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Ordinaria follia giornaliera

Il tempo è trascorso ed è quasi passato un anno. Uno squillo di telefono : “Buongiorno, è il Tribunale di Xxxxxxx, Volontaria Giurisdizione, è convocato dal Giudice Tutelare per il giorno x alle ore x, mi raccomando non manchi”.
Una convocazione da parte del Giudice Tutelare cosa poteva voler dire ? In cinque anni, a parte la presentazione del rendiconto annuale delle spese sostenute per mio figlio non c’erano stati mai altri contatti.
Era il tempo che mi ero appena dimesso dal lavoro, d’accordo con mia moglie, per seguire nostro figlio . Purtroppo dopo la brutta esperienza di circa un mese in un centro residenziale eravamo giunti alla conclusione che era meglio essere soli, come è sempre stato, che, male accompagnati.
Ero andato a prenderlo perché non potevo sopportare l’idea che un ragazzo di 27 anni, pur con tutti i suoi problemi, fosse costretto a un regime di vita da casa di riposo, peggiorando e cancellando tutti i miglioramenti faticosamente raggiunti.
Certo era stata una nostra decisione mandarlo in quel centro  ma, doveva essere solo per un breve periodo, un periodo di “sollievo”, soprattutto per mia moglie che, tra il lavoro e nostro figlio era arrivata a un punto di non ritorno.
Cinque lunghi anni dove, a parte il periodo iniziale, non abbiamo mai avuto un punto di riferimento, non c’è mai stata una vera volontà da parte dei servizi sociali di venirci in aiuto anzi, sembrava quasi che metterci i bastoni tra le ruote, provocasse loro una specie di “orgasmo”.
Punto di riferimento che neanche la “famiglia” è stata in grado di essere, se per famiglia intendiamo tutto il grado di parentele connesse, sorelle ,fratelli, nipoti, cugini ecc.
Certamente sicuramente il contrario. Il problema è vostro voi dovete conviverci e darvi da fare, lo stress è cosa importante e non possiamo mettere a repentaglio la stabilità della “nostra famiglia”.
E così come in mezzo all’oceano alla vana ricerca della riva.
La telefonata, non riuscivo proprio a capire cosa poteva esserci in quella convocazione.
Per mia fortuna avendo dei contatti all’interno del tribunale vengo a conoscenza che un incontro con quei due bei tomi dell’assistente sociale e del “direttore” area disabilità adulta con il giudice tutelare stesso muove questa richiesta di convocazione per gravi comportamenti da parte mia, padre e amministratore di sostegno del disabile mio figlio, da mettere a repentaglio tutte le proposte riabilitative (????) dell’area con grave ripercussioni sul disabile stesso.
Allibito è il minimo sfogo che provo in quel momento.
Da una parte “l’assistente sociale dalle rosse labbra e dalla scollatura generosa” che in cinque anni avrà visto mio figlio due volte, dall’altra “il direttore il magico Alverman” che, per il primo periodo, non sapevo neanche esistesse e che poi ha fatto più danni che altro.
Dopo il primo momento la prima cosa che faccio è quella di prendere il telefono e di chiamare “il magico Alverman”.
Con un numero nascosto altrimenti sicuramente dall’altra parte non avrei mai ottenuto risposta.
Con tutta la rabbia che avevo in corpo l’ho messo davanti ai suoi errori e incapacità, ottenendone, come risposta, la completa sicurezza di un incapace che pretendeva di aver fatto la cosa giusta.
Un anno fa.
Dodici mesi senza che quei due bei tomi si siano mai fatti sentire, senza, nonostante la consapevolezza del direttore di distretto dell’errore commesso, gli sia mai passato per l’anticamera del cervello la possibilità di alzare il telefono ed almeno scusarsi.
Niente di tutto ciò.
In convocazione dal giudice tutelare siamo dovuti andare e con me mio figlio, mia moglie e la dottoressa che lo segue. Abbiamo spiegato, ha sentito mio figlio,ha capito, tutto si è risolto ma, l’offesa morale nei confronti di noi tre quella non verrà mai cancellata, le spese economiche purtroppo, neanche.
Siamo il paese dove sono stati eliminati i manicomi ottenendo il plauso di tutta Europa, ma, per certe persone sarebbero certamente da riaprire  

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