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Giusto o sbagliato che sia

Girando lo sguardo verso il nostro passato di coppia, oltre alla gioia del giorno che ci siamo conosciuti, alla gioia del giorno del nostro matrimonio, alla gioia della nascita del nostro unico figlio Federico, una data è impressa in maniera indelebile nel nostro cuore, quel 31 gennaio 2008 ore 19.00.
Se ritorniamo a quel giorno è come tutto fosse avvenuto come in un film. Guardi il film, viv la trama, ne discuti con gli amici all'uscita del cinema e poi lentamente tutto si cancella per poi dimenticare.
Quel giorno invece è il giorno che ha cambiato la nostra vita. E' la data dell'incidente di nostro figlio.
Ancora adesso ci sembra di essere su quella porta del pronto soccorso. Io a cercare una sigaretta che non avevo non avendo il vizio del fumo e mia moglie distesa su quel lettino con gli occhi pieni di lacrime a chiedersi come sarebbe an data a finire.
E poi ancora quel mio andirivieni per quella rampa piena di un continuo via vai di ambulanze, del suono delle sirene,di brusche frenate, sotto a quel cielo buio senza una stella.
Quel meccanico modo di camminare, quell'andirivieni senza scopo, quel vedere con gli occhi ma con la testa vuota senza una spiegazione.
Intanto all'interno di quel pronto soccorso si stava consumando il dramma di un ragazzo di 23 anni che lottava tra la vita e la morte.
In un angolo nel corridoio il lettino con sopra mia moglie e l'infermiera che gli porge il bicchiere, un calmante e l'attesa tra la vita e la morte.
L'arrivo degli amici, gli sguardi impauriti, i capi chini con le mani tra la testa.
Una telefonata per chiamare qualcuno che speri ti dia una speranza, il chiudere la conversazione e osservare il display del cellulare con lui che sorride accanto alla mamma in un giorno di non molto tempo fa.
I corridoi tutti bianchi dove a quell'ora non c'è più nessuno, dove a volte manca la luce, dove non si sa dove andare ma, invece, si arriva.
Quell'ambulatorio dove il medico ti spiega cosa è successo, quale è il problema, cosa si è danneggiato, che sarà difficile, non passerà la notte ma, è come tu non avessi capito.
Solo una voce che ti sembra lontana ma è invece al tuo fianco che chiede di poterlo vedere che con lo sguardo ti cerca per andare assieme ma con la testa gli fai di no. No non me la sentivo o forse non ne avevo il coraggio.
Poi la rianimazione, la degenza in neurochirurgia, il periodo alle malattie infettive, il ritorno in neurochirurgia, l'operazione e il trasferimento al primo centro riabilitativo il 24 aprile 2008.
Nove mesi vissuti in quel primo centro con la speranza in prima fila e, Federico, che ci dava segnali di coltivare quella speranza.
Altri cinque mesi in un altra struttura, altri quattro ancora in un'altra.
Poi il ritorno a casa.
Lo avevamo pensato come una fine e un nuovo inizio invece nulla di tutto questo. Un percorso ad ostacoli, un credere e rendersi conto di tutto il contrario.
Nessun aiuto, solitudine, frustrazione, impreparazione dei professionisti, incapacità e mancanza di solide basi economiche degli enti sociali e delle aziende pubbliche preposte al servizio delle persone disabili.
Tutto il peso del diversamente abile sulle spalle della famiglia, io e mia moglie, l'altra famiglia assente.
Direttori di distretto lautamente retribuiti contro, assistenti sociali impreparate, sostegno psicologico nullo, sostegno a nostro figlio meno di zero.
Non abbiamo mai mollato, non ci siamo mai arresi a nessun tipo di “sentenza”...resterà per sempre in una sedia a rotelle, non parlerà mai più, non sappiamo se riuscirà a capire, sarà per sempre incontinente, non volate troppo in alto, fermatevi, mettetevi tranquilli e fidatevi di chi è del settore e il tempo poi farà il resto.
Se avessimo dovuto ascoltare i “loro buoni consigli” nostro figlio lo avremmo certamente perduto per sempre.
Dopo sei lunghi anni di lavoro pensiamo di aver dato un minimo di autonomia a Federico, è ritornato a camminare, parla e capisce quel che dice e quello che gli viene detto, è autosufficiente nel radersi, nel lavarsi, nel mangiare e, cosa più importante, pensiamo di averlo incamminato verso una nuova vita, diversa da quella di prima, il Federico di prima non c'è più, la sua vita di prima non c'è più ma, una vità c'è ed è su quella che si deve ancora continuare a lavorare.
Sono stati sei faticosissimi anni che non hanno risolto certamente tutti problemi ma hanno dato la possibilità a nostro figlio di riappropriarsi di tante piccole cose che sembravano a lui precluse.
La fatica ora sta prendendo il sopravvento e, nostro malgrado, ci vediamo costretti ad intraprendere una strada nuova, un percorso che non sarà certamente, almeno nei nostri pensieri, la fine. Un ulteriore stimolo all'acquisizione di altre abilità della vita quotidiana.
E' pronto il suo ingresso in una comunità con persone con il suo stesso problema, persone divenute disabili chi per una cosa chi per un'altra. E' arrivato il momento per lui, per il suo papà, per la sua mamma, di staccare la spina che fino ad ora ha tenuto accesa la speranza.
Si accende ora la luce di una candela che dovrà essere alimentata perchè non si spenga, una luce che speriamo arrivi ad essere una seconda spina.
Probabilmente questo distacco dal lunedi al venerdi farà sicuramente bene a mia moglie ed a me che, finalmente, avremo un po' di tempo per ricaricare le pile e farà sicuramente bene anche a lui a contatto con nuove persone, con nuove regole di vita comunitaria, con il doversi adattare ai ritmi di un'esperienza nuova.
Dove, per quei cinque giorni, dovrà fare a meno del sostegno della mamma e del papà.
Giusto o sbagliato che sia ogni cosa si fa pensando che serva a qualcosa, certamente, se fosse il contrario, non ci sarebbe ragione di provare.
Giusto o sbagliato che sia .  

Commenti

  1. secondo me è giusto. Un augurio a Federico e a voi, genitori meravigliosi.

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