Passa ai contenuti principali

La stazione dei treni

Era il tempo di quando in bicicletta con papà sedevo sul sellino quello posizionato poco prima del manubrio della bici. Gli gridavo corri papà perché mi piaceva sentire il vento che mi batteva sulla faccia. E si girava per il paese, non quello della piazzetta con l'abete, ma quello dove si abitava prima.

Ricordo la Fiat 850, la Fiat 600, le filovie che sono gli autobus dei giorni d'oggi e ricordo anche qualche carro trainato dal cavallo.
Il fiume attraversava il paese e prima di entrare nel centro del paese c'erano le barche ancorate. Il posto prendeva il nome di piazza Barche e da li poi partivano per entrare in laguna ed arrivare a Venezia.
Poi il fiume è stato interrato, la parte che entrava nel paese, ora lo hanno riaperto.

Ogni tanto papà rallentava ed io lo incitavo a spingere sui pedali per correre veloce ed arrivare alla stazione dei treni.
Papà si fermava e scendevamo dalla bici. Davanti alla stazione c'era una piccola piazzetta e al centro di essa c'era sempre un omino con un cappello con il frontino in testa e un piccolo carretto con due ruote, la sella e due pedali come fosse la bicicletta di papà.

Era l'omino del gelato.
Al centro del carretto c'erano due contenitori che contenevano il gelato. Due gusti. Solitamente limone e fragola. Qualche volta nocciola e stracciatella.
Non potevo prendere il cono due gusti perché costava troppo. Quindi non mi restava altro che un solo gusto o, se preferite una pallina di gelato.

Si entrava poi in stazione, mentre papà aveva lasciato la bici su quei porta biciclette che oggi giorno si vedono sempre meno. Ci sedevamo nella panchina, solitamente al primo binario, io mangiavo il gelato e mi divertivo a guardare arrivare e partire i treni.
Papà leggeva il giornale.

Il mio treno preferito era la Littorina. Non esiste più oggi. Un treno che sembrava più un autobus di color marrone. Normalmente aveva due o tre carrozze e le porte di entrata/uscita venivano manovrate dal macchinista.

Anche i binari erano per me uno spettacolo. Quando stava per arrivare un treno anche se non era ancora entrato in stazione si sentiva uno strano rumore che proveniva da loro e dopo un po' vedevi la locomotiva che entrava nella stazione.

No c'erano, come adesso, i cartelli elettronici con gli orari di arrivo e partenza e nessuna voce che annunciasse l'arrivo o la partenza del treno. Dovevi cercare dei tabelloni di colo marrone chiaro appesi al muro dentro a una protezione in vetro e la cercare il treno che ti interessava.

Ogni tanto c'era un signore in giacca e cravatta (rossa) con una paletta rossa e bianca circolare ed un cappello con il frontino in testa rosso. A papà chiedevo chi era e a che cosa servisse. Sono venuto a sapere che era il capostazione e che era lui ad autorizzare o meno la partenza dei treni.

A volte succedeva che mi addormentassi sulla panchina e mi risvegliava il fischio del treno. Papà allora mi prendeva per mano, mi dava una sistemata ai capelli con il suo pettine che io, prendendolo in giro, chiamavo “il suo pettine di ordinanza”. Riprendevamo la bici e senza fretta si tornava a casa dove ci aspettava la mamma.

Ora devo sinceramente devo dire che mi manca quel “pettine di ordinanza”, mi manca come tutto quello che è passato e trascorso. Rimane un sogno nel cassetto, chissà se mai si avvererà, un giorno, come un miracolo trovarlo all'interno del taschino della giacca. Prenderlo in mano, darmi una sistemata ai capelli e ridarlo ipoteticamente di ritorno al mio papà.

Commenti

Post popolari in questo blog

Sei un fiume forte, non ti perderai

[…] mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, […] e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava 'sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, […] c'è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c'è da non crederci, è che qualsiasi fiume, […], prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto, sbalorditivo, se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, […] è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto…

The Libertines