Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.
Fernando Pessoa

Ogni strada ha un cuore?

Ogni strada è soltanto una tra un milione di strade possibili. Perciò dovete sempre tenere presente che una via è soltanto una via, e non c’è nessun affronto, a se stessi o agli altri, nell’abbandonarla, se questo è ciò che il cuore ti dice di fare. Quindi poni a te stesso, a te soltanto, una domanda: questa via ha un cuore? Se lo ha, la via è buona. Se non lo ha, non serve a niente.

Carlos Castaneda

26 gennaio 2015

Deep Purple - Highway Star


Debito pubblico

L’unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che entra realmente in possesso della collettività dei paesi moderni è il debito pubblico.
Karl Marx

Fbc Unione Venezia: A Bolzano una gara di sofferenza ma il punto è arrivato

SudTirol-Venezia 1-1- Campionato Nazionale Lega Pro1 -Girone A- 22' Giornata
E' un punto d'oro quello conquistato dal Venezia sul terreno di una delle protagoniste del torneo. La formazione lagunare ha saputo imbavagliare le bocche da fuoco altoatesine, riuscendo a rimontare il gol flash dei padroni di casa, sfruttando l'incisività di un reparto d'attacco sempre pronto ad inserirsi negli spazi.

E dire che proprio in zona Cesarini gli arancioneroverdi hanno avuto la possibilità di sbancare il Druso, a conclusione di un devastante contropiede che Raimondi non ha finalizzato nella giusta dimensione. Il pareggio, comunque va bene lo stesso, se si considera che ieri il Venezia ha affrontato una delle formazioni al momento più in forma e che ha affrontato il match senza quattro pedine fondamentali.

Mister Serena aveva preparato la partita aspettando il SudTirol nella propria metà campo, mettendo così in difficoltà i loro attaccanti. Un atteggiamento votato all'essenziale che d'ora in avanti deve essere la regola per la squadra. Si deve recuperare punti cercando di scalare la classifica. Questo vuol dire che il primo impegno da osservare sarà quello di essere costanti, avendo la capacità di muovere sempre la classifica, anche con dei pareggi, sfruttando poi le gare casalinghe.

SudTirol-Venezia 1-1
Reti: 9' pt. Marras (ST), 24' pt. Bellazzini (UV) su c.r.

Arbitro: Sig. Pillitteri di Palermo   

Mystic Venice


24 gennaio 2015

Soffiando nel vento (Blowin' in the wind)

Quante strade deve percorrere un uomo
prima di essere chiamato uomo?
E quanti mari deve superare una colomba bianca
prima che si addormenti sulla spiaggia?
E per quanto tempo dovranno volare le palle di cannone
prima che verranno abolite per sempre?
La risposta, mio amico sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento

Per quanto tempo un uomo deve guardare in alto
prima che riesca a vedere il cielo?
E quanti orecchie deve avere un uomo
prima che ascolti la gente piangere?
E quanti morti ci dovranno essere affinché lui sappia
che troppa gente è morta?
La risposta, mio amico sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento

Per quanti anni una montagna può esistere
prima che venga spazzata via dal mare?
E per quanti anni può la gente esistere
prima di avere il permesso di essere libere
E per quanto tempo può un uomo girare la sua testa
fingendo di non vedere
La risposta, mio amico sta soffiando nel vento,
la risposta sta soffiando nel vento
Bob Dylan

Discussioni

E io di regola non mi ci infilo mai nelle discussioni. Se non la penso come te, ti lascio parlare e annuisco al ritmo della canzone che mi faccio suonare nella testa mentre fingo di ascoltarti. Mi hanno detto “la lettura tra poco non servirà più a nulla perché finiscono i libri e ci sarà solo internet”, mi hanno detto “a scuola ci dovrebbero essere non una ma dieci ore di religione alla settimana, sennò tra qualche anno siamo tutti musulmani”. Io faccio di sì e sorrido, e intanto ascolto mentalmente una musica che mi piace, così la conversazione finisce in fretta e io posso andarmene sereno e tranquillo con un sacco di tempo libero tutto per me.
Fabio Genovesi

23 gennaio 2015

Fbc Unione Venezia: I lagunari vincono in casa contro il Pordenone

Venezia-Pordenone 2-0 Campionato Nazionale Lega Pro1 Girone A – 21^ Giornata -

Dopo la sconfitta casalinga contro l'Alessandria (0-3) e il pareggio in trasferta in terra lombarda contro il Renate (1-1) gli arancioneroverdi tornano alla vittoria al Penzo nel derby (17.01.2015) contro il Pordenone. Il Venezia respira grazie al 2 a 0 rifilato ai friulani: i lagunari vengono a capo di una partita tutt'altro che semplice, mentre i [ramarri] si fermano dopo due vittorie consecutive. La partita regala molte emozioni: il Pordenone comincia meglio e spreca un'occasione colossale per passare in vantaggio. Il Venezia prende poi le redini della partita e un tiro di Ghosheh viene salvato sulla linea da un difensore friulano. Nella ripresa i padroni di casa alzano il motore e passano in vantaggio con un missile di Varano che si insacca sotto la traversa: lo stesso è protagonista poco dopo quando si procura il rigore del 2 a 0. Tira Bellazzini è non perdona. Tre punti importanti per il Venezia in chiave salvezza, mentre il Pordenone rimane invischiato nei bassifondi della classifica

Venezia-Pordenone 2-0
Arbitro: Sig. Marinelli di Tivoli
Reti: 55' st. Varano (UV), 68' st. Ballazzini (UV) su c.r.

Democrazia

La prima cosa della democrazia è trasformare le persone da sudditi in cittadini.
Luciana Castellina

Incredibile...ma vero

Io sono a favore della pena di morte. Chiunque commetta un crimine orrendo, deve ricevere una punizione adeguata. Così la volta dopo impara.
Britney Spears

Coldplay


22 gennaio 2015

Quel mare scuro

Eppur parenti siamo un po’
di quella gente che c’è lì
che in fondo in fondo è come noi, selvatica,
ma che paura ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte e non sta fermo mai.
Paolo Conte

21 gennaio 2015

PFM


Il limite delle possibilità di sopportazione dell'uomo normale

Uscire dalla protezione della trincea e lanciarsi nel vuoto, verso le armi che sputavano fuoco secondo uno schema studiato da mesi: la sopravvivenza determinata da un fatto puramente statistico: il non trovarsi sul percorso di una pallottola; una decimazione ripetuta tante volte, che alla fine di una serie di attacchi solo un piccolo gruppo di superstiti si guardava smarrito: questo toccava il limite delle possibilità di sopportazione dell'uomo normale.
Ogni volta che un essere umano era sottoposto ad una simile prova, perdeva una parte della sua personalità, una parte della capacità di intendere e di volere. Dopo un certo numero di queste esperienze il giovane combattente era trasformato in un essere psichicamente malato.
Si diedero casi di suicidio, per la paura di dover andare all’assalto. La pazzia improvvisa era tutt’altro che infrequente

dal libro – Isonzo 1917 – di Mario Silvestri

19 gennaio 2015

Inutili crudeltà

Dal diario di guerra del tenente Carlo Salsa: “Passato l'Isonzo, i reggimenti furono scagliati contro questa barriera del Carso. Falangi di giovani entusiasti, ignari, generosi, contro questa muraglia di pietre e fango.

Il terreno conquistato era coperto di morti; quasi tutti i reggimenti vennero pressochè annientati: non si poteva andare più oltre, senza artiglieria sufficiente, senza bombarde, senza nulla.

Ma i comandi sembravano impazziti. “Avanti!”. Non si può! “Che importa? Avanti lo stesso”. Ma ci sono i reticolati intatti! “Che ragione! I reticolati si sfondano coi petti o coi denti o con le vanghette. Avanti!”

Era un'ubriacatura. Coloro che confezionavano gli ordini li spedivano da lontano; e lo spettacolo della fanteria che avanzava, visto al binocolo, doveva essere esaltante. Non erano con noi, i generali; il reticolato non l'avevano mai veduto. I nostri soldati si fecero ammazzare così a migliaia, eroicamente, in questi attacchi assurdi che si ripetevano ogni giorno, ogni ora, contro le stesse posizioni”

tratto dal libro: [La guerra dei nostri nonni] di Aldo Cazzullo

The Exclusive Strings


E il sole è sempre puntuale tutti i giorni

Passò la diligenza per la strada, e se ne andò. E la strada non divenne più bella, e neppure più brutta. Così è l’azione umana, fuori, nel mondo. Nulla prendiamo e nulla poniamo; passiamo e dimentichiamo; e il sole è sempre puntuale tutti i giorni.
Fernando Pessoa

17 gennaio 2015

Stevie Nicks


Qualcuno si ricorda?

http://www.iocero.com/eventDetail.aspx?idEvent=21148

La fede religiosa

La fede religiosa è inestirpabile, appunto perché siamo creature ancora in evoluzione. Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell’ignoranza e degli altri. Per questo motivo, non la proibirei anche se ne avessi la possibilità. Molto generoso da parte mia, potreste pensare. Ma il religioso mi garantirebbe la medesima indulgenza? Lo chiedo, perché c’è una schietta e seria differenza tra me e i miei amici religiosi, e gli amici schietti e seri sono sufficientemente onesti da ammetterla. Sarei davvero felice di andare alle bar mitzvah dei loro figli, di ammirare le loro cattedrali gotiche, di “rispettare” la loro credenza che il Corano sia stato dettato, ma esclusivamente in arabo, a un profeta illetterato, o di interessarmi delle consolazioni elargite dal neopaganesimo wicca, dall’induismo o dal giainismo. E se capita, continuerò a farlo senza insistere sulla cortese condizione reciproca, e cioè che essi a loro volta mi lascino in pace.
Christopher Hitchens

14 gennaio 2015

Sentirsi soli

In questi anni ci siamo sentiti un po’ soli nel tentativo di respingere a colpi di matita gli insulti e le sottigliezze pseudo-intellettuali scagliate contro di noi e contro i nostri amici che difendevano la laicità: islamofobi, cristianofobi, provocatori, irresponsabili, attizzatori di fiamme, ve-la-siete-cercata… Sì, condanniamo il terrorismo, ma. Sì, minacciare i vignettisti di morte non va bene, ma. Sì, dare fuoco a un giornale è brutto, ma. Ne abbiamo sentite di tutti i colori. Spesso abbiamo cercato di riderci su, visto che è la cosa che ci riesce meglio. Adesso però ci piacerebbe molto ridere di altro. Perché stanno già ricominciando.
Gerard Biard, Charlie Hebdo

Bruce Springsteen


13 gennaio 2015

Vita in trincea

Mai avevo visto uno spettacolo eguale. Ora erano là, gli austriaci: vicini, quasi a contatto, tranquilli,come i passanti su un marciapiede di città. Ne provai una sensazione strana. Stringevo forte il braccio del caporale che avevo alla mia destra, per comunicargli, senza voler parlare, la mia meraviglia.

Anch’egli era attento e sorpreso, e io ne sentivo il tremito che gli dava il respiro lungamente trattenuto. Una vita sconosciuta si mostrava improvvisamente ai nostri occhi. Quelle trincee, che pure noi avevamo attaccato tante volte inutilmente, cosí viva ne era stata la resistenza, avevano poi finito con l’apparirci inanimate, come cose lugubri, inabitate da viventi, rifugio di fantasmi misteriosi e terribili.

Ora si mostravano a noi, nella loro vera vita. Il nemico, il nemico, gli austriaci, gli austriaci!…
Ecco il nemico ed ecco gli austriaci. Uomini e soldati come noi, fatti come noi, in uniforme come noi,che ora si muovevano, parlavano e prendevano il caffè, proprio come stavano facendo, dietro di noi, in quell’ora stessa, i nostri stessi compagni. Strana cosa. 

Un’idea simile non mi era mai venuta alla mente. Ora prendevano il caffè. Curioso! E perché non avrebbero dovuto prendere il caffè? Perché mai mi appariva straordinario che prendessero il caffè? E, verso le 10 o le 11, avrebbero anche consumato il rancio, esattamente come noi. 

Forse che il nemico può vivere senza bere e senza mangiare?Certamente no. E allora, quale la ragione del mio stupore? Ci erano tanto vicini e noi li potevamo contare, uno per uno.
Da Un anno sull'altipiano, di Emilio Lussu

Cosa vuoi raggiungere

Il significato di un uomo non va ricercato in ciò che egli raggiunge, ma in ciò che vorrebbe raggiungere.
Khalil Gibran

12 gennaio 2015

Linkin Park


Dove va la tua attenzione, li scorre la tua energia

Smetti di occuparti delle cose di cui non ti vuoi occupare. Smetti di parlarne, smetti di leggere in merito e smetti di ripetere quanto siano brutte. Concentrati solo su ciò che vuoi attrarre a te. Ricorda: dove va la tua attenzione, li scorre la tua energia.
Jack Canfield

11 gennaio 2015

Seether


Ogni secondo di vita è un regalo sublime

Mi piace rispettare gli altri per come si sono evoluti interiormente.
Non mi piace la gente la cui mente non sa riposare in silenzio, il cui cuore critica gli altri senza sosta, la cui sessualità vive insoddisfatta, il cui corpo s’intossica senza saper apprezzare di essere vivo.
Ogni secondo di vita è un regalo sublime.
Alejandro Jodorowsky

Il giovane marinaio diventa uomo

...Per sei lunghi mesi vivo in una camera d'affitto, dopo un breve periodo trascorso a casa dello zio Marco. Torno a Mestre a fine settimana e altrettanto faccio l'11 Giugno 1950, appena avuta notizia della nascita della mia primogenita Luciana. Credevo di non farcela, di non resistere. E' stata dura, ma è passata. A settembre mi viene concesso l'appartamento a Meda.

Dalle macerie nasce un nuovo mondo. Gli ingegni impiegati nella mostruosa macchina di guerra riversano in applicazioni umane le nuove scoperte scientifiche. Einstein-Fermi-Pontecorvo ecc. scoprono e applicano le leggi che regolano la meccanica celeste del macrocosmo costituito da particelle di energia che si chiameranno elettroni, protoni, neutroni e fotoni. Come il macrocosmo, interagiscono con le loro orbite e cariche elettromagnetiche in un infinito universo microscopico. Questa nuova scienza si chiamerà meccanica quantistica.

Sono le origini della nascita delle stelle e, da queste, dei pianeti. L'energia crea a materia. L'infinitamente piccolo crea l'infinitamente grande. Che cosa crea l'infinitamente piccolo? Potenza? Volontà? Dio? Ciò che è infinitamente piccolo è infinitamente grande. Si chiama lambretta. Il primo mezzo a due ruote piccole dotate di motore a scoppio come una motocicletta usato dai paracadutisti per spostamenti rapidi in sulo nemico. Da questo nasce lo scooter. La Piaggio produce la “Vespa”. Prima da 98 cmc. Poi la 125 cmc che, con grande emozione, ho acquistato nel 1949. Fine dell'unico mezzo popolare che è, e tuttavia rimane, la bicicletta.

1953 – In questi tre anni Bruna ha preso conoscenza di Meda e i suoi dintorni. La cittadina è piccola, nel cuore della Brianza, sede del raffinato artigianato del mobile di stile. Abitiamo al civico n°1 di via Indipendenza, al primo piano (sopra la portineria delle officine Bossi). Il nostro appartamento è situato nell'angolo dell'area occupata dalle Officine e domina sulla ferrovia nord e sul centro; dal lato di via Indipendenza passa il tram bianco Seregno-Cantù (proveniente da Monza). Sul palazzo di fronte abita la famiglia del cantante Dorelli.

Con la Vespa possiamo conoscere le bellezze della Brianza, Como, Brunate, Cernobbio, Bellagio ecc. Il mio lavoro mi impegna molto. Con la sottostante ferrovia nord mi reco in ufficio in via Principe Eugenio a Milano, andata e ritorno per quattro viaggi al giorno. E' un lavoro che richiede un serio studio di matematica e scienza delle costruzioni per poter essere un disegnatore progettista. E Bruna avrebbe molto bisogno del mio aiuto. E' il 9 Ottobre. Nella maternità dell'ospedale di Seregno Bruna da alla luce Luisa.

La gioia di nonna Vittoria, che è venuta per Bruna e Luciana, è di breve durata. Ricevo in ufficio la telefonata che richiede il ritorno della madre per l'improvviso aggravamento delle condizioni di salute dell'unico figlio maschio, Emilio. Altri lutti ci addolorano. Zia Mary si spegne a soli 48 anni per un accidentale complicazione post-operatoria. Mio cognato Emilio ne aveva 33.

Con il trascorrere degli anni, malgrado la buona sistemazione e la crescente famiglia, il tarlo della nostalgia non mi abbandona. La mia forzosa uscita dalla Breda non è estranea al mio desiderio di ritorno. E' sorta l'industria petrolchimica. A Marghera nasce uno stabilimento per la costruzione di impianti petrolchimici e alcuni miei ex colleghi emigrati a Milano vengono assunti in quel nuovo ufficio tecnico.

Alla Bossi le cose cambiano. Il direttore, ing. Massi, viene posto in condizioni di rassegnare le dimissioni; conservando il suo orgoglio e dignità. A Meda sono stati imposti un nuovo direttore d'officina e un capo officina provenienti dall'ILVA di Marghera. All'ing. Masi succede un direttore tecnico, sempre della stessa provenienza e, con lui, alcuni disegnatori di sua fiducia.
1956 – Vengo contattato dalla ditta Sartori di Marghera, grazie all'interessamento di alcuni colleghi. E' il momento di decidere e decido. Luciana avrà presto l'età scolastica. A gennaio, firmato il contratto, cerco casa a Mestre.

Le case in costruzione non sono molte e, tra le poche costruite, una è più interessante. Sita in periferia, in zona agricola, ha un appartamento libero in vendita. In quei tre giorni firmo anche l'impegno di acquisto e ritorno a Meda. Sono giorni febbrili. Presentate le dimissioni, il primo febbraio siamo a Mestre e prendo servizio nell'ufficio tecnico della S.P.A. CIPI G. Sartori.

1957 – Non c'è due senza tre! Il 28 settembre, nasce Carla. Decisamente è inutile insistere per il maschio, e siamo cinque. Il problema è la casa diventata piccola. Il mondo cambia. Il progresso tecnologico crea il benessere. Arriva il bidè, la televisione, il frigorifero, lo scaldabagno a gas, il riscaldamento a termosifone, l'automobile e la lavatrice.
Ite, Missa Est!

Il 2 agosto 2013 nonno Gigi si spegne nella camera di una casa di riposo all'età di 91 anni...


FINE 

10 gennaio 2015

Nonno dance


Finisce la guerra, arrivano gli americani, ritorna finalmente la pace,la luce e il cibo

...1945 – tutto è fine e nuovo principio. Entro in ufficio tecnico alla Breda, sarà l'inizio di un'altra vita; di un altro album fotografico.
Ne onore ne gloria.

A Maerne, nell'umile casa di suo fratello, zio Silvano, in strada Frassinelli, mio padre ha sfollato la famiglia al riparo dai bombardamenti incessanti che precedono il crollo della potenza nazista. Quì mamma partorisce mio fratello Gianni. Avevo 21 anni.

Con il precedente sfollamento a casa dello zio Luigi, sempre a Maerne avevo conosciuto Bruna e ci siamo fidanzati. Gli sfollati erano numerosi, con buona pace delle ragazze da marito, molti ritornavano giornalmente a Mestre per recuperare il possibile di ciò che era rimasto tra le macerie della propria abitazione centrata dai bombardamenti aerei. L'Italia del nord, l'Italia industriale era ormai rasa al suolo. Salva Venezia.

L'arrivo degli americani, preceduti dalle truppe di colore, riporta finalmente la pace, la luce e il cibo; ma a quale prezzo. Venne chiamata “l'onta di Siena”. Li le truppe marocchine hanno soddisfatto bestiali istinti sulla popolazione che, ignara, gli accoglie come liberatori. Lentamente l'Italia operosa si riprende. Si ricostruiscono le case con gli stessi concetti d'anteguerra ma con l'avvento delle prime vasche da bagno. Riscaldamento con stufe a legna o carbone, fornelli a gas liquido.

Nel 1947, 20 settembre, ci sposiamo. Senza una casa ma dignitosamente. In viaggio di nozze, a Desenzano del Garda, vediamo riapparire il pane bianco d'anteguerra. Mamma ci ha ceduto la sua stanza matrimoniale dove abbiamo installato la nostra. Una ragazza del vicinato cantava, modificandola, una canzone in voga: “Ci sposeremo a maggio...ma quale maggio...”Noi non abbiamo avuto la casa bombardata, eravamo dei fortunati. Per Bruna, abituata a spazi più liberi, sarà un adattamento sofferto.

1950 – Le ripercussioni mondiali del dopoguerra si fanno sentire. Le grandi industrie si ristrutturano al passaggio dalla produzione bellica a quella civile. In Egitto cade re Faruk. Il canale di Suez viene bloccato interrompendo i traffici marittimi. Nel cantiere Breda è confluito il personale dei cantieri navali di Fiume, ora passata alla Jugoslavia. L'eccedenza di personale e la crisi provocano i licenziamenti di operai,impiegati e dirigenti. I favoritismi trovano libero sfogo. “Chi non è con me è contro di me”. Su questa massima vengo giudicato.

Non ho parteggiato per nessuno quindi, secondo il dirigente ex gerarca ora democristiano, sono contro. Grazie all'interessamento di zia Mary vengo assunto nell'ufficio tecnico delle Officine Bossi a Milano. Presento le mie dimissioni per godere del premio offerto ai volontati e mi trasferisco a Milano...continua

Fruit Of Diversity

Vincitori del Summer Festival - Mirano - 

Nessun fatto di vita

In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica.
Gandhi

9 gennaio 2015

8 settembre 1943, la guerra continua per l'onore di casa Savoia, si salvi chi può, o con la repubblica di Salò o in campo di concentramento

...Come un'automa busso alla porta del comandante capo. Il grande ufficio è severo e severa è la figura seduta alla scrivania.
-Signor comandante, sono reduce da appena tre giorni da..., e già vengo destinato a..., non è giusto che...-
Si alza indignato “una marinaio che rifiuta l'onore di servire la patria tradisce il giuramento e disonora la sua divisa”. Fuori!
In teoria ha ragione. Il sacerdozio e l'eroismo sono vocazioni che non possiedo, prima di tutto bisogna credere con fede. Ho visto e capito quanto basta.

Strano, le belle frasi vengono sempre dal pulpito. Ne parlo ai miei compagni che mi sussurrano la strada da percorrere; il sottocapo S. addetto ai movimenti. Ci vado seguendo le istruzioni.
  • Sei proprio di Venezia? Si abito al 5509 alla Fava, mia madre soffre di cuore ecc.ecc.-
Trovati un'occupazione. E' andata. Torno in piazzale e già l'altoparlante chiama: marinaio C.M. X-Y presentarsi...Mea culpa!

Mi imbosco presso l'ufficio fogli matricolari, grazie agli amici.
Trascorro nove mesi tra caserma e casa, fino al fatidico 8 settembre 1943.

Gli anglo-americani, già sbarcati in Sicilia, stanno avanzando nella penisola. I russi hanno respinto le armate italo-tedesche che ora fugguno, decimate dal gelo. Il maresciallo Badoglio lancia per radio un appello per ordine di sua maestà il re. Casa Savoia ha firmato l'armistizio tradendo il patto con Hitler, Mussolini è arrestato e condotto a Campo Imperatore, la Marina ha l'ordine di salpare e unirsi agli anglo-americani contro i tedeschi.

Il maresciallo Badoglio dice: la guerra continua per l'onore di casa Savoia. E dai con l'onore. E' il caos. Le truppe corazzate tedesche invadono l'Italia settentrionale prima e la centrale poi. Tutti i militari “sbandati” vengono tradotti nei campi di concentramento tedeschi. Mussolini, liberato da un ardito pilota tedesco, si riunisce a Hitler e fonda la Repubblica Sociale. O con lui o in campo di concentramento.

In caserma è il “si salvi chi può”. Molti fuggono la notte anche attraverso le fognature. Dico all'amico Sandro di riparare con me a Maerne ma lui è fiducioso che ci daranno il congedo, io no. Il comandante è un fanatico fascista, non mi fido. Con uno stratagemma (mi firmo e timbro un permesso d'ufficio per la vicina caserma Sanguinetti) esco, mi reco a casa di una vicina (amica di zia Mary) dove tengo i miei abiti civili e, cautamente, passo dalla zia e poi...a Maerne.

Due giorni dopo i tedeschi entrano a Venezia e arrestano tutti i militari. (Sandro finirà in Germania dove opterà per la repubblica Sociale e, tornato in Italia, resterà vittima di una rappresaglia partigiana. Casa Savoia si è rifugiata in Portogallo. Vittorio Emanuele II disse al maresciallo Radetzky “Casa Savoia conosce la via dell'esilio non quella del disonore”. Il nipote Vittorio Emanuele III è un ometto di piccola statura. Ha abdicato a favore del figlio Umberto II.

Calmate le acque, ottengo la richiesta di assunzione al cantiere Breda che mi permette di regolarizzare, quale militarizzato in industria bellica, la mia posizione militare. 1944 – Anche Mario è tornato – Siamo sempre sfollati poiché gli anglo-americani bombardano tutto a tappeto. Nasce mio fratello Gianni. Mi sono fidanzato, malgrado tutto...continua

Lo spazio necessario alle manovre del dubbio

Mi avevano detto che tenere gli altri sulla porta è maleducazione e in questi anni sono stato maleducato.
Mi avevano detto che non concedersi è una forma d’egoismo e crederlo forse è stato meglio.
Adesso so che ogni volta che non ho chiesto a una persona “guardami per intero e sta’ attenta,quando mi fai una carezza accarezzi di me anche questa polvere,quando mi offendi,offendi di me anche questa ferita”, è stato per lasciare quella persona libera di accarezzare e offendere:non c’era altra soluzione per conservare il contatto e restare insieme.
Adesso so che nei metri quadri che non si rivelano,c’è lo spazio necessario alle manovre del dubbio e così procedono un’infinità di rapporti,se non tutti.
Finchè una persona non sa riusciamo a perdonarla se non capisce,quando sa diventa imperdonabile.
Giulia Carcasi[Tutto Torna]

Robert Plant


8 gennaio 2015

Ritorno a casa e...

...saltiamo sulla vettura e prendiamo posto nel primo scompartimento, siamo quattro marinai di cui due sommergibilisti. Un ufficiale di fanteria apre la porta e ci informa che quella è la vettura degli ufficiali del comando:
- ma questa, quasi vuota è l'unica vettura?
- ci sono i carri per la truppa!
- ma sono carri bestiame e noi siamo marinai!
- faccia pure, non si preoccupi
- beh, cercate almeno di non farvi vedere ne sentire
- stia tranquillo tenente e, buon viaggio

Forse i simboli appuntati alle nostre maniche gli hanno ricordato le specialità della marina, chissà.
E' notte quando la sbuffante locomotiva sale gli appennini e, comincia a farsi sentire il freddo. Ci svestiamo delle divise caki e indossiamo la divisa di panno (siamo ancora l'arma delle sette divise). E' come rinascere, destino vuole che ancora una volta rinasca il 17 gennaio, ma a 21 anni.

Mestre. La piccola stazione è semivuota e l'aria mattutina è rigida. Ho indossato la capotta di panno. Zaini in spalla e passo rapido verso via Piave, via Ariosto n.15 - casa mia! Non ho potuto informarli del rientro tanto successivi sono stati gli avvenimenti. Apre papà ecc,ecc. La mamma non c'è è sfollata a Maerne dallo zio Luigi che raggiungiamo in bicicletta.

Papà vuole entrare prima per preparare la mamma, lui sa fingere. E appena entrato che esce mia madre e mi corre incontro...ecc.ecc. Mario non c'è, è ancora a Roma. Zia Amelia è felice e triste insieme, manca un altro marinaio, il suo, mio cugino Attilio; ma tornerà. 

Il giorno successivo devo ripresentarmi al deposito di S. Daniele. Ritrovo Gilli e gli altri commilitoni che mi hanno preceduto. Al casermaccio ritiro il sacco branda, me lo da un marò che ho conosciuto a Maerne, Gino, addetto ai magazzini dove concluderà la sua guerra ( un domani saremo cognati).

Sono trascorsi appena tre giorni. Ho visto giungere marinai disfatti, naufraghi superstiti. Saranno i primi a ripartire, sempre gli stessi. Per la patria. L'altoparlante scandisce un nome, il mio. Presentarsi all'ufficio movimento per imbarco. Una folgore. Dovrò partire immediatamente per raggiungere a Brindisi, il c.t. "Carbiniere". uu cacciatorpediniere che opera nei mari dell'Egeo...continua

AC/DC


Idea

Non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi, essa è pronta e versatile e può indossare tutti i vestiti della verità.
La verità invece ha un abito solo e una sola strada, ed è sempre in svantaggio.

Robert Musil

Pearl Jam


7 gennaio 2015

Partiti da eroi si torna con la coda tra le gambe

Nonno Gigi se nè andato nell'agosto 2013 all'età di 91 anni. Non trovavo più il suo libriccino di memorie e così non erano più stati pubblicati post. Ora, cerca che ti ricerca, l'ho ritrovato e riparto da dove mi ero fermato...Nonno Gigi è in Tunisia [seconda guerra mondiale] ha evitato il rimpatrio venendo poi a conoscenza che le motozattere con i suoi commilitoni a bordo sono state affondate, lui è stato ammonito per non aver rispettato l'ordine di rimpatrio e...
Gennaio 1943 - La nave ospedale Virgilio è entrata in porto. Fervono i preparativi dello sgombero. Vengo a a sapere della tragica fine dell'amico "capo Marcheselli" che comandava quella flottiglia di motozattere. Non vedo più l'amico Grilli reduce da Tobruk [lo ritroverò a Venezia].
Anche capo Basso è partito. 
Vengo avvertito di prepararmi al rimpatrio con la Virgilio. Così va meglio. E' una mattina tranquilla quella dell'imbarco nella nave bianca. Dopo una rapida schedatura medica, al fine di una giustificazione verso eventuali ispezioni da parte di qualcuno dei numerosi sommergibili inglesi che ormai occupano quello che fu il "mare nostrum".
E' ora di rancio quando la nave ospedale si stacca dalla banchina. Sembrano suore le bianche crocerossine, con il cielo azzurro, che si aggirano, tra le numerose truppe a ammassate sul ponte, dando disposizioni e confortanti aiuti. Usciamo tranquillamente in mare. La splendida Tripoli ci guarda. Addio per sempre "bel suol d'amor" perla di quella che fu la nostra colonia, l'altra sponda del "mare nostrum".
Più tardi, una linea rossa ci mostra la lunga costa africana, arrossata dal tramonto simile a sangue. I predestinati della sorte continueranno a presidiarla in pace, inquadrati in ordinati filari di croci.
Vincer e Vinceremo! Duce a noi! Chi per la patria muore vissuto è assai!
E' notte quando doppiamo, al largo, Malta. La nave è illuminata come una festosa galleggiante e illuminate le sue grandi croci rosse sui fianchi dello scavo. Sarà giorno pieno quando attraversiamo lo stretto. A sinistra Messina, a destra Villa S.Giovanni poi, il Tirreno. E' notte.
E' nuovamente mattina quando ci avviciniamo al golfo di Napoli. Una motolancia ci viene incontro. Sale la "fiduciaria del Fascio di Napoli", una contessa in abito da crocerossina, graduata, seguita da una manipolo di crocerossine. Ci porta il saluto della patria e...A NOI!
Lo sbarco è lento. Prima i feriti veri, poi le varie truppe. E' il pomeriggio inoltrato quando, la nave ormai vuota, ci chiamano, uno ad uno, per consegnarci il foglio di viaggio. Nel piccolo ufficio, si sono installati un sergente e due marinai del porto, napoletani, imboscati. A lato del tavolo un grosso sacco semipieno di pacchetti di sigarette extra. 
Prima di timbrare il mio foglio mi guarda. Beh? Cosa aspetti? Vuota lo zaino e getta nel sacco le sigarette! Perchè? - Vuoi o non vuoi tornare a casa? -
E' il vero saluto della patria. La loro guerra è il mercato nero.
In quattro, caricati gli zaini, saliamo in carrozza che ci porterà alla stazione. E' la prima ed unica volta che salgo in una carrozza, che sa quante coppiette hanno occupato quei posti. Una leggera frustata e il cavallo, pigramente si muove. 
Il viaggio in III° classe si compie regolarmente fino a Roma, qui termina e dobbiamo cambiare treno. E' una lunga fila di carri bestiame quella che ci viene indicata in partenza per Venezia. Una sola vettura di II° classe, vuota salvo lo scompartimento centrale occupato da alcuni ufficiali, i carri occupati dalla truppa....continua  

Pink Floyd


Abitudine

L’abitudine è la più infame delle malattie
perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia,
qualsiasi dolore, qualsiasi morte.
Per abitudine si vive accanto a persone odiose,
si impara a portar le catene, a subir ingiustizie,
a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto.
L’abitudine è il più spietato dei veleni
perché entra in noi lentamente, silenziosamente,
cresce a poco a poco
nutrendosi della nostra inconsapevolezza
e quando scopriamo di averla addosso
ogni fibra di noi s’è adeguata,
ogni gesto s’è condizionato,
non esiste più medicina che possa guarirci.
Oriana Fallaci

6 gennaio 2015

Venezia...tanti anni fa

da sx a dx: Albino-Luana-Renato [io]-Carla [mia moglie]-Roberta-Maurizio

Vedere la vita

È una donna e perciò vede la vita come non la vediamo noi, e certe volte ci insegna a guardarla; comprende sfumature, percepisce sottigliezze che i nostri sensi non registrano; sa trovare nel vocabolario quell’aggettivo che a contatto con un sostantivo crea imprevedibili effetti. Se è vero che la donna è il complemento spirituale dell’uomo, essa vede l’altra faccia della verità.
Dino Segre

5 gennaio 2015

In ricordo di Pino e Massimo


Wilko Johnson, Roger Daltrey


Storia della notte di Natale

Un bambino di circa otto anni, biondino e gracile, con occhi azzurri, si presentò da solo a Roma, di fronte agli studi Rai di via Teulada, e nessuno sapeva da dove era venuto. Disse solo che sapeva perchè erano scomparsi tutti i Gesu Bambino dai presepi di tutto il mondo, e che aveva una lettera da leggere.

Così una sera, di fronte a qualche miliardo di persone che attendevano ansiose, apparve in TV, le luci vennero abbassate, si ottenne l'atmosfera giusta e ciò che segue fù quanto il mondo udì:

Cari uomini della Terra, è inutile che mi cerchiate, non mi troverete più. Me ne sono andato io, di mia volontà, stufo di essere preso in giro. In questi mesi di affanno vi siete prodigati in mille modi per scoprire chi aveva rubato Gesù Bambino dai presepi del mondo. Avete accusato del furto tutto e tutti, senza rendervi conto che i colpevoli siete voi.

Piangete la mia scomparsa recente senza accorgervi che mi avete perduto da tempo. Più che perduto, mi avete allontanato. Salvo tirarmi fuori da uno scatolone quando sta per arrivare il giorno della mia nascita, non sapete più nemmeno che faccia abbia Gesù. E vi capisco, perchè io non ho più il mio volto. E' stato deturpato dai pugni e dai calci della vostra violenza. Dalla vostra fede corrotta, dalla vostra virtù di comodo.

Virtù che predicate a vista, solo per farvi notare e ottenere credito. Andate a messa la domenica e non sapte cosa sono il perdono, la tolleranza, la carità, la generosità. Metà di voi è razzista, xenofoba , feroce. L'altra metà ipocrita, opportunista, vendicativa, invidiosa. Nemmeno laggiù, dove sono nato, riescono a vivere in pace. Si odiano e si ammazzano da duemila anni. Non posso fidarmi di nessuno, spesso neppure dei miei ministri in terra. I quali si occupano di politica più che di anime.

Devo dire che esistono tante persone di cuore, ma si perdono nel mare della falsità, risucchiate dal vortice, rese invisibili dal pantano di voi stessi, che dove passate rovinate tutto. Nemmeno il cielo si salva più. Sporco anche quello. Sporco e avvelenato. I pochi uomini di buona volontà stanno per soccombere a causa della vita sciagurata che la maggior parte di voi conduce. Non ha più senso nemmeno castigarvi, lo fate da soli, tagliando il ramo su cui state seduti.

Avete distrutto la natura intera, il mare, le foreste, l'aria. Avete spazzato via la bellezza pur di far soldi e arricchirvi. Niente si salva dalle vostre grinfie. Non provate pietà per chi non ha nulla, per chi non ha nemmeno un pasto al giorno. Però a Natale siete i primi i più zelanti a trarre dalla soffitta lo scatolone e dare vita al vostro presepe.
Ipocriti: e poi a messa, andate a messa senza vergognarvi. Ecco perchè sono sparito dai presepi. Perchè mi costringete a nascere già morto. E mi fate male. Vi perdono ma me ne vado, di voi non voglio più saperne, arrangiatevi.

Dovrei andarmene anche dalle croci che tenete in casa, sulle quali mi avete inchiodato. Ma quelle ve le lascio volentieri, col mio corpo appeso che non vi salva più. Vi lascio l'immagine della mia morte, non della mia nascita. La nascita è miracolo di partenza, cammino di speranza. Inizio di una vita che dovrebbe essere condotta nel bene e nell'amore.
[Ama il prossimo tuo come te stesso] esortai un giorno. Ma non lo avete fatto, né mai lo farete. Allora vi lascio, mi tolgo per sempre dai vostri falsi presepi.

Un mondo ottuso e feroce che fa finta di niente, che non fa nulla per migliorare o dare una mano al suo simile in difficoltà. Quel mondo di signori che comandano e fanno guerre, uccidono e fanno uccidere, capi, presidenti, dittatori e marionette. Quel mondo che s'accorge di Gesù solo una volta l'anno, per collocarlo nel presepe e filare al cenone. Quel mondo che cerca Gesù Bambino chissà dov'è, e non si rende conto che lo ha tolto di mezzo lui.

Tra le vette dolomitiche, collocato in un lembo di paradiso, esiste un laghetto dal colore irripetibile. La notte di Natale, l'ultima dei presepi falsi, si dice, ma non è provato, che quando fuggivano dagli uomini per inabissarsi, i Bambin Gesù del mondo passavano tra quei picchi dolomitici e li, proprio in quel punto chiamato Sorapiss, lasciavano cadere una lacrima.

Una lacrima color turchese. Una solo, una ciascuno. Ma così tante da formare il miracolo, un magnifico catino d'acqua dal colore che sa di cielo. Si dice questo, ma ancora non è provato nulla. Forse è solo una leggenda dei monti pallidi, una delle tante. Chissa...
liberamente tratto dal libro - Una lacrima color turchese - di Mauro Corona