Storia della notte di Natale

Un bambino di circa otto anni, biondino e gracile, con occhi azzurri, si presentò da solo a Roma, di fronte agli studi Rai di via Teulada, e nessuno sapeva da dove era venuto. Disse solo che sapeva perchè erano scomparsi tutti i Gesu Bambino dai presepi di tutto il mondo, e che aveva una lettera da leggere.

Così una sera, di fronte a qualche miliardo di persone che attendevano ansiose, apparve in TV, le luci vennero abbassate, si ottenne l'atmosfera giusta e ciò che segue fù quanto il mondo udì:

Cari uomini della Terra, è inutile che mi cerchiate, non mi troverete più. Me ne sono andato io, di mia volontà, stufo di essere preso in giro. In questi mesi di affanno vi siete prodigati in mille modi per scoprire chi aveva rubato Gesù Bambino dai presepi del mondo. Avete accusato del furto tutto e tutti, senza rendervi conto che i colpevoli siete voi.

Piangete la mia scomparsa recente senza accorgervi che mi avete perduto da tempo. Più che perduto, mi avete allontanato. Salvo tirarmi fuori da uno scatolone quando sta per arrivare il giorno della mia nascita, non sapete più nemmeno che faccia abbia Gesù. E vi capisco, perchè io non ho più il mio volto. E' stato deturpato dai pugni e dai calci della vostra violenza. Dalla vostra fede corrotta, dalla vostra virtù di comodo.

Virtù che predicate a vista, solo per farvi notare e ottenere credito. Andate a messa la domenica e non sapte cosa sono il perdono, la tolleranza, la carità, la generosità. Metà di voi è razzista, xenofoba , feroce. L'altra metà ipocrita, opportunista, vendicativa, invidiosa. Nemmeno laggiù, dove sono nato, riescono a vivere in pace. Si odiano e si ammazzano da duemila anni. Non posso fidarmi di nessuno, spesso neppure dei miei ministri in terra. I quali si occupano di politica più che di anime.

Devo dire che esistono tante persone di cuore, ma si perdono nel mare della falsità, risucchiate dal vortice, rese invisibili dal pantano di voi stessi, che dove passate rovinate tutto. Nemmeno il cielo si salva più. Sporco anche quello. Sporco e avvelenato. I pochi uomini di buona volontà stanno per soccombere a causa della vita sciagurata che la maggior parte di voi conduce. Non ha più senso nemmeno castigarvi, lo fate da soli, tagliando il ramo su cui state seduti.

Avete distrutto la natura intera, il mare, le foreste, l'aria. Avete spazzato via la bellezza pur di far soldi e arricchirvi. Niente si salva dalle vostre grinfie. Non provate pietà per chi non ha nulla, per chi non ha nemmeno un pasto al giorno. Però a Natale siete i primi i più zelanti a trarre dalla soffitta lo scatolone e dare vita al vostro presepe.
Ipocriti: e poi a messa, andate a messa senza vergognarvi. Ecco perchè sono sparito dai presepi. Perchè mi costringete a nascere già morto. E mi fate male. Vi perdono ma me ne vado, di voi non voglio più saperne, arrangiatevi.

Dovrei andarmene anche dalle croci che tenete in casa, sulle quali mi avete inchiodato. Ma quelle ve le lascio volentieri, col mio corpo appeso che non vi salva più. Vi lascio l'immagine della mia morte, non della mia nascita. La nascita è miracolo di partenza, cammino di speranza. Inizio di una vita che dovrebbe essere condotta nel bene e nell'amore.
[Ama il prossimo tuo come te stesso] esortai un giorno. Ma non lo avete fatto, né mai lo farete. Allora vi lascio, mi tolgo per sempre dai vostri falsi presepi.

Un mondo ottuso e feroce che fa finta di niente, che non fa nulla per migliorare o dare una mano al suo simile in difficoltà. Quel mondo di signori che comandano e fanno guerre, uccidono e fanno uccidere, capi, presidenti, dittatori e marionette. Quel mondo che s'accorge di Gesù solo una volta l'anno, per collocarlo nel presepe e filare al cenone. Quel mondo che cerca Gesù Bambino chissà dov'è, e non si rende conto che lo ha tolto di mezzo lui.

Tra le vette dolomitiche, collocato in un lembo di paradiso, esiste un laghetto dal colore irripetibile. La notte di Natale, l'ultima dei presepi falsi, si dice, ma non è provato, che quando fuggivano dagli uomini per inabissarsi, i Bambin Gesù del mondo passavano tra quei picchi dolomitici e li, proprio in quel punto chiamato Sorapiss, lasciavano cadere una lacrima.

Una lacrima color turchese. Una solo, una ciascuno. Ma così tante da formare il miracolo, un magnifico catino d'acqua dal colore che sa di cielo. Si dice questo, ma ancora non è provato nulla. Forse è solo una leggenda dei monti pallidi, una delle tante. Chissa...
liberamente tratto dal libro - Una lacrima color turchese - di Mauro Corona

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