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Storie di tutti i giorni

Rovigo, 22 giugno 2014
«Vedevo i miei fratelli soffrire. Uno di loro era terrorizzato da un infermiere. Alla fine mi sono decisa a denunciare». Con queste parole, rilasciate ai cronisti del Corriere del Veneto,Isabella Lucchesi, una nomade che da circa sei mesi vive in una palazzina popolare di Stellata, a ridosso della sponda destra del Po, racconta l’orrore che per prima ha avuto la forza di denunciare.
Al di là del ponte che si trova a pochi passi da quella manciata di case sparpagliate al confine tra Emilia, Lombardia e Veneto, c’è il luogo in cui i suoi due fratelli — Adriano e Clodinoro, affetti da una grave patologia del cervello e da tempo ricoverati in clinica — hanno vissuto il loro calvario: gli Istituti Polesani di Ficarolo. Un inferno, secondo la ricostruzione degli inquirenti rodigini, fatto di pugni, calci, strattoni e percosse (video), anche, a quanto pare, con vassoi di metallo e piedi dei letti. Una situazione che Isabella, trasferitasi nella frazione bondenese per essere più vicina ai suoi fratelli, ha avuto il coraggio di denunciare. E’ infatti proprio dalla sua richiesta di chiarezza che è scattata l’indagine che ha portato, all’alba dell’altra mattina, a ben 10 arresti (tra i quali una ferrarese). E’ dalle sue puntuali segnalazioni, che gli agenti della quadra mobile di Rovigo hanno predisposto le telecamere che hanno incastrato i medici ed operatori socio sanitari ritenuti responsabili delle violenze.
«Fino a quando ho potuto ho tenuto con me i miei fratelli — racconta ancora la donna al Corriere —. Poi, circa dieci anni fa, ho dovuto affidarli alle cure degli Istituti Polesani». Non è però passato molto tempo prima che la donna si accorgesse che qualcosa non andava. Ogni volta che andava a fare visita ai suoi fratelli, li trovava con qualche nuova contusione. Una volta un livido, un’altra un occhio nero e via dicendo. Un fatto che ha attirato sin da subito i suoi sospetti. Alla richiesta di spiegazioni al personale della struttura, la donna si è sentita rispondere che i fratelli avevano avuto dei piccoli incidenti.
«Nessuno mi credeva — è lo sfogo della donna al quotidiano veneto —: dicevano che stavo esagerando. Ma io vedevo i miei fratelli soffrire». E’ stato proprio a quel punto che Isabella Lucchesi ha deciso che era giunto il momento di dire basta. Ha scattato delle foto ai visi tumefatti dei fratelli e ha portato tutto alle forze dell’ordine. Da lì è partita l’inchiesta che si è conclusa l’altra mattina con la raffica di arresti. Quella che chiede Isabella non è una vendetta, ma solo giustizia. Per i suoi fratelli (nel frattempo, a quanto si apprende, Clodinoro è venuto a mancare) e per tutti gli altri pazienti della struttura. «Non penso ai soldi, non voglio risarcimenti — ribadisce più volte —: voglio solo che sia fatta giustizia e che episodi come questi non capitino mai più».
Federico Malavasi
All'interno di questa struttura è ospite anche mio fratello. Arrivato con l'inganno da parte della nostra Ulss, raggirando noi e nostra madre allora più che ottantenne, costringendola, una volta alla settimana a sorbirsi 100km all'andata e 100km al ritorno, mezza giornata, pagandosi il trasporto e l'autostrada,per stare con il proprio figlio 30 minuti, abbiamo chiesto, dopo quello che è successo, il trasferimento immediato presso una struttura più vicina a casa e più consona alla incolumità fisica di un disabile.
Mi è stato risposto: “Ci sono delle graduatorie da rispettare” !!!!

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