Bar di Venezia

La vita mi tocca e piange
fra un caffè e un articolo di Scalfari
la barista che sorride
due studenti, un turista
un vecchietto in stampelle
con un pacchettino di paste legate al dito
per la moglie o i nipoti
m’immagino

C’è una mamma con la carrozzina
bimbo bellissimo, che fa lalalalala
Ferite insanabili, d’appartenenze mancate
di figli mancati, d’affannoso vagare

Spritz, bianchetti, cappuccini, due cestini di riso
un krapfen alla crema, due paste al cioccolato
pizzette al pomodoro, croissant dolce e salato

Viva la vita, bella la vita
chi se la cava, chi fa fatica
c'è chi ha l'ombrello,
c'è chi si bagna ed è felice
chi ha un posto al sole
e chi invece non ce l'ha

Mais oui bonjour monsieur, asseyez-vous
what would you like, one cappucino?
Caro Augias, come diceva Jean Cocteau, caro Scalfari:
“La classe dirigente è lo specchio d' una società civile priva di freni morali oppure il cattivo esempio degli “ottimati” incoraggia la massa a infrangere principi e normative?”

Bar di Venezia, buona domenica
c’è il Bepi che smadona ”El xe tuto un magna magna,
ciavemose 'n ombra?... com'en?...Ciao Massi!”
Un’anziana in pelliccia col rossetto sbavato
e il Mario in divisa che fa il capitano
la vita è un lungo fiume tranquillo
la vita è bella senza il morbillo 

Viva la vita, pagata a rate
con la 600, la lavatrice
viva il sistema
che rende uguali e fa felice
chi ha il potere
e chi invece non ce l’ha

Adriano Jurissevich

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