28 febbraio 2014

Quiete

Lo so: la penombra della pioggia è elegante.
Lo so: il sole, essendo così ordinario, opprime un elegante.
Lo so: essere suscettibili ai cambiamenti di luce non è elegante.
Ma chi ha detto al sole o agli altri che io voglio essere elegante?
Datemi il cielo azzurro e il sole ben visibile.
Nebbia, piogge, buio – sono già dentro di me.
Oggi voglio soltanto quiete.
Fernando Pessoa– Da “Álvaro de Campos”, in “Nei giorni di luce perfetta”

27 febbraio 2014

Fbc Unione Venezia: Anche la Carrarese sbanca il Penzo

Venezia-Carrarese 1-2 Campionato Nazionale Lega Pro1 –Girone A- 22^ Giornata
Partita che non avrei mai voluto commentare ma, nel campionato più assurdo del mondo il Venezia sale e scende dall’altalena. Consideriamola un ennesimo incidente di percorso con la ciliegina dell’ennesimo errore del portiere arancioneroverde, peraltro uno dei migliori uomini del campionato lagunare. Tifosi dal grande “cuore” che, nonostante la sconfitta, alla fine della partita, chiama la squadra sotto la curva.
Aspettiamo la prossima…al Penzo, terra di conquista, arrivano i bustocchi della Pro Patria.

Venezia-Carrarese 1-2
Reti: 60^ Dettori (CA), 65^ Cellini (CA), Cori (UV)
Arbitro: Sig. Lacagnina di Caltanisetta

Classifica prime nove posizioni
Entella 44
Pro Vercelli 39
Cremonese 37
Vicenza 36
Como 33
Venezia 33
Albinoleffe 33
Savona 32
Sud Tirol 30        

Sul tetto della scuola

Sul tetto della scuola
Sono stato sul tetto della scuola a prendere il sole.
Molto tempo fa, tanto tempo fa, da solo quando non avevo voglia di nulla, quando il tempo era bello.
Sul tetto della scuola a fumarmi una cicca e a guardare le nuvole.
A pensarci ora, a quasi 60 anni di età, 
mi accorgo che sicuramente era un indizio interiore.
Raccontava una vocazione alla solitudine e al silenzio.

26 febbraio 2014

Cattiveria

La cattiveria è degli sciocchi, di quelli che non hanno ancora capito che non vivremo in eterno.
Alda Merini

25 febbraio 2014

Ti auguro un'oasi di pace

La strada vi venga sempre dinanzi
e il vento vi soffi alle spalle
e la rugiada bagni sempre l'erba
cui cui poggiate i passi.
E il sorriso brilli sempre
sul vostro volto.
E il pianto che spunta
sui vostri occhi
sia solo pianto di felicità.
E qualora dovesse trattarsi
di lacrime di amarezza e di dolore,
ci sia sempre qualcuno
pronto ad asciugarvele.
Il sole entri a brillare
prepotentemente nella vostra casa,
a portare tanta luce,
tanta speranza e tanto calore.
Don Tonino Bello

24 febbraio 2014

L'amore non è un questionario a quiz

Ti assicuro che tutte le donne vorrebbero incontrare un uomo colto ma sportivo, forte ma dolce, protettivo ma non asfissiante. Così come noi maschietti ci perdiamo dietro al sogno di ragazze bellissime ma che non se la tirino, autonome e indipendenti con tutti, tranne che con noi. Il nostro desiderio inconfessabile è una donna di forte personalità che appena entra in casa si spoglia del tailleur manageriale per chiudersi in cucina a farci da mangiare.
Il tuo problema non è che non vuoi innamorarti di un idraulico (chi ha più fascino di loro, così rari e inafferrabili?), ma che lo pretendi sciatore e diplomato.
Hai in testa un uomo ideale e pensi di poterti innamorare soltanto di lui. Ma quell’uomo non esiste. Bello, colto, stimolante, grande lettore, sciatore…
Io, per dire, supererei forse l’esame come lettore, ma alla prima domenica sugli sci mi molleresti senza pietà. E anche ammesso che esista un bravo sciatore colto (per quanto Tomba abbia confermato la difficoltà di una simile sintesi), dovrebbe poi superare indenne tutte le altre crocette del questionario. Conosco un paio di cronisti giudiziari che saprebbero parlarti per ore del blocco dei beni dei sequestrati, ma uno odia gli sci e l’altro è felicemente sposato con una donna che non sa nulla della legge in questione.
Insomma, la quadratura del cerchio è difficile. Forse è il caso di ridisegnarlo, questo cerchio, cercando di essere un po’ meno razionali. Non dico di accontentarti di quel che passa il convento o di farti piacere per forza il primo uomo carino che ti fa comodo. Sono errori che hanno commesso in molti, dopo anni di stremanti ricerche della perfezione, e che si pagano.
Prova invece ad andare al centro del tuo cuore. Individua un valore, uno solo, che deve incarnarsi nell’uomo che ami. Un valore profondo, discriminante, decisivo. La purezza d’animo, per esempio. O la forza, il coraggio, la serenità.
E quando troverai un ragazzo che oltre ad attirarti fisicamente (quella, ovvio, è la premessa indispensabile), possederà il tesoro che cerchi, promettimi che non lo  sottoporrai ad altri esami scritti e orali, ma proverai ad accontentarti di lui. E di te.
L’amore non è un questionario a quiz. E un’avventura che mescola il sogno al realismo, in una sintesi che forse racchiude il segreto della felicità.
Massimo Gramellini da Cuori allo specchio

23 febbraio 2014

Solitudine

La solitudine non è vivere da soli, la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi, la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui, è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice.
José Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis

21 febbraio 2014

E' bello aver la pelle d'oca, significa che stai vivendo

Parlo tanto, fin troppo, ma ci sono momenti che rimango in silenzio ad ascoltarmi.
E' in quei momenti che fabbrico i miei pensieri più veri, mentre cammino per le strade, osservando la gente che passa, ascoltando i discorsi, a volte assurdi, di alcune persone o assaporando il sole che mi scalda dentro.
Amo ridere, giocare.
Amo le cose belle, le belle storie che dicono qualcosa, mi piace tutto ciò che fa palpitare il cuore.
È bello aver la pelle d’oca, significa che stai vivendo.
Josè Saramago

20 febbraio 2014

Persone

Lascia andare le persone che solo condividono lamentele, problemi, storie disastrose, paura e giudizio sugli altri. Se qualcuno cerca un cestino per buttare la sua immondizia, fa si che non sia la tua mente.
Dalai Lama 

18 febbraio 2014

Filosofia

Quando colui che ascolta non capisce colui che parla, e colui che parla non sa cosa stia dicendo: questa è filosofia
Voltaire

17 febbraio 2014

Fbc Unione Venezia: Sosta di campionato

Il campionato di Lega Pro1 ieri non ha giocato per la programmata sosta. La società arancioneroverde ha comunicato l'apertura di un Temporary Store a Venezia in Campo San Polo.
Il punto vendita del Venezia calcio, inaugurato sabato 15 febbraio, sarà aperto dal 14 febbraio al 4 marzo proponendo la nuova collezione di tutti i prodotti ufficiali a marchio Unione Venezia.
Gli orari di apertura sono i seguenti : 11.00 / 19.00 tutti i giorni
Lo Store si stabilizzerà poi definitivamente presso la nuova sede della società che abbandonati gli uffici di via Gaspare Gozzi a Mestre si trasferirà, sempre a Mestre ma in via Torino 151.  

16 febbraio 2014

Compromessi

Coltivando la solitudine non sei ricattabile, non sei coinvolto nelle pulsioni di gruppo, di chi ti ronza intorno dandoti e chiedendoti consigli o proponendoti affari. Certo, non puoi approfittare della benevolenza, dell’appoggio del clan, del partito politico, della parrocchia, ma non sei obbligato ai compromessi, alle regole.
Fabrizio de Andrè

15 febbraio 2014

Lo stelliere

Abito nel cielo dall'altra parte della luna
Dove volano i sogni in cerca di fortuna
Accendere le stelle è questo il mio mestiere
Io di notte faccio... lo stelliere
Uacciu-uari-uari-ua ci-bum ci-bum
Uacciu-uari-uari-ua ci-bum ci-bum

Come immaginerete le stelle sono tante
E faccio una grande fatica per accenderle tutte quante
Su e giù per l'universo ininterrottamente
Perché le stelle son sogni e non posso lasciarle spente
Oh no...oh no...
E allora accendi le stelle tu sai come si fa
Per ogni stella che brilla un sogno nascerà
Accendi le stelle, accendine più che puoi
Sulle stelle ci sono tutti i sogni che facciamo noi.

Uacciu-uari-uari-ua uacciu-uari-uari-ua
Uacciu-uari-uari-ua uacciu-uari-uari-ua

Proprio come una stella ogni sogno sembra lontano
Ma è molto più vicino di quanto immaginiamo
E non devi fare altro che crederci veramente
Io penserò alle stelle...non le lascerò mai spente!
Oh no...oh no...
E allora accendi le stelle tu sai come si fa
Per ogni stella che brilla un sogno nascerà
Accendi le stelle accendine più che puoi
Sulle stelle ci sono tutti i sogni che facciamo noi.

Uacciu-uari-uari-ua uacciu-uari-uari-ua
Uacciu-uari-uari-ua uacciu-uari-uari-ua

Adesso se mi chiedono da grande che vuoi fare
So cosa rispondere, so cosa sognare
Accendere le stelle, sarà questo il mio mestiere
Voglio fare anch'io....lo stelliere
E allora
Accendi le stelle tu sai come si fa
Per ogni stella che brilla un sogno nascerà
Accendi le stelle accendine più che puoi
Sulle stelle ci sono tutti i sogni che facciamo noi.
Accendi le stelle,
Accendine più che puoi
Accendi le stelle!
Zecchino d’oro

12 febbraio 2014

In ricordo di Roberto "Freak" Antoni

Guardare

Se guardi indietro potresti ricordare qualcosa che non tornerà più. Se guardi avanti potresti pensare a qualcosa che non arriverà mai. Chiudi gli occhi e riaprili solo quando avrai la forza di tornare indietro senza piangere e guardare avanti sorridendo.
Anonimo

10 febbraio 2014

Il significato è posto in ogni istante

Ho imparato a essere felice là dove sono. Ho imparato che ogni momento di ogni singolo giorno racchiude tutta la gioia, tutta la pace, tutti i fili di quella trama che chiamiamo vita. Il significato è riposto in ogni istante. non c’è un altro modo per trovarlo.
Hermann Hesse

9 febbraio 2014

Storie italiane

Matteo: “Mento ai miei amici perché mi vergogno” - Matteo, ligure poco più che trentenne, ha lavorato a lungo per i cantieri navali della sua città. Poi, come tanti, è stato travolto dalla disoccupazione. “Oramai sono da quasi un anno a casa senza stipendio, grazie a Dio vivo con i miei”, racconta. Il lavoro gli manca tanto. Soprattutto, però, gli manca una vita. “Non ho mutuo né fidanzata e né tantomeno figli. È triste scriverlo ma forse è meglio così. Con i miei amici ormai mento da tre anni … dico sempre che sono fuori città a lavorare, così evito di uscire la sera e spendere soldi. Mi vergogno molto a scrivere queste cose ma è la verità”.
Luigi: “Noi operai in cassa integrazione, ma per i dirigenti i soldi ci sono” - Luigi scrive dalla Campania. Racconta una storia in cui la crisi non è uguale per tutti. Lui è (o forse sarebbe meglio dire era) uno dei 18 dipendenti, attualmente da 3 anni in cassa integrazione di una società di sviluppo e programmazione economica nata 15 anni fa per favorire lo sviluppo e creare nuova occupazione. Luigi rivendica la bontà dell’operato svolto: “I risultati sono stati molto positivi. I dipendenti della società in circa 15 anni hanno gestito risorse per oltre 200 milioni di euro senza mai avere neanche un avviso di garanzia”. E garantendo sempre un buono sfruttamento dei fondi. Nonostante ciò, però, negli ultimi anni la società è stata bloccata in tutte le sue attività. “I sindaci si lamentano per la cronica carenza di fondi, ma coloro i quali avevano una certa capacità di far arrivare soldi al territorio sono stati mandati a casa. E la cosa più grave è che la società si trova con i dipendenti in Cig (quasi tutti a zero ore) ma con un consiglio di amministrazione che remunera mensilmente ben due componenti e un dirigente”.
Stefano: “Costretto a licenziare le persone con cui ho diviso la mia vita” - L’altra faccia della crisi è quella che tocca gli imprenditori. Non tutti padroni senza scrupoli. Stefano, in queste settimane, si trova a dover mandare a casa lavoratori che per lui erano molto più che semplici impiegati. “Sono uno dei piccoli imprenditori della moda italiana, per trent’anni onestamente ho dato lavoro a 12 dipendenti e una cinquantina di indiretti. Adesso mi trovo costretto a licenziare le persone con cui ho diviso la mia vita. La colpa? Delle banche, a cui non interessa più prestare soldi alle imprese. Dello Stato, che ha succhiato a noi onesti le ultime risorse e che non ha saputo tutelarci dalla concorrenza sleale. Del costo triplicato negli anni dei contributi. Basterebbe una imposizione seria per rimettere le cose in carreggiata. Ma questa è roba da Paesi normali, che difendono i loro lavoratori”.
Orfeo: “Ero tornato in Italia, le tasse mi hanno fatto scappare di nuovo” - La pressione fiscale scoraggia anche chi, dopo una vita trascorsa all’estero, sognava magari di tornare nel suo Paese. È successo a Orfeo. Nel 2011, a quasi 50 anni e dopo aver fatto fortuna altrove, aveva deciso di rientrare in Italia. “Volevo stare vicino ai miei genitori anziani. E anche dare una mano al mio Paese in un momento difficile”. Le condizioni erano favorevoli, aveva anche ricevuto una richiesta di cooperazione da parte di un’azienda importante. “Mi sono convinto e mi sono aperto una partita Iva”. Il risultato? Pessimo: “In due anni ho fatturato 40mila euro, 27mila dei quali se ne sono andati fra tasse ed anticipi. Praticamente non ho guadagnato nulla”. La conclusione è scontata: “Ho chiuso la partita Iva e mi sono trasferito all’estero nuovamente, dove guadagno benissimo, quasi 5mila euro al mese. Non vengo tartassato da uno Stato ingordo e posso pianificare il mio futuro in modo tranquillo. In questo Paese non pagherò mai più un centesimo di tasse”.
Giovanni: “Un trasferimento impossibile” - Anche Giovanni un lavoro ce l’aveva. A luglio, però, cambia tutto: “Hanno disposto il mio trasferimento permanente in un’altra città con motivi pretestuosi, hanno assunto un quasi 60enne al mio posto, raccomandato da un dirigente”. E per far fronte al trasferimento forzato nessun aiuto. “Ho chiesto la riduzione dell’orario ma niente, ho chiesto il rimborso spese e mi han detto di arrangiarmi. Avendo uno stipendio di 1.080 euro non posso spenderne 1.700 come ho calcolato di spese viaggio e pranzo. Mi hanno offerto 3.600 euro per licenziarmi. Altri miei colleghi hanno accettato, io sono andato in causa ma so già come finirà…”.
Antonio: “Non esiste più neanche la solidarietà fra colleghi” - Alla delusione professionale, spesso si accompagna quella umana. La crisi a volte scatena guerre fra poveri e cancella i rapporti di amicizia fra colleghi. “La mia impresa – racconta Antonio – non ha completamente chiuso i battenti: la metà circa è ancora dipendente. Ma qui è successa una cosa strana. Vi era gente che fino a qualche mese ti salutava con trasporto ma adesso, rivedendoti, sembra quasi tu sia un appestato che fanno finta di non conoscere. Loro sono fortunati ad aver mantenuto il posto, ma pochi, anzi pochissimi, meritano rispetto”. Senza contare le amare sorprese. “Le regole del gioco son bizzarre; questo si può capire ma si capisce meno l’esser trattati da perfetto idiota – racconta – contrattare e discutere sul rientro dalle vacanze estive, nonostante il tuo responsabile sapesse che al ritorno avresti trovato l’attività produttiva terminata, ti fa sentire molto male. Ti viene da pensare che sia una tattica per trovarti più debole ad affrontare la situazione al ritorno!”. E la deludente classe dirigente: “Ancora peggio ti fa sentire e capire che nonostante lo conoscessi da 6 anni, accorgerti che il direttore responsabile della sede, manco sa in cosa consiste il tuo lavoro… e meno male che dovrebbe tirar fuori dalla crisi la sede stessa… – conclude – questo è la conferma e metafora di una classe dirigente che ci ha portato in questa situazione ed è ancora lì perché si ritiene in grado di risolverla…”.
Mario: “Per i privati over 50 nessuna tutela” - La disoccupazione giovanile è un problema ormai cronico dell’Italia. Ma non va meglio a chi si ritrova senza lavoro a carriera inoltrata. È successo a Mario. “Appartengo a quella parte “invisibile” della società che sono i disoccupati over 50. Difficilmente si parla di noi, siamo lasciati da tutti al nostro destino. Essendo una ex partita Iva non ho diritto a niente: cassa integrazione, mobilità, sussidi, nulla. I sindacati manco sanno chi siamo. Però molti di noi hanno famiglia e figli e sono costretti a farsi mantenere da genitori ultra 80enni. Io mi risparmio questa umiliazione avendoli purtroppo persi da ragazzo”. Mario non si è però dato per vinto, ma i risultati non arrivano. “Ho cercato di riciclarmi, mi sono rimesso a studiare a 51 anni suonati, ma per ora non vedo ancora prospettive di lavoro. Prima di mettermi in proprio, ero un dirigente amministrativo e del personale – racconta – ho una laurea in Economia conseguita in Bocconi ormai quasi 30 anni fa e mai mi sarei immaginato che mi sarei ritrovato in queste condizioni. Ecco, sì, questa è la mia storia, comune a quelle di molti altri, ma di noi nessuno parla, né i partiti (tranne Renzi), né i sindacati (amen), non disturbiamo nessuno con manifestazioni di piazza, abbiamo ancora un minimo di dignità, anche se non so ancora per quanto”.
Annarita: “La mobilità non funziona” - L’inefficacia delle politiche di reinserimento nel mondo nel lavoro è un’altra delle grandi questioni sulle quali c’è bisogno di un intervento. Annarita, 52enne, dopo anni di cassa integrazione d’ogni tipo, è entrata in mobilità nel marzo del 2012. Ma a quasi due anni di distanza non è ancora riuscita a trovare un’occupazione degna di questo nome. “Ho lavorato 5 giorni a Terni, poi 15 in una cucina di una caserma come cuoca, ma questa non è vita. Ci hanno fatto fare dei corsi ma sono una gran presa in giro: non servono a nulla, non ti danno nessuna qualifica, è solo un magna magna delle aziende che li gestiscono. Sono stata costretta a lasciare la casa e adesso ho trovato ospitalità in un convento. Poteva andarmi peggio, in fondo. Ma senza lavoro non c’è dignità né sopravvivenza”.
Angelo: “Riqualificarsi è inutile” - Molto simile la storia di Angelo. Aveva un laboratorio di sviluppo e stampa fotografica, fallito “sia per la crisi del settore sia perché lo Stato è diventato un partner obbligatorio che ostacola in ogni direzione”. Una volta disoccupato Angelo non è rimasto con le mani in mano, sperando di poter trovare presto una nuova occupazione: “Ho utilizzato il mio tempo per, come si dice oggi, riqualificarmi. Mi sono iscritto alla Sapienza di Roma, mi sono laureato in tre anni con 110/110 in prevenzione e sicurezza sul lavoro. Ma ho soltanto potuto sperimentare sulla mia pelle l’inadeguatezza dell’università e il fatto che la riqualificazione non serve per lavorare. Né per me che ho 53 anni, né per i miei colleghi, alcuni molto bravi e preparati, che hanno 23/ 25 anni. Sono stanco, ma non mollo. Se necessario anche io andrò a fare cose nuove in qualche altro Paese, il mondo ormai è tutto raggiungibile. È non è una fuga (di cervelli o di mestieri o di aziende) bensì l’affermazione di libertà e di dignità”.
Ivo: “Grazie Fornero: niente pensione ai vecchi, niente lavoro ai giovani” - E poi ci sono i colpiti dalla riforma Fornero. Ivo, come tanti altri, ha perso il lavoro a causa del fallimento della sua azienda. A 56 anni, però, con la mobilità avrebbe potuto facilmente raggiungere i 40 anni di contribuzione e la pensione. Una speranza cancellata dalla riforma del 2011. “Sono senza lavoro, senza la possibilità di ricollocarmi, né quella di andare in pensione. Se oggi denunciamo una cosi alta disoccupazione giovanile la causa è anche questa, la riforma Fornero non libera posti di lavoro. E lasciare sessantenni senza reddito e giovani senza lavoro va contro ogni qualsiasi logica di ripresa economica”.
Mirko: “Con il precariato si muore dentro” - I più colpiti dalla mancanza di lavoro, però, restano probabilmente i giovani. Disoccupazione o contratti senza dignità: così la vita diventa precaria. Mirko a quasi quarant’anni vorrebbe essere un adulto. Non lo è professionalmente, nonostante 14 anni di lavoro saltuario nel settore del turismo: “Guadagno in media sui 300 euro al mese, non posso farmi una famiglia, non posso fare programmi superiori alla settimana”. Anche perché le agenzie interinali disdicono i contratti senza preavviso né spiegazioni. “Eppure mi avevano ingaggiato, mi ero fatto 15 chilometri per andare a firmare il contratto … e non mi posso togliere nemmeno la soddisfazione di inkazzarmi per paura che poi non mi chiamano più’….e non pensiate che io faccia un lavoro per il quale valga la pena darsi i “pizzicotti sulla pancia”… faccio il lavapiatti, se son fortunato qualche giorno da facchino … e poi mi devo vedere la Fornero che ci definisce schizzinosi…”, racconta precisando di essere sono diplomato ragioniere con la valutazione di 60/60. “I sindacati – conclude – parlano solo dei dipendenti delle grandi aziende. I politici parlano di chi gli può portare voti in determinati momenti. I giornalisti teorizzano. Noi, intanto, muoriamo dentro”.
Tante testimonianze, diverse ma in fondo tutte uguali, di un’Italia del lavoro che non funziona.
Fonte: Il Fatto quotidiano – 9 febbraio 2014 – di Lorenzo Vendemiale

Fbc Unione Venezia: A Bolzano il Venezia ne fà quattro

Sudtirol-Venezia 1-4 Campionato Nazionale Lega Pro1 Girone A - 21' Giornata
Trascinato dall'ex Riccardo Bocalon e da Radoslav Kirilov, gli arancioneroverdi escono vittoriosi dallo stadio Druso di Bolzano, con un secco 1-4.
Match immediatamente scoppiettante con i padroni di casa che si fanno notare e il Venezia che risponde colpo su colpo. Al 18esimo si sblocca il punteggio e sono i lagunari a passare: Kilirov mette sotto porta e l'ex Bocalon fa centro salendo a quota undici in campionato. 
Gli altoatesini non stanno certamente a guardare e sia un minuto dopo il vantaggio arancioneroverde e al 24esimo sfiorano il pareggio. Ma al 35esimo della prima frazione di gioco è ancora Bocalon che punisce per la seconda volta il Sudtirol: cross di Giorico, uscita approssimativa del portiere locale e incornata vincente del bomber lagunare.
Il Venezia non si accontenta più, e a tre minuti dal termine del primo tempo, calano il tris grazie a Kilirov, il quale insacca dal dischetto dopo essere stato atterrato in area da un difensore tirolese.
In casa del Sudtirol piove sul bagnato, visto che poco dopo lo 0-3 veneziano, Vassallo si fà spedire negli spogliatoi anzitempo per un brutto fallo su Sosa.
Nel secondo tempo l'allenatore del Sudtirol, Rastelli, effettua due cambi ma è subito il Venezia a farsi pericoloso.
Al 20 della ripresa il Venezia segna il quarto gol con Margiotta il quale approfitta della scarsa marcatura di un difensore biancorosso e deposita la palla in fondo al sacco.
La rete della bandiera altoatesina arriva a due minuti dal fischio finale della partita quando da un calcio di punizione piazzato nasce il gol biancorosso.

Sudtirol-Venezia 1-4
Arbitro: Sig. Paolo Formato di Benevento
Gol: 18' pt Bocalon (UV), 35' pt Bocalon (UV), 42' pt Kilirov (UV) calcio di rigore, 20' st. Margiotta (UV), 43' st. Bastone (ST)

Classifica prime nove posizioni
Entella 41
Pro Vercelli 38
Cremonese 34
Venezia 33
Vicenza 32  (-4) 1 partita in meno
Como 32
Savona 31
Sudtirol 30
Albinoleffe 29

Uomo del mio tempo

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
- t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
Salvatore Quasimodo

Storia

La vita di ognuno di noi si fonda sul raccontare: Uno torna a casa dal lavoro e la prima cosa che gli viene chiesta è: “come è andata oggi?”. In altre parole: “Ti prego, raccontami la storia della tua giornata”. Oppure eccovi adesso a pranzo con un’amica e, prima ancora che abbiate sollevato il tovagliolo, lei vi domanda: “Allora, che c’è di nuovo?”. In altre parole: “Raccontami una storia”. Se avete dei bambini, capita di rado che siate voi a chiedere loro di raccontare una storia. I bambini vivono in un mondo di storie che vi piaccia o meno ve le racconteranno, spesso con dovizia di particolari.
Nulla succede per caso, Robert Hopke

8 febbraio 2014

I bambini alla scuola materna di mia moglie

Alessandro, 5 anni all’amico Francesco, quasi 5:
“A me piace molto il leopardo, il leone, la tigre e la pantera”
Francesco: “Si anche a me”
Alessandro: “Sono, tutti felini”
Francesco. “E si, e si stanno estinguendo”
Alessandro. “Ah, non lo sapevo…(pausa), bè, almeno le gazzelle  staranno finalmente tranquille!!! 

Emozioni

Ci sono emozioni che non ci permettono di agire,
ma lavorano dentro e c’illuminano.
Giorgio Gaber

7 febbraio 2014

Ghirigori

La vita non è in ordine alfabetico come credete voi. Appare… un po’ qua e un po’ là, come meglio crede, sono briciole, il problema è raccoglierle dopo, è un mucchietto di sabbia, e qual è il granello che sostiene l’altro? A volte quello che sta sul cocuzzolo e sembra sorretto da tutto il mucchietto, è proprio lui che tiene insieme tutti gli altri, perché quel mucchietto non ubbidisce alle leggi della fisica, togli il granello che credevi non sorreggesse niente e crolla tutto, la sabbia scivola, si appiattisce e non ti resta altro che farci ghirigori col dito, degli andirivieni, sentieri che non portano da nessuna parte, e dai e dai, stai lì a tracciare andirivieni, ma dove sarà quel benedetto granello che teneva tutto insieme...e poi un giorno il dito si ferma da sé, non ce la fa più a fare ghirigori, sulla sabbia c’è un tracciato strano, un disegno senza logica e senza costrutto, e ti viene un sospetto, che il senso di tutta quella roba lì erano i ghirigori.
Antonio Tabucchi

Gennaio 2014

1       -) Fbc Unione Venezia…69
2       -) Globalizzazione 35
3       -) Esistenza 33
4       -) Tempo 31
5       -) Presa di coscienza 31
6       -) Fbc Unione Venezia…29
7       -) Assistere 29
8       -) Controvento 28
9       -) Ordinaria follia…27
10 -) Fbc Unione Venezia…25

Non cool

Io ho passato tutta la vita a cercare di essere radicalmente non cool. Non è che siccome tutti fanno queste cose, è giusto farle. Magari alla fine sarà proprio il ragazzo solo, quello seduto nel tavolo d’angolo della mensa scolastica, che diventerà così alienato da scrivere un libro o dipingere un quadro interessante.
Jonathan Franzen

6 febbraio 2014

Semplicità

Crescendo impari che il caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane. E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi, e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero libera i pensieri. Impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.
Richard Bach

5 febbraio 2014

Imparare

Sapere quel che vuoi, volere quel che sai. Ecco tutto il segreto dell’autonomia e l’unico principio di una educazione in cui si tratta di imparare a imparare da soli.
Raoul Vaneigem

4 febbraio 2014

Fbc Unione Venezia: La squadra lagunare butta alle ortiche il doppio vantaggio

Venezia-Pavia 2-2 Campionato Nazionale Lega Pro1 Girone A – 20^ Giornata –
Niente da fare. Questo Venezia nel 2014 non riesce ad ingranare. Contro la cenerentola Pavia i lagunari hanno interpretato una gara dai due volti, con una prima parte più che accettabile e una ripresa pessima, solamente in parte condizionata da una discutibile direzione di gara. Ad ogni buon conto un pareggio così pesa quanto una sconfitta. Il punto muove la classifica e, paradossalmente il Venezia ha portato da 3 a quattro lunghezze il margine sul decimo posto, tuttavia non è proprio il caso di soffermarsi a far calcoli. Alla fine non si è raccolto niente perché la squadra si ritrova con un pareggio che doveva essere una vittoria. La svolta, se così vogliamo chiamarla, nella ripresa è stata immediata con l’espulsione per doppia ammonizione di Cappellini.
In campo per un tempo con un uomo in meno ci sta di soffrire, ma la squadra si è schiacciata troppo e non ha gestito la situazione com’era comunque nelle sue possibilità. A prescindere dal cambio di marcia del Pavia, ultimo della classe, l’involuzione del Venezia è stata evidente.
Che dire? Il passo da retrocessione che contraddistingue questo avvio di anno non può trovare giustificazioni e domenica a Bolzano (Sudtirol) è già quasi uno spareggio per i playoff.

Venezia-Pavia 2-2
Reti: 16’ pt. Margiotta (UV), 46’ pt. Bocalon (UV), 8’ st. Ferri (PV), 44’ st. De Vita (PV)
Arbitro: Sig. Valerio Colarossi di Roma

Classifica prime nove posizione
Virtus Entella 41
Pro Vercelli 37
Cremonese 33
Vicenza 32 (-4)
Como 31
Savona 30
Sudtirol 30
Venezia 30
Albinoleffe 28

2 febbraio 2014

L’immensa gioia di vivere

Ciò che conta sono le esperienze, i ricordi, l'immensa gioia di vivere a fondo, che dischiude il significato vero dell'esistenza. Dio quanto è meraviglioso essere vivi! Grazie. Grazie.
Jon Krakuer dal libro "Nelle terre estreme"

1 febbraio 2014

A proposito...di tutto è effetto di cause

Ogni causa ha il suo effetto ed ogni effetto che compare ha una propria causa che lo determina. Tutto accade in conformità alle Leggi Universali stabilite dal Divino. La “sorte”, il “caso”, sono soltanto i nomi che per ignoranza vengono attribuiti alla Legge della Necessità. Nessuno può sottrarsi alle Leggi Divine.
Ogni pensiero, ogni parola, ogni azione positiva o, al contrario, negativa che noi realizziamo nel presente costituisce una causa che determinerà nel futuro, più prossimo o più lontano, effetti e conseguenze positivi o negativi. Questa è la Legge della Causa e dell’Effetto, nota in Oriente come la legge del Karma. In sanscrito la parola karma significa azione.
Qualsiasi pensiero, parola, sentimento, azione tornano come un boomerang presso colui che li ha determinati.
La terza legge di Newton, la “legge dell’azione e della reazione”, afferma che ogni forza esercitata sopra un oggetto provoca una reazione di forza uguale e di senso contrario; questa è la trasposizione nel mondo fisico della Legge del Karma.
dalla rete

Tutto dipende dal caso

Perché, a volere essere realisti, da cosa dipende il corso degli eventi se non dal caso? Nel turbinio della vita quotidiana il granello di sabbia è l’ago della bilancia. Un chiodino rotola sulla carreggiata. Nostro padre lo pesta con lo pneumatico mentre si reca alla stazione e, dovendo cambiare la gomma, perde il treno. Prende quello seguente e si siede in uno scompartimento.
“Biglietto, prego”, dice il controllore. Accidenti, papà ha dimenticato di obliterare il suo. Per fortuna il capotreno è di buon umore e lo invita a sedersi in prima classe, dove sono rimasti dei posti liberi.
E in prima classe nostro padre incontra nostra madre.
Sorrisi, battute, chiacchiere, allusioni. Nove mesi dopo, eccoci al mondo. Da quel momento in poi, tutto ciò che viviamo nel nostro passaggio su questa terra non sarebbe mai esistito se, quella mattina un chiodo di tre centimetri arrugginito non si fosse trovato in quel posto per puro caso.
Guillame Musso