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Aspettando il Natale

Mamma quando apparecchiamo la tavola in sala da pranzo “– dicevo mentre lei era indaffarata in cucina per preparare la cena della vigilia.
Ancora adesso mi ricordo di essere stato felice in quei natali in famiglia: avevo 11 anni ed eravamo a casa papà, mamma, i miei due fratelli minori ed io.
E' da un paio di giorni che rivedo quei momenti, dolci ricordi, che mi hanno spinto a fare una passeggiata per la via centrale del paese fino ad arrivare sotto le finestre della casa di quando ero bambino.
Natale tra dolci ricordi e speranze presenti. Da quelle finestre anno dopo anno, vigilia dopo vigilia, la magia si ripeteva.
Era l'ora mentre la radio in cucina annunciava l'inizio del giornale radio ed io affondavo il mio dito indice nell'insalata russa che mamma stava preparando.
I vetri delle finestre erano appannati e le luci che provenivano da fuori sembravano filtrate.
A terra durante la metà di quei anni settanta, un po' di neve, a fine dicembre c'era sempre, ed io guardavo ogni tanto fuori dalla finestra, con il desiderio di vedere una nuova rinfrescata di neve.
Intanto mio fratello Roberto era già seduto a tavola. Lui era capace di stare anche un'ora seduto al suo posto ad aspettare che arrivasse il momento della cena della vigilia.
Io invece passavo dalla cucina all'ingresso dove rimanevo fermo ad osservare il presepio che aveva preparato papà con le casette, le montagne, il ruscello d'acqua, le cortecce di legno, il muschio fresco, i soliti pastori (statuine), le pecore, la capanna con il bue e l'asinello e una spruzzata di farina bianca sparsa con il setaccio a simulare la neve.
L'albero di Natale era in cucina dove nella notte arrivavano i regali, con pochi giocattoli, ma che non mancavano mai, e con il necessario pantalone nuovo, un paio di guanti di lana, un capello ed un maglione nuovo, per la gioia vera e sincera di noi ragazzi degli anni '70.
Non c'erano le mega portate di oggi ma, quando ci si sedeva a tavola la mamma ci serviva l'antipasto, i ravioli in brodo, il secondo di pesce, l'immancabile insalata russa, il torrone, il panettone e lo spumante
La vigilia passava così felicemente fino all'attesa della mezzanotte e poi a nanna sognando i regali della mattina.
Poi d'improvviso il rumore della gente ed ho capito che stavo sognando.
Ho abbassato lo sguardo da quelle finestre illuminate ma non più mie e con un sospiro ho girato le spalle e ripreso il cammino.
Sembrava tutto vero però...quella vigilia di Natale, quel ritrovarsi in famiglia, quel tendere l'orecchio al silenzioso trafficare di mamma e papà intenti a deporre i regali a fianco del presepe e sotto l'albero.

Gli anni sono passati: sono rimasti questi bei ricordi, di volti sereni ed allegri, di mamma e papà che non ci sono più. I regali hanno solo il valore di un ricordo per far sentire che sei vicino a qualcuno, ma l'ansia del domani mi assale e con gli occhi lucidi mi addormento...aspettando il Natale. Ed anche domani come sempre sarà Natale...ma che Natale sarà. Questo è il dubbio...aspettando il Natale.    

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