Bisogna vivere la propria vita senza paura, affrontare tutti gli ostacoli e dimostrare di poterli superare.

Era il 1985 e, quando nasceva mio figlio Federico, era verso fine febbraio, lui piangeva, mia moglie che esclamava: “Sono stata brava”, ed io e mia suocera sorridevamo. Federico non ha fatto la grande guerra, né ha visto lo sbarco sulla luna; non ha attraversato gli anni di piombo, ne ha vissuto il '68 e non ha mai visto Sandro Pertini, che balza in piedi ad applaudire l'urlo di Tardelli ai mondiali spagnoli.

Federico è sempre stato una persona molto impaziente: da neonato se aveva fame piangeva a squarciagola e da bambino “mordeva il freno” per riuscire a rimanere tranquillo nei banchi di scuola. Era sempre felice e dava molta importanza a ciò che possedeva. Non aveva bisogno di chiudere gli occhi per sognare di fare ciò che gli piaceva o di desiderare cose che non aveva: se le creava da solo!

Bastava uno sguardo per farlo arrossire, una sgridata per farlo sentire in colpa. Non era certamente una “BRONSA QUERTA” era sempre pronto a combinarne di tutti i colori. Ad un certo punto seguì i consigli miei e di mia moglie di praticare uno sport per cercare di sfogare la sua eccessiva esuberanza. Ho detto uno sport ma, tra il fare e disfare, diventarono gli sport, pallacanestro, rugby, nuoto, karate e in ultima calcio dove rivelò indiscutibili doti di portiere. Durante la pratica di questi sport la sua tendenza principale era quella di distrarsi facilmente, arrivando persino a raccogliere margheritine a bordo campo nella pratica del calcio!

A livello scolastico nonostante non si impegnasse molto tra i banchi, aveva già acquisito una certa furbizia di esposizione e riusciva a fare sempre una discreta figura. Superò le elementari quasi senza problemi. Dico quasi, poiché fù artefice di diverse bravate, che gli costarono belle ramanzine.

Se da bambino dipendeva, ovviamente d noi genitori, da adolescente ha subito cercato la totale indipendenza. Quando era piccolo i suoi orizzonti erano logicamente ristretti, uno spazio formato solo dai parenti, i vicini di casa e gli amici del patronato. I suoi interessi ruotavano intorno al gioco, e le amicizie erano sempre le stesse. Terminate le medie e iniziando le superiori cambiò il suo mondo: fù proiettato nell'universo giovanile, fatto di nuove relazioni, idee, coi sui miti, le sue mode e la scoperta di nuovi valori

In ogni piccola nuova fase della vita, scopriva in se delle capacità emotive e intellettuali sempre nuove e differenti. Doveva affrontare tanti piccoli e inediti problemi che incontrava giorno per giorno. La cosa non lo hai mai preoccupato più di tanto, perchè le novità che incontrava sul suo cammino, non gli risultavano difficili da superare.
Dai 16 ai 20 anni non ha mai avuto momenti tanto tristi che gli facessero notare oscure tempeste, era presente sempre un sole splendente. Ha avuto la fortuna di incontrare molto persone che lo gli anno saputo insegnare ad amare la vita e camminare in essa.

Diceva sempre ciò che pensava, era sincero fino alla brutalità. Preferiva un gesto violento, ad uno falso, o NO deciso, ad una cosa fatta controvoglia. Maturando ha cominciato a rendersi conto di apprezzare queste sue caratteristiche. Ora si pensa con indulgenza, con tenerezza e talvolta con nostalgia, perchè si rende conto di essere cambiato. Ha sempre adorato la spontaneità e la sincerità, come una condizione di innocenza perduta: un paradiso terrestre, che nasceva prima dei doveri e delle sue costrizioni.

Da adolescente era ancora troppo ingenuo per accorgersi di determinate diversità nelle persone. Non ha mai subito importanti fregature, ma con il suo modo di fare pimpante a tratti aggressivo, era come se ne venisse fortemente attratto, continuando a schivarle per un SOFFIO.

Quanto confortante, per lui, sarebbe stato, se a quei tempi fosse riuscito a capire subito chi era vero e chi no: magari giudicandolo in base alla quantità di ciccia che riusciva a mettersi nello stomaco e al denaro che poteva depositare in banca. Questo per dire come fosse difficile iniziare, per lui, a capire le molteplicità diversità delle persone, in un mondo dove la trasparenza è diventata una merce sempre più rara! Non importava quanto fosse buona una persona, doveva considerare anche l'ipotesi che prima o poi, questa avrebbe potuto ferirlo. Bisognava che imparasse a perdonare e di conseguenza evitare, a sua volta, di procurare danni alle persone care.

Stava capendo che occorrevano degli anni per costruire la fiducia, ma bastavano solo pochi secondi per distruggerla...Non era sufficiente essere perdonato da qualcuno, nella maggior parte dei casi era lui a dover perdonare se stesso. Capendo che per apprezzare una persona, gli bastavano pochi gesti e pochi scambi di parole, per conoscerla veramente occorreva molto più tempo, ha iniziato ad avere la curiosità di sapere cosa pensasse la gente di lui.

Ma arriviamo al punto chiave. Lo sconvolgimento fisico causatogli da un inquietante incidente stradale nel quale è rimasto inconsapevolmente coinvolto. Doveva portare la sua ragazza a far conoscere ai nonni e in sella alla sua Yamaha R6 era ormai arrivato a pochi chilometri dal posto dove lei lo stava aspettando quando la sua moto si scontrò con un lampione della luce stradale. Non saprà mai perchè. Finì sull'asfalto con il casco rotto e soccorso successivamente dall'ambulanza incrociò, senza saperlo, verso l'ospedale a tutta velocità, sua mamma che rientrava a casa.

Intanto a pochi chilometri di distanza la sua fidanzata non lo vedeva arrivare e, anchè lei, presa da non so che cosa, all'arrivo dell'ambulanza a tutta velocità che attraversava la città, si mise ad inseguirla correndo a perdi fiato e giunta all'ospedale...Il primo quadro clinico era subito apparso molto grave e in quello stato gli avevano dato poche ore di “vita”.
La sua testa era tutta fasciata e non rispondeva a nessuno stimolo esterno, per cui è stato trasferito in terapia intensiva.
La sua Tac cerebrale evidenziava quello che a cui nessun medico poteva dare una minima speranza di vita.

Tra lo stupore dei medici, Federico passò la prima notte, poi la seconda e poi la terza. I primi giorni furono terribili, perchè l'ematoma derivato da quell'impatto aveva iniziato ad aumentare drasticamente la pressione all'interno del suo cranio. Per impedire alla sua testa di scoppiare, gli fù asportato l'opercolo in modo da poter controllare la pressione. Quando la notizia di quel tragico incidente si sparse, io e mia moglie, ci accorgemmo di quanto nostro figlio fosse popolare.

Nei giorni seguenti infatti, arrivarono moltissimi amici vicini e lontani, i quali rimanevano seduti per ore in sala d'attesa e sulle scale, attendendo notizie di Federico, costringendo le infermiere a domandare di lasciar libero il passaggio. Con il passare dei giorni i medici abbassarono gradualmente la somministrazione dei sedativi, per sospenderli definitivamente e, dopo 25 giorni di terapia intensiva Federico veniva trasferito in reparto.
Tra lo stupore generale, poco dopo, ha aperto gli occhi.

Chissà in quale mondo era stato in quei 25 giorni e, in quale stava, dopo essere stato trasferito in reparto. Molto probabilmente per le condizioni drammatiche nelle quali Federico era stato portato in ospedale, i medici avevano cercato di tenerlo in vita, occupandosi in primo luogo del suo grave trauma cranico, trascurando però tutte le altre possibili complicazioni che l'incidente poteva averli causato. Dopo tre gironi del suo passaggio in reparto, con una febbre persistente che non voleva scendere, veniva trasferito nel reparto di malattie infettive. A questo punto nuovi dubbi affioravano.

Cominciavamo solo ora a comprendere il reale quadro dell'incidente. L'impatto subito contro il palo dell'illuminazione stradale era stato talmente violento che, oltre a rompere il casco, lasciandolo a terra in coma, con una frattura cranica, aveva causato un enorme pressione endocranica con la conseguente necessità di rimuovere l'opercolo per salvargli la vita. Oltre a ciò una infezione agli occhi lo costringeva a portare delle bende con medicazioni continue. La sua giornata era scandita dalle varie terapie in programma a livello farmacologico, condizionato dalla tracheotomia, dalle flebo, dal catetere.

Trascorsero tre mesi prima che fosse trasferito in un centro riabilitativo non senza l'opposizione dei medici, dei familiari più stretti che ritenevano più utile per Federico una collocazione in un reparto di lungo degenza a continuare i suoi giorni da “vegetale” come era stato classificato. La costanza di mia moglie ed io prevalsero su tutto e si incomincio un nuovo percorso.

Grossi dubbi ancora c'erano sui problemi che l'incidente gli aveva causato e sulla possibilità di poter migliorare. L'unica realtà della quale ci rendevamo conto era nostro figlio, dopo tre mesi in ospedale a letto, si trovava in una sedia a rotelle, legato ad essa per non farlo cadere e con la testa penzolante, senza sapere dove fosse e perchè fosse in quel posto. Abbiamo perciò dedicato gran parte delle nostre giornate allo studio del problema, per capire bene di che cosa si trattasse, inquadrare la sua situazione e cercare un modo per aiutarlo. Intanto la disconnessione dei nervi che partono dal cervello ed arrivano agli occhi aveva provocato la cecità completa e permanente di Federico.

Il nostro pensiero, comunque, era sempre positivo ed eravamo sicuri che Federico sarebbe stato in grado di ritornare quanto meno a camminare, a parlare e a comprendere quello che gli veniva detto e che quello che diceva, al contrario di quello che dicevano i dottori in ospedale. Finalmente avevamo anche incontrato un bravo fisioterapista, che aveva subito capito la nostra voglia frenetica di raggiungere quell'obiettivo che era, per noi, alla portata di nostro figlio. Basta stare seduto era arrivato il momento per Federico di pensare ad una vita in piedi.

Col passare del tempo l'ampiezza dei progressi di Federico continuava ad aumentare, saliva e scendeva le scale, iniziava, nonostante non ci vedesse a camminare anche da solo con mia moglie o io vicino che gli indicavamo la strada. Forse a molti può sembrare che avesse ottenuto solo un piccolo risultato ma per noi quella, al momento, era la cosa più importante e VALEVA COME IL MONDO. Avevamo raggiunto la sua e la nostra chimera e tutto il resto cominciava a pesarci molto meno. Da allora ha iniziato a camminare sempre più frequentemente, facendo tanta fatica, ma non gli e non ci importava.

Poi la parola e Federico incominciò a dialogare. Dopo l'ennesima visita che Federico faceva, notavamo il consueto stupore negli occhi dell'esperto, che sfogliando la cartella clinica si trovava di fronte una persona nel suo stato. Era nettamente diverso da quello che citava il dossier medico che leggeva e pure lui ammetteva di non saper rispondere alle nostre domande. Anche se avevamo capito il difficile caso clinico di nostro figlio, non volevamo accettare quella situazione. Abbiamo perciò, contro tutto e tutti, a continuato la riabilitazione di Federico affidandoci alle mani di esperti che lo hanno veramente aiutato.

Di una cosa eravamo certi: anche se la fortuna non è mai stata una nostra cara alleata, saremmo riusciti pian piano a sistemare e a stabilizzare la condizione del nostro unico figlio. Non ci permettiamo certo di esclamare di aver avuto saggezza e di crederci, ma aiutando nostro figlio abbiamo scoperto di avere sempre tantissima fiducia in lui e in noi stessi. Ora non guardiamo più il mondo solo con la testa, ma anche con il CUORE che, tante persone ci hanno mostrato assolutamente di non avere. Non ci aspettiamo certo che Federico ritorni quello di prima ma rimaniamo sempre dei sognatori e per questo non esitiamo di andare incontro alla sorte, senza però mai cederle il passo.

Abbiamo scelto di lanciare il nostro cuore davanti a noi e inseguirlo, anche se per farlo dovevamo percorrere strade che non conoscevamo. Ci siamo immaginati di scalare una montagna con l'animo pulito, sicuro che quando saremmo arrivati in cima, avremmo scoperto la luce di un giorno senza fine e avremmo così potuto far rinascere Federico. Eravamo comunque pronti e sicuri che per arrivare alla vetta talvolta anzi, spesso, avremmo dovuto lottare contro venti gelidi, altre volte con piogge incessanti, ma dovevamo proseguire il cammino, altrimenti nostro figlio non sarebbe mai arrivato a ritornare alla luce. L'importanza del viaggio non era tanto sapere dove eravamo, ma verso quale direzione stavamo andando, senza perdere nulla di ciò che incontravamo lungo il percorso.

L'autentico valore di realizzare un'idea che ci passava per la mente, consisteva nel riuscire poi a metterla in pratica. Da quando la vita di nostro figlio era cambiata, dovevamo essere più coraggiosi per farlo e rendere enormi i suoi ideali. Non c'era più il tempo di crogiolarsi nella mediocrità, come nel frangente abbiamo constatato nel comportamento di tante persone, e fare del tempo lo stagno della esistenza di Federico, perchè non potevamo liberarci di un evento negativo evitandolo, ma soltanto affrontandolo.
Ormai il peggio era passato e per nostro figlio il tempo doveva essere continuare a migliorare. Da quel momento eravamo sicuri che, per quanto fossero terribili gli ulteriori problemi che si sarebbero presentati, esisteva in noi l'incomprensibile abilità di tramutarli in nirvana.

Siamo andati avanti a venerare i piccoli miglioramenti, perchè i miglioramenti di Federico significavano per noi scrutare in fondo l'anima con lealtà, mettendoci alla prova, noi e lui, rispetto a tutte le difficoltà che incontravamo nella sua nuova vita.
Tutto ciò lo ha aiutato a spostare avanti i suoi limiti di ogni giorno, essendo in grado, a piccoli passi, di vincere le paure che gli impedivano il pieno dominio del suo corpo. Cercavamo sempre di porci con un atteggiamento positivo, per dargli una interpretazione più rosea di ciò che lo attendeva e per essere pronto ad affrontare qualsiasi delusione con serenità. Grazie a tutto ciò, quando la mattina ci svegliavamo eravamo sempre convinti di stare meglio e di far stare meglio Federico, iniziando le giornate in maniera serena e continuando fiduciosi la strada del recupero che Federico aveva intrapreso.

Il nostro scopo era quello di far ritrovare se stesso a Federico e comportarsi come era abituato, vincere e perdere non doveva dipendere dalla condizione fisica, e bisognava che lui dimostrasse al meglio quello che era. Ci sono stati dei periodi nel recupero di nostro figlio, nei quali perdevamo l' abituale sicurezza e ci sentivamo smarriti e disorientati anche perchè lasciati soli ad affrontare tutta la situazione. Avevamo le idee chiare e molte certezze, ma a causa di questo abbandono, ci ritrovavamo sommersi dai dubbi, non sapendo più quali scelte fossero giuste. Erano solo, comunque, degli intervalli di crisi, di smarrimento, di disorientamento e di vuoto. Per nostra fortuna non siamo mai caduti in depressione, ma siamo sempre riusciti ad accettare il problema valorizzando l'insegnamento che ci stava lasciando.

Abbiamo appreso quanto sia importante la forza d'animo per riuscire ad affrontare in modo positivo i più grossi sconforti. Bisogna vivere la propria vita senza paura, affrontare tutti gli ostacoli e dimostrare di poterli superare. Si deve amare la vita sotto molteplici aspetti e quando si sceglie un cammino, bisogna cercare a tutti i costi di raggiungere i traguardi che ci si è posti, rimanendo calmi e di buon umore in qualsiasi situazione. Non esistono difficoltà insormontabili.

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