IL TARLO

Non sono l’acrobata esperto,  
il mio piede vacilla sul filo
dell’incostanza.

Viaggio nelle tentazioni.
Il respiro preme il mio sterno,
confuse visioni s’aggrovigliano
nella mente.
Il demone dell’inganno
mi tira nella sua palude.
In queste acque
mi infango di tenebre.

La faccia dipinta di vergogna
si riflette nel gioco
degli specchi.

Mi addentro in una grotta bieca,
fuoriesco con la dignità in frantumi.
Dov’è la ragione?
Gaudente, intravedo appena
la fiaccola della logica.

Prima che la burrasca arrivi,
raccogli le mie bugie
e mischiale alle tue verità.

Non voglio più indignarmi
dell’altro mio
volto.

Porgimi la ghigliottina,
devo decapitare
il tarlo che mi tormenta:
è tempo di luce.
Salvatore Minitello

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