Un uomo

Matteo è morto mentre scrivevo di lui. È morto del suo male, in fretta e di soppiatto, prima che potessi rivederlo. Non lo vedevo da due anni. Ci vedevamo sempre meno. La sua morte mi ha tagliato il fiato come una bastonata allo stomaco. Ne ho ricevute. So com'è. È così. Da allora ho scritto più piano. Ho riscritto, ho corretto. Ho divagato. Fino a capire un giorno che era tutto uno sforzo per tenerlo in vita. Un polmone artificiale. Un mormorio interminabile. Il libro si mescolava a lui. Era dedicato a lui. Era fedele. Tutto questo mi ripugnava. Ho finito il libro. Me lo riprendo. Te lo affido. Devi capire che non c'entra nulla con lui. Se esiste un punto di contatto, è stretto come un abisso. È un sentimento. Non puoi conoscerlo. Non posso conoscerlo. Forse non c'è. O forse c'è. Ma tu pensa al resto. Alla distanza. Alla distanza tra la cosa morta che hai tra le mani, e un uomo che meritava amore. Che voleva vivere.
Tommaso Giartosio

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