Passa ai contenuti principali

Quello che manca

La sicurezza sociale è basata sulla solidarietà, che è reciprocità. Un reddito universale senza reciprocità solleva un problema morale, di equità, e uno pratico. Il problema morale è che noi tutti venuti al mondo siamo esseri sociali: siamo sopravvissuti e siamo diventati quello che siamo perché altri, i genitori e i familiari, gli amici, gli insegnanti, lo Stato, ci hanno mantenuti ed educati. Dobbiamo divenire parte attiva di questa rete appena ne abbiamo le capacità. Sindacalisti importanti hanno sostenuto il servizio civile universale come conoscenza e restituzione. Inoltre il lavoro il più delle volte è fatica, non gradevole collaborazione. Non è giusto che qualcuno debba guadagnarsi da vivere col sudore della fronte, come una volta, o con lo stress della subordinazione, come ora, e qualcun altro possa farne a meno.
Il problema pratico è che la storia secolare della conquista dei diritti è il risultato della solidarietà e delle lotte di chi lavora. Oggi manca il lavoro; ma non manca affatto il bisogno di lavoro per trasformare il mondo e assistere gli altri. Mancano le risorse per pagare assistenza adeguata a molti, proteggere la montagna, regolare i fiumi, rendere sicure le scuole, per citare esempi noti. Se si trovano le risorse, perché non usarle per formare gli inattivi e trasformarli in lavoratori, anziché limitarsi a garantirne i consumi indispensabili? Non è necessario costruire una burocrazia statale onnipotente. Basterebbero consorzi di comuni, associazioni di persone, laiche o confessionali. Accanto al lunghissimo elenco di casi negativi, non sono mancati in questi anni anche esempi positivi che hanno impegnato la generazione successiva alla mia e che sono stati bruscamente interrotti dalla stretta. C’è chi continua, retribuito o volontario; italiano o straniero. Alla politica forse dobbiamo chiedere soprattutto di essere parte o guida dei progetti, non di usarli come pubblicità.
Dobbiamo chiedere di guardare all’Europa e al mondo. Non sempre i fenomeni sociali seguono i confini degli Stati. I migranti sono stati e sono una parte importante del lavoro, del volontariato, della varietà culturale in Italia. Noi italiani, che per le statistiche siamo Nord, Occidente, dal dopoguerra, siamo stati una parte della crescita, della morte e trasfigurazione, del Sud. Non dobbiamo chiudere i confini, né per noi, che siamo stati e torniamo a essere migranti, né per gli altri che si muovono nel mondo. Il primato culturale degli Stati Uniti è anche frutto della loro apertura, come il loro perdurante potere economico è frutto anche del lavoro prestato altrove. Non riusciremo a tenere i poveri nati altrove fuori dell’Europa. Se li ignoriamo e respingiamo come migranti li riscopriremo come guerrieri. Se rifiutiamo di muoverci, di accogliere, di cambiare, di restituire legittimità alle differenze e al conflitto, all’aspirazione alla libertà e alla vita degli altri, ci ritroveremo, senza rendercene conto, in guerra.
I nostri nonni, i nostri padri, molto più poveri di noi, il proprio futuro lo progettavano nel mondo, non solo nel paese. Possiamo tornare a farlo anche noi; quelli di noi che hanno futuro.

Francesco Ciafaloni http://www.lostraniero.net/archivio-2014/160-febbraio

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Sei un fiume forte, non ti perderai

[…] mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, […] e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava 'sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, […] c'è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c'è da non crederci, è che qualsiasi fiume, […], prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto, sbalorditivo, se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, […] è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto…

The Libertines