31 ottobre 2013

Federico, quasi un anno dopo

Penso che ogni ente preposto a seguire persone con disabilità acquisita, dovuta da incidenti, Ictus, TCE, ect, dovrebbe avere come obiettivo principale il potenziamento della qualità della vita, attraverso l’aumento delle competenze sociali e dell’autodeterminazione per il raggiungimento di una vita autonoma che non finisca necessariamente all’interno di una struttura (RSA). Risulta fondamentale, pertanto, “creare condizioni attraverso le quali la persona possa sperimentare il normale rispetto al quale ha diritto.
D’altro canto “ogni persona, in qualunque momento della sua vita può trovarsi in condizioni di salute che, in un ambiente negativo, divengono disabilità”
Da quel 9 gennaio 2013, quando ho deciso di lasciare il mio posto di lavoro per seguire direttamente mio figlio, disabile acquisito, dopo un incidente stradale, ho cercato, e spero di esserci riuscito, di crearli spazi di vita in cui abbia avuto la possibilità di confrontarsi, socializzare e sperimentare un percorso di “vita autonoma” nell’ambito di gruppi guidati da operatori e inseriti in un ambiente in cui ruotano figure altre quali volontari, tirocinanti, riabilitatori psichiatrici, facilitatori sociali della salute mentale, soggetti in fase di riabilitazione e riabilitati.
Il contesto che ho trovato, in una associazione della provincia veneta, mi è sembrato un ambiente stimolante, ricco e denso di lavoro continuo di trasformazioni relazionali e comportamentali, caratterizzanti la cultura dell’auto-aiuto e del protagonismo degli utenti nel loro percorso di emancipazione.
Mio malgrado, ho dovuto uscire dalla zona della provincia di appartenenza, in quanto nell’ambito della disabilità acquisita, non esistono esperienze di competenza della mia Ulss dedicate a percorsi di vita autonoma e a percorsi di formazione, non soddisfando il bisogno presente nel territorio.
Il metodo di lavoro in cui, dopo varie ricerche, sono riuscito ad inserire mio figlio Federico presenta aspetti innovativi e specifici per la tipologia dei soggetti destinatari: per il carattere formativo di accompagnamento determinato e rispondente alle aspettative di tutte le parti coinvolte, per la metodologia di costruzione progettuale seguita per e insieme con i servizi e le persone destinatarie.
Una metodologia di lavoro, quindi,  che mette in evidenza e affronta la necessità assoluta che gli operatori impegnati in progetti di questo tipo siano adeguatamente qualificati, motivati e coordinati. Questa necessità più o meno cogente in ogni tipo di cura, assume un significato ed un profilo particolari nell’ambito della cura educativa e dell’approccio centrato sulla persona che caratterizzano peculiarmente la relazione di aiuto alle persone con disabilità : “Nel riconoscere all’altro la dignità di persona, la relazione educativa – diversamente da quella clinica – individua nell’interlocutore non la debolezza di essere bisognoso di aiuto ma la forza che ogni persona reca in sé, sempre e comunque, delle risorse intellettive, volitive e morali per affrontare il cambiamento.”
A questo concetto sono ispirate le cure praticate nel percorso abilitativo sostenuto da interventi multidisciplinari e monitorato con rigore di ricerca scientifica; i buoni risultati conseguiti dai diretti assistiti sono anche attribuibili alle cure parallele dell’auto-aiuto che hanno sostenuto i loro familiari.
Forse, dico forse, perché non esiste mai sicurezza con persone come mio figlio Federico, tra non molto potrò ritornare alla mia vita lavorativa di una volta. Certo, ci sarà sempre la necessità che qualcuno, durante la giornata, stia con mio figlio ma, sarà tutto probabilmente più facile e gestibile con Federico più vicino al cambiamento che si è sempre, famigliarmente cercato di arrivare.  

Quel luogo del passato

Quasi tutti i giorni percorro la via principale del mio paese e, proprio a metà della stessa, il mio sguardo si alza e guarda verso quelle finestre chiuse. Lì è rimasta la mia adolescenza, li mi sembra sempre di rivedere la mamma su quel terrazzo che guarda verso la strada. E’ il luogo a cui rivolgo sempre un pensiero ed un sorriso come ad accarezzarlo, luogo che mi ha donato amarezze e gioie, luogo che ha visto nascere e morire speranze, luogo che fa rivivere in me quello scorcio di vita con i suoi ricordi, e le sue emozioni. Mamma e papà su quel terrazzo mentre guardavano il sole tramontare con l’ultimo giro festante delle rondini che poi andavano a dormire. Pensieri…che poi adagio sul mio amico foglio plasmandoli con le emozioni e dando loro vita con l’inchiostro del cuore

VENEZIA, ecco l’isola del divertimento

Un'isola di 40mila metri quadri che ospitava un inceneritore, che ora è abbandonata e che entro due anni potrebbe diventare però un'isola culturale e un parco dei divertimenti. La seconda definizione dell'«Isola San Biagio» piace poco all'azienda Zamperla che ha lanciato il progetto ieri per la prima volta a Venezia all'università di Ca' Foscari ma sull'isola accanto al percorso culturale pensato per le scuole e la città (la ricostruzione dell'ambiente lagunare originario delle barene avrà al centro un tunnel trasparente che permetterà di vedere i fondali, la flora, la fauna dell'ecosistema lagunare) ci saranno anche ruote panoramiche, montagne russe e scivoli panoramici.
«Per lanciare un progetto culturale ci dev'essere anche il divertimento - spiega Alberto Zamperla - abbiamo realizzato ovunque nel mondo progetti di questo tipo, qui l'isola era inutilizzata». Verissimo. Tant'è che l'azienda ha avuto una concessione per quattro anni da parte del Magistrato alle acque e che adesso l'azienda si sta occupando di fare i carotaggi per capire il livello dell'inquinamento del terreno. Sono 80 i milioni previsti per la spesa dall'azienda, bonifica compresa.
Tre i percorsi a tema pensati per il parco: quello naturalistico dedicato alle barene, quello storico dedicato alla battaglia di Lepanto, quello culturale dedicato al Carnevale che prevede un'animazione a tema e spazi per teatro e cinema. E spazi pubblici dedicati ai veneziani, ovviamente. Per il momento il progetto, presentato a Comune e Sovrintendenza è in attesa del via libera ufficiale tramite l'iter in Consiglio Comunale.

Noi stessi

Più ci si incammina nella vita, più il bisogno di profondità aumenta. Verso le cose, le persone, ciò che si ama ed anche verso noi stessi, che rimaniamo tuttavia sempre un poco sconosciuti ai nostri occhi.
Jean Guitton

30 ottobre 2013

Decadenza del delinquente: vi chiedo: ma non ne avete i coglioni pieni di sta gentaglia???

Bondi (Pdl): “Fanno bene a trattarci così”
“Se una maggioranza comprendente il Pdl avesse imposto uno stravolgimento del regolamento parlamentare alla vigilia del voto riguardante un leader della sinistra, le piazze sarebbero in fiamme e le istituzioni sarebbero sotto assedio. E noi invece che facciamo? Ci limitiamo a delle belle dichiarazioni di facciata, più o meno sentite. Probabilmente – lo ripeto una seconda volta – fanno bene a trattarci così, perché non dimostriamo alcuna fede politica autentica e nessuna vera convinzione”.
Casson (Pd): “Con Schifani presidente su Lusi, il voto fu palese”
“In riferimento ai violenti attacchi mossi da molti esponenti del Pdl è bene chiarire che la Giunta del Senato ha semplicemente applicato il regolamento uniformandosi così al regolamento della Camera dei Deputati che per la decadenza di un parlamentare prevede già il voto palese, trattandosi di un voto a salvaguardia di un Parlamento pulito e trasparente e non di una persona. Anche la prassi del Senato (dal caso Andreotti del 1993 ai più recenti del 2012) conferma tale interpretazione”. 
Bernini (Pdl): “Impossibile continuare a sostenere Letta”. “La giunta ha partorito un mostro costituzionale contro Silvio Berlusconi”, afferma la senatrice del Pdl Anna Maria Bernini. “E’ impensabile che diamo i nostri voti per sostenere il governo di cui fa parte un partito, il Pd, che vuole decapitare il nostro leader Berlusconi”, sottolinea. “E’ una situazione di una gravità inaudita, se ne trarranno le conseguenze”.
Taverna (M5S): “Subito la conferenza dei capigruppo per fissare data del voto”. “Ogni ora chiederò al presidente del Senato Grasso di indire una capigruppo” per fissare il giorno dell’aula sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore. Lo dice Paola Taverna capogruppo M5S al Senato. “Lo farò ogni ora -assicura- anche a mezzanotte, sono già pronta a rimettere la sveglia per la notte”.
Schifani (Pdl): “Pagina buia”. E minaccia “conseguenze”. “Una pagina buia per le regole parlamentari”, è il commento a caldo del capogruppo Pdl in Senato Renato Schifani. “La Giunta , a maggioranza e con un voto deliberatamente politico, ha violato le regole in maniera surrettizia, con grave responsabilità dello stesso presidente del Senato, per consentire al Pd e ad altre forze di imporre ai loro senatori un voto contro il leader del centrodestra. La giornata di oggi”, conclude, non potrà non avere conseguenze. Daremo risposte concrete con il massimo della determinazione”.
Rotondi (Pdl): “Da Senato e Pd voto squadristico”
“Quelli del Pd non sono nemmeno più comunisti: il Pci mai avrebbe cambiato il regolamento per cacciare dalla politica l’avversario. Dal Senato oggi viene un atto squadristico”. 
Grillo (M5S): “Voto palese, voto 5 Stelle”. ”Voto palese, voto 5 Stelle!”. Così Beppe Grillo in un tweet commenta a caldo il via libera della Giunta del Regolamento alla proposta M5S sul voto palese per la decadenza di Silvio Berlusconi da parlamentare.
Alfano (Pdl): "La decisione di Sc e Pd di sostenere il voto palese col M5S è la violazione del principio di civiltà che regola, da decenni, il voto sulle singole persone e i loro diritti soggettivi. E ora, innanzitutto in sede parlamentare, lì dove si è consumato il sopruso, sarà battaglia per ripristinare il diritto alla democrazia".
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Il destino non ti avverte

Sia i baci che i manrovesci del destino illustrano l’impotenza personale di ogni individuo sugli eventi significativi della sua vita. Cioè, quasi nessuna delle cose importanti ti accade perché così l’avevi pensata. Il destino non ti avverte, sbuca all’improvviso da un vicolo e quasi sempre indossa un impermeabile.
David Foster Wallace   

Culodritto

Ma come vorrei avere i tuoi occhi, spalancati sul mondo come carte assorbenti 
e le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi o pentimenti, 
ma come vorrei avere da guardare ancora tutto come i libri da sfogliare 
e avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare... 

Culodritto, che vai via sicura, trasformando dal vivo cromosomi corsari 
di longobardi, di celti e romani dell' antica pianura, di montanari, 
reginetta dei telecomandi, di gnosi assolute che asserisci e domandi, 
di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi, 

anche se non avrai le mie risse terrose di campi, cortile e di strade 
e non saprai che sapore ha il sapore dell' uva rubato a un filare, 
presto ti accorgerai com'è facile farsi un' inutile software di scienza 
e vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienza... 
Culodritto, cosa vuoi che ti dica? Solo che costa sempre fatica 
e che il vivere è sempre quello, ma è storia antica, Culodritto... 

dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto 
per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto; 
vola, vola tu, dov' io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare 
e dove è ancora tutto, o quasi tutto... 
vola, vola tu, dov' io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare 
e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare...
Francesco Guccini

Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore

Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.
Steve Jobs

29 ottobre 2013

Fbc Unione Venezia: Riapre il Pierluigi Penzo

Dopo essere stato chiuso per 5 mesi a causa dello stato precario delle torri-faro, lo stadio Penzo è finalmente agibile.
Il DS Andrea Gazzoli si dichiara felice e si augura di ricevere presto il nulla-osta dalla commissione Criteri Infrastrutturali "Se riusciremo ad inoltrare in mattinata tutte le carte necessarie, tra stasera e domani mattina potremo annunciare il ritorno al Penzo contro la Reggiana".
Lo stadio di Sant'Elena,che ha compiuto da poco il suo 100 compleanno, è stato reso più sicuro. Ci sarà, infatti, un sistema di videosorveglianza in funzione 24 ore su 24, come ha spiegato Gazzoli. Il campo è in buone condizioni, ma bisognerà rendere presentabile la struttura prima del ritorno, pulendo i locali, gli spogliatoi dopo una chiusura di 5 mesi. 
Soddisfatto anche l'assessore ai lavori pubblici della città lagunare per essere riusciti a rispettare le scadenze, seppur molto impegnative sul piano temporale.    

Autunno

Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.
Vincenzo Cardarelli

28 ottobre 2013

Sentire

Mi piace il verbo sentire. Sentire il rumore del mare, sentirne l’odore.  Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra. Sentire l’odore di chi ami, sentirne la voce e sentirlo con il Cuore. Sentire è il verbo delle emozioni, ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente…
Alda Merini 

Fbc Unione Venezia: Da Busto Arsizio con zero punti

Pro Patria-Venezia 1-0 Campionato Nazionale Lega Pro 1 - Girone A - 8^ Giornata 
Prima vittoria casalinga per la Pro Patria. A decidere l'incontro è Serafini, abile a trasformare un calcio di rigore. Partita, quella disputata allo "Speroni" di Busto Arsizio, dai due volti: un primo tempo noioso, con rarissime occasione sia da una parte che dall'altra. La ripresa, invece, inizia evidentemente con un altro piglio, soprattutto per quanto riguarda i padroni di casa. I bustocchi, infatti, hanno due occasioni in tre minuti per portarsi in vantaggio. Il lob di Giorno dopo 20 secondi sfiora la traversa, mentre la rasoiata di Mignanelli in area di rigore non trova compagni capaci di ribadire in rete. La gara si tinge di biancoblu all'80 quando l'arbitro fischia un giusto calcio di rigore a favore dei locali. Il portiere lagunare dribbla nell'area piccola Serafini, ma si allunga troppo il pallone, Moscati tocca la sfera e viene steso dal portiere veneziano. Serafini si presenta dal dischetto e non sbaglia, spiazzando l'estremo arancioneroverde. Gli ultimi dieci minuti non regalano grandi emozioni e così la Pro Patria esce finalmente vittoriosa dal proprio campo. Dispiace non portare a casa un risultato importante su di un campo difficile. La Pro Patria non ci è certamente inferiore e non merita i punti che ha in questo momento. La partita è cambiata quando i biancoblù sono passati dalle tre punte al trequartista mettendoci in grossa difficoltà. Qui uno 0-0 poteva bastarci, ma non siamo riusciti ad ottenerlo. Ora si deve proseguire come si era fatto prima di questa partita per fare un campionato di livello.

Pro Patria-Venezia 1-0
Reti: 81^st. Serafini (PP) su rigore
Arbitro:  Sig. Ceccarelli di Rimini    

Classifica fino alla 9^posizione
Virtus Entella 20
Pro Vercelli 18
Cremonese 15
Venezia 13
Savona 13
Albinoleffe 13
Reggiana 10
Como 10
Feralpisalò 10

E’ un prodigio l’attimo

Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi: salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo. È così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere ed il suo dispiacere, attaccato cioè al piolo dell’attimo e perciò né triste né annoiato… L’uomo chiese una volta all’animale: “Perché mi guardi soltanto senza parlarmi della felicità?” L’animale voleva rispondere e dice: “Ciò avviene perché dimentico subito quello che volevo dire” – ma dimenticò subito anche questa risposta e tacque: così l’uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso, di non poter imparare a dimenticare e di essere sempre accanto al passato: per quanto lontano egli vada e per quanto velocemente, la catena lo accompagna. È un prodigio: l’attimo, in un lampo è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via – e improvvisamente rivola indietro, in grembo all’uomo. Allora l’uomo dice “Mi ricordo”.
Friedrich Nietzsche, Considerazioni inattuali

27 ottobre 2013

Lou Reed



Se ne è andato la perfetta icona del rock 

Organizzazione Sociale

Affinché tutti possano vivere bene, l'organizzazione sociale deve essere semplice ed efficiente, al contrario oggi è tremendamente complessa ed inefficiente.
Carl William Brown

26 ottobre 2013

Prendi e vai

Vedrai  cose, conoscerai gente e ti insegneranno molto. Dovrai farlo in regime di economia, niente motel, preparati il mangiare da solo e, come regola generale, spendi il meno possibile, perché così ti ritroverai ad apprezzare immensamente ogni cosa. Non esitare e indugiare in scuse. Prendi e vai. Sarai felice di averlo fatto.
Jon Krakauer

Salute: dalla Grecia arriva l’iniziativa del Tweeting bra: ecco come funziona

Salute, arriva il reggiseno contro il tumore al seno? A lanciare l’iniziativa, è un’azienda greca, la OgilvyOne di Atene. Ma come funziona tutto ciò? Il meccanismo è, tutto sommato, abbastanza semplice: quando l’indumento intimo viene sganciato, automaticamente parte un segnale grazie ad un dispositivo posto sotto il gancio del reggiseno. Questo segnale poi, arriva grazie a al cellulare, il quale a sua volta lo fa rimbalzare in un server dedicato all’iniziativa che poi infine genera il tweet. Passaggi semplici, automatici, al termine dei quali, la donna può ogni volta leggere l’avviso di far da sé una prima prevenzione, contro, è bene ricordarlo, la patologia tumorale tra le più diffuse. Come leggere il messaggio? Basta andare su @tweetingbra ed il gioco è fatto. La campagna è partita dalla Grecia, dove ha sede l’azienda sperimentatrice e dunque, per chi lo volesse provare qui in Italia, si aspetti un messaggi in lingua greca almeno fino al momento in cui, e vedremo in che misura, saranno coinvolti altri Paesi. Ma montano le polemiche: c’è chi ritiene tutto ciò una farsa, una campagna pubblicitaria oscena, che strumentalizza una tematica così importante, quale quella della prevenzione del tumore.
Può un tweet far riscoprire l’importanza della prevenzione alle donne su una delle patologie più diffuse? Chissà come andrà la situazione fra qualche mese, quando la prima sperimentazione del reggiseno hi tech produrrà i primi dati empiricamente verificabili. Infatti, dalla Grecia arriva un reggiseno che, una volta slacciato, produce un tweet sul social Twitter, che ricorda alle donne l’importanza dell’autopalpazione come prima arma di prevenzione contro il male al seno.
Fonte: Meteo Magazine

25 ottobre 2013

Fbc Unione Venezia: Ko in coppa Italia

Venezia-Cremonese 0-3 II Turno Coppa Italia Lega Pro
Il Venezia si scioglie nei 15 minuti centrali del primo tempo, lasciando via libera alla Cremonese nella Coppa Italia Lega Pro. 

Venezia-Cremonese 0-3
Reti: 22^pt. Bergamelli (CR), 23^pt. Abbruscato (CR), 35^pt. Abbruscato (CR) 
Arbitro: Matteo Proietti di Terni

L’ultima raffica di Salò

Dirà che non è una vendetta, quella che i governativi - infuriati - definiscono «un colpo di mano», «una coltellata» , ma soprattutto «l’ultima raffica di Salò». Dirà, come gli ha già detto due sere fa, che «non è una mossa contro di te Angelino, io ti voglio vice presidente del partito, non ho alcuna intenzione di affidarmi ai falchi, voglio gente fresca e nuova e tu sarai sempre con me, resterai mio erede». Ma la verità è che Silvio Berlusconi - che per oggi ha convocato un Ufficio di presidenza per votare la proposta di ritorno a Forza Italia con connesso azzeramento degli incarichi a partire da quello di Alfano come segretario per finire con quelli dei coordinatori - non ha dimenticato il «tradimento», così lo chiamano i falchi, della sua pattuglia di ministri. Non ha cancellato dai suoi occhi l’immagine di Alfano che si scambia il «cinque» con Enrico Letta appena ottenuta la fiducia alla Camera, sulla scia dell’evocata «fine del Ventennio». 
«La vendetta si serve fredda...» sibilano i falchi plaudendo alla scelta, che sembrava per il momento congelata, di lanciare Forza Italia e, di fatto, defenestrare il segretario, il leader di quegli Innovatori che ancora quattro giorni fa al Senato si contavano firmando una lettera a difesa del governo che era un modo per dire che i numeri per la sopravvivenza dell’esecutivo erano dalla loro parte e Berlusconi non aveva più armi. L’ex premier ha voluto dimostrare - a loro ma soprattutto a tutti i suoi avversari o possibili interlocutori, dai magistrati al Pd per arrivare al capo dello Stato - che le armi ce le ha ancora, o almeno ha la più importante: il partito. Quella Forza Italia della quale ritorna presidente e dominus assoluto, marginalizzando i governativi che adesso non escludono la scissione. 
La decisione era nell’aria, ma veniva rimandata di giorno in giorno. Ancora mercoledì sera, raccontano, Berlusconi appariva incerto: la paura di trovarsi un partito spaccato nel momento più difficile della sua vita politica lo portava a temporeggiare, sperando che i lealisti alla fine avrebbero accettato di buon grado uno slittamento almeno fino al voto sulla decadenza, e che gli innovatori gli sarebbero stati vicini indurendo la linea su governo e giustizia. 
Ma i lealisti erano ormai pronti a sferrare l’attacco. Glielo ha detto a brutto muso Raffaele Fitto: se cedi anche stavolta, la guerra la facciamo noi (e l’avvisaglia è stata l’imboscata sul voto per le riforme al Senato, mercoledì) perché «se altri mostrano la pistola per minacciarti, noi lo facciamo per salvarti». Quel Fitto che dopo il voto di fiducia ha riorganizzato le truppe sbandanti di falchi e non solo offrendo all’ex premier una sponda perché il Pdl non passasse armi e bagagli nelle mani di Alfano. 
Nell’ombra Verdini ha lavorato (con l’aiuto degli avvocati) anche alla formula tecnica per il passaggio: nell’Ufficio di presidenza di oggi saranno solo 24 gli aventi diritto al voto, quelli originari del primo Pdl, che comprendono molti ministri del governo del 2008 (Carfagna, Fitto, Galan, Gelmini, Matteoli, Prestigiacomo, Bondi, Rotondi, Vito, Scajola, Sacconi, Brunetta e lo stesso Alfano) quasi tutti oggi lealisti. Non ci saranno invece - schiaffo umiliante - gli attuali ministri e nemmeno Cicchitto (non più capogruppo), mentre dell’area governativa saranno presenti Formigoni e Giovanardi, con Schifani più defilato ma sempre più vicino ad Alfano. 
Al voto, non dovrebbero quindi esserci sorprese, e nemmeno dal punto di vista legale si prevedono guerre. Perché Berlusconi ormai ha deciso, dopo l’ultimo sfogo: «Mi hanno lasciato tutti solo mentre le procure mi sparano contro, ma io reagirò, farò vedere che chi comanda sono ancora io. E che sono pronto a tutto». E perché i governativi non hanno ancora deciso come reagire. Alfano, infuriato e sconvolto, era al Ppe, a Bruxelles, e non si aspettava una mossa così repentina, che lo ha ferito. Ora è al bivio: rompere, come gli consigliano i più duri dei suoi - da Cicchitto alla Lorenzin a Quagliariello,per i quali la decisione «è già presa, bisogna solo stabilire le modalità, non è un parricidio ma un infanticidio» - e costruire un partito centrista con quella parte del Pdl che si staccherà e Mauro e Casini. Oppure inghiottire l’amarissimo boccone e restare, aspettando che la bufera passi perché, come gli suggeriscono altri, «il dopo Berlusconi è già iniziato, e tu puoi giocartelo contro i falchi». È la decisione più difficile per Alfano, in ballo ci sono storie politiche, e la sorte del governo, sempre più in bilico. Ma dalla drammatica cena notturna dei governativi a emergere era una sola certezza: «Comunque finisca è una sconfitta per tutti. Per Berlusconi e per noi».

24 ottobre 2013

Reddito minimo

L’ultima ad entrare nel club è stata l’Ungheria, nel 2009. Tutti gli altri paesi dell’Europa a 28 (tranne Italia e Grecia) hanno adottato da tempo forme di reddito minimo garantito per consentire ai loro cittadini più deboli di vivere una vita dignitosa, così come l’Europa chiede fin dal 1992. Strumento pensato per alleviare la condizione di insicurezza di chi vive al di sotto della soglia di povertà, in caso di perdita del lavoro il reddito minimo scatta quando è scaduta l’indennità di disoccupazione (che in Italia è l’ultima tutela disponibile) e il disoccupato non ha ancora trovato un nuovo impiego. Ma nell’Ue ne beneficia anche chi non riesce a riemergere dallo stato di bisogno nonostante abbia un lavoro. Negli ultimi anni la tendenza generalizzata, secondo il rapporto The role of minimum income for social inclusion in the European Union 2007-2010 stilato dal Direttorato generale per le politiche interne del Parlamento Ue, è stata quella di razionalizzare i vari sistemi, cercando di legare più che in passato il sostegno a misure per rafforzare il mercato del lavoro in modo da creare occupazione e ridurre il numero dei beneficiari. Ma il reddito minimo continua ad assolvere alla sua funzione: quella di ultimo baluardo garantito dagli Stati contro l’indigenza.
DANIMARCA - Il modello scandinavo. Informato ai principi dell’universalismo, il sistema danese è tra i più avanzati del continente ed è basato su un pilastro principale: il Kontanthjælp, l’assistenza sociale. Il sussidio è tra i più ricchi: la base per un singolo over 25 è di 1.325 euro (escluso l’aiuto per l’affitto, che viene elargito a parte), che arrivano a 1.760 per chi ha figli. I beneficiari che non hanno inabilità al lavoro sono obbligati a cercare attivamente un’occupazione e ad accettare offerte appropriate al loro curriculum, pena la sospensione del diritto. A differenza della maggior parte degli altri paesi, il sussidio è tassabile. E se ci si assenta dal lavoro senza giustificati motivi, viene ridotto in base alle ore di assenza. Fino al febbraio 2012, poi, esisteva lo Starthjælp, letteralmente “l’indennità di avviamento ad una vita autonoma”, il cui contributo minimo era di 853 euro: il beneficio è stato abolito in un tentativo di riorganizzazione e razionalizzazione del sistema.
GERMANIA – Il modello centroeuropeo. In Germania lo schema di reddito minimo è basato su 3 pilastri: l’Hilfe zum Lebensunterhalt, letteralmente un “aiuto per il sostentamento“, un assegno sociale per i pensionati in condizioni di bisogno (Grundsicherung im Alter) e un sostegno ai disoccupati con ridotte capacità lavorative (Erwerbsminderung). Dal 1° gennaio 2013 il contributo di primo livello (il più alto) è di 382 euro per un singolo senza reddito. Sussidi per l’affitto e ilriscaldamento vengono elargiti a parte, come le indennità integrative per i disabili, i genitori soli e le donne in gravidanza. Lo Stato pensa anche alla prole: 289 euro per ogni figlio tra i 14 e i 18 anni, 255 euro tra i 6 e i 14 anni, 224 euro da 0 a 5 anni. La durata è illimitata, con accertamenti ogni 6 mesi sui requisiti dei beneficiari, a patto che chi è abile al lavoro segua programmi di reinserimento e accetti offerte congrue alla sua formazione. Ne hanno diritto i cittadini tedeschi, gli stranieri provenienti da paesi Ue che hanno firmato il Social Security agreement e i rifugiati politici.
REGNO UNITO – Il modello anglosassone. Oltremanica il reddito minimo è garantito da un complesso sistema di sussidi basati sulla “prova dei mezzi”, la misura del reddito dei richiedenti. L’Income Support è uno schema che fornisce aiuto a chi non ha un lavoro full time (16 ore o più a settimana per il richiedente, 24 per il partner) e vive al di sotto della soglia di povertà. Il sostegno ha durata illimitata finché sussistono le condizioni per averlo e varia in base ad età, struttura della famiglia, eventuali disabilità, risorse che i beneficiari hanno a disposizione: chi ha in banca più di 16mila sterline non può accedervi e depositi superiori alle 6mila riducono l’importo del sostegno. Le cifre: i single tra i 16 e i 24 anni percepiscono 56,80 pound a settimana, gli over 24 arrivano a 71,70 (per un totale di circa 300 sterline al mese, pari a 330 euro, contro le 370 del 2007). Un aiuto dello stesso importo garantisce la Jobseeker Allowance, riservata agli iscritti nelle liste di disoccupazione: “Per riceverlo il candidato deve recarsi ogni due settimane in un Jobcenter e dimostrare che sta attivamente cercando lavoro”. Lo Stato aiuta chi ha bisogno anche a pagare l’affitto e garantisce alle famiglie assegni per il mantenimento dei figli.
FRANCIA – Esperimento di reddito modulare. A due diversi tipi di sostegno rivolti ai disoccupati, si è aggiunto nel 1988 il Revenu Minimun d’Insertion, sostituito nel giugno 2009 dal Revenu de Solidarité Active. Ne ha diritto chi risiede nel paese da più di 5 anni, ha più di 25 anni, chi è più giovane ma ha un figlio a carico o 2 anni di lavoro sul curriculum. Un singolo percepisce 460 euro mensili (in aumento dai 441 del 2007), una coppia con 2 figli 966 euro. E il sussidio, che dura 3 mesi e può essere rinnovato, aumenta con l’aumentare della prole. Perché il sostegno non si trasformi in un disincentivo al lavoro, il beneficiario deve dimostrare di cercare attivamente un’occupazione, partecipare a programmi di formazione e l’importo del beneficio è modulare: man mano che cresce il reddito da lavoro, diminuisce il sussidio, ma in questo modo il reddito disponibile aumenta.

BUONE PRATICHE
Belgio. Quello belga è un sistema rigido, ma generoso: 725 euro il contributo mensile per un singolo. Con l’inizio della crisi Bruxelles ha, inoltre, aumentato le tutele, adottando nel luglio 2008 per gli anni 2009-2011 l’Anti-Poverty Plan, un’ulteriore serie di misure per garantire il diritto alla salute, al lavoro, alla casa, all’energia, ai servizi pubblici. Inoltre il Belgio è tra i paesi che, con Germania e Danimarca, consentono di rifiutare un lavoro perché non congruo al proprio livello professionale senza vedersi sospeso il sussidio (idea affine a quella proposta in Italia da M5S e Sel): un meccanismo studiato per contrastare quella fascia di lavori a bassa qualificazione che prolifera in conseguenza dell’obbligo di accettare un impiego per non perdere il sostegno.

Irlanda. Anche quello irlandese figura tra i sistemi più generosi: 849 euro il contributo massimo per un singolo. E grazie al Back to Work Allowance nell’isola un disoccupato che intraprende un’attività lavorativa continua ad usufruire dei sussidi per diversi mesi dopo l’avvio del lavoro. Anche se si riprendono gli studi si può richiedere un sostegno al reddito grazie al Back to study Allowance. 

Olanda.
 I Paesi Bassi, invece, oltre ad avere un sistema di manica larga con singoli (617 euro il contributo mensile massimo) e famiglie (1.234 euro, sia che si tratti di coppie sposate che di coppie di fatto, con figli e senza) hanno messo a punto il Wik, una misura specifica per gli artisti, studiata per garantire una base economica a chi si dedica alla creazione artistica.
 
RISULTATI. Secondo uno studio commissionato dalla Commissione Europea basato sui report nazionali dello Eu Network of National Independent Experts on Social Inclusion, sono rari i casi in cui il reddito minimo “riduce sensibilmente i livelli aggregati di povertà”: “i paesi che meglio riescono ad elevare le condizioni dei loro cittadini più deboli verso la soglia di povertà sono Irlanda, Svezia, Paesi Bassi e Danimarca”. Svolge, invece, un ruolo importante “nel ridurre l’intensità della povertà”. 

ESPERIMENTI NEL MONDO: IL REDDITO DI CITTADINANZA IN ALASKA E BRASILE. A differenza del reddito minimo, il reddito di cittadinanza, in inglese basic income, è una forma universalistica di sostegno del reddito garantita dallo Stato a tutti i cittadini maggiorenni a prescindere dai loro averi e dalla loro disponibilità a lavorare. Secondo la Global Basic Income Foundation, l’unico paese al mondo in cui esiste un reddito di cittadinanza è l’Alaska. Dal 1982 l’Alaska Permanent Fund, nel quale confluisce almeno il 25% dei proventi dei giacimenti di petrolio e gas dello Stato, garantisce un dividendo a tutti i cittadini residenti da almeno un anno. L’importo varia in base a proventi annui del settore minerario: nel 2011 è stato di 1.174 dollari, nel 2008 aveva toccato i 2.100. E si tratta di un sostegno individuale, quindi una famiglia composta da 5 persone riceverà 5 sussidi. Il Brasile, invece, si è dotato di un basic income, la Bolsa Familia, con la legge n. 10.835/2004 promulgata dal presidente Lula l’8 gennaio 2004. In base ai dati della Banca Mondiale, in questi anni la percentuale di persone che vivevano sotto la soglia della povertà (fissata nelle parti più ricche del mondo emergente a 4 dollari al giorno) è scesa dal 42.84%, del 2003 al 27.60% del 2011. E, secondo il Ministero per lo Sviluppo Sociale, il budget per il programma sarà portato dai 10,7 miliardi di dollari del 2012 a 12,7 nel 2013.
Fonte: Il Fatto Quotidiano - di Marco Quarantelli -

23 ottobre 2013

Idee

Perché le idee sono come farfalle che non puoi togliergli le ali, perché le idee sono come le stelle che non le spengono i temporali, perché le idee sono voci di madre che credevano di avere perso, e sono come il sorriso di Dio in questo sputo di universo.
Roberto Vecchioni, Chiamami ancora amore

22 ottobre 2013

Una via d’uscita

Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d’uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un’altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro… Non ci si butti mai a capofitto nell’azione, che non si subisca passivamente la situazione, che si coordinino le azioni, che si facciano scelte ragionate, che ci si propongano, a titolo d’ipotesi, mete intermedie, salvo a correggere l’itinerario durante il percorso, ad adattare i mezzi al fine, a riconoscere le vie sbagliate e ad abbandonarle una volta riconosciute.
Norberto Bobbio, Autobiografia

Responsabilità

La vita è responsabilità. E invece stiamo facendo appassire la nostra vita, il nostro futuro nell’eterna assoluzione di noi stessi. La colpa è sempre degli altri: di chi è al governo o al municipio, della dottoressa dell’Asl, del vigile urbano. La colpa è del geometra. Siamo poveri per colpa degli altri, stiamo male per colpa degli altri. Colpa loro: la scelta più agevole per un ignavo. L’indice puntato.
Ascanio Celestini

21 ottobre 2013

Oltre un mese fa…buon compleanno Blog

Un altro anno è passato e questo blog compie 6 anni.
Tutto è nato da un amichevole colloquio con un mio amico blogger e… perché no, visto e considerato che tutto quello che io scrivevo e quello che raccoglievo di scritti per me interessanti finivano riportati in tanti foglietti che poi, immancabilmente finivano, opss, nella spazzatura. Un grande grazie a tutti coloro che mi stanno seguendo come lettori abituali e anche a quelli che ogni tanto transitano dalle mie parti e poi non ritornano più.

Grazie Sallusti sei un icona del giornalismo…dei lxxxxxxxo

Un porco, un peccatore impunito, un maniaco sessuale. Insaziabile e inarrestabile. Di chi parla in prima pagina Il Giornale? Di John Fitzgerald Kennedy e del “bunga bunga più democratico del mondo”: “rivelazioni choc”, così le definisce l’autore, emerse dall’aggiornamento aggiunto da Sarah Bradford alla biografia su Jacqueline Kennedy, pubblicato sul Daily Mail e tradotto daDagospia. Un capitolo a luci rosse, frutto di “operazioni non certo nuovissime”, si legge nell’articolo pubblicato dal quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. E’ facile infatti prendersela, a 50 anni di distanza dalla morte, con “l’icona di un tempo remoto”, lasciando “da parte per un attimo il suovalore pubblico” e “sbirciando dal buco della serratura il suo privato”. Uno sbirciare dal quale inevitabilmente viene fuori che tutti i potenti hanno “le proprie debolezze, le proprie meschinità, le proprie nevrosi“. 
Berlusconi come Kennedy, un “maniaco sessuale” Ecco allora venire a galla “i vizietti” di Jfk: “C’è il Kennedy che ‘alle feste della Casa Bianca ballava con tante ragazze diverse, per cinque minuti ciascuna. Poi sparivano assieme al piano di sopra e tornavano dopo venti minuti’. C’è il Kennedy che ‘prima di un party newyorkese chiede alla padrona di casa se le è possibile invitare un gruppo di belle ragazze. Dopo aver parlato con ciascuna di loro, emette la sua sentenza: prendo questa. E se la prende’. C’è il Kennedy che ‘aspetta la preda direttamente nella piscina della Casa Bianca, facendola arrivare dentro il bagagliaio di una macchina fidata’”. C’è un Kennedy, insomma, che assomiglia a un’altra “icona di un tempo” per ora non ancora remoto, un’icona tutta italiana per cui il termine ‘bunga bunga’ è stato addirittura coniato. Silvio Berlusconi, insomma, come John Kennedy. Del resto, non è la prima volta che i due vengono accostati con tanto di bufala annessa. 
“Ecco Kennedy. Altroché l’harem di Silvio”, ma è una bufala - E’ il 28 dicembre del 2009 quando il sito Tmz mette in rete una foto di un giovane Jfk su uno yacht contornato da un gruppo di giovani ragazze nude. La notizia viene ripresa da tutti i siti del mondo poche ore dopo, Italia compresa. E a rilanciarla con maggiore risalto è proprio la stampa più vicina al Cavaliere, Il Giornalein primis come ricostruisce il sito Nonleggerlo. Peccato però che sia tutto falso: si tratta di una rielaborazione di un’immagine di Playboy del novembre 1967. Lo ammette lo stesso Tmz: “Quello nella foto non è Kennedy”. Ma mentre tutti i siti registrano la svista (sono solo le 19), altri fanno finta di non vedere e lasciano la prima versione della notizia: Libero, L’Occidentale, Il Giornale e Il Foglio ci mettono molte ore prima di correggere il tiro. Anzi, Il Giornale esce con una foto in prima pagina dal titolo “Ecco Kennedy, mito della sinistra. Altroché l’harem di Silvio“. Poi la ribattuta: “Un falso la foto dello scandalo, il gossip colpisce anche Kennedy”. Che la si prenda da un lato o dall’altro, la notizia serve sempre a scagionare Berlusconi, un uomo potente colpito dall’invidia degli avversari che, pur di distruggerlo, sbirciano dal buco della serratura del suo privato lasciando da parte il suo valore pubblico (proprio come per Kennedy). Del resto, è proprio nel 2009 che scoppiano molti dei casi che porteranno l’allora presidente del Consiglio a dover dare le dimissioni nel novembre 2011: dalla partecipazione alla festa della 18enne Noemi Letizia nell’aprile 2009 allo scandalo a base di escort e cocaina che travolgerà Giampi Tarantini e le “cene eleganti” di Villa La Certosa. La stessa, dove nel giugno 2009, l’’ex premier della Repubblica Ceca, Mirek Topolanek viene immortalato (in un nudo integrale) dal teleobiettivo di Antonello Zappadu (anche in questo caso per Il Giornale è un “finto scandalo). 
Jacqueline “fascinosa e divina”, Veronica? “Velina ingrata” – Ma il parallelo (senza riferimenti espliciti) tra il leader del Pdl e l’ex presidente americano non finisce qui. Mentre Jfk aveva a fianco la moglie Jacqueline, “la fascinosa e divina Jackie” che “amava il marito e ha sempre pensato che lui davvero l’amasse”, Silvio aveva Veronica Lario che, nel 2007, chiedeva ”pubbliche scuse” dopo le frasi del marito rivolte alla Carfagna (“Se non fossi già sposato la sposerei subito”, ndr); poi, nell’aprile 2009, dopo lo scandalo Noemi e le candidature femminili del Pdl alle europee dichiara all’Ansa di ritenere “ciarpame senza pudore” quello che emergeva dai giornali “tutto in nome del potere”. Addirittura, la signora Berlusconi, prima di chiedere il divorzio, aveva scritto di non poterstare con un uomo che frequenta le minorenni” evocando “figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo e la notorietà”. Mica come Jaqueline che “pensava che John, oltre ad essere un buon padre, si sarebbe impegnato a diventare anche un buon marito. Ne era convinta. In qualche modo, accettava con rassegnazione un difetto di famiglia”. Che “accettò anche una vita di umiliazioni. Accettò tutto. Sapeva, c’era”. Mica come la “velina ingrata”.
Fonte: - Il Fatto Quotidiano di Elena Rosselli - 

Quasi niente…quasi tutto

Mi è piaciuto molto lavorare. Mi è piaciuto anche non far nulla.
In primo luogo, mi è piaciuto partire, andare altrove, passeggiare, col naso in aria e le mani in tasca, per questo vasto mondo.
Il mondo mi ha sempre ispirato un duplice sentimento: di riserva che va fino al rifiuto, e di adesione prossima fino all’entusiasmo.
Cosa facciamo quaggiù? Quasi niente.
Cosa siamo? Assolutamente niente.
Questo quasi niente è quasi tutto. Questo assolutamente niente non ha limiti. Siamo vicinissimi al nulla e siamo troppo grandi per noi stessi.
Jean d’Ormesson

Fbc Unione Venezia : Contro la Carrarese arrivano tre punti

Carrarese-Venezia 0-1 Campionato Nazionale Lega Pro1 - Girone A- 7^ Giornata
Gli uomini di Dal Canto nella  ostica trasferta in toscana affrontano una squadra costruita per vincere ma ufficialmente relegata all'ultimo posto in classifica. Un match reso complicato dalle avverse condizioni atmosferiche: pioggia e umidità hanno messo in difficoltà i giocatori.
La partita, a tratti piuttosto noiosa, si sblocca al 41^ del primo tempo: Bocalon (UV) cade in area. Per l'arbitro è rigore, per i toscani no, ma tant'è. Dal dischetto va lo stesso Bocalon che non sbaglia. Succede poco o nulla anche nel secondo tempo quando il Venezia rallenta i ritmi e si porta a casa i tre punti. Prossima a Busto Arsizio per la gara contro la Pro Patria reduce dal pareggio di ieri a Vicenza.

Carrarese-Venezia 0-1
Arbitro: Sig. Martinelli di Roma
Reti: 41^ pt. Bocalon (UV) su c.r.   

CLASSIFICA PRIME POSIZIONI **
ENTELLA 17
CREMONESE 15
PRO VERCELLI 15
VENEZIA 13 
REGGIANA 10 *
ALBINOLEFFE 10 *
SAVONA 10
COMO 10
LUMEZZANE 8 

* Una partita in meno
** Si ricorda che la prima in classifica sale direttamente in serie B. Dal 2 al 9 posto si disputano i playoff per determinare la seconda squadra che salirà in serie B. Nessuna retrocessione prevista per l'unificazione in una unica serie di Lega Pro con eliminazione della Pro2.

19 ottobre 2013

Interdizione dai pubblici uffici…2 anni

Ora,facci sognare, prendi un aereo e scappa, vogliamo vedere cosa faranno i tuoi nani, ballerine, lacchè, olgettine e servi in genere, senza la tua presenza, ma soprattutto senza i tuoi denari. Regalaci quest'ultimo show prima di levarti definitivamente di torno, ce lo devi a tutti quanti noi italiani, soprattutto quelli che non ti hanno votato o gli astensionisti per causa anche tua.

Speranza

Se io avessi una botteguccia
fatta di una sola stanza
vorrei mettermi a vendere
sai cosa? La speranza.
“Speranza a buon mercato!”
Per un soldo ne darei
ad un solo cliente
quanto basta per sei.
E alla povera gente
che non ha da campare
darei tutta la mia speranza
senza fargliela pagare.
Gianni Rodari

18 ottobre 2013

Collezione di figuracce e ritiro punitivo

Non bastava la collezione di figuracce, è arrivato anche il ritiro punitivo. Come se sabato sera dal sottopasso di San Siro potessero poi uscire Thiago Silva e Nesta, Seedorf e Inzaghi, Ibrahimovic e Pirlo. Usciranno sempre gli stessi, invece, quelli sono e quelli rimangono anche in ritiro. Giovani promesse scomparse, vecchi leoni spelacchiati e controfigure scarse. Per 2 anni lo scempio si è consumato nel mercato estivo, il 3° miracoloso illusorio posto dell’ultima stagione ha illuso troppa gente che la base ci fosse. Nel frattempo, le altre si sono rinforzate e il Milan no, la conseguenza ovvia e naturale è che il podio è lontanissimo e con esso anche i posti immediatamente sotto i gradini.
Il ritiro punitivo, palliativo cui ricorrono storicamente Zamparini e Spinelli, è una via inedita per il club rossonero che sembra non voler cocciutamente prendere atto che per uscire da una crisi annunciata, servirebbero le attenzioni del Silvio Berlusconi di una volta, un mercato credibile e un allenatore saldo. Allegri non lo è: con tutte le sue colpe, l’estate scorsa è stato sottoposto a un trattamento farsesco da parte della Presidenza che non ha mai nascosto il suo ostracismo, non gli ha messo a disposizione una rosa competitiva nonostante il colpevole spaccio di droghe mediatiche (“Siamo da scudetto”, “Siamo a posto così”), ha finito per screditarlo davanti a uno spogliatoio fragile, senza carattere, personalità, carisma in cui l’unica ricchezza – che ne certifica la confusione - sono i capitani e le rispettive fasce scambiate sul braccio come figurine. Allegri non è stato supportato in alcun modo da Berlusconi, inchiodato alla panchina solo da fattori meramente legati al goloso risparmio di una liquidazione e di un nuovo ingaggio. Con tutte le sue colpe, che nel caos tecnico e tattico si stanno moltiplicando partita dopo partita, Allegri non meritava di essere trattato in quel modo. La sua inquietudine ha finito per minare l’ambiente interno e immediatamente periferico, con spaccature in piccoli clan e infimi cabotaggi che minano la serenità di uno spogliatoio. Senza nemmeno dover approfondire le questioni del gioco, del carattere, dell’organizzazione in campo di una squadra che non ha nessuno di questi requisiti per risollevarsi da sola.
Ci verrebbe quasi il pudore di non calcare la mano sul fattore del mercato (e quindi finanziario) in questa epoca di crisi quotidiana al dettaglio, ma gli storici sostengono che nei momenti di grande depressione l’interesse dei popoli verso i fenomeni ludici e di aggregazione lievitano. Lo confermano i dati di abbonamenti e presenze negli stadi (a parte la San Siro rossonera, ai minimi storici) in questi primi 2 mesi di campionato. Dunque sarebbe giusto offrire alla gente, che per questo sport paga allo stadio o in tv o con il cuore o con il fegato, uno spettacolo decoroso e un’informazione corretta su programmi e strategie. Se esistono. I ritiri punitivi servono come mandare a letto presto il cane perché ha fatto la pipì sul tappeto. Non serve nemmeno se hai un cane di razza e addestrato.
I soldi della qualificazione alla Champions hanno rinforzato il bilancio, l’unica cosa da scudetto rimasta, per il resto restano solo comprimari. Punirli equivale a punire se stessi per la scelta, ma certamente non aiuta a battere né l’Udinese né tanto meno il Barcellona. Per vincere o almeno fare una figura decente in queste prossime partite servono la crescita di Montolivo, il miglior Kakà, un po’ di ferocia, l’affetto della gente che è l’unica cosa su cui si può ancora puntare con certezza.  
Luca Serafini

Sono altro...Sono altrove

Non mettetemi accanto a chi si lamenta senza mai alzare lo sguardo.
A chi non sa dire grazie.
A chi non sa accorgersi più di un tramonto.
Chiudo gli occhi, mi scosto di un passo…
Sono altro.
Sono altrove.
Alda Merini

Raggio di luce

La sfida sta nel trovare un raggio di luce in ogni avvenimento, anche in quelli negativi.
James Redfield

17 ottobre 2013

La vita, a volte, è solo questione di punti di vista

La storia che sto per raccontarvi non ha una morale. Almeno secondo me. E’ solo una storia.
E mostra come una storia possa essere raccontata e vissuta a seconda dei punti di vista.
Mi è stata riportata recentemente da una mia amica. Anche se è avvenuta più di cinque anni fa. La mia amica è quella che si definirebbe “una persona molto impegnata”. Nel senso buono del termine. Legge, si appassiona a temi civili. Partecipa attivamente a manifestazioni che ritiene giuste. Dedica molto tempo a quelle che definisce “battaglie di civiltà”.
Tra i suoi tanti interessi c’è quello di rendere la città (Roma, in particolare) più vivibile.
Simpatizza con Critical Mass. Credo sappiate di cosa si tratti. Non voglio dare una definizione del movimento critico. Spero di non sbagliare definendolo un insieme di persone che si propongono di spingere la gente ad utilizzare la bicicletta quotidianamente.  Copio da Wikipedia: “La massa critica (spesso chiamata col termine inglese critical mass) è un raduno di biciclette che, sfruttando la forza del numero (massa), invadono le strade normalmente usate dal traffico automobilistico. Se la massa è sufficiente (ovverosia critica), il traffico non ciclistico viene bloccato anche su strade di grande comunicazione, come viali a più corsie”. 
Vorrebbero – almeno così me lo spiega la mia amica – aprire le città ad una dimensione umana. Lei non ha mai partecipato alle loro iniziative. Ma li difende tenacemente. Una sera l’ho vista diventare paonazza e poi esplodere contro chi li aveva definiti “quel gruppo di rompi coglioni”.
Torniamo alla storia. E’ il solito maggio caldo e afoso di Roma. Il papà della mia amica è in ospedale. Sta molto male, ma non è in condizioni critiche.
Improvvisamente, ha una crisi respiratoria. I dottori si rendono conto che difficilmente la supererà. Chiamano la mia amica: “Dovrebbe venire qui, la situazione sta precipitando”, le dicono.  Lei è ancora al lavoro. Esce di corsa. Il trucco le si disfa per le lacrime.E’ sconvolta. 
Si mette in macchina e imbocca la tangenziale.
Per chi non è di Roma, forse è utile dire che la tangenziale è una sorta di autostrada (in parte sopraelevata) che attraversa la città. E’ costellata, perennemente, di cantieri. Se la percorri nell’orario sbagliato (e sulla tangenziale l’orario è sempre quello sbagliato), rimani bloccato. Nessuna possibilità di tornare indietro. Come in autostrada, devi aspettare l’uscita successiva. 
E’ talmente scossa che non pensa a una strada alternativa. Dopo poco si trova ferma. Immobile. Forse c’è un incidente. No. C’è una manifestazione di Critical Mass.
Lo scoprirà solo dopo, in ospedale. Ma quando arriva, il papà è già morto. “Lo volevo solo salutare. Solo salutare”. 
Non è arrabbiata, non ce l’ha con chi manifesta per quella che lei stessa definisce “una battaglia sacrosanta”.
 “Ho solo avuto un’altra visione di tutta la storia”, mi dice. 
Ve l’ho detto. Io non trovo una morale. Un senso. Probabilmente qualcuno più intelligente di me (ci vuole poco) la troverà.
Io ho solo la conferma – se mai ne avessi avuto bisogno – che a volte, la vita, è solo una questione di punti di vista.
Fonte: Il Fatto Quotidiano – di Gabriele Corsi -