Quel matrimonio non s'ha da fare

Quel giorno tanto atteso, bramato, agognato, desiderato è finalmente arrivato.
Da un pezzo i preparativi erano stati studiati. In primo piano l'aspetto esteriore, l'apparire.
Gli outlet più alla moda erano stati la meta preferita, ognuno doveva trovare la sua dimensione nell'abito, nelle calzature all'altezza, nei modi, tempi e metodi per elevarsi e dimostrare la propria superiorità.
Il porsi, la camminata, lo stile, il portamento. Tutto doveva essere, quel giorno, perfetto.
L'acconciatura appropriata, il trucco e, soprattutto, le persone di cui circondarsi.
Importanti, quelle giuste per l'occasione, il servizio per il rinfresco inappuntabile, nessuna virgola fuori posto.
Non doveva essere tutto come la massa no, sicuramente non con la massa.
Un giorno emblema del successo, prova di perfezione.
Il tocco chic delle bomboniere, lo spettacolo dell'apparenza.
In societate esse est percepi aut percepite”. In società esistere è essere percepiti o percepìti (George Berkeley).
La vanità nelle umane esperienze. Una malrisposta sensazione di superiorità con “bagatelle" e “scemenze” tra le cause principali “della guerra di tutti contro tutti”.
Un matrimonio con tanto fumo e poco arrosto.   

Commenti

Post popolari in questo blog

Sei un fiume forte, non ti perderai