Cento anni fà...24 Maggio 1915

A Nordest la memoria della Grande Guerra è fatta di silenzi e di sassi, di grotte e di anfratti bui, di trincee e manufatti di cemento, forti e cammi­namenti che segnano territori brulli oppure monti aspri. Su questo grande “museo sotto il cielo”, che s’insinua tra le friabili rughe carsiche o tra le orgogliose vette alpine, veglia un ammu­tolito arsenale bellico vecchio di cent’anni: cannoni, obici, ma­schere antigas, baionette e fucili, pistole e divise, elmetti e car­tucce, fibbie e granate, scarponi e zaini.

Oggetti custoditi nel­le sale dei musei dedicati alla Prima guerra mondiale oppure nei luoghi dove si sono svolte le più cruente battaglie tra ita­liani e austro-ungarici. Tutte testimonianza che stanno lì per ricordare e ammonire. 

Ma in queste terre di confini il vero museo vive negli ambien­ti più intimi dei focolari e dei cortili, tra i muri di mattoni del­le case più vecchie, nel patrimonio umano custodito dagli avi e trasmesso alle nuove generazioni nel tono sommesso dei rac­conti di dolorose partenze, di cupi rimbombi e devastanti e­splosioni, di caritatevole assistenza a soldati laceri e affamati.

A Nordest non c’è paese, non c’è piazza, non c’è contrada che sia rimasta ignara dell’insensata tragedia della guerra di un se­colo fa. Per questo percorrere queste vie è il preludio necessa­rio per conoscere e capire: conoscere i segni vecchi di cento an­ni lasciati dalla Grande Guerra e capire il dramma di chi l’ha vissuta in prima linea.

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