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Il tempo passa e se ne va

In quella piazzetta del mio paese non c'è più l'abete dove, sotto le sue fronde, parecchi anni fa, si aspettava la mezzanotte di Natale in compagnia degli amici. Lo hanno abbattuto quell'abete, qualche anno fa, adducendo che era una pianta malata per poi, al suo posto costruirci una fontana che, sono più i giorni che non funziona che quelli in cui zampilla l'acqua.
L'antica villa allora sede del municipio del mio paese è ancora li ed è ancora attualmente la sede del municipio.
Ancora li c'è il palazzo dove abitavo da ragazzo.
Ai piedi dell'abete vedevo le finestre illuminate di casa mia ed ogni tanto la mamma che si affacciava cercando di vedere dove fossi. Dubito che mi vedesse.
Cosa impossibile tra le fronde dei rami, con la luce delle piccole luci di Natale che lo adornavano e con il buio fitto che mi circondava.
Fino a poco tempo fa dietro quella finestra si nascondevano le mie radici e quando passavo, dopo sposato, alzavo lo sguardo e pensavo a quelle sere di Natale lontane.
Poi papà ci ha lasciato ed è iniziato a mancare un pezzetto di quel periodo ma, la luce era ancora accesa nelle sere d'inverno, le finestre spalancate nelle calde giornate estive.
Bastava prendere l'ascensore, arrivare al terzo piano, suonare il campanello e mamma apriva ed entravi ritornando al passato.
Entravo in cucina e come allora rivedevo la tavola da pranzo preparata dove, tutti riuniti, si consumava il pasto del mezzogiorno e la cena della sera.
Tavola rotonda con l'ipotetico posto a capo tavola dove sedeva sempre papà.
Maglioncino giro collo, giacca e pantaloni del pigiama vestiva sempre così quando era a casa e non al lavoro.
Nessuno si alzava prima che tutti non avessero finito a parte la mamma che andava e veniva con i piatti delle pietanze.
Mi ricordo le risate, anche le prese in giro, mi ricordo che stavo bene.
Una capatina in camera da letto che condividevo con i miei due fratelli era sempre un piacere restarci da solo anche per solo cinque minuti e rivedere i momenti lasciati.
Anche mamma poi è partita.
Quella sera, era il giorno del mio 56 compleanno, l'ho vista distesa sopra il divano del salotto senza vita.
In un attimo 46 anni della sua vita vissuta in quella casa sono spariti.
Sono venuti a prenderla e lo rivista il giorno del funerale prima che chiedessero la bara, mi sembrava tanto piccola, non me ne ero mai accorto.
Ho continuato a ripassare davanti casa mia ma le finestre erano chiuse, le persiane abbassate, il terrazzo vuoto, ma era sempre un punto di riferimento.
Ci sono anche entrato, tutto era vuoto, spoglio, ho girato per le stanze della casa e su ognuna di esse mi sono fermato a pensare, a pensare di come vola il tempo e come nessuno lo può fermare.
Così per un anno poi un giorno le finestre erano aperte, le luci accese e nuova vita si muoveva all'interno.
Finiva e si chiudeva in quell'istante il punto di riferimento, l'ultimo rimasto della mia adolescenza.
Su quei locali non restava più niente di quel ragazzo di tanti, troppi anni fa.
Ci passo ancora e alzo ancora lo sguardo ma non è più come prima, si ci sono le luci accese ma, non sono le mie, ci sono persone che si affacciano alla finestra ma non hanno nulla da condividere con me.
Allora guardo la fontana e rivedo l'abete del tempo che fu e una piccola lacrima mi scende sul viso.

Commenti

  1. Quanta malinconia e dolcezza Renato nel tuo racconto..
    Certi ricordi sono talmente impressi dentro di noi, che qualsiasi anche lieve cambiamento turba la nostra anima e fa piangere il nostro cuore..
    Un forte abbraccio!

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  2. Mi hai regalato delle bellissime letture. Grazie!

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  3. Renato mi asciugo una piccola lascima e spero, domani, di poter ridere ancora assieme. La vita a volte ci toglie molto con la promessa di regalarci dei momenti indimenticabili.

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  4. Nostalgia è un sentimento struggente. Anche bello se il ricordo è di cose belle. grazie!

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