Gruppo il Passo -Campo Scuola-

L’ultimo rintocco del campanello del campo scuola ha segnato per i nostri ragazzi un anno di cammino e la fine delle attività. Il campo scuola è la tappa più importante per i ragazzi. Per loro è sinonimo di “libertà” , di svago, di sentirsi indipendenti dalla famiglia e dai soliti luoghi. Per loro è anche l’occasione per vivere insieme la bellezza dell’incontro con la vita. Vuol dire fare squadra! Vivere insieme! Non aver paura di condividere tra loro i propri desideri , le proprie gioie ed anche i propri dolori. Ha significato non essere al centro del mondo, di pensare di voler fare quello che si vuole, di pretendere di imporre agli altri la propria volontà.
Ha voluto dire anche fatica. Fatica di mettersi in gioco, fatica di accettare gli altri, fatica di condividere un tratto di cammino anche con chi “forse” ci è antipatico, con la consapevolezza che non si finisce mai di scoprire la vita, e che gli altri e noi siamo un “dono” per entrambi.
Il Campo è stato soprattutto essenzialità: rinunciare per qualche giorno alla televisione, al cellulare e a tutte quelle piccole comodità che molto spesso quando siamo a casa non ci rendono pienamente liberi. Abbiamo trascorso una settimana accompagnati del tema principale : la favola di Pinocchio.
Un viaggio del singolo alla conquista della sua umanità. Il percorso di un individuo –burattino degli eventi e del destino- che cerca la dignità di uomo. La morale di Pinocchio è che nella vita bisogna sempre essere buoni figli. Non basta essere buoni. E non basta essere figli. Bisogna seguire il padre e la madre (la fata turchina) e seguire quello che dicono per essere degni di diventare uomini, o per sempre saremo a metà, burattini senza fili, ma pur sempre burattini. Il paese dei Balocchi sarà sempre lì ad attenderci al varco, e per quanto ne conosciamo le conseguenze rimane comunque la tentazione di chiudersi lì e pensare che è tutto a posto, che il mondo non ha bisogno di noi e che alla fin fine meglio divertirsi oggi perché “del domani non v’è certezza”.
E sempre lì rimane la tentazione di credere che ci sia un modo o un luogo – reale o virtuale – in cui seminare quattro monete e raccoglierne intere ceste. Ma se tra tutte queste tentazioni non ci fosse il desiderio di far contento quel nostro babbo che ci ha forgiati con tanta cura e con tanta cura ci ha vestiti, se non ci fosse l’aiuto materno di una fata sempre disponibile ad aiutare ma non a farsi prendere in giro, cosa ne sarebbe dell’uomo? Per quante notti rimarrebbe impiccato al ramo di un albero? E da quanti pescecani dovrebbe venir divorato per farsi togliere di dosso quella pellaccia d’asino?
Nel corso dell’esperienza non sono mancati i giochi, i lavori di gruppo, le escursioni e la giornata finale con il pranzo comunitario con i genitori e…tanto altro ancora. 

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