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Vi racconto una storia

Correva l'anno 2004...bene, direte voi, cominciamo con il solito inizio di una solita storia.
Non è proprio così,anzi, ma correva proprio l'anno 2004.
Mio fratello aveva 46 anni e, dopo varie vicissitudini, era riuscito a stabilizzare la sua vita, a darle un senso.
Preso il diploma di perito chimico molti anni prima aveva poi intrapreso gli studi per diventare infermiere professionale.
Riuscito aveva iniziato a lavorare all'ospedale civile di Venezia nel reparto ortopedia.
Ben voluto professionalmente e come persona stava portando a frutto gli anni di lavoro con l'imminente passaggio a Capo Sala.
Ma il destino, fatale, gli si parò contro.
Quì inizia la storia o se vogliamo chiamarla la fanta storia anche se tutta vera.
Quella sera di primavera 2004 mio fratello si trovava a passare la serata in un bar del centro cittadino dove abitiamo. Il caso volle che proprio quella sera e, proprio in quel bar, scoppiò una lite, di cui lui non aveva nessuna colpa.
Quella sera gli cambio completamente la sua vita perchè diventò una persona diversamente abile.
Nel parapiglia della lite ci si trovò in mezzo senza volerlo e dopo un po' disteso per terra fuori dal locale.
Cosa era successo ?
Gli avevano spaccato la testa contro la parete e, per prima cosa, lo avevano poi portato fuori dal locale così poi da chiamare l'ambulanza e farlo trovare disteso per terra fuori dal locale stesso.
Portato fuori ma perchè?
Portato fuori perchè che gli aveva causato le ferite era una persona psicolabile ma, parente prossima del comandante della stazione dei carabinieri del paese che, presente all'interno del locale, nel momento della rissa, ebbe la geniale idea, per salvare il psicolabile, suo parente, di farlo trasportare fuori dal locale.
A quel tempo mio fratello, non sposato, viveva in casa con mia mamma di 76 anni che si trovò, poi, nel corso degli anni successivi, a sostenere il peso maggiore dell'assistenza.
Dovevano essere state le 23 e mi ero da poco coricato quando, sentii da lontano, come succede altre volte, l'ululato della sirena dell'autoambulanza, non pensando, che quella ambulanza stava trasportando mio fratello in ospedale.
Poco dopo squilla il telefono e dall'altra parte del ricevitore c'è la voce di mia mamma che mi prega di andarla a prendere perchè “Franco” era stato portato all'ospedale.
Non starò ora a raccontarvi tutta la trafila del percorso ospedaliero, delle operazioni neurochirurghe a cui è stato sottoposto mio fratello, degli istituti riabilitativi in cui è passato, del ritorno al lavoro e poi del suo licenziamento dichiarato inabile al lavoro ma, quello su cui mi soffermerò sarà l'incredibile fanta storia del servizio erogato dai servizi sociali, sia della ulss di competenza, sia da quelli del comune del paese di residenza.
Mio fratello ha continuato a vivere a casa con mia mamma che l'ha seguito in ogni suo passo senza mai ricevere alcuna forma di aiuto ne a livello assistenziale ne a livello economico da nessuna delle due parti in causa che ne avevano l'obbligo.
Qualcosa ma, molto poco, ho cercato di fare io. Gli impegni con la famiglia, il lavoro e poi in quei momenti si sa, certe volte si pensa egoisticamente: “Ma in fondo non c'è chi è delegato a seguire simili situazioni, che si diano daffare”
Purtroppo non sono mai dati daffare,anzi, ogni qual volta mia mamma si recava presso i servizi sociali comunali si sentiva come presa in giro, e ne usciva sempre più avvilita.
In tanto gli anni passavano e mio fratello peggiorava.
Correva l'anno 2008 e, come per un segno del destino, un'altra tragedia si abbatteva sulla nostra famiglia...l'incidente di mio figlio.
A quel punto anche quel poco di aiuto che davo venne completamente meno impegnato, assieme a mia moglie, a dare il massimo sostegno a nostro figlio.
Arrivata alle soglie degli ottanta anni mia mamma non era più in grado di seguire mio fratello e, fattasi forza, tanto fece che riesce ad ottenere il trasferimento di mio fratello presso un istituto specializzato.
Correva l'anno 2010 e mio fratello una mattina di primavera appena iniziata lasciò la casa dove aveva vissuto per 43 anni per trasferirsi presso l'istituto scelto dalla ulss di sua competenza.
Da questo momento iniziò un'altra tragicomica trafila tra, più di 200km a/r per andarlo a trovare, per la ricerca di associazioni volontarie che portassero mia mamma, ogni lunedì , ad andarlo a trovare. Spese, distanza, poco tempo da potergli dedicare e...ancora completa assenza degli enti preposti.
Quattro anni di permanenza in quell'istituto, quattro anni di fatiche per una signora che al momento del trasferimento aveva ormai 82 anni, quasi due anni di richieste inutili per l'avvicinamento.
Poi, quella sera del 9 febbraio 2013, la telefonata al cellulare e scoprire in quel momento che la mamma non c'è più.
Se ne era andata a 85 anni con un biglietto tra le mani con scritto: “Non abbandonate vostro fratello”.
Quel biglietto mi fece riflettere e soprattutto mi resi conto che era sempre più difficile andare a trovare mio fratello costretto dai problemi con mio figlio a cercare di trovare quello spazio di tempo per farmi sentire presente.
Inizia, da questo momento, la trafila di richieste, solleciti, incontri con i dirigenti della ulss preposti a decidere dell'avvicinamento di mio fratello. Unità valutative, riunioni fiume, decisioni sempre rimandate per poi alla fine, finalmente, arrivare al dunque.
Mio fratello viene posto in lista d'attesa per l'avvicinamento alla propria famiglia. Trascorso all'incerca un anno dalla messa in lista succede un fatto molto grave presso la struttura dove era ospite.
Colgo l'occasione per richiamare il direttore di distretto per informarlo dell'accaduto e chiedere il veloce trasferimento di mio fratello.
Per tutta risposta mi viene detto che ci sono delle graduatorie e che bisogna rispettarle.
Al momento la risposta mi ha lasciato allibito poi, dopo un paio di giorni ho realizzato e mi sono messo in moto.
Spedita una email al presidente della regione dove sottopongo alla sua attenzione l'urgenza del caso.
Contatto anche l'amministratore di sostegno di mio fratello, avvocato, per informarlo dell'accaduto e chiedere se c'è la possibilità di muoversi contro questa decisione assurda di dover rispettare le graduatorie ma, l'avvocato stesso, mi informa che non ci sono azioni da poter intraprendere contro questi signori ...hanno le spalle troppo ben protette.
Stavo dunque rassegnandomi a dover ancora aspettare quando; mi arriva una telefonata da parte dell'amministratore di sostegno di mio fratello che in graduatoria, lo stesso, risulta al primo posto e di aspettarci un imminente trasferimento.
Molto scettico non ho dato peso a questa comunicazione ma, qualche giorno dopo, mio fratello viene trasferito ed ora, a cinque minuti da casa, è come fosse con noi.
Solo dopo un po' ho fatto mente locale, erano passati quindici giorni dalla mia email al presidente della regione...vuoi vedere...
Lascio a voi ogni ulteriore pensiero sperando che non viviate mai e poi mai una esperienza del genere.

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