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Un uomo

Matteo è morto mentre scrivevo di lui. È morto del suo male, in fretta e di soppiatto, prima che potessi rivederlo. Non lo vedevo da due anni. Ci vedevamo sempre meno. La sua morte mi ha tagliato il fiato come una bastonata allo stomaco. Ne ho ricevute. So com'è. È così. Da allora ho scritto più piano. Ho riscritto, ho corretto. Ho divagato. Fino a capire un giorno che era tutto uno sforzo per tenerlo in vita. Un polmone artificiale. Un mormorio interminabile. Il libro si mescolava a lui. Era dedicato a lui. Era fedele. Tutto questo mi ripugnava. Ho finito il libro. Me lo riprendo. Te lo affido. Devi capire che non c'entra nulla con lui. Se esiste un punto di contatto, è stretto come un abisso. È un sentimento. Non puoi conoscerlo. Non posso conoscerlo. Forse non c'è. O forse c'è. Ma tu pensa al resto. Alla distanza. Alla distanza tra la cosa morta che hai tra le mani, e un uomo che meritava amore. Che voleva vivere.
Tommaso Giartosio

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[…] mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, […] e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava 'sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, […] c'è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c'è da non crederci, è che qualsiasi fiume, […], prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto, sbalorditivo, se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, […] è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto…

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