Rubentus e le chiacchiere da bar...

«L’arbitro ci ha presi in giro»; «C’è mancato un episodio favorevole»; «Il Benfica ha fatto ostruzionismo» (dimenticando che negli ultimi dieci minuti, i portoghesi hanno giocato in nove, ndr). Parole e musica post eliminazione di Antonio Conte.
Conte, che nell’arco della stagione ha dominato (fino a un certo punto) il campionato italiano, ma prima in Champions è uscito dalla fase a gironi totalizzato sei punti nel gruppo in cui era accompagnato da Real, Copenaghen e Galatasaray, poi al primo vero ostacolo in Europa League, ha ceduto il passo. E' facile indignarsi con un collega lamentoso con un arbitro, per un episodio contro, diretto o indiretto, oppure perché fa i conti sui punti che mancano per sviste arbitrali, per Conte dovrebbe essere altrettanto facile tacere quando i suoi conti non tornano. Invece, ecco lo sproloquio sul direttore di gara di Juventus-Benfica, per i minuti di recupero non esatti, per il classico rigore mancante. Provinciale. Come tutti.
Il problema di fondo è che le nostre squadre hanno dimostrato di non essere competitive e Conte, se qui è un principe, al di la dei confini è un paggetto, un pulcino bagnato, ora costretto a guardarsi da casa la finale di Europa League con il telecomando in mano, forse pure perché il suo calcio non è vincente oltre l’Italia. Se la Juve non è all’altezza dell’Europa, figuriamoci le altre. Se Conte dovesse mai andare via dalla Juventus, chi sarebbe pronto ad accoglierlo a braccia aperte? Il Real, il Chelsea, il Manchester United? Difficile se non impossibile.
Vincere oggi qui non è come qualche anno fa, quando a dominare, è vero, era la Juve di Calciopoli, ma c’erano anche tanti grandi squadre più o meno dello stesso livello, basti pensare al Parma, con cui sia Juve che Roma quest’anno hanno fatto sei punti. Alla fine aveva ragione Capello: il campionato italiano non è allenante per l’Europa. I dati dicono questo. Al di là delle lotte di cortile. E ora siamo i primi degli ultimi. Qui litighiamo tra di noi, tu sei brutto, tu sei bello, tu sei provinciale. Gli altri ci ridono in faccia.
Fonte: Sport – Il Messaggero – di Alessandro Angeloni

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